Profittando della bellissima immagine di un rematore gradese del 1926 pubblicata dalla Filologica Friulana parliamo oggi della nobile arte del
Batelante di Laguna:
Un tempo In laguna i casoneri erano stanziali ma il prodotto della pesca quotidiana doveva essere venduto, allora ecco l'esigenza di un efficiente servizio di raccolta.
Il lavoro veniva svolto dai batelanti, che prelevavano dai casoni il pesce segnandone la quantità e il proprietario mediante intagli e segni di riconoscimento dei nuclei familiari, su una assicella di legno detta "tessera".
I casoneri si recavano poi il sabato o in occasione di qualche festività a Grado a riscuotere il denaro dovuto.
Gigi Strolo, Giovani Mazaneta e Giovanni Sata e l' ultimo Giovanni Vadori (Peverin): questi i nomi dei batelanti; il loro giro li portava da Anfora a Morgo, da Sototerena a Sdoba.
Mare e laguna erano ricchissimi di pesci, sia come specie sia come quantità, e il vero problema in verità non era catturarlo - a quanto raccontano i vecchi bastava piantare a caso la fiocina nel fondo o calare una togna -ma venderlo.
I batelanti erano anche coloro che diffondevano le notizie del paese in Laguna, quante baruffe - a volte passavano mesi per il ritorno a Grado e le notizie si condivano con la fantasia -sono nate per incomprensioni derivate da uno scherzo del batelante.
Ma la velocità della batela o del passo d'uomo non era certo il modo ideale per consentire una rapida distribuzione e garantire la qualità di un prodotto fragile e deperibile come il pesce.
In questa difficoltà oggettiva sta in buona parte la causa della miseria del passato: l'impossibilità di sfruttare adeguatamente le risorse esistenti per mancanza di comunicazioni e mezzi di trasporto.
Esisteva ed era molto praticato il capillare e spicciolo commercio rappresentato dal baratto del pesce in cambio di farina da polenta o altri viveri svolto quotidianamente dai lagunari più vicini alla terraferma e da un certo numero di donne gradesi, che andavano in Friuli estate e inverno, a piedi, con una gocciolante cassetta di pesce in testa o, chi poteva, con un triciclo.
Profittando della bellissima immagine di un rematore gradese del 1926 pubblicata dalla Filologica Friulana parliamo oggi della nobile arte del
Batelante di Laguna:
Un tempo In laguna i casoneri erano stanziali ma il prodotto della pesca quotidiana doveva essere venduto, allora ecco l'esigenza di un efficiente servizio di raccolta.
Il lavoro veniva svolto dai batelanti, che prelevavano dai casoni il pesce segnandone la quantità e il proprietario mediante intagli e segni di riconoscimento dei nuclei familiari, su una assicella di legno detta "tessera".
I casoneri si recavano poi il sabato o in occasione di qualche festività a Grado a riscuotere il denaro dovuto.
Gigi Strolo, Giovani Mazaneta e Giovanni Sata e l' ultimo Giovanni Vadori (Peverin): questi i nomi dei batelanti; il loro giro li portava da Anfora a Morgo, da Sototerena a Sdoba.
Mare e laguna erano ricchissimi di pesci, sia come specie sia come quantità, e il vero problema in verità non era catturarlo - a quanto raccontano i vecchi bastava piantare a caso la fiocina nel fondo o calare una togna -ma venderlo.
I batelanti erano anche coloro che diffondevano le notizie del paese in Laguna, quante baruffe - a volte passavano mesi per il ritorno a Grado e le notizie si condivano con la fantasia -sono nate per incomprensioni derivate da uno scherzo del batelante.
Ma la velocità della batela o del passo d'uomo non era certo il modo ideale per consentire una rapida distribuzione e garantire la qualità di un prodotto fragile e deperibile come il pesce.
In questa difficoltà oggettiva sta in buona parte la causa della miseria del passato: l'impossibilità di sfruttare adeguatamente le risorse esistenti per mancanza di comunicazioni e mezzi di trasporto.
Esisteva ed era molto praticato il capillare e spicciolo commercio rappresentato dal baratto del pesce in cambio di farina da polenta o altri viveri svolto quotidianamente dai lagunari più vicini alla terraferma e da un certo numero di donne gradesi, che andavano in Friuli estate e inverno, a piedi, con una gocciolante cassetta di pesce in testa o, chi poteva, con un triciclo.
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15 febbraio, 2023
IL BARCAIOLO
14 febbraio, 2023
SIAMO SCHIAVI
COLTURA
lo strato professionale, tende ad elevarsi e a perseguire forme d’arte generalizzate, che più o meno raggiunge, ma tocca, in generale, solo quel ristretto gruppo di persone che si ritengono destinatarie dei messaggi che la cultura, nelle sue più svariate forme d’arte, manda;
lo strato popolare, tende ad esprimersi spontaneamente per inclinazione naturale, non necessita di basi culturali di chissà quale dimensione ne ambisce a niente più che ad una forma diversa di comunicazione.
Perché il destinatario dei suoi messaggi è la gente comune.
Potremmo dire così che cultura con la C maiuscola è un lavoro che necessita, oltre che del talento, di solide basi professionali per esercitarlo, di grandi rifiniture prima di proporre il lavoro finito al giudizio di pochi eletti, mentre la cultura popolare è gioia, non importa se il prodotto esce grezzo purché il prodotto esista.
C’è però una considerazione da fare: se per il prodotto culturale professionale esistono supporti, libri, quadri, dischi e quant’altro l’uomo si sia inventato per registrare la sua memoria;
per il prodotto popolare non c’è altro che il passa parola, la memoria comune che per quanto lunga sia prima o dopo si esaurisce.
Il mio fine in questo piccolo pertugio del web è di usare il supporto informatico come memoria per ricordare Grado: nelle persone, negli atti, nella parlata.
Per ricordare quanti abbiano lasciato traccia di sé in qualsiasi modo, per fare sì che non vengano desmentegai.
Perchè vedere le macerie di una lingua strizza il cuore.
Ogni parola che si estingue è una casa che cede, si piega e affonda nella sabbia.
Queste parole che si estinguono erano abitate, esseri umani le riempivano di vita di storie.
Rivedere il tuo paese, la tua gente con gli occhi del ricordo può farti immaginare com'era la casa, immaginare i passi, i bimbi che correvano, le voci che passavano di stanza in stanza... e si torna a vivere.
lo strato professionale, tende ad elevarsi e a perseguire forme d’arte generalizzate, che più o meno raggiunge, ma tocca, in generale, solo quel ristretto gruppo di persone che si ritengono destinatarie dei messaggi che la cultura, nelle sue più svariate forme d’arte, manda;
lo strato popolare, tende ad esprimersi spontaneamente per inclinazione naturale, non necessita di basi culturali di chissà quale dimensione ne ambisce a niente più che ad una forma diversa di comunicazione.
Perché il destinatario dei suoi messaggi è la gente comune.
Potremmo dire così che cultura con la C maiuscola è un lavoro che necessita, oltre che del talento, di solide basi professionali per esercitarlo, di grandi rifiniture prima di proporre il lavoro finito al giudizio di pochi eletti, mentre la cultura popolare è gioia, non importa se il prodotto esce grezzo purché il prodotto esista.
C’è però una considerazione da fare: se per il prodotto culturale professionale esistono supporti, libri, quadri, dischi e quant’altro l’uomo si sia inventato per registrare la sua memoria;
per il prodotto popolare non c’è altro che il passa parola, la memoria comune che per quanto lunga sia prima o dopo si esaurisce.
Il mio fine in questo piccolo pertugio del web è di usare il supporto informatico come memoria per ricordare Grado: nelle persone, negli atti, nella parlata.
Per ricordare quanti abbiano lasciato traccia di sé in qualsiasi modo, per fare sì che non vengano desmentegai.
Perchè vedere le macerie di una lingua strizza il cuore.
Ogni parola che si estingue è una casa che cede, si piega e affonda nella sabbia.
Queste parole che si estinguono erano abitate, esseri umani le riempivano di vita di storie.
Rivedere il tuo paese, la tua gente con gli occhi del ricordo può farti immaginare com'era la casa, immaginare i passi, i bimbi che correvano, le voci che passavano di stanza in stanza... e si torna a vivere.
COLTURA
13 febbraio, 2023
IL VECCHIO TRAMPOLINO
- 1960
- 1960

Se n’è andato, scoperchiato da un’ onda miserevole e amica che ha posto fine alle sue sofferenze di vecchio abbandonato da chi ha servito con onore per tanti anni.
Eppure ci sono stati anni felici, d’ amore con questa spiaggia, che serviva in mezzo al mare.
Generazioni di bambini e ragazzi felici di aver vinto la paura della nuotata in mare aperto con lui come meta, là, solido e vivace di colori, ha sempre garantito la tranquilla solidità della sua piattaforma e delle sue rampe.
Dopo inutili chiacchiere e vaghe promesse ormai attendeva la fine con rassegnazione che oggi è arrivata con un’ onda clemente che ha messo fine alle sue tribolazioni.Se n’è andato, scoperchiato da un’ onda miserevole e amica che ha posto fine alle sue sofferenze di vecchio abbandonato da chi ha servito con onore per tanti anni.
Eppure ci sono stati anni felici, d’ amore con questa spiaggia, che serviva in mezzo al mare.
Generazioni di bambini e ragazzi felici di aver vinto la paura della nuotata in mare aperto con lui come meta, là, solido e vivace di colori, ha sempre garantito la tranquilla solidità della sua piattaforma e delle sue rampe.
Dopo inutili chiacchiere e vaghe promesse ormai attendeva la fine con rassegnazione che oggi è arrivata con un’ onda clemente che ha messo fine alle sue tribolazioni.
IL VECCHIO TRAMPOLINO
12 febbraio, 2023
LE ZONE PROIBITE DELLA PESCA
rifugio e dispensa, praticando la pesca, l'agricoltura (poca ora, ma nel passato intensiva) e caccia.
In questi ultimi anni i divieti si sono sommati ai divieti e, mascherati da acronimi, nascondono la volontà feroce di far cessare o perlomeno controllare strettamente ogni attività professionale in Laguna.
Vediamone alcuni:
(SIC) Sito di Importanza Comunitaria, è un concetto definito dalla direttiva comunitaria n. 43 del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche nota anche come Direttiva "Habitat", recepita in Italia nel 1997.
Il termine è usato per definire un'area:
1- che contribuisce in modo significativo a mantenere o ripristinare una delle tipologie di habitat definite nell'allegato 1 o a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente una delle specie definite nell'allegato 2 della Direttiva Habitat;
2- che può contribuire alla coerenza di Natura 2000;
3- che contribuisce in modo significativo al mantenimento della biodiversità della regione in cui si trova.
Entro sei anni dalla dichiarazione di SIC l'area deve essere dichiarata dallo stato membro,
(Zps) zona di protezione speciale. (Proibizione di accesso alle aree anche per il semplice prendere il sole a riva vedi zone del Banco d' Orio e S.Andrea)
Io temo che il prossimo provvedimento per tutelare le biodiversità si dovrà occupare di noi umani, visto che l'utilizzo del territorio ci viene negato.
Meraviglia e fa rabbia che alla giusta e severa attenzione su carta alla conservazione ambiente, non corrisponda una rapidità pratica adeguata nel ripristino della canalizzazione tombata che se non eseguito provocherà il depauperamento dello stesso habitat per anossia.
Hanno stabilito che i fanghi non sono così pericolosi come prospettato nel recente passato ma nessuno propone di utilizzare i fondi stanziati per la Laguna per eseguire scavi non più rimandabili.
Si continua a parlare per acronimi sperando che nessuno ci capisca nulla e nel frattempo si sta con le mani in mano ad aspettare per muoversi la prossima costosa ed inutile consulenza di esperti abilissimi solo in parcelle.
La cartina dell'Arpa mostra le zone protette, si può ben vedere che c'è ben poco spazio per cacciatori e pescatori.
LE ZONE PROIBITE DELLA PESCA
AL. FARO
il faro d'accesso a grado. i peneli e le carieghe, il faro insomma.
El Faro
Gera una volta, in meso del palù,
un faro vecio duto carolao;
la dosana lo veva colegao,
ma ben o mal el steva incora su.
Ma che bei timpi quili in zoventù
cò i lo veva piantao la sul canal,
vestio de rosso comò un gardenal
col sielo vasto e alto a tu per tu.
Che festa alora cussì drito e novo
per sfida messo a ninbi e fortunali;
duto 'l mondo riflesso in t'i fondali,
duto quel mondo belo 'l gera sovo.
Vigniva a gara i ciapi de corcali
su la so testa a coronalo in bianco;
elo, da re, el steva drito e franco
in meso al svolo dei bei vassali.
E 'l sol, che festa! e l'aqua, quanti basi!
che notade cò l'aqua verdulina!
basi la sera, basi la mantina:
e quela---.
Po, co la gera stanca, 'l palo rosso
specieva drento de ela la so fiama
e comosso al penseva: si la me ama...
e gera sogni in quel so cavo grosso.
Cussi sognando 'l se desmentegheva
dei nuoli colorai e de le stele
e no 'l vegheva più passà le vele,
perso in t'el baucà de la so freva.
E 'na vogia i vigniva tormentosa
de colegasse su quel' aqua queta;
ma l'aqua la diseva: speta, speta,
colorandosse duta de un bel rosa.
Colegasse su ela e puo 'ndà via
lontan, per sempre, fra i so brassi moli,
comò che 'ndeva via pel sielo i nuoli,
cò la luse festosa in conpania!
Senpre più zoso, senpre più sbandao,
senpre più stanco, senpre più sbiadio,
el vecio faro un dì ze 'ndao con Dio,
perchè l'amor lo veva consumao.
Secondo me la più bella del Poeta, quella dedicata alla sua storia a sua moglie, alla vita.
--
biagio marin
AL. FARO
il. basket A. GRADO
MANGIA E BEVI
Me ricordo che garghe volta gnò nono al ne porteva una mastella de ostreghe de mar, che 'desso le valarave probabilmente una fortuna... Gnò pare ne le deva cò un schisso de limon.
Gera al '64-'65.
PS: l'oltro giorno è comprao fasolari in mercao del pesse, ma i nostri i gera tre volte almeno... (comunque i gera mundi buni...)Gnò nono,Tunin "pipa", al gera un sabionante, mestier ormai sparìo del duto. 'Pena scuminsiai i '60, vendua la barca del sabion, al se veva 'mbarcao su una barca de pescauri e a me e a gnò frà al ne porteva scusse perché al diseva che podevemo vendele ai foresti d'istae... Cussì, sul reparo, dalongo drio de la casa Balila, vevemo al nostro banco vendita. Me ricordo ancora i pressi (più o meno...), in lire naturalmente: cape sante a 50, stele marine a 30 o 50 (segondo de la misura), rici de mar a 30, oci de santa Lucia a 20, ciave de San Piero a 15, cavali marini a 20, fasolari a 30, sture (grande) a 150 (mai venduta una, massa care i diseva)... le più richieste gera le stele marine e le cape sante. Me ricordo anche le barufe perché più de gargun al se lamenteva perché al credeva che i fasolari i gera verniciai... noltri i disevemo che le scusse le gera cussì al naturale, ma gera inutile: ili i saveva de più...
Me ricordo che garghe volta gnò nono al ne porteva una mastella de ostreghe de mar, che 'desso le valarave probabilmente una fortuna... Gnò pare ne le deva cò un schisso de limon.
Gera al '64-'65.
PS: l'oltro giorno è comprao fasolari in mercao del pesse, ma i nostri i gera tre volte almeno... (comunque i gera mundi buni...)Gnò nono,Tunin "pipa", al gera un sabionante, mestier ormai sparìo del duto. 'Pena scuminsiai i '60, vendua la barca del sabion, al se veva 'mbarcao su una barca de pescauri e a me e a gnò frà al ne porteva scusse perché al diseva che podevemo vendele ai foresti d'istae... Cussì, sul reparo, dalongo drio de la casa Balila, vevemo al nostro banco vendita. Me ricordo ancora i pressi (più o meno...), in lire naturalmente: cape sante a 50, stele marine a 30 o 50 (segondo de la misura), rici de mar a 30, oci de santa Lucia a 20, ciave de San Piero a 15, cavali marini a 20, fasolari a 30, sture (grande) a 150 (mai venduta una, massa care i diseva)... le più richieste gera le stele marine e le cape sante. Me ricordo anche le barufe perché più de gargun al se lamenteva perché al credeva che i fasolari i gera verniciai... noltri i disevemo che le scusse le gera cussì al naturale, ma gera inutile: ili i saveva de più...
Me ricordo che garghe volta gnò nono al ne porteva una mastella de ostreghe de mar, che 'desso le valarave probabilmente una fortuna... Gnò pare ne le deva cò un schisso de limon.
Gera al '64-'65.
PS: l'oltro giorno è comprao fasolari in mercao del pesse, ma i nostri i gera tre volte almeno... (comunque i gera mundi buni...)
MANGIA E BEVI
11 febbraio, 2023
il nonno. PIETRO ZULIANI
Un destino feroce ha coinvolto la nostra gente con la prima guerra Mondiale.
I nostri vecchi, gente veneta da sempre, si son trovati messi in mezzo a questioni più grandi di loro, prima conquistati dai francesi poi conquistati dagli austriaci senza combattere e senza saperlo.
ERano Marinai e pescatori che si accontentavano di sopravvivere ma essendo gente di confine per uno strano destino tanti nostri nonni, sono stati considerati contemporaneamente traditori (dalla parte austriaca) ed eroi (dalla parte italiana) evidenziando ancorpiù lo strazio irrisolto del confine.
'Gnò Nono Piero Zuliani marinaio di I Classe austriaco durante la prima guerra mondiale era in Cina, prigioniero.
Era tornato a Grado dopo 8 anni, lui, imbarcato come marinaio di I Classe con la marina austriaca appena ventenne nel 1912 con la nave da guerra a.u. "Kaiserin Elisabeth" in missione nei mari della Cina.
La nave dopo aver combattuto fieramente a fianco dell' alleato tedesco si autoaffondò e l' equipaggio fu imprigionato dai giapponesi nel 1914, successivamente si fece il resto della guerra in campo di prigionia in Giappone.
Nella fase finale della guerra l'avevano fotografato, serio con i baffi spioventi, con quella bandiera Italiana alle spalle tenuta da un compagno.
Tornò a casa nel 1920 con la divisa del' esercito italiano a cui aveva giurato fedeltà, come irredento, per poter essere rimpatriato.
Io l' ho conosciuto poco, era un uomo chiuso attorniato da una nidiata di figli (quindici) a cui si sono aggiungiunti i nipoti con il passar del tempo e spartiva i sui rari sorrisi con moderazione con tutti.
Non ti dava soddisfazione, non ti raccontava niente, lui che avrebbe potuto stupirci con il suo passato, zitto.
il nonno. PIETRO ZULIANI











