Cerca nel blog
26 aprile, 2013
25 aprile, 2013
S.Marco Evangelista
Oggi S. Marco il cui culto, per l'importanza religiosa rivestita dalla condizione di Evangelista, è estremamente diffuso e capillare tra le Chiese cristiane.
Centrale per le chiese orientali d' Egitto, derivate dall'antico patriarcato di Alessandria, per i patriarcati italiani, oggi soppressi, di Aquileia e di Grado e per il patriarcato di Venezia.
Al solito a Grado, giusto per dare un tocco di diversità, si contraddistingue e in Basilica se guardate con attenzione l' ambone romanico-gotico si nota un' anomalia sulla scultura del Leone che rappresenta l'evangelista Marco.
Il Leone mostra la lingua:
Dall'ambone il celebrante leggeva il Vangelo, pensate a Marco che mostra la lingua ai fedeli per secoli, forte!
Mancava solo mostrasse anche il dito medio!
"Il culto di San Marco, parlando di cose serie, in terra veneta è nato, con molta probabilità, proprio a Grado e qui, ben prima che a Venezia, acquistò quel significato di libertà politica e religiosa che poi contrassegnò per quasi mille anni la forza interiore della Repubblica Veneta.
Fu nel Castrum Gradese, che iniziò la ribellione contro le intromissioni imperiali e l'ambiguità papale di Roma, qui i vescovi aquileiesi, profughi della devastata metropoli ma forti dei rapporti con la Chiesa Alessandrina, gettarono i primi semi di una secolare autonomia arroccata attorno al nome di S.Marco.
Una prova per tutte, Eraclio donò a Venezia la cattedra di S.Marco ospitata nella basilica di Grado, è la certezza che già nel VII secolo il culto marciano aveva a Grado un posto di primo piano."da "Il Tesoro del duomo di Grado" di Ezio Marocco
La foto molto bella della pineta S.Marco a Belvedere è stata scattata da un piccolo drone di A.Zuliani e L.Boemo

Centrale per le chiese orientali d' Egitto, derivate dall'antico patriarcato di Alessandria, per i patriarcati italiani, oggi soppressi, di Aquileia e di Grado e per il patriarcato di Venezia.
Al solito a Grado, giusto per dare un tocco di diversità, si contraddistingue e in Basilica se guardate con attenzione l' ambone romanico-gotico si nota un' anomalia sulla scultura del Leone che rappresenta l'evangelista Marco.
Il Leone mostra la lingua:
Dall'ambone il celebrante leggeva il Vangelo, pensate a Marco che mostra la lingua ai fedeli per secoli, forte!
Mancava solo mostrasse anche il dito medio!
"Il culto di San Marco, parlando di cose serie, in terra veneta è nato, con molta probabilità, proprio a Grado e qui, ben prima che a Venezia, acquistò quel significato di libertà politica e religiosa che poi contrassegnò per quasi mille anni la forza interiore della Repubblica Veneta.
Fu nel Castrum Gradese, che iniziò la ribellione contro le intromissioni imperiali e l'ambiguità papale di Roma, qui i vescovi aquileiesi, profughi della devastata metropoli ma forti dei rapporti con la Chiesa Alessandrina, gettarono i primi semi di una secolare autonomia arroccata attorno al nome di S.Marco.
Una prova per tutte, Eraclio donò a Venezia la cattedra di S.Marco ospitata nella basilica di Grado, è la certezza che già nel VII secolo il culto marciano aveva a Grado un posto di primo piano."da "Il Tesoro del duomo di Grado" di Ezio Marocco
La foto molto bella della pineta S.Marco a Belvedere è stata scattata da un piccolo drone di A.Zuliani e L.Boemo
S.Marco Evangelista
23 aprile, 2013
22 aprile, 2013
Premando e Stagando
A proposito e completamento del post di ieri sulla gondola bianca restaurata e riportata agli antichi fasti dall' associazione Grado Voga ho ricevuto tempo fa da un appassionato veneziano di voga alla veneta una precisazione per quanto riguarda l' interpretazione delle parole in graisan "premando e stagando" a dimostrazione che il linguaggio è frutto di tradizioni storiche confermate.
PRECISAZIONE:
con questo commento vorrei riportare all'autore del post quanto la mia esperienza nel campo della voga veneta e della passione per le tradizioni veneziane mi ha dato sapere.
Le informazioni che seguono sono frutto di racconti di "veci pope" e "squerarioli".
Quelle che seguono non vogliono assolutamente parole di polemica ma solo la mia personale verità.
Il fatto che "premando" o "staindo-stagando" tradotte vogliano dire rispettivamente "premendo" e "restando", è solo una incredibile casualità.
I due termini derivano da indicazioni di manovra che il prodiere delle antiche "peate" che trasportavano il fieno alle prigioni della Repubblica Veneta dov'erano ubicate le stalle, dava al timoniere.
Entrando in Rio de la Paja, sulla destra c'erano le stalle.
Il prodiere gridava al timoniere "và alle stalle", "staissi".
Nel caso in cui volesse dirgli di andare a sinistra gli gridava "và ai premi", il podio che si erigeva in mezzo alle colonne di Marco e Todaro dove avvenivano appunto effettuate le premiazioni per i motivi più disparati...oltre che tagliare la testa ai malviventi che si erano guadagnati la condanna alla ghiglliottina.
A proposito di questo podio, una curiosità. Il modo di dire "te fasso veder mi che ora che ze" per minacciare di morte qualcuno, deriva dalla posizione che il ghigliottinando assumeva rispetto a Piazzetta San Marco. Inginocchiato con la testa costretta nel giogo dell'infernale macchina, l'unica cosa che poteva vedere era la Torre dell'orologio...
Grazie comunque per le preziose informazioni del suo post.
massimo veronese

PRECISAZIONE:
con questo commento vorrei riportare all'autore del post quanto la mia esperienza nel campo della voga veneta e della passione per le tradizioni veneziane mi ha dato sapere.
Le informazioni che seguono sono frutto di racconti di "veci pope" e "squerarioli".
Quelle che seguono non vogliono assolutamente parole di polemica ma solo la mia personale verità.
Il fatto che "premando" o "staindo-stagando" tradotte vogliano dire rispettivamente "premendo" e "restando", è solo una incredibile casualità.
I due termini derivano da indicazioni di manovra che il prodiere delle antiche "peate" che trasportavano il fieno alle prigioni della Repubblica Veneta dov'erano ubicate le stalle, dava al timoniere.
Entrando in Rio de la Paja, sulla destra c'erano le stalle.
Il prodiere gridava al timoniere "và alle stalle", "staissi".
Nel caso in cui volesse dirgli di andare a sinistra gli gridava "và ai premi", il podio che si erigeva in mezzo alle colonne di Marco e Todaro dove avvenivano appunto effettuate le premiazioni per i motivi più disparati...oltre che tagliare la testa ai malviventi che si erano guadagnati la condanna alla ghiglliottina.
A proposito di questo podio, una curiosità. Il modo di dire "te fasso veder mi che ora che ze" per minacciare di morte qualcuno, deriva dalla posizione che il ghigliottinando assumeva rispetto a Piazzetta San Marco. Inginocchiato con la testa costretta nel giogo dell'infernale macchina, l'unica cosa che poteva vedere era la Torre dell'orologio...
Grazie comunque per le preziose informazioni del suo post.
massimo veronese
Premando e Stagando
21 aprile, 2013
Grado Voga e la Gondola Bianca
A Grado sotto la Serenissima fino al Seicento, il diritto d'uso dei beni comunali (fondali lagunari, valli da pesca ecc.) si disputava per mezzo di una regata, che si svolgeva in mare, fino ai banchi della Muggia, (che allora era bacino di pesca e chiusa da argini) su gondole "dette anche 'barche bianche' lunghe circa 10 metri "perchè si ungevano col sego onde fossero più veloci nell'andare ... e non si impegolavano mai".
Servivano in pari tempo per le festività Pubbliche; si costruivano in Grado o negli squeri di Venezia ...
L'ultima di queste barche bianche venne distrutta intorno al 1880 (vedi Caprin).
Più tardi, verso il diciassettesimo secolo, il diritto di pescare tanto nelle acque di fuori che in laguna, si scommetteva al gioco della sorte. ( di solito si trattava del gioco della morra che si teneva all' inizio della stagione nel casone dei "biviacqua" per intendersi "al cason de Vitige")
Cosi si è continuato a fare fino a qualche anno fa quando c'era ancora qualcuno che usava la Laguna professionalmente, ma una canzone ancora oggi ben nota tra i pescatori ricorda l'antica gara.
La Regata
De regata se veno impignao
E de bando no cagia a suah!
Forza in pope! Quel remo a premando,
Che a stagando la resta de qua:
Si a sta gondola in banda a subiando
Za j passeno de duta briva!
Oeh! 'l porcuzzo ne meta de 'mpegno
Pope e prova per fahjla tignih!
Ala! primi a tocah 'ndeno 'l segno
Per la megio seragia 'nçernih!
Val pena notare che Menego Picolo (Domenico Marchesini) usa il dialetto gradese delle origini con termini non più consueti e con l' uso dell' H finale che vale come accento.
A me piace sottolineare lo "Stagare e Premare" termini ormai dimenticati ma importantissimi nell' uso della "batela":
a premando: premendo; movimento del remo per far avanzare la barca;
a stagando: remo immobile o all'indietro per arrestarne la corsa.
Nel regolare la rotta, a premando, la barca si dirige a sinistra, a stagando invece verso destra
Ieri l' Associazione "Grado Voga" ha varato e presentato al pubblico gradese una riedizione moderna di queste barche bianche, una gondola restaurata e bellissima, accompagnata dai suoi mini atleti vogatori ha fatto il suo ingresso in porto maestosa per essere battezzata e donata alla comunità.
Bravi!
Grado Voga e la Gondola Bianca
20 aprile, 2013
Al Zorno del Perdon
Il Festival della Canzone Gradese è finito si conoscono vincitori e partecipanti, più o meno tutti hanno avuto il loro trial pubblicato su youtube da uno o l' altro dei frequentatori della rete, ma ci sono anche le canzoni che non hanno potuto partecipare al Festival perchè bocciate in commissione, ma non sono invisibili e soprattutto meritano considerazione per il lavoro fatto.
Questa canzone "Al Zorno del Perdon" di Nicki Grigolon e Carlo Marzaroli non ha partecipato al Festival ma ritengo, visto l' impegno dei nostri due artisti, meriti di essere conosciuta e sentita da quanta più gente possibile.
Il video poi è veramente di gran qualità e le parole della canzone vanno ascoltate con attenzione.
Al Zorno del Perdon
19 aprile, 2013
18 aprile, 2013
Grillo a Grado
17 aprile, 2013
Lettera ai Parlamentari 5 Stelle
Ricevo e pubblico:
“Magnifica Comunità di Grado”
(Registrato Agenzia Entrate – Ufficio di Monfalcone, al n .ro 1013 dd. 29.04.2008)
Lettera aperta ai Parlamentari Cinque Stelle del F. V. G.
ovvero cronaca di un suicidio collettivo targato “Polo Termale”
A fronte del successo elettorale conseguito a Grado dal Movimento, chiediamo ai tre parlamentari di voler promuovere un'ispezione sul progetto “Polo Termale”.
Comportante la lottizzazione immobiliare della spiaggia, retrospiaggia e Parco delle Rose: oltre 176.000 mq. di proprietà indivisa dei “Graisani” per immemorabile diritto di Uso Civico.
Esempio, tuttora insuperato in Italia, di integrazione di un incomparabile ambiente naturale con strutture balneari, termali e di psammatoterapia (sabbiature) un tempo non lontano di assoluta preminenza internazionale.
Se il termine ispezione non piace ai Presidenti di Camera e Senato, chiamiatela pure “sopralluogo” o semplicemente “visita”, l'importante è trasformarla al più presto in un'inchiesta parlamentare dotata, come è noto, degli stessi poteri dell'Autorità giudiziaria.
Secondo il dott. Alessandro Baucero commissario straordinario del progetto, il “Polo Termale” nasce “da una forte volontà politica del Comune di Grado e della Regione”.
A nostro parere, nasce invece dal tradimento della politica.
A partire dal clan dei partiti, che ha votato all'unanimità a scatola chiusa e senza uno straccio di discussione la delibera consiliare n° 24 del 29 aprile 2009 per chiedere la cancellazione dell'immemorabile diritto di Uso Civico ivi gravante nell'interesse della lottizzazione targata “Polo Termale” ed in danno dei “Graisani”.
I quali probabilmente non sanno che è stato violato l'art. 12 dello Statuto comunale in materia di Usi Civici.
Sanno però che è in corso una tentata macelleria paesaggistica, ambientale ed architettonica ad uso e consumo delle lobby del cemento.
Il Sindaco Maricchio non ha ancora capito che gli elettori non sopportano più le cementificazioni ed il saccheggio del territorio e vogliono ormai il contrario di quanto predicato dai partiti.
E che lottizzare la spiaggia, retrospiaggia e Parco delle Rose, sarebbe sotto diversi aspetti come pretendere di lottizzare il Duomo di Milano, il Monte Bianco, la Galleria degli Uffizi o il Lido di Venezia.
Forse lo capirà quando dovrà mollare anzitempo la poltrona di Sindaco come l'ha mollata per gli stessi identici motivi l'ex Sindaco Silvana Olivotto.
Indipendentemente da ogni contrapposizione ideologica, invitiamo i Consiglieri comunali di ogni colore a ricostruire un rapporto con i cittadini revocando, anche solo a titolo personale, la delibera consiliare n° 24.
Ed a dissociarsi dalla perdurante violazione dell'art. 12 dello Statuto.
Fattori decisivi nella causa sostenuta dalla “Magnifica Comunità di Grado” contro La Regione ed il Comune innanzi alla Corte di Appello di Roma nell'interesse esclusivo della Città.
Notiamo con particolare rincrescimento come la Lista civica “Libera” continui a tenere il piede in due scarpe: uno all'opposizione, inalberando la crociata contro Maurizio Zamparini.
L'altro in maggioranza a blindare la delibera consiliare n° 24, votata sotto altre bandiere da almeno uno dei suoi tre consiglieri comunali.
Mentre restiamo aperti ad ogni confronto costruttivo, è ovvio che l'impatto del “Polo Termale” sull'ambiente e sulla Comunità presenta effetti distruttivi immediati ed irreparabili rispetto a “Zamparini City” fronteggiabile con margini difensivi di lungo periodo.
Intanto la 1° gara di appalto per la realizzazione del “Polo Termale” è andata deserta il 7 marzo 2012 benchè indetta, in pompa magna, con apposito Bando europeo.
Identica sorte è capitata ai cosiddetti “Dialoghi Tecnici”: un tentativo piuttosto maldestro per guadagnare tempo e per salvare la faccia all'Ufficio di progetto, Sindaco, Giunta e Consiglio comunale.
Ciò non ha impedito il funerale della 2° gara di appalto e relativo Bando europeo.
Ed il mezzo funerale della 3° gara, scaduta con tanto di flop il 28 marzo e rinviata al 28 maggio prossimo per onnipotente decisione del dott. Baucero.
Non senza uno sconto record di 48.800.000 €uro in favore degli investitori privati risultante dalla differenza tra 110 milioni della 1° gara ed i 61 milioni e 200 mila della 3° gara (Il Piccolo dd. 3/4/2013).
Una calata di braghe gestionale che ci riserviamo di sottoporre all'attenzione della Corte dei Conti in quanto superiore perfino al buco di 28/30 milioni di €uro dell'ex Ospizio Marino.
Unitamente a profitti extra derivanti, a quanto ci risulta, da una minuscola clausola aggiuntiva dell'ultima ora pronta ad entrare in gioco nella fase di trasformazione urbanistica ed edilizia dell'area di progetto.
Il sistema di finanziamento “project financing” scelto per la compartecipazione mista di capitali pubblici e privati, ci appare infine quantomeno inquietante.
Il recente terremoto giudiziario abbattutosi a Venezia sulle opere pubbliche finanziate con tale sistema, ha evidenziato l'opacità degli appalti e dei meccanismi di finanziamento.
Inoltre, costi talmente superiori all'accensione di un semplice mutuo da indurre i comitati cittadini locali a parlare apertamente di follia.
Non sarebbe male se il Consiglio comunale andasse a sentire le udienze in corso al Tribunale di Venezia.
Frattanto Regione e Comune procedono a marce forzate verso la lottizzazione immobiliare pur sapendo che in forza del D.lgs n° 42 del 2004 (decretazione Galasso) il comparto non è edificabile.
E nemmeno cedibile anche solo in diritto di superficie stante il giudizio pendente innanzi alla Corte di Appello di Roma - Sezione speciale Usi Civici -.
A nulla rilevando la cancellazione di fatto dell'Uso Civico da parte dell'Amministrazione regionale
in forza di 4/5 righe sepolte nella legge finanziaria 2011 che impugneremo con ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, aperto a tutti i “Graisani”.
Intanto per violazione dei diritti inalienabili della persona e delle libertà fondamentali costituzionalmente garantite, compreso il diritto di adire tutti i gradi di giudizio previsti dall'Ordinamento a tutela dell'Uso Civico.
Ed in secondo luogo perchè fa dipendere l'attività giurisdizionale dalla discrezionalità della Giunta regionale sperabilmente a spasso dopo le prossime elezioni del 21 e 22 aprile.
Da più di duemila anni, Grado è vissuta in equilibrio con la laguna ed il mare.
Aveva tutte le condizioni: paesaggistiche, ambientali, monumentali, climatiche, memorie storiche e cultura alberghiera per ricoprire un ruolo di primo piano sulla ribalta turistica internazionale.
Al livello di Portofino, Saint Tropez, Taormina, Positano, Biarritz, Capri e l'elenco potrebbe continuare.
Negli ultimi 70 anni, il magico equilibrio che aveva incantato celebri viaggiatori a cavallo tra '800 e '900 è stato progressivamente infranto da uno sviluppo edilizio distruttivo e senza qualità finalizzato a rese commerciali immediate.
Poi sono arrivati i grattacieli e le colate di cemento, poi forse arriverà la miseria.
A contrastarla è rimasta solo la spiaggia, retrospiaggia ed il Parco delle Rose, residua fonte di occupazione e prestigio che fa gola alle lobby del cemento.
Dobbiamo subire lo scippo camuffato da “Polo Termale” anche dell'ultima estrema risorsa da oltre 500 anni di proprietà indivisa dei “Graisani” per diritto di Uso Civico ?
E' la domanda della vita che vorremmo sentire in Parlamento.
Il Consiglio Direttivo
Grado, 16 aprile 2013
Lettera ai Parlamentari 5 Stelle
Iscriviti a:
Post (Atom)















