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18 aprile, 2017

La Barca Bianca



A Grado sotto la Serenissima fino al Seicento, il diritto d'uso dei beni comunali (fondali lagunari, valli da pesca ecc.) si disputava per mezzo di una regata, che si svolgeva in mare, fino ai banchi della Muggia, (che allora era bacino di pesca e chiusa da argini) su gondole "dette anche 'barche bianche' lunghe circa 10 metri  "perchè si ungevano col sego onde fossero più veloci nell'andare ... e non si impegolavano mai".  

Servivano in pari tempo per le festività Pubbliche; si costruivano in Grado o negli squeri di Venezia ... 

L'ultima di queste barche bianche venne distrutta intorno al 1880 (vedi Caprin).

Più tardi, verso il diciassettesimo secolo, il diritto di pescare tanto nelle acque di fuori che in laguna, si scommetteva al gioco della sorte. ( di solito si trattava del gioco della morra che si teneva all' inizio della stagione nel casone dei "biviacqua" per intendersi "al cason de Vitige")

Cosi si è continuato a fare fino a qualche anno fa quando c'era ancora qualcuno che usava la Laguna professionalmente, ma una canzone ancora oggi ben nota tra i pescatori ricorda l'antica gara.

La Regata

De regata se veno impignao
E de bando no cagia a suah!
Forza in pope! Quel remo a premando,
Che a stagando la resta de qua:
Si a sta gondola in banda a subiando
Za j passeno de duta briva!
Oeh! 'l porcuzzo ne meta de 'mpegno
Pope e prova per fahjla tignih!
Ala! primi a tocah 'ndeno 'l segno
Per la megio seragia 'nçernih!


Val pena notare che Menego Picolo (Domenico Marchesini) usa il dialetto gradese delle origini con termini non più consueti e con l' uso dell' H finale che vale come accento.

A me piace sottolineare lo "Stagare e Premare" termini ormai dimenticati ma importantissimi nell' uso della "batela":
a premando: premendo; movimento del remo per far avanzare la barca; 
a stagando: remo immobile o all'indietro per arrestarne la corsa. 
Nel regolare la rotta, a premando, la barca si dirige a sinistra, a stagando invece verso destra

Un amico veneziano Massimo Veronese  mi scrive che i due termini sono frutto di una tradizione veneziana:
Il fatto che "premando" o "staindo-stagando" tradotte vogliano dire rispettivamente "premendo" e "restando", è solo una incredibile casualità.
 I due termini derivano da indicazioni di manovra che il prodiere delle antiche "peate" che trasportavano il fieno alle prigioni della Repubblica Veneta dov'erano ubicate le stalle, dava al timoniere. 
Entrando in Rio de la Paja, sulla destra c'erano le stalle. 
Il prodiere gridava al timoniere "và alle stalle", "staissi". 
Nel caso in cui volesse dirgli di andare a sinistra gli gridava "và ai premi", il podio che si erigeva in mezzo alle colonne di Marco e Todaro dove avvenivano appunto effettuate le premiazioni per i motivi più disparati...oltre che tagliare la testa ai malviventi che si erano guadagnati la condanna alla ghiglliottina.

Tratto dai racconti di "veci pope" e "squerarioli"




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16 aprile, 2017

L' Uovo di Pasqua



Il mio uovo di Pasqua


La Pasqua è uno di quei giorni che fa veramente la differenza tra chi è cristiano praticante e chi no.

Il Natale lo festeggiano anche in Cina, ormai. 

Santi e profeti e parole di vita eterna ce li hanno un po' tutti, ma un Dio che muore in croce per i nostri peccati ce l'hanno solo i cristiani, e ci teniamo.

Buona Pasqua a Tutti.


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14 aprile, 2017

La Pesca in Laguna, i suoi mestieri



La Regione ha predisposto un documento che disciplina gli strumenti e la pesca in Laguna.


Uno strumento che disciplina l' utilizzo degli strumenti di pesca e raccolta professionale in Laguna di Grado e Marano per rispettare i termini europei che impongono la conoscenza precisa degli sforzi attuali e possibili di pesca, però non è giusto considerare solo l' aspetto professionale e non parlare di quello amatoriale, che è presente e in fondo, pur con i distinguo del caso, ha lo stesso diritto di frequentazione del territorio.

Uno strumento che fotografa e disciplina anche numericamente lo sforzo di pesca compatibile nella varie zone divise tra le comunità lagunari.
Un grosso lavoro statistico delle situazioni esistenti e delle attrezzature usate, che sono simili.
A tutti gli effetti un grosso lavoro fatto in collaborazione stretta con le realtà cooperative presenti.

Naturalmente non è prevista  nè disciplinata la presenza di amatori, che vengono rimandati ai singoli regolamenti comunali di competenza, ci sarà sicuramente da aspettarsi un inasprimento delle presenze e dei quantitativi asportabili dall' ambiente.


Per quanto riguarda la pesca sportiva in mare le notizie al riguardo non sono buonissime:
oltre alla proibizione della raccolta manuale a riva, quasi sicuramente i permessi richiesti e concessi gratuitamente si trasformeranno in permessi a pagamento e, a quanto si vocifera, non proprio leggero.

Eppure noi a Grado siamo cresciuti con il lavoro, 


"De le femene de le capelonghe" 

da la Mugia, sui Dossi de l'Oro, dal Tragio de Anfora


Le Bianchine, le Pititele, le Ciode le Balanse le Pelote le Farinele le Trotole, le Bele, le Zuliani, le Dotore e tante altre. 
Con le batele cò i tricicli, a pie con ogni tempo, infermabili. 

Erano e sono il simbolo di Grado della capacità di sacrificio e dedizione alla famiglia. 

Ora con queste nuove regole non potrebbero più fare quello che hanno fatto con dolore e sacrificio, sembrano una fotografia fissa nel tempo, senza possibilità di evolvere, un sedimento solidificato.

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13 aprile, 2017

Grado in Giallo























Proposta di Grado in Giallo con fotocomposizione di Lorenzo Boemo, salviamo le apparenze "sinoltro" se non la sostanza.
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12 aprile, 2017

Tempo di Divieti.



Primavera, tempo di uscite in mare, gite sui Banchi de l' Oro  ma anche tempo di nidificazione per la fauna selvatica e quindi:  Tempo di Divieti.

La Laguna per la gente gradese è sempre stata rifugio e dispensa, praticando la pesca, l'agricoltura (poca ora, ma nel passato intensiva) e caccia.

In questi ultimi anni i divieti si sono sommati ai divieti e, mascherati da acronimi, nascondono la volontà feroce di far cessare o perlomeno controllare strettamente ogni attività professionale in Laguna.

Vediamone alcuni:
(SIC) Sito di Importanza Comunitaria, è un concetto definito dalla direttiva comunitaria n. 43 del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche nota anche come Direttiva "Habitat", recepita in Italia nel 1997.

Il termine è usato per definire un'area:

1- che contribuisce in modo significativo a mantenere o ripristinare una delle tipologie di habitat definite nell'allegato 1 o a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente una delle specie definite nell'allegato 2 della Direttiva Habitat;
2- che può contribuire alla coerenza di Natura 2000;
3- che contribuisce in modo significativo al mantenimento della biodiversità della regione in cui si trova.

Entro sei anni dalla dichiarazione di SIC l'area deve essere dichiarata dallo stato membro,
(Zps) zona di protezione speciale. (Proibizione di accesso alle aree anche per il semplice prendere il sole a riva vedi zone del Banco d' Orio e S.Andrea)

Io temo che il prossimo provvedimento per tutelare le biodiversità si dovrà occupare di noi umani, visto che l'utilizzo del territorio ci viene negato.

Meraviglia  e fa rabbia che alla giusta e severa attenzione su carta  alla conservazione ambiente, non corrisponda una rapidità pratica adeguata nel ripristino della canalizzazione tombata  che se non eseguito provocherà il depauperamento  dello stesso habitat per anossia.
Hanno stabilito che i fanghi non sono così pericolosi come prospettato nel recente passato  ma nessuno propone di utilizzare i fondi stanziati per la Laguna per eseguire scavi non più rimandabili.


Si continua a parlare per acronimi sperando che nessuno ci capisca nulla e nel frattempo si sta con le mani in mano ad aspettare per muoversi  la prossima costosa ed inutile consulenza di esperti abilissimi solo in parcelle.

La cartina dell'Arpa mostra le zone protette, si può ben vedere che c'è ben poco spazio per cacciatori e pescatori.  
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10 aprile, 2017

Bragozzi





Se è esistita in Adriatico una barca, cui si possa assegnare il ruolo di portabandiera dei pescherecci, questa è senza dubbio il bragozzo, che in gran numero di esemplari ha battuto il nostro mare quant'è lungo e quant'è largo fino a non molto tempo fa.
E ancora non è sparito del tutto, sia pure trasformato o, meglio, adattato per la navigazione a motore.

Di oscura origine valliva, troviamo traccia del bragozzo già in certi documenti veneti del Settecento, ma la sua fortuna ha avuto inizio nel secolo seguente allorché i Chioggiotti ricorsero ad esso per motivi di economicità quando divenne troppo gravoso l'impiego della tartana da pesca, che costituiva il nerbo della flotta peschereccia di Chioggia.

Sapevano bene quello che facevano. Barca proletaria, efficiente, operosa e tenace senza tema di raffronti, capace di lottare con gli elementi della natura e fatta per marinai che sapevano il fatto loro. 

Simbolo di un'epoca, il bragozzo è stato un tipo di barca che si lasciava identificare a prima vista anche da lontano: prua a slancio rientrante, fondo piatto, grande timone a calumo che serviva anche da deriva, ma soprattutto i due alberi di differente lunghezza, più corto il primo, più alto il secondo, portanti ciascuno una vela al terzo di differente grandezza.


Barca umile ma tutt'altro che rozza. Lo scafo era tenuto nero per ragioni di economia, del colore cioè della pece con la quale veniva accuratamente impermeabilizzato.

L'elemento decisamente degno di nota era dato dalla coloritura e dalla decorazione delle vele in funzione di segnalamento ottico di proprietà rispondente ad una specie di araldica folcloristica tradizionale molto ricca di simboli, accanto a particolari segni alfabetici e numerali. 

Simbologia tanto diffusa da essere adottata anche sulle vele di altri tipi di barche, di là e di qua dell'Adriatico. Nella gamma dei colori hanno predominato il rosso mattone e il giallo ocra, ma non sono stati rari l'azzurro, il verde e il nero. Cromatismo e simbologia che non esitiamo a considerare unici non avendo eguali per ricchezza e fantasia in nessuna altra parte del mondo, dove si possono trovare decorati più gli scafi che le vele.

In fatto di decorazione merita un cenno, ancora, la banderuola segnavento detta «penel», alzata su entrambi gli alberi, ma particolarmente elaborata quella dell'albero maggiore.

Il bragozzo era barca specializzata nella pesca con la rete a strascico, oggetto di polemiche, di limitazioni e di divieti, ragione di liti rivierasche a non finire, motivo di baruffe tra i pescatori delle due sponde dell'Adriatico, movente di lagnanze e oggetto di ricorsi dei quali sono piene le cronache del passato. 

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09 aprile, 2017

Il Festival, si sa : E' il Festival.



Il potpourri di  immagini  che propongo è forzatamente incompleto (tratto dal televisore) ma immagino che ci sarà una pioggia di altri momenti immortalati da altri pubblicati sui social.

Il Festival si sa :  E' il Festival.

E' un rito che la nostra Comunità consuma con gioia e partecipazione.

E' un segno d' Amore profondo, espresso al Paese in cui sei nato  amore esibito, chiassoso, sentimento di popolo.

Io non sono da meno degli altri e di solito con grande gusto mi "calombo" al Palazzo dei Congressi e finito il solito rito dello screening nell' atrio con occhiate trasversali sulle mise per la serata  delle donne e ragazze del pubblico  mi accomodo per gustarmi lo spettacolo.

Quest' anno per vari motivi personali (lavoro e malesseri in famiglia) non ho potuto farlo ma, per merito degli organizzatori e di Augusto della Flash Elettronica, mi sono accomodato sul divano di casa e, collegato con una Smart Tv da "un monte de pollici" , il rito della comunione graisana della canzone me lo sono gustato tutto.

Non mi va di far classifiche, a me è piaciuto tutto perchè conosco il lavoro necessario per far funzionare una macchina organizzativa complessa come quella del Festival.
L' impegno di quasi 100 volontari che affiancano Leonardo, finalizzato e nebulizzato in un' unica serata senza appello, tutto deve andare alla perfezione, compreso lo streaming ormai, è da considerarsi eroico quasi.

Il lavoro di autori e cantanti va preservato e mantenuto nel tempo.

E' un bene prezioso la cura e conservazione  del dialetto, le radici vanno curate checchè ne dicano i venditori d' inchiostro virtuale al dettaglio, Il Festival è una risorsa Graisana.

Detto questo il rito delle classifiche va espletato, perchè Il Festival è pur sempre una gara che richiede un vincitore, ma non ci sono vinti, solo partecipanti.

Bravo a tutti.
VINCE IL 51° Festival di Grado     "De l'oltra parte del vero"
                     'brasseme               seconda classificata
   "La Fiaba del Mar"           terza classificata



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07 aprile, 2017

Rassegna MUsicale “Certamen Musicum”


L'organizzazione della Rassegna “Certamen Musicum” nasce come iniziativa dell’Istituto Comprensivo “Dante Alighieri” di Staranzano nel 2006.

La manifestazione, riservata agli alunni iscritti alle Scuole secondarie di primo grado ad indirizzo musicale della Regione e agli alunni iscritti alle scuole Secondarie di primo grado  che praticano lo studio di uno strumento musicale presso Istituti, Scuole ed Enti presenti sul territorio,  ha lo scopo di promuovere la cultura musicale e favorire il confronto e lo scambio tra giovani musicisti.

Ogni anno la rassegna ospita centinaia di ragazzi che suonano in veste solistica o nelle più varie formazioni cameristiche e orchestrali.

Nel corso degli anni la Rassegna ha consolidato un certo prestigio, grazie alla  qualità dei partecipanti  e delle autorevoli commissioni, costituite da note personalità del panorama musicale.

Nella giornata di ieri gli allievi dell' Istituto Comprensivo "Marco Polo" di Grado si sono distinti nella manifestazione musicale piazzandosi al Primo Posto Assoluto con il Quintetto di pianoforti e percussioni formato da Corbatto Emma Sponza Odilla Lauto Irene Verginella Sofia  e Padovese Alice.

E al Primo Posto di Flauti, percussioni, chitarre e coro con l' Orchestra e Coro “Marco Polo” con 24 elementi.

Splendida giornata per i nostri ragazzi/e  che tengono alta la bandiera di Grado nel settore musicale che domani vedrà la sua massima espressione dialettale con il Festival della Canzone Gradese.

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06 aprile, 2017

La psammatoterapia fuori stagione



LA NOSTRA Isola ha una lunghissima storia di accoglienza, con taluni ospiti  prestigiosi, le sue cure sono decantate sin dai tempi di Roma e la psammatoterapia (cura con la sabbia) una dei suoi fiori all' occhiello.

"Le sabbiature costituiscono una Terapia 'multifunzionale' poiché riuniscono in sé l'effetto benefico del calore, dei sali minerali attaccati ai granelli di sabbia e della talassoterapia. È chiaro da ciò che ogni luogo ha proprietà psammatoterapiche diverse, a seconda dei sali disciolti nei mari che si trovano nella zona. I mari italiani, ad esempio, sono ricchi di magnesio, potassio, iodio, cloro, calcio, che penetrano nell' Organismo per osmosi."

Detto questo, uno degli Ospiti più prestigiosi mai venuti a Grado è stato Napoleone
l' unico segno tangibile rimasto della sua storica visita, è la firma autografa che l' Imperatore ha posto sul 
" Libro degli Onorevoli Ospiti della Spiaggia di Grado ".
A fianco di tanto pregiato autografo, l' allora Presidente del "Comitato Bagni e cure e ambulanze", Professor Alessandro Gradenigo, ha posto questa annotazione:

Oggi abbiamo avuto l' onore di far fare una sabbiatura all' Illustre Cittadino Generale Napoleone Bonaparte.   Si ebbe qualche perplessità in proposito, data la stagione non propriamente adeguata, ma, a sì tanto Generale, chi mai può dir di no! "

Correva l' anno 1797 ed era il 13 dicembre "Festa della Madonna dell' Inverno"...una giornata fredda ed rigida.
E fredda e rigida, dopo quella sabbiatura, rimase la "mano capricciosa" dell' Imperatore Bonaparte per il resto dei suoi giorni.

Cussì de quela volta, su i quadri e anche su i libri de scuola, se veghe Napolion cò la man persa su'l peto o drento de'l capoto!

Eco che che vol dì fa una sabiatura che, se fata in timpi giusti la ze de grando giovamento, fora stagion la pol esse fastidiosa, e mundi!

Duto questo bisogna 'vertì che no ze storia certa!
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04 aprile, 2017

Strade e ciclabili romane




Oggigiorno si fa un gran parlare di ciclabili in tutte le salse, cittadine, lagunari, su e giù per gli argini, ma il primo progetto di ciclabile in Laguna è stato dei Romani che costruirono una strada translagunare da Aquileia a Grado, vedi il disegno sopra.

La strada che anticamente portava da Aquileia a Grado  attraversando la Laguna, presumibilmente era rinforzata da pali conficcati nel terreno e alla fine ci doveva essere un ponte in legno che la collegava con il "Castrum Gradense".

A testimonianza di ciò le parole scritte da Paolo Diacono nel suo Historiae Longobardorum libro Quinto, capitolo 17:

"A Cividale, dopo Grasulfo, regge il ducato Agone, e, dopo di questo, viene nominato duca Lupo.
Dal momento che - come avevamo già anticipato - il duca Grasulfo del Friuli era defunto, a succedergli nel ducato fu posto Agone, dal quale ancor oggi prende il nome di "casa di Agone" un edificio che si trova in Cividale. Quando costui morì, venne fatto duca del Friuli Lupo. Questi, per una strada che anticamente attraversava il mare, entrò con un esercito di ciclisti nell'isola di Grado, che si trova non lontano da Aquileia. 

Poi, depredando quella comunità, prese i tesori della Chiesa di Aquileia, e li portò via. Era a Lupo che Grimoaldo aveva affidato il suo palazzo, quando si diresse a Benevento."

Correva l'anno del Signore 662, un brutto tipo questo Duca Lupo ma durò poco perchè l'anno dopo fu ucciso dagli Avari.

La testimonianza resta però, quindi quando passate per la strada lagunare immaginate i traffici dell'era d'oro di Grado transitare attraverso le mote lagunari.

Altra strada interessante da notare era quella che costeggiava il Canal de Anfora Vecia dal mare verso Aquileia, mi sembra di rivedere le navi mercantili romane risalire il canale lentamente tirate con cavi da terra.

Poi la grande quantità di tracce di edifici in laguna che testimonia la presenza di insediamenti romani.

Lo Scalo  Gradensis da l' impressione di essere stato molto attivo. 
La testimonianza della storia di Grado romana è affidata ai resti funebri e alle antiche chiese ma i collegamenti con la terraferma esistevano.

LOrenzo Boemo come al solito immagina fotograficamente un ponte che  passi sulla Laguna  accompagni la  moderna ciclabile e colleghi Grado direttamente con la terraferma.




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