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15 marzo, 2014

Il Bello ed il Brutto della realtà

C'è una specie di cultura del bello, del bellissimo, sui social, fotografie stupende, citazioni dottissime, un buonismo imperante.

Ovviamente ognuno di noi è il giardiniere del piccolo pezzo di Internet che utilizza.

Ma la realtà, per quanto trascurata ed indesiderata è là, in piena vista e purtroppo di bello ce n'è ben poco.

Istruttive queste fotografie pervenutami dal solito supporter Lorenzo Boemo.
La narrazione fotografica ci porta all' imbocco di Grado Pineta-







Sapevatelo!

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14 marzo, 2014

Il Pesce e l' offerta territoriale

In foto un avannotto di Danio Rerio o pesce zebra

Certo che i tempi sono cambiati, un tempo (sembra l'inizio di una parabola) si guardava alle forniture del locale mercato ittico per scrivere il menù del giorno, ora il menù in un ristorante lo si programma settimanalmente.

Il brutto tempo, la stagionalità, parole obsolete sostituite da globalità e surgelazione.

Mi domando se la gente sa e conosce quello che mangia.

Scriveva il Platina (Bartolomeo Sacchi) grande umanista e divulgatore del 1400 nel suo De honesta voluptate et valetudine descrivendo le ricette del Maestro Martino da Como il più grande cuoco del periodo (ufficialmente cuoco di Patriarchi e Papi) e l' unico che si prende la briga di scrivere in lingua volgare le sue ricette (Libro de Arte Coquinaria), a proposito del polipo :

il polipo è così chiamato perché ha molti piedi, mentre la coda è bifida e aguzza e gli serve per la riproduzione.

E c'è da chiedersi se divulgatori di quel livello avessero mai visto quello che  descrivevano.

E' quello che sta capitando oggi, dietro alle complicate descrizioni di piatti offerti nei ristoranti più famosi, quanta consapevolezza c'è?

E' difficile per chi non è espressamente del settore distinguere oggigiorno con sicurezza una capesanta nostrana (pecten jacobeus) da una surgelata atlantica (pecten maximum), quanti sanno che sono specie diverse anche se dello stesso ceppo?
Distinguere una capelonga de deo (ensis minor) da una cappa de fero (solen marginatus) una schila da un gambero, conoscere le varie specie di cefali, una vongola verace nostrana da una verace filippina, ormai adattata ai nostri lidi ma profondamente diversa sotto l'aspetto qualitativo delle carni e soprattutto del prezzo di vendita.

Distinguere un' ostrica piatta da una portoghese comodamente confuse tra di loro per facilitare il commercio ma diversissime per gusto, storia, difficoltà di allevamento e naturalmente costi.

La cultura dell' offerta territoriale è l'unica consigliabile, per non far figure da montanari che non sanno nulla di pesce. 
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13 marzo, 2014

va Festival va...

 Festival della Canzone Gradese 1946 -2014

È iniziato il conto alla rovescia, per l’avvicinamento alla 48.a edizione del Festival della canzone gradese in programma sabato 22 marzo al Palacongressi di Grado con inizio alle 20.30. 
Domenica 16 nella sala della taverna comunale a partire dalle 9 ci sarà la prevendita dei biglietti. 
Tutto secondo tradizione nella più classica celebrazione dell’evento. In molti sono in fermento: dallo staff degli organizzatori e dei volontari, agli autori, cantanti. Sempre nella trasparenza l’Associazione culturale informa che agli autori, cantanti e volontari e sostenitori del Festival (Sponsores) verranno consegnati i biglietti prima della prevendita.
Per la 48.a volta la comunità gradese darà voce alla vera tradizione locale, il Festival della canzone Gradese. L’organizzazione “Quelli del festival” sostenuta dal Comune di Grado, dalla Provincia di Gorizia, dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Cooperativa pescatori, da Audiomark e tanti amici volontari sta traguardando l’ennesima edizione ricca di novità nel segno della tradizione. Quelli del festival, l’impianto organizzativo consolidato ribadisce che è iniziato il percorso Verso il 50° con la volontà di raccogliere in un libro e in forma di filmato, oltre che musicale la storia dell’isola attraverso il festival e le cansòn del festival. Operazione iniziata la scorsa edizione in un viaggio “Verso il 50°”.
Giocando con i numeri: 12 le canzoni finaliste in gara, 20 i cantanti con la quota rosa rispettata da ben 8 le voci femminili, rappresentanti del gentil sesso, piacevolmente da segnalare i 21 autori (parolieri e musicisti) con te donne). Saranno 4 gli esordienti assoluti, 3 cantanti e un’autrice.
La gara per incoronare la canzone regina ha preso spunto nel lontano 1946 rimanendo viva fino a oggi, e un plauso va all’organizzazione di “Quelli del festival... della canzone gradese». Per la parte artistica che affianca la gara, la competizione, il festival targato numero 48 avrà modo di apprezzare, sotto l’attenta supervisione del direttore di scena Michela Maricchio, i filmati e le sigle- video realizzate da Luca Corbatto , dell'impianto scenografico di Roberto Tomasini, dalle realizzazioni artistiche di Gianluca Pastoricchio e Alessandro Bean. La regia è coordinata di Quelli del Festival e nei prossimi giorni saranno resi noti i nomi egli ospiti e dei conduttori. Piccola anticipazione il chitarrista gradese Fulvio Sain meglio l’"Athanor guitar quartet" renderanno omaggio al Festival presentando una splendida interpretazione de "Variazioni su un tema popolare gradese, per chitarra“ scritta dal maestro gradese Cavalier Giorgio Tortora.
La valorizzazione della cultura locale passa anche attraverso il valore artistico del manifesto il cui bozzetto è stato gentilmente realizzato e offerto dall’artista Dino Facchinetti, mentre diverse immagini fotografiche utilizzate sono il prodotto della passione artistica di due giovani artisti Marco Cedolin e Nicola Oleotto. 
I social network ( da facebook a twitter) stanno incrementando la visibilità della manifestazione, un punto di incontro che sfocia con l’invio i filmati, fotografie all’indirizzo di posta elettronica quellidelfestival@gmail.com.




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12 marzo, 2014

Cason dei Biviacqua cò Vitige

)

Vitige Gaddi, nel suo casone sulla mota dei Biviacqua, tra i suoi ricordi e le sue straordinarie foto.
Si perchè Viti è un fotografo mooolto bravo di vecchia scuola, analogico, quando scattare voleva dire molte cose non solo un clic.

Belle immagini per conoscerlo.
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11 marzo, 2014

Il Castrum Gradese- I Riuni


Visto l' interesse per le zone storiche del Castrum ripropongo il post in modo da condividere con più gente possibile le informazioni relative.


Descrivere Grado, il suo centro storico (Castrum), con le sue calli, piazzette, la sua aria insieme vissuta e dimessa, la vita in comune dei suoi abitanti che come in una vasca di pesci rossi sanno tutto di tutti e ne parlano diffusamente, serve a capire il senso dei sussurri delle cube (vicoli).


Il chiacchiericcio continuo delle donne, quasi sempre sole con i mariti in mare e i figli a correre su e giù, dà il ritmo all' aggiornamento continuo delle notizie sul paese e i suoi abitanti.


Pur essendo cambiata la situazione, il centro storico se lo sono comperato i forestieri, il paese ed i suoi abitanti non hanno cambiato le abitudini e soprattutto le chiacchiere.

I nostri padri dividevano il nostro centro storico (sessantanni fa Grado era tutta lì) in Rioni o Sestieri alla veneziana. 
Per far in modo che questa tradizione non venga dimenticata ho deciso di visualizzare almeno i confini e descrivere i nomi di questi quartieri per qualcuno che magari tra qualche anno abbia la curiosità di sapere con quanto orgoglio e amore i nostri vecchi sono soppravissuti su questo dosso di rena battuto da tutte le intemperie, sia naturali che umane, e quanta fantasia e poesia mettevano nel descriverlo.
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Anticamente il Castrum aveva sei porte d' accesso, di tutte si sono perse le tracce escluso per la torre di campo porta Nova.

Partiamo dal Lato Nord e troviamo il Rione "de Culdemuro" così chiamato perchè un tempo chiudeva con le sue mura la città fortificata verso la Laguna e le possibili invasioni dalla terraferma ( ce ne sono state e tante).

Sul lato Ovest, fuori dalle Mura, il rione de "Piassa" il lato bene della Grado Austriaca con le sue botteghe e trattorie.

A Nord-Est il Rione di "Piassalber" detto così storpiando il nome dell'attuale p.zza Oberdan che nel periodo austriaco era dedicata all'ammiraglio De Alber.

Ritornando all'interno del Castrum troviamo "Casata" così denominata per una grande casa costruita tutta intorno alla piazzetta.

Verso est fra Calle Maran e calle Monferà il rione di "Babau" una strada scura citata sempre per mettere paura ai bambini.

Proseguendo troviamo Campo S. Niceta o "Savial" anticamente ospitava una chiesa dedicata a S. Vitale attuale centro pulsante della Grado turistica odierna.

Poi fuori dalle mura il rione "Porto".

Subito dopo "Portanova" giusto davanti alla torre d'ingresso est della città vecchia verso l'attuale P.zza XXVI Maggio
Il Rione di "Stronsulin" in Calle Corbatto.

Poi il grande rione di "Ciesa" che era il vero centro di potere della Grado antica con le sue Chiese simbolo del potere religioso e temporale.

Giusto fuori delle mura verso Ovest il rione di " Borgo de Fora " con le nuove case che davano sul "reparo" dove fino all'inizio secolo venivano ormeggiate le imbarcazioni da pesca e da trasporto.

Proseguendo verso sud troviamo giusto dopo la Chiesa di S: Eufemia il quartiere "Simisterio Vecio" dove le ossa fanno da base alle pietre della strada attuale.

Per ultimo il quartiere della "Corte" tra Cavo de Palasso e Campo Patriarchi. 
La piazza ospitava anticamente una chiesa e un battistero. 
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10 marzo, 2014

Al vecio tamariso...

Giovanni (Stiata) Marchesan ormai periodicamente mi chiama per darmi una sua lirica che ha composto per tutti noi.

Le sue poesie sono come tele disegnate con le parole, me le affida perchè le arredi con le immagini.
La foto del vecio tamariso, esiste in "in pisso al porto", l' ho fatta e modificata invecchiandola, dandole cioè un aspetto vintage per dare  senso alle parole di Giovanni, che ringrazio per la fiducia e l' amicizia che mostra nei miei confronti.

Ecco la poesia:

Vecio Tamariso de 'npisso 'l porto…
Tu vighi duti quii che vien
E quili che va.
Cù pe ' al ponte … cù pe ‘l  canal …
Quante storie.. anche sconte
Tu , tu sà.
Foresti … brava zente
Che riva a quà per dane
0ltri che invese , che vien  per tò
Pe ' inganane
E mamuli nostri
Che per vive
Anche lontan i toca ‘ndà’…
I se volta un momento indrio
E  i passa ‘l ponte
cu sà ..
Cu sa, se i tornarà.
- Vecio Tamariso
Quante storie tu, tu sà.
ma no sta contane ninte!
Se vive megio a cussì
Sensa savè…tanti perchè .
Do riade co le vien
Un goto in ostaria
Forsi …
’Na caminada  pel’  reparo .
E la Vita… passa via.

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09 marzo, 2014

Terra, Terra!



Si chiude con questo spezzone di video del 1968 l' epopea di una famiglia lagunare, il trasferimento di tutto il nucleo familiare, vecchi e bambini compresi, in Paese per ripartire con una nuova esistenza.

Per i vecchi la partenza è vissuta come una sconfitta, ma i giovani vedono aprirsi porte mai conosciute, mondi mai intravisti stimolanti e tentatori.

E' il futuro!   Che siano rose e fiori non è detto, dipenderà dalla bravura e dalla fortuna di ognuno.

Terra, terra!
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07 marzo, 2014

La caravella Portoghese

Sono due giorni che mi vien da citare e commentare articoli del "piccoletto", comincio a preoccuparmi, ma inzomma la notizia è di quelle che val la pena di conoscere perchè può avere in qualche modo un impatto sul nostro abitat marino e di conseguenza provocare un qualche disagio a tutti.

E' stata avvistato a Trieste in zona Siot (vicino alla Ferriera per capire) un esemplare di Caravella Portoghese, una strana medusa, che medusa non è, che ha però un grado di pericolosità molto elevato, perchè i suoi tentacoli-arpioni celati nelle lunghe spire possono essere letali anche per l' uomo.

L' avvistamento, anche se denunciato, non è supportato da fotografie, per cui va preso con le pinze, ma stare attenti è doveroso, noi a bordo usiamo quantità d' acqua elevatissime per la pulizia del nostr prodotto e i filtri d' acquisizione sono sottomarini e non si sa mai.
Ci metteremo più attenzione.

Il vero problema sarà però per i sub che già ora girano per la costiera.

Vediamo le caratteristiche dell' animalo:

La caravella portoghese puo sembrare a prima vista  una medusa. 
Non solo non è una medusa, ma neppure può definirsi un animale, trattandosi in realtà di un sifonoforo, cioè una colonia di più organismi dipendenti l’uno dall’altro. 

La caravella portoghese è composta da quattro diversi tipi di polipi. Prende il suo nome dal polipo che sta più in alto, una sacca contenente gas, o pneumatoforo, che galleggia a fior d’acqua e può ricordare per la sua forma un’antica nave da guerra a vele spiegate. Le caravelle sono conosciute anche col nome di “bottiglie blu” per via del colore azzurro violaceo dei loro pneumatofori. 

I tentacoli sono il secondo organo delle caravelle portoghesi. Questi arti sottili e lunghissimi possono raggiungere una lunghezza di 50 metri sotto la superficie dell’acqua, sebbene la loro lunghezza media si aggiri intorno ai 10 metri. I tentacoli sono coperti di nematocisti piene di veleno, che servono a paralizzare e uccidere pesci e altre piccole creature. Per gli uomini la puntura della caravella portoghese è terribilmente dolorosa e urticante ma solo di rado mortale. 

Ma attenzione, anche da morta, sulla riva, la caravella può procurare brutte punture. I muscoli dei tentacoli avvinghiano la preda e la fanno risalire fino al polipo provvisto di enzimi gastrozoidi, detto anche organismo digestivo. Il quarto polipo infine contiene gli organi riproduttivi. 

Le caravelle portoghesi, che si muovono in folti banchi di mille e più organismi, galleggiano nelle acque temperate di tutti gli oceani del globo. Non hanno mezzi di propulsione propri: per spostarsi seguono le correnti marine o sfruttano il vento con gli pneumatofori. Per evitare una minaccia in superficie sgonfiano la loro camera d’aria e si immergono velocemente.


Update: 10/3/2014
E' di oggi la notizia che non si tratta di Caravella Portoghese ma di una più banale e consuetudinaria Aurelia Aurita insomma la solita Bota Marina, meglio così.


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06 marzo, 2014

Parco Termale- Proposta di Legge Regionale

La notizia di oggi è l' approvazione della proposta di Legge regionale per le Terme di Grado.
Una buona notizia, condita anche dal fatto che il tutto verrà controllato dagli uffici regionali.
Incrociamo le dita!
 

I consiglieri regionali Alessio Gratton (Presidente della II Commissione permanente) e Diego Moretti annunciano il varo di un provvedimento regionale che riguarda le Terme di Grado.


“Azioni a sostegno delle Attività produttive” 

“All’interno di questo provvedimento – commenta Gratton – è stata inserita la norma relativa alla progettazione, realizzazione e gestione delle terme di Grado. 
Esprimo grande soddisfazione per il risultato raggiunto grazie ad un dialogo costante e ad un lavoro d’approfondimento di alcune settimane che io ed il collega Moretti abbiamo portato avanti di concerto con l’Assessore Bolzonello ed i suoi uffici”.
“Con questo atto diamo corpo all’obbiettivo che ci eravamo prefissati: quello di predisporre procedure più snelle per la realizzazione dell’opera”.
Gratton ricorda infatti che l’assegnazione del bando deve avvenire necessariamente entro la fine del 2014, motivo per cui verrà indetta una gara pubblica e, contemporaneamente, comincerà un lavoro di progettazione in house insieme a TurismoFVG, cui si ricorrerà nel caso in cui la gara non abbia avuto esito positivo.
Il nostro impegno – conclude Gratton - è quello di esercitare a pieno il nostro ruolo di controllo sull’intera procedura di progettazione e sulla realizzazione, intervenendo con tempestività nel caso di eventuali criticità, poiché riteniamo che non ci sia più tempo da perdere e che Grado abbia aspettato sin troppo”



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05 marzo, 2014

Ascoltare con gli occhi

Ho letto per caso una pubblicazione, edita da bompiani, in allegato al Piccolo:

Ascoltare con gli occhi...
Foto racconto di un disagio che non vuole perdere la memoria.

Un racconto toccante e terribile dell' umanità dolorante e dolorosa dei manicomi, impressionante il lavoro che è riuscito a fare il Dott. Franco Basaglia riportando alla vita persone che erano perdute nell' indifferenza di tutti.
Le storie che raccoglie sono quelle dei pazienti stessi, storie che ti fanno sobbalzare nella loro crudele semplicità.
Se vi capita sottomano leggetelo ne vale la pena.

Qui una poesia di Alda Merini toccante con un commento finale terribile:

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla merce di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini, 
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

Alda Merini  dal carnaio in cui era rinchiusa

nei manicomi cari miei,
cristo non c’ è, e se c’è, è talmente
distante e distratto che si può
persino bestemmiarlo
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