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12 gennaio, 2014

Protesta giovanile

Ieri sera prima di rientrare ho visto con la coda dell' occhio, "un ciapo de mamuli e mamole" passare in "Piassa" spingendo un banco carrellato con messo sopra una serie di bottiglie di vino e bicchieri.
Incuriosito li ho seguiti e ho chiesto loro che volessero fare, poi ho visto il cartello.

Era una protesta simpatica fatta da giovani, un' appello a tutti perchè si diano da fare in fretta per risolvere questo grossissimo problema dei regolamenti e permessi del suolo pubblico che come al solito finisce per danneggiare i più deboli.

I giovani che si affacciano con gran difficoltà nel mondo del lavoro si vengono a trovare tra incudine e martello, gli addetti al settore ristorazione temono per i loro posti di lavoro stagionali, perchè se l' imprenditoria locale va in affanno loro sono destinati a stare a casa.

I ragazzi ricordano che ci sono anche loro e sono preoccupati e hanno mandato un messaggio ben chiaro:
quelli che sono incaricati della risoluzione del problema si diano  veramente da fare in direzione del bene comune e non come al solito considerare già fatto quello che hanno detto.

Ps:
 l' idea dei ragazzi del carrello con ruote mi ha spinto a pensare a soluzioni tampone, la domenica all' ingresso di Grado dovremmo mettere un pacco di sedie con le ruote legate tra di loro come al supermercato.
Tu arrivi, un euro e ne liberi una, te la porti dietro per Grado dove vuoi, ti siedi, l' occupazione temporanea di suolo pubblico è permessa, ordini al bar quello che vuoi ti siedi all' esterno ti godi la "stransito in Piassa";  finito te ne vai la rimetti al suo posto riprendi l' euro e ciao, lo stesso per famiglie numerose si può fare con le tavole purchè carrellate.
Sapevatelo.


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11 gennaio, 2014

Diversi modi di Amministrare

Ieri Grado si è animata nei commenti per le tende si o no e  la tendenza, come sempre, è di buttarla in rissa tra pro e contro, ma il punto centrale è invece la questione del diritto, in specie al lavoro, nel rispetto di norme e regolamenti.
Tra le tante lette e sentite in giro ieri a proposito dell' incontro tenutosi all' Astoria tra gli imprenditori locali e i rappresentanti e dirigenti delle Istituzioni, questa analisi fatta da un professionista come Guido Colocci, mi ha impressionato, perchè lucida, non faziosa, documentata e comparativa tra i diversi modi di procedere di due Comuni che, se pur diversi in ordine di grandezza, sono simili per finalità ed obiettivi turistici:

Grado e Trieste

Leggiamo Guido:

Dehors - tavoli - sedie - divani - poltroncine - portaombrelli - lavagnette ecc.
LA SITUAZIONE E' PEGGIORE DI QUANTO POTESSIMO PENSARE.

.
.......il relativo regolamento, approvato in Consiglio Comunale nel 2008, è stato sottoposto all'analisi della Soprintendenza, con richiesta di approvazione, solamente a novembre 2013.
Il regolamento del Comune di Grado, sull' argomento, indica la tipologia ammessa per tavoli, sedie, poltroncine, montanti delle tende ( materiali - colori ) ecc......

....... e se la Soprintendenza non fosse, anche in parte, in accordo con quanto è stato previsto per l'allestimento delle aree in concessione ? Non abbiamo un regolamento approvato dalla Soprintendenza, quindi non abbiamo un regolamento ?

Vediamo la situazione di Trieste che in assenza di un regolamento, in accordo con la Soprintendenza, delibera di prorogare al 31 gennaio 2015 l' obbligo di adeguamento dei dehors, ed altro, al regolamento che nel frattempo verrà concordato ed approvato. 
Questo è stato possibile in quanto quell' Amministrazione ha esposto le sue linee guida presentando le bozze del regolamento e relativi allegati tecnici, oltre a documetazione tecnica e iconografia di supporto conforme alla Direttiva 10 ottobre 2012 del Ministro per i Beni culturali per 
"......assicurare il decoro dei complessi monumentali e degli altri immobili del demanio culturale interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti, nonchè delle aree a essi contermini....."
...... e stipulato un protocollo d'intesa con il quale il Comune si impegna a redigere un Regolamento in accordo con la Soprintendenza entro il termine del 30. 4. 2014. 
Quindi, tenuto conto dei tempi per l'espletamento dell' iter di approvazione e del poco tempo a disposizione per l'adeguamento delle installazioni, da poco tempo concesse, al Regolamento in via di modifica , come detto, tutto è stato prorogato al 31 gennaio 2015 - autorizzazioni di occupazione di suolo pubblico comprese.
In data 4 dic. 2013 delibera :
" I dehors già installati prima dell'entrata in vigore del presente regolamento dovranno essere adeguati allo stesso entro e non oltre il 31 genn. 2015 anche nel caso di concessioni e/o autorizzazione di occupazione di spazi e aree pubbliche con durata superiore e quindi dovranno essere sottoposti alle procedure autorizzatorie per la loro installazione secondo i procedimenti previsti, fatto salvo il diritto di occupazione di spazi e aree pubbliche già acquisito "

Quanti modi diversi di Amministrare........... !!!

Trieste aveva da tempo indicato la strada più razionale ...... Grado avrebbe potuto e dovuto fare la stessa cosa.



C'è un Update di Guido che val la pena leggere:

Le " monumentali " che sono state e veranno inoltrate, si configurano quale " richiesta di rinnovo " di autorizzazione per l'occupazione di suolo plubblico con tavoli, sedie ed altro ( tavoli, sedie ed altro che gli esercenti avevano già acquistato in conformità alle tipologie proposte dal Regolamento Interno ). 
Facciamo un'ipotesi : la Soprintendenza  ritiene che la tipologia dagli allestimenti non sia consona al sito di collocazione, ovvero non ne condivide la tipologia. .........a questo punto cosa succede ? .....si butta via tutto ? ...... la Soprintendenza non ritiene, che i materiali usati per la costruzione dei dehors, sia adeguata per un Centro Storico e vicinanze ...........*****

in genere non si fa, i commenti andrebbero al loro posto, ma vista la richiesta di un amico non mi posso sottrarre ad evidenziarli:

 
"Un grazie a Guido Colocci per aver saputo illustrare con chiarezza e lucidità quel pensiero che seppur tenacemente proposto, in tutte le sedi competenti, purtroppo, non è stato accolto ed ha portato alle nostre conseguenti dimissioni dalla Confcommercio - Mandamento di Grado.
Grazie
 

Rosanna & Renzo Dovier 

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10 gennaio, 2014

Risposta degli Imprenditori cittadini

Stavolta con grande rapidità, è arrivata la risposta dei componenti del Comitato Spontaneo Cittadino, va letta con attenzione:

Caro Ennio,
 ti allego la relazione che Sergio Damonte ha letto oggi alla riunione all'Hotel Astoria quale portavoce del Comitato Spontaneo Cittadino.
Oltre che all'Amministrazione è una forte e diretta risposta all'articolo dell'Associazione Noi Cittadini da te pubblicato in data odierna.
Se ritieni di pubblicarla è a tua disposizione.

Nonostante le statistiche ufficiali di fine stagione: - 3% di presenze in meno, per noi imprenditori il 2013 è stato un anno da dimenticare e, considerate le premesse, il 2014, appena iniziato, non sarà migliore.
Considerando che il turismo gradese è composto prevalentemente da una clientela fortemente fidelizzata (dato che deriva dai tanti studi fatti, sia privati che pubblici) destano forte preoccupazione i continui cambiamenti sia della viabilità che dell’ impatto urbanistico che creano non poco sconcerto e confusione alla nostra clientela .
Oltre, infatti, alle tasse e balzelli vari, sempre più onerosi ed insostenibili, si aggiunge la quotidiana corsa ad ostacoli che questa Amministrazione Comunale ci obbliga a fare e che, nostro malgrado e nonostante la più buona volontà, ci vede pesantemente soccombenti! 
Questa la premessa! Consideriamo ora la vicenda delle tende, suoli pubblici, sedie, tavoli, pedane ed affini  senza, però, dimenticare l’altra “ODISSEA” non ancora conclusa: quella delle insegne.
Ad aprile 2010, partivano i primi avvisi di garanzia a circa 20/25 ristoratori, in prevalenza del Centro Storico. Il reato ipotizzato era quello di “abuso edilizio”! Il conseguente processo deve, a tutt’oggi, ancora iniziare.
E’ d’obbligo, ribadire in maniera inequivocabile e definitiva che gli esercenti titolari di manufatti/tende a vario titolo non sono degli “ABUSIVI” né possono essere tacciati come tali!! Se qualcuno ha abusato delle autorizzazioni rilasciate, andava tempestivamente sanzionato dalla Polizia Municipale, organo deputato alla prevenzione ed al controllo della corretta attuazione delle delibere dell’Amministrazione Comunale e non organo di sfogo di malumori, rancori o, ancor peggio, di rivalse personali sui malcapitati imprenditori gradesi! Non siamo più disposti a fare da capro espiatorio di questa deprecabile “guerra sotterranea” tra i vari uffici comunali e tra questi e l’Amministrazione in carica. Vogliamo essere trattati come cittadini e non come “sudditi” o ancor peggio come vittime sacrificali di una faida che non ci riguarda e di cui non siamo neanche lontanamente responsabili! La misura è colma.
Nuove elezioni comunali, nuovo Sindaco. Il problema tende rimane!
Il Sindaco Maricchio, in una riunione su questo problema tenutasi presso la G.I.T. ad ottobre 2011, invitava gli esercenti interessati a smantellare i manufatti “incriminati”(tende) eliminando, così, quello che la magistratura inquirente considerava  un abuso edilizio e, pertanto, passibile di denuncia penale. Garantiva, a coloro che aderivano a questo suo sollecito, la possibilità di re-installare detti “manufatti” rilasciando agli stessi un “permesso a costruire” al posto della DIA (Denuncia Inizio Attività) considerata dal G.I.P. di Gorizia, dott. Leghissa, non costituente titolo ad installare i  manufatti in oggetto e, quindi, tali costruzioni erano da considerarsi abusive. Il Sindaco garantiva che con il “permesso a costruire” veniva a cessare la presunzione di abuso edilizio e che la nuova installazione sarebbe stata, finalmente, in regola con la normativa vigente ed al riparo da qualsivoglia azione sia amministrativa, legale che giudiziaria!
Primavera 2013 prima doccia fredda! Su ordine della magistratura nuovo sequestro, per abuso edilizio, delle tende di quei colleghi che, su indicazione del Sindaco, avevano provveduto a smantellare le strutture e chiedere il “permesso a costruire” e rimontarle forti della nuovo autorizzazione. Secondo il G.I.P., dott. Leghissa, il permesso a costruire su suolo pubblico è illegittimo e, di conseguenza, i manufatti installati sono da ritenersi nuovamente “abusivi” e vanno, immediatamente, smantellati!
Interessante notare che il sequestro dei suddetti manufatti viene eseguito parzialmente. Inspiegabilmente l’ordine di demolizione viene notificato a tre soli esercenti. La demolizione dei manufatti la eseguono solo i primi due!!! INSPIEGABILE!!!
A fine giugno seconda doccia fredda! L’Amministrazione Comunale, su pressioni della Magistratura Inquirente, sempre lui, il dott. Leghissa, (così come riferito dal Sindaco) e senza consultare, preventivamente, le categorie interessate porta in Consiglio Comunale ed approva una variante al Regolamento Edilizio, la n. 10 per la precisione, che va a modificare l’art. 66 che disciplina le tipologie di manufatti esterni che possono essere collocati su suolo pubblico (delibera del Consiglio Comunale n. 16/2013 del 27/6/2013). In questo caso il Sindaco ci aveva garantito la possibilità di presentare entro 20 giorni le nostre osservazioni al nuovo Regolamento, cosa, questa, che , alla prova dei fatti, si è rivelata inammissibile in quanto il Consiglio Comunale aveva approvato una variante e non un nuovo Regolamento. Pertanto, le eventuali osservazioni sarebbero state respinte in quanto non pertinenti. Unica strada percorribile: ricorso al TAR.
Inizia la corsa ai ripari. Riunioni con Assessori, Sindaco, Uffici Tecnici non portano ad alcun risultato vista l’incomunicabilità che regna tra i vari Uffici Comunali in particolar modo tra Ufficio Tecnico e Comando di Polizia Municipale. Ancora oggi, sull’argomento, l’uno smentisce l’altro e c’è una verità diversa da cittadino a cittadino su quello che deve fare per essere in regola e poter lavorare in santa pace.
La storia continua. A metà settembre, circa, una parte (NON TUTTI!!!Perché??) degli esercenti gradesi riceve una lettera da parte dell’Amministrazione che comunica, per motivi di pubblica utilità, la cessazione di tutte le occupazioni di suolo pubblico, nessuna esclusa, a far data dal 31.12.2013. 
A questo punto scoppia il caso “Nulla osta monumentale”!  Vista la normativa da applicare e la mole di documentazione richiesta, nei ripetuti incontri avuti con tecnici ed amministratori, da parte nostra viene pedantemente proposta la necessità di una proroga che, invece, viene sistematicamente rifiutata dall’Amministrazione Comunale. A nulla è valso riportare l’esempio del Comune di Trieste che in maniera lungimirante aveva, invece, adottato proprio lo strumento della proroga in attesa di mettere a regime le indicazioni della Sovrintendenza, contattata, opportunamente, per tempo. La Giunta Comunale di Grado, invece, delibera di punire i propri esercenti togliendo loro anche il diritto di lavorare, inficiando i numerosi investimenti fatti per il tanto auspicato prolungamento della stagione e lasciandoli soli a confrontarsi con la costosa burocrazia. 
Il 9 dicembre giunge voce, poi confermata dagli stessi uffici tecnici che è stata prevista una proroga al primo febbraio 2014 per lo smantellamento di tende con montanti, mentre per le pedane viene previsto che esse vadano a naturale scadenza della concessione: tutto ciò, tempestivamente comunicato dalla scrivente associazione a soci e non soci, viene puntualmente smentita in occasione di un’assemblea tenuta il 19 dicembre alla quale partecipa il sig. Sindaco che, dopo aver incontrato, il giorno prima, la Sovrintendente arch. Picchione, ribadisce: nessuna proroga da parte della Sovrintendenza ed obbligo di smantellare tutti i manufatti e liberare il relativo suolo pubblico oltre che dagli stessi anche da sedie, tavoli, fioriere e quant’altro entro il termine perentorio del 31.12.2013 dimenticandosi, ad arte, delle preesistenze.. Dal 1 gennaio 2014 anno zero per tutti!! Chi ha verificato che questa disposizione venga rispettata da tutti ?
Nella realtà, invece, abbiamo assistito ad un proliferare di date, le più disparate (dal 31.12.2013, 2.1.2013, 7.1.2013, 31.1.2014, 1.2.2014)che hanno creato solo confusione ed incertezza a tutti gli interessati. 
2014! Anno nuovo! La realtà è sotto gli occhi di tutti noi
Proposte:
• Soppressione dell’art. 66 del Regolamento Edilizio Comunale e rimessa in stato pristino dei  luoghi fino al 31.01.2015;
• Studio del Nuovo Regolamento assieme alle categorie interessate, tecnici compresi;
• Stesura del nuovo Regolamento dei “d ehors” congiuntamente alla Sovrintendenza.
Tutto ciò viene chiesto anche a nome dei numerosi nostri dipendenti che,  molto preoccupati, ci affiancano nel  sostenere questa causa.

Movimento spontaneo……… 



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09 gennaio, 2014

Associazione Noi Cittadini- Suolo pubblico

Per una volta il giornale locale è stato più veloce e ha pubblicato per primo il comunicato dell' Associazione Noi Cittadini, ieri ho fatto tardi per i cavoli miei e ho visto tardi le mail, comunque vista l' importanza dell' argomento e l' incidenza che ha nella nostra economia, insistere non fa male e se non altro il testo non è commentato ed è integrale.

Ho ricevuto e pubblico dall' Associazione Noi Cittadini il comunicato stampa:

      Concessioni suolo pubblico e verande a Grado. 
In questi giorni per ordinanza del comune sono state liberate le vie e le piazze di Grado dalle varie occupazioni di suolo pubblico dei pubblici esercizi. 
Una situazione nuova che ha dato l'occasione a molti cittadini di rivedere, dopo molti anni, alcuni spazi pubblici nell'originaria bellezza, liberi dalle tendo-strutture che risulteranno funzionali alle attività commerciali ma in molti casi hanno abbruttito i contesti urbani!
Una situazione che ha determinato comprensibili disagi e lamentele da parte degli operatori ma che andava regolamentata, perché a causa di certi eccessi ed una deleteria politica clientelare si è arrivati a non pochi casi di irregolarità alla viabilità pedonale ed al codice della strada. 
Va compreso che il pregevole ambito del centro storico, a causa dell'assenza di regolamentazioni sensate, è risultato spesso compromesso dagli interessi privati dei pubblici esercizi con scarsa attenzione per l'ambiente ed il pubblico interesse. 
Esempi negativi, di quanto affermato, si sono potuti riscontrare presso tanti ambiti del centro storico, che sono stati letteralmente fagocitati dalle sedie, i tavoli dei locali e dalle verande presenti, con il risultato di compromettere la viabilità pedonale, di far perdere l'utilizzo pubblico di molte piazzette ed in alcune situazioni di limitare addirittura gli spazi per l'intervento dei mezzi di soccorso. 
Diverse vie di comunicazione tra il centro storico e l'ambito esterno risultavano infatti occupate da sedie, tavoli, fioriere, tende, che in caso d'incendio, avrebbero costituito un grave rallentamento all'azione di soccorso dei vigili del fuoco con tutte le conseguenze del caso.
Nel corso degli anni si è stravolta la comprensione stessa di concessione di suolo pubblico, che è divenuta in certi casi un'appropriazione a tempo indefinito da parte del privato, perché di fatto chiunque apriva un locale poteva richiedere una concessione di suolo pubblico, sino al doppio dell'area interna al locale, poi installando una tendo-struttura con chiusure laterali, stufe per il riscaldamento ed in alcuni casi anche le porte, disponeva a tutti gli effetti di una veranda con  ampliamento improprio del locale sia in termini di fiscalità, sia in termini di concorrenza illecita nei confronti dei esercizi analoghi privi di verande. 
Si è arrivati addirittura al paradosso che alcuni locali, chiusi durante i mesi invernali, utilizzavano la veranda come magazzino per depositare le attrezzature! 
La realizzazione di alcune verande impediva perfino il transito dei mezzi di soccorso ed invece di rivedere la concessione pubblica, passate amministrazioni comunali hanno preferito spostare i pali dell'illuminazione pubblica. In pratica l'interesse pubblico veniva sottomesso agli interessi privati!
Va tenuto presente inoltre che le tariffe adottate dal comune di Grado, per l'occupazione del suolo pubblico, ferme dal 1994,  € 0,13 al giorno x mq; durante i mesi estivi ed € 0,08 al giorno x mq d'inverno, sono le più basse d'Italia.
Una situazione amministrativa confusa che ha determinato disagi, discriminazioni tra le varie attività, danneggiando soprattutto chi operava con professionalità, la quale doveva già essere risolta anni fa dalle passate amministrazioni (Marin, Olivotto) tramite un accordo tecnico tra il comune e la Soprintendenza. 
Una situazione equivoca ed illegale che è andata avanti per troppi anni nel disinteresse generale delle istituzioni, Ascom compresa, la quale necessita di essere regolarizzata con la massima serietà ed attenzione nell'interesse di tutti e della stessa credibilità dell'attuale amministrazione! 


Associazione Noi Cittadini di Grado

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08 gennaio, 2014

Ville Bianchi

Rara foto delle Ville in costruzione nel 1902

Caso raro per Grado le Ville Bianchi cambiando di proprietà non hanno cambiato ne destinazione d'uso ne forma, costruite per fare albergo sono state ristrutturate a fondo come albergo.

Ma vediamo succintamente la loro storia che presenta lati interessanti e unici.

Il Barone austriaco Leonardo Bianchi acquista nel 1899 un lotto di terreno contiguo alla spiaggia, proprio vicino all'ingresso del pontile di legno, cosa giudicata all'epoca stravagante perchè i tre grandi alberghi esistenti erano tutti vicini al centro storico, ancor più stravagante perchè non esisteva strada di collegamento con il centro cittadino.

Il Barone aveva idee ben precise e non amava perdere tempo, costruita la strada realizzò in tre anni le cinque ville che compongono il complesso turistico.

La scelta costruttiva di cinque edifici in corpi separati fu una scelta precisa dettata dal particolare bacino d'utenza al quale si intendeva attingere, la nobiltà austro-ungarica che di quei tempi era solita spostarsi con servitù al seguito e preferiva affittare locali attrezzati per essere indipendente ed autosufficiente.
Ogni villa fu dotata infatti di cucine e lavanderie autonome per garantire la privacy degli ospiti.

La scelta lungimirante del Barone Bianchi in qualche modo indicò la fase di sviluppo successiva di Grado lungo la direzione est, colmando le valli si svilupparono le attuali via Carducci e Dante Alighieri.

Le ville sono: Onda, Adria, Stella Maris, Marina e Spiaggia.

L'idea costruttiva originale sembra un'evoluzione della concezione di Cottage Accorpato dove lo stile classico si mescola con l'eclettico e si vedono suggestioni tirolesi e torri castellane.

Un bel tipo questo Barone Bianchi che guidò con polso fermo la sua "firma" sino al 1912.
Un bel tipo al quale la nostra comunita' deve molto; purtroppo lo abbiamo dimenticato.
 Alla sua morte nel 1912, il patrio Consiglio gli dedico' una via presso l'Ospizio marino, un'istituzione che il barone aveva dapprima fortemente voluto elargendo bei soldini e poi per quasi 40 anni benignamente finanziato, una intestazione pero' che fu cancellata nel primo dopoguerra: Quella via e' l'attuale via Fiume. 

Le due guerre mondiali, l'occupazione prima italiana, poi tedesca, tennero le ville bloccate per lunghi periodi fino al 1949 quando ripresero con gli eredi del Barone la loro attività alberghiera.

Il destino ha voluto che siano state risparmiate dalla speculazione edilizia, rimanendo testimonianza di un mondo che fu. 

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07 gennaio, 2014

Sergio Endrigo lettera a Grado


Grazie a Luciano Cicogna che mi segnala questo testo di Sergio Endrigo e del suo disco basato sulla poesia di Biagio Marin.
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"Subito dopo la guerra, ho passato un’intera estate a Grado. Avevo quattordici anni. C’ero già stato prima ma ricordavo poche cose. Il viaggio in corriera (non si chiamava ancora pullman), la lunga strada con la laguna attorno e Grado che si avvicinava come un’isola e isola è sempre stata; le farfalle notturne palpitanti sui vetri della terrazza, mia nonna viennese di cui avevo un sacro terrore, mio zio Aldo Smareglia, i miei cugini più grandi. E, prima di addormentarmi, il fascio di luce di un faro intermittente sulle persiane, il motore di un peschereccio e la risacca sulla diga.
Ora invece avevo tutto da scoprire, la grande libreria di mio zio, la cuginetta del piano di sotto e soprattutto una libertà che credo oggi nessun ragazzo può conoscere.
Una libertà fatta di aria, acqua, luce, senza rumori, pericoli di traffico ed altro. Ero diventato amico dei pompieri che avevano l’autorimessa a pochi metri dalla casa di mio zio e a volte mi portavano in giro sul loro camion rosso luccicante di ottoni. Ricordo sempre l’odore di nafta e acqua che mi portavo addosso al ritorno.
La mattina, dopo aver fatto la spesa alla nonna ed esser stato sgridato e rimproverato perché avevo sempre dimenticato o sbagliato qualcosa, scappavo in giardino, scalavo un muretto ed ero sulla diga, sulla spiaggia libera piena di conchiglie e in fondo alla diga andavo a pescare i “guati” con le “naridole” e i “peoci”.
Ho ricordato tutto questo solo perché Biagio Marin viveva e vive anche oggi nella stessa casa dove abitava mio zio. E’ una grande casa divisa in due da una rete, oggi forse un muretto, che separa i due giardini. Chissà quante volte avrò visto un distinto signore passeggiare tra le zigne, le dalie, i mazzetti multicolori di verbena e le “vanesse” di radicchio e prezzemolo.
O camminare curvo sull’arenile alla ricerca delle sue amate conchiglie, ali di rondine, capesante, ostriche levigate da sembrare vetro.
E oggi ritrovare nei suoi versi quella atmosfera, quel colore, quella malinconia delle sere gradesi quando tutto si placa il mare, il cielo e la gente, per me è una gioia tanto grande da farmi male.
Già il dialetto gradese sta morendo sostituito dalla lingua “ufficiale”, e la laguna con i suoi banchi, le sua valli, i casoni, comincia a conoscere l’inquinamento industriale e forse tra poco la speculazione edilizia.
facemmo un disco con Biagio Marin, grande poeta di Grado.
Nell’altra metà della villa abitava Biagio Marin… Dopo aver fatto questo disco, mi accorsi che non riuscivo nemmeno a pagarmi le spese di viaggio, nonostante sullo statuto della Fonit Cetra (allora IRI) c’erano forti incentivi alla cultura…
Se ci ripenso oggi, mi dispiace molto, ma allora andò così: lasciai perdere. I dischi li ho conservati e oltre alle belle poesie recitate dagli autori, sono interessanti i loro punti di vista su tanti argomenti. Peccato sia finita così…
Cosa resterà della vecchia Grado se non l’Anzolo del Duomo e i versi di Biagio Marin?
[Sergio Endrigo]"


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Purtroppo la cosa non ebbe seguito e sarebbe bello poter avere accesso ai testi e alle canzoni contenute nel disco, se qualcuno sa qualcosa batta un colpo!
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06 gennaio, 2014

Triaca 'nbastardagia

L' immagine è tratta (molto cambiata) dalla raccolta di Mauro Marocco.

E' da un po di tempo che funziona questo sodalizio tra me e Mauro Marchesan con Bruno Scaramuzza che vigila e completa con i suoi preziosi dati storici, oggi, visto il giorno della Befana ossia streghe e stregoni, parliamo di un farmaco misterioso.

La Triaca o Teriaca

Questo rimedio polifarmaco, anzi il più polifarmaco di tutti, è noto da tempo antico. Esso lo si fa rimontare sino a Mitridate, re del Ponto, che, narrasi, l'avesse fatto confezionare per scongiurare tutti i veleni. Raccontasi pure che la ricetta per la sua preparazione sia stata trovata da Pompeo nella cassetta di quel re, d'onde il nome primitivo di elettuario di Mitridate. Nerone lo fece perfezionare da Andromaca, il suo primo medico, e Galeno diede a questo rimedio il nome di theriaca , teriaca da cui triaca.
a Grado la Triaca de Palù ha come al solito regole tutte sue, eccole:
Prima regola: bisogna crederci
Seconda regola: deve essere preparato in mortaio
Terza regola: il preparato deve essere battuto da un moro veneziano
Quarta regola: gli ingredienti sono proposti da una maga
Quinta regola: per i bambini di Grado gli ingredienti vanno raccolti in Laguna
Sesta Regola: quando il preparato é pronto va nel “cugiaron”
Le erbe note
erba della miseria (Tradescantia albiflora)
erba trinita (Anemone hepatica)
erba vetturina (Melilotus officialis)
erba vescica (Utricularia)
erba del pesce (Salvinia)
erba medica (Medicago Sativa)

Mauro Marchesan la descrive così:
 TRIÀCA 'NBASTARDAGIA 
In tel mese de magio 'i astri del sielo 
i rendeva spezial, de la triàca 'l remedio, 
e dute le robe, le essense, le erbe e i vîlini 
i gera buni, viri, magici e genuini. 
I moreli de lipera sensa la suca, 
sensa la cova, le vissere e i bueli, 
i vigniva bugì in tel cugiaron de la striga, 
co' aqua de mar e 'l binbano in diga. 
Púo col pan seco i vigniva 'npastai 
e in bonassa de l'unbría i gera lassai. 
Pre fâla bona 'sta gran medisina 
bisogna bàtela in morter, col sangue de galina, 
co' polvere de rospo, erba de la miseria, 
canela, croco, funghi de làrise e trinità seria. 
E dopo lassala, pre sie ani in cantina, 
in tel solfato de fero o in te la Venessia trementina. 
Un medego o un spessial podeva date la cura 
pre i duluri dî dinti o del serpo la puntura, 
ma solo la triàca te guariva del rosegon dî cani, 
de le freve maligne, de la debolessa dî ani. 
De la peste bubonica, del cànchero e del tifo, 
la cureva i mati e de la cancarena 'l schifo. 
Se podeva tola in te l'aqua o anco in tel vin, 
col suchero o in tel miel pre 'l fantulin, 
la cureva la tosse in te le zornae ingelae, 
e 'l mal in te la pansa in te le noti mastegae, 
ma bisogna purgâ 'l corpo, coi simi de lin, 
netasse dî vermi e del savor de refreschín. 
In tî misi d'inverno gera bona 'sta cura 
che porteva conforto a oni sventura, 
ma bisogneva pregâ 'l Signor benedeto 
che nol te ciamessa stièto al sovo cospeto. 
Triàca/tritume, teriaca (antica medicina polivalente) Vîlini/veleni Lipera/vipera Bueli/intestini Bugì/bollito Binbano/muccillagine Morter/mortaio da cucina Erba de la miseria/Tradescantia albiflora Croco/zafferano (crocus sativus) Làrise/larice Trinità/erba (anemone hepatica) Venessia trementina/trementina di Venezia (estratto dal larice comune) Serpo/serpe Rosegon/morso Freve/febbri Cànchero/cancro Cancarena/cancrena 
Simi de lin/semi di lino. 

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05 gennaio, 2014

Che tipi 'sti Graisani


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04 gennaio, 2014

Anguane o Varvuole







L' immagine l' ho tratta da facebook e poi elaborata non mi ricordo l' autore.

Tra pochi giorni ci sarà la rievocazione del mito delle Varvuole,  Luciano Cicogna mi scrive proponendo un'altra chiave di lettura della loro leggenda:

Per gambia' de di' che le Varvuole le ha a che fa co' i Uscocchi, xe' interessante 'nda' a veghe de le le                   "Anguane".
I dise che l'origine del mito ze romana, ma forsi germanica, le ninfe  le ondine.
La descrission sumigia infati a la nostra tradission.

Storie sulle anguane (agane nelle tradizioni friulane, carniche e ladine dolomitiche) si ricordano soprattutto nelle regioni pedemontane e montane (Carnia, Valli del Natisone, Val Badia,Val Gardena, Fodom, Val di Fassa, Ampezzo), ma sono creature fatate anche di altre zone, per esempio del folklore della Laguna di Grado e di Marano

Le anguane presentano caratteristiche e nature diverse a seconda delle varie leggende e delle località.
Sono conosciute anche come subiane, aganis, ogane, gane, vivane, pagane, zubiane, acquane, longane.

In altre storie sono delle anziane magre e spettrali, o figure notturne che si dileguano sempre prima che chi le incontra sia in grado di vederne il volto

In ogni caso le leggende sulle anguane hanno in comune la presenza, in queste creature, di uno o più tratti non umani.  "dinti de fora e gambe de morelo"

L'altro elemento comune su cui tutte le leggende concordano è che le anguane vivono presso fonti e ruscelli e sono protettrici delle acque.
Talvolta anche dei pescatori (ai quali, se trattate con rispetto, spesso portano fortuna).
"Il Mito de le sardele de oro"
Talora (così come le "sorelle" krivapete) assumono tratti sinistri.

In diverse leggende sono solite terrorizzare o burlare i viaggiatori notturni, spargere discordia, in particolare tra le donne, rivelando segreti e pettegolezzi, inoltre, se insultate, sono inclini alla vendetta, portando sfortuna a vita al malcapitato (molte leggende tuttavia specificano chiaramente che, a differenza di orchi e "strighe", le anguane non uccidono mai uomini o animali).

"infati no le copa' mai nissun" e il mito continua. 
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03 gennaio, 2014

Mali di stagione e medicina popolare


Uno starnuto, due, eccolo là, raffreddore ciclopico e ciclico che ti colpisce regolarmente tra Natale e Capodanno quasi fosse un premio di produzione e allora riflessioni sul come combatterlo.

La medicina moderna ci ha abituato ad associare ad ogni malanno una pillola sicuri che tutto si risolva senza fatica ne sforzo.


Fino a pochi anni fa non era proprio così e i rimedi per i vari malanni erano dettati dalla tradizione e dall' esperienza di personaggi, quasi sempre donne - le fadone -, al confine con la stregoneria che con varie erbe e componenti naturali facili da trovare nell' ambiente preparavano dei composti da applicare sulle parti malate o doloranti e, incrociando le dita, circa funzionavano.

La medicina popolare considerava il corpo, la mente ed il comportamento dell’individuo un insieme indivisibile; infatti la parola farmaco indicava un rimedio sia per il corpo sia per l’anima.
E  farmaci erano anche gli scongiuri, gli incantesimi e anche la musica e la poesia erano intesi come farmaci per l’anima. (li stanno riscoprendo)

Uno dei farmaci popolari più famosi era la Triaca di cui parleremo un' altra volta, con un difetto, per la gente comune era costosissima e quindi irraggiungibile, ma c'erano rimedi più popolari e più economici in quantità;

vediamo alcuni rimedi popolari tra quelli più conosciuti a Grado:

pel "rafredor" - per il raffreddore fare suffumigi di acqua calda di mare.
per al "mal de rece" - l'otite, si usava mettere alcune gocce di olio tiepido nell'orecchio;
Al Mal de Testa, pezze fredde attorno al capo;
Al Mal de Gola, gargarismi con l'aceto;
I Tagi - le ferite, unguento di zinco;
Per i Vermi, spicchi d'aglio intorno al collo infilati in un filo;
Per al Mal de Dinti e Zinzive, decotto di malva;
Per al sangue Grosso, salassi con le "sanguete" sanguisughe
Mal del Simioto (bambini che mangiano ma non ingrassano), massaggi con olio di mandorle dalle spalle verso l'osso sacro per respingerlo;
Mal del Molton (gonfiore al collo con febbre), s'impregna una pezza con bianco d'uovo sbattuto e la si lega al collo sino a che il collo si sgonfia.

Eccetera, eccetera.... i malanni sono tanti e altrettanti i rimedi e quindi continua...  
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