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23 aprile, 2023

LE SARDELLE


 Giusto per capire cos'era Grado, rivediamone il percorso storico dall' inizio 1800 con l' arrivo degli Austriaci.


GLI ANNI DELLO SVILUPPO

  

Alla fine dell'Ottocento Grado, che con il Congresso di Vienna era entrata a far parte dell'Impero asburgico che ne assunse formale possesso nel 1816, esce dall'isolamento e dalla precarietà e si avvia ad un rapido sviluppo economico e ad un ruolo turistico che garantirà il rilancio dell'isola.



"Paiono inselvatichiti dall'isolamento che li toglie ogni contatto civile", scriveva il Caprin in quegli anni. 

(i foresti za quela volta i ciacoleva mal de noltri)


In effetti la popolazione era formata per lo più da pescatori analfabeti che passavano gran parte della giornata in mare e nelle osterie, come testimoniano le liriche di B. Marin, egli stesso appartenente ad una famiglia di marittimi e di osti: 

"Cô la noia li copa i va 'nbriagâsse;/

dopo zornade a bordo sití e calmi,/

dopo notade in mar fra rimi e scalmi,/

i se riduse a strasse".

(anche un dovarave esse de i nostri nol scherseva in quanto a ciacolà mal)


La città dipendeva totalmente dal mare e i rapporti con l'entroterra erano quasi inesistenti e limitati al baratto del poco pesce con generi di prima necessità prodotti nella Bassa friulana. 

I suoi abitanti vivevano in condizioni di estrema indigenza, colpiti frequentemente dalle epidemie anche per la mancanza dell'acqua potabile ed elevato era il tasso di mortalità infantile; le case del piccolo nucleo urbano primitivo erano malandate e malsane; le uniche attività economiche erano la pesca in mare e in laguna e la caccia, che garantivano la sussistenza, ma non vi erano prospettive di sviluppo per l'insufficienza dei mezzi di comunicazione e la mancanza di industrie e di spazi agricoli, inghiottiti lentamente nei secoli dall'azione invasiva del mare: 



"Per l'incostanza del mare, che a passi veloci a' nostri giorni va rovinando questo littorale, l'estensione di quest'isola è ridotta ad una lagrimevole situazione […] talmentechè allorquando si gonfia il mare, si unisce ed incorpora con l'acque delle paludi" (G. Gregori).

In queste condizioni la città sembrava destinata ad una lenta ed inesorabile agonia; ma stavano avvicinandosi gli anni della svolta, della rinascita. 



Nel 1872 viene fondato l'Ospizio Marino (proprio quello che hanno provato ad affondare), che ospita nel 1873 i primi 13 fanciulli, che saranno 150 venti anni dopo. 



Nel 1880 sorge la prima fabbrica per la lavorazione e conservazione delle sardine e delle alici: è il primo timido passo verso lo sviluppo dell'industria conserviera, con il relativo assorbimento di manodopera femminile. 

Negli anni successivi nasceranno, con diverse e alterne vicende, altre quattro fabbriche, oltre a quella del ghiaccio, che era stata impiantata soprattutto in funzione delle richieste delle primissime strutture ricettive. 

L'impulso anche finanziario dell'industria locale è un rilevante stimolo economico all'investimento e allo sviluppo nonché alla diversificazione dello sfruttamento e dell'utilizzo delle potenziali risorse del luogo. 

Anche l'andamento demografico di quegli anni è sintomatico del progresso e del miglioramento delle condizioni generali di vita della popolazione: dai 1.854 abitanti del primo ventennio dell’ ‘800 si passa infatti ai quasi 4.000 dei primi anni del secolo successivo; il fenomeno è senza dubbio influenzato dalla crescita dei rapporti con il mondo esterno, facilitata dall'incremento delle vie e dei mezzi di comunicazione.


Questa succinta storia di un secolo della storia di Grado è ovviamente una sintesi di un periodo storico complesso, ma testimonia la voglia di progresso di una comunità piegata dalla povertà e dalle difficoltà ma che appena ha un' opportunità la coglie e comincia ad intravedere un futuro.


Sapevatelo!


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22 aprile, 2023

CINZIA


Comincia   il tempo del Festival della Canzone Gradese, l' Organizzazione è al lavoro sugli elaborati presentati dagli autori.

Magari non piace a tutti ma il Festival per noi Graisani è una seconda pelle, si vive, si soffre da protagonisti o da spettatori ma comunque sia: intensamente sempre.

Ricordare una sola canzone delle tantissime che in oltre cinquantanni sono state presentate forse non è giusto ma per me è stata una canzone speciale e lo è ancora. 
Luciano Facchinetti "Siego" ha rotto una consuetudine, si può dire che ci ha traghettato nel futuro.


Nella tradizione della canzoni graisane, fatte di amore, buoni sentimenti e tanta malinconia ad un certo punto irrompe con fragore " Cinzia";  un testo ironico e irridente, che denuncia certe devianze popolari e paesane dovute ai rapidi passi avanti della società civile scarsamente supportati da un adeguato sottostrato culturale. 

Cinzia
 è la canzone per eccellenza che ruppe con la tradizione e propose un nuovo modo di raccontare la musica popolare gradese, uno studio della prof Pozzato con una disanima semiotica (vedere link su issu, clicca qui) evidenzia il cammino che la nostra piccola comunità ha compiuto e racconta attraverso le sue canzoni. 

Cinzia

Che fa in testa a sti graisani
che par zente malcontenta,
i rifiuta la polenta
e i favela per ’talian.
Che darìe per ste contrade
co i se sforsa de esse fini,
i ruvina i fantulini
favellando per ’talian.

(rit.) Oh Cinzia, sei matta,
non mangiare la frutta tacolata,
da bravo Ottone
non colegarti di nuovo sul sabbione,
stai buono Moreno, altrimenti
altrimenti ti mazeno.

Babe duto ’l giorno in auto
le trascura la cusina
le consuma la binzina
le favela per ’talian.
Le se incarga de campari,
le favela comò i siuri,
ma i marì fa i muraduri
o i xe a cocia in mezo al mar.

Co scuminsia i primi coldi
i se fita ogni logo
i te vive leto e fogo
e i fa cache in bucalìn.
I se missia coi turisti
i se veste in gabardin,
cu xe nato in Culdemuro
e cu xe nato in Strunsulin.


Un motivo i più per ricordare la sua canzone è che Luciano "Siego" Facchinetti oggi compie gli anni.
Per festeggiarlo degnamente l' unica è ricordarlo musicista come gli è sempre piaciuto.Auguri Ciano. 
 


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HOTEL SAVOY. E VILLA AZZURRA


 Arrivato a Grado nel 1954 da Villaco sposo di Mara Rossiello inizia la sua vita di albergatore conducendo assieme alla moglie l' Hotel "Villa Azzurra".


L' attività si amplia ben presto con l' acquisizione di Villa Savoia e nel

1968 inaugura un modernissimo albergo - l' Hotel Savoy - che ben presto sotto la spinta costante della famiglia di imprenditori illuminati si trasforma, con investimenti costanti, nel magnifico albergo odierno lanciato nel futuro avendo sposato da subito la filosofia della cura dell' ospite, del suo benessere anche in condizioni critiche di tempo con la costruzione di piscine di acqua di mare interne ed esterne, la cura del corpo e ogni attività che fidelizzasse il cliente alla struttura alberghiera e all' ambiente gradese.


Ma Riccardo frequentava proprio noi gradesi, con quel suo strano modo di parlare misto austro-graisan, ci cercava per una ciacolada e ci conquistava con quel sorriso accattivante che non lo abbandonava mai.


Socio dei Graisani de Palù amava la sua batela e quando poteva si gustava una gita in Palù.


Un imprenditore come pochi, lungimirante, sicuro delle potenzialità turistiche di Grado, sempre sulla breccia e propositivo.


Ci mancherà.

Un pensiero ai familiari!


"no versi, ninte lagreme

solo oci, mane, spale.

 Moti piini de luse

e picole parole d amor."


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LA MIA BESTIA


 «L’ictus si cura con il cervello, non con i muscoli». Ecco le domande più frequenti che mi sono state poste e spero che InteraMente possa offrire le risposte che cerchi:- È possibile recuperare dopo un ictus?- Entro quando si può ancora recuperare?- Ci sono consigli pratici da seguire per migliorare il recupero?- Cosa evitare per non ostacolare o rallentare il recupero?- Quale è il ruolo del familiare e del terapista nel recupero del paziente?- Ci sono esercizi da seguire in casa?- Cos’è il metodo Perfetti e la Riabilitazione Neurocognitiva?La difficoltà non sta nel dare le risposte, ma nel proporre le giuste domande. Mi auguro che InteraMente possa darti spunti per tutte quelle che ancora non sai di poter fare. Valerio Sarmati è docente di Riabilitazione Neurotraumatologica e fisioterapista specializzato nella riabilitazione neurocognitiva del paziente emiplegico. Tra i pionieri della teleriabilitazione.


«L’ictus si cura con il cervello, non con i muscoli». Ecco le domande più frequenti che mi sono state poste e spero che InteraMente possa offrire le risposte che cerchi:- È possibile recuperare dopo un ictus?- Entro quando si può ancora recuperare?- Ci sono consigli pratici da seguire per migliorare il recupero?- Cosa evitare per non ostacolare o rallentare il recupero?- Quale è il ruolo del familiare e del terapista nel recupero del paziente?- Ci sono esercizi da seguire in casa?- Cos’è il metodo Perfetti e la Riabilitazione Neurocognitiva?La difficoltà non sta nel dare le risposte, ma nel proporre le giuste domande. Mi auguro che InteraMente possa darti spunti per tutte quelle che ancora non sai di poter fare. Valerio Sarmati è docente di Riabilitazione Neurotraumatologica e fisioterapista specializzato nella riabilitazione neurocognitiva del paziente emiplegico. Tra i pionieri della teleriabilitazione.

La vicenda che Ennio lugana si è deciso a raccontare è la storia di un ictus, del suo ictus. Nel caso specifico si è trattato di un’ischemia cerebrale che ha colpito il lato sinistro del cervello, causata da una dissecazione della carotide. Una brillante operazione d’urgenza, nonostante una gravissima complicazione sul tavolo operatorio, è riuscita a tenerlo nel mondo dei vivi, ma nulla ha potuto rispetto al danno che si era già propagato: di colpo le sue parole erano perdute. O meglio: nella sua testa si stagliavano chiare e nette come sempre, ma all’atto pratico uscivano in una confusione totale, fonemi a caso, ingarbugliate e incomprensibili. Una prospettiva terribile per chiunque, ma ancora di più per lui, che delle parole ha fatto un’identità e un mestiere, quello di giornalista televisivo. “Ogni parola che sapevo” è un viaggio in un inferno molto diffuso, l’ictus e i suoi danni, che a volte presenta un percorso terapeutico e riabilitativo che non esclude il ritorno. Questo libro racconta e dimostra che le parole che Vianello sapeva sono state in qualche modo tutte recuperate. Ma l’aspetto interessante, che fa della sua testimonianza una storia da leggere, è che a quelle che già sapeva Vianello ne ha aggiunte di nuove. Le parole che raccontano il calvario personale di chi scopre la sua vulnerabilità fisica, quelle che descrivono la brutta sensazione di ritrovarsi esposto in poche ore dai riflettori di un studio tv ai meandri inestricabili della sanità pubblica. Quelle che bisogna trovare per continuare a combattere ogni giorno, tutti i giorni, contro gli strascichi dell’evento subito, anche quando è stato superato. Ma pure quelle degli affetti, a volte sopite o date per scontate, e che invece possono riempire un intero vocabolario. Un libro a volte ironico, ma sempre pieno di speranza, che racconta il quotidiano ma inevitabile coraggio di chi si trova d’improvviso ad affrontare una lunga e spesso solitaria traversata del deserto. E che nonostante tutto riesce, forse, a recuperare la sua parte migliore.


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21 aprile, 2023

LA VALLE CAVANATA


 La  Valle Cavanata:


  escursus storico della nascita e formazione di una Valle che pur  facendo parte del tessuto geografico gradese in fondo non ne ha mai fatto parte perchè data via, alienata dal Comune nel 1928, per la bonifica di quello che successivamente sarebbe stato il Fossalon.



Nel 1927, Grado come al solito Commissariata per le solite baruffe tra "politici" locali, il Commissario ad acta decise di vendere 2000 ettari di Laguna, l'estremo lembo levante della Laguna all'Opera Nazionale Combattenti che, all'italiana, faceva da prestanome all' Ersa per ottenere i contributi che lo Stato concedeva agli ex combattenti, per realizzare una grande bonifica da cui sarebbe nato il Fossalon.


La Laguna di Levante o "Palù de sora" comprendeva il Promero, La Lama, L'Averto,il Golometo e Punta Sdoba.


Alla notizia dell' alienazione territoriale a Grado si scatenò una rivoluzione, guidata da il capo carismatico della piccola comunità de casoneri che popolavano quel tratto di Laguna:

Giovanni Fumolo conosciuto come "Barba Nane Strolo" o Podestae de Golometo"  guidava una settantina di persone.


Nonostante le proteste veementi non ci fu nulla da fare e nel 1928 fu perfezionato l'atto di vendita all'Opera Combattenti. 


La Valle Cavanata fa parte di quest' area ceduta stupidamente dal, diciamo così, rappresentante del Comune di Grado all' Ersa che dopo averla snaturata e sottoutilizzata per decenni l' ha passata al demanio regionale che alla fine, per chiudere il cerchio, l' ha ripassata al Comune di Grado con vincoli feroci sia in termini paesaggistici sia gestionali. 


Di fatto nulla che non sia associazione ambientalista può gestire la valle escludendo tutti i professionisti del settore.


Questa la descrizione da depliant:


"La Cavanata è una valle di mare con ricambi naturali e acqua e di sutura che le garantiscono un buon ricambio d' acqua in tutte le condizioni meteo, ha dunque le caratteristiche di protezione che quasi nessuna valle lagunare ha.

La Valle Cavanata è oggi con i suoi 250 ettari una delle valli da pesca più estese della laguna di Grado, anche se è solo una parte di quella valle che è stata realizzata in una zona lagunare e palustre degli anni Venti in poi, quando iniziarono le grandi bonifiche. 

La Valle  è stata completamente arginata negli anni Trenta, diventando una valle da pesca e da caccia con una superficie di circa tre volte maggiore quelle attuali. 

Nello stesso periodo, il territorio posto ad est della valle odierna è stato bonificato a fini agricoli, riducendo così le zone paludose, ed è stato sbarrato a mare il Canale Averto, un antico ramo dell'Isonzo trasformato in canale scolmatore delle bonifiche dette "della Vittoria". 

Negli anni Cinquanta sono state completate le opere di bonifica nei territori posti a nord della valle che hanno ridotto drasticamente la sua superficie, raggiungendo le attuali dimensioni. 

Dopo le alluvioni del 1965 e 1966 è stato rinforzato l'argine a mare e chiuso il Canale Cavanata ed è stata realizzata l'attuale spiaggia.

La Riserva naturale regionale della Valle Cavanata è stata istituita con la legge regionale n. 42 del 30 settembre 1996.

 La Riserva comprende oltre alla Valle Cavanata anche il Canale Averto e la fascia di bosco che lo circonda.

La riserva è situata nella parte orientale della laguna di Grado che è stata arginata, dotata di chiuse regolabili comunicanti con il mare e trasformata in una valle da pesca che ha funzionato fino al 1995.

La Valle Cavanata è stata riconosciuta di valore internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar, in particolare quale habitat per uccelli acquatici con ottime potenzialità per la sosta e la nidificazione di molte specie di uccelli."


Come si può facilmente capire su questa Valle si sono spesi moltissimi soldi pubblici che, a quanto pare , non bastano mai anche se onestamente non si può dire abbia prodotto molto di quel turismo ambientale profetizzato ed auspicato in sede di progetto.




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19 aprile, 2023

LE LAGUNE


 " Ara qua, noltri de 'ste lagune,

 inverni umidi e lunghi, caligo che te va drento i ossi,

 paese comò medicamento 

e se tiremo su, 'ndemo 'vanti!


Po', te riva l' istae co' la brusera, i foresti, 

al sol che te bate su i sintiminti, i mussati, le aleghe 

Quii de tera i ze calcolai omini de la sapienzia.

si, si! 

noltri magnevemo gransi in fogo, 

incuo magnemo polastri solo se i xe rusti però!

Geri viveveno in t'un cason e durmiveno per tera.

Incuo, letto alla francese con materasso Spermaflex 

e villetta in zona residenziale 

e si cussì va 'l mondo .perchè qua 

nell' "Isoladelsole" no' vinse "l'omosapiens" no!


Qua vinse l'isola, e no' ha valso ne i punti ne le strae che ne liga al mondo.!" Ara qua, noltri de 'ste lagune,

 inverni umidi e lunghi, caligo che te va drento i ossi,

 paese comò medicamento 

e se tiremo su, 'ndemo 'vanti!


Po', te riva l' istae co' la brusera, i foresti, 

al sol che te bate su i sintiminti, i mussati, le aleghe 

Quii de tera i ze calcolai omini de la sapienzia.

si, si! 

noltri magnevemo gransi in fogo, 

incuo magnemo polastri solo se i xe rusti però!

Geri viveveno in t'un cason e durmiveno per tera.

Incuo, letto alla francese con materasso Spermaflex 

e villetta in zona residenziale 

e si cussì va 'l mondo .perchè qua 

nell' "Isoladelsole" no' vinse "l'omosapiens" no!


Qua vinse l'isola, e no' ha valso ne i punti ne le strae che ne liga al mondo.!" Ara qua, noltri de 'ste lagune,

 inverni umidi e lunghi, caligo che te va drento i ossi,

 paese comò medicamento 

e se tiremo su, 'ndemo 'vanti!


Po', te riva l' istae co' la brusera, i foresti, 

al sol che te bate su i sintiminti, i mussati, le aleghe 

Quii de tera i ze calcolai omini de la sapienzia.

si, si! 

noltri magnevemo gransi in fogo, 

incuo magnemo polastri solo se i xe rusti però!

Geri viveveno in t'un cason e durmiveno per tera.

Incuo, letto alla francese con materasso Spermaflex 

e villetta in zona residenziale 

e si cussì va 'l mondo .perchè qua 

nell' "Isoladelsole" no' vinse "l'omosapiens" no!


Qua vinse l'isola, e no' ha valso ne i punti ne le strae che ne liga al mondo.!


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VILLA BAUER


  •  
    Il primo dei regnanti d'Austria a presentarsi a Grado fu l'arciduca Carlo Ludovico d'Asburgo nel lontano 1873, provenendo da Aquileia che cominciava a restituire dal sottosuolo i tesori romani e aveva destato l'attenzione delle teste coronate di mezza Europa creando così,anche per la nostra Isola, interesse e curiosità.

    Nel 1885 arrivò a Grado, proprio dopo un terribile fortunale che distrusse quasi tutti i campi coltivati e fece diverse vittime tra i pescatori impegnati in mare, l'Arciduca Alberto d'Asburgo che informato della cosa fece una donazione per le famiglie toccate dall'evento.

    Nello stesso anno arrivò in pompa magna l'Arciduchessa Stefania a bordo del vapore "Fantasia" imbarcandosi dal molo di Belvedere .

    L'arrivo dei coronati ospiti, ogni volta suscitava l'entusiasmo della gente ben poco abituata a vedere gente di così alto lignaggio e squisito comportamento.

    Insomma da quei di: vemo scuminsiao a piegasse in do a ogni vista de foresto ben vistio (in foto), me par de vighili co i oci dei nostri veci e fantulini del tempo i varà parso de veghe alieni, l'efeto ne ze restao fin incuo,


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17 aprile, 2023

GIOVANNI "TROMBAI"


 


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