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25 novembre, 2022
il PARROCO DI GRADO- DON TOGNON
Don Sebastiano Tognon, parroco di Grado dal 1913 alla sua morte nel 1956, Graisan, primo e unico autentico figlio di popolo, Monsignore della Curia Gradese, rischiò seriamente di vedersi rifiutare come parroco da Grado, perchè il Comune nel 1909 investito dal Vescovo di Gorizia dell'esercizio del diritto di scelta tra due candidati (Ius Patronatus), optò per il candidato friulano.
La curia rifiutò e nacque una brutta storia di denunce che sembra gossip dei nostri giorni con partigiani di una parte e dell'altra e che finì appena nel 1913 con l'accettazione del Consiglio Comunale di allora.
Ma che diritto ha esercitato il Consiglio Comunale del tempo?
Anticamente avveniva che le popolazioni dei comuni erano investite dell’autorità di scelta (Ius Patronatus) – che si esprimeva attraverso i capi-famiglia – sul parroco che la Chiesa designava.
L’ordinario diocesano, vale a dire il Vescovo o l’Arcivescovo, allorquando si rendeva vacante una parrocchia, indiva un concorso fra i sacerdoti della diocesi e tra i candidati sceglieva quelli che riteneva idonei e presentava quindi la lista di essi al comitato dei Capi-famiglia che decideva sul nominativo di gradimento.
Il privilegio veniva trasferito a Grado nel 1864 dai capi-famiglia al Consiglio Comunale.
Fu Francesco Giuseppe a decretare la cosa e a darne diretta notizia al podestà di quel tempo Nicolò Corbatto.
Don Sebastiano Tognon nella sua lunga vita dimostrò con i fatti di essere un buon prete e uomo di valore, un episodio per tutti:
rifiutò di consegnare il tesoro del Duomo di Grado al Re Vittorio Emanuele in visita a Grado da vincitore della prima guerra mondiale e per questo fu incarcerato ma il tesoro fu salvo dal Savoia predatore.
il PARROCO DI GRADO- DON TOGNON
24 novembre, 2022
AL TRAMPULIN
Ciao, logo de bravure e de paure vinte in zoventù :
TRANPULIN
Solo in mezo al mar
comò un faro tra le ole,
tu cunbati co' sionere,
giasso,buora a anche nevere;
Ma d'istae tu turni a vive,
perchè duti i vien a catate,
'n inpirada là del quadrato,
semo là... dito - fato.
Finalmente in tranpulin,
'ndola fà i tufi più beli,
capriole,bombe a miera
e sta là finchè zè sera.
Quanta zente t'hà sognao
co^ i lezeva al depliant,
quanti i t'hà fotografao
invidiando al graisan.
'Desso, tu son duto roto,
ogni ola te fa mal,
i te hà messo de bando
comò un vecio in ospedal.
Ma 'l lamento al ragia in tera,
tu son un frà che ciama agiuto,
tu hà 'l sudor dei nostri avi,
no volemo 'n oltro luto.
Solo tu e al canpanil
se restai in sto nanbuol,
duto 'l resto zè recordi
che a pensà....fà solo diol.
AL TRAMPULIN
23 novembre, 2022
CALLE TOGNON
Il Castrum di Grado è stato oggetto qualche tempo fa di serrato processo di ristrutturazione edilizia, qualche volta portata a termine aggiustando con prudenza l' esistente, qualche volta con violenti e pesanti interventi di ricostruzione integrale degli edifici, dipendeva dalla sensibilità di ciascun proprietario.
Questa qua sotto è la visione poetica di due punti di vista di tale sensibilità per una "Ristrutturazione". Descritta da Giovanni "Stiata" Marchesan con la solita arguzia e profonda amarezza di fondo.
Ristrutturazione
Vevo una casa, là in Cale
dò veci loghi, un balaor
ninte de speciale
ma gera al sol...
'Desso al colmo spandeva un poco
gera garghe stiopaura
al tempo veva fato i sò malani.
che volè...ne ze passai de ani.
Vevo ciamao un murador
che vegna a dai un' ociada.
"Quatro cupi, un per de piere cote
e 'na maltada
No gera problemi seri
le case vecie le ze stagne!
Se femo anche al sufito
Pol esse dò giornade de lavor"
Cussì, al mistro, al me veva dito
Ma 'na matina
scuminssiagia co'l pie sbaliao
spostando un almeron
co la schena dura son restao.
-Ahi! questo è il colpo della strega-
sentensia al gno dotor "questo frega"
E via me in ospedal
proprio desso che spetevo al murador
Gera de giustà al colmo le stiopaure..
No stà preocupate pare!
Me ha mandao a dì le gnò creature.
Bravi mamuli!
Pensa a la salute!
Femo governà noltri in cale
giusto comò che tu vol tu!
De la tre giurni torno casa
e la casa...no ze più!
Al posto de la gno casa vecia
che per me
la gera megio de un palasso
in alto steva 'na tabela
e in tera ..un mar de rovinasso!
E la casa mia?...sparia...
I fasso me a un che gera là
co una granda machina
e 'l scaveva, 'l scaveva!
Quel barbaro in canotiera...
-Ma che significa 'stà roba?
In malo modo sto qua al me respondeva:
-Ghità zò la casa vecia e fa su la nova!
RISTRUTTURAZIONE se ciama
Ze scrito la su la tabela!-
Bel colpo-fasso me- porcamastela!
E 'desso?
Al colmo de giustà, le stiopaure
i ricordi...al gnò vive..
E la casa mia?..
Bel colpo de la Strega
la gera SPARIA!
CALLE TOGNON
22 novembre, 2022
LEVANTERA
Siroco.
LEVANTERA
dopo al siroco
L’ animosità graisana ha origini antiche e da questa traccia storica tra‚a dal Caprin si capisce che era una dote che i governanti Veneziani uࢡlizzavano e coltivavano con astuzia.
I Gradesi medioevali erano considerati dai Veneziani ottimi armigeri e, per tener in esercizio i giovani e predisporre alla lo‚tta e all’ esercizio delle armi la gioventù locale, Venezia consigliava e promuoveva giochi di guerra raccomandando :
I Gradensi, confinanti gli Arciducali, di tra‚tto in tratt‚o ricevevano delle animosità onde il Civico Consiglio nell’ anno 1423 comanda:
che ognuno di Grado abbia la sua Balestra essendo cosa utile che si usa a tirar per i bisogni della Ci‚à, e si compra dalla Comunità un Palio del valore di lire 18 e vi deve tirare in quello nella Pasqua e sia il Palio di panno del color che piacerà alla Comunità, e niuno possa tirar se non sia Citt‚adino o Abitante.
L’ Esercizio alla guerra nei bambini veniva coltivato prevedendo gare di battaglie con armi di legno:
i bambini venivano divisi in due squadre una de‚a di Porta Granda e una di Porta Piccola e limitati in un grande steccato posto al di fuori delle due Porte, nell’ odierna Piazza, alla presenza di tutto il popolo si sfidavano con spade e coltelli di legno.
Spinti dalle grida dei parenti, i ragazzi si lanciavano in sfide che si protraevano nel tempo e, da organizzate inizialmente quasi militarmente, diventavano mano a mano vere e proprie zuffe che alla fine costringevano gli adulti ad intervenire per evitare ferite più o meno gravi.
Questa consuetudine ( si è sopita un duecento anni fa, ma cova sotto le ceneri sempre) era abituale i sabato dei mesi di giugno, luglio e settembre e si accendeva in modo particolare quando durante l’ estate le famiglie dei pescatori lagunari rientravano in paese e le vecchie questioni familiari si accendevano.
I ricordi miei di bambino vanno alle "guere per le cube" all’ obbligo di partecipare alla bande dei rioni, al controllo feroce del territorio, ora si sa da cosa derivano le tensioni della graesanità-.
dopo al siroco




