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21 febbraio, 2012

BIT-Mania


Sto Bit - la borsa del Turismo a Milano- che fa tremare d' orgoglio ogni labbro pendulo di amministratore pubblico viene raccontata ogni santo anno come la panacea di tutti i mali del turismo, e di conseguenza si spende in promozione.

Metto in chiaro subito, io sono d'accordo nel fare ste cose anche se vedrei bene un po di ridimensionamento del budget con cui si affrontano, eh si perchè i dati portano a pensare che in fondo quello che conta in questa e simili manifestazioni non sono i lustrini, i cosiddetti buyers sono tutti professionisti poco portati a fermarsi alla superficie delle offerte ma usati a badare al sodo statistiche alla mano.

Dunque vediamo, quest'anno al Bit hanno avuto una contrazione dell' 11 % di visitatori ma le contrattazioni sono aumentate, chiaro come il sole il popolino di contorno interessa poco, molto meglio i professionisti del settore.

Il trend porta in un ' unica direzione e una ricerca ha sottolineato che:

L’interesse per il paesaggio - sottolinea la ricerca - cresce con l’aumentare del reddito e per i vacanzieri che vivono in città.
Per il 57 per cento degli italiani una vacanza senza ambiente incontaminato e bel paesaggio avrebbe un valore medio basso, ma per il 20 per cento non varrebbe addirittura nulla.


Per noi a Grado è evidente che ci dobbiamo muovere con la promozione dell' Albergo Diffuso, che se andiamo avanti così farà la fine del Museo della Julia Felix, la valorizzazione intelligente della Laguna è l' unica arma che abbiamo per distinguerci dall'appiattimento generale dell' offerta turistica.

Una chicca letta su un blog di amici toscani che sottolinea come cambiano i tempi:

"Tempi moderni al bit.

Svoltato l’angolo dello stand Toscana spunta Groupon.
Sì, proprio il sito delle offerte giornaliere scontatissime che si presenta in carne e ossa, ufficio stampa e hostess, alla trentaduesima Bit di Milano.
Segno dei tempi: la crisi colpisce anche il turismo, non è Grupon, per una volta, che fa la sua offerta, sono gli albergatori che si mettono in fila per concordare il pacchetto in saldo
".


Cambia il mondo, adattiamoci.
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20 febbraio, 2012

Dichiarazione dei peccati


Peccati da dichiarare?
“Mah, le solite cose: non ho santificato le feste, non ho meritato la fiducia dei miei clienti, non ho ricambiato l'affetto inesauribile dei miei genitori, ho tradito la mia compagna in miliardi di minuscoli modi e poi...”
“Sì, sì, ma ha portato le ricevute?”
Dunque... qui c'è una vecchia notifica di violazione del terzo comandamento”.
“Questo al massimo sarebbe il sesto comandamento. Lei ha commesso atti impuri”.
“Atti impuri? Io? Ma se non mi ricordo nemmeno come...”
“Sullo scontrino c'è scritto 2010”.
“Aaaaah, sì, il 2010, fu un estate difficile, poi mi ero totalmente dimenticato e...”
“La gente come lei mi fa uscire di matto”.
“Mi scusi”.
“Cioè, ha idea di che mora le faranno pagare per un minuscolo atto impuro del 2010?”
“Non ho idea, davvero”.
Ma la gente non potrebbe essere più attenta? Dico, cosa ci vuole? Commette un peccato, le rilasciano la ricevuta, lei appena a casa la archivia in un cassetto... ma è chiedere troppo?”
“Io non so gli altri, ma io... forse non ho abbastanza cassetti in casa”.
È quel che dicono tutti. Sa cosa le rispondo io? Balle. Siete tutti convinti di avere miliardi di peccati da dichiarare”.
“In effetti...”
“Quando alla fine sono le solite due o tre cose tutti gli anni, sa cos'è questa? Superbia. Settimo vizio capitale. La paga lei l'aliquota sul settimo vizio capitale?”
“Di solito no”.
“Forse sarebbe il caso”.
“Se lo dice lei”.
“Vabene vabene. Ha delle esenzioni?”
“Un bonifico per l'onlus ex bambini ciechi...”
“Buono”.
“E poi un contributo al canile municipale”.
“Questo non lo passiamo, mi dispiace”.
“Ma pensavo di fare del bene”.
Noi contiamo solo il bene che si fa agli esseri umani. Tutti gli anni ve la spiego, questa cosa”.
“Ma non è giusto. Secondo me...”
“Senta, è inutile che mi spieghi l'universo secondo lei. Io sono solo quello che riempie i moduli, lo vede?”
“Mi dispiace. È che con questo caldo...”
Non lo dica a me. Non lo dica a me. È tutto? Sicuro di non aver fatto nient'altro di buono?”
“Mi sono fermato spesso nel mio luogo di lavoro, dopo l'orario”.
“Quella non è bontà, è lavoro in nero”.
“Ma non per i soldi... l'ho fatto per risolvere dei problemi di cui mi sarei potuto fregare, invece sono rimasto lì, ho aiutato i miei colleghi, credo di aver fatto del bene...”
“Lei si crede importante e insostituibile. È convinto che senza di lei i suoi colleghi non sappiano risolvere un problema. Direi che a questo punto l'aliquota sulla superbia scatta automatica”.
“Ma avevo le migliori intenzioni...”
“Sì, sì, dite tutti così. Che caldo, Signore...”.
“È difficile fare del bene”.
Mi scusi davvero, io... a volte mi dimentico delle cose buone che faccio”.
“Ma è rimasto seduto lì davanti per tre ore. Non poteva farselo venire in mente prima?”.
“È che non riesco a pensare qui dentro. Fa caldo”.
“Lo dice a me?”
“Non si respira. Sembra di stare nell'anticamera dell'inferno”.
“Sembra?
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19 febbraio, 2012

Ma Pensa tu!


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18 febbraio, 2012

Bricole


La Laguna ( vedi glossario ) è caratterizzata nei suoi percorsi dalla presenza di pali, in rovere o castagno, che aiutano la navigazione nei difficili e tortuosi canali lagunari.

Le Bricole a palo singolo per la navigazione, le Carieghe a tre pali per segnalare biforcazioni del canale, le Mede a segnare l'accesso a una foce.
In comune hanno che marciscono nella stessa maniera e più o meno negli stessi tempi, siano essi semplici o complessi.

Vermi, conchiglie, parassiti vari.
Il sole e le acque salmastre li decompongono, alghe ed erbe li soffocano in abbracci mortali.

Disegnando con le parole un quadro incredibile il nostro poeta Biagio Marin così descrive la vita di un faro, dando vita all' inanimato e scrivendo una vera e propria poesia d'amore (bricola):

El Faro

Gera una volta, in meso del palù,
un faro vecio duto carolao;
la dosana lo veva colegao,
ma ben o mal el steva incora su.

Ma che bei timpi quili in zoventù
cò i lo veva piantao la sul canal,
vestio de rosso comò un gardenal
col sielo vasto e alto a tu per tu.

Che festa alora cussì drito e novo
per sfida messo a ninbi e fortunali;
duto 'l mondo riflesso in t'i fondali,
duto quel mondo belo 'l gera sovo.

Vigniva a gara i ciapi de corcali
su la so testa a coronalo in bianco;
elo, da re, el steva drito e franco
in meso al svolo dei bei vassali.

E 'l sol, che festa! e l'aqua, quanti basi!
che notade cò l'aqua verdulina!
basi la sera, basi la mantina:
e quela---.

Po, co la gera stanca, 'l palo rosso
specieva drento de ela la so fiama
e comosso al penseva: si la me ama...
e gera sogni in quel so cavo grosso.

Cussi sognando 'l se desmentegheva
dei nuoli colorai e de le stele
e no 'l vegheva più passà le vele,
perso in t'el baucà de la so freva.

E 'na vogia i vigniva tormentosa
de colegasse su quel' aqua queta;
ma l'aqua la diseva: speta, speta,
colorandosse duta de un bel rosa.

Colegasse su ela e puo 'ndà via
lontan, per sempre, fra i so brassi moli,
comò che 'ndeva via pel sielo i nuoli,
cò la luse festosa in conpania!

Senpre più zoso, senpre più sbandao,
senpre più stanco, senpre più sbiadio,
el vecio faro un dì ze 'ndao con Dio,
perchè l'amor lo veva consumao.

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17 febbraio, 2012

Mutazione


Il mutamento culturale degli ultimi anni in Italia (quello che ha reso sostanziale il parere degli ultras da bar, il prevalere del "gossip" sulle cose serie), è nella logica della formazione autocostruita dove le esperienze specifiche e i curriculum contano sempre meno delle conoscenze personali, del manico, dell’avere o non avere le palle.

A questo punto è normale che i geologi o biologi siano degli iettatatori che girano con i loro strumenti, che fermano le opere di espansione territoriale con la loro testa piena di libri, che parlano di consumo del territorio come fosse qualcosa da mangiare che si mettono in mezzo tra il buonsenso degli operai e quello di stimati imprenditori.

È normale, lo stesso sono i giornalisti, i medici, gli ingegneri, i professori di qualsiasi materia:
intralci e perdigiorno, che hanno abdicato alla vita reale in favore di parole al vento.

Ci si muove come lupi, senza riflettere e senza chiedere niente a nessuno.

Il mutamento culturale è in atto nella società contemporanea, caratterizzata da una cultura sempre meno alfabetizzata, dal prevalere dello spettacolare al serio.

E temo non sia un fenomeno occasionale, ma il prodotto di un lungo processo dell'evoluzione dell'idea di cultura, proponendo l'egocentrismo come interprete della comprensione dell'oggi e interprete delle tendenze del domani.

'ndaremo al bagno de note no de giorno!
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16 febbraio, 2012

Votiamo per "Quelo"


Gli ultimi risultati delle primarie del PD a Genova stanno scassando dalle fondamenta il pseudo monolite politico di centro sinistra.

Bisognerebbe fare una acuta e approfondita analisi sui motivi per cui il gli elettori di Centro Sinistra, in tutte le possibili elezioni e primarie e votazioni e persino assemblee di condominio, non fanno altro che comportarsi in maniera da far capire al PD che non lo reggono, non lo sopportano, non sono disposti a votarlo, non lo amano, non apprezzano niente di ciò che fa anche quando incidentalmente fa qualcosa di giusto, e sostengono invece qualsiasi candidato, per quanto improbabile, purché dia l’impressione di dar fastidio al partito.

Sarebbe interessante, capire perché questo povero PD, che in fondo in questi ultimi tempi, a ben guardare, non è poi tanto peggiore o più ridicolo di altri partiti altrettanto patetici e scombinati della scena nazionale, riesca a calamitare tanta feroce, determinata e intransigente antipatia da parte del bacino dei suoi potenziali elettori, e sia capace, in parole povere, di stare ai suoi potenziali elettori incredibilmente sulle balle.

Sì, sarebbe una analisi da fare.
Allora perché non la faccio?
Semplice.
Perché il PD, non so come spiegarmelo, sta ferocemente e incomprensibilmente sulle balle anche a me.

Il nostro credo è per "Quelo"
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15 febbraio, 2012

Ieri-S.Valentino


Ieri sera sono andato in farmacia, avevo finito il collirio.
Non sapevo mica fosse San Valentino.
Davanti a me c'erano tre persone, mi metto in fila e aspetto.

Uomo n.1, sulla cinquantina, brizzolato, cameriere.
- Salve, vorrei del moment e questa scatola di preservativi.
IO penso “Ohohoh stasera qualcuno ci darà dentro! E prende pure il moment in caso di mal di testa! Colpo da maestro!”

Giovane n.2, acne dei post18, felpa larga di una qualche marca di merda.
- Ssssalve, vorrei, ecco, si, caramelle per la gola e poi, ecco, questa scatola…
Ovviamente sono preservativi, Io penso: “Cazzo ma vanne orgoglioso! Ma sbattili sul tavolo e urla in faccia alla farmacista: IO STASERA TROMBO!!! Non è che se lo dici poi non si avvera.”

Donna n.3, quaranta abbondanti, pelliccia, bionda con ricrescita.
- Salve, crema per le emorroidi, collutorio e preservativi.
Io penso.
No No, non ce la faccio, ho frenato i commenti e le fantasie. Questa non lasciava spazio all’immaginazione.

Tocca a me:
- Salve, del collirio per favore e…
- Preservativi? fa la farmacista:
- NO!...palline Zigulì, ai frutti misti, due confezioni, grazie.

S.Valentino di cacca alle zigulì!
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14 febbraio, 2012

Una Spiagia


Una Spiagia

'Na spiagia quasi bianca feva de sfondo
in quela solegiagia e ventosa giornada.
Me sintivo 'nvultissao de l' odor del mar
che me sufieva 'dosso
respirevo a piini polmuni
fin a gelame al naso.

No sentivo ninte oltro che al son
de l' acqua, de la tera e de al sielo,
me sentivo duto un co quel spassio e quel tempo
co quela solitae cussi vissina
me sentivo libero da duto e da duti
libero de esse
senza dovè esse.
E sentime iragiungibile da duti.


La foto è una rielaborazione di un' immagine di Vinicio Patruno
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13 febbraio, 2012

Le Pensioni


Visto che le pensioni sono un argomento peloso all' ordine del giorno, ho trovato uno studio sul sistema veneziano antico che mi pare mostri un diverso e più giusto punto di vista.
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Per passare dall’elemosina pelosa dei ricchi a un pieno diritto garantito, cioè a una previdenza sociale, ci dev’essere chi paga le provvidenze.
Per fortuna nei secoli lontani nei quali cominciarono a intravvedersi le prime forme di previdenza sociale c’era tra la gente che comandava molta più avvedutezza che in tipi come il sior Monti o la siora Fornero.

A Venezia, osservava Armando Sapori, l’aristocrazia mercantile era arbitra dello Stato, “e naturalmente sospettosa verso le associazioni che raccogliessero le forze del popolo”, ma tuttavia e proprio per tale fatto:

[…] lo Stato stabilì o controllò la predisposizione di provvidenze idonee ad assicurare un minimo di tranquillità al lavoratore, non tanto considerato come individuo, quanto come elemento sociale, la cui serenità si risolve appunto in un bene sociale [Studi di st. economica (secc. XIII-XV), vol. I, pp. 432-33, ed. 1955].

Nei Capitolari delle Arti veneziane, dettate in sostanza dallo Stato nell’”interesse collettivo”, possono essere considerati – scrive Sapori – dispositivi di legge nei quali si ha un vero principio di previdenza sociale. In breve e con degli esempi vedo di dire com’era articolata.

Lo Stato s’interessa dei “poveri maestri vetrani”, cioè delle maestranze anziane, veterane, sancendo che i protomastri e i maestri che tengono personale alle loro dipendenze debbano assumere assieme ai giovani anche dei vecchi secondo la percentuale da due a dodici (i privati di uno a tre).
Tale disposizione valeva per Venezia e il territorio da Grado a Cavarzere.
Quanto al salario venne stabilito che per i vecchi ancora non del tutto inabili al lavoro fosse uguale per i più giovani, e per gli inabili totali che fosse della metà.
Con i padroni che sgarravano si era inflessibili.

Si dirà: ma in tal modo si mettevano gli anziani a lavorare.

Bisogna tener presente – ed è l’aspetto che m’interessa di più dal punto di vista storico – che del lavoro in generale e di quello prestato dagli anziani in particolare, si aveva allora una concezione opposta a quella della visione capitalistica odierna.

Oltre al fatto che si trattava di un lavoro prevalentemente di tipo artigianale, anche se organizzato spesso con un carattere già industriale (cantieri dell’Arsenale).

Scrive ancora Sapori:
Quanto alla comprensione del valore sociale del lavoratore, basta che tramutiamo la parola “compassion” in “onor” (e con ciò non facciamo certo violenza alla mens del legislatore) perché siamo indotti a inchinarci dinanzi alla lungimirante umanità dei calafati e dei Signori dello Stato di Venezia.

I quali, tutti, sentirono che i vecchi maestri, a cui la tarda età aveva ridotto o spento la vigoria delle membra, ma non assopita la forza creatrice e tanto meno la passione per il “mistier”, non potevano essere allontanati dall’Arte.

La beneficenza li avrebbe mortificati; e la stessa pensione, ancorché conferita come un diritto che avrebbe loro permesso di trascinare gli ultimi giorni dell’esistenza nella quiete di una calle, lontano dal frastuono del mare, avrebbe lasciato il rimpianto dei compagni di lavoro, delle navi che erano l’orgoglio e la grandezza della patria.

E vollero, per questo, che il maestro veterano morisse al suo posto, combattente egli pure di una nobile e grande battaglia, onorato dai giovani, esempio ai giovani, guida ai giovani nel menare il rude e intelligente colpo d’ascia: retribuito infine, per i suoi consigli, come lo era stato per la sua opera [p. 440].

Capio! Il Concetto è chiaro, questa è lungimiranza.
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12 febbraio, 2012

Oltro che Faceboc



Un tempo 'ste buore gera l' occasion de catasse e fa feste, no virtuali ma vere condividendo musiti e fiaschi de vin, canti e zogo de la mora!

Gera al nostro modo de sta su faceboc!
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