la solitudine, sognava di far uscire dal loro silenzio gli abitanti dell’isola dov’era stato bambino. Quell’uomo, un poeta, provò a bussare a tutte le case dell’antico borgo, piccolo nido protetto da quel nido più grande che era l’isola. Inutilmente. Nel silenzio delle calli e dei campielli si sentiva solo l’eco del suo bussare. Allora capì che era arrivata l’ora di lasciare l’isola e i suoi anni bambini e di avviarsi con coraggio verso strade sconosciute, se voleva spezzare il cerchio che lo teneva prigioniero di quel suo mondo di sassi. Quell’uomo era Biagio Marin che in una fiaba lirica autobiografica ( Stanco de solitae/ l’omo a batuo a la porta... ) narrò la condizione del poeta nella Grado di inizio Novecento mentre appunto cercava chi gli aprisse per ascoltare i versi scritti nel dialetto parlato da una minuscola comunità di pescatori in un’isola sperduta fra mare e laguna, poco conosciuta nel 1912 quando cominciava la grande avventura della poesia mariniana. Insomma, doveva proprio partire per andare a scoprire i suoi veri fratelli. Un’avventura diventata a poco a poco, nel tempo, nei 94 anni di vita di Biaseto (morto nel 1985) e anche dopo, assolutamente straordinaria tanto che le sue liriche e le sue parole si sono posate, come le foglie di un albero, dovunque negli angoli più impensati di città, paesi, contrade sconosciute. A proporre queste intuizioni e queste immagini splendide legate a Marin, a ciò che ha scritto e ci ha lasciato, è adesso Anna De Simone che ha curato il volume Cinquanta poesie per Biagio Marin , pubblicato per i Quaderni del Centro studi dedicato al poeta gradese, in una collana diretta da Edda Serra. È stato presentato nei giorni scorsi, esattamente il 29 giugno, anniversario della nascita di Biagio che così è stato festeggiato con una intensità naturale e sorprendente.
Cerca nel blog
23 giugno, 2021
22 giugno, 2021
Grado e l'odore del mare
i gradesi me l'avevano detto che era bella, e tu pensi che sia un bello normale, poi però si infila l'odore del mare e hai un odore sevaggio, fatto di salsedine e di bassa marea un odore povero, un adriatico cattivo in un attimo può trasformarsi in burrasca, un odore che parla di miseria di reti da pesca,di casse vuote, incrostate di alghe.
non c'è niente che può spiegarti meglio Grado, o dire qualcosa di più
Grado ogni anno è sempre più bella
Grado e l'odore del mare
21 giugno, 2021
Lamellibranchi
vogliamo proporre le “Scusse”come legame tra la poesia del poeta e la poesia della Narura al suo meglio, accompagnando la loro esposizione in varie tecale con isuoni e luci del mare con un audiovisivo sulla musica ed i colori delle conchiglie ontestualizzandole nel nostro piccolo mondo.
GRAVO “AL PARADISO DELLE SCUSSE”
Lamellibranchi
19 giugno, 2021
Canali
Escavo dei canali lagunari.
Tema già trattato tempo fa riprendendo una dichiarazione dell'assessore alla pesca del Comune di Grado.
La Regione ha previsto un intervento complessivo di 230 milioni di euro in 20 anni, di cui 40 per la Laguna di Grado.
L’opera di escavazione che la Regione si accinge ad approvare verrà eseguita grazie al Piano di gestione Sic/Zps che regolamenterà tutto quanto ruota attorno alla laguna e consentirà, soprattutto, con uno specifico finanziamento (2 milioni all’anno per 20 anni), di risolvere il problema della profondità dei canali lagunari navigabili.
È un Piano a valenza comunitaria (il progetto è stato finanziato dalla Comunità Europea).
Il piano di gestione è l’unico strumento che, seguendo le direttive ”Habitat” comunitarie, può dare le soluzioni al problema dello smaltimento dei fanghi.
Ha allegato, infatti, anche il disciplinare per la movimentazione dei fanghi di dragaggio.
Una questione quest’ultima che rappresenta il vero nodo che impedisce l’asportazione dei fanghi, considerati rifiuti speciali da smaltire in apposite discariche.
In deroga alle disposizioni vigenti viene consentito, invece, l’asporto del sedimento con l’autorizzazione a depositarlo ai margini del canale.
Se il fango ha le stesse caratteristiche può essere utilizzato anche per munire mote, barene e gli argini delle valli da pesca.
Gli interventi programmati per il 2010, avranno tre linee operative: il risanamento ambientale (messa in sicurezza e bonifica aree inquinate; il ripristino della circolazione lagunare e della sicurezza in laguna con interventi specifici di dragaggio; la creazione di un sistema di gestione della laguna che miri ad un suo costante monitoraggio.
Il Piano di gestione prevede, tra l’altro, che i fanghi derivanti dall’ordinaria e straordinaria manutenzione dei canali e dal ripristino di antichi canali funzionali al riequilibrio delle condizioni idrauliche lagunari, devono essere prioritariamente impiegati all’interno della laguna stessa, previa verifica della compatibilità chimico fisica e dei picchi inquinanti.
Fin qui la terra promessa è bella, ora la realtà:
Canali
18 giugno, 2021
il mare si sente e le conchiglie sono il nostro cemento
saranno duecento o trecento metri non di più. e’ in quel labirinto della vecchia grado
e’ li che puoi cogliere l’intimo significato sella vecchia grado, lì puoi cogliere’intimo significato dell’essere pescatore. il mare è un po più in là, non si vede ma lo si sente.. perchèil mare parla, lo fa con il soffio dei venti, da cui si fa calare e poi scuotere, già si fa presto a dire mare.
solo i greci avevano tante paroliere definirlo.
il sale come materia, pelago, la distesa d’ acquapontos, il mare spazio e via di comunicazione, colposa via di comunicazione marittima.i pescatori sono taciturni, hanno imparato silenzio per non allarmare i pesci.
Biagio Marin Con questa pubblicazione voglio divulgare la bellezza e varietà delle conchiglie di Grado trovate spiaggiate sui lidi, mantenendo un’impostazione sistematica scientifica e senza abbandonare la componente estetica.
La battigia, specialmente nei mesi invernali dopo i sciroccali, ci dà, grazie alla robusta costruzione calcarea delle conchiglie, un’immagine parziale ma interessante della complessità della biologia marina ed avvicinarsi a questo tema, normalmente riservato agli specialisti, oltre a sensibilizzarsi vieppiù alla natura ed al suo rispetto, aggiunge bellezza alla vita.
le conchiglie hanno sempre esercitato sull’uomo una grande attrazione. hanno documentato infatuazione di breve dura,
e’ suggestiva la vecchia grado, quando è deserta, per un attimo si ricompone l’ambiente originale. Cerificano gusti quando con il sibilo del vento penetrando da ogni morosi trasformano in demoni e dannati.
per lunghi periodi trascorsi da Grado, per lui era tutto, via, poesia, cielo, tutto nacque vicino al mare. Visse la sua barchetta vicino al mare, visi immerse anima e corpo. si svegliavano i suoi richiami. come poteva viverne senza: c’è l’ aveva nel cuore dell’ anima, unico desiderio è :
“catame in mar, comò sol che cala” diapason, poesia.
il mare si sente e le conchiglie sono il nostro cemento
17 giugno, 2021
il rosario
Tempi che mutano, simbologia religiosa in discussione, preghiere che diventano risse verbali, paladini della fede improvvisati che per apparire si trasformano da pagani in bigotti "basabanchi": Eppure c'è una preghiera della Chiesa che attraversa questo impatanato, olezzante "nuovo" e conserva il grande sapore di una volta, il sapore autentico della fede: Il Rosario .
Il Rosario è una preghiera democratica, si fa assieme ma non occorre la presenza del prete per recitare i misteri: gaudiosi, gloriosi e dolorosi.
Mi ricorda le serate di primavera/estate con le donne in strada attorno alla cappella della Madonna a pregare con grande intensità e con una cadenza quasi musicale, noi bambini a correre e giocare sullo spiazzo e i continui ssst! lanciati periodicamente tra un Ave Maria e l'altra.
Ma la Chiesa si evolve e segue i tempi, così anche il rosario diventa un oggetto elettronico, un ovetto con registratore incorporato che ha il rosario per ogni giorno della settimana, comprese le litanie.
Grande successo e apertura di un sito appropriato, non c'è più religione.
Dal cilicio al silicio.
il rosario
16 giugno, 2021
Patacheo
noltri ‘ndevemo in batela a Isola Gorgo a ingrumà le pigne pè vè i pinoli e per fa fogo co’l resto. Un giorno la n’ha dito de catai una lastra de marmo per parecià al zuchero coldo del patacheo e cussì pian pianin domalo a son de brassi, missiando al caramelo bruno ai pinoli. Noltri do, sensa pensai massa, semo ‘ndai drio del simisterio e vemo tolto la prima lastra de marmo che vemo catao sensa fasse veghe dal custode che al gera mundi cativo. Lavagia la lastra i la vemo portagia a cason e la nona dopo ‘vè impissao al fogo sul spagher ben gratao co la pagieta l’ ha ghitao al suchero per caramelalo e zontando pian pian i pinoli. Noltri co le bave incantesemai a vardala, pò la gheta al composto ingrumao su la piastra de marmo che i vemo portao inumidia perchè al patacheo nol se tachi. “vardè e imparè mamuli” la ne diseva e intanto co gesti linde ma energici la stendeva al composto su la lastra: “veghè bisogna domalo e fai vignì fora ogni bola de aria” e stindi e stindi finchè pian pianin al Patacheo al s’ha sfredao e al pareva pronto pel consumo. La nona lo gira e sorpresa, sul dadrio, sul fondo insoma gera una scrita: qui giace …………..pronto per l’ eternità.
Un urlo de la nona e dalongo dopo al sigà per noltri: “malastriti ‘ndola se ‘ndai a to la lastra, la de la tomba de un morto?” Se stao duto in t’ un, lastra de marmo e patacheo in sima driti in cavana, che quela volta le gera fonde. Noltri cursi dalongo fora de cason, chè la nona la veva in man al mestolo e le nostre bave de patacheo finie anche ele in cavana. Eco, queste storie capiteva in cason dii Biviacqua, al patacheo del morto.
Pecao però al veva l’ aria de esse mundi bon.
Patacheo
15 giugno, 2021
Paron Piero
Ieri Sandro Terremoto "Buba" mi ha fatto inorgoglire di essere nonno e di poter essere ancora utile pubblicando su Facebook la foto di uno stralcio di compito di una delle sue bambine dopo un mio piccolo intervento descrittivo della nostra Laguna alla scuola elementare.
Questo fattoo mi ha riportato alle condizioni di un tempo dove i nonni non avevano ne voglia ne tempo di raccontare storie ai nipoti, ma qualcuno più versato e fantasioso di altri c’era.
Di queste storie alla buona mai trascrttie e solo tramandate a parola resta qualche traccia che con un po di fortuna riesco a trovare e registrare sul web in modo che siano a disposizione di chiunque voglia raccontarle, questa è la storia ( mi raccomando è una storia non la verità, senza certezze:
Paron Piero.
Un tempo i pescherecci non entravano in porto se non in casi di pericolo e venivano ormeggiati sulla diga esterna ognuno ad un posto assegnato che di solito era una grossa pietra frangiflutti. Paron Piero aveva una strana consuetudine, quando toccava terra, legata la sua barca, la salutava prima di lasciarla,
Paron Piero.
Un tempo i pescherecci non entravano in porto se non in casi di pericolo e venivano ormeggiati sulla diga esterna ognuno ad un posto assegnato che di solito era una grossa pietra frangiflutti. Paron Piero aveva una strana consuetudine, quando toccava terra, legata la sua barca, la salutava prima di lasciarla,Scavando negli anni ho trovato e descritto persone che non ci sono più (e mancano pesantemente) ma volevano bene a questo nostro isolotto strabattutto dai vento della speculazione e dell’ arricchimento a tutti i costi, con "lengue emboliche" sempre pronte all’ azione alle spalle di chiunque, ma che in fondo è un posto straordinario ed unico, come la sua gente.
Ecco!o sono sopIrattutto orgoglioso del mio passato, presente e futuro (dita incrociate) da GRAISAN.
Paron Piero
14 giugno, 2021
gravo mio di sebastiano scaramuzza
FOTOGRAFIE,RICORDI..RICETTE E CHIACCHIERE TRA DI NOI...I FAN DEI GRAISANI è UNA PANORAMICA DELLA CITTA DI GRADO..MA ANCHE UN APERTURA A CHI NON … Altro... |
Un viaggio volando verso lidi migliori, due ali o una barca con cui affrontarlo, un pontile dove approdare e riposarsi quando si è stanchi, un cielo infinito e bellissimo che invoglia alla speranza ed alla solarità!!!
Il vento ha un potere straordinario... può sollevarti verso l'alto o abbatterti a terra, con impeto, rabbia, ma anche leggerezza e dolcezza...dipende dallo stato d'animo suo e nostro...in ogni caso è il motore che fa muovere le onde del mare, le foglie… Altro...
Continuando a rappresentare il dialetto gradese antico, degli inizi secolo 1900, quello che ci è pervenuto in forma scritta prima di Biagio Marin; letto nel post precedente il Marchesini con le sue forme dialettali popolane di "Grado Antigo", vediamo il modo diverso di presentare Grado, quello del Professor Sebastiano Scaramuzza.
Il dialetto che usa per scrivere è più rotondo meno brusco, la cultura del professore trasuda dalle sue parole, ma la passione per il proprio Paese è simile e fortissima è la nostalgia dell' emigrante suo malgrado, perchè il Professore è stato costretto ad emigrare ma il suo Paese è rimasto profondamente nel suo cuore:
Gravo Mio
Quel che vevo intè 'l cuor mè no he possuo,
Su le tò rive povere, otigni;
Mischin, senza conforti,me ha scugnuo
Da le are tove, da i to rii partì.
Ramingando pel mondo,me he veguo
Maravege che un oltro no el pol dì
De 've, intra Buso e Sdoba, cognossùo,
Se co tu l'ha passao duti i so di.
E pur,e pur! o dolze Gravo mio,
Te porto in mezzo a l'anema co Mè
E sempre, Gravo mio, te portarè.
In brazo a tu son nato; e'l desiderio
De la sò cuna (cussi el vol Idio)
No se distùa che drento el zimisterio!
biagio marin
e
al xe uno paese belo:
tra cielo e mar pare pare un castelo in aria;
torno a d’ elo solo stele, i fa la luminaria.
noi siamo stati, ricorda ricorda marin per secoli e secoli…. un pivello nido di pescatori sperduti su un lido di spiaggia, in mezzo ad un vasto estuario. per arrivarci bisognava avere una lunga esperienza dei corsi dell’ acqua, del ritmo del mare, conoscere l’insidia delle velme e dei fondali.
laggiù, tra cielo e mare, viveva una razza di gente diversa, che parlava altro linguaggio, e viveva del mare, sul mare, di arti estranea quelle dei contadini. là non vi erano campi, non si aprivano solchi, non si seminava, non si mieteva il grano
neanche alberi si scorgevano intorno a quelle case arse dai secoli.
gravo mio di sebastiano scaramuzza
13 giugno, 2021
cresce dentro di me uno straniero-------------- la mia storia di ennio in cui dopo un anno mi ritrovo straniero per ridiventare un umano
Come sempre, nel dormiveglia, fui assalito dal ricordo di dove fosse e, con un sincero, autentico grido d’orrore, Ennio si svegliò. Così, come sempre, cominciò la sua giornata. Il problema non era tanto il Il problema era che la casa si trovava nel bel mezzo di trieste, e che prima di due milioni di anni non sarebbe passato nessun autobus.
Come Enio ben sapeva, il tempo è il posto (se così lo si può chiamare) peggiore per perdersi; e lui ci si era perso un mucchio di volte: nel tempo e nello spazio. Ma, se non altro, quando ci si perde nello spazio si ha sempre qualcosa da fare.
E così, era rimasto infognato lì, sulla Terra allo stadio preistorico, in seguito a una serie di avvenimenti che l’avevano visto ora vittima di esplosioni, ora vittima di insulti. Era finito nelle regioni più bizzarre del cerebro ictus cerebrale, su pianeti che mai aveva immaginato esistessero, e per quanto da anni ormai vivesse una vita molto, troppo tranquilla, si sentiva ancora nervoso ed eccitabile.
cresce dentro di me uno straniero-------------- la mia storia di ennio in cui dopo un anno mi ritrovo straniero per ridiventare un umano