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18 luglio, 2023

LE BARCHE ZALE


 Io che ci vivo, avverto le tensioni che fanno tremare tutti i protagonisti del mondo della pesca.


Preoccupazione crescente per l'aumento dei costi di gestione, la difficoltà nel trovare forza lavoro, diminuzione verticale del prodotto in mare, prezzi che, pur avendo picchi astronomici per le specie rare (in quanto rare incidono ben poco sul fatturato totale), per le specie comuni sono a terra e soprattutto dipendono da pochissime imprese di commercializzazione.


A parlare di tutto ci vuole un libro e ricerche approfondite anche se nulla cambia nell'attualità, io voglio soffermarmi su un aspetto che in qualche modo ha contribuito a una cattiva educazione del cliente finale il consumatore.


Un decennio fa per comprare il pesce il massimo era farsi un giro sul molo del mercato ittico (vale per tutta la penisola) e fidarsi della pluriennale esperienza del pescatore per comprare e farsi consigliare il modo migliore di cucinare il prodotto acquistato.


Poi d'un colpo il pescatore si è vestito di un completo blu con bottoni d'oro e a bordo di un veliero(?) attorniato da un a banda di ragazzini saltellanti come equipaggio propone, sempre sorridente - non gli capita mai una giornata storta -, ad un pubblico televisivo sempre più frettoloso e convinto che mangiar bene sia sempre una questione di prezzo e non di valori altri, un prodotto precotto e preconfezionato.


Il risultato è una diseducazione culturale, una analfabetismo culinario che straccia un pacco di valori sul valore del cosa, dove, come e quando mangiare.


Un paese di cultura contadina e peschereccia da sempre, con 7500 km di coste dove ci siamo inventati di tutto, ridotto a pesci bistecca, bastoncini surgelati e tonno crudo.


Una malinconia struggente e un disastro economico per gli operatori del mare, perchè le specie disponibili in abbondanza nel nostro mare vengono considerate pesce povero e quindi trascurate dal grande pubblico.


Per favore tornate a frequentare le banchine dei porti e poriticcioli, parlate con i pescatori (non sono solo folklore ma alle volte sono grandi personaggi), comprate prodotti che non sono mai di scarto, come suggerito dalla pubblicità battente, ma buoni e di grande valore nutritivo, dateci una mano, insomma, a salvarci.


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16 luglio, 2023

LA GOLETTA COLOMBO:


 L' Istituto Marinaro di Grado è una fucina di zente de mar, che il Prof Buda Dancevich fece nascere con grande caparbietà e generosità trasformando la locale Scuola di Avviamento. Forgiando per lustri Ufficiali di Coperta come i radiotelegrafisti e Ufficiali di Macchina, dando grande impulso nel nostro paese alla cultura del mare e una opportunità di lavoro per tanti nostri Graisani, che viaggiano ancor oggi per il mondo a bordo delle grandi navi passeggeri e da carico.

Ricordare l'opera e la bravura del Prof Buda Dancevich in tempi dove l'istituzione scolastica è messa in discussione è fondamentale per le nostre radici storico culturali.


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13 luglio, 2023

GRADO MIA


 


'Ndola che 'l aqua dolse la se fà amara

ze quatro dossi de sabion, fango e caneo,

e duto 'ntorno mar e sielo azuro

co' nuoli bianchi sparnissài che vaga a torzio,

e in meso 'l verde e 'l sbrufo de le cane

una caressa fresca: bava lisiera ...


Al sol no 'l se sparagna de 'ste parte,

al bate drito e forte:  una brusera ...

ma quando 'l fogo de 'l tramonto 'l se destua

alora duto se queta, se riposa,

e i ragi ciari de la lume che ze in sielo

i 'lumina 'sto fior pusao su 'l mar.


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PUGNO DE SABION


 Descrivere Grado, il suo centro storico (Castrum), con le sue calli, piazzette, la sua aria insieme vissuta e dimessa, la vita in comune dei suoi abitanti che come in una vasca di pesci rossi sanno tutto di tutti e ne parlano diffusamente, serve a capire il senso dei sussurri delle cube (vicoli), il chiacchiericcio continuo delle donne, quasi sempre sole con i mariti in mare e i figli a correre su e giù, dà il ritmo all' aggiornamento continuo delle notizie sul paese e i suoi abitanti. 

Pur essendo cambiata la situazione, il centro storico se lo sono comperato i forestieri, il paese ed i suoi abitanti non hanno cambiato le abitudini e soprattutto le chiacchiere.
I nostri padri dividevano il nostro centro storico ( sessantanni fa Grado era tutta lì) in Rioni o Sestieri alla veneziana. Per far in modo che questa tradizione non venga dimenticata ho deciso di visualizzare almeno i confini e descrivere i nomi di questi quartieri per qualcuno che magari tra qualche anno abbia la curiosità di sapere con quanto orgoglio e amore i nostri vecchi sono sopravissuti su questo dosso di rena battuto da tutte le intemperie sia naturali che umane e quanta fantasia e poesia mettevano nel descriverlo. 

Anticamente il Castrum aveva sei porte d' accesso, di tutte si sono perse le tracce escluso per la torre di campo porta Nova. 

Partiamo dal Lato Nord e troviamo il Rione "de Culdemuro" così chiamato perchè un tempo chiudeva con le sue mura la città fortificata verso la Laguna e le possibili invasioni dalla terraferma ( ce ne sono state e tante)
Sul lato Ovest, fuori dalle Mura, il rione de "Piassa" il lato bene della Grado Austriaca con le sue botteghe e trattorie. 

A Nord-Est il Rione di "Piassalber" detto così storpiando il nome dell' attuale p.zza Oberdan che nel periodo austriaco era dedicata all'ammiraglio De Alber.
Ritornando all'interno del Castrum troviamo "Casata" così denominata per una grande casa costruita tutta intorno alla piazzetta. 

Verso est fra Calle Maran e calle Monferà il rione di "Babau" una strada scura citata sempre per mettere paura ai bambini.
Proseguendo troviamo Campo S. Niceta o "Savial" anticamente ospitava una chiesa dedicata a S. Vitale attuale centro pulsante della Grado turistica odierna. 

Poi fuori dalle mura il rione "Porto".
Subito dopo "Portanova" guisto davanti alla torre d'ingresso est della città vecchia verso l'attuale P.zza XXVI Maggio
Il Rione di "Stronsulin" in Calle Corbatto.
Poi il grande rione di "Ciesa" che era il vero centro di potere della Grado antica con le sue Chiese simbolo del potere religioso e temporale.
Giusto fuori delle mura verso Ovest il rione di " Borgo de Fora " con le nuove case che davano sul "reparo" dove fino all' inizio secolo venivano ormeggiate le imbarcazioni da pesca e da trasporto.
Proseguendo verso sud troviamo giusto dopo la Chiesa di S: Eufemia il quartiere "Simisterio Vecio" dove le ossa fanno da base alle pietre della strada attuale.
Per ultimo il quartiere della "Corte" tra Cavo de Palasso e Campo Patriarchi. La piazza ospitava anticamente una chiesa e un battistero, 


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GRAISANITA'


 'ndando via pipando

in mezo del paluo,

 vego un suro nuo

'ntel corso..remengando;

 

un suro dii quii veci,

de arte de cotòn,

se ne cateva a miera

'nà volta intel casòn.

 

'Nte l'anema, dalongo,

la gaisanitàe vien fora,

comò 'nà vecia zogia,

sconta 'ntel profondo.

 

Al sangue 'l me và in fiòr

co' quela sensasiòn,

la gaisanitàe zè bava

mota, paluo, batela e casòn;

 

vol dì anche repàro

de brute sistuassiòn,

ma NO favele "sterili"

ne programa de elessiòn.

 

La graisanitàe zè vita,

quela de la gno Gravo,

zè un sintimento puro,

'ntel nio ormai 'l zè raro.

 

Quii che a boca piena

i la ciama SOLUSSION,

zè aneme vilie

che sconde ...."rasegnassiòn"......

TETI

 


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FOSSALON


 La storia politica  di Grado è costellata più da  Commissari che Sindaci e molti di essi sono andati spesso e volentieri contro il volere popolare, a tal punto da poter parlare di corsi e ricorsi storici.


Uno dei casi più eclatanti è la storia della nascita del Fossalon di Grado.


Nel 1927, Grado come al solito sotto tutela commissariale per le solite baruffe tra "politici" locali, il Commissario ad acta decise, per fare cassa, di vendere 2000 ettari di Laguna, l'estremo lembo levante della Laguna all' Opera Nazionale Combattenti che, all'italiana, faceva da prestanome all' Ersa per ottenere i contributi che lo Stato concedeva agli ex combattenti, per realizzare una grande bonifica da cui sarebbe nato il Fossalon.


La Laguna di Levante o "Palù de sora" comprendeva il Promero, La Lama, L'Averto, il Golometo e Punta Sdoba.

Si scatenò una rivoluzione, guidata dal capo carismatico della piccola comunità de casoneri che popolavano quel tratto di Laguna:

Giovanni Fumolo conosciuto come "Barba Nane Strolo" o "Podestae de Golometo" che guidava una settantina di persone.


Nonostante le proteste veementi non ci fu nulla da fare e nel 1928 fu perfezionato l'atto di vendita all' Opera Combattenti. 


Nasce così, su una baruffa, il Fossalon di Grado, bonificato a son di badili e carriole da uomini provenienti dal vicino Veneto sempre alluvionato e affamato, quegli uomini, che i graisani denominarono "piavoti" o "mantelline" gente dura e laboriosa arrivata a Grado con vecchie biciclette, bonificarono a mano il territorio strappandolo alla Laguna, scavando canali di sgrondo, costruendo argini perimetrali di difesa e meritandosi con un enorme sacrificio il diritto alla terra.


Quasi che il ricordo di quelle proteste sia traccia indelebile, il rapporto tra la gente di Fossalon e quella di Grado non è mai stato facile, sembra si sia due corpi estranei in uno stesso Comune.


A Fossalon hanno sviluppato una cultura propria, autonoma, perpetuando modi di fare e di dire propri.  


Compreso? tutti sono sempre intervenuti a toglierci qualche cosa- ( in nome di alti ideali e  interessi superiori naturalmente) - ma comunque a togliere alla comunità non ad aggiungere.



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MERCURE


 Presentazione ieri sera della nuova campagna di scavi sul relitto del Mercure .

Si trattava di un brigantino da guerra costruito a Genova ma venduto all' armata francese con compiti di scorta, sorveglianza, collegamento o portadispacci, veloce con ampia velatura . Era dotato di un unico ponte ed era ornato di sculture a poppa e a prua. Lungo circa 32 m e largo circa 9 m, aveva un dislocamento di 400/450 tonnellate e poteva raggiungere la velocità di 9 nodi. Fu affondato nella notte tra 21 e il 22 febbraio 1812 al largo di Lignano in una zona nota come Battaglia di Grado combattuta tra un flotta italo-napoleonica, proveniente da Venezia, ed una della marina inglese. Nel corso dello scontro venne catturato il Rivoli, un vascello francese da 74 cannoni e affondato il Mercure, brick da sedici carronate, con funzioni di scorta, appartenente al Regno Italico. La sanguinosa sconfitta - che comportò la morte di circa 400 uomini - e la perdita delle navi fece così naufragare anche il tentativo di Napoleone di scacciare la flotta britannica dalle acque dell'Adriatico. Lo scavo è attualmente l'unico cantiere subacqueo su un relitto gestito da un ateneo italiano e aperto a studenti di archeologia. Esso quindi, oltre a finalità di ricerca e tutela, ha una grande valenza formativa.


Queste le note presentate dai rappresentanti dell' Università "Cà Foscari" di Venezia incaricati sin dall'inizio, nel 2001, di seguire le ricerche sul relitto.


Io credo sia, anche se non si è detto, l'inizio di una collaborazione tra Grado e Lignano nella gestione di tutti quei fattori, finanziati dalla Regione, che possano avere valenza turistica.


I reperti dei lavori precedenti sul Mercure sono stati esposti due volte a Lignano e mai a Grado, ma seguendo le nuove direttive dello sviluppo turistico regionale questa volta si è voluto dare, secondo me, una facciata di fraterna collaborazione tra due comuni turistici che sono in competizione da sempre, tanto per significare che la mosina da cui provengono i soldi per le promozioni di qualsiasi genere è la stessa.


Naturalmente del Museo del Mare, a parte un breve cenno imbarazzato sul cambiamento del responsabile della Sovraintendenza dei Beni Culturali che ha rallentato tutto, nessuna nuova.


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05 luglio, 2023

LE PORTE DI GRADO


 Grado un tempo era un Castrum chiuso e aveva sei porte . 


E’ un bell’ esercizio ricordare la disposizione urbana di un tempo del nostro Paesello con le sue Porte, la Casa col Leon, in Piazza Duca d'Aosta, un tempo adibita a Municipio, dove si apriva laPorta Granda, le cui tracce sono tuttora visibili nel muro esterno verso la Calle Lunga. 


Oltre alla nominata Porta Granda c'erano la Porta Picola demolita nel 1875 (Campo dei Patriarchi), Porta Nova (verso Piazza XXVI Maggio) - entrambe rimaste nella toponomastica locale,  Porta Vecia (probabilmente nei pressi dell'Ospizio Marino) e le pustierne (questo ha bisogno di spiegazione: sono le porte secondarie): Stiusa (verso la laguna con gli orti a nord est) e Capelana ( dava “sul Borgo de Fora” verso Piazza Vittoria o B.Marin)


Pur essendo piccolissimo, il paese aveva i suoi 'rioni' e ogni rione il suo partito, naturalmente nemico acerrimo di ogni altro. 


Cavo-de-Palasso: odierna Calle del Palazzo ricorda il sito dove sorgeva il palazzo del Conte di Grado, fatto costruire da Orseolo Il (1009-1026), .

È il lato sud della mura, mentre Cavo de Muro (Cul de Muro) era la parte verso nord. 

Di fronte al palazzo, fabbricato sulla muraglia, si estendeva la 'Corte di Palazzo', registrata con la qualifica 'prato', un vasto spazio che allora arrivava fino alla basilica di S. Eufemia.

Il Borgo-de-fora era la zona al di fuori della cinta del 'castrum' (San Rocco-Via Gradenigo.

Poi Piassa, Savial, Babau, Stronzulin, America, Pulindron, Casata, Ortolani.


Menego Picolo ricorda così le battaglie dei bambini per il controllo del territorio delle Contrade


 Gara de Contrà 


Qui de in Cavo-de-Palasso 

E de in Corte, duti fora 

Li 'ntendeno suli e co un brasso 

Anche qui! in Borgo-de-Fora! 

Phu! de Piassa e Cul-de-Muro 

Ve sfideno sie per tre. 

Ocio eee! ... che caté ‘l duro 

Se sto gatolo passé! 



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01 luglio, 2023

UN'ACCIAIERIA AL POSTO DEL VERDE CENTENARIO



 Il Comune di Muzzana del Turgnano si trova nella bassa pianura friulana tra i comuni di Carlino, Castions di strada, Marano Lagunare, Palazzolo dello Stella e Pocenia. Il territorio caratterizzato da boschi planiziali è attraversato dal fiume Cormor, seguendo il quale si giunge fino alla laguna di Marano. Le latifoglie di Muzzano rappresentano i resti dell'antica "Silva lupanica", la grande foresta che un tempo ricopriva l'intera pianura compresa tra i fiumi Livenza ed Isonzo, nella regione del Friuli. Due boschi di latifoglie ubicati a sud del paese, sulla Romea strata. Con oltre 300 ettari di estensione i querco-carpineti, gli  aceri, i frassini, gli olmi e gli ontani si incastonano tra il centro del paese e la Laguna. Il più grande "bosco Baredi/selva di Arvonchi" è di proprietà collettiva, mentre il secondo la cosiddetta "Coda di Manin" è di proprietà privata. Sono presenti anche alberi da frutto come il ciliegio selvatico, il melo e il pero selvatici, il corgnolo, il prugnolo, il biancospino e il nocciolo. Per quanto riguarda la fauna anch'essa risulta ricca, essendo rintracciabili il cervo volante, il tritone crestato, il rospo comune e la rana verde, il toporagno. Nel bosco abitano anche il falco pecchiaiolo, la poiana, il gufo, picchio rosso, l'usignolo, il merlo e la cinciallegra. Tra i mammiferi troviamo il cinghiale, il capriolo, la volpe, lo scoiattolo...In questi boschi, inoltre, cresce il tartufo bianco pregiato. Le proprietà collettive del Comune inoltre sono caratterizzate da circa 90 ettari di terreno a uso civico.


Il Comune di Muzzana del Turgnano si trova nella bassa pianura friulana tra i comuni di Carlino, Castions di strada, Marano Lagunare, Palazzolo dello Stella e Pocenia. Il territorio caratterizzato da boschi planiziali è attraversato dal fiume Cormor, seguendo il quale si giunge fino alla laguna di Marano. Le latifoglie di Muzzano rappresentano i resti dell'antica "Silva lupanica", la grande foresta che un tempo ricopriva l'intera pianura compresa tra i fiumi Livenza ed Isonzo, nella regione del Friuli. Due boschi di latifoglie ubicati a sud del paese, sulla Romea strata. Con oltre 300 ettari di estensione i querco-carpineti, gli  aceri, i frassini, gli olmi e gli ontani si incastonano tra il centro del paese e la Laguna. Il più grande "bosco Baredi/selva di Arvonchi" è di proprietà collettiva, mentre il secondo la cosiddetta "Coda di Manin" è di proprietà privata. Sono presenti anche alberi da frutto come il ciliegio selvatico, il melo e il pero selvatici, il corgnolo, il prugnolo, il biancospino e il nocciolo. Per quanto riguarda la fauna anch'essa risulta ricca, essendo rintracciabili il cervo volante, il tritone crestato, il rospo comune e la rana verde, il toporagno. Nel bosco abitano anche il falco pecchiaiolo, la poiana, il gufo, picchio rosso, l'usignolo, il merlo e la cinciallegra. Tra i mammiferi troviamo il cinghiale, il capriolo, la volpe, lo scoiattolo...In questi boschi, inoltre, cresce il tartufo bianco pregiato. Le proprietà collettive del Comune inoltre sono caratterizzate da circa 90 ettari di terreno a uso civico.

La produzione di ferro e di acciaio è responsabile del 30 per cento di tutte le emissioni industriali di anidride carbonica, il principale gas serra è responsabile dal cambiamento climatico.


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30 giugno, 2023

I NUMERI GRADESI


 La vita dei casoneri di un tempo è stata sempre strettamente connessa alla vita del pesce, ed in parte a quella della selvaggina, a cui era legata la loro sopravvivenza.


Si trattava di una vita condotta per la maggior parte all'interno della famiglia, i contatti con il mondo esterno erano molto limitati e soltanto le grandi occasioni religiose, o faccende personali serie, richiamavano i pescatori di laguna a Grado


L' antropologia delle usanze lagunari ha portato agli studiosi  su di piatto d'argento una tradizione intatta da centinaia d'anni perché  poco contaminata dai rari contatti esterni.

In Laguna si parlava un dialetto gradese diverso, scarno, limitato a pochissime parole, quelle necessarie alla povera e spartana vita cui erano abituati i suoi abitanti.


Una testimonianza di ciò la si ha vedendo la scrittura dei numeri, che sono di derivazione romana, della nostra gente.  


Questo modo di scrivere  i numeri era in uso sino al secolo scorso  fra i pescatori lagunari. 


Tale numerazione era scritta a punta di coltello su tavole di legno che potevano essere gli scalmi o i remi delle batele.


La bella tavola di comparazione (in foto)  tra la nostra e la scrittura dei numeri dei chioggiotti e degli etruschi tratta da Lagune di Grado di G. Caprin mostra che l'uso dei numeri gradesi derivi direttamente dai numeri romani che non prevedevano l' uso dello zero, introdotto in Europa nel medioevo con i numeri arabi. 


Ovviamente, pur non avendo conoscenze che spaziassero oltre l' orizzonte lagunare, la necessità di quantificare gli scambi portava all'uso frequente dei numeri, la tradizione orale veniva in soccorso trasferendo da padre in figlio conoscenze minime ma utili per la sopravvivenza.  

Nel parlato tra Casoneri era in uso anche l' utilizzo di più numeri per dire qualcosa sul tipo:

"dame do tre paniti" oppure "me he bevuo tre o quatro spritz son 'ndao in aseo" o anche " he visto sete oto batele in tel fondao"  molto usato un non numero come "massa"  "compare he bevuo massa, 'ndemo a casa"


Sapevatelo!


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