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11 aprile, 2016

#lagunamagazinefvg - Storia di Comunità



Ho passato una bella giornata a Marano Lagunare, invitato per la presentazione di una nuova rivista:   #lagunamagazinefvg .
Rivista nata sotto la spinta dell' Associazione Sapori United  di Marano Lagunare che si prefigge di far conoscere il territorio, le persone, la loro storia e le attività che vi gravitano intorno per dare una spinta giusta ad un turismo del benessere e del godimento slow mostrando e valorizzando le nostre unicità.
Io ho collaborato  con un pezzo sulle  nostre tradizioni, per fare contrasto con quelle Maranesi.
Comunità le nostre che, per quanto geograficamente vicine, hanno mantenuto e continuano a mantenere differenti specificità culturali, entrambe poi totalmente diverse (in questo simili) dalla cultura dell' immediato entroterra friulano, differenze sottolineate dalla caparbia volontà di autodeterminazione di entrambe le comunità.

Una cosa mi ha impressionato, le sale del Museo Archeologico della Laguna di Marano  tre salette stupende dove in pochissimo spazio ben arredato è raccolta la storia di un Paese, il suo racconto antropologico.

Questo mi fa girar le scatole se penso a noi che siamo da 30 anni fermi a sentire vaghe promesse e carrettate de "Ciacole".
Chiunque vinca le elezioni deve impegnarsi come Amministrazione per realizzare una sala dove si possa raccontare con audiovisivi, documenti, fotografie e reperti la nostra di storia, senza passare per forza attraverso enti inutili come le sovraintendenze che fanno da tappo ad ogni idea.
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10 aprile, 2016

Referendum- Un SI d' amore


Voterò SI al Referendum del 17 Aprile e ritengo sia doveroso spiegare il perché. 

Renzi non lo vuole, già questo dovrebbe dare forza alla partecipazione massiccia di tutti.

Storicamente i Referendum sono stati sempre avversati da chi governa e sostanzialmente disattesi nel tempo perchè hanno sempre trovato il modo di aggirarli con nuovi dispositivi legislativi successivi, ma sono una fantastica forma di ricompattamento sociale, un modo di superare le colorazioni politiche per risentirsi Gente.
Si riempiono la bocca- i politici - della parola Popolo quando gli occorre salvo fregarsene subito dopo dello stesso  POPOLO. 

Ci sono poi fatti pratici per votare SI :
Il punto che ritengo fondante è quello relativo alla concessione a privati di un bene pubblico per un tempo illimitato, che è in franca violazione delle direttive comunitarie  e che dunque rende sanzionabile l’ Italia in sede europea  anche laddove vincesse il no o il quorum non fosse raggiunto. 
Ennesima dimostrazione, laddove ce ne fosse stato bisogno, che a questo governo manca ogni misura del diritto.

Ultima e più importate delle motivazioni per un SI massiccio:

Io amo il mare, voterò SI  per una questione d’ Amore.

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09 aprile, 2016

Lettere in Bottiglia



Un amico appassionato di Grado e di musica mi segnala questo testo di Sergio Endrigo e del suo disco basato sulla poesia di Biagio Marin.
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"Subito dopo la guerra, ho passato un’intera estate a Grado. Avevo quattordici anni. C’ero già stato prima ma ricordavo poche cose. Il viaggio in corriera (non si chiamava ancora pullman), la lunga strada con la laguna attorno e Grado che si avvicinava come un’isola e isola è sempre stata; le farfalle notturne palpitanti sui vetri della terrazza, mia nonna viennese di cui avevo un sacro terrore, mio zio Aldo Smareglia, i miei cugini più grandi. E, prima di addormentarmi, il fascio di luce di un faro intermittente sulle persiane, il motore di un peschereccio e la risacca sulla diga.
Ora invece avevo tutto da scoprire, la grande libreria di mio zio, la cuginetta del piano di sotto e soprattutto una libertà che credo oggi nessun ragazzo può conoscere.
Una libertà fatta di aria, acqua, luce, senza rumori, pericoli di traffico ed altro. Ero diventato amico dei pompieri che avevano l’autorimessa a pochi metri dalla casa di mio zio e a volte mi portavano in giro sul loro camion rosso luccicante di ottoni. Ricordo sempre l’odore di nafta e acqua che mi portavo addosso al ritorno.
La mattina, dopo aver fatto la spesa alla nonna ed esser stato sgridato e rimproverato perché avevo sempre dimenticato o sbagliato qualcosa, scappavo in giardino, scalavo un muretto ed ero sulla diga, sulla spiaggia libera piena di conchiglie e in fondo alla diga andavo a pescare i “guati” con le “naridole” e i “peoci”.
Ho ricordato tutto questo solo perché Biagio Marin viveva e vive anche oggi nella stessa casa dove abitava mio zio. E’ una grande casa divisa in due da una rete, oggi forse un muretto, che separa i due giardini. Chissà quante volte avrò visto un distinto signore passeggiare tra le zigne, le dalie, i mazzetti multicolori di verbena e le “vanesse” di radicchio e prezzemolo.
O camminare curvo sull’arenile alla ricerca delle sue amate conchiglie, ali di rondine, capesante, ostriche levigate da sembrare vetro.
E oggi ritrovare nei suoi versi quella atmosfera, quel colore, quella malinconia delle sere gradesi quando tutto si placa il mare, il cielo e la gente, per me è una gioia tanto grande da farmi male.
Già il dialetto gradese sta morendo sostituito dalla lingua “ufficiale”, e la laguna con i suoi banchi, le sua valli, i casoni, comincia a conoscere l’inquinamento industriale e forse tra poco la speculazione edilizia.

facemmo un disco con Biagio Marin, grande poeta di Grado.
Nell’altra metà della villa abitava Biagio Marin… Dopo aver fatto questo disco, mi accorsi che non riuscivo nemmeno a pagarmi le spese di viaggio, nonostante sullo statuto della Fonit Cetra (allora IRI) c’erano forti incentivi alla cultura…
Se ci ripenso oggi, mi dispiace molto, ma allora andò così: lasciai perdere. I dischi li ho conservati e oltre alle belle poesie recitate dagli autori, sono interessanti i loro punti di vista su tanti argomenti. Peccato sia finita così…
Cosa resterà della vecchia Grado se non l’Anzolo del Duomo e i versi di Biagio Marin?
[Sergio Endrigo]"



Un messaggio in bottiglia lanciato nel mare di Internet.
 Sarebbe bello poter avere accesso ai testi e alle canzoni contenute nel disco.
Qualcuno lo ha? 
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07 aprile, 2016

Asceta o Para-Guru



Situazione fluida a Grado, i primi sondaggi fra le cube segnalano una folla di candidati tutti pesantemente dotati di squadracce di fedelissimi pronti a tutto pur di far firmare la lista che li rappresenta e di avere un posto al sole del Palazzo Municipale.

Qualcuno ha anche avvertito della presenza di un guru della politica che imposterà la campagna elettorale di uno dei papabili adottando i metodi degli spin-doctor americani, presentando le scelte di un partito politico e del suo candidato ideale sotto una luce favorevole a costo di modificare la realtà dei fatti creando pseudo eventi per attirare l'attenzione dell'elettorato. 
Lo solleciterà, cioè, su temi marginali ma di grande effetto per creare fidelizzazione, stimolando il grado di soddisfazione dell'elettore per ottenere in cambio un alto grado di fedeltà dello stesso.

Questo Guru, deve instaurare un rapporto di intimità profondo tra il candidato e l'elettore, rafforzando il grado di dipendenza per quando riguarda la conoscenza e la comprensione delle cose politiche del nostro paese.
Avrebbe così delineato la figura ideale del candidato:

Le doti principali del candidato sono l'adulazione e l'opportunismo: è di sinistra ma anche di destra, dice di amare le donne ma anche gli uomini, parla da prete ma anche da cultore di idee crude, espresse preferibilmente in un italiano incerto. 
Deve essere giovane ma anche vecchio, non ha un pensiero, ma finge di averlo
. 

Se è così, sto qua più che un Guru me par un Para-Guru. 

Delineata a grandi tratti la figura e visto l'affollamento previsto per la votazione tardo primaverile, dato l'esito incerto del risultato e le numerose squadre partecipanti, si adotterà non la scheda elettorale ma la schedina elettorale con il classico metodo dell' 1 x 2.

Consigliato il sistemone. 
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06 aprile, 2016

A Gravo Mio



Quii che nasse a Gravo
i ze fortunai
perchè i 
nasse za studiai

Queste rime sono dedicate ai tanti graisani che per vicende personali hanno dovuto lasciare il proprio Paese, sono state scritte da uno dei nostri più grandi intellettuali, poeta e filosofo, esule perchè irredentista.


A Gravo Mio


Quel che vevo intè 'l cuor mè no he possuo,
Su le tò rive povere, otigni;
Mischin, senza conforti,me ha scugnuo
Da le are tove, da i to rii partio.

Ramingando pel mondo, me he veguo
Maravege che un oltro no el pol dì
De 've, intra Buso e Sdoba, cognossùo,
Se co tu l'ha passao duti i so di.

E pur, e pur! o dolze Gravo mio,
Te porto in mezzo a l'anema co Mè
E sempre, Gravo mio, te portarè.

In brazo a tu son nato; e'l desiderio
De la sò cuna (cussi el vol Idio)
No se distùa che drento el zimisterio! 

sebastiano scaramuzza

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05 aprile, 2016

La Comun



Un bell' impegno oggi fare il Sindaco.
 " Sindaco ", che dovrebbe essere campione di equità , deriva dal greco  syn (insieme) e dike (giustizia.


Non hanno mai avuto vita facile i Sindaci del nostro Comune, la vivacità (sic) della nostra gente, l' insofferenza alla prepotenza  di certuni, la piaggeria e la noncuranza della cosa pubblica di tantissimi altri (sempre pronti a salire sul carro del vincitore ma allo stesso tempo prontissimi a scendere)  porta a formare uno strano mix quasi sempre esplosivo che rende la vita difficile se non impossibile a chi governa.

Un tempo poi potevi nascondere le cose profittando della mancanza di mezzi d' informazione, oggigiorno non è così tutto deve essere in trasparenza  con un' opposizione ferrata e pronta, tutto viene visto e giudicato in diretta e non ci si fa pregare per dissentire anche pesantemente, ma vediamo un poco con gli occhi del passato cos'era per il popolo graisan "La Comun"

"La Comun" così è detto il Palazzo Comunale, nelle cui sale la vita cittadina viene amministrata con fortune alterne da secoli.

La storia popolana fa iniziare la sua costruzione al Doge Pietro Orseolo all'inizio del 1100 ma sembra che sia datato in epoca posteriore e conta varie ricostruzioni.

L'Aula del Consiglio ove si svolgeva la vita pubblica del paese era vasta e poteva contenere tutti i convenuti alle adunanze, dette "le concioni de tota universitate Gradi".
L'aula pubblica era rivestita in legno con il soffitto in travi curvi come il fasciame di un'imbarcazione.
Tutto intorno, lungo i muri stavano i banchi dei consiglieri.
Una parte del palazzo serviva da abitazione al Conte di Grado.

Erano frequenti le grandi riunioni "delli huomini del luoco" con la folla al centro dell'aula vociante e indisciplinata e i consiglieri e il Conte seduti severi e silenziosi attorno (più o meno come oggi no?), ma le proposte venivano ascoltate, discusse e poi decise collettivamente(uguale, uguale ad oggi) .
Quel Consiglio in quel Palazzo rispettava i sentimenti locali, riproponendo sempre la ragion di Stato Veneta, accompagnata da un forte senso religioso e si considerava figlio del Patriarcato.

La legge del governare era considerata una vicenda seria, rapportata ovviamente alle necessità di ben governare poca gente, ma esigeva il rispetto delle Istituzioni da parte del popolo dandosi un cerimoniale aristocratico, in cambio restituiva rispettabilità e attendibilità nelle decisioni comuni. 







 i nostri vecchi saggiamete dicevano:
"robe de la Comun, robe de nissun" 





Come al solito, mi fa piacere che Bruno Scaramuzza integri con le sue notizie le storie che io inizio, il commento, che rimane, lo pubblico come :

UPDATE!...una zonta pre conpletà, rende un atimo più ciara la situassion...alora, 'l timon 'l gera in man a 'l Conte vignùo da Venessia giutao intè 'l sovo lavor da sete òmini, la Banca, sinque eleti fra le famege citadine (la Nobiltae graizana) e do fra le famege popolane...però, però, a le adunanse, verte a duta la popolassion (zùvini e veci, basteva 'vè più de vintisinque ani), duti 'veva dirito a la parola e a 'l voto (una sola ecession, i popolani no' i podeva votà i afari "finansiari"). Se un foresto voleva diventà "citadin" de Gravo, 'l feva la sova bela domanda alegando la soma de 80 ducati d''arzento (la paga de un ano de 'l Piovan). Se la domanda no' la passeva 'l valio de la comissionn, i soldi i gera persi. Viniva promossi, de norma, solo duturi, spessieri e ceruseghi (i chirurghi) e garghe botegher o oste, mai gnissun che 'l vessa de fa co' 'l pesse e afini (soraduto se 'l gera mundi sior). La pesca,de mar o de palù, motor de la nostra economia, la gera solo e senpre in man graizane. Poi venne il progresso ed oggi, a Grado, ci sono meno gradesi (viri) di cento anni fa e al posto de comando zè i furlani (nel senso che chi viene da fuori o zè un furlàn o zè un taljan o un....metè voltri, cu che volè). Ciao Enio, Bruno te saluda


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04 aprile, 2016

Albero della Cuccagna


C' è un' aria di festa in Paese, l' approssimarsi delle elezioni Comunali porta un sacco di pretendenti a prepararsi a salire, con il sorriso e pacche sulle spalle,  sull' albero della cuccagna del governo comunale.

Nel mio paese ogni tanto spunta il personaggio del momento. 
Quelli più bizzarri arrivano sulla bocca di tutti, e basta qualsiasi loro minima capacità, leggenda o pettegolezzo per portarli nelle piazze e nei bar in cui ci troviamo a discutere. 
E le storie si gonfiano, si plasmano, passano di bocca in bocca un po’ copiate e un po’ esagerate, fino a diventare una storia nuova e differente, ma sempre incredibile. 
Sempre pazzesca.

Nel mio paese serve poco per far parlare di sé. 
Basta fare qualcosa, o dire di averlo fatto. 
Non importa che sia vero: 
il chiacchiericcio lo porterà comunque ovunque.

Il chiacchiericcio si trasforma in "Sussurri delle Cube"

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03 aprile, 2016

Diritto di primogenitura



Il 3 aprile 1077 rappresenta una data fondamentale per la storia del Friuli. A questa data risale infatti la nascita dello Stato patriarcale friulano (la Patrie dal Friûl), un’istituzione guidata dal Patriarca di Aquileia che riunirà fino al XVIII secolo il Friuli e molti altri territori limitrofi.
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Leggo dell' anniversario dei quasi 1000 anni della nascita del Friuli con la nomina del Patriarca di Aquileia a Duca del Friuli nel 1077, vale la pena sottolineare che i Patriarchi all' epoca erano due uno a Grado ( l' originale) e l' altro, il suddetto Duca tedesco, ad Aquileia (in effetti la sede era Cividale).
Ecco è più o meno da quel tempo che noi non andiamo esattamente d'accordo con i nostri vicini e ormai fratelli friulani ai quali auguro buon compleanno con questa breve storia delle origini:

Mi diverte pensare che è bello e sano alimentare una polemica confrontando la storia della lingua friulana, il nostro dialetto e il diritto di primogenitura.
È stato troppo spesso detto che il friulano odierno sia il diretto continuatore del latino regionale parlato ad Aquileia. 

La cosa potrebbe in effetti darsi per scontata senza l'esistenza di Grado con il suo dialetto, sbocciato come un fiore di laguna, mantenutosi incontaminato sino al recente avvento del turismo di massa e che manifesta ancor oggi, integri ed eternati dal nostro poeta Biagio Marin, i caratteri di un arcaismo ignoto altrove. 

A Grado, grazie alla sua perifericità ma soprattutto alla secolare decadenza, l'apporto della lingua veneta  è stato del tutto trascurabile, si può parlare con ragione di un dialetto senza contaminazioni.

All'epoca del suo splendore, Aquileia fu indubbiamente la mediatrice della latinità non solo nell'odierno Friuli e nell'Istria, ma in buona parte dell'intera Gallia cisalpina.
L'attrazione culturale da lei esercitata era enorme e valicava i confini delle Alpi raggiungendo il Norico e la Pannonia. 

Se vi è però un dialetto che possa più degli altri vantarsi diretto erede della latinità aquileiese, questo non può essere che il gradese e ciò per fin troppo ovvie ragioni storiche ed etniche. 

"Ma nell'Aquileia di oggi si parla friulano.
Anche qui è la storia a chiarire l'apparente contrasto. 

Anzitutto il confine linguistico corrisponde al confine politico che per tanti secoli tenne separata la laguna dal suo retroterra. 
Di qua Bisanzio e di là i Longobardi ì quali non vogliono dipendere da un Patriarca suddito dì Bisanzio e insistono perché si ripristini quello di Aquileia. 
Il papato, nell'intento di accontentare tutti, lascia al suo posto il patriarca di Grado per i territori soggetti a Bisanzio (da Venezia all'lstria) e crea un doppione per il territorio longobardo. 
Ma Aquileia non è che un cumulo di rovine. 
I Longobardi hanno una nuova capitale, Cividale, ed è lì che, dopo una breve dimora a Cormons, risiede il novello patriarca che pur si fregia del titolo di Aquileia.
La dominanza del parlato tedesco su quello latino è definitiva con l' avvento dei duchi tedeschi.
Le strade delle due lingue sono divise definitivamente!"
Tratto da "Giuseppe Brancale & Lauro Decarli, Istria, Dialetti e preistoria" 

Capito?  Siamo noi gli eredi della latinità Aquileiese non i friulani!

Anche se ora il dialetto è in completa defaillance (termine derivato dagli occupanti francesi) e parlato interlacciato con termini in lingua o addirittura inglesi (a ricordo del rogo del Comun) e destinato a corrompersi sempre più visto che le mamme pretendono la parlata in lingua dai loro pargoletti.

Anche se noi abbiamo inventato un nuovo tipo di linguaggio, usato soprattutto nei socialnetwork,  il "Graisanglobal" uno strano dialetto maccheronico con un mix di parole  dove si rinuncia ad ogni tipo di sintassi pur di comunicare qualche cosa.

Le origini sono nobilissime e uniche!

Sapevatelo e non vergognatevelo! 
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02 aprile, 2016

C'era una volta e poi...

C'era una volta un bijoux di  paese  poi...

Piccolo escursus fotografico del nostro passato recente, prima dell' arrivo dei pesci..cani  del cemento.


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01 aprile, 2016

Primo di Aprile, primo bacio



Una giornata che molti dedicheranno agli scherzi, profittando dei social se ne leggeranno di ogni...
Devo dire che ...basta, io invece mi rivedo  bambino, adolescente dai, e mi ritorna prepotente in mente la storia del mio primo bacio.

Avevo quattordici anni ed ero allievo del Convitto di Cividale, la vidi la prima volta in Duomo, io in divisa di panno blu con guanti d' ordinanza in una calda giornata di aprile.
Sguardi  che si intrecciano tra i banchi della Chiesa, Lei in abitino azzurro fra i banchi delle Orsoline, una nuvola.

Farfalle  che si posano su mille fiori, pensieri  come bollicine, mi aveva notato!

Dopo intense ed affannose ricerche, pagando pegno pesante con amici ed amiche del nostro piccolo e ristretto mondo - Il Convitto era dirimpettaio- con il Natisone in mezzo - del convento delle Orsoline - riesco a farle arrivare un messaggio dove mi propongo per un incontro.
Sudori freddi per settimane, si il tempo correva veloce ma le comunicazioni erano lente, finalmente riusciamo a stabilire tra mille cautele un luogo di incontro.

Io arrivai per primo in una stanzetta di un bar del centro cittadino, sudori freddi che si asciugano all' istante quando la vidi, stava quasi sull' attenti braccia lungo i fianchi, ferma come una statua, mi avvicinai e a circa un metro da lei mi fermai e cominciai ad allungare i collo, prendendo l' iniziativa per paura che il momento magico passasse.

Mi sporgevo come un gabbiano nello spazio tra di noi.

Le sue labbra erano appena schiuse io ci finii sopra per caduta, un cozzare di denti, un intreccio di incisivi, non un bacio ma un atterraggio di fortuna.

Ritirammo le teste per rimbalzo.
Ma lei fu generosa, dopo il primo scomposto tentativo, mi offrì una seconda occasione, avvicinandosi, morbidezze sue contro costolame acuminato, il mio.

Respirai il suo fiato.

Da allora so che il bacio è l' apice dell' intimità amorosa, il massimo traguardo di fusione.






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