Cerca nel blog

28 febbraio, 2011

Ricorso della Magnifica Comunità di Grado




La Magnifica Comunità di Grado mi comunica che il ricorso d'appello avverso la sentenza di 1 grado del Giudice Liquidatore degli Usi Civici del Tribunale di Trieste, è stato presentato. (cliccare sull'immagine)

In foto un montaggio riassuntivo del ricorso (sono 15 pagine con cose interessanti da leggere ma non avevo una gran voglia di metterle insieme in un unico documento, se a qualcuno vien voglia di vederlo tutto mi scriva).

Ora incrociamo le dita e speriamo in una sentenza più equa e meno pressata dalla politica locale.
Share/Bookmark

27 febbraio, 2011

Carnevale 2011-Sogit-Admo





Se no fossa sti do qua......
Share/Bookmark

26 febbraio, 2011

I Pescauri da Paluo


I Pescatori da Paluo sembrano selvatici, perchè isolati e senza contatti cosiddetti civili, ma hanno una gentilezza e una bontà innata e riescono, a loro modo, farvi vedere fenomeni naturali come fossero miracoli e vi lasciano basiti per la loro profondità.

Li descrive così Giuseppe Caprin sul finire del 1800 nel suo "Lagune di Grado":

...vi parlano del maggio del mar.. quando le vaste praterie di alghe segate dall'acqua primaverile vengono gettate sulle sponde;
...vi parlano del sangue del mar... quando milioni di microrganismi animali si aggregano colorando il mare di rosso e fanno pensare a lotte senza scampo, feroci.
..al paluo de la silisa.. (la rondine)la parte di laguna vasta che va da Anfora a Sototerena, senza mote solo acqua a volo d'uccello, poesia pura, osservazione dei fenomeni che li circondano amorevole e struggente.
..la piova de i razzi... quando le stelle cadenti piovono giù dal cielo nelle notti estive, i bimbi credono che si siano spente , abbiano perso la loro propulsione e si trasformino in fiori che cadono sui banchi esterni.

Questi sono i Pescauri del Paluo, persone che parlano poco, rifuggono la confusione, l'intromissione di estranei, con gli occhi sognanti nel loro mondo esterno diventato ormai quello interiore.
Share/Bookmark

24 febbraio, 2011

Al Grifon - L' ultimo casoner



Se n'è andato oggi, ultima vogata lungo l'argine dei Moreri, era l'ultimo casoner.

Ennio Marchesan (al grifon) della famiglia dei "Doturi" aveva scelto diversi anni fa di isolarsi nel suo casone lungo il Canale di S.Zulian, aveva tagliato i ponti con Grado e viveva da solo con la sua fisarmonica e la Laguna.

Qualche volta se ne andava ad Aquileia dove con la sua fisarmonica e simpatica allegria era sempre accolto da amico, qualcuno ogni tanto gli portava le provviste e in cambio otteneva pesce, ha rifiutato l'aiuto dei ragazzi della Protezione Civile che pure ogni tanto lo andavano a trovare, ma lui con quel suo sorriso triste e buono si scherniva e qualche volta si nascondeva per non farsi trovare.

Quel suo strano soranome "al Grifon" -il grifone-creature solitarie e quasi scomparse, gli calzava a pennello, restava appollaiato al suo casone come fosse un picco roccioso e da li si accontentava di farsi scorrere la vita addosso.

Una scelta di vita, "l'ha ghitao al manego drio la manera" direbbero i vecchi, da rispettare perchè è così che lui concepiva la vita, libero e solo con la natura che conosceva, "Al Palù".

Me, e l' gno palù,
suli, qua.
E dute le sere
Semo 'nstupidii de silensio.

Ciao Enio.
Share/Bookmark

23 febbraio, 2011

Arrivo a Grado Di Monsignor Fain



Una Persona straordinaria e predestinata don Silvano Fain arrivato a Grado, senza nessuna baruffa (straordinario), tutto liscio con il diritto di Juspatronatus, apprezzato da tutti e accolto da tutta la popolazione schierata sui moli. Ridotti questi spezzoni di film super otto girati dal cav. Caressa e fatto un video digitale del suo arrivo a Grado, siamo nel 1957.

Queste le parole di Biagio Marin:

"Grazie fratello per la tua volontà di sacrificio. Avrai bisogno di tutta la tua fede, di tutta la tua umiltà, di tutta tua capacità d'amore, di tutta la tua giovane forza, per superare la solitudine e l'amarezza di un prossimo domani. Dio ti assista. Te lo auguro con tutto il cuore; e di ogni tua opera, di ogni bene che farai, fin d'ora ti ringrazio. Non ti lasciare ingannare dal nostro entusiasmo; dalla nostra capacità di volgere in canto chiaro tutta la vita.
Siamo marinai e tu della terra ferma; ogni vento ci muove e ci porta via. Non sappiamo la legge che obbliga alla costanza, alla fermezza. E sappiamo mordere la mano che ci benefica. Dio t’aiuti, prete! E la tua lotta contro la nostra morte sia vittoriosa".

Meditate gente, meditate!
Share/Bookmark

22 febbraio, 2011

Per caso...in supermercato


Capita alle volte di fare strane combinazioni di parole al supermercato

Via Mani
Share/Bookmark

21 febbraio, 2011

Intossicazione da Informazione


Riprendo una lettera inviata e pubblicata al Piccolo di Trieste di oggi, la lettera è firmata da un mio collega mitilicultore e la sottoscrivo con lui in toto sottolineando che la tossicità dell'informazione pubblica quando non è supportata da conoscenza esaustiva degli argomenti trattati è ben più tossica dell'allert che si vuol divulgare:

Sono un maricoltore e vorrei replicare al servizio sulle cozze cancerogene.
E' doverso riportare alcune precisazioni per cui chiedo asilo al «giornal de Trieste», che meglio di ogni altro dovrebbe valorizzare i prodotti locali.
Lungi dal fare dietrologie su chi trae beneficio dallo screditare un tipico alimento della dieta mediterranea, e cosciente dell’annoso problema di come i mass media trattano l’informazione scientifica, consiglierei innanzittutto di leggere «Pane e Bugie» di Dario Bressanini, ricercatore universitario, che in modo ironico e senza accademismi illustra l’«intossicazione» dell’informazione sul cibo.
Senza dilungarmi di più su questo argomento torno al titolo di testa «Le cozze avariate sono anche cancerogene»: nessuno ha venduto «cozze» avariate o deteriorate o guaste, semmai contaminate da biotossine presenti in alcuni casi in certe specie di alghe planctoniche delle acque al largo non assolutamente da reflui urbani, scarichi industriali ecc..
Dal libro citato riporto che di agenti cancerogeni ce ne sono circa un centinaio e non comprendono l’acido okadaico, mentre l’elenco dei promotori tumorali è molto numeroso e comprende anche prodotti di largo consumo come il caffè, la noce moscata, il pepe ed altre spezie ecc.
In sostanza in questo elenco sono riportate sostanze che in dosi massicce vengono somministrate a cavie o topolini sui quali si osserva l’eventuale insorgenza di patologie.
Mi domando come nei fatti invece un consumatore possa accumulare l’acido okadaico quando nell’arco di 6 ore all’ingestione si manifestano i noti effetti gastrointestinali, non solo, ma la tossina è una presenza saltuaria e per limitati periodi (erano anni che non risultava presente nelle nostre acque).
Fatte le dovute precisazioni su fatti sconosciuti ai più, come spesso accade su argomenti legati al mare, ritengo pregiudizievole colpire con titoli allarmanti una categoria già in crisi per gli sfavorevoli eventi naturali accentuati dall’irresponsabile facilonerie di alcuni, ma anche dal monitoraggio lacunoso nei tempi e luoghi che non ha permesso un’azione preventiva da parte delle autorità sanitarie.

Share/Bookmark

20 febbraio, 2011

Le situazioni dei Bimbi abbandonati


Scorrendo la storia veneziana mi è saltato all'occhio una situazione politico-sociale che si può comparare a quella che sta vivendo attualmente il nostro Paese:

Nel Settecento, Venezia, ormai agonizzante, si trovava a dover fronteggiare molteplici problemi sia di natura politica che sociale giunti ambedue ad un livello di gravità talmente estrema che, rimasti insoluti, per la mancanza di amministratori dotati di menti pensanti, in quanto la classe politica veneziana era più impegnata a soddisfare la propria deboscia che ad impegnarsi per il bene dello Stato, la condurranno inesorabilmente alla sua morte, dopo che per secoli il vessillo con il leone di San Marco aveva garrito “sfacciatamente” sui mari.
l problema politico, in fondo, era diretta conseguenza di quello sociale, la quasi totalità dei “nobili” veneziani era più preoccupata a gozzovigliare tra pranzi, giochi d’azzardo ed incontri galanti, interessandosi solamente al proprio sollazzo personale, che a risollevare le sorti della Serenissima.

Una delle figure più strane che si aggirava in quel bordello in cui si trastullava ormai la classe dirigente-nobiliare veneziana era il zanzaroto o Fantolin da culo, bimbi abbandonati che quasi sempre provenivano dalla ruota degli esposti.

Il signicato della figura del fantolin da culo è facilmente intuibile, deriva dal lontano Medioevo, epoca di grandi artisti, grandi città rinascimentali, ma anche di grandi Corti, in cui, come si sa, oltre a sfarzi e lussi, si era dediti anche alla lussuria, anche nelle forme più depravate.

Credo proprio che un qualsiasi signorotto, con poteri terreni e non, avesse anche il "privilegio" oltre alle sue concubine, di avere sempre pronto un bambinetto o bambinetta a disposizione.

Detto anche zanzaroto.

Il fantolin da culo era...di fatto...un marmocchio privilegiato.

Viaggiava sulle fregate e sui galeoni full optional...a zonzo per il mondo...e teneva il capitano per le palle. Letteralmente.
Quando il suo tocco peccava di delicatezza...il datore di lavoro poteva pescare dal sacco del nostromo il gatto a nove code e giù botte a non finire.

Al giorno d'oggi è facile accostare questa figura al bordello in cui si sono cacciati i politici nostrani, capitani senza vascello ne bandiera.
Share/Bookmark

19 febbraio, 2011

Gli Indifferenti


Qualche volta San Remo offre dei lati di riflessione, la lettura di una lettera di Antonio Gramsci da parte di Luca e Paolo mi ha emozionato e fatto riflettere sulla necessità dell'Unità d' Italia e i costi per costruirla e mantenerla tale.
E' un momento difficile per la nostra Repubblica, riflettere su queste parole può servire a crescere come cittadino.

Gli indifferenti

L'indifferenza è il peso morto della storia.
E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.
..........
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto.
E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo.
E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini.
Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Share/Bookmark

18 febbraio, 2011

Incazzarsi mai?


Ho letto l'intervista del nostro santo salvatore immobiliarista monopolista e cementificatore.

Al di la del confutare le solite sue baggianate sui posti di lavoro (2000 posti sono più o meno tutta la forza lavoro di Grado), sulle solite mascherature con presunte migliorie del Paese (ormai c'è una ressa che lavorano per il Ben del Paese), proposte che nascondono solamente colate di cemento e nessun altro progetto se non una vendita selvaggia degli immobili senza nessun suo coinvolgimento, se non a parole.

Ho letto oggi la risposta all'acqua di rose Della Consigliera provinciale del PD a difesa del suo segretario sezionale di Grado.

Ma dico, incazzarsi mai?
Share/Bookmark