Cerca nel blog

16 aprile, 2013

Siamo soli. Preghiamo!

Non siamo in generale, noi graisani, terribilmente isolani e isolati? 

Internet può servirci a conoscere il mondo, ma il più delle volte ci serve a specchiarci in noi stessi. 

Ci troviamo gli stessi dibattiti che affliggono la nostra piccola tv italiana, i nostri piccoli quotidiani. 

Questa lingua, che ci rende stranieri a chi vive a poche ore da noi, sta diventando una prigione. 

Là fuori ci sono miliardi di persone che progressivamente si stanno accorgendo di vivere nello stesso mondo, con gli stessi problemi. 

Poi ci siamo noi, il popolo del contro, una piccola sacca di indigeni autoctoni che continua a discutere animatamente degli anniversari e delle scadenze della tribù. 

Da lontano gli altri ci osservano, forse hanno paura a disturbarci, come quelle popolazioni amazzoniche che vanno lasciate così come sono, per preservare una biodiversità, ecc.ecc....

Forse è quello che siamo, una tribù rimasta ai margini del grande discorso globale, con una lingua autoctona che è meglio preservare così com'è. 
Vitali, ma chiusi in noi stessi

Questo è il nostro lato oscuro. 

Preghemo ne vemo bisogno pe' 'l futuro. 
Share/Bookmark

15 aprile, 2013

Il sesso del futuro sarà virtuale

Lanciato in ricerche di vario tipo  per evadere da questa sarabanda elettorale che  considero un' aggressione  mi sono imbattuto in questo articolo che  per me è archeologia ma ridà qualche lucetta ad angoli fiochi.

Anche  se per me significa la rinascita di speranze e voglie appassite, per i giovani può deviarli dalla retta via e affidare alla tastiera del computer ben di più dei loro pensieri ma anche opere ed omissioni.

Il mio è un appello: state attenti a non esagerare con la tastiera del computer, i polpastrelli potrebbero comunicarvi strane voglie e sensazioni e soprattutto guardatevi intorno che non ci siano bambini.

Il sesso del futuro sarà virtuale
Basterà un computer e Internet

Nei prossimi dieci anni i rapporti di coppia saranno sempre più virtuali. E' questa la conclusione a cui sono giunti alcuni esperti che si sono riuniti in un seminario per delineare le peculiarità e l'evoluzione del sesso del futuro. 
"Ciò che sembra molto probabile prima del 2016 è un'esperienza multi-sensoriale di sesso virtuale", ha detto Julia Heiman, direttore del Kinsey Institute for Research in Sex, Gender and Reproduction all'Università Indiana di Bloomington.

Nel mirino dei sessuologi ci sono soprattutto rapporti erotici costruiti ad hoc, a seconda delle esigenze di chi li programma.
 
"C'è la possibilità di sviluppare materiali erotici per uso personale che consentano di creare un partner di certe dimensioni e qualità, che dica e faccia certe cose nell'interazione", ha spiegato Heiman. L'obiettivo degli esperti è sempre il piacere fisico, ma entro dieci anni i tradizionali canoni sessuali potrebbero subire un cambiamento radicale.

La "teledildonica", ad esempio, permette già a persone collegate a due computer distanti di manipolare dispositivi elettronici come un vibratore per scopi sessuali. Ne sa qualcosa Steve Rhodes, presidente di Sinulate Entertainment, che negli utlimi tre anni ha venduto migliaia di oggetti sessuali connessi a Internet.
  "Non è qualcosa che fanno solo gli estremisti", precisa il pioniere del sesso elettronico.

Annie Sprinkle, ex attrice di film per adulti, prostituta e autrice di "Spectacular Sex" per cui la teledildonica non è altro che una evoluzione logica degli strumenti per il piacere.
"Ora la gente usa tanto i vibratori e giustamente; la tecnologia dei giocattoli sessuali è largamente migliorata", ha spiegato la pornostar.

Ma non è tutto qui. La sfera sessuale del futuro, infatti, passa anche per una fusione tra il video e le sensazioni tattili. In questa direzione un esempio interessante è rappresentato da "Virtual Jenna", bizzarro videogioco erotico che, grazie ad apparecchi che interagiscono con i movimenti del video, consente agli utenti di avere un rapporto sessuale con un cartone animato realistico della pornostar Jenna Jameson. "Nessun grande editore probabilmente ci si avventurerebbe, potremmo essere l 'Hustler o il Playboy o il Penthouse del gioco per adulti -
 
I giocattoli per il sesso sono un grande business".

Share/Bookmark

14 aprile, 2013

Verità elettorali



Share/Bookmark

13 aprile, 2013

Belvedere e Pineta S. Marco



Per arricchire i post su Belvedere un bel video tratto da un lavoro di Raul Lovisoni su Aquileia e i suoi percorsi.
Share/Bookmark

12 aprile, 2013

Zampaillusione


cercano i gui!
Share/Bookmark

Incontri Pubblici

Ecco gli incontri con i candidati alle elezioni regionali previsti per sabato e domenica.


Share/Bookmark

11 aprile, 2013

Il Nievo a Grado


La storia del turismo gradese parte dalla fine del 1800, ed è vero per quanto riguarda il turismo mercantile o moderno, ma Grado e i suoi lidi ospitarono vari personaggi politici e culturali ben prima.


Uno di questi, all'epoca poco conosciuto, era Ippolito Nievo imparentato con i Colloredo di Montalbano che avevano una residenza estiva a Belvedere e nel 1856 passò a Grado una ventina di giorni.

Giovane di 25 anni, sognatore, irrequieto, letterato in erba, poeta e ardente garibaldino (fu uno dei mille) scrisse in quel periodo alcuni racconti (le maghe di Grado) dedicati alle sue cugine le Contessine Cassis; dei racconti in forma di diario arricchiti da disegni. (nella foto Piazza Grande)

Certamente la Grado dell'epoca non lo impressionò più di tanto se descrisse i casoni come:
 "un gregge confuso di anfibie catapecchie" e il campanile lo definì "scamiciato con su la cima un angelo che perde ora una penna ora un dito".

Paese che diventa all'improvviso ricco di storia in cui i Patriarchi ancora aleggiano, potere delle donne che sanno trasformare la noia mortale in dolcezza lo sbadiglio in sorriso il deserto in giardino.

"Grado, squallido renaio tra mare e laguna, povero nido di un'idioma tra il veneto e il friulano, che da quello ha la dolcezza e la sonorità e da questo ritrae alcuna somiglianza col latino"... così scrive all'inizio il Nievo ma conclude con:

"venga il desiderio di cercare per quei lidi quanti io vi trovai, certo che ne torneranno edificati della piacevolezza del soggiorno, della comodità dei bagni e della cortesia degli abitatori"


Queste cose le diceva centocinquanta anni fa.

Santo subito, e assumerlo al servizio pubblicità e marketing della Git.


La storia del nostro piccolo mondo lo impressionò e ne descrisse la grandezza imperiale e la ricchezza passata.
Rivelando la sua origine anti imperialista e anti clericale descrisse la fastosità della Basilica di S.Eufemia creata a spese dei sacrifici dei pescatori fedelissimi.

L'autore riportò poi i suoi appunti nel romanzo che lo consegnò alla storia della letteratura italiana "Le confessioni di un Italiano" 
Share/Bookmark

10 aprile, 2013

Il Belvedere-Villa Savorgnan

Belvedere, territorio di Aquileia, centro di dispute secolari tra i due Patriarchi.

La storia di Belvedere inizia con la famiglia Savorgnan, nobili friulani di origini Aquileiesi fedeli al Patriarca prima e alla Repubblica Veneta poi, che li ha come padri nobili e presenti nel Maggior Consiglio, che per premio al loro appoggio aveva concesso loro  le terre confinanti con Grado.

I Savorgnan  costruirono una roccaforte sulla Centenara di cui si erano appropriati con l' inganno colmando in una notte una parte del fosso che ne  faceva un' isola, il che automaticamente la definiva territorio lagunare e quindi di proprietà gradese (la prima speculazione edilizia con inganno della lunga storia gradese)

L' alleanza dei Savorgnan con i dogali porta  alla conquista della piccola patria del Friuli da parte della Serenissima.


La famiglia vi si rifugiò durante la guerra con gli ungheresi (1411) data la possibilità di raggiungere Grado via mare e assicurarsi così una via di fuga. 

La Villa Savorgnan Fior Pasi fu costruita  al centro dell'abitato di Belvedere, che le si è sviluppato attorno, costruita nel Seicento mostra con  evidenza la forte vocazione rurale del borgo.

Rifatta più volte nel corso dei secoli passò poi di proprietà ai Colloredo di Montalbano, le sue forme attuali sono quelle ottocentesche.

Share/Bookmark

09 aprile, 2013

La Centenara

Ai margini del territorio gradese di terra tra Belvedere e Boscat c'era un tempo una grande valle circondata da una grande pineta condotta e vegliata da un Gradenigo del ramo povero dei grandi Dogi di Venezia, pescatore e marinaio delle navi della Repubblica Veneta, ferito in battaglia e premiato dalla Serenissima con un lavoro di tutto riposo e una casa in un feudo marginale:
La Centenara

"Dove il feudo della Centenara affoga nella Palude, un ponte di tavola metteva al casone del guardiano delle peschiere. Faceva quel tugurio posticcio da sentinella, incrostato di conchiglie e circondato da gusci vuoti, guardava la campagna di Aquileia con le nebbie spesse, le sue febbri, i fieni che sul terreno molle crescevano alti come biade"
Così descrive il Caprin la situazione del vecchio soldato e pescatore gradese a guardia di una terra contestata e ceduta ai signori della guerra friulani.

Prima territorio gradese, contestato e ceduto al Patriarca Aquileiese, conquistato dai veneziani ma ceduto ai Savorgnan per premiarli dell'apporto alle guerre della Repubblica, venne da questi ceduto dopo cinque secoli ai Colloredo di Montalbano.

Ci sono varie ipotesi sull'origine del nome:
per alcuni storici deriva dai "centonari" i sarti militari romani che fabbricavano vele e corde per navi, per altri i "Centonarium" erano soldati disboscatori perchè al tempo la Centenara era ricca di alberi che formavano una grande pineta.

Per capire bene qual'e la collocazione geografica della Centenara, oggi è la zona del Campeggio di Belvedere. 
Share/Bookmark

08 aprile, 2013

"Graisan" L' Eredità Aquileiese

Leggo dell' anniversario dei quasi 1000 anni della nascita del Friuli con la nomina del Patriarca di Aquileia a Duca del Friuli nel 1077, vale la pena sottolineare che i Patriarchi all' epoca erano due uno a Grado ( l' originale) e l' altro, il suddetto Duca tedesco, ad Aquileia (in effetti la sede era Cividale).
Ecco è più o meno da quel tempo che noi non andiamo esattamente d'accordo con i nostri vicini e ormai fratelli friulani ai quali auguro buon compleanno con questa breve storia delle origini:

È stato troppo spesso detto che il friulano odierno sia il diretto continuatore del latino regionale parlato ad Aquileia.
La cosa potrebbe, in effetti, darsi per scontata senza l'esistenza di Grado con il suo dialetto, sbocciato come un fiore di laguna, mantenutosi incontaminato sino al recente avvento del turismo di massa e che manifesta ancor oggi, integri ed eternati dal suo ormai mitico vate Biagio Marin, ì caratteri di un arcaismo ignoto altrove.
Grazie alla sua periferìcità ma soprattutto alla secolare decadenza, l'apporto di Venezia è del tutto trascurabile, il gradese è uno dei più tipici dialetti veneti.
Nette, all'incontro, sono le divergenze con il friulano, al punto da essere ben superiori che non tra friulano e altri dialetti veneti confinanti.
All'epoca del suo splendore, Aquileia fu indubbiamente la mediatrice della latinità non solo nell'odierno Friuli e nell'Istria, ma in buona parte dell'intera Gallia cisalpina.
L'attrazione culturale da lei esercitata era enorme e valicava i confini delle Alpi raggiungendo il Norico e la Pannonia.
Se vi è però un dialetto che possa più degli altri vantarsi diretto erede della latinità aquileiese, questo non può essere che il gradese e ciò per fin troppo ovvie ragioni storiche ed etniche.
Ma nell'Aquileia di oggi si parla friulano.
Come si spiega tale situazione anomala nel contesto generale dello sviluppo dei dialetti italiani?
Anche qui è la storia a chiarire l'apparente contrasto.
Anzitutto il confine linguistico corrisponde al confine politico che per tanti secoli tenne separata la laguna dal suo retroterra.
Di qua Bisanzio e di là i Longobardi ì quali non vogliono dipendere da un Patriarca suddito dì Bisanzio e insistono perché si ripristini quello di Aquileia.
Il papato, nell'intento di accontentare tutti, lascia al suo posto il patriarca di Grado per i territori soggetti a Bisanzio (da Venezia all'lstria) e crea un doppione per il territorio longobardo.
Ma Aquileia non è che un cumulo di rovine.
1 Longobardi hanno una nuova capitale, Cividale, ed è lì che, dopo una breve dimora a Cormons, risiede il novello patriarca che pur si fregia del titolo di Aquileia.
Più tardi una nuova realtà economica farà ruotare il polo geopolitico a favore di Udine; e sarà da quest'ultima località che specie dopo il Mille si irradierà la friulanilà che nel volgere dì più secoli si espande nella pianura devastata fino all'agro di Concordia amalgamando le rade popolazioni latine residue e quelle alloglotte insediatesi.
Non va dimenticato infatti che la toponomastica ci rivela la presenza di insediamenti slavi disseminati fino alle porte di Pordenone (Sclavons).
L'odierna friulanità di Aquileia ha la sua matrice quindi in una latinità non prettamente autoctona aquileiese ma di rimando.
Per lo meno tre erano infatti gli altri centri romani circonvicini: la medesima Cividale in primo luogo, continuatrice diretta di quel Forum Julii che dette il nome all'intero Friuli, poi a nord Julium Carnicum (l'odierna Zulio) e a occidente Concordia Sagittaria.
Se al friulano è riconosciuto un legame al sostrato carnico, ecco che la divergenza con il gradese, derivato a sua volta dall'aquileiese vero e proprio, appare non solo comprensibile ma addirittura ovvia in quanto pienamente conforme alla norma, considerato che Aquileia, colonia di alleati italici, nacque proprio in funzione di baluardo anticarnico.
Tratto da:
Giuseppe Brancale & Lauro Decarli - Istria, Dialetti e preistoria- 

Sapevatelo!
Share/Bookmark