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05 marzo, 2012

Isola di Morgo e gli Auchentaller




Josef Maria Auchentaller pittore ed artista eclettico si trasferì da Vienna a Grado nei primi anni del 1900 al seguito della moglie Emma avviata con tutte le sue forze verso traguardi di imprenditoria turistica.

Il pittore, uomo schivo e riservato, si è fatto notare poco a Grado, eppure era uno dei fondatori del gruppo dei seccessionisti viennesi amico di klimt, se non per le decorazioni da lui fatte alla Pensione Fortino e alla Dependance, con grandi motivi marini.

Il vero personaggio, anche se meno noto, tra i due era la moglie Emma.

Donna di forte carattere, nata da una ricca famiglia viennese si trasferì a Grado e nel 1903 aprì la Pensione Fortino, non senza noie finanziarie, "sul reparo" nata dalle fondamenta del Forte Francese

Donna passionale, visse una vita personale giudicata sconsiderata per i tempi, fregandosene delle "ciacole" ebbe una lunghissima storia con un bel giovane di Grado nascondendo ben poco la cosa se le malelingue dell' epoca parlano di un "menage a trois", cosa che non contributì alla stabilità emotiva del pittore e della figlia Maria Josepha.

Acquisì anche l'Isola di Morgo e vi costruì una casa bellissima dotando l'azienda agricola dell'Isola dei più moderni meccanismi dell'epoca precorrendo la moderna agricoltura. ( ho la foto di un mietitrebbia a vapore)

La tradizione orale dei casoneri che abitavano la zona di Marina de Macia (famiglie Longo e Zuliani) racconta della figlia sfortunata e depressa che alla fine nel luglio del 1914 si suicidò.

Io che ho vissuto per molti anni a Marina di Macia mi ricordo bene i racconti dell' amia Zuliani che dipingeva con le parole i tormenti della povera Maria Josepha che secondo lei era stata sepolta sotto la casa in Isola per nasconderne il suicidio, tutti noi infatti abbiano sempre indicato l' edificio (in foto) come " la casa de la morta".

Sono seppelliti entrambi a Grado.
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04 marzo, 2012

Monti-L'immenso


Dobbiamo dire che il nostro Presidente del Consiglio ha varie doti e tutte, nessuna esclusa, hanno carattere di eccezionalità:

Monti conosce tutte le cifre del pi greco dopo la virgola.
Monti può dare fuoco alle formiche con una lente d’ingrandimento. Di notte.
Monti sente squillare il telefono con la suoneria staccata.
Monti non si è laureato, ha fondato la sua università.
Monti può impennare su un monociclo.
Monti non accende la luce, spegne il buio.
Monti può accendere il fuoco strofinando due cubetti di ghiaccio.
Monti è capace di sbattere una porta girevole.
Monti è così persuasivo che riesce a convincere uno specchio di non essere lì.
Alcuni sanno scrivere il loro nome sulla sabbia con il piscio. Monti lo scrive sulla ceramica.
Da piccolo Monti dormiva con un orsetto, vero.
Monti salverà l’Italia.
Una volta Monti andò al cinema e il film lo guardò per due ore.
Monti non può avere un attacco di cuore. Il suo cuore non è così cretino da attaccarlo.
Monti è già stato su Marte, ma non lo racconta perché Marte era rosso.
Monti non porta l’orologio perché è lui a decidere che ore sono.
L’unica volta in cui Monti ha fatto un errore è quando ha pensato di aver fatto un errore.
Monti può colpire un ciclope in entrambi gli occhi.
Monti è morto vent’anni fa, ma la morte non ha avuto ancora il coraggio di dirglielo.
Monti non dorme, attende.
L’Italia ha perso la seconda guerra mondiale perché Monti non era ancora nato.
Se la Morte incontra Monti si tocca le balle.
Monti ce l’ha così lungo che la piscia del mattino inizia la sera prima.
Monti fa il donatore per il Viagra.
Se Monti lancia un boomerang, il boomerang non torna indietro.
Quando Google non sa dove trovare un link lo chiede a Monti.
Quanti Monti ci vogliono per avvitare una lampadina? Nessuno. Monti vede nel buio.
Se Monti fosse stato in Twilight avrebbe trombato Bella prima della fine del primo tempo.
Se la montagna non va a Maometto, Monti ce la porta.
Il sole gira intorno a Monti.


http://www.mentecritica.net/mario-monti-facts
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03 marzo, 2012

Pasolini-Medea in Mota safon


In questi ultimi tempi si è fatto un gran parlare di Pasolini e della sua vena profetica, segno di attualità del messaggio culturale trasmesso.

Nei suoi libri aveva teorizzato l'evolversi della situazione politica in un facsimile dell' attuale crisi, soprattutto sociale, confermando la qualità del grande intellettuale friulano.

Ma Pasolini per noi gradesi significa il regista d'avanguardia che veniva spesso a Grado, l' amico di penna del poeta Biagio Marin.

Pasolini era attaccatissimo a Grado che frequentava fin dal 1949 assieme al suo amico Zigaina e per la preparazione di Medea era diventato stanziale sulla mota Safon che utilizzava per rilassarsi con gli amici di sempre.
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01 marzo, 2012

Lunario di Marzo 2012










Il Lunario di marzo, una poesia che da l' idea di un sogno in caduta libera, poi ti svegli con la tachicardia ma lucido.





Nel Svodo





Caminevo su la riva
co al lento move de le onde
e passo dopo passo
no sintivo più al rumor del paese
al ciacolà de le persone

Me sintivo smontao a ritmo de la marea
perdevo toco per toco
i pisi dell'esistenza,
capivo la meravegia de esse più lisiero
e desmentegamelo, dalongo dopo.

Respirevo, e 'ndando avanti
me sintivo solo in te 'l svodo
comò che continuà no sia ninte oltro
che al disfasse de al spassio stesso.

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28 febbraio, 2012

Casa Nostra in Volo



Viaggio onirico, tra immagini e suoni da sogno.

Immagini d'archivio per ricordare Grado qual' era.
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27 febbraio, 2012

Un' alba in mare



Alle volte il mio modo di raccontare l' essere pescatore, o meglio allevatore in mare, può essere involontariamente invasivo, ma il mare per me non è solo un'orizzonte, un'alba o un tramonto, il mio mare è casa, è modo di vita è quello che sento, vedo e sono.

Il mare è una vicenda dolorosa e felice al contempo, è vita complessa da capire e utilizzare per viverci senza compromessi, nel contempo la vita in mare ha regole semplici ma ti chiede la tua anima in toto.

Insomma le mie parole quando parlo del mare sono solo un ringraziamento.

Scrivemolo anche in inglese che fa fin : my last words will be "tank you"
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26 febbraio, 2012

Amarcord-Donatori di Sangue 1995


C'è una grossa differenza tra le feste popolari che si organizzano oggi e quelle di non troppo tempo fa.
La partecipazione.

In questo video del 1995, girato da quella che era una coppia formidabile del tempo che fu:
Matteo Marchesan al microfono e Lorenzo Boemo in macchina;
è palpabile il fatto che oltre a lavorare da volontari a fin di bene, la gente si diverte a stare insieme ad avere un' unico scopo comune.

Erano fantastiche queste feste collettive, poi la burocrazia le ha spente in nome della sicurezza.
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24 febbraio, 2012

Dinosauri per cittadini



se abbiamo ancora bisogno dei poeti
è perché non siamo liberi

Oggi un bel box meditativo-incazzato di Sbrissa su Facebook e una riflessione molto seria di Liber@ mi porta a riflettere sulle figure che frequentano il social network ed il web in generale.

Chi siamo noi, indifferenti o indignati o semplicemente curiosi quando si commenta nel social?

Io penso che la maggior parte coltivi la dimensione eroica, anche se la praticano poco.

Un amore platonico dunque, come si diceva una volta. Mica siamo stupidi.

La quotidianità è fatica, delusione. Pensare in grande e passare oltre è la cosa migliore.

Non costa niente e ti riempie la vita.

Alle piccole miserie quotidiane ci pensino gli altri, quelli che si espongono, quelli che non capiscono niente di come si dovrebbe vivere.

Meglio fare come le trottole, girare ciascuno intorno al proprio asse.

Possibilmente davanti a uno specchio: girare, girare e girare, fino a che non finisce la carica.

Poi buonanotte ai suonatori, sarà per la prossima vita.

Non ci passa per la mente che un uomo diventa un cittadino solo se, mentre gira su se stesso, procede anche insieme agli altri lungo una direttrice comune.

Non è difficile capire che non è la rotazione, che pure è indispensabile, ma la traslazione l’elemento determinante del mutamento sociale; ma ci piace pensare che procedere insieme sia degradante, una cosa da pecore.

Ci frena il solito discorso: cominci prima lui!

Ecco caro Sandro, 'sto "scuminssia tu che a me me vie da rie" è la chiave di volta di queste frequentazioni così interessanti per chi le sente e le fa sue davvero e invece semplice gossip (con speranza neanche tanto sottintesa di vero e proprio sputtanamento) per la maggior parte del pubblico che mai proverà ad esporsi.

Eppure se non abitiamo ancora"a cason" non è per il compiacimento di guardarsi vivere che sicuramente animava, come noi, anche i nostri vecchi; ma perché, per amore o per forza, hanno costruito qualcosa che è andato oltre la loro vita, arrivando fino a oggi.

E allora siamo indifferenti o indignati e quando diventeremo cittadini?

Avanti così e faremo la fine dei Dinosauri.
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23 febbraio, 2012

Nico Gaddi a Graz





NIco Gaddi sta assumento sempre più un' aura internazionale, con le sue "cose" artistiche varca ormai abitualmente i confini nazionali, inorgogliendo tutti quelli che come me e lui amano la nostra Grado.
Stavolta va a Graz dal 3 al 18 marzo 2012.


"Carisssssimo Ennio, come al solito ti rompo x farti sapere di una mia mostra di fotografia e scultura a Graz tema è sempre la NOSTRA LAGUNA.
Ti invio un pò di documentazione, assieme a me nella serata di apertura ci saranno il Comune di Grado con l'as. Felluga,
i titolari dell' Hotel Savoy , la Trattoria ai Ciodi dell'isola d'Anfora, i Graisani de palù, e arredamenti Mario Colavetta.
Gli ospiti Austriaci sono pazzi del nostro territorio e noi siamo ben lieti di mostrare le cose più belle che abbiamo.
Ciao Ennio grazie


Un breve incipit descrittivo della levità artistica di Nico scritto da Maurizio Cacciavillani:

"Le immagini fotografiche della laguna di Grado, dalle scarne linee e geometrie delle abitazioni dei pescatori, dai volti, alle usanze, agli attrezzi usati quotidianamente nei mestieri dai suoi abitanti, tutto parla di tradizioni, di vita vera, dura, vissuta tra i rii e i canali sferzati dal vento di bora o accarezzati dal sole, sono uno spaccato della tradizione di un mondo che pian piano si sta trasformando, sta svanendo.
Visitare una mostra e ammirare le fotografie di Nico Gaddi è un po come navigare fra casoni e valli da pesca, fra barene e mote, è come remare di isola in isola, di paese in paese alla scoperta di antichi siti, alla ricerca di nuovi sapori.
Le immagini di Gaddi sono per il visitatore una sorta di finestre che si aprono sulla laguna di Grado, un'area di una straordinaria bellezza paesaggistica che ospita una fauna e una flora unica e di grande valore naturalistico.
Protetta dal mare aperto da una serie di isole e isolette, come quella di Sant'Andrea, la Laguna è caratterizzata da una vegetazione palustre e dalla Singolarità degli insediamenti dei pescatori, i tipici "casoni", costruzioni in canna e legno, è in questo gioco di colori e sapori, di volti e riflessi, tra l'intercalare delle maree e lo scorrere delle stagioni, che l'artista riesce con le spettacolari inquadrature a trasportarvi, in una sorta di volo radente, alla scoperta di questo angolo di paradiso in terra. "

Maurizio Cacciavillani
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22 febbraio, 2012

Carattere e orgoglio


Ho letto questa lettera di una ragazza sarda che mi ha fatto venire i brividi e siccome non riuscivo a rebloggare ho deciso di fare copia incolla per diffonderla il più possibile, lettura consigliata veramente a tutti.


Non sono coraggiosa, sono sarda e dico no a questi signori tristi
Valeria Gentile - valeriagentile.com
@valigiablu - riproduzione consigliata

Sono andata via di casa a diciannove anni, dopo il diploma linguistico e qualche dramma familiare in valigia. Ho vissuto a Firenze per laurearmi in Media e Giornalismo, ho vissuto due anni a Roma collaborando con festival, riviste, agenzie di comunicazione, case editrici. Ho viaggiato come reporter in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia. Ho dormito e mangiato per terra con i bambini in Senegal, mi sono lavata nei bagni delle palestre abruzzesi con le donne terremotate delle tendopoli. Ho girato da sola nell'infinita metropolitana di Tokyo, ho passato i checkpoint israeliani a Ramallah, ho scalato col vento gelido di gennaio la Grande Muraglia Cinese. Sono salita su mulini olandesi e torri taiwanesi, sono entrata nella pancia dell'enorme Buddha di bronzo sulla costa giapponese, ho assistito ai lanci dai tetti di soldati mangiatori di serpenti in Libano, ho guidato una zattera di bambù sul fiume Li.

Ho ventisei anni. Si potrebbe dire che io sia coraggiosa. Ma ancora più di questo, sono sarda. Ogni giorno della vita è una lotta in cui le mie radici sono alleati e nemici, armi e talloni d'achille. Sono tornata per scelta a vivere nella mia isola perché tutto il mondo non basta a contenere l'amore e la gratitudine che provo verso questa terra. Credo nella vita e nel mio futuro perché la Sardegna mi insegna ogni giorno i suoi miracoli senza vergognarsi di essere onnipotente.

Finché poi arriva un giorno in cui metti tutto in discussione. Arriva un super resort di lusso fondato da milanesi e altri italiani, che sulla mia isola ricopre venticinque ettari di parco in cui ci sono ventun ristoranti di lusso, quattordici bar, otto alberghi cinque stelle più diverse suites e qualche centinaio di bungalow, nonché children city, leisure land, sport academy, discoteca, spiaggia privata e tanto altro, dove una notte per una persona non costa meno di seicento euro. Arriva proprio quando meno me lo aspetto, mi contatta tramite Linkedin, mi offre un lavoro di gestione della comunicazione online e offline. Il che vuol dire comunicati stampa, fotografie, video, gestione della presenza e della reputazione sul web.

Passo il primo colloquio telefonico, la Media Relations & Events Manager mi adora e “caldeggia la mia candidatura”. Passo anche il secondo colloquio in carne ed ossa, quello con il Sales & Marketing Executive Manager. Mi dice che ho un curriculum anomalo, che “mi sono fatta il mazzo” e mi porta a farmi conoscere al General Director che è anche socio, ai piani alti insomma, dove si parla a voce bassa e si tiene anche la testa, bassa. Primo e secondo colloquio, poi test individuale per il percorso di selezione, ma i manager ormai mi presentano dicendo “lei è, si occuperà di”. Ma non si accorgono che loro non hanno passato il mio, di colloquio. Il luxury resort numero uno mi contatta via Linkedin, mi offre un lavoro, mi scomoda, mi prepara a lasciare tutto quello che ho per trasferirmi a vivere dentro il resort, a non avere mai un giorno o un'ora libera, per fare la comunicatrice tuttofare, in un'industria dello svago di lusso che è una gabbia d'oro finto, in cambio di un contratto a progetto di sei mesi per settecento euro al mese.

E allora ripenso alle nuove tendenze del futuro che vogliamo, il futuro sostenibile di cui tanto ci riempiamo la bocca. Ripenso alla manifestazione della Consulta dei Movimenti di stamattina a Nuoro dove Gavino Sale ha detto una cosa semplice e vera: noi sardi siamo poveri perché regaliamo le nostre ricchezze. Ripenso alle mie amiche laureate che lavano scale per cinquanta euro alla settimana, alle sette donne che hanno fatto lo sciopero della fame, ai padri che non sanno come dare da mangiare ai figli per colpa delle trame marce di questo sistema mortificante. In loro onore e in loro nome, in nome della loro dignità, io rifiuto l'offerta e vado avanti, a testa alta. Rifiuto, declino, non accetto, respingo, boccio, dico di no, a questi signori tristi che hanno perso completamente ogni contatto con la realtà. Ho ventisei anni. Si potrebbe dire che io sia coraggiosa. Ma ancora più di questo, sono sarda.
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