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22 dicembre, 2013

Luciano Facchinetti " Siego "

Grado, si sa, è Isola di artisti, poeti e navigatori de palù, .....e anche"gargossa vissin ma ze megio no scrive duto"!.

Luciano Facchinetti  "Siego", Ciano per gli amici.

Con un piglio giovanile ed a tratti fanciullesco, Ciano si vede spesso girare in bicicletta senza fretta o, senza mollarla, con un piede a terra per reggersi e chiacchierare a lungo con gli amici.
Capigliatura prima nera ora sempre piú brizzolata, lo riconosci per i baffoni, neri come gli occhi vivaci, naso grosso.

Un personaggio, per noi gradesi, con i suoi difetti e le sue qualitá ma indubbiamente un vero graisan, vi racconto qualche piccola storia che lo riguarda.
Lo scritto é memoria e spero servirá ad altri per ricordare.

Da bambino abitava in Borgo de Fora, vicino a Piazza Marin, che allora si chiamava Piazza Vittoria; la sua era una famiglia di modeste condizioni, ma di sicuro le risate non mancavano.
Con loro viveva anche la nonna, mal messa per gli acciacchi dell’ etá, specialmente un mal di schiena che la faceva brontolare di continuo.

Un po’ cresciuto Luciano insistette perche’ si facesse vedere da un dottore, ma lei, seraficamente, con la fede che le brillava negli occhi gli rispose che non serviva, gia’ da tempo aveva messo sulla parte dolorante un santino di San Antonio e piu’ di Lui chi poteva fare meglio?

Incuriosito, nottetempo Luciano si avvicino’ silenziosamente al letto della nonna e delicatamente riusci’ ad infilarle una mano sotto il pigiama senza svegliarla ed a recuperare il prodigioso santino.
La nonna pero’ si sveglió subito dopo perche’ il nipote non seppe trattenere una risata vedendo che il prodigioso medicamento era in realta’ una figurina del calciatore  Sivori!

Con le grandi bande di ragazzini che si formavano a quei tempi, andava a nuotare dietro l’Isola della Schiusa, e passando il canale raggiungevano il prospicente Dosso de le Rane.
Lí, con la protezione della vegetazione lacustre, partiva un’insolita gara senza premi dove il vincitore era chi produceva le "lotte" piu’ grandi; dopo la prova si riunivano e le esecuzioni venivano passate in rassegna. Sicuro era un susseguirsi di risate ma un giorno la commissione restò ammutolita di fronte ad un’opera monumentale, sulla quale era stato anche apposto un cartellino con su scritto: “Sensa sforso“; l’autore resto’ sconosciuto ma, per lo stile, non si può dubitare che fosse Ciano.

Fin da bambino ed in tutta la sua vita ci sono due cose che lo appassionano: la chitarra e gli uccellini.

Ma è la musica la sua grande passione, ha partecipato e vinto  numerosi Festival della canzone Gradese, nel tempo libero dava lezioni di chitarra ai bambini, e la prima lezione era particolare perché allo studente chiedeva subito se sapeva nuotare.
Se la risposta era affermativa gli chiedeva di darne una dimostrazione. 
“Comó, nuá, indola ? “ replicavano stralunati “Ma quá, per tera, indola se no !” replicava lui serio.

Be’ quelli che si distendevano e cominciavano a muovere goffamente braccia e gambe sul pavimento venivano subito bocciati, perche’ diceva Ciano: 
“No volevo miga insegnai ai muni, sarave stao tempo ghitao via!“.


Con Gianni Marchesan Cavalin alla chitarra/fisarmonica ed Arturo Marin al violino componeva il Trio Saltapasti, che ha suonato per anni ed anni in paese, dall’hotel Savoy al Gardenia e senza dimenticare di allietare a Natale ed in tante altre occasioni gli anziani della casa di riposo.

Oltre al repertorio classico da Besame mucho a Mámola, lui e Gianni cantavano le loro canzoni gradesi come Cinzia, Tango de Palú, Povero Ma in Capel, La Gatafera tutte ironiche, pungenti ed anche surreali, nella tradizione di Piero Marchesan Canaro;
rime come: 

“Se vemo messo del pesse bon dopo domila ani de sabion” o “E i siuri xé in Pancera che i beve ‘l Punt e Mes” e “Magna, magna figio mio che vego sgangulio” sono entrate nella memoria collettiva gradese.

Per descrivere meglio la qualità dell' artista ecco nella foto Luciano Facchinetti "Siego" in una splendida interpretazione del Mago di Tobruk assistito dal sempreverde Leonardo:

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21 dicembre, 2013

Antighi mistieri


In foto La Fabbrica di sardelle dei Francisi e motoscafisti in attesa di ospiti.

In un mondo usa e getta, dove tutto è uniforme e velocissimo, dove trovare un artigiano è più difficile che trovare un chirurgo plastico, ricordare gli antichi mestieri in dialetto può essere utile, non si sa mai sia necessario riesumarli.

Ovviamente avendo il mio piccolo mondo ricorderò solo i mistieri in uso a Grado:

anciughera: lavoratrice in conservificio
bander: lattoniere
barbier: barbiere
batelante: traghettatore
becher. macellaio
boter: bottaio
calafao: calafatore
calegher: calzolaio
cargador: scaricatore di porto
cogo: cuoco
Comare: levatrice
cordarol: cordaio
fante: messo comunale
fravo: fabbro
gua: arrotino
marangon: falegname
mariner: marinaio
murador: muratore
ombreler: ombrellaio
pec: fornaio
pesser: pescivendolo
pessoter: straccivendolo
pignater. riparatore di pentole
pissaferai: lampionaio
sabionante: cavatore di sabbia
s'ciopeter: cacciatore
spessier: farmacista
squerarol: costruttore di barche
stagnador: stagnino
strasser: straccivendolo
venderigolo: venditore ambulante

Ci sono poi le varie specializzazioni dei pescatori ma questa è un'altra storia. 

Questo post è dedicato all' amico Lele Lisco che dice sempre:
 "pensà de lavorà me fa vignì le bole su duto al corpo", 
ma son siguro che al schersa e al sarà cargo de pustole in duto al corpo cò duto quel che 'l lavora.
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20 dicembre, 2013

Modi di Dire graisani


...Fai in modo che il tuo passato sia parte di ciò che diventerai...

Grado, come in tutte le comunità circoscritte, ha molti modi di dire o detti popolari che sono gocce di saggezza condensate.
Fotografavano situazioni e davano soluzioni per gente che considerava la scrittura e la lettura un lusso de "siuri".

---"stevo megio co stevo pezo"
"una volta geremo vivi, per le case se canteva,se volevemo duti ben, gera duta una 'legria; 

desso invesse semo del gato!"
"volesse ben no costa soldi"
"varda, anche i cupi i se da de beve un co l'oltro"---

Ricordarli per me è un tuffo nel passato, un ritorno alle origini con mia nonna che alternando le sgrida per farti star fermo declamava continuamente gemme di saggezza popolare.

Comportamenti, costumi, pensieri facevano parte di un patrimonio comune, consolidato e acquisito in maniera naturale da quella pozza d'esperienze che era l'ambito familiare.

Era naturale trasmettere esperienza con i motti popolari che compendiavano in quattro parole l'esistenza.

"quando vien la festa se lassa ogni secada, 
e a bordo de la Radeski se fa la ciacolada"
"se no ze barufa no ze gnanche festa".

Insomma nel passato, pur con le sue contraddizioni e difficoltà, si offriva l'occasione per riflettere e affrontare le difficoltà della vita con ricchezza di spirito e per rendere le persone più "persone".

Piero "Canaro" Marchesan scriveva in una sua canzone:
"Ma qui ze ani ormai passai
timpi alegri e spensierai
che mai più ritornarà,
che pecà, che pecà.
Me recordo co gero in sigonda,
la maestra me diseva che la tera ze tonda,
e studiando l'astronomia,
che ze la roba più bela che sia".

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19 dicembre, 2013

Regolamentazione Centro Storico di Grado-Proposte

E' una questione molto delicata e complicata quella delle occupazioni di suolo pubblico, ricevo e pubblico dall' Associazione “Noi Cittadini” di Grado senza commenti in attesa di vedere l' evoluzione della faccenda.    

    Proposte di regolamentazione del centro storico di Grado. 
    
   
Il pregevole ambito del centro storico, a causa degli eccessi derivati da certe liberalizzazioni commerciali e dall'assenza di regolamentazioni sensate è risultato spesso compromesso dagli interessi privati dei pubblici esercizi con scarsa attenzione per l'ambiente ed il pubblico interesse. 
Esempi negativi, di quanto affermato, si sono potuti riscontrare presso molti ambiti del centro storico, che sono stati letteralmente fagocitati dalle sedie, i tavoli dei locali  e dalle tendo-strutture presenti, con il risultato di compromettere la viabilità pedonale, di far perdere l'utilizzo pubblico di molte piazzette ed in alcune situazioni di limitare addirittura gli spazi per l'intervento dei mezzi di soccorso. Diverse vie di comunicazione tra il centro storico e l'ambito esterno risultavano infatti occupate da sedie, tavoli, fioriere, tende, che in caso d'incendio, costituirebbero un grave rallentamento all'azione di soccorso dei vigili del fuoco con tutte le conseguenze del caso.
Nel corso degli anni si è stravolta la comprensione stessa di concessione di suolo pubblico, che è divenuta in certi casi un'appropriazione a tempo indefinito da parte del privato,  perché di fatto chiunque apriva un locale poteva richiedere una concessione di suolo pubblico, sino al doppio dell'area interna al locale, poi installando una tendostruttura con chiusure laterali, stufe per il riscaldamento ed in alcuni casi anche le porte, disponeva a tutti gli effetti di un ampliamento improprio del locale sia in termini di fiscalità, sia in termini di concorrenza illecita nei confronti dei esercizi analoghi privi di verande. Si è arrivati addirittura al paradosso che alcuni locali, chiusi durante i mesi invernali, utilizzavano la veranda come magazzino per depositare le attrezzature.. , 
Un altro aspetto da considerare è la qualità del cibo somministrato, perché un locale di mq 40 con uno spazio cucina ridottissimo, progettato per accogliere un certo numero di clienti, avrà certamente dei problemi a garantire una buona qualità per un numero molto più elevato di clientela, a danno della nostra immagine turistica e di quei ristoratori seri che invece hanno fatto ingenti investimenti per qualificare al meglio la propria attività. 
Una situazione amministrativa confusa che ha determinato irregolarità e discriminazioni tra le varie attività, danneggiando soprattutto chi operava con professionalità, la quale necessita di essere regolarizzata con la massima serietà nell'interesse di tutti!  

Proposte:
  1. Al fine di consentire la continuità, anche per il futuro, di importanti manifestazioni: quali la festa dei Patroni, il teatro in piazza, i concerti di musica lirica, esposizioni artistiche, ed altre manifestazioni che valorizzano la nostra  identità culturale, la tradizione e la stessa immagine turistica,  chiediamo che nel regolamento commerciale venga inserito un articolo nel quale le aree attualmente libere di Campo dei Patriarchi, di Campo Patriarca Elia, Campiello della Scala, Calle Tognon (Casata),  non possano essere date in concessione per l'occupazione di suolo pubblico, da parte di pubblici esercizi, ma rimangano a disposizione dell'amministrazione comunale, esclusivamente per manifestazioni di pubblico interesse.
  2. Dovrebbe  essere recuperata buona parte della pregevole piazzetta di Campo S.Niceta (Savial) affinché riacquisti la sua prospettiva ambientale e la fisionomia di bene pubblico nell'interesse di tutti!.  
  3. Non è tollerabile continuare a dare in concessione la stragrande parte di tale pregevole contesto ambientale trasformandolo in una mensa a cielo aperto! 
  4. Dovrebbe essere rivisto l'articolo del regolamento commerciale inerente l'area  di suolo pubblico data in concessione ai pubblici esercizi, al fine di evitare eccessi di disparità tra i vari pubblici esercizi operanti nell'isola. 
  5. Lo spazio massimo dato in concessione alle attività di ristorazione dovrebbe corrispondere all'area interna dei locali, non al 200% attualmente praticato. 
  6. N.B. Considerato il positivo incremento di utilizzo delle biciclette, da parte della clientela dei locali, sarebbe opportuno prevedere, all'interno dell'area pubblica data in concessione ai locali, un idoneo spazio per appoggiare le rastrelliere poggia biciclette, perché altrimenti tra posizionamenti abusivi di tavoli e posizionamenti disordinati di biciclette, si determinano continui ed, in alcuni casi, intollerabili disagi alla viabilità pedonale.
  7. Dovrebbero inoltre essere incrementate le tariffe attualmente adottate, dal comune di Grado, per l'occupazione del suolo pubblico, ferme dal 1994. Sono le tariffe più basse d'Italia! 
  8. Dal 1 gennaio al 31 marzo € 0,08 al giorno x mq; dal 1 aprile al 30 settembre  € 0,13 al giorno x mq; dal 1 ottobre al 31 dicembre  € 0,08 al giorno x mq;
  9. In  pratica per 50 mq della piazza e delle vie più prestigiose dell'isola si paga  solamente 
  10. € 6,50 al giorno, mentre il Comune abbisogna di risorse economiche per effettuare gli indispensabili lavori di manutenzione ordinaria delle strade cittadine, molte delle quali risultano dissestate proprio in conseguenza del frequente passaggio di veicoli pesanti che forniscono le attività citate. Cosa si aspetta ad adeguarle ai livelli delle altre località anche per evitare il pericolo di danno erariale? 
  11. L'attuale spazio riservato al passaggio dei pedoni, pari a mt 1,50, deve essere portato almeno a mt 2- mt 2,50 e nei casi di concessioni poste frontalmente l'una a l'altra a mt 3,50- mt 4 per consentire un possibile intervento dei mezzi di soccorso. La ragione di tale proposta è ovvia, basta infatti che un cliente o gli operatori  di un pubblico esercizio spostino  una sedia, un tavolo, una fioriera e tale spazio si riduce rendendo di fatto difficoltosa se non impossibile, la percorrenza da parte dei pedoni. 
Grado 18 dicembre  2013


Associazione “Noi Cittadini” di Grado.

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18 dicembre, 2013

Bransini e cepe

Mauro Marchesan, continua il discorso sul dialetto usato da Menego Picolo e lo fa con una poesia dedicata, utilizzando il diletto antico con un' ottima riuscita, aggiungendo anche la traduzione in italiano corrente per i più pigri.
Un' ottimo e profondo lavoro che evidenzia la divisione della società gradese in bransini e cepe, ma non è detto che il pesce che si presenta meglio sia il migliore.

Caro Enio,
Ti mando questa poesia dedicata a Domenico Marchesini (Menego Picolo).
Menego divideva la società in pesci pregiati (bransini) e quelli che non valevano niente (cepe). Poi c'erano gli sciocchi (corcai) che non avevano il rispetto che si portava invece ai volatili commestibili.
Menego era inoltre ostile ad ogni moda e innovazione che avveniva a Grado perché  lui la vedeva come una minaccia al patrimonio linguistico ereditato.
Naturalmente c'è la traduzione, perché questo gravisano arcaico non è scorrevole neanche a noi maturi nativi.
Ciao Mauro Marchesan
BRANSINI E CEPE 
(a Menego Piccolo) 
A qua de noltri, fra i palassi e le marine, 
ze senpre stai òmini de do qualitae, 
i bransini, comandauri in te 'l ufissio, 
e le cepe in tel laco rebaltae. 
'L fante col tanburo e la cantinela 
e l' zendarmo co' la mundura ben stiragia,
 'l piuvan co' la vesta de la messa 
e 'l scartosseto co' la camisa inamidagia. 

E se scolta do vernaculi in te l'aria 
che i solta de la boca cofà un dente, 
un favela in dantin malgraisanao 
o 'na stela vespertina fra la zente. 
Preché 'l dialeto nostro benedeto 
'l se sfregola coi moderni tinpi novi, 
e 'na tremansa al cuor me ciapa 
co i corcai sensai i fa i vovi. 

'L graisan xe 'na criatura bela viva 
sbrissolosa e grassa comò un bisato,
 dal befe i cortesani de Sa'Marco 
i se à robao 'llion e n'à lassao 'l gato. 
Me son dasseno un capitan de nave
che nol sta de bando e nol peta busie, 
ma che'l respeta la lengua de le casonere 
e col veciao fangume 'l inpasta le puisie 

SPIGOLE E CHEPPIE 
(a Domenico Marchesini) 

Qui da noi, fra i palazzi e le marine, 
ci sono sempre stati uomini di due qualità, 
i branzini, comandanti nel comune, 
e le cheppie rovesciate nella melma. 
Il messo con il tamburo e la cantilena 
e il gendarme con la divisa ben stirata, 
il parroco con la tonaca della messa 
e il damerino con la camicia inamidata. 

E si sentono due vernacoli nell'aria 
che saltano dalla bocca come un dente, 
una parlata in brutto gradese dantesco 
o una stella vespertina fra la gente. 
Perché il nostro dialetto benedetto 
si sbriciola con i moderni tempi nuovi, 
e un tremore mi prende al cuore 
quando i stupidi gabbiani fan le uova. 

Il gradese è una creatura bella viva
 scivolosa e grassa come un'anguilla, 
per scherzo i cortigiani di San Marco 
si sono rubati il leone e ci hanno lasciato il gatto. 
Io sono davvero un capitano di nave 
che non sta senza far niente e non rifila bugie, 
ma che rispetta la lingua delle casonere 
e con la vecchia fanghiglia impasta le poesie. 

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17 dicembre, 2013

Natale dei Poveri Cristi




Si avvicina il Natale, e via tutti a parlare di Presepi, della nascita del Cristo, eppure eppure non è tempo di letizia.

Si invocano le radici cattoliche ma oggi, quando si parla di radici, non è per unire, ma per separare. 

Le radici cristiane tanto invocate da tutti a tutela della nostra tradizione impediscono di vedere in altri il volto di quel (povero) Cristo davanti alle cui immagini piamente ci s'inchina. 

Poveri cristi sono i licenziati cui nessuno bada, derisi con la corona di spine dell'indifferenza e, addirittura, dell'inesistenza; di loro non si parla, anzi, la crisi sarebbe addirittura finita: la loro vita, quindi, non è una croce.

Gente che aspetta gli stipendi da mesi... come se fossero fatti d'aria". 
"Fatti d'aria", un'immagine forte proprio per il suo evocare l'inconsistenza; eppure l'aria è presente, l'aria fluttua, cova, scalcia, strepita, grida. 
L'aria può esplodere e, realmente, distruggere tutto.

Poveri cristi sono i precari della scuola che, giunti stracciati alla soglia dei cinquant'anni, mai potranno sperare in un posto fisso.

Poveri cristi sono i giovani e i senza diritti, la nostra società esalta astrattamente la gioventù (esiste anche un Ministero apposito) ma annichilisce i giovani; spezzandone i sogni, decurtando loro le future pensioni, costringendoli a navigare a vista nel mare fangoso d'una quotidianità avvilente, consci che nulla potrà cambiare, che la parola futuro è loro preclusa.

Povera crista è questa democrazia in agonia.

Ma ben altri, invece, sono gli argomenti gridati quotidianamente dai media.
Parola d'ordine, la mancanza di parola.

Poveri cristi sono i milioni di morti per fame, un record negativo mai toccato da settant'anni a questa parte. 

Si sostiene che la speranza può arrivare dalle donne. 

Ma le donne sono le povere criste per eccellenza. una donna non è nemmeno degna di rappresentarlo, il crocifisso; per la sua stessa natura, peccaminosa e imperfetta, ne è esclusa.

La croce del Cristo la si porta o la si aiuta a portare.
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16 dicembre, 2013

Ipermercati-Dannazione




Tempo di festa, tempo di regali e spese straordinarie.

Un rito la spesa al supermercato.

Uomini con facce scure, rassegnate.

Tentativi di partecipare al rito della spesa -cosa vuoi capire tu di cosa ci serve-;
gesto furtivo e butti dentro al cestino qualcosa, beccato, neanche avesse il radar, e rimesso al posto l'oggetto desiderato.

Una lagna, una sofferenza a cui non ci si può sottrarre.

A noi maschi ormai tocca subire. 

Genuflessi alla forca caudina del testosterone, balliamo un limbo al contrario che ci rende spesso ridicoli anche alla nostra ex bimba adorata. 

Ormai siamo ometti addomesticati da queste donne moderne, così emancipate che più che essere felici, gli interessa avere sempre ragione!

Una volta era più semplice, una clavata sulla testa e si rimorchiava nella grotta. 

Forse si era tutti più felici (noi certamente), senza ansie da prestazione, punti G da ricercare come una caccia al tesoro.

Alla vostra ava neanderthaliana forse restava un leggero mal di testa, ma tanto lo hanno quasi sempre anche ora.

Poi le tesserine a punti, cose arcane, dedicate al sesso femminile unico addestrato e autorizzato a capire come funzionano e a cosa servano.

Al supermercato, quando sono da solo, mi chiedono sempre se ho "la tesserina", non ho mai capito perchè.

Però ho notato che anche senza tesserina mi fanno passare lo stesso. Boh! 
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15 dicembre, 2013

Auguri Sotto l' Albero


L' Associazione Quelli che... il Festival  vuole incontrare tutti i  "graisani" per far loro gli auguri e organizza una serata speciale assieme a tutti i suoi cantanti ed autori per farsi gli Auguri di Buon Natale,         partecipa anche tu!
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13 dicembre, 2013

Sovrappensiero graisan

Camminavo piano lungo il Porto, sovrappensiero pensando a tutti i rimescolamenti che si propongono di fare, un paese di quattro gatti con quattro o cinque destre sei o sette sinistre più varie ed eventuali.

Tutti attaccano tutti, qualcosa bolle di sicuro in pentola quando gente che normalmente si espone all' ultimo esce così gagliardamente in piazza, si insomma qualcosa succederà di sicuro.

E via sovrappensiero...

Guardavo con occhio spento i pescherecci e l' occhio mi cade su un ramo d' olivo rinsecchito che spunta da una cabina, perchè puoi essere quello che vuoi ma in mare non ci sono maniglie e puoi anche non crederci e bestemmiare com un turco (porca t....) ma se occorre, in mezzo al tumulto acqueo, ti aggrappi a tutto e allora il Signore aiuta e l' olivo, si sa, lo rappresenta.

Poi  un movimento lento mi distrae, un vecchio pescatore che avevo sorpassato a piedi, stava procedendo con la bici così piano che sarebbe dovuto cadere.

L' ho immaginato in un lampo l' urto, il disintegrarsi del femore lo scardinarsi delle anche, stavo per muovermi per prenderlo, ma non mi sono mosso, era tra me e il ciglio della banchina, in un flash  vedo che se prende paura finiamo in acqua tutti e due.

E' rimasto su, procedeva facendo uno sforzo visibile ma rimaneva su, come una moviola.
La ruota davanti della bici pareva scuotesse la testa ad ogni giro, - è l' ultimo è l' ultimo - ma procedeva, al rallentatore.

Allora capisci la lezione non cambierà nulla, ci hanno condizionato con anni di comunicazione sul bipolarismo, hanno estremizzato tutto tanto da farci trattare chi pensa diversamente da noi come un nemico, ma loro rimanevano su.

Poi mi sono scosso ed allontanato con un brivido
dal molo, e poi se cadeva una pensione in meno da pagare e che cazzo.

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12 dicembre, 2013

Sabionanti

L' altra sera Renzo Bottin ci informava che Domenico Marchesini (Menego Picolo) rilevava e usava per le sue poesie verità,  termini del gradese antico arrivato intonso nei secoli-seculorum.
In seguito grazie allo sviluppo (sic?) tutto si è degradato e globalizzato.

Eccone un esempio una poesia verità Di Domenico Marchesini (Menego Picolo).


aggiungo sotto un piccolo glossario di termini che non sono più in uso dialettale nè strumentale.

Sabionanti



Sabionanti manegoldi,
Che la pala e la sigera
Co la zagia ve dà i soldi
E de ‘l vin ‘vé la bandiera!

Mo ‘ndé via, ‘imbriagonati
Grami voltri e sto mistier;
No savé se gnanche nati
Vé i figiuoli e la muger!

Maladiti, nome buni
De paciah e de beveh a ufa,
E de femene e cucuni
Coreh in trassia e fah barufa!

Che cô ‘ndé int’un’ostaria
Vignì fora sempre in bê,
Puo ‘ndé a casa, e sia o no sia,
Biastemé e volé cafè!

Sì, lassé che ve diseno
S-cieta e neta veritae,
Perché noltre cognosseno,
Seno femene mariae:

‘Vé spianao l’Ara-de-Pali,
Spianarave ‘l Monte-Re,
Surbirave anche i canali,
‘Ngiutirave l’Arcombê!


sigera = barella ; zagia = cestone ; ‘ndé = andate ; nome = soltanto
paciah = ingozzarsi ; cucuni = crocchia di capelli ; in bê = carponi ;
s-cieta = schietta ; arcombê = arcobaleno 
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