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26 marzo, 2023

CASATONDA

Casa Tonda


  • Riflessiòn sensa nomi


    Casatonda: de siguro pochi i cognosse Zaccaria Gregori, ma al numero 23 de Riva Zaccaria Gregori gera e xè ncora desso, ‘na casa granda a forma de fero de cavalo che se taca co oltre case da via Grego finemente in Paese: per duti a Gravo Casatonda.


    Per tanti de noltri che xè nati la Casatonda vol dì:

    profumo de nissioi pena lavai in lavatoio,

    al lavatoio, a fianco dell’entrata co do purtuni scrostai e soro al verde se veghe al maròn e soto al maron de novo al verde e soto ancora color legno, legno pesante, al gera mundi fresco;


    finestre e scuri splancai e in curtivo se spandeva la musica de le radio. Cssssssssssssssssssssfiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu “na poveciassa”, redioregiornali e MusicaPerVoi... a duto volume e garghedun canteva sora e tra i profumi de sugo voleva “La notte” de Adamo, Cin Cin, Elvis, Fiume amaro de la Zanicchi, stronboloti su le cansòn inglisi,


    che storie…quante storie


    Istae

    Casatonda barcuni in sfesa al dopopranso

    d'istae...silensio!!?!! 
    Baurufe inpissae sensa orario che sintiva duti,


    al spande de profumo de pransi poveri ma decisi...sughi, pesse frito, buriti


    mamuli che zoga in curtivo,

    mamuli co le vate pe’ nda a ganberi,

    garghe togna…na tola (regalagia da Sirilo in squero) a forma de stiopo pusagia e disarmagia soto le scale a fianco de do cerbotane e i ossi de persego che garghe mamola steva pianzando…


    omini che torna stanchi dal cantier, da pescà, dal lavòr,

    femene che torna co' le borse da la spesa,

    fiochi azuri e rosa sui purtuni

    panussi a sugà,

    pianti a dute le ore…l’à mal de pansa

    mamuli che cresse e va a scuola,

    oltri fiochi

    matrimuni co’ le scale infiorae,

    funerai co’ lagreme che bate su le porte de trenta e passa famegie,


    biciclete soto al portego,


    Siora Giulia Feri che siga,


    Duto al mese de magio al rosario co’ l’altar candido in lavatoio,

    i fantulini più bravi, co’ al canpanelo a fa’ ‘l giro del la casa,

    a le tre so mare de Omero, meso i desparte al bianconero Tuttosport, che inpiseva la preghiera e duti sgraneva al rosario tra i profumi de le rose e de la lissiva, del savòn

    che coro de voze…

    e verso sera…

    i magiolini sul toco de verde vissìn a le corde pe' sugà, li ficheveno drento le bottiglie de la late, i garbiti,

    che feste…duti cuntinti

    “ma ste tinti duti “guai a le bici in curtivo...”


    istae...lontana mai desmentegagia

    istae canottiera bianche, braghe curte, descolso


    me recordo i profumi, la zente, i coluri al senso de famegia de la Casatonda

    al curtivo, la prima volta co i gogugi in curtivo i xè rivai col scuro a bordo del remorcio de un camion che pareva grando, grando comò un treno


    ancora “guai co le bici in curtivo”


    inverno ... le mare che bateva al bacalao in curtivo col martelo o co la manera per roverso,

    femene che torna dopo esse ‘ndae a peverasse e capelonghe,

    al son de la sielta de le peverasse da la cova a la borsa, una melodia un concerto.


    Se riveva capiì se gera caparossuli o peverasse, capelonghe de deo o de fero, solo da la nota e via a vendele…

    inverno, fredo buora che sbuzina e che scantina le tende in camera

    inverno

    fumo pe le scale, oduri che se taca sui muri

    i ligni pel fogo,

    al carbòn pe’ le stufe,

    le prime late de kerosene

    le prime televisiòn co ‘l stabilizator

    ogni giorno al maestro Alberto Manzi co’ Non è mai troppo tardi

    la domenega col Campanòn e tutto il calcio minuto pe’ minuto se la squadra del tuo cuore ha vinto brinda con Stock… la Stock di Trieste vi ringrazia …


    inverno

    le cantine senpre carghe de acqua,

    la granda aluviòn

    l’odòr de mufa e de odor de fogna…i gati…profumo de marinasso

    e oltro…


    CASATONDA


    d'istae, le angurie de sior Destro...

    (siora) Giulia che 'i còre drio a 'i so' fantulini pe'l curtivo via

    co' la squela de menestra pe' dài de magnà..

    sora de noltri, 'pena 'l dopopranso bonora, oni tanto se sintìva còre e rodolà

    pe'l pavimento garghe soldo cagiuo zò de la tola de sior Genio e siora Libera,

    che i conteva 'l incasso de la zornada...

    a zugà co'i "daci" sul cordolo del marciapie del curtivo...

    a zugà co'i decini, vintini e anche i sinquantini (!!!), o le lire vansae del fassismo...

    e le mamole co' le cartuline, su'l muro de un color rosa pastelo sbiadio

    che squasi no'l se vegheva più e che dopo se vegheva i signi lassai su la malta gratagia via...

    a zugà a pèta e co' le figurine, ai giornalini in rifugio, ... al brondolo, a la poma al vaso, ai canditi,

    a pindul-pandul... andà a fà malani in squero de Sirilo o drento de le barche de sabion....

    "Zoro", co'l so' inpermeabile comò 'l 'tenente Sheridan", che so' mare la ghiteva

    la pasta 'vansagia fora del barcon de la cusineta e oni tanto i finiva in suca a gargun...

    e via cussì ....


    ® leonardo Tognon


 


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25 marzo, 2023

IL BUON PESCE


  •  

Un decennio fa per comprare il pesce il massimo era farsi un giro sul molo del mercato ittico (vale per tutta l'ISOLA) e fidarsi della pluriennale esperienza del pescatore per comprare e farsi consigliare il modo migliore di cucinare il prodotto acquistato.


  • Poi d'un colpo il pescatore si è vestito di un completo blu con bottoni d'oro e, a bordo di un veliero(?) comodissimo per pescare  attorniato da un a banda di ragazzini saltellanti come equipaggio, propone, sempre sorridente - non gli capita mai una giornata storta -, ad un pubblico televisivo sempre più frettoloso e convinto che mangiar bene sia sempre una questione di prezzo e non di valori altri, un prodotto precotto e preconfezionato.


    Il risultato è una diseducazione culturale, una analfabetismo culinario che straccia un pacco di valori sul valore del cosa, dove, come e quando mangiare.


    Un paese di cultura contadina e peschereccia da sempre, con 7500 km di coste dove ci siamo inventati di tutto, ridotto a pesci bistecca, bastoncini surgelati e tonno crudo.


    Una malinconia struggente e un disastro economico per gli operatori del mare, perchè le specie disponibili in abbondanza nel nostro mare vengono considerate pesce povero e quindi trascurate dal grande pubblico.


    Per favore tornate a frequentare le banchine dei porti e poriticcioli, parlate con i pescatori (non sono solo folklore ma alle volte sono grandi personaggi), comprate prodotti che non sono mai di scarto, come suggerito dalla pubblicità battente, ma buoni e di grande valore nutritivo, dateci una mano, insomma, a salvarci.


    Un decennio fa per comprare il pesce il massimo era farsi un giro sul molo del mercato ittico (vale per tutta la penisola) e fidarsi della pluriennale esperienza del pescatore per comprare e farsi consigliare il modo migliore di cucinare il prodotto acquistato.


    Poi d'un colpo il pescatore si è vestito di un completo blu con bottoni d'oro e, a bordo di un veliero(?) comodissimo per pescare  attorniato da un a banda di ragazzini saltellanti come equipaggio, propone, sempre sorridente - non gli capita mai una giornata storta -, ad un pubblico televisivo sempre più frettoloso e convinto che mangiar bene sia sempre una questione di prezzo e non di valori altri, un prodotto precotto e preconfezionato.


    Il risultato è una diseducazione culturale, una analfabetismo culinario che straccia un pacco di valori sul valore del cosa, dove, come e quando mangiare.


    Un paese di cultura contadina e peschereccia da sempre, con 7500 km di coste dove ci siamo inventati di tutto, ridotto a pesci bistecca, bastoncini surgelati e tonno crudo.


    Una malinconia struggente e un disastro economico per gli operatori del mare, perchè le specie disponibili in abbondanza nel nostro mare vengono considerate pesce povero e quindi trascurate dal grande pubblico.


    Per favore tornate a frequentare le banchine dei porti e poriticcioli, parlate con i pescatori (non sono solo folklore ma alle volte sono grandi personaggi), comprate prodotti che non sono mai di scarto, come suggerito dalla pubblicità battente, ma buoni e di grande valore nutritivo, dateci una mano, insomma, a salvarci.



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24 marzo, 2023

CANZONI DELLE. DONNE


Io dedico questa canzone





  • ad ogni donna pensata come amore

    in un attimo di libertà

    a quella conosciuta appena

    non c'era tempo e valeva la pena

    di perderci un secolo in più.

    A quella quasi da immaginare

    tanto di fretta l'hai vista passare

    dal balcone a un segreto più in là

    e ti piace ricordarne il sorriso

    che non ti ha fatto e che tu le hai deciso

    in un vuoto di felicità.

    Alla compagna di viaggio

    i suoi occhi il più bel paesaggio

    fan sembrare più corto il cammino

    e magari sei l'unico a capirla

    e la fai scendere senza seguirla

    senza averle sfiorato la mano.

    A quelle che sono già prese

    e che vivendo delle ore deluse

    con un uomo ormai troppo cambiato

    ti hanno lasciato, inutile pazzia,

    vedere il fondo della malinconia

    di un avvenire disperato.

    Immagini care per qualche istante

    sarete presto una folla distante

    scavalcate da un ricordo più vicino

    per poco che la felicità ritorni

    è molto raro che ci si ricordi

    degli episodi del cammino.

    Ma se la vita smette di aiutarti

    è più difficile dimenticarti

    di quelle felicità intraviste

    dei baci che non si è osato dare

    delle occasioni lasciate ad aspettare

    degli occhi mai più rivisti.

    Allora nei momenti di solitudine

    quando il rimpianto diventa abitudine,

    una maniera di viversi insieme,

    si piangono le labbra assenti

    di tutte le belle passanti

    che non siamo riusciti a trattenere.

    Auguri a tutte le donne 


    Io dedico questa canzone

    ad ogni donna pensata come amore

    in un attimo di libertà

    a quella conosciuta appena

    non c'era tempo e valeva la pena

    di perderci un secolo in più.

    A quella quasi da immaginare

    tanto di fretta l'hai vista passare

    dal balcone a un segreto più in là

    e ti piace ricordarne il sorriso

    che non ti ha fatto e che tu le hai deciso

    in un vuoto di felicità.

    Alla compagna di viaggio

    i suoi occhi il più bel paesaggio

    fan sembrare più corto il cammino

    e magari sei l'unico a capirla

    e la fai scendere senza seguirla

    senza averle sfiorato la mano.

    A quelle che sono già prese

    e che vivendo delle ore deluse

    con un uomo ormai troppo cambiato

    ti hanno lasciato, inutile pazzia,

    vedere il fondo della malinconia

    di un avvenire disperato.

    Immagini care per qualche istante

    sarete presto una folla distante

    scavalcate da un ricordo più vicino

    per poco che la felicità ritorni

    è molto raro che ci si ricordi

    degli episodi del cammino.

    Ma se la vita smette di aiutarti

    è più difficile dimenticarti

    di quelle felicità intraviste

    dei baci che non si è osato dare

    delle occasioni lasciate ad aspettare

    degli occhi mai più rivisti.

    Allora nei momenti di solitudine

    quando il rimpianto diventa abitudine,

    una maniera di viversi insieme,

    si piangono le labbra assenti

    di tutte le belle passanti

    che non siamo riusciti a trattenere.

    Auguri a tutte le donne 


    Io dedico questa canzone

    ad ogni donna pensata come amore

    in un attimo di libertà

    a quella conosciuta appena

    non c'era tempo e valeva la pena

    di perderci un secolo in più.

    A quella quasi da immaginare

    tanto di fretta l'hai vista passare

    dal balcone a un segreto più in là

    e ti piace ricordarne il sorriso

    che non ti ha fatto e che tu le hai deciso

    in un vuoto di felicità.

    Alla compagna di viaggio

    i suoi occhi il più bel paesaggio

    fan sembrare più corto il cammino

    e magari sei l'unico a capirla

    e la fai scendere senza seguirla

    senza averle sfiorato la mano.

    A quelle che sono già prese

    e che vivendo delle ore deluse

    con un uomo ormai troppo cambiato

    ti hanno lasciato, inutile pazzia,

    vedere il fondo della malinconia

    di un avvenire disperato.

    Immagini care per qualche istante

    sarete presto una folla distante

    scavalcate da un ricordo più vicino

    per poco che la felicità ritorni

    è molto raro che ci si ricordi

    degli episodi del cammino.

    Ma se la vita smette di aiutarti

    è più difficile dimenticarti

    di quelle felicità intraviste

    dei baci che non si è osato dare

    delle occasioni lasciate ad aspettare

    degli occhi mai più rivisti.

    Allora nei momenti di solitudine

    quando il rimpianto diventa abitudine,

    una maniera di viversi insieme,

    si piangono le labbra assenti

    di tutte le belle passanti

    che non siamo riusciti a trattenere. 

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