Una figura simbolo della nostra comunità è sempre stata la pessera che dava senso e continuità al lavoro maschile per eccellenza: la pesca.
Donne coraggiose e intraprendenti che con bici scassate o con autobus improbabili, facevano il giro del Friuli offrendo il prodotto dei loro uomini, il Pesce.
Il pesce, simbolo cristiano fin dai primi secoli della Chiesa, è entrato nella cultura e nella tradizione popolare come un alimento di "precetto", prima ancora di essere ritenuto un alimento sano e nutriente ricco d'alto valore proteico.
Per assolvere a questo precetto cristiano, durante la quaresima, il venerdì e nelle vigilie importanti durante l'anno, le famiglie strettamente osservanti si sacrificavano pur di consumare nei giorni stabiliti il pesce o i frutti di mare.
Sono state le donne artefici di questo mestiere, a perpetuare un rito … quasi a sostegno dell'anima!
Con le prime biciclette ripongono sardelle, masanete, seppie, acquadelle, gamberetti … in pesanti cassette coperte di sacchi bagnati.
All' alba il rientro con il Mercato Ittico sempre aperto, alle 5 iniziava l'asta.
A essere servite per prime, sempre e in ogni caso, le pessere che, chi con la corriera, chi con il triciclo cominciavano la loro giornata di vendita.
Mariana, Bernardina, Stefania Trotola, Nina Ciate, Ristea, Tosca, Maria Pastoricia questi i nomi di alcune di loro che vivevano in simbiosi con i pescatori e il loro prodotto.
Torneranno a tardo pomeriggio con cassette ora ricolme d'uova, qualche gallina, farina per la polenta, qualche cotechino, perchè era il baratto il loro mestiere.
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23 ottobre, 2021
le essere
22 ottobre, 2021
le oluturie
Ciao, sono un’oloturia e passo le giornate immobile, sdraiata in fondo al mare. Non so nuotare. Il mio corpo ha forma oblunga e ricorda quello del cetriolo: per questo da alcuni fra voialtri umani sono detta appunto “cetriolo di mare”, e fin qui mi va anche bene, perché alcuni di voi preferiscono chiamarmi con nomi ben peggiori, che non oso ripetere.
le oluturie
21 ottobre, 2021
al telefonin
Che pecao che no è vuo al telefonin co gero mamolo. Quante robe, quanti ricordi, quanti muminti, che i ze solo in tela gno testa, sensa una foto, sensa un video, sensa una slòmoscion.
Me piasarave mundi vè un poche de foto de quando che zugheveno a balòn drio l'acquedoto, tanto per dine una. Miliuni de partie, miliuni de lastre rote, miliuni de lampiuni soltai e miliuni de baruffe, ma nianche una foto. Nianche un video de un gol. Nianche la sodisfassion de podè riveghe una bomba de Aldo Doic. Aah... che che no daravo per vè una slòmoscion dele mussa longa che feveno sul muro del cagarotolo, o de un cuto la dela colona... due bue... tre re... quatro scassa.... cinque con pedina.... e se podarave veghe a ralentator se la pedina la veva tocao veramente al cul... sinò tu va soto. E che che no daravo per vè una registrassion de una partia de pomalvaso drio la ciesa. Miliuni de mamuli che siga, miliuni de zoghi, miliuni de muminti, duti in tela gno testa, ma nianche una foto, nianche un video, nianche una slomoscion. Daravo no se che per ve un bel selfi de gruppo co le squadre che zugheva a cerbo per le cube, duti co le cartuce impirae in tei cavili, con in man le dopiete, le triplete, le quadriplete e dopo gera anche quel che al se veva fato al mitraliator... ma al feva sempre stropòn. E me piazarave mundi ma mundi anche vè fato le riprese video quando che ndeveno dentro al fortino in costrussion.... o dentro la villa Marchesini... o dentro la villa Matilde.... se le vemo fate dute, diese, sento, mile volte, le vemo viste passà da vece a nove, ma nianche una foto.
E si, se vesso vuo al telefonin quela volta, desso me sbavassaravo a vardamele le foto, faravo notolade a vardame i video, de quela Gravo che no la esiste più. E cussà quante robe che podaravo veghe ancora, oltre a quele che me ricordo. Cussà quanti mamuli, cussà quanti particolari, cussà quanti rumuri, che i ze ndai desmentegai per sempre in tel tempo. Vè vuo al telefonin quela volta sarave stao proprio belo.... anche se.... pensanduli ben.... se vesso vuo al telefonin quela volta... saravo stao duto al giorno rincoionìo a vardame al monitor e dute quele bele robe no le varavo nianche vissue...
Che cul che è vuo, a no vè vuo al telefonin co gero mamolo....
E si, se vesso vuo al telefonin quela volta, desso me sbavassaravo a vardamele le foto, faravo notolade a vardame i video, de quela Gravo che no la esiste più. E cussà quante robe che podaravo veghe ancora, oltre a quele che me ricordo. Cussà quanti mamuli, cussà quanti particolari, cussà quanti rumuri, che i ze ndai desmentegai per sempre in tel tempo. Vè vuo al telefonin quela volta sarave stao proprio belo.... anche se.... pensanduli ben.... se vesso vuo al telefonin quela volta... saravo stao duto al giorno rincoionìo a vardame al monitor e dute quele bele robe no le varavo nianche vissue...
Che cul che è vuo, a no vè vuo al telefonin co gero mamolo....da buba
al telefonin
19 ottobre, 2021
l disgelo
Per il lunario mensile una buona foto, di pura fortuna e un pò lavorata e una mia poesiola che porta speranza:
Al Disgelo
Radise del tempo
vere vene
de quel che de noltri
ze l'inisio e la vita.
L'albero ze cressuo
col scorso grosso
pè difendese del fredo.
Al ghiasso no ze eterno
ma al coverse i patiminti
che i volarave finì.
In fin, se mola
l disgelo
18 ottobre, 2021
La suadade, la maliconia che ti prende dopo un certo periodo di tempo lontano dal tanto "ciacolao" paesello comincia ad agire sul megagalattico factotum direttore di "GradoSpia" Raffaele Lisco, che da notizie certe è dato sulla strada del ritorno a Grado.
Noi, orfani di cotanto uomo, in comunità siamo andati ad intercedere presso l' arcangelo S.Michele che, dall' alto del suo e nostro campanile ha tuonato:
17 ottobre, 2021
i merlato
I Merlato sono stati una famiglia importante nella storia gradese, tra le pochissime ricche, ma capita che si interrompa qualcosa nella trasmissione dei propri geni alle generazioni successive e ci si estingua.
Sior Antonio Merlato era uno degli ultimi rappresentanti della famiglia, l' essere molto solo lo portava ad esagerare nel bere e spesso parlava e sognava a voce alta "là De Tanori"
Da tener presente che viste le condizioni di sovraffollamento delle abitazioni graisane l' unico luogo in cui poteva sognare un povero cristo era il bar da ubriaco e in luoghi abbastanza scuri da poter pensare alla notte.
La scena:
Sior Antonio Merlato conversa con se stesso nascosto nel buio della sala la "De Tanori"portato sempre più lontano dalla mente man mano che il livello di alcool nel sangue cresce:
...E ciacolemo de sogni -Illusione dolce chimera sei tu!-
No me resta che le ilusion...i sogni...in 'stà Isola Isolagia.
I sogni sono importanti aiutano a vivere, costano poco, anzi niente...
Allora facciamoli 'stì sogni, si possono avere "ad occhi chiusi o aperti, in piedi o stravaccati, in bianco e nero, in tecnicolor."
Ricordatevi nessun sogno è proibito...tutto è permesso in sogno! Tutto!.
Quando ero bambino sognavo di avere un paio di scarpe di cuoio, come quelle dei figli dei signori, quando le ho finalmente avute mi facevano un male cane e così son tornato a camminare scalzo, come d' abitudine, con le scarpe in mano, per mostrarle agli altri.
Questi sono sogni da povero.
Ho letto da qualche parte che "Il sogno di oggi può essere la realtà di domani".
L' altra notte ho sognato che noltri graisani 'ndeveno duti d'acordo per "al ben del Paese"... si si! - Campa cavalo che l' erba cresse e l' acqua la cala! -
Come si può negare ai Comandauri dell' Azienda di sognare una stagione di caldo e che duri da Pasqua ai Santi e magari con meno personale da pagare per aggiustare così tutti i conti, e senza dover risolvere problemi di:
Nuove Terme, Arenile che scompare con sciroccali, fango incipiente, il pontile che sprofonda, locali che non rendono.
Come si può negare ai Signori Ristoratori di sognare clientele che spendano e spandano, non capiscano un tubo e paghino senza rompere le scatole con la tiritera " il pesce è fresco o congelato".
Un sogno poi non si nega a nessuno, non vogliamo mica negarlo a coloro che progettano di costruire un grattacielo in "Savial" o un Palazzo di Vetro vicino alle Chiese o addirittura al posto delle Chiese:
No! il sogno non nega nulla a nessuno e così continueremo a sognare.
Ma un' oltra volta!
-ricordo che questi sogni sono tratti e adattati da me da :
"storie di Giovanni Marchesan (Stiata)"
i merlato
16 ottobre, 2021
l'acqua amara
suggestiva la vecchia grado quando è deserta, quando per un atttimo si ricompone l’ ambiente familiare, guardare figure immobili o pensose, ma non tremano nel buio di notti ditempesta, quando il sibilo della tempesta, penetrando in ogni decorosi trasformava in ululati demoni o dannati.
come i bambini di un tempo creano un regno tutto per loro, affettuosamente popolato da tanti amici; i gabbiani della laguna, granchi delle spiagge, i gatti delle calli, che con loro fanno lunghi dialoghi, dai quali i grandi sono rigorosamente esclusi.
e voci dei mamuli si impastano con quella delle donne in un dialogo che vola da sinistra a finestra, con in alto un’amalgama che percorre l’ aria con uno stormo di uccelli.
‘ suggestivo incontrarsi nella grado vecchia, in una csmminsta solitaria e notturna, nei profumi della nota infanzia. e’ suggestivoddentrarsi tra la vecchia grado, na camminata solitaria e nottutrnada icona ad icona e sentinella campana della prima messa.sentire qualche donna vestita di nero prende il posto della chiesa profumate incenso piano, piano si levano i canti tramandati da tradizioni da antiche tradizioni giailatori ermai dimenticate.
e’ piacevole alla serrati sostare in una trattoria gustare il prelibato boleto la zuppa di pesce tanto anticada non conoscere l’uso del pomodoro.
e’ questo l’angolare risentirei dettami un aura vibrante di poesia.
l'acqua amara
la irala chiaro
suggestiva la vecchia grado quando è deserta, quando per un atttimo si ricompone l’ ambiente familiare, guardare figure immobili o pensose, ma non tremano nel buio di notti ditempesta, quando il sibilo della tempesta, penetrando in ogni decorosi trasformava in ululati demoni o dannati.
come i bambini di un tempo creano un regno tutto per loro, affettuosamente popolato da tanti amici; i gabbiani della laguna, granchi delle spiagge, i gatti delle calli, che con loro fanno lunghi dialoghi, dai quali i grandi sono rigorosamente esclusi.
e voci dei mamuli si impastano con quella delle donne in un dialogo che vola da sinistra a finestra, con in alto un’amalgama che percorre l’ aria con uno stormo di uccelli.
‘ suggestivo incontrarsi nella grado vecchia, in una csmminsta solitaria e notturna, nei profumi della nota infanzia. e’ suggestivoddentrarsi tra la vecchia grado, na camminata solitaria e nottutrnada icona ad icona e sentinella campana della prima messa.sentire qualche donna vestita di nero prende il posto della chiesa profumate incenso piano, piano si levano i canti tramandati da tradizioni da antiche tradizioni giailatori ermai dimenticate.
e’ piacevole alla serrati sostare in una trattoria gustare il prelibato boleto la zuppa di pesce tanto anticada non conoscere l’uso del pomodoro.
e’ questo l’angolare risentirei dettami un aura vibrante di poesia.
la irala chiaro







