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19 dicembre, 2017

Gera un Anzolo solo...



Sono   tempi questi dove un tutore è necessario per vegliare sui nostri destini.
E noi "graisani" siamo fortunati, abbiamo l' anzolo S. Michele che dal 1460 veglia sulle nostre sorti, con discreto successo, perchè nonostante tutto siamo ancora qui a continuare le nostre baruffe.

Vediamo la storia di quest' Anzolo a tutti noi così caro: 

Nel 1460 i Veneziani fecero riattare il campanile di Grado e sulla sua cuspide collocarono, a mo' di segna-vento, un angelo di rame con anima di legno ruotante su di un perno. 
L'Angelo, alto circa un metro e mezzo, in metallo cavo, raffigurava l'Arcangelo S.Michele che indicava con il braccio e l'indice destro distesi la provenienza del vento, per effetto della resistenza all'aria offerta dalle ali semispiegate. 

 Dall'inedita Storia di Grado (1862) di Pre Matteo Corbato:
 

"Non avendo a disposizione documenti di Archivio (bruciato dagli Inglesi nel 1810), i vecchi viventi ragionando del nostro campanile ci fan sapere, avendo co' loro occhi veduto, che l'Angelo attuale di rame, fu messo in luogo dell'antecedente nell'anno 1791 in cui un fulmine incendiò l'interno del vecchio Angelo ch'era di legno, il quale ardendo gettò giù a pezzi le lamine di rame, di cui esternamente era coperto. 
Nel 1797 poi un uragano avendo piegato il palo ossia perno che lo sostiene per cui l'Angelo era pur piegato, questo fu motivo per cui venne tirato giù lo stesso Angelo, e tornato a metterlo su, nel qual incontro fu restaurato anche il campanile. L'ultimo restauro fu fatto nel 1860 in cui si spendettero fiorini 1.000, restauro però non ancora completato per mancanza di mezzi".

Al gera, quela note là in alto, al centro del sielo
che pareva, co duti i nuoli, imenso.
Un strano silensio de atesa. 
A un trato, 
L' Anzolo l' ha tirao un respiro profondo, l' ultimo, 
e  no podendo ne volendo scampà 
la ciapao al fulmine in pien peto,  
tra i mile coluri del fogo al ze scopiao,
ne veva viste massa!


Nel 1875 esso venne sostituito dall'attuale manufatto alto 2,80 mt. in rame cavo, opera dello scultore udinese, Olimpio Cescutti, recante un giglio nella mano sinistra che si spezzò durante una bufera di vento e cadde senza provocare danni

Riparato sul posto una prima volta dall'artigiano Tripoli Zorzini nel 1951, venne poi rimosso dal suo sostegno portato a terra e nuovamente riparato, ricollocandogli il giglio in mano dallo stesso artigiano nel 1967. 

A quest'Anzolo noi graisani siamo attaccatissimi, gli attribuiamo un enorme potere di attrazione e dà corpo visivo alla nostalgia di cui tutti più o meno soffrono quando sono lontani dall'isola. 


Dall' alto dei suoi 43 metri San Michele vigila sui destini del suo e nostro paese che si stende sotto di lui. 

San Michele guarda, richiama e vigila che nulla vada perduto di quanto di buono vi è nei Gradesi e che deve restare il nostro patrimonio spirituale nei secoli.  

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17 dicembre, 2017

REliquie e tesori

Il   Tesoro del Duomo di Grado è una raccolta straordinaria di reperti che vanno dalle capselle in oro dei Santi Canziani con il loro contenuto di lamine d'oro, la reliquia della S.Croce donata da Eraclio assieme alla cattedra di S. Marco, laStauroteca Bizantina, l'Evangelario del X/XI sec, la Coperta dell'Evangelario in argento del XIII sec, la cassa reliquiario dei SS. Patroni, la pala d'oro del 1372, il reliquiario del braccio di San Pietro d'Alessandria  accanto a calici, ostensori, turiboli e navicelle tardo rinascimentali, paramenti sacri per le grandi manifestazioni liturgiche.

Tutto questo è stato gelosamente custodito per 1500 anni.



L'origine del tesoro  si fa risalire al 568 e si può ricondurre ad un evento decisivo, il Patriarca Paolo fece pianta stabile a Grado rinnegando Aquileia minacciata dai Longobardi portandosi dietro le reliquie dei santi e soprattutto quando nel 606 il Patriarcato si spaccò in due metà fieramente contrapposte e sarà proprio sul possesso del tesoro oltre che sul diritto al titolo di Patriarca che s'inasprirà il conflitto secolare tra le chiese consanguinee di Grado e Aquileia. 


Il tesoro ha una storia lunga fatta di ruberie da parte di nemici e di amici e per salvaguardarlo è stato nascosto a tutti per lunghissimo tempo.

sintì quà:

Dopo che 'l Piovan Matio Maroco 'l veva proposto de vendelo per comprà roba de magnà ai timpi de la granda caristia del 1817, al tesoro de la Ciesa (quel poco che gera restao de le robarie dei nemissi e de i recuperi de i amissi) al gera stao sconto, 
Ai timpi de le prime guere cò i Piemuntisi, in t'una picola cela de sora del diaconato in Ciesa De le Grassie, cela che la gera in comunicassion, traverso una portissuola, co la casa de la famegia Lugnan, desso demulia (davanti all' Androna).
Incora incuo se veghe 'sta portissuola, sul drio de la ciesa, a circa 7/8 metri de tera, e se veghe anche un barcunsin che al varda verso siroco.

STa cela la ze stagia fata nel 1828, cò gera scuminssiae le prime rivolussio 'nti i vari stati 'taliani.
Su un travo in sta cela, se pol incora leze una scrita fata col scarpelo che la dise:



"Fata dal Piovan  Maroco- 1828"

Le immagini sono tratte dal libro "Il Tesoro di Grado" di Ezio  Marocco


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15 dicembre, 2017

Un Patriarca mobile- Gradenigo


La  storia, si sa,  la scrivono i vincitori, ma certe storie venivano letteralmente piegate per piaggeria a favore dei potenti di turno (capita anche oggi), così  a rileggere le cronache antiche con un occhio ironico, oltre che a far sorridere,  può capitare di ritrovare un fondo di verità.

"Così il Popolo gioiva ... Dal 727 al 1445 l'Isola ebbe 60 Patriarchi. 
Dico sessanta! ..... "Chichìricchì ...la gallina Santa!" 
Il primo Patriarca fu Secondo ...-- "Come secondo!!!" 

Sì... volevo dire ...Il primo Patriarca fu Secondo di Saluzzo e via via tutti gli altri - Niceta, Helia e Macedonio greci, Pietro d' Almy e Frà Vassely de Franza ... Vitaliano della Lucania e poi, Marcelliano e Paolino romani... - "E ti pareva! .. - 

E fra tanti personaggi illustri e cosmopoliti, non poteva mancarne uno di origine isolana.

Il grande Patriarca Gradenigo della nobile famiglia Romano-Gràdense dei Gradonici 

Egli dimostrò un amore viscerale per le sue genti e per la sua Isola ... 
Tanto che fu il primo patriarca a lasciare la sede di Grado per stabilirsi a Venezia! 

I Gradenigo famiglia storica della nobiltà gradese e veneziana, leggiamo le  cronache storiche (scritte da parenti) dei Gradenigo e della loro corte dei miracoli.


Stemma nobiliare dei Gradenigo sopra la porta del campanile

Me, me ciamo Gradenigo 
E savè quel che Vi digo? 
O Nova-Aquelejia o Vecia-Ambriabela 
Bel posto sì
Ma per vignì de istàe 
Co' la batela! 
Xe 'l inverno longo eterno 
Buora .. umiditàe,calìgo
Gradense sì! .. ma mona nò! 
Ve saludo ..Adio amigo!... 

A Vinessia vago 
Là xe Vita,
la Dogaressa La Biennale 
A qua no stago 
A Grao se vive male
Adio amigo 
Me me ciamo Gradenigo 
E savè quel che Ve digo?
'Sto paese no val un figo! 
Adio Grao... Grao 
Belo de fora ... 
Drento s...magliante! 

Povera Isola del sale ... pardon .. del Sole!
... Con la dipartita del Patriarca per altri lidi .. anzi, precisamente per il Lido di Venezia ... anche i già presenti "portaborse" e affaristi-furbacchioni abbandonarono l'Isola per stabilirsi nella "niova capital Vinessia" ...

Là, dove il Leonealato ruggiva e la moneta girava.....( le cronache riportano che anche una parte della famiglia Lugnani  seguì il grande Patriarca,  ubi maior minor cessat et sequitur.

Liberamente tratto dalla Commedia"Duemila anni di Sabione"di Giovanni Marchesan - Stiata -

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13 dicembre, 2017

Calendario de Palù 2018

Ogni anno, ormai da tempo, mi creo il  calendario, quest' anno ho scelto come tema La laguna e i suoi protagonisti i casoni e casoneri.
E' solo una piccola cosa che mi diverto a fare e condividere.


Il calendario è arredato da una canzone di Aldo Tognon "L' Ultimo Pescaor" cantata da Omero Gregori.


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11 dicembre, 2017

Conoscere il mio Paese



Caro, vecio borgo, cò i resti de mura de sinta,
cò i volti pusai su i barbacani a sostegno
de le case che le se afassia,
comò a curiosà, co i so barcuni
le so terasse i so bei camini a la veneta.
Paese 'ngrumao, cativerioso, irequeto
ma... al mio Paese
(Ferruccio Degrassi)

Conoscere il mio paese, per me è sempre stata una necessità, la mia curiosità mi ha sempre spinto ad approfondire scegliendo un punto di vista dal basso, a livello della gente, perchè ho notato che tutto quello che è stato scritto sul nostro paese (non è molto) è stato più o meno calato dall' alto di un livello culturale fuori portata della gente comune ( e quasi sempre fatto pesare) , mentre la parte storica vissuta e quindi più vera ed interessante è sempre stata quella popolana.

E' li che si trovano le storie i miti le consuetudini, ed è là che io mi oriento nel ricercare piccole gemme della storia graisana.

Nell' usare le parole alle volte si tende ad esagerare perchè in fondo  il web non è necessariamente migliore o peggiore di qualsiasi altro ambiente; non è intrinsecamente violento, ma è un ambiente immateriale in cui siamo quasi sempre privati del linguaggio del corpo dei nostri interlocutori (insomma non si vedono); da qui i  fraintendimenti, l'impulso a calcare i toni per renderli più evidenti, a parlare più colorito, a passare più velocemente a quegli insulti che, specie quando siamo anonimi, possiamo lasciare senza conseguenza.

Quelle che si dicono "autostrade informatiche" assomigliano un po' alle autostrade vere, dove spesso l'unico modo per capirci è sfarfallare gli abbaglianti, pestare il clacson, esibire gesti osceni.

Spero che nel mio lungo navigare io sia stato di qualche utilità per qualcuno. 

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09 dicembre, 2017

Chiesa di S.Rocco in "Borgo De Fora"



La storia di Grado, a parte gli avvenimenti importanti (pochi e sempre dolorosi), è condita da fatti piccoli vissuti sempre dal popolino, questa storia, raccontata da Ferruccio Degrassi, spiega del perchè è nata la chiesa di S.Rocco e per rispetto del nostro passato va scritta in graisan:

Cò Gravo 'l ha terminao de esse assalio de i tedischi, paruni de Naquilea, al Castelo al gera restao al sentro de la vita del paese:
picolo, muciao, la case pusae l' una su l' oltra comò a tinisse suso.

Separae in garghe ponto da cale cussì strete che la zente la podeva dasse la man da un barcon a 'l oltro de la strà.

Qua se svolzeva duta la vita del logo, intorno a la ciesa che gera al sovo cuor.
Quel veghese, quel catasse ogni di a favelà, feva in modo che dute le nutissie, anche quele de ninte, passando de boca in boca, le fossa cognossue in t'un lampo da duti, infiorae magari de detagi destinai a trasformasse nel fato prinsipal, danduli a le volte un senso duto diferente da quel che le 'veva in origine.

A la zente i piaseva la ciacola, massime a le femene, le ciacole le gera al sovo passatempo co i omini, in mar co le barche, i le costrinseva a longhe ore de solitae.
Cussì fiuriva le disserie, le legende e perchè no anche le barzelete.

E qua le vigniva conservae, serae anche ele drento le mura, le porte de le quale le se verzeva al son de i "Matini" e le se sereva cò le "Ave Marie"  cu che gera drento, gera drento.

Tanta gera la severitae nel fa respetà 'sta usanza che i pescauri de Palù, che la domenega i voleva vinì a Gravo per tempo a sintì la Messa, no i podeva falo per la via che 'l vardian de le porte no le verseva prima de una certa ora.

Per sta ragion i paluanti ì veva fato una petission al Patriarca de Venessia assio che 'l permetessa la costrussion de una picola ciesa fora de le mura.

Cussì nel lontan 1570 e ciapelo ze nata la Ciesa de S.Rocco in "Borgo De Fora"
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07 dicembre, 2017

Giro dei Presepi Regionale


















Grande soddisfazione per il mio fotografo preferito  Lorenzo "Pastor" Boemo, l' immagine della sua composizione presepiale, esposta a Villa Manin, è stata scelta quale copertina per la pubblicazione che l' associazione delle Pro Loco Regionale ha stampato per la promozione del Giro dei Presepi Regionale, una manifestazione ormai cresciuta e diffusa s tutto il territorio della Regione.

Come al solito la qualità e la capacità artistica di Lorenzo non deludono.

BRAVO !!!
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05 dicembre, 2017

Matriculae o Mariegole


Il nostro Comune ha approvato recentemente il nuovo regolamento per la Concessione di isole, mote e casoni soggetti a uso civico che mette ordine all' utilizzo del bene Laguna da parte dei cittadini concessionari, seguendo, in questo esercizio delle regole, la tradizione veneziana che di Laguna se ne intendeva sicuramente.

In età ducale la pesca e la caccia costituivano le attività economiche che fornivano l’alimentazione prevalente dei veneziani.
Per questo tipo di attività produttive, destinate alla soddisfazione dei bisogni alimentari della popolazione, le autorità veneziane misero progressivamente a punto non solo forme di controllo e di regolamentazione, ma esercitarono anche, almeno per la pesca, uno sforzo di indirizzo e di sfruttamento razionale delle risorse.

La gestione di queste attività, un tempo molto attenta, era affidata alle


matriculae o “mariegole”

Nel XIV secolo tutto ciò che riguardava la laguna, i lidi, i porti e i fiumi
veniva definito dal Consiglio dei X e talvolta dal Senato, previa la
discussione tecnica affidata ad alcuni collegi provvisionali
, chiamati :



“Savisopra la laguna” o “provveditori alle acque”.


Dal Consiglio dei X furono anche creati Cinque Savi sopra le mariegole e ogni volta che il caso lo richiedeva, venivano introdotti nell’assemblea i:


 «sensati vechi et pratici pescadori».

La Repubblica rivolse anche una particolare attenzione agli strumenti
utilizzati per la pesca e specialmente alle reti, tanto che queste erano
sottoposte a bollatura da parte dell’Ufficio della Giustizia Vecchia e
dovevano avere lunghezza e maglia uguali al modello depositato presso i
Provveditori di detto Ufficio.


Un  interessante ed intelligente esercizio del buon governo nel mondo antico lagunare veneziano, con regole che venivano applicate con ferocia anche se avversate, e che toccava anche il nostro piccolo mondo perchè comprendeva anche la nostra Laguna.

Giusto per non farla troppo lunga, la chiudo qui, ma una piccola considerazione da fare è necessaria:

le regole, se applicate, portano a futuro, l'anarchia e far ognuno per se porta al disastro. 
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03 dicembre, 2017

Buora de dicembre



Dicembre classico, bora forte , secca e fredda,  una tradizione che si rinnova:



Il Castrum Gradese , come fosse un membro di una grande famiglia , è stato da sempre sposato con la bora, sua compagna di sempre che ne ha accarezzato fin dal principio le antiche pietre con le quali era stato eretto, sposa spesso benigna ma a volte dura ed implacabile.
Leggiamo qui un breve passo di Marin Sanudo che attesta la preoccupazione del Conte di Grado per il crollo di un tratto di cortina muraria provocato proprio dalla bora in un periodo di sua vigorosa forza e violenza.
La bora quindi ebbe la forza di danneggiare ciò che i gradesi consideravano immutabile segno del passato, inossidabile e imperituro confine della loro identità, della loro storia.

La Bora  sappiamo essere distruttiva e violenta, ma rispettosa e onesta.
Da notare la rapidità, per l' epoca, della risposta dei Savi Veneziani che non perdevano mai tempo in chiacchiere.
1521 Ottobre
A dì 26.
 La matina, venne uno messo di la comunità di Grado con letere di sier Zuan Maria Malipiero conte. Avisava come, per il gran vento stato, era cazudo da 40 passa di muro di quella terra e il resto minazava ruina, suplicando fusse provisto per esser propinquo al conte Christoforo; e si Grado si perdesse, saria gran danno. Fo comessa a li Savii dovessero far provision.
la risposta dei Savi
1521 Novembre
Fu posto, per li Savii tutti di Colegio, di dar a la comunità di Grado ducati 100 di la Signoria nostra per reparation di le mure cazute, offerendosi loro meter le piere et le opere in refazion; di le qual mure, come è sta visto, si spenderà ducati 200 e cussì quella comunità richiederia, ma se li dà solum 100, et fu presa. Ave 150, 3, 3. E nota. E’ cazudo passa 18 di muro.




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01 dicembre, 2017

Calcolo statistico


Fine dell' annata, tempo di rendiconti, di statistiche. (qualcuna è stata già detta alla cazzo di cane)

Essere una stazione turistica ovviamente ha vantaggi e svantaggi per i residenti, per dare un senso agli uni o agli altri gli strateghi (sic!) della programmazione usano degli strumenti, quello più in uso è la statistica.

Ovviamente il mare dei numeri statistici utilizzabilii è enorme  ed in genere i politici, per farsi belli, usano i numeri più favorevol.

Tra i numeri  statistici che si possono fare per evidenziare la presenza turistica, in modo incontrovertibile, in un sito come Grado ce n'è uno particolare che nessuno ha mai proposto, immagino per creanza.

Ma io della creanza me ne frego abbastanza e l'idea mi frullava nella testa da parecchio.

Il calcolo delle cagate, dette e fatte.

Pensate, in cento anni di turismo, a quanti sederi hanno poggiato le loro terga sul nostro lido, quante mega tonnellate di deiezioni sono state assorbite dal nostro piccolo mondo, riciclate, rigenerate.

Pensate a quante stupidaggini sono state dette tappandosi il naso in nome del profitto.

Beh! non è il massimo della vita, dedicarsi sempre a cose del genere ti potrebbe far passare la voglia di fare l' operatore turistico e di pensare ad ulteriori sviluppi dell' offerta.

E' il nostro destino da oltre cent'anni e abbiamo tenuto duro (ehm)   abbiamo sopportato, in cambio di piccoli oboli da parte dei cari ospiti.

Cagoni, vi vogliamo bene lo stesso e tornate a trovarci che ci siamo attrezzati anche per questo sempre meglio.

Nell'immagine una foto a caso della parte in oggetto usata dai cari ospiti. 
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