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05 febbraio, 2023

PER L'AMICO. GASPARINO

Qualche volta è tempo di pianto e di ricordi tristi, in questo caso ricevo da Leonardo Tognon la notizia di una serata di sport dedicata ad un amico prematuramente scomparso, è giusto ricordare.


“In ricordo di Gasparino Lugnan”

questo il tema di una sera che gli amici hanno inteso dedicare alla memoria per la recente scomparsa dell’amico Gaspa.

Si è formato d’incanto nel nome dell’amicizia e del basket il “Dream Gaspa Team Grado” che si è dato appuntamento per il primo incontro – ritroviamoci assieme.


Sono gli amici della giovinezza, gli atleti del campo di basket, amici del playground-(campetto della Casa Balilla) che assieme a Gaspa dedicavano parte della loro giornata al basket, amici delle calssi ‘62-‘63-‘64 che alla palestra di Aquileia si sono ritrovati per una partitella in ricordo.


Gasparino Lugnan, Gaspa per tutti noi amava lo sport, praticato e urlato dala tribuna: un bel numero 4 o 5 nei quintetti giovanili, un tifoso che ha sostenuto l’ApGrado nel periodo della promozione e serie D anche nelle trasferte in terra veneta, un tifoso del calcio, ultras dal cuore gentile, interista sfegatato ma sincero, per tutti un amico.


Ed ecco l’idea di ricordare con il sorriso sulle labbra e con una partitella di basket, senza tanto clamore, ma con tanta amicizia.


Alla fine la pizza tutti assieme, la chiaccherata, la risata, il ricordo, tutto in grande normalità. BRAVI.


La notizia si cela nella semplicità nel non clamore


Nella foto storica i protagionisti in piedi : Maurizio Cacciavillani ( atleta bivalente duplice veste di giocatore e arbitro), Sandro Toso ( infaticabile e silenzioso come un pesce…), Daniele Pizzignacco (un diesel), Dario Monferà ( metodico), Paolo Zulini (un elegante plash pivot), Gian Regolin (il talento che ci ha deliziato con le sue bombeeeeeeeeeeeee),Alberto Cicogna (meticoloso, preciso atleticamente in ordine), Aloisio Bellan (super atleta ), Giuseppe Corbatto (piedi sempre rivolti a canestro) –

Accosciati : Aldo Guzzon ( no ha perduto lo smalto di un tempo), Marco Pigo (diligente con spirito calcistico) Marco Polo ( metodico – ragionieristico).


Bravissimi ragazzi e ognuno mantenga nel cuore il pensiero di Gaspa ( chissà cosa avrà detto da lassù), e la voglia di replicare il prossim anno Ad Majora.


Leonardo

 


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04 febbraio, 2023

LA. LAGUNA

Il paesaggio presenta essenzialmente quattro zone caratteristiche: acque (canali e fondali sempre sommersi), velme (terreni sabbioso-fangosi che affiorano solo in occasione di basse maree sizigia- li), barene (che più o meno emergono due volte al dì in concomitanza del medio abbassamento del- l'a cqua), tapi alti e mote con o senza insediamenti umani e argini che delimitano valli da pesca (da "vallum" argine) o segnano canali. Dal punto di vista floristico e della vegetazione, trascurando l'ambiente acqueo superficiale e pro- fondo, di difficile rilevamento per un viaggiatore occasionale, si può notare, nelle velme una vegeta- zione essenzialmente algale, dove, a seconda delle stagioni, si mettono in evidenza varie macroalghe, tra cui più evidenti le rosse Gracilarie, le verdi filamentose Enteromorfe e le larghe lamine verdi della Lattuga di mare (Ulva Lactuca) e, abbarbicate sui pietroni posti a difesa degli argini, le ramificazioni digitiformi dei Fucus. Affiorano anche in questo ambiente le forme più piccole di piante fanerogame con foglie nastriformi (che in dialetto locale sono chiamate "aleghe") dei generi Cymodocea, Ruppia e Zostera. Di quest'ultima le specie di statura maggiore, assieme alle Posidonie, caratterizzano i fondali sabbiosi di mare aperto, formando praterie (molere), pascolo dei "gui" (Gobius sp.) di stelle marine, di molluschi e di piccoli crostacei. Nelle barene e nelle barene secche possiamo trovare una vegetazione di piante di modesto aspet- to, essenzialmente alofile, senza foglie o con foglie ridotte e quasi spiniformi, coi fusticini acquoso- carnosi capaci di riserve d'acqua per resistere a sbalzi di umidità e di salinità. Troviamo quì prin- cipalmente la Salicornia fruticosa e lo Artrocnemum glaucum, le Salsole (dalle cui ceneri si dice che anticamente si ricavava la soda per l'industria del vetro), alcune Cyperacee e Juncacee a cespi con foglie aghiformi lunghe parecchi decimetri e termi- nanti con una punta acuminata. Ancora troviamo delle praterie semisommerse di Graminacee secche, dure, giallastre che solo nel fulgore della vegetazione arrivano ad assumere un colore verde tenue: la Spartina Stricta e, dove le acque sono più dolci, la canna di palude (Arundo Phragmites) che risale lungo le rive dei canali e dei lenti fiumi e della quale da secoli si sono serviti i nativi per la copertura (altamente coibentante) dei loro "casoni".Qua e là nelle zone meno frequentemente inondate e a seconda delle stagioni troviamo le macchie gialle delle Inule o azzurre di varie specie di Astri. La Laguna, oltre a dare alimento animale (pesci, molluschi, crostacei e cacciagione da penna e da pelo) ha dato all'uomo diverse essenze vegetali di varia utilità. Oltre alla già citata canna si trovano sui "tapi alti" e sugli argini sporadici grossi ciuffi di canna gentile o comune (Arundo Donax) che in seguito a coltura intensiva nell'entroterra, per lungo tempo ha fornito la cellulosa agli impianti di Torviscosa. In primavera si raccolgono sugli argini le "erbete" (Beta sp.) gradevolissime da consumarsi lessate in insalata, in frittata con le uova o in tegame con gli spinaci; gli spinaci selvatici (Atriplex sp. Pl), i giovani turioni delle "Sparisine" (Asparagus officinalis) e dell' Asparagus Acutifolius (sparisi de spinada) e le giovani cime degli "s'ciopeti" (Silene Cucubalus). Notiamo almeno due piante medi- cinali, contemplate in diverse farmacopee: l'Assenzio ("apisinsio": Artemisia Absinthium) e il "Santonego" (A. coerulescens) dal quale si ottiene una tisana amara con proprietà toniche, febbri- fughe, astringenti e vermifughe, e il cui estratto alcoolico (un rametto in una bottiglia di grappa) è un piacevole e gustoso amaro-digestivo. Non bisogna dimenticare l'onnipresente "fior de tapo" (Statice Limonium), pianta con rosetta di foglie basali (da non strappare !) con numerosi scapi ramosi por- tanti spighette di fiorellini bianco-azzurro-violetti, che rac- colti in numero non superiore a dieci per persona (pianta pro- tetta L.R. n° 34 del 3/6/81) possono conservarsi per mesi allo stato secco ed entrare in simpatiche composizioni.

 


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03 febbraio, 2023

IL BELVEDERE

Ci si accorge dell' importanza delle cose che hai solo quando ti vengono a mancare;  è questo in questi giorni  l' argomento di maggior rilievo in Paese, la chiusura della Strada per Belvedere.

Vediamo le origini storiche di questa strada.


Il vero freno allo sviluppo di Grado sino al 1900 sono sempre state le comunicazioni.

La difficoltà presentata dal viaggio in vaporetto: percorrere la Laguna, risalire la Natissa, arrivare ad Aquileia dove per proseguire c'erano le carrozze, era un vero impegno da ben ponderare prima di intraprenderlo.


La storia della strada Belvedere-Grado inizia nel 1871 quando l'allora Podestà avviò l'iter procedurale per la realizzazione di un tronco stradale che si raccordasse con la strada regionale Cervignano-Belvedere.


Il percorso scelto (vedi cartina -contrassegnato dalla lettera C) partiva da Morsano per arrivare a Grado ricalcando il tracciato dell'antica strada romana.


Insormontabile per la realizzazione fu il preventivo di costo che superava di gran lunga le possibilità delle casse comunali e provinciali dell'epoca.


L'aumento del traffico commerciale e turistico e degli ospiti dell'Ospizio Marino fece sì che dopo ben 30 anni il progetto tornò di attualità sotto la spinta di un uomo fondamentale per Grado, Giacomo Marchesini, uomo liberale e di straordinarie doti umane e professionali, dotato di una visione ampia del futuro sviluppo di Grado, grande amministratore sapeva cavalcare a perfezione le strade della burocrazia imperiale.

Il Marchesini  fece fare un nuovo progetto a basso costo da un ingegnere del I.R. Governo Marittimo, Josef Wilfan.


La novità del nuovo progetto fu che si pensò di scavare un nuovo canale (assolutamente necessario) partendo da Belvedere a fianco della Volpera e con il materiale di risulta costruire un' arginatura da trasformare solo successivamente in strada translagunare.


Seguendo quelle arcane strade della burocrazia, che consentono interpretazioni diverse di cose simili, non si trattava più di costruire una strada ma un canale i cui costi sarebbero ricaduti sulle spalle del Governo Marittimo, mentre solo le opere di contenimento dell'arginatura erano a carico del Comune.


Contenuti così in termini più modesti e possibili da sostenere i costi, si potè approvare il progetto che portava notevoli benefici raccordandosi con il tronco ferroviario di Belvedere, proponendo una diversificazione delle vie di accesso dell'Isola, una stradale e una via mare (vedi il percorso D della cartina) con i vaporetti che potevano usufruire di una via diretta e decisamente più corta per il trasporto di persone e merci.


Nel 1900 (anno cruciale per Grado, ci fu anche la battitura dell'acqua) partì così l'opera di scavo che durò sino al 1907.

Le cose andarono in fretta e il progetto si espandeva.

In 5 anni, venne costruita la linea ferroviaria Cervignano/Aquileia/Grado con treni diretti da Vienna.

La strada fu percorribile solo nel 1908 dopo la costruzione del Ponte della Figariola (venne fatto in legno).

Subito dopo la fine dei lavori portuali iniziò un servizio di vapori per Trieste, aprendo così Grado alle strade dell'universo mondo.


Interessante leggere la progressione inarrestabile di un'idea che, partendo da un'esigenza locale, si trasforma in futuro per un'ampia zona, rapidissimamente.


Meditate gente, meditate.

Grado con il suo canale-strada si affacciò così alle soglie del 1900 con, finalmente, le infrastrutture adeguate alle nuove esigenze del turismo e del commercio e aprì l' Isola ad una completa integrazione con l'entroterra friulano-veneto.Ci si accorge dell' importanza delle cose che hai solo quando ti vengono a mancare;  è questo in questi giorni  l' argomento di maggior rilievo in Paese, la chiusura della Strada per Belvedere.

Vediamo le origini storiche di questa strada.


Il vero freno allo sviluppo di Grado sino al 1900 sono sempre state le comunicazioni.

La difficoltà presentata dal viaggio in vaporetto: percorrere la Laguna, risalire la Natissa, arrivare ad Aquileia dove per proseguire c'erano le carrozze, era un vero impegno da ben ponderare prima di intraprenderlo.


La storia della strada Belvedere-Grado inizia nel 1871 quando l'allora Podestà avviò l'iter procedurale per la realizzazione di un tronco stradale che si raccordasse con la strada regionale Cervignano-Belvedere.


Il percorso scelto (vedi cartina -contrassegnato dalla lettera C) partiva da Morsano per arrivare a Grado ricalcando il tracciato dell'antica strada romana.


Insormontabile per la realizzazione fu il preventivo di costo che superava di gran lunga le possibilità delle casse comunali e provinciali dell'epoca.


L'aumento del traffico commerciale e turistico e degli ospiti dell'Ospizio Marino fece sì che dopo ben 30 anni il progetto tornò di attualità sotto la spinta di un uomo fondamentale per Grado, Giacomo Marchesini, uomo liberale e di straordinarie doti umane e professionali, dotato di una visione ampia del futuro sviluppo di Grado, grande amministratore sapeva cavalcare a perfezione le strade della burocrazia imperiale.

Il Marchesini  fece fare un nuovo progetto a basso costo da un ingegnere del I.R. Governo Marittimo, Josef Wilfan.


La novità del nuovo progetto fu che si pensò di scavare un nuovo canale (assolutamente necessario) partendo da Belvedere a fianco della Volpera e con il materiale di risulta costruire un' arginatura da trasformare solo successivamente in strada translagunare.


Seguendo quelle arcane strade della burocrazia, che consentono interpretazioni diverse di cose simili, non si trattava più di costruire una strada ma un canale i cui costi sarebbero ricaduti sulle spalle del Governo Marittimo, mentre solo le opere di contenimento dell'arginatura erano a carico del Comune.


Contenuti così in termini più modesti e possibili da sostenere i costi, si potè approvare il progetto che portava notevoli benefici raccordandosi con il tronco ferroviario di Belvedere, proponendo una diversificazione delle vie di accesso dell'Isola, una stradale e una via mare (vedi il percorso D della cartina) con i vaporetti che potevano usufruire di una via diretta e decisamente più corta per il trasporto di persone e merci.


Nel 1900 (anno cruciale per Grado, ci fu anche la battitura dell'acqua) partì così l'opera di scavo che durò sino al 1907.

Le cose andarono in fretta e il progetto si espandeva.

In 5 anni, venne costruita la linea ferroviaria Cervignano/Aquileia/Grado con treni diretti da Vienna.

La strada fu percorribile solo nel 1908 dopo la costruzione del Ponte della Figariola (venne fatto in legno).

Subito dopo la fine dei lavori portuali iniziò un servizio di vapori per Trieste, aprendo così Grado alle strade dell'universo mondo.


Interessante leggere la progressione inarrestabile di un'idea che, partendo da un'esigenza locale, si trasforma in futuro per un'ampia zona, rapidissimamente.


Meditate gente, meditate.

Grado con il suo canale-strada si affacciò così alle soglie del 1900 con, finalmente, le infrastrutture adeguate alle nuove esigenze del turismo e del commercio e aprì l' Isola ad una completa integrazione con l'entroterra friulano-veneto.

 


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LA CAMINA 1900

Conoscere il mio paese, per me è sempre stata una necessità.


 La mia curiosità mi ha sempre spinto ad approfondire scegliendo per farlo il punto di vista dal basso, a livello della gente, perchè ho notato che tutto quello che è stato scritto sul nostro paese (non è molto) è stato più o meno calato dall' alto di un livello culturale fuori portata della gente comune ( e quasi sempre fatto pesare) , mentre la parte storica vissuta e quindi più vera ed interessante è quella popolana.


E' la che si trovano le storie i miti le consuetudini, ed è là che io mi oriento nel ricercare piccole gemme della storia graisana.

Così rileggendo un libro del Prof. Aldo Marocco  "Camini Veneti", mi è venuta voglia di passeggiare per le Cube con il naso all' insù ad osservare quel che è rimasto di quei camini che Aldo ha disegnato con grande maestria ed amore, il risultato è stato piuttosto deludente, dei grandi e complessi camini di un tempo non c'è più traccia, sostituiti da anonimi e banali (ma più funzionali e sicuri) camini in cemento, il che mi fa riflettere sul grande cambiamento avvenuto nel nostro Castrum; le case rifatte, tutta un'aria di nuovo, di trucchi e belletti, muri dipinti, "barcuni" senza le "gelosie", insomma spersonalizzato - senza anima.


E si!

Tutto questo riflette il cambiamento avvenuto sul concetto di casa, per noi "moderni" solo un luogo da abitare, un tempo centro sociale, di lavoro dove si concentravano affetti e proprietà della famiglia.


Il punto è proprio la Famiglia.


Il Focolare "fogoler" nella civiltà dei pescatori e contadina è sempre stato il simbolo dell'aggregazione familiare, del calore umano, delle storie raccontate ai bimbi, l'antico luogo di riunione per le strategie di lavoro e di famiglia.


La sua presenza all'esterno dell'abitazione era espressa dai camini che spesso erano il biglietto da visita delle abitazioni.


La parte storica di Grado presenta una miriade di forme di camini tutte diverse, perché i capomastri si sbizzarrivano nella loro costruzione pur mantenendo le forme alla veneta. 

 


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02 febbraio, 2023

GRADO E LAGUNA

Scartabellando tra le mie cose, mi è capitata in mano una poesia di Giovanni Marchesan (Stiata) che descrive con grande ritmo poetico la nostra Laguna semplicemente usando i nomi di isole, mote e luoghi ormai per lo più sconosciuti, ritengo sia giusto usare il blog per archiviarla e cercare di provocare un pò di curiosità:

PALUO

Paluo, Paluo de Gravo

Sensa de tu che faravo.

...

Ponta de La Silisa

Ara de l'Ordolagranda

Isola dei Luvi

Canal Biero

Fondao de le Oche

Marina de le Ghire

Promero.

Velme dei cani

Canal de l' Omomorto

Paluo de la Carogna

Fosso dei Frati

Isola dei Orbi

Vao dei Barelati.

..

La Cava de la Buora

Dosso del Fogon

Vao Desora

Ponta del Dron

Rio de l' Acqua granda

Fondao de la Moronda

Rio Gorgona, a le Cree.

Balo de la Toronda

Canal de le Mee

Isola de le Elbe

Paluo del Bosco

Tapo della Fighera

Foldao de l' Olmo

Rio Volpera

Marina dei Manzi

Ara dei Sabionanti

Canal de Frà Simon

Balo de la Nassa

Fondao Nassion.


Paluo, Paluo de Gravo

Sensa de tu che faravo.


Tapo Rabante

Rio Bueo

Velma Persa

Arzine Luseo

Rio dei Gui

Le Mole

Gorgo

Averto

Morgo

Banco Dorio

Canal Levoso

A Le cave

In Baroso

Le Borae

Rio de l' Arastorta

Canal de la Traghita

Banco dei Tratauri

Ponta del Tremolo

Baro de le Rane

Ara del Bronbolo

Ponta de Barbacale.

Canal de la Crose

Ara del Mulin

Dossi de líOro

Balo del Campanil.

..

Paluo, Paluo de Gravo

Sensa de tu che faravo.

..

Canal de San Giovani

Barbana e San Zulian

Centenara e Vilanova

Ponta del Pian

Piere de San Gotardo

Anfora, Noghera

Le Domine, San Marco

San Vito, Panera

Puo.. Sant' Andrea e Montaron

San Grisogono, San Piero

San Zenon


Paluo, Paluo de Gravo

Sensa de tu che faravo.


 


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lenguazze

Oggi va di gran moda il "gossip",  il pettegolezzo fatto e strafatto con tutti i mezzi di comunicazione di massa odierni, ma un tempo?


A Grado la via più praticata per il gossip era Stralonga la Cuba centrale che attraversa il Castrum da Sud a Nord partendo da Cul de Muro per arrivare a Piazza della Corte (poi della Vittoria, poi B.Marin)  il decumano dei romani  gera 'l vial de i nostri veci...100 ani fa  le nostre donne vecchie e giovani del tempo, sedute sugli scagni, fuori della porta di casa, rigorosamente in nero, tagliavano a fette il prossimo con le ciacole.


Il tutto avveniva in modo fulmineo si cominciava con una chicca di novità a sud, trenta secondi dopo con il passaparola (più veloce di internet e dei socialnetwork) la notizia era giunta a nord, commentata e stravolta.


Io, per un periodo, ero convinto che avessero la radio per comunicare tanto era veloce il fenomeno.


Ma a dire il vero le maldicenze fanno ormai parte del nostro modo di essere, le dai per scontate, e poi alla fine la fonte non è mai certa, il pensiero è diffuso, insomma ti costruisce una reputazione nel bene o nel male diventando un'arma pacifica e socializzante.


Insomma "si dice...si dice che..." in fondo sono solo parole. 


Anche se qualche volta le parole possono far un gran male.


Teti Dovier poeta nostran de serie A le visualizza in una bella poesia:


LE LENGUASSE 


Quante volte che se sente 

coi sputàna oltra zente, 

quele lengue no le à frèn 

e le spùa tanto velèn. 


Zè cu conta, me savevo 

e cu dise me zè peso 

e perfin anche i amici 

i diventa to’ nemici. 


Me se solo una roba 

de la zente che sputàna, 

'nà metà la zè cativa, 

l'oltra invesse zè rufiàna. 


No se sà, cu sarà stào 

a contà quela versiòn, 

ma siguro no zè stào 

cu intel specio al s’hà vardào. 


Quela zente che subisse 

queste brute umiliassiòn 

de siguro le zè megio 

de cu conta la versiòn.

Teti

 


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01 febbraio, 2023

S. marco


 Oggi S. Marco il cui culto, per l'importanza religiosa rivestita dalla condizione di Evangelista, è estremamente diffuso e capillare tra le Chiese cristiane. 

Centrale per le chiese orientali d' Egitto, derivate dall'antico patriarcato di Alessandria, per i patriarcati italiani, oggi soppressi, di Aquileia e di Grado e per il patriarcato di Venezia.



Al solito a Grado, giusto per dare un tocco di diversità, si contraddistingue e in Basilica se guardate con attenzione l' ambone romanico-gotico si nota  un' anomalia sulla scultura del Leone che rappresenta l'evangelista Marco.


Il Leone mostra la lingua:


Dall'ambone il celebrante leggeva il Vangelo, pensate a Marco che mostra la lingua ai fedeli per secoli, forte!

Mancava solo mostrasse anche il dito medio!


"Il culto di San Marco, parlando di cose serie, in terra veneta è nato, con molta probabilità, proprio a Grado e qui, ben prima che a Venezia, acquistò quel significato di libertà politica e religiosa che poi contrassegnò per quasi mille anni la forza interiore della Repubblica Veneta.


Fu nel Castrum Gradese, che iniziò la ribellione contro le intromissioni imperiali e l'ambiguità papale di Roma, qui i vescovi aquileiesi, profughi della devastata metropoli ma forti dei rapporti con la Chiesa Alessandrina, gettarono i primi semi di una secolare autonomia arroccata attorno al nome di S.Marco.


Una prova per tutte, Eraclio donò a Venezia la cattedra di S.Marco ospitata nella basilica di Grado, è la certezza che già nel VII secolo il culto marciano aveva a Grado un posto di primo piano."da "Il Tesoro del duomo di Grado" di Ezio Marocco 


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