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30 gennaio, 2011

Il Dott. Fernando Malfertheiner-Una lettera a Grado






Ricorre un anno dalla morte del dott. Fernando Malfertheiner, un uomo che ha fatto la storia dell'Azienda di Soggiorno di Grado, un uomo che si è battuto per Grado e soprattutto un uomo che amava Grado e i suoi abitanti, è giusto ricordarlo.

Il figlio Roberto, attraverso l'amico Fabrizio Dovier, ha fatto pervenire questa lettera che pubblico e merita un'attenta lettura per scoprire la qualità dell'uomo che l'ha scritta e il suo profondo orgoglio e attaccamento alla missione del suo lavoro:

promuovere e difendere Grado.

cito con emozione la sua frase:
In particolare mi accorgo di aver tanto amato Grado, forse anche perchè ovunque ne dovevo parlare, e naturalmente bene, ma certo perchè mi piaceva tanto e amavo la sua gente, specie e soprattutto quella semplice che dava tanto chiedendo poco.


Da leggere e riflettere sulla qualità delle persone di cui avremmo bisogno oggi.
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29 gennaio, 2011

No Future


Tutte le storie di questi giorni che hanno mosso mezzo paese a difendere Berlusconi e il suo diritto alla privacy (sono i buoni) e mezzo paese a riderne e a piangere sul fatto che vengano calpestate le regole del vivere civile e del decoro (sono i cattivi) porta, senza cadere nella tentazione di sganasciarsi dalle risate (Berlusconi ha sicuramente tre membri (uno per colazione, per pranzo e per bunga-bunga) a riflettere sulla situazione del nostro modo di vedere e vivere questo momento storico.

La rappresentazione di questa "microstoria" sembra essere emblematica della vicenda di tutti noi italiani che, da "brava gente" (ma sarà stato proprio vero?), stiamo diventando sempre più individualisti ed egoisti, poco rispettosi della legalità, e che riconosciamo come legittima solo la solidarietà familiare, avendo da tempo abbandonato l'interesse per le sorti collettive del nostro paese e perciò per la dimensione "politica" del nostro agire.

Eppure rappresenta in maniera efficacie lo strabismo di questo paese contemporaneamente arretrato e superbo, capace di immaginare norme borboniche ed inedite per poi meravigliarsi del fatto che nessuno dei nostri meno sgarruppati vicini le consideri plausibili. Eppure il ragionamento sarebbe semplice: fra la tutela di un ampio diritto e la preoccupazione per una piccola sicurezza i paesi normali in questi anni hanno scelto la prima, l’Italia la seconda.

Tutto ciò sembra lasciare il posto a una progressiva desertificazione affettiva, come se la difesa del privato dovesse necessariamente passare attraverso al gelo del cuore.

Mah, che lassù, chi ci guarda, sia clemente con noi e con il futuro dei nostri figli!
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27 gennaio, 2011

Le Mariegole


Un' interessante ed intelligente esercizio del buon governo nel mondo antico lagunare veneziano che toccava marginalmente anche il nostro piccolo mondo, che, se applicato, poteva evitare disastri.

In età ducale la pesca e la caccia costituivano le attività economiche che fornivano l’alimentazione prevalente dei veneziani.
Per questo tipo di attività produttive, destinate alla soddisfazione dei bisogni alimentari della popolazione, le autorità veneziane misero progressivamente a punto non solo forme di controllo e di regolamentazione, ma esercitarono anche, almeno per la pesca, uno sforzo di indirizzo e di sfruttamento razionale delle risorse.

La gestione di queste attività, un tempo molto attenta, era affidata alle
matriculae o “mariegole”.

Nel XIV secolo tutto ciò che riguardava la laguna, i lidi, i porti e i fiumi
veniva definito dal Consiglio dei X e talvolta dal Senato, previa la
discussione tecnica affidata ad alcuni collegi provvisionali, chiamati “Savisopra la laguna” o “provveditori alle acque”.

Dal Consiglio dei X furono anche creati Cinque Savi sopra le mariegole e ogni volta che il caso lo
richiedeva, venivano introdotti nell’assemblea i «sensati vechi et pratici pescadori».

La Repubblica rivolse anche una particolare attenzione agli strumenti
utilizzati per la pesca e specialmente alle reti, tanto che queste erano
sottoposte a bollatura da parte dell’Ufficio della Giustizia Vecchia e
dovevano avere lunghezza e maglia uguali al modello depositato presso i
Provveditori di detto Ufficio.
L’attenzione per il mondo della pesca è andata poi via via diminuendo nel
corso dei secoli.

Giusto per non farla troppo lunga, la chiudo qui, ma una piccola considerazione da fare è necessaria:
le regole se applicate portano a futuro, l'anarchia e far ognuno per se porta al disastro, quello che la pesca sta oggi vivendo.
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26 gennaio, 2011

Il Viagra-Esiste!


Io- che sono figlio di una civiltà cattocomunista-massone-noncipiaccionoletettonenude, che leggo avidamente tutte le cronache dei puttanai vari che dicono ci circondano, ma in fondo credo che siano balle create dalla pubblicità delle pillole per aumentare la potenza sessuale- ho avuto uno shock, ho trovato in strada vicino al contenitore dei rifiuti una scatola di viagra.

Non ne avevo mai vista una. Un farmaco che pensavo esistesse soltanto nelle mail che mi arrivano, e invece esiste, l’ho scoperto quel giorno lì, trovando la confezione per terra, e ho avuto la sensazione che hai quando scopri che una cosa che credevi leggenda urbana è vera, tipo non lo so, un alligatore che ti esce dal bagno, o il simpatico cagnolino che hai raccolto tutto sporco e bagnato si rivela una pantegana.

Ma quando, vicino a casa, ho trovato una scatola accartocciata di Viagra ho subito avuto in mente l’immagine dell’uomo di una certa età, grigio e stempiato, che tira fuori la confezione dalla tasca del suo cappotto, si accorge che c’è solo una pillola, magari accorgendosene bestemmia tra sé e sé, la toglie dal blister, se la butta in bocca, deglutisce e butta la confezione.

E poi va, dove va lo sa solo lui, se torna a casa dalla moglie, o va dall’amante, o va a far l’amore a pagamento, chi lo sa, a questo punto le biforcazioni possono essere tantissime, chissà se va da una donna o da un uomo, o chissà se passerà la serata in compagnia, o piuttosto da solo, e vuol solo essere rassicurato, rassicurato di quel che è e di quel che è capace di fare, e starà tutta la sera davanti al televisore a guardare videocassette.

Che vergogna! e son tornato subito su youporn.

Si fa per dire eh!

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24 gennaio, 2011

Il Festival- Io presentatore


Il Festival Della Canzone Gradese è sempre stata una vetrina per tutti.

E' capitato anche a me di presentarlo in un'unica edizione nel 1973 (trenta chili fa) nella sala del Cinema Cristallo davanti a quasi 2000 persone.

All'epoca la formula prevedeva le canzoni dei "mamuli" e degli "adulti" con la direzione della Fides Intrepida (non era molto gradito il mio linguaggio schietto e colorito) e il supporto di Diana Corbatto; con il gruppo orchestrale guidato da Mario Pilotto e il quartetto ritmico dei "Felini".

Mi ricordo dei filmati proposti da Lorenzo Boemo e Giacomo Giorda che commentavano visivamente l'esecuzione delle canzoni.

Una serata epica per me, molto emozionante, mi rammento che avendo un buco nella programmazione della serata cominciai parlare in gradese stretto con i bambini, andando a parare sul "de cu tu son figio" e quindi delle loro nominanse familiari, ho ancora in mente la reazione del pubblico quando un bimbo innocente mi disse -gnò pare ze cagon, gno mare cagadereba-.
Capii l'attimo stesso che mi ero giocato la mia carriera di presentatore, almeno con la direzione della canonica.

Per la cronaca in quell'edizione vinsero per la categoria "mamuli" -La Canson de Pirolino" di Tosto-Martino e per gli "adulti" -Quel dì de le nosse_ di Giacomo Zuberti.

A proposito, ho un motivo in più per ricordare quella data, quella sera conobbi mia moglie.
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23 gennaio, 2011

In Palù-Cason de i Biviacqua Inverno 2011



Passeggiata in Laguna -la de Viti- con la neve.
Il Vero presepe di Grado.
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22 gennaio, 2011

Cementificare


Grado, gennaio 2011 ore 18 di un qualsiasi giorno, passeggio in bici lungo il Viale deserto e pieno di negozi chiusi, qualcuno dismesso per sempre, proseguo verso Città Giardino (Città pfui!) deserta piena di ombre, tutto, letteralmente tutto, chiuso.

Ci avevano promesso la luna, città turistica ogni tempo e ogni stagione, posti di lavoro per tutti, case a prezzi accessibili, invece eccomi qua con ombre scure e un silenzio persino imbarazzante e in qualche modo pauroso.

Eppure ci riprovano, nuove illusioni, Grado 2 Grado 3 nuovi luccicori tutto stupendo un sacco di soldi di investimento un sacco di posti di lavoro un sacco di...

È come se, per la politica, tutte le scelte fossero state già fatte, tutti i dadi già tratti: sarà l’economia a gestire il nostro futuro tutto intero, le vicende umane, la storia sociale, i paesaggi.

Nessuna opzione alternativa, nessuna residua possibilità di scelta:
ed è esattamente per questo, in larga misura, che la politica ha perduto
non solo ogni credibilità, ma anche ogni fascino.

Temo che a tutte le latitudini politiche si ritenga che la lotta alla cementificazione indiscriminata e demente di un territorio non vasto sia appannaggio di ambientalisti “reazionari”, nostalgici di un passato povero e assurdamente idealizzato.

Che sia più “moderno” consumare a fondo questo nostro povero Paese come fosse un legno da rodere.

Moderno è ciò che ha maggiori possibilità di sopravviverci: il resto è solo fuffa, speculazione, corto respiro.

Ma non si trova in giro un partito, forse neppure una singola persona, che voglia prendersi il rischio di essere tanto moderno, davvero moderno, da mettersi di traverso.
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20 gennaio, 2011

Per avere un futuro bisogna aver coraggio di dire...


Bisogna avere il coraggio di dire che una società dev’essere fondata sui meriti, sui talenti, e sulla creatività per produrre ricchezza e su regole di solidarietà certe e inderogabili per redistribuirla.
Bisogna avere il coraggio di dire che il lavoro è già e sarà sempre di più solo una parte delle nostre vite e che la politica ha il compito di liberare il nostro diritto alla felicità anche nel resto della nostra esistenza.
Bisogna avere il coraggio di dire che tra i valori fondanti della società che vogliamo ci sono parole come fantasia, decentralizzazione, piacere, autoespressione, avversione all’autoritarismo alla burocrazia, al dirigismo.
Bisogna avere il coraggio di dire che vogliamo un paese in cui chiunque possa avere una famiglia indipendentemente dalle sue preferenze sessuali, perchè fra trent’anni farà ridere un paese che attribuisce diritti civili diversi a seconda della sessualità, proprio come oggi consideriamo assurdo attribuire diritti civili diversi a seconda del colore della pelle.
Bisogna avere coraggio di dire che il diritto a Internet oggi è fondamentale come il diritto alla scolarità negli anni 50, perché in una società aperta la rete è uno straordinario strumento di mobilità e di emancipazione sociale.
Bisogna avere il coraggio di dire anche che nessun eletto deve guadagnare più di quello che guadagnava con il suo lavoro precedente, e che per tutti gli altri ci vuole un tetto molto più sobrio di quelli attuali, perchè la politica non è uno strumento di arricchimento e il potere è solo un mezzo necessario per realizzare gli ideali in cui crediamo.

citando Nevio ""lassème 'l sogno, pan de pura farina..."
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19 gennaio, 2011

La Magnifica Comunità di Grado


Ma varda tu! questo commento era finito nello spam, allora vista l'attualità, l'importanza e la necessità che sia ben chiara la situazione a tutti, lo pubblico come post.
Così Alien sarà soddisfatto del fragoroso silenzio con cui è stato accolto questo tema che può modificare seriamente il futuro del paese, che giusto oggi viene proposto con grande spolvero nel nuovo modello cimitero 2 e 3. (Cavarera e Sacca)
Ps: i graisani no i ze comprisi.

Il Presidente della Comunità di Grado scrive:

Il mio compito è quello di tutelare l'uso civico e ritengo che quel vincolo sia una garanzia compatibile con il progetto del nuovo polo termale. Vogliono un pezzetto di parco per costruirvi l'albergo? Garantiscano nero su bianco che quelle metrature verranno recuperate da un'altra parte con la demolizione dell'esistente e sottoposte allo stesso vincolo. Mi sembra una posizione più che razionale. Garantiscano anche che, qualora il bando dovesse andare deserto, l'uso civico verrebbe rintrodotto tale e quale.
Nel momento in cui quei terreni dovessero entrare nella piena disponibilità del Comune, la tentazione di alienarli pur d far cassa sarebbe fortissima e comunque entrerebbe nel campo delle possibilità. Gli studi di fattibilità, per quanto ben fatti, nella stragrande maggioranza dei casi risultano sottodimensionati. Per costruire il polo termale di Merano, dove lavorano con una precisione pressoché svizzera, a fronte di una previsione di 38,2 Mil. di Euro ( studio di piano König / Unterberger del 1999) sono stati spesi 80 mil di euro ( http://www.grueneverdi.bz.it/it/hauptnavigation/economialavoro/comunicati-stampa/terme-merano-spa-bilancio-2006-020707.html )
Ora, io mi chiedo cosa accadrebbe qualora dovesse presentarsi la stessa ipotesi qui da noi? Chi caccerebbe 20-30 milioni in più rispetto a quanto previsto dallo studio di fattibilità? La Regione? Quella, per intenderci, che non trova i fondi per salvare l'Ospizio Marino?
Inutile, la nostra cambiale in bianco, a quel punto, sarebbe il territorio inteso come meno obblighi per il finanziatore rispetto alle condizioni inizialmente pattuite (demolizione dell'esistente per far spazio al nuovo parco) oppure alienazione del nostro patrimonio per far cassa lasciando spazio alla cementificazione.
Io mi muovo esclusivamente sul versante delle garanzie...cosa che, un giocatore di poker difficilmente riesce a comprendere e siccome la storia di Grado ci insegna che immancabilmente l'abbiamo presa nel c..o (variante alberghi docet) preferisco mettere le mani avanti tutelando quel parco piuttosto che mettermele tra i capelli quando le cose sono irreversibili e quindi:
Il piano di fattibilità, tolta la segretezza, deve approdare in Consiglio.
Va richiesta una consulenza ad un professionista per esperienza professionale, percorso formativo e convinzioni diverso dal dott. Baucero. Va trovata una soluzione percorribile che possa mantenere l'uso civico su quel parco dietro precise garanzie.
Baucero, in seconda battuta viene in Consiglio a fugare anche il dubbio più banale.
Si organizza un'assemblea pubblica, presenti tutte le parti, per rendere consapevole la cittadinanza rispettoa quello che si vuole fare: obiettivi, strategie e rischi connessi. Questo vuole la democrazia, questo vuole un paese civile.
Informazione (no che una parte, forte della segretezza, possa tirare fuori dal cilindro il coniglio che vuole)
Consapevolezza
Condivisione
Partecipazione della cittadinanza alla cosa pubblica

Queste, per me, sono garanzie...tutto il resto è materia per biscazzieri.

Dario Raugna

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18 gennaio, 2011

Corsi di formazione- Lega Ambiente FVG


Interessante iniziativa di Lega Ambiente FVG che organizza dei corsi di formazione sull'ecologia e storia dell'ambiente marino e lagunare.

L'incontro che riguarda Grado si terrà il 28 gennaio 2011 all' Auditorium B. Marin
(registrazione 14.50 – 15.00)

Conoscere e rispettare la laguna

Modera Cosimo Solidoro, ricercatore OGS, Trieste
15.00 Introduce, Sonia Kucler, direttrice del corso
15.15 Memorie di pescatori lagunari (conversazioni)
15.50 La Laguna di Grado e Marano: struttura, evoluzione e conflitti uomo-natura, Giorgio Fontolan, Dipartimento di Geoscienze, Università degli Studi di Trieste
16.40 Le analisi di Goletta verde in Laguna, Michele Tonzar, presidente Legambiente FVG
------------pausa
17.00 Come curare la Laguna, Gianni Menchini, Commissario delegato per l’emergenza della Laguna di Grado e Marano
17.40 Interventi del pubblico e conclusioni
18.00 Chiusura incontro

Il corso è gratuito ed aperto ai docenti ed ai cittadini interessati.
Il corso è attività di aggiornamento organizzata da Legambiente Scuola e Formazione.

Il tema sarà orientato su questi quesiti:

Quanto e come è cambiato il mare?
Possiamo comprendere gli odierni disturbi marini anche attraverso la storia della pesca e delle sue risorse?
Quanto scienze di nuova generazione come l’ecologia storica e la storia dell’ambiente possono giovare alla conoscenza del mare?


E’ ormai evidente, e non solo agli esperti, che siamo di fronte a forti cambiamenti rispetto al passato, a un mare che va indagato a fondo e difeso. Un viaggio nel tempo, condotto con i criteri della ricerca storico-scientifica, è più che mai necessario per riscoprire la ricchezza delle tradizioni pescherecce dell’Alto Adriatico ed il loro legame con l’ecologia e l’uso sostenibile delle risorse marine.
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