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11 febbraio, 2012

I Cantori



Una delle grandi tradizioni di Grado, i Cantori della Basilica.
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10 febbraio, 2012

Il Diavolo



Scandagliando tra sacro e profano è giusto occuparsi anche del lato oscuro della nostra vita :
Il Diavolo.

L’eterno secondo, il figlio dei quartieri bassi destinato a una vita al di sotto delle sue possibilità, un’altra vittima del familismo amorale.
Questo è Satana, per gli amici Lucy.

Il termine "diavolo" deriva dal latino tardo diabŏlus, dal termine greco Διάβολος, diábolos, "calunniatore", "accusatore".
Satana, in latino Satănas, significa “avversario”, “colui che si oppone”.
Dunque io a Grado sono certo che non esista.

I nomi tradizionali del diavolo sono: Abraxas, Asmodeo, Astaroth, Baal, Baphomet, Belial, Belzebù, Demonio, Diavolo, Emaus, Eblis, Lucifero, Mefistofele, Satana, Tuberoch.

È l’incarnazione e la personificazione del principio del male supremo.
Ma meno di una moglie.

Vi sono diverse forme di adorazione del diavolo.

Fin da piccolo vedi Satana mentre suona una chitarra e va in moto con la biondona di turno.
Sarà cattivo quanto vuoi ma l’ufficio stampa è da paura.

Il Diavolo vuole la tua anima in cambio di una vita terrena di successo.

Dio pone delle regole alla tua vita terrena per garantirti un’anima immortale.
Quindi credo che d’ora in avanti li chiamerò semplicemente “uovo” e “gallina”.
A te la scelta per l' oggi e il domani.

Nell’ebraismo il concetto di “diavolo” non esiste, sostituito da quello più minaccioso e angosciante di “insolvenza”

Una volta ho cercato di vendere l’anima al Diavolo, ma no: niente da fare.
C’è crisi anche all’inferno e ci siamo messi d’accordo per una permuta.

Considerazione finale:
sfido chiunque ad essere buono dopo averla presa nel sedere in maniera così perentoria dal capo o a porgere l’altra guancia dopo secoli di delazioni subite.

Oggi, l’amore per la verità ci ha spinti a tentare questa ricostruzione.
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09 febbraio, 2012

Lo Studio di Nuove strade turistiche


Questa vicenda del TOP, il nuovo strumento di elaborazione per strategie turistiche di cui si è dotata Grado, mi ha spinto a far delle ricerche sui nuovi percorsi in cui si avventurano gli esperti di marketing turistico.
Ecco qui sotto quello che son riuscito a rilevare.
Premetto che non ne capisco nulla, il mio è puro rilevamento di tecniche in uso.


Per prima cosa, come si può vedere dalla foto, va ponderata l' idea di cambiare l'aspetto della cartellonistica d' ingresso al Paese, poi verranno esaminate le nuove strategie di promozione turistica:

1-Stickering: tattiche di affissione
Le campagne di stickering sono una delle soluzioni più economiche per ottenere brand awareness in modo intensivo e subliminale. Esaminiamo vantaggi e svantaggi delle principali tattiche di affisione...

Psicogeomarketing
Lo psicogeomarketing è una tecnica di rilevazione delle caratteristiche emozionali legate al territorio che nasce dall'incontro del geomarketing con le derive psicogeografiche dei situazionisti...

Experience Marketing e Twisted Protest
E' possibile rilanciare la brand experience sul punto vendita mettendo in scena eventi estremi? E' possibile spingersi fino a organizzare vere proteste negli spazi dei competitor?

Trojan Marketing
"Fottere il mercato per entrarci": questa è la filosofia che anima i nostri interventi nel sistema dei media. Ma come si fa praticamente? Un piccolo manualetto vi spiega quello che nessun prankster ha mai osato dire...

Ovviamente non ci ho capito un beato c..o ma qui ovviamente entrano in gioco i componenti del TOP che con la loro esperienza sapranno indicare le nuove vie da percorrere.

Non so bene se ciò darà nuova spinta al turismo locale ma è inutile discutere, ubi maior minor cessat.

Nel caso, se non si capisce, basta pagare.
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07 febbraio, 2012

La Multinazionale


Io da bambino, avevo una grande immaginazione, sognavo di fare il prete, perchè a me piaceva leggere e fantasticare e facendo il "zago" vedevo il Parroco che consultava sempre quei suoi libroni e speravo di poter fare come lui, poi la vita ha disposto altrimenti ma il sogno è rimasto. anche se lo ho rielaborato ed ora mi vedo -in sogno eh-come proiezione di un prete moderno che lavora per una grande Società, anzi la più grande al mondo:

Noi, si lavora per una multinazionale potentissima che vanta duemila anni di attività.

Io sto al marketing, dove s'è fatto il vero capolavoro: a livello di prodotto, noi vendiamo vita eterna e il Cliente è comunque estremamente fidelizzato.

Cioè, sì, noi vendiamo effettivamente qualcosa che nessuno può verificare, ma la gente ci crede e segue l'azienda e non abbiamo praticamente nessuna chiamata di reclamo da Clienti che poi, magari, la vita eterna, non se la son trovata.

In realtà il brand porta con sè un paniere di significati e attribuzioni fantastici: siamo riusciti con la pubblicità a convincere il Cliente che chi non è Cliente o dubita si deve sentire in colpa, che non capisce, che non c'è ancora arrivato.

Ecco, noi come prodotto vendiamo sollievo dal senso di colpa e vita eterna.

Non bastasse, la cura del Cliente, post-vendita, è veramente ottimizzata e forniamo precise istruzioni su come comportarsi e cosa pensare.

Ecco, quindi noi come prodotto vendiamo la vita eterna, sollievo dal senso di colpa e dal doversi organizzare a comportarsi e pensare tutto da soli.

Cure per la paura preconfezionate, insomma, potremmo dire.
Addirittura noi in azienda ci siamo inventati che il futuro Cliente nasce già in condizione di colpa, e che però con la nostra acquetta magica, quando ancora il Cliente è piccolo piccolo, lo rimettiamo in piano: praticamente li intercettiamo che non possono dire niente e dal gavettone aziendale neonatale in poi ce li abbiamo nel database Clienti e trucchiamo i report dicendo che sì, insomma, in una qualche maniera li rappresentiamo e che questi ci seguono, anche se magari non è così.

Poi visto che robe del genere prendevano piede, ne abbiamo buttate su altre usando sempre elementi basilari che però il Cliente si beve voglian dire delle gran robe, tipo facciamo numeri anche col pane, con l'olio, col vino.

L'acquetta magica però va sempre per la maggiore, e lì si vede il genio del primo Amministratore Delegato.

All'inizio in azienda erano lui, che aveva avuto l'idea dal padre, e altri 12, ma poi ancora l'azienda non era importante allora ha sbattuto nella politica e è morto un pochino, e han scelto un nuovo Amministratore Delegato tra quelli che c'erano.
E via così.

Adesso che l'azienda è una multinazionale potentissima, l'Amministratore Delegato non solo non ha problemi con la politica, ma è la politica che ce lo viene a cercare.

Ogni tanto qualche presidente fa dei danni e, tipo, uccide della gente che il nostro Amministratore Delegato dovrebbe teoricamente dire che quel presidente con noi non deve più avere niente a che fare, ma poi magari vien fuori che 'sto presidente rema contro a multinazionali a noi avverse e poi, dai, si sa gli Amministratori Delegati devon anche saper essere diplomatici, non è che si posson sempre dire le robe.

A livello di rete di vendita, facciamo da matti.
E' capillare e siamo riusciti anche a convincere i Clienti che dovrebbero far diventare Clienti tutti quanti e è ospitata in posti belli, grandi, con la musica.

Certi negozi ce li siamo fatti affrescare e riempire di roba artistica dai più grandi, che noi s'è sempre speso soprattutto per le sedi di rappresentanza dall'azienda.

C'abbiam certi negozioni che ci son voluti secoli per buttarli su.

Guardate a Roma dove c'è la sede centrale dell'azienda.

Gli impiegati bravi li facciamo stimare che neanche a Ikea, mettiamo le loro immagini in giro e facciam le figurine e i Clienti si possono pure rivolgere a loro, così, se si son trovati bene o si son affezionati.

Tipo c'era uno strano, Francesco, dell'agenzia di Assisi, che era tornato un po' rintronato dalla guerra e in piena sindrome da stress post-traumatico dice che parlava con la fauna, però era bravissimo e ancora i Clienti se lo ricordano.
Dai, son anche cose che fan piacere.

Come promozione, abbiamo scelto le presentazioni e promozioni dirette, che facciamo di solito una volta alla settimana, ma anche più spesso, e ovunque arriviamo, come rete distributiva.

Praticamente il Cliente conosce a memoria i nostri slogan, e li ripete aiutato da un collega che si deve vestire strano per essere riconoscibile.
Non strano come quelli che lavorano da Mc Donald's, ma strano.

E poi noi ai nostri Clienti diamo un sacco di gadget, tipo l'immagine del primo Amministratore Delegato mentre moriva; siamo riusciti a vendere che moriva per favorire il Cliente, così, si sa mai gli venisse in testa di smettere di sentirsi in colpa.

Come prezzo, ci fidiamo della gente e del loro buon cuore e l' offerta è libera e abbondante.

Insomma noi si sta bene e il futuro non presenta sorprese

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06 febbraio, 2012

Strade Romane in Laguna


La testimonianza della storia di Grado romana è affidata ai resti funebri e alle antiche chiese, ma i collegamenti con la terraferma esistevano? e poi la Laguna che appariva al tempo ben diversa da quella che oggi conosciamo che testimonianze conserva?

Questa cartina che vi propongo elaborata da Vigilio Degrassi e aggiornata dall' archeologo gradese Dario Gaddi mostra le tracce delle varie strade romane che in qualche modo arrivavano a Grado.

La strada che anticamente portava da Aquileia a Grado (segnata in rosso sulla cartina) attraversando la Laguna, presumibilmente era rinforzata da pali conficcati nel terreno e alla fine ci doveva essere un ponte in legno che la collegava con il "Castrum Gradense".

A testimonianza di ciò le parole scritte da Paolo Diacono nel suo Historiae Longobardorum libro Quinto, capitolo 17:

A Cividale, dopo Grasulfo, regge il ducato Agone, e, dopo di questo, viene nominato duca Lupo.
Dal momento che - come avevamo già anticipato - il duca Grasulfo del Friuli era defunto, a succedergli nel ducato fu posto Agone, dal quale ancor oggi prende il nome di "casa di Agone" un edificio che si trova in Cividale. Quando costui morì, venne fatto duca del Friuli Lupo. Questi, per una strada che anticamente attraversava il mare, entrò con un esercito di cavalieri nell'isola di Grado, che si trova non lontano da Aquileia. Poi, depredando quella comunità, prese i tesori della Chiesa di Aquileia, e li portò via. Era a Lupo che Grimoaldo aveva affidato il suo palazzo, quando si diresse a Benevento.


Correva l'anno del Signore 662, un brutto tipo questo Duca Lupo ma durò poco perchè l'anno dopo fu ucciso dagli Avari.

La testimonianza resta però, quindi quando passate per la strada lagunare immaginate i traffici dell'era d'oro di Grado transitare attraverso le mote lagunari.

Altra strada interessante da notare era quella che costeggiava il Canal de Anfora Vecia dal mare verso Aquileia, mi sembra di rivedere le navi mercantili romane risalire il canale lentamente tirate con cavi da terra.

Poi la grande quantità di tracce di edifici in laguna che testimonia la presenza di insediamenti romani.

Lo Scalo Aquae Gradate da l' impressione di essere stato molto attivo.
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05 febbraio, 2012

Rosario Elettronico-Dal Cilicio al Silicio



Tempi che mutano, simbologia religiosa in discussione, preghiere che diventano risse verbali, paladini della fede improvvisati che per apparire si trasformano da pagani in bigotti "basabanchi":

Eppure c'è una preghiera della Chiesa che attraversa questo impatanato, olezzante "nuovo" e conserva il grande sapore di una volta, il sapore autentico della fede: Il Rosario.

Il Rosario è una preghiera democratica, si fa assieme ma non occorre la presenza del prete per recitare i misteri: gaudiosi, gloriosi e dolorosi.

Mi ricorda le serate di primavera/estate con le donne in strada attorno alla cappella della Madonna a pregare con grande intensità e con una cadenza quasi musicale, noi bambini a correre e giocare sullo spiazzo e i continui -ssst!- lanciati periodicamente tra un Ave Maria e l'altra.

Ma la Chiesa si evolve e segue i tempi, così anche il rosario diventa un oggetto elettronico, un ovetto con registratore incorporato che ha il rosario per ogni giorno della settimana, comprese le litanie.

Grande successo e apertura di un sito appropriato, non c'è più religione.

Dal cilicio al silicio.
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04 febbraio, 2012

Italiani: sono bambini.


Mi sta venendo il sospetto che tanti difetti dell'italiano medio nei suoi rapporti con la politica abbiano la loro origine nella matrice educativa ricevuta nell'infanzia, e credo che lì si debba agire se si vuol sperare di uscire dal pantano nazionale.

Prendiamo ad esempio la tendenza a legiferare su tutto e a non far rispettare nessuna legge, tipica del nostro paese.

La mamma italiana - matrice primitiva del modello politico - pone regole di continuo.

Mamma: non si tocca; non ti mettere le mani in bocca; non si dicono le parole brutte; basta cioccolatini che ti viene il mal di pancia.

Tutte queste regole vengono impartite con un crescendo, in diverse fasi , che parte da una voce lagnosa e implorante e termina con facce da maschere del teatro del NO e decibel elevatissimi, corredate da minacce orribili.

Il bambino italiano, però, impara prestissimo che tutto quello che deve fare non è ubbidire, ma avere una resistenza abbastanza lunga da averla vinta.

Infatti nessuna minaccia viene mai messa in pratica: si tratta di un teatrino fatto allo scopo di far sviluppare nel bambino una tendenza infinita a rompere i coglioni.

La mamma, a fronte dell’ovvio fallimento dato dal messaggio impartito (infatti perde sempre) dovrebbe giungere alla conclusione di avere commesso degli errori in campo educativo.

Questo non avviene semplicemente mai.

Il bambino rompicoglioni, infatti, in Italia si chiama affettuosamente “scavezzacollo”, “caratterino” “peperino” e la mamma se ne lamenta lasciando trasparire un infinito orgoglio perchè significa che il rompicoglioni in questione - non è vero ma questo non conta - diverrà un maschio dominante: la sua resistenza, testardaggine, aggressività, i suoi decibel nel pianto sono prova sicura di avere “carattere”, sono garanzia di successo nella vita.
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03 febbraio, 2012

Posti Precari



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02 febbraio, 2012

Diffida al Sindaco


Ho ricevuto e pubblico, per ora senza commentare ma da dire ce n'è parecchio, dalla Magnifica Comunità di Grado:







Comitato per l’Amministrazione Separata degli Usi Civici di Grado
“Magnifica Comunità di Grado”
(Registrato Agenzia Entrate – Ufficio di Monfalcone, al n .ro 1013 dd. 29.04.2008)

Al Sindaco del Comune di GRADO

e p. c. Al Commissario regionale agli Usi Civici TRIESTE

“ Ai Capigruppo Consiliari del Comune di GRADO

“ Al Coordinamento regionale dei Comitati per RAVASCLETTO
l'amministrazione separata degli Usi Civici

“ Ai Cittadini di GRADO


Oggetto: Osservazioni in merito alla realizzazione di un approdo nautico turistico denominato Porto San Pietro, in località Riva Brioni nel territorio comunale di Grado assoggettato a Diritto di Uso Civico.


Premesso che
alle ore 10 del 23 c.m. ci siamo recati in Comune per prendere visione degli atti indispensabili alla presentazione cognita causa delle osservazioni in oggetto;

non potendo rintracciare i responsabili del procedimento, verso le ore 10.45, dopo vari tentativi riusciamo finalmente a stabilire un contatto telefonico con il geometra dell'ufficio competente;

una voce lontana, se possibile più flebile del segnale proveniente dai sopravvissuti del Dirigibile Italia, ci ha risposto stancamente : “ Manca il capo e pertanto gli atti non sono reperibili “;

ribattiamo che invece sono “ reperibili “ in quanto depositati in data 17/12/2011 con protocollo n° 33477 e che entro il termine del 28 c.m i cittadini, in veste di incontestati titolari degli immemorabili diritti di Uso Civico, hanno tutto il diritto di far pervenire le proprie opposizioni sulle quali il Comune è tenuto a pronunciarsi specificatamente;

lontano persa nei ghiacci percepiamo appena “ . . . mi dispiace la questione non è di mia competenza “;

l'assenza del capo, fosse anche poco meno del Padreterno, non dovrebbe prevalere sul diritto alla consultazione garantita dalla legge.
Questa, almeno, è la trasparenza amministrativa: qualcuno dovrebbe informare non solo il predetto geometra;

alle ore 11,30, confidando nel miglioramento delle condizioni meteorologiche, lo richiamiamo per ricevere di ritorno la battuta precedente: “ Non è di mia competenza “;

a questo punto, realizziamo che gli unici realmente competenti a certificare presso gli uffici comunali di Grado il diritto alla consultazione di atti in libera visione, sono i Carabinieri;

in procinto di avviarci in caserma, veniamo avvisati che il Segretario generale si è reso improvvisamente disponibile;

il dialogo si arena subito in quanto il diritto di consultazione fatto valere in nome e per conto della “Magnifica Comunità di Grado”, è diverso e più ampio di quello circoscritto ad un'unica istanza concorrente per di più esibita con il contagocce presso gli uffici regionali di Trieste in via Cavour n° 1;

in materia ambientale e degli immemorabili diritti di Uso Civico occorre invece esaminare, punto per punto presso il Comune di Grado depositario degli atti e non già presso i menzionati uffici regionali, entrambe le istanze di concessione demaniale marittima sinora rispettivamente presentate, a quanto consta, dalla Società “ Porto S. Pietro SCPA “ e dalla Società “ Marina di Grado SCPA”;

onde verificare l'eventuale compromissione delle inalienabili realità civiche e dei paralleli diritti dei cittadini esercenti, talvolta da più di 50 anni, attività connesse con la nautica da diporto e con finalità sportive;

riservandoci quantomeno di inoltrare tempestiva istanza di accesso ex L. n° 241/90, intanto La diffidiamo con la presente a sottoporci in visione, con riserva di copia in carta libera, tutti gli atti comunque denominati relativi alla realizzazione del cosiddetto “ approdo nautico turistico Porto S. Pietro” comportante la privatizzazione ed a nostro avviso anche la modifica irreparabile dello stato dei luoghi di una superficie spropositata pari a mq. 53.910,44. interamente gravata, come si è detto, da diritto di Uso Civico.
Ogni eventuale comunicazione, andrà indirizzata al 1° firmatario.
Distinti saluti.
Il Consiglio Direttivo

Grado, 1° febbraio 2012

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01 febbraio, 2012

Lunario di Febbraio






Per il Lunario del mese, userò una poesia di Stefano Dovier, mandata tempo fa per descrivere le femene de le capelonghe, le nostre mamme e nonne che con il loro lavoro, che somigliava più a un sacrificio, hanno integrato l'economia delle famiglie graisane per lunghissimi anni facendo superare crisi che al confronto quella attuale "la ne fa sgrissuli".





DOTORE E PITITELE 


Che pelassa che le veva

quele femene in batela,

le veghevo vogà de fuga

stando sora la scogera.



Le dotore e pititele,

queste quà le più famose,

le saveva vogà in coppia

e se sole a rimi in crose.



Capelonghe e peverasse, 

gera quel che le ciapeva

e d'inverno 'stè famege, 

co' quel poco le viveva.



Che mestier de patimento,

sacrifici no ve digo,

specialmente quando fora

dito fato,vien caligo. 



No ze radar nè scandagio

de portà in t'una batela 

ze soltanto col mestier 

che tu rivi a tornà in tera.



Questa quà gera la vita 

che faseva Giovanina, 

che la bramarave 'ncora

de vogà in batelina.



Teti

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