Cerca nel blog

12 giugno, 2021

Piattola

Vi sarà capitato di esclamare - ma tu son più fastidioso de una piatola!- di questi tempi e con le frequentazioni enormemente allargate dall' uso del Web, è facile incontrare questa specie antica di rompiscatole che attacca bottone, fa l' amicone, sa tutto lui, è autoreferenziale al massimo.


E si lamenta, le piatole si lamentano continuamente, sono eternamente scontente, ti assillano con i loro problemi e finisce che per quieto vivere dai loro ragione purchè la finiscano.


Una statistica americana ('sti americani fanno statistiche su tutto sono delle vere piatole) dà loro ragione, alla fine del percorso di rottura di conagi e lamentazioni varie arriva la luce del successo personale e del denaro.

SI ! fare la piatola paga, ma che palle!


Poi ci sono le piattole da social network, quelli che ti iscrivono a gruppi vari senza chiederti se ti va, ti sottopongono alla tortura di migliaia di mail indesiderate (uno spam incontrollabile) senza che tu possa dire bah!


Ti martellano di post con link su praticamente tutto lo scibile umano, aggiungono le foto dei loro parenti sino alla settima generazione, dicendoti guarda qua che bello!


La piattola cerca in ogni modo di influenzare la tua vita e questo vuol dire che non vive serena, che non ha un cazzo da fare e che non ha nessuno su cui concentrare le sue frustrazioni.


Proprio per alleviare le sue sofferenze proporrei la sua soppressione.


Ma, riflettendo, è quello che faccio anch'io, casse! son una piatola! 


Share/Bookmark

11 giugno, 2021

Gianni Cavallin

Gianni Marchesan, detto popolarmente “ Gianni Cavalin ” è uno dei tanti personaggi della nostra Isola che ha lasciato traccia di se attraverso le parole delle sue canzoni.


Le compone, in coppia con Luciano Facchinetti


detto "Siego" alle musiche, con testi che rappresentano uno spaccato straordinario della Grado degli anni settanta.


Bravo musicista e fine umorista assieme all'amico "Siego" e ad Arturo Marin formò il Trio Saltapasti


scrivendo tra le più belle e cantate canzoni della Grado popolare e allegra.


Descrive bene in questa canzone come la vanità si debba fermare di fronte alla necessità:


"POVERO MA IN CAPELO"


L’elegansa la me piaze,
ma se vago drìo la moda, la scarsela resta svoda e me toca dimagrì
e se anche le vetrine le hà vistiti in abondansa, co’ trascuro la gno pansa più no posso caminà.
II Me cavao sto capricio Ma, se a posto xè la testa Al gno stomego protesta E nol sente la ragiòn
Co’ le ganbe che se piega No me tiro su de’ leto E stasera un bel boreto Col capelo me farè.
Ritornello
Me basta ve’ ‘un capelo Se vogio comparì Ma do sardele in tola Te vol pe’ no murì E duta la fadiga Xè quela de studià… Se devo fame belo O tome de magnà !



Share/Bookmark

10 giugno, 2021

il disgelo

p 




















il lunario mensile una buona foto, di pura fortuna e un pò lavorata e una mia poesia che porta speranza:



Al Disgelo


Radise del tempo, 

vere vene 

de quel che de noltri

 ze l'inisio e la vita.


L'albero ze cressuo, 

col scorso grosso, per difendese del fredo.


Al ghiasso no ze eterno 

ma al coverse i patiminti che i volarave finì.


In fin, no se mola,

e da i rami le gemme fiorisse,

 le mane se alsa verso al sielo.

al nuovo mondo 

ze al disgelo.


Share/Bookmark

09 giugno, 2021

La VALLE




ca, produzione di carichi inquinanti e alti rischi di malattie ed infezioni.L'assetto produttivo e strutturale delle valli, anche dove sono stati introdotti altri metodi rispetto a quelli tradizionali, non è stato modificato. Ancora oggi il metodo di allevamento è prevalentemente di tipo estensivo, ma l'utilizzo di mangimi artificiali, in modo differenziato per specie, stadio di accrescimento e periodo, rendono difficile una classificazione precisa dei metodi di allevamento. Si possono, a grandi linee, distinguere modalità di allevamento:

L'assetto produttivo e strutturale delle valli, anche dove sono stati introdotti altri metodi rispetto a quelli tradizionali, non è stato modificato. Ancora oggi il metodo di allevamento è prevalentemente di tipo estensivo, ma l'utilizzo di mangimi artificiali, in modo differenziato per specie, stadio di accrescimento e periodo, rendono difficile una classificazione precisa dei metodi di allevamento. Si possono, a grandi linee, distinguere modalità di allevamento:

L'assetto produttivo e strutturale delle valli, anche dove sono stati introdotti altri metodi rispetto a quelli tradizionali, non è stato modificato. Ancora oggi il metodo di allevamento è prevalentemente di tipo estensivo, 

allevamento estensivo ma l'utilizzo di mangimi artificiali, in modo differenziato per specie, stadio di accrescimento e periodo, rendono difficile una classificazione precisa dei metodi di allevamento. Si possono, a grandi linee, distinguere modalità di allevamento:intensivo

La stabulazione avviene in aree circoscritte e si somministrano alimenti artificiali per l'intero ciclo; si applica soprattutto a specie più pregiate, perché garantisce una maggiore resa in minor tempo; tuttavia si ha una grande dispersione energetica, produzione di carichi inquinanti e alti rischi di malattie ed infezioni.

La stabulazione avviene in aree circoscritte e si somministrano alimenti artificiali per l'intero ciclo; si applica soprattutto a specie più pregiate, perché garantisce una maggiore resa in minor tempo; tuttavia si ha una grande dispersione energetica, produzione di carichi inquinanti e alti rischi di malattie ed infezioni.


Share/Bookmark

08 giugno, 2021

Gradus e Scusse

in campo ecologico lecosiddette zone umide comprendenti gli ambienti costieri, tra il mare e la terra, rappresentano luoghi pieni di vite di biodiversità. la salvaguardia e conservazione rivestono oggigiorno un ruolo di priorità assoluta, a maggior ragione per una realtà, come quella gradese, la cui esistenza sussistenza risultano da sempre legate a ciò he la natura può offrire.

parallelamente il nostro mondo, in ambito sottomarino, ne esiste un altro, invisibile ma brulicanti di vita, estremamente ricco di specie di vita, bizzarre, colorante in modo intenso   “pesci, molluschi alghe-meduse,spugne  “straordinaria rappresentanza

di quellla eterogenea produzione di esseri viventi derivante dai mirabolanti processi dell’ evoluzione.

‘uomo comune può accorgersi della sua presenza quando i molteplici resti degli organismi

 che ne fanno parte vari processi di trasporto, erosione, frammentazione, deposito delle onde, accumulo.

écamminando lungo la battigia che si possono trovare

la sabbia stessa costituita per buona parte da frammenti,   di scuse così come vengono e nominate nel gergo tipico della popolazione gradese   /il graisan/.

questol ibretto racconta la storia di una passione, nata e sviluppatasi tra un uomo ed il suo ambiente

si tratta di una raccolta di varie tipologia di conchiglie comuni, che rivestono un interesse popolare all’ interno della piccola comunità gradese.

per questo libretto può offrire un valido aiuto o  fare da semplice sprone passeggiando a grandi linee la gustosa cucina locale, sentire parlare di cappelunghe, garuse e naridole.

si scopre  che i termini dialettali nascono dal paragonare

camping,,cuor de bue, farfala—in ambito scientifico di specie diverse, come nel caso di canestrei,naridole e dinti de vecia.





Share/Bookmark

07 giugno, 2021

la Mula de Mugia


La serie di grandi banchi di sabbia davanti alla Pineta, al largo a circa 1,5 miglia dalla costa, hanno un nome " la Mula di Muggia " o in gradese " la Mugia " Formatisi per il gioco di correnti marine che spingono le sabbie provenienti dall'Isonzo verso ovest formano una formidabile barriera che difende la pineta dallo scirocco, con l'effetto collaterale però di provocare l'impaludamento della parte terminale che finisce con la spiaggia di Pineta.


Grandi depositi di molluschi di tutti i tipi, ma soprattutto di vongole e di cappelunghe di tutti i tipi   ma soprattutto di vongole e capelunghe, sono stati per decenni il luogo di lavoro per le nostre mamme e nonne che integravano così i magri guadagni degli uomini in mare.


Ma quello che incuriosisce è l' origine del nome Mula di Muggia.


Una risposta pragmatica la da il Dott. Ferruccio Degrassi, descrivendo il dorso di mulo (mula) che forma il lato terminale del grande dosso e la direzione del dosso da Grado verso Muggia guardando dalla diga del paese.


Una risposta più romanzesca e tragica la da la tradizione orale popolare che racconta della tragedia di un padre muggesano che portava un carico di vino a Grado accompagnato dalla figlia sedicenne e naufragato per un improvviso temporale sui quei banchi esterni.


Lui si salvò ma perse la figlia che non fu mai più ritrovata, da cui la dedica del nome Mula di Muggia.


Questo giustifica le storie raccontate delle nostre nonne per metterci paura e al soffiar della bora ci dicevano che gli spiriti del mare urlavano con rabbia su la Mugia e di fare i bravi altrimenti sarebbero venuti a prenderci.


Share/Bookmark

05 giugno, 2021

al comun

La storia popolana fa iniziare la sua costruzione al Doge Pietro Orseolo all'inizio del 1100 ma sembra che sia datato in epoca posteriore e conta varie ricostruzioni.


L'Aula del Consiglio ove si svolgeva la vita pubblica del paese era vasta e poteva contenere tutti i convenuti alle adunanze, dette "le concioni de tota universitate Gradi".


L'aula pubblica era rivestita in legno con il soffitto in travi curvi come il fasciame di un'imbarcazione.

Tutto intorno, lungo i muri stavano i banchi dei consiglieri.

Una parte del palazzo serviva da abitazione al Conte di Grado.


Erano frequenti le grandi riunioni "delli huomini del luoco" con la folla al centro dell'aula vociante e indisciplinata e i consiglieri e il Conte seduti severi e silenziosi attorno (più o meno come oggi no?), ma le proposte venivano ascoltate, discusse e poi decise collettivamente (uguale, uguale ad oggi) .


Quel Consiglio in quel Palazzo rispettava i sentimenti locali, riproponendo sempre la ragion di Stato Veneta, accompagnata da un forte senso religioso e si considerava figlio del Patriarcato.


La legge del governare era considerata una vicenda seria, rapportata ovviamente alle necessità di ben governare poca gente, ma esigeva il rispetto delle Istituzioni da parte del popolo dandosi un cerimoniale aristocratico, in cambio restituiva rispettabilità e attendibilità nelle decisioni comuni.


Share/Bookmark

04 giugno, 2021

poesia ed ortensie 1999 di leonardo tognon

La poesia tanto cara a don luigi Pontel la dedico a lui nel primo

Perdòn senza don gigi


Ave Maria, o dolse nome

In sta’ note de sabo grando,

co’l sielo stelao,

‘na làgrema sàlagia

compagna la preghiera

per quanti i n’ha lassào…vogando in mar scuro e grando,

prima che cali la sera.


Ave Maria,

che tu son la mare de dute le crature,
te companiemo in festa, co’ canti e preghiere,

a l’isola de Barbana co’ fede e barche sigure

in un’orassiòn de poche parole che profuma de Miserere.


Ave o Maria, o dolse nome,

Da la Ciesa Granda al porto,

una sola preghiera ne ‘compagna.

Madona dei ànzuli, ‘na caressa tu regali 

a le mare che pianze ‘nzonegiae oro ‘l porto e, 

che nel tovo selestial surizo le serca ‘l conforto.


Umili preghiere, 

rose, ortensie profumàe, e fiuri del Perdòn,
i te compania co “l’Adagio” e i canti,
‘spetando Bonsignor, e‘l segnal:

“In nome de Dio Avanti !”

Madona de Barbana, Vògene ben.

Maria!
In ‘sto zorno de ‘l Ringrassiamento,
“Accogli la nostra preghiera”

e...Cussì sia!


leonardo tognon@1999



Share/Bookmark

03 giugno, 2021


Madonnina del mare, tra sacro e profano


Il primo caso che illustrerò è costituito da una canzone che si sente cantare spessissimo a Grado, sia in feste famigliari, all’interno delle case; sia in chiesa, ogni domenica alla fine della messa delle 11; sia per strada, per esempio durante la festa dei patroni Ermacora e Fortunato in luglio, dove capannelli di privati, magari accompagnati da una chitarra, si riuniscono spontaneamente per cantare canzoni tradizionali; sia in oc- casioni più turistiche, come l’annuale Festival di cui si è detto. Come si dice in una antologia di testi di canzoni gradesi, tra le dieci grandi canzoni del XX secolo de- cretate dagli abitanti di Grado in un referendum del 1999, Madonnina del mare risulta prima anche se è in lin gua italiana e non è originaria di Grado ma proviene, probabilmente, dall’area campana. Questa canzone è un caso emblematico di creazione folclorica perché è stata scelta, adottata verrebbe voglia di dire, dalla popolazione gradese. 1 Quali sono i moti vi di tanto successo? Come al solito, quando si tratta del gusto di una collettività e dell’adesione della stessa a parametri di tipo formale, è impossibile trovare del le ragioni certe, e del resto non è nemmeno compito del semiotico o dello studioso di folclore ricostruire una canzone.


Share/Bookmark

01 giugno, 2021

La vecia Bela

Sull’ Isola dei Belli (ora all’ interno della Valle Noghera


residente la famiglia Sanson)


chiamata così con ironia per la proverbiale brttezza di alcuni suoi abitati, abitava un tempo la vecchia Bela, una donna considerata una strega, che si diceva faceva alzare i venti, rendeva infru‚uosa la pesca di chi non era gentile con lei.


Un fa‚o, non confermato ma raccontato come fiaba, dice che, visto che disturbava la pesca dei suoi figli con il rumore, abbia fa‚o precipitare una volta un ricognitore austriaco con un solo gesto della mano.


"quando pasevemo cò la batela, vignindo de Anfora, traversevemo, pè ’ndà più stieti, oro Morgo, drio la mota de i Beli. Le mamole a bordo le ne pregheva, ma proprio de quà vemo de passà, ’ndemo pè canal e garghe volta, cò meso scuro, girevemo strada.


La gera picola, col fasoleto nero in testa, cò le cotole e col zendal duto ingrispao (traversa) quel che useva le vecie".


Ci si può immaginare il viso della vecchia Bela, verosimilmente sgradevole per gli anni e le offese ricevute dai pregiudizi crudeli, e c’è da augurarsi che chi la ingiuriava come portatrice di scalogna sia veramente tornato spesso a casa a mani vuote.


La cattiveria verso chi è segnato dal marchio di portasfortuna è un razzismo peggiore del rifiuto.


Viaggiare e raccontare è come vivere, non tralasciare.


Share/Bookmark