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15 maggio, 2017

Cominciamo la Stagione e ricordiamo antichi divieti



Bon è andata! 
 La Stagione turistica 2017 è ufficialmente aperta! 
 Bandiera Blu a suo posto per la 29 volta, Frecce Tricolori (al solito emozionanti) sfreccianti nel cielo finalmente e per fortuna azzurro, la Banda che suona allegra,  alzabandiera e discorsi ufficiali in spiaggia (tutti a toccarsi quando i politici parlano di futuri).

Per rimarcare da quante stagioni tutto questo succede voglio ritornare agli albori turistici nel 1854, quando la Grado turistica muoveva i primi passi ed emetteva i primi vagiti sotto forma di regole ed ordinanze del Podestà di allora.

In una Grado che, agli inizi del turismo balneare, si muoveva in fretta sotto la spinta e le visioni dei "foresti" che percepivano le potenzialità del Paese e costruivano a più non posso, già allora sempre foresti, stranamente la balneabilità, che pure era chiaro fosse una componente essenziale dell'offerta turistica, fu pensata e mantenuta dalle origini, intorno al 1854pubblica non privata.

Una delle ragioni, oltre al rischio economico, fu la bigotta moralità del tempo che vietava il bagno all'aperto in promiscuità di maschi e femmine.

Il Podestà di Grado aveva emesso ordinanza di divieto agli uomini anche di semplicemente avvicinarsi alla diga prospiciente al Bagno delle Donne che era riservato.

Fare il bagno all'aperto era considerato pericoloso per la moralità pubblica e tale divieto rimase a difesa dei costumi dell'epoca sino ai primi '900.
A tale proposito le cronache riportano che Ippolito Nievo, beccato in fallo, scrive alla madre di aver ricevuto una multa nel 1856 perchè, contro l'ordinanza, avrebbe passeggiato lungo la spiaggia riservata alle donne  e subito denunciato da una signora per offesa alla sua pudicizia.

Mo Dio co beli! 



Se penso che oggi te la sbattono in faccia in tutti i modi possibili, la pudicizia si intende!  
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13 maggio, 2017

Roba de omini e femene



Io amo la poesia, arte considerata minore e in parte trascurata, ma per me incisiva, precisa, saettante e alle volte visionaria.
Amo ancor più i nostri cosiddetti poeti minori, visto che di maggiore ce n'è uno e basta -Biagio Marin-.
Mi piace dedicarmi nei momenti liberi a quello che mi piace di più, scoprire lati nascosti del mio paese e dei miei paesani anche a loro insaputa.

Uomini e donne di Grado che hanno scritto cose magari non memorabili però sincere, provenienti direttamente dal cuore.

Roba de omini e femene insomma.

Questa lirica di Giovanni Marchesan "Magnamili" è fantastica e profonda fa scuotere le corde della memoria e del cuore graisan.



  LA MEMORIA  DELE PIERE


Dute le piere  de Gravo ha ‘na memoria,
'ste storie mai stae scrite ze la storia.

No la  scancela la memoria ‘l vento, 
sculpia  sora le piere  de arenaria 
siole  de scale consumao de  'l tempo,
oniuna  piera ha drento  una memoria.

Rumor  de zoghi fati co' i  pie nui
- Ia   piova no' ha  rivao portasse via -­
culpi de tachi de soculi fruai,
pianti  de fantulini  ‘ngulissai. 
Storie de vite de seculi  passai, 
canti,  barufe e sighi de le mare, 
uduri  de buriti  'npeverai
par de sintili 'ncora  in 'ste contrae.

Piere più grande,   moli de manzegno,
sconte oromai  de marmi  e de cimento, 
stanche de vive, perso  'l so' contegno, 
garguna a fundi canta 'l so' lamento, 
chele ricorda tinpi mundi beli
quando ‘l furmigoleo   de  pescauri
'ntresseva duto  ‘l porto de bateli
co' vele issae a sugà mile culuri.

E quele de 'I reparo, che frageli!
coverte, sofegae de piere nove,
piu no' se riva a sintile le so' vose
che le conteva de tradiminti e spose

Piere de cale, lisse consumae,
piere de i moli,  'ncoronae de verde,
vistie de baro fresco  'nte 'l reparo, 

piene  de storie che man man se perde...


Ricordo che gno nona e gno mare co no capivo gargossa le me diseva:
                     "t'ha la suca dura comò le piere del reparo" 


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11 maggio, 2017

Fine della storia


 immagine del monastero di Aquileia

Concludiamo così la giornata del 13 dicembre 1797 a Grado di Napoleone Bonaparte.
Una giornata intensa, densa di avvenimenti che magari al grand'uomo saranno apparsi insignificanti ma alla nostra comunità danno lustro ancora ai giorni nostri.
Giusto per confermare la propensione  turistico commerciale dei nostri antenati che si piegavano con facilità al muovere degli eventi e non hanno mai fatto distinzione tra un occupante e l' altro.
Purchè al paghi.


La  storia de Mariute e so figio la termina qua ma in Paese…in Paese:

In Paese le ciacole le se concentreva sul pare misterioso del fantulin e l' improviso benessere de la famegia:  gera duto un so pare qua, so pare là..

Intanto al mamolo cresseva e ‘desso un per de volte la setemana al ‘ndeva in canonega a ‘Quilea perchè al doveva preparasse per la Prima Comunion.

Un zorno che la nostra Mariutte de Monaster la gera ‘ndagia in Ciesa per portà a casa so’ figio, Don Saverio, un prete cò l’ ocio furbo e lengua svelta, che prepareva i zuvini a le funssion,  i dise a la nostra Mariute:

senta signora Maria…suo figlio è molto bravo, diligente e sveglio a parla anche molto bene, peccato…peccato però che abbia quella erre moscia alla francese e poi..non capisco, perchè quando si prega suo figlio spesso invece di mettere le mani giunte, lui ne metta una di traverso dentro il giubbotto all’ altezza del petto,  non capisco proprio non capisco.

E Maria Bartolomea dita Mariute de Monaster i rispondeva:

Padre cosa vuole che le dica è sicuro un difetto congenito di famiglia!

E via ela a casa a Monastero insieme al figio… figio sovo se intende!

Nota dell’ Autore:
Nessun documento comprova la presenza di una Mariute accanto a Napoleone ed in ogni caso  ogni  documentazione compresa quella che testimoniava la presenza di Napoleone a Grado nel 1797 è andata distrutta non dai perfidi Inglesi ma dalle fiamme liberatorie per tanti di loro del nuovo Palazzo Municipale del 1963.
L’ Autore informa anche che tutto questo non è storia certa.

Saluti graisani da
Giovanni “Stiata” Marchesan

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09 maggio, 2017

Il Letto a Baldacchino e la nascita di un bimbo



Nessuno ha mai saputo cosa  successe in quel letto a baldacchino dove il Generalissimo Imperatore Bonaparte aveva risposato dopo un grande boreto cucinato da Nane Scarpena, fatto stà che...


La storia di Mariute de Monaster continua con la nascita di un bambino, cresciuto tra gli agi della eredità misteriosa di cui nessuno doveva sapere nulla, la gente in Paese mormora sull' identità del padre sconosciuto, ma sottovoce, mormorando e niente più, per paura.

"In poche setemane la casa la gera a posto e anche l' orto adesso gera pièn de saIate, de piante..de sevole...de patate.. e 'desso al gera anche un posso per l' aqua, -che meravegie..che meravegie- diseva la mare e cussì passeva le stagiòn..i cunigi  feva cunigi..le galine feva i ovi e la nova capra feva  late..tanto late - no xe quel de manza, sa al late de capra xe megio..più  sostansioso - diseva Mariute - anche perchè adesso aI late serviva pèrchè intanto gera nato un bel mamolo..e anche la vecia Marta gera duta contenta de esse nona e Mariute de Monaster  la veva i vogi piini  de amor per sta cratura sova.

 E  passeva le stagiòn. .lnverni, primavere. . istài ' e là, a casa, no mancheva ninte de ninte e la vecia Marta gera contenta comò una pasqua e frà de ela la se diseva - Benedeta questa ereditàe, l'ereditàe segreta - e Ia se feva al segno de la crose.


Un zorno metendo in òrdene al sovo leto, Marta la se pensa de mete a posto  anche  al leto de Mariute che quela matina la gera 'ndagia in paese col picinìn, e la se inacorse  che soto al pagiòn de Mariute gera gargossa'.. gera comò un borseto..comò un sacheto  poco più grando de una man...al gera serao da un cordòn colorao, un borseto che de quà e de là al veva ricamao in filo de oro  una granda    N..
 

Ma che  che volarà di 'sta granda ene- pensa Marta  la vedova -  che intanto verzeva sto borseto e vardeva drento.     Al gera duto pièn de palanche!'

Si..de palanche de oro e anche de arzento'
''Mariasantissima!  la feva la vedova e col tremasso per la vita, svelta svelta 'la meteva quela  roba soto 'l pagiòn de so'  figia e de la ereditàe  de quel zorno in quela casa no se ne ha ciacolao più.

 - E passeva le stagiòn. . anche i ani e la vecia mare Marta  vedova senpre  più vecia,  Mariute invesse senpre più  alegra..e  'l mamolo cresseva che gera un piassèr..la zente in paese mormoreva che quel figio no sumigeva a nissùn de quela famegia , in paese gargun diseva " aI 'ndarà drio de  so pare, ma so pare indola xe?" a so pare.. so pare  e là finiva le ciacole.

continua...

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08 maggio, 2017

Eh Mariute! Co un cussin La se ha sistemao





Riepilogando la giornata Napoleonica a Grado il 13 dicembre 1797 lasciamo Nenè Scarpenà (a la francese).

Nane Scarpena dopo i compliminti del General, i ha dito, descrivendo al piatto che i veva fato- Boreto e non Bouillabaisse- ma no son siguro che l' ebbia capio:

No solo 'l boreto ze un bon magnà, anche oltri piassiri al te fà, cussì canteva gno nono Elia:

"pevere...pevere... sal e aseo
'bondante agio.. agio brusao
... e de le femene in leto
tu sarà,
tu sarà cocolao!

De là un poco l' Attendente Dellemaigne al se fa capì col paron de casa che Napolion, col magneva ben, dopo, al veva bisogno de riposasse un' oreta, de fa un sonelin, insoma quel che a Gravo se dize fà un posso".
La stanza dei ospiti la gera sempre pronta, ma per sicuressa, la parona la mandao a dai un' ociada la zovene "fatutto" che i veva in casa.

La storia de Mariute la continua, dopo l' incontro nell' alcova con Napolion Gran Imperator, i benefici effetti si fanno sentire nell' ambito familiare.

De dute le persone che ha visto NapoIiòn su la nostra Isola Maria-Bartolomea dita "Mariute de Monastèr" xe stao siguro la persona a Gravo che veva visto e veva cognossuro più de vissìn al General Napoliòn ...per via de quel cussln che 'i 'veva portao in camara.


 Per questo Mariute merita un epilogo in questa storia.
 Duc a puest..duc a puest i veva dito al Atendente vinindo fora de la camara de Napoliòn co gargossa in man.. e dopo via ela!.

.Si !..via ela

 Mariute la xe tornagia a 'Quilea ne la so casa de Monaster e a Gravo no la se ha fato più vèghe.-
So mare Marta co l'ha sabuo che Ia figia veva 'bandonao al lavor de Gravo a casa del Comandaòr del paese indola che oltra al magnà la vadagneva anche garghe soldo..la mare de la Mariute la xe cagiua ne la desperassiòn e I'ha tacao a pianze a pregà i santi ..a tignisse la testa..ore..ore intiere de lamentassiòn..
e che ela  la xe una povara vecia..e che Ia xe tanti ani una grama vedova..e che unico sostentemento al vigniva del lavor de la Mariute a Grao..e de comò che 'la farà a vive adesso..e che la caseta spande al colmo e vièn la piova drento e anche i muri xe malmissi..e no xe un omo in casa che possa giutàla..e anche aI orto al xe bandonao..e 'vemo solo dò galine e un cunigio..e la capra no la fà più late perchè la xe vecia..e che cussl..e che colà.. e che desperassiòn Sior, e che comò podaremo a vive adesso che gno figia ha lassao al lavor..e zò a pianze e a desperàsse.
 -
 Bartolomea Maria dita Mariute de Monastèr dopo una zornada passagia in mezo a le lamentasioni de la mare la se ha messo viso-a -viso co' la vecia vedova Marta che gera so mare e vogi sui vogi cussì i ha diìo:

"Senti mare..diman matine bonore iò voi in Paes..e quan che torni..sarà duc sistemat..astu capit?..sarà duc a puest.'e no mi manciara nuie..nuie

 - A l' indomàn verso mezodì un caro tirao da dò manzi se fermeva su la stradeta davanti a la casupola de la Mariute e de so mare..là a  Monastero de Aquileia. Gera un caro pièn de fièn, e là tra 'I fièn gera stravacagia Mariute e in parte de ela gera un sesto co' quatro cunigi e una gabia co sie galine e ligagia de parte gera anche una capra zovene co' le nene piene de late.

Dopo duto quel bendedio..riveva un oltro caro cò tre de iIi sora., e muduni, cupi pel colmo..malta e travi e arnisi de lavor  e scale, gera i muraduri per mete a posto la casa de Mariute..
La mare Marta, la vedova desperagia e pianzota, la resteva comò paralisagia a vèghe 'sto robe.
La resteva senza fiào ne parole.
 "Mare diseva. Maria-Bartolomea. dita Mariute de Monaster..mare..no xe ninte de di..he buo una ereditae a Gravo ma he fato voto che  nissùn..nissùn mai deve savè,  duto questo deve restà..segreto..segreto anche pel confessional de indola che vièn.

E Marta se feva al segno de la crose e Mariute anche..

  A Esse Buni tu ha sempre un ritorno! 


Vogio 'vertì che questa no ze storia certa, se trata de ciacole dite drio le gelosie.
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06 maggio, 2017

Maria-Bartolomea dita Mariute



In questo nuovo capitolo della giornata napoleonica in Grado, scopriamo i  pregi del boreto alla gradese e gli effetti del pepe abbondante che provocano nell' illustre personaggio strane voglie, che rendono protagonisti della nostra storia  Mariute de Monaster  vera "fatutto" e il Letto a Baldacchino.


Cò al ze vignuo a catane, dopo ve zarnao cò boreto de ronbo, Napoleon l'ha domandao de fa do passi per digerì, cussì i lo ha portao a veghe al mar.
Ma ze stagia la nostra Laguna a inpressionalo. 

-Merveilleux! - plus bela de quela de Venise..

in parte al veva un che ciacoleva comò un libro stanpao e al conteva de la storia de la Laguna e Napoleon:       


 -..Interessant tres interessant..

Ma l' omo veva vogia de fa un pisoloto e 'lora...
...Napoleon per concilià al sono, al beve un poco de anice cò l' acqua, comò che al feva de solito in quele ocasion che al veva magnao massa, e duto se calmeva. 
Ma stavolta no gera ninte de fà sentao là sul leto col baldachin, al Gran General a Gravo, invesse de ciapà sono i viniva pè la testa e in oltre parte del corpo, in certe parte basse, i viniva comò istinti, caluri pitosto masculini :
" Che strano, che curioso"  -
al penseva Napolion, gera tanto che no compariva quii istinti primitivi.


Ma elo voleva reposasse e per  durmì  quasi sentao al cussin drio la schena gera poco e lora al tireva un cordon drio de 'l leto e pronto l' Attendente se precipiteva in camara, a sintì che che vol al paron.
E va a riferire:

Al Grand General vol ancora un cussin, mercì - incora un cussin "encore un coussin!"

De là do minuti Maria-Bartolomea dita "Mariute de Monaster" la giovanetta ben messa "fatutto" della casa, sensa bate la porta la se presenta e la dize:


Sior General, soi cà col cussin come che vù gavè comandat!"


Cussì Mariute le se vissina al leto col baldachin e i comodeva al segondo cussin drio la schena del nobile Gran General..
Dopo 'vè fato un mezo inchino la feva pè 'ndà via...
"Un moment, un moment Madamoiselle" - diseva a mesa voce Napolion e cò una man i feva segno de tornà indrio, verso de elo, là sentao mezo stravacao sul leto col baldachin.

Gera una giornada piutosto freda e drento la camara de Napolion no gera tanto coldo, almeno fin a quel momento...

L' Attendente Dellemaigne camineva su e zò fora la porta de la camara e al se steva domandando se gera duto a posto, perchè i pareva che gargossa no 'ndeva sigondo i piani, al cussin in più vaben, ma Mariute de Monaster gera più de tre quarti de ora che la gera in camara, col cussin e cò Napolion.

Dopo, passagia incora una mezaoreta, Mariute l' ha spalancao la porta e la ze vignua fora de la camara, l' ha vardao l' Atandent che al gera sempre al sovo posto e i ha dito:
 " Sior Atendant a puest duc a puest, là 'nta la camara" 
 e via ela che la veva gargossa 'nte le man.

Soneva le ore intanto e dopo 'vesse rilassao e forsi reposao al Grand General ben svegio e perfin suridente (roba che no i capiteva quasi mai) Napolion gagiardo e vispo, vistio de duto punto col sò capelo de traverso in testa, al ze vignuo fora de la camara e l' ha dito:


"La meer...la meer...voglio vedere il mare!"

E cussì i lo ha portao davanti al mar, cò Trieste che se vegheva là in parte e l' Istria davanti.

Continua...
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05 maggio, 2017

Dalla Bouillabaisse al Boreto



Piccolo riassunto della puntata:
Con questo capitolo della giornata Napoleonica a Grado il 13 dicembre 1797 troviamo Nenè Scarpenà (a la francese), chiamato dal Podestae de Gravo a preparare il pranzo a base di pesce per l' Empereur (Imperatore)


Nane incontra il luogotente di Napoleone  Deroux che gli consegna un foglio con le istruzioni per la preparazione del pranzo, naturalmente scritte in francese, ma Nane, da bravo pescaor pieno di risorse, trova la soluzione.

"Cò ze stao al tal zorno, cò una barca de fiumera bela granda e pituragia de fresco, a le undese de matina in punto, se ha calo zò de 'Nanquilea il Generale Napoleone Bonaparte con il suo Aiutante di campo generale Dellemaigne.
Lo speteva in Paese una specie de Podestae de l' epoca che ili ciameva "Commissaire" e, nianche a dilo, il Luogotenente Deroux, ufficiale capo della guarnigione francese sull' Isola.

No ze siguro se gera anche al Piovan, visto che i Francisi in quii mominti no i 'ndeva tanto dacordo cò i preti.

Dopo un giro per Stralonga e una vardada  'torno le ciese Napolion al ze 'ndao in Palasso, gera l' ora de zarnà.
Elo, a di la verità  no gera un magnon, anche per via de quela gastrite cronica che 'l veva e cussì al desidereva solo un piato de pesse ben fato, comò che voleva elo.

"Mon amì chef de cuisine..." veva dito l' Attendente presentandosse in cusina a Nane Scarpena e i ha consegnao un folio 'ndola gera scrito in bela caligrafia:


"A gradimento del Generale Napoleone"  
Su che pesse e in che arte cusignalgio de là un' oreta.

Al pesse gera 'pena ciapao- un rombo de cinque chili -, la cusina de 'l Palasso la gera comoda e atressagia e una femena varave fato la polenta, pareva ben.


"Va ben" l' risposto Nane "al pesse ze fresco, l' ora ze bona al resto me rangio me, no ze problemi"

Al problema invesse gera de capì ben duto quel che gera scrito su quel fogio che al veva lassao l' Attendente de Napoleone e cussì i ha ciamao in cusina 'l figio de 'l paron del Palasso che gera un zovinoto studiao.


"Sinti" ha dito Nane "leseme duto quel che ze scrito in sta carta che sepio ben comò che lo vol sto pesse al General."

Tolta la carta in man al zovinoto l' ha tacao leze:

"Bouillabaisse de poisson morue au vin de Bourgogne aux croutons"


Ma che ze scrito in furlan ?-l'ha dito Nane.


No è francese e vol di:
Brodo di pesce al vino di Borgogna con crostoni- risponde al zovinoto, disendo che in fondo al folio c'è la spiegazione in lingua italica di come preparare il tutto.

Semo salvi - dise Nane - Tu, tu me lesi quel che ze scrito, punto per punto, belo ciaro, e me punto per punto fasso duto.
Cò al pesse ze fresco al resto me rangio me...ala ...scuminssiemo.

Al fogo gera vivo, 'l pesse pronto e ben curao e "bevanda" no mancheva, al zovinoto lezeva forte e ciaro e Nane ragioneva sora e 'l feva de magnà, svelto e siguro comò no mai.

Continua... 

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03 maggio, 2017

La quarta Isola di Napoleone e Nane Scarpena



Questa è una storia che racconta di un personaggio storico importante:  
Napoleone Bonaparte e sull' influenza che ebbero su di lui e la sua vita le Isole.
La storia ci insegna che la prima fu la Corsica dove nacque, Isola d' Elba dove subì la prima prigionia e Sant' Elena dove morì.

Uno storico locale Giovanni "Stiata" Marchesan cita una quarta Isola:  Grado.

Una piccola premessa :
la storia è raccontata in gradese e si svolge in un contesto che va spiegato piano piano poichè coinvolge diversi personaggi locali va  raccontata a piccole dosi.
Questo è il primo capitolo:


Giovanni Angelo Burchio al gera dito "Nane Scarpena" per via de quel viso rosso sfogonoso che l' veva e de quii cavili spinusi color rame coto, giusto le tinte de quel pesse.
De mistier al feva 'l pescaor de fossina, zornade intiere cò gambe in acqua fra lame e dossi o in batela orovia i canai, opur n' te'l Palù a fossinà bisati.
Al pesse steva sconto fra bari e aleghe o 'l gera 'nsessao su'l sabion, difissile veghelo, ma per Nanescarpena no gera sigriti, no esistiva tane sconte... colpo de fossina siguro e pesse in sesto!
" Calà parangai e rede ze un mistier, 'ndà a fossina ze un' arte" - diseva elo- e cò i oltri, fora de'l lavor bateva carte in ostaria o zugheva a le burele, Nane Scarpena al se divertiva a cusinà pesse.
Sagre de stagion, Feste grande de Santi e de Madone, nosse paesane... insoma, 'ndola che se magneva pesse insieme, là gera al nostro Nane che cusineva.

continua....
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02 maggio, 2017

Passera Locale o Palustre



Stamattina  mi son messo a rivangare nel nostro recente passato.

Mi è capitato così di rileggere un mio  post sulla Passera scopaiola  link  interessante campagna promossa a suo tempo (tempi felici e amicali) dalla benemerita  associazione
 "Sbrissa al Bisato"   
il risultato di giorni e giorni di dibattito intensissimo in sintesi è stato:

Nella prossima campagna di salvaguardia della Passera Scopaiola (un uccellino), si dovranno tenere conto delle seguenti caratteristiche:

Averla, averla grande, lui piccolo, lui grosso, lui forestiero.

Dopo essermi fatto una bella risata liberatoria ho  pensato, trattandosi di un uccello, per completare il quadro proposto, di ampliare il dibattito disquisendo di soggetti autoctoni similari facenti parte della fauna ittica locale  allegando una piccola scheda sulla:


Passera Locale o Palustre (Platichthys Flesus).


La Passera durante il periodo invernale migra verso acque più profonde evitando la Laguna come la peste.
Ma nel Golfo di Trieste (specie in città) è presente in quantità industriale anche se, essendo per il periodo magra, si può pensare sia una moda.
Ma siccome secondo il detto "quando la cana sponse la passera onse" in primavera le passere dirigono la prora verso i lidi Lagunari.

Il tipo di pesca in uso è di vari tipi:

Stanziale:

Aspetti la passera giusto fuori le spiagge calando le tue reti dette appunto passelere facendo attenzione nel "cavale" perchè hanno una piccola spina laterale;

Vagantivo: 
queste le catturi a strascico (in Vial) con cocce e rampuni.

A questo punto, dopo averle catturate, avere un bel casone e portare le passere in Laguna può essere molto divertente e istruttivo.
Fare attenzione che esiste la specie "passere dal buelo roverso" da evitare con cura.

C'è il detto popolare "cognosso i tovi passarini" che significa, tradotto in volgare,
so quello che hai fatto e con chi -, 
per cui nel muovervi in Laguna usate prudenza e silenzio.

Tutte le altre caratteristiche di questo pesce di forma piatta, con gli occhi solo sul lato pigmentato, della famiglia dei Pleuronettidi, sarà materia di discussione nella fase successiva di approfondimento.

Visto che va di moda potremmo aprire un tavolo di concertazione per maggiori approfondimenti sulla Passera per chi li volesse (gradita la presenza femminile).

Ah! dimenticavo, per amor di verità, la Passera nostrana non è a rischio estinzione, anche se non si mai!  

Un detto popolare dice che.
La passera va usata non salvaguardata.

Ma può essere una fiaba non è detto sia verità!
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01 maggio, 2017

1 Maggio - Ciao BELLI...CIAO !



Eravamo Socialisti.

L' addio ai sogni, agli ideali, alla gioventù.
E' arrivato l' intruso.

Che tristezza, che malinconia.

CIAO BELLI...CIAO !
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