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13 luglio, 2016

Illusione, dolce chimera



I Merlato erano una famiglia importante nella storia gradese, ma capita che si interrompa qualcosa nella trasmissione dei propri geni alle generazioni successive e ci si estingua.
Sior Antonio Merlato era uno degli ultimi rappresentanti della famiglia, l' essere molto solo lo portava ad esagerare nel bere e spesso parlava e sognava a voce alta "là De Tanori"

Sior Antonio Merlato  conversa con se stesso nascosto nel buio della sala la "De Tanori"portato sempre più lontano dalla mente man mano che il livello di alcool nel sangue cresce:

...E ciacolemo de sogni  -Illusione dolce chimera sei tu!- 
No me resta che le ilusion...i sogni...in 'stà  Isola Isolagia.

I sogni sono importanti aiutano a vivere, costano poco, anzi niente...
Allora facciamoli 'stì sogni, si possono avere "ad occhi chiusi o aperti" "in piedi o stravaccati, in bianco e nero, in tecnicolor."
Ricordatevi nessun sogno è proibito...tutto è permesso in sogno! Tutto!.

Quando ero bambino sognavo di avere un paio di scarpe di cuoio, come quelle dei figli dei signori, quando le ho finalmente avute mi facevano un male cane e così son tornato a camminare scalzo, come d' abitudine, con le scarpe in mano, per mostrarle agli altri.
Questi sono sogni da povero. 

Ho letto da qualche parte che "Il sogno di oggi può essere la realtà di domani".
L' altra notte ho sognato che noltri graisani 'ndeveno duti d'acordo per "al ben del Paese"... si si! - Campa cavalo che l' erba cresse e l' acqua la cala! -
Come si può negare ai Comandauri dell' Azienda di sognare una stagione di caldo e che duri da Pasqua ai Santi e magari con meno personale da pagare per aggiustare così tutti i conti, e senza dover risolvere problemi di:
Nuove Terme, Arenile che scompare con sciroccali, fango incipiente, il pontile che sprofonda, locali che non rendono.

Come si può negare ai Signori Ristoratori di sognare clientele che spendano e spandano, non capiscano un tubo e paghino senza rompere le scatole con la tiritera " il pesce è fresco o congelato".

Un sogno poi non si nega a nessuno, non vogliamo mica negarlo a coloro che progettano di costruire un grattacielo in "Savial" o un Palazzo di Vetro vicino alle Chiese o addirittura al posto delle Chiese:

No! il sogno non nega nulla a nessuno e così continueremo a sognare.

Ma un' oltra volta!
-ricordo che questi sogni sono tratti e adattati da me da :

"storie di Giovanni Marchesan (Stiata)"
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12 luglio, 2016

Sior Iacu Fracanapa



Leggere Massimiliano Cicogna -Massi Tachelo nel suo libretto "Le gno Do Scale" con il suo dialetto gradese dalla parlata popolare, ti fa rivivere quadretti di umanità struggente, ti riporta indietro nel tempo e leggendo, oltre a vedere la Grado di un tempo che fu, ne senti gli odori, i rumori della varia umanità che gira intorno ai "mamuli de Savial"

Questa volta dipinge con le parole la figura di un artigiano, un calegher, per di più friulano d'origine e quindi la presa in giro dei bambini del Savial è garantita con scoppi di rabbia del poveretto preso per i fondelli:

SIOR IACU FRACANAPA

Lo ciamévemo Fracanapa perché ’l gera de Servignan, el feva ’l calegher propio sul canton dei Stefenini.
El se veva mariao co’ una de Gravo, el gera mundi cativo e ’l sigheva duto al giorno.

Noltri ’ndevévemo a fài dispeti soto al barcon e sighévemo:
 « Fracanapa, Fracanapa », e elo ’l ne rispondeva: « la merda che ve ’ntaca ».

Un giorno passo per de là sensa acorseme, el me ciapa pel cupin, el me tira drento, el me liga sula cariega vissin ala machina de cusì e ’l me dise:
« ciò, bruto fiol d’un can, desso t’ha finio de tóme la vita, te meto una bela siola sula boca (cussi no tu ’i romparà più le bale a nissun).
Me digo: « ma sior Iacu, me no gero 'sta volta, lo zuro! » - el me veva ciapao propio quela volta che no i vevo fato ninte.

Intanto passa Angelo, el me veghe ligao e ‘l taca a sigà:
 « Fracanapa, Fracanapa »,
elo el vien fora per ciapà Angelo e me scampo co' duta la cariega sensa che elo ’l me vega e vago scondeme in curidor de Nando Stefenin.
El torna in botega e nol me cata più.

Me, rivao a desmolàme, 'i porto la cariega fora dela botega e là scuminsio a tòi la vita, e cussi me vevo pagao.

Un giorno gno mare la me manda a portài le scarpe de gno pare ma me no vevo coragio de ’ndà drento, gno mare la domanda al perché, alora me i spiego... gnanche finio me riva un patafòn in viso:
 in quela volta i genituri i gera fati cussi.

M’hè fato coragio e son ’ndao drento:
 « buongiorno sior lacu », « qua tu son e t'ha coragio de vigni drento, fassia tosta! ».
I domando scusa, la vegarà che d'ora in poi no 'i diré più cussi, — bon vegaremo —. 'I lasso le scarpe e vago via.

De quela volta semo diventai amici.


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11 luglio, 2016

Nautofono. Ultimo baluardo

Un piccolo mondo che va a morire.



Dal 2008 il nautofono giace abbandonato in cima alla scogliera che delimita il canale d’accesso a Grado. 

Abbandonato? Si !, perché mancano i fondi per la manutenzione ordinaria e straordinaria ed essendo di proprietà dello Stato, a meno che non  s’inizi e si concluda positivamente la solita trafila burocratica tra Roma e gli amministratori locali, nessuno può metterci mano. 

A me, comunque sia, il suono del nautofono manca come ad altri, più anziani, potrebbe mancare il suono delle campane della chiesa che si usava un tempo con la nebbia. 

Il nautofono  era una sveglia intelligente (in verità qualche volta l'ho odiato), seppur non dotata di circuiti elettronici: t’avvisava che potevi continuare a dormire solamente se c’era quella nebbia che t’avrebbe impedito d’andare a pesca.

La storia del nautofono parte da lontano e grazie al lavoro di scavo di Bruno Scaramuzza e alle traduzioni di Luciano Cicogna mi sono arrivati questi stralci della London Gazette che nel 1875 annotava che si sostituiva la campana della Mula di Muggia con un nautofono più efficace e moderno.


603 THE LONDON GAZETTE, FEBRUARY 1875
NOTICE TO MARINERS.
(No. 16.) – MEDITERRANEAN - ADRIATIC, TRIESTE BAY.
Alteration in Fog Signals, Grado Light- Vessel.
THE Austrian- Government has given notice, that the following alteration has been made in the fog signal employed in the Grado light-vessel, Trieste Bay.
The fog bell has been superseded by a steam trumpet, which in thick or foggy weather will sound a blast of five seconds duration, with alternate intervals of five seconds and forty-five seconds between the blasts. In calm weather the trumpet is said to be heard from a distance of about 6 miles.

02/1875 Il segnale antinebbia a campana e’ stato sostituito da uno a sirena che, nel caso di nebbia spessa o di tempo nebbioso, suonera’ un segnale di cinque secondi di durata con alternati intervalli di cinque e quarantacinque secondi fra i segnali. In tempo calmo la sirena sara’ udibile da una distanza di circa sei miglia.

10/06/1879 Si intendono fare le seguenti modifiche nel funzionamento delle luci del faro di Muggia: la luce rossa fissa verra’ rimossa ed al suo posto verra’ installata una luce fissa e lampeggiante, mostrando alternativamente lampi rossi per trenta secondi e bianco fisso per trenta secondi.
 
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10 luglio, 2016

Tutti al mare

Il cervello fuma, massa coldo...
Bagnetto con la Gioc...Onda.


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09 luglio, 2016

55° dell' APG un anno dopo

A Gentile richiesta posto una fotocomposizione di 1 anno fa scattate al ritrovo dei simpatizzanti e tesserati dell' Associazione Pallacanestro Grado in occasione del 55° anno di fondazione.

Un ritrovo di amici con una grande passione il Basket:


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08 luglio, 2016

Gli Anziani- il Crepuscolo



In una discussione neanche tanto accesa mi son sentito dare dell' -Anziano- da parte di un giovanotto con la bocca sporca di latte e mai uso al duro esercizio quotidiano dell' esistenza.

L' aut-aut del giovane rampante è stato - se sei un sessantenne o più, fatti da parte da solo o ti defenestriamo per legge perchè ormai hai raggiunto un TOT anni (sto tot fa paura per la sua brevità violenta).


Tutto sto parlare di rottamazione, di anziani scaduti come fossimo mozzarelle, ti mette i brividi.

Siamo considerati viaggiatori della sera, un ingombro  costoso per di più con le nostre pensioni, anche se maturate per aver lavorato tanti anni, perchè la società  dovrebbe tornare a crescere, a guardare al futuro, mentre noi ormai abbiamo più passato che altro.


Eppure la scienza medica e biologica fa di tutto per prolungarci la vita, che si fa dopo?

Per vent'anni, tanta è la differenza tra le probabilità di vita e la data del pensionamento (mi sto toccando nelle parti nobili), potrò sostare all' esterno di cantieri stradali per commentare e criticare il lavoro degli operai, potrò vigilare agli incroci per far passare le scolaresche, oppure vagare tra sedi di associazioni commentando le partite a carte di altrettanti anziani come me appoggiato a bastoni e alla fine a treppiedi?

Ci consentono di vivere a lungo ma ci vogliono far diventare inservibili e insopportabili.

Una volta agli anziani ti rivolgevi per le previsioni del tempo, ora all' età di internet digiti  ilmeteoincolmata.it  e ti danno le previsioni esatte al numero civico in cui abiti, mentre mio papà una volta se gli chiedevi che tempo avrebbe fatto l' indomani guardava il volo delle rondini, umidificandosi il medio si sporgeva dalla finestra e ti faceva le previsioni per tutta la stagione.

Ti rivolgevi al nonno anche per la scelta delle morose perchè se era d' accordo lui eri sicuro che andava bene.

Ora il mondo è cambiato e il nostro posto è davanti alla TV e basta, a nessuno interessa le storie di un tempo che fu, tutto deve guardare in avanti per il giovane feroce e vorace che vuole conquistare il mondo senza nulla sapere del suo passato, un mondo dove i padri si comportano da adolescenti, un mondo dove la responsabilità è considerata una debolezza, un mondo dove la voglia di cambiamento è diventata una brutale necessità.

Comincia piacermi sempre meno 'sto mondo, (non sarà una tattica studiata a tavolino per farti andare in depressione?).
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07 luglio, 2016

No Corcai




























Quanto i rompe, dalle 4 de matina. 
Ps: troppo bella per non updatare il post:
Enzo Tirelli dix:  Tu vol spopolà al Paese?
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06 luglio, 2016

Mania del Benessere



Una della abitudini che  chi ci governa ha fatto propria è l' uso sconsiderato delle parole inglesi, in specie in materia economica.
Considerato poi che il livello  di alfabetizzazione linguistica dei nostri politici più rappresentativi è pari quasi a zero consiglierebbe un uso cauto (discorsi in inglese maccheronico, con verbi all' infinito e in prima persona, il me..me..me non è solo cosa nostra, del nostro caro Premier Renzi) ma tant'è, fa moda e il popolo è meglio non capisca del tutto.

Dopo la Spending Review (revisione delle spese) quali altre ingegnose misure finanziarie
 (Smart Tricks) adotterà il governo Renzi per risanare i conti dello Stato (Public Hole)?

La Gaining review (revisione dei guadagni).
Rivedere le spese non basta se non si rivedono anche i guadagni. 

La Gaining Review consiste nel tagliare tutti gli stipendi (si intende i nostri, non i loro) di almeno un dieci-quindici per cento. 
Grazie a questo provvedimento gli italiani saranno più poveri, e potranno così accettare con maggiore naturalezza i drastici tagli della spesa pubblica. 

Gli studi economici più aggiornati spiegano infatti che l’impoverimento ha come ricaduta virtuosa una diffusa rassegnazione (happy re-falling).

Trovare il proprio ospedale di zona chiuso sembra inconcepibile a un benestante, abituato a una vita funzionale e agiata; ma è del tutto naturale per un morto di fame, che trova già sorprendente avere un letto a casa sua, figurarsi trovarne uno in ospedale. 
Ora poi per rendere la cosa ancora più accessibile ti puoi connettere al sito della Sanità Regionale e ti diranno in diretta che il posto non c'è, vuoi mettere il servizio?

Meno pretese, meno illusioni, più rassegnazione.

«Governare un paese povero», spiega un docente di Economia della Depressione a Milano, «è il sogno di ogni ministro delle Finanze.
Meno pretese, meno illusioni, più rassegnazione.
La gente deve smetterla di rovinarsi la vita con questa assurda mania del benessere».

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05 luglio, 2016

L' Ulisse la Nave



Di tutti i mezzi di trasporto, la nave gode di una posizione del tutto particolare: essa è considerata, oggi per lo più inconsciamente, non una cosa o un oggetto, ma una creatura vivente che ora prende, ora dà: 
una creatura con i suoi amori, i suoi abbandoni, le sue resistenze e rifiuti, i suoi malumori e le sue rabbie. 

Ha persino un nome, un atto di nascita, un battesimo, un destino e, infine, un atto di morte perché ogni nave, come ogni essere umano, nasce, vive e muore secondo un destino che sembra già stabilito: i giapponesi recitano persino delle preghiere per le navi morte

Chi ha governato una nave o anche una piccola imbarcazione, non può non aver notato la sua personalità: due imbarcazioni identiche hanno comportamenti diversi e un vero e proprio «temperamento» che si manifesta nel confronti del mare e degli uomini.

L'uomo moderno si rende vagamente conto di tutto questo e, senza soffermarvisi troppo, lo attribuisce alle caratteristiche costruttive o a quelle ambientali del momento, ma ai tempi dei nostri nonni e dei nostri bisnonni, ciò aveva un significato arcano, misterioso e, nelle ore libere, i marinai si raccontavano storie fantastiche, citando nomi, date e luoghi, nelle quali le navi erano protagoniste di avventure soprannaturali.

L' Ulisse, la nostra nave, è un meticcio ben integrato in un contesto contrastante e dominato da campanilismi accesi.
E' stato progettato da un cantiere friulano, sognato e realizzato da un triestino-esule, finanziato e di proprietà di una Società Maranese condotto da un equipaggio misto maranese graisan.
E' una nave modernissima, probabilmente il massimo nel suo settore specifico, con una filiera di lavorazione del prodotto ininterrotta, frutto di osservazioni ed esperienze raccolte in varie parti d' Italia.

Un esperimento di collaborazione tra teste calde, campanilismi accesi controllati dal comune desiderio di far bene, il trionfo del buon senso sui pressapochismi dominanti, un' operazione commerciale ben riuscita a dimostrazione che basta un po di buon senso per far funzionare cose in apparenza difficili.

Ha avuto l' onore di partecipare al voto di domenica per una cortesia che il Presidente della Cooperativa di Grado mi ha fatto, a me personalmente, capofamiglia graisan che voleva partecipare al corteo votivo, ovvio e dovuto il ricambio di cortesia alla richiesta di ospitare le Autorità, non so e non voglio saperne le ragioni.

Ho assolto il mio voto con grande orgoglio mio, della mia famiglia, dell' equipaggio maranese e dei loro familiari.

Nonostante il tempo, è stato emozionante, ho messo una bricola di ceri alla Madonna perchè se ha tempo si ricordi di noi.

Sono contento, è stato bello ma stressante, la responsabilità ti fa rizzare i peli e respirare in fretta.

In nome de Dio avanti che le ciacole no fa fritole.


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02 luglio, 2016

La Politica e Sabo Grando



"Al Perdon", una delle grandi feste della nostra comunità, una di quelle che riuniva tutta la popolazione e faceva rientrare dai casoni il popolo dei "pescauri de palù".

Tempo fa, e non troppo, a Grado c'era una netta distinzione tra cittadini residenti in paese e cittadini residenti in Laguna al punto che il modo di comunicare era diverso, i paluanti usavano una dialetto arcaico molto scarno di parole, meno inquinato dalla frequentazione di altri linguaggi.


Al Sabo Grando i paluanti, dopo le pulizie annuali di casa e personali, alla sera dopo le consuete libagioni c' erano da sistemare parecchie cosette in paese, alla fine - ma proprio alla fine - si perdonava tutto.

Poco conosciuta, invece,  è la storia della valenza politica che per lunghissimi anni sotto l'egida del Leone di S. Marco ebbe questa festa tutta gradese, vediamo dunque l' origine politica del  Sabo Grando. 

Il periodo del Perdon serviva a rafforzare l'idea del potere repubblicano di Venezia ove a tutti veniva ricordato che nessuno era superiore al popolo (questa segnatevela), i giorni di festa erano 3 e in quei tre giorni denominati la Pasqua Rosada (La  Pentecoste era la data stabilita dalla tradizione veneziana), decadeva il potere del Conte di Grado che veniva sostituito da un Capitano nominato dal Consiglio e da un Contestabile nominato dall' Arengo (la comunità) tutte le questioni, fossero di odio o guerra, erano sospese in quei tre giorni per rispetto e fede. 

La festa coinvolgeva tutti i cittadini della Repubblica Veneta che partecipavano in grande pompa alla processione.

Successivamente questa occasione di religiosità popolare, che nascondeva però un'aspetto prevalentemente politico e di rafforzamento democratico, venne abbandonata con la decadenza della Repubblica e conglobata nella manifestazione della prima domenica di luglio.

Il Sabo Grando è la diretta conseguenza di questa tradizione, 

Privilegio comun alla Nazion
he de Grisani el vender buzolai
e aver boteghe in quel che sia canton


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