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25 gennaio, 2023
SBRISSA AL BISATO
C'è confusione e non c'è nessuno che ci spieghi cosa fare.
No, veramente uno c'è. È un tizio fuori degli schemi.
Però non è tanto questo l'importante. L'importante è che lui si fa ascoltare.
Gli altri sono noiosi e battibeccano sempre, lui quando occupa la scena può tenerla per ore, giorni, settimane.
Si capisce che ne sa a pacchi, ma non te lo fa pesare; cita gli economisti ma anche i barzellettieri, ti fa sganasciare dal ridere, certe volte; altre volte ti fa pensare.
Quando comincia col suo battage pubblicitario un po' rozzo ma innovativo, le ragazze fanno la fila per occupare i primi posti, dove si sente tutto.
I ragazzi occupano i secondi posti, dove si vedono meglio i culi delle ragazze.
Insomma è l'uomo dell'anno, del decennio.
Dove passa ammainano le bandiere dei partiti e innalzano la sua.
Gli hanno offerto cariche importanti, ma lui la politica preferisce lasciarla fare agli altri.
Quello che veramente gli interessa non sono gli onori (ne ottiene dagli amici stretti), né i guai (se li procura).
Quello che davvero vuole fare, lo sta già facendo: predicare è la sua più grande gioia, continuerà finché le forze non lo abbandoneranno.
Sto ovviamente parlando di Sbrissa al Bisato, il più grande predicatore del ventunesimo secolo A GRADO.
SBRISSA AL BISATO
24 gennaio, 2023
ISOLA DELLA PAMPAGNOLA
C' è un posto che più di altri attira l' occhio del visitatore in arrivo a Grado.
L' Isola della Pampagnola.
Scavalcata da frequenti maree, l’ Isola della Pampagnola si manifesta oggi unicamente durante i momenti di bassa marea.
E' a breve distanza dal ponte girevole che, dal ’36 in poi, ha decretato definitivamente l’uscita di Grado dall’isolamento.
Un’isola che nel suo antico passato accolse il punto terminale della strada che da Aquileia portava al suo antico gradus, punto di scambio tra il mare aperto e il sistema lagunare.
Ma l' occhio va sui relitti che vi si posano.
Relitti che si decompongono con dignità da lunghissimo tempo, obiettivo di millanta fotografi che li hanno fotografati in tutte le condizioni di luce e di marea.
Sono vecchi trabaccoli di un tempo meno burocratizzato del nostro, che mai permetterebbe ai loro proprietari di disfarsene in questo modo, pretendendo lo scompattamento del fasciame, la sua numerazione e la creazione di un data base con filiera di smaltimento dei rifiuti, con presenza di ottantadue funzionari che testimonino ognuno per la parte di sua competenza l' avvenuta distruzione.
"Bisogna da de lavorà a la zente"
Una è la Tilde che, trasformata da barca "de sabion" in peschereccio con il turbosoffiante delle origini dove la profondità di pesca era legata alla lunghezza del tubo rigido che sosteneva l' attrezzo di pesca, finì con i suoi "Occhi di "Cubia" che ti guardavano tristi sulle sabbie della Pampagnola.
L' altro relitto è un trabaccolo che viene da fuori, posato sulla Pampagnola dopo anni di sosta forzata per un sequestro dovuto a contrabbando di alcool e zucchero.
Il suo nome è Scintilla registrato a Fano, alcune parti sono state recuperate a suo tempo e portate al Museo della Marineria di Cesenatico da cui ho tratto la foto che vedete qua sotto scattata nel 1980.
ISOLA DELLA PAMPAGNOLA
23 gennaio, 2023
UN BLOG. PER ME STESSO
Ho esordito con queste parole nel mio primo post nel 2007 e onestamente non credevo di spingermi lontano.
"Aprire un blog, è un' impegno che prima di tutto si prende con se stessi perchè, ovviamente, bisogna che tu abbia qualcosa dire.
Io cercherò di sussurrare a quelli che sono interessati le vicende del mio paese sentite camminando per le "cube".
Esporre, cioè, il punto di vista del popolino sulle varie novità che si leggono distrattamente sui quotidiani, che a volte modificano profondamente la realtà quieta di un piccolo paese com' è il nostro, Grado, senza che nessuno pensi bene di intervenire se non con le "ciacole" di Strada."
Uffa, una gran fatica, duemila post in sette anni di attività da blogger, quasi un milione di contatti da tutto il mondo.
No, non è vero, è stato un gran divertimento una spinta a cercare documenti, fotografie, curiosità di questo nostro paese dove la vita non è mai tranquilla, ma se non altro non ci si annoia.
Il gusto di trovare amici, ritrovare gente lontana e ormai abituata ad esserlo e fargli venire la malinconia della lontananza, fargli sentire che "'al deo puntao" di S.Michele guarda proprio loro.
Il gusto di "fare comunità" nella comunità, un po faziosa ma vera senza peli sulla lingua, insomma "graisan".
E' stato ed è bello condividere con la "zente" emozioni, battute scherzose, poesie, storia graisana.
E la navigazione continua.
Gravo ze proprio la gnò stela.
UN BLOG. PER ME STESSO
22 gennaio, 2023
DEDICAO A GNO' PARE.
S.Stefano, onomastico di mio figlio e di mio padre. Festa in famiglia quieta e allegra il giusto.
Attimi di nostalgia e poi una cascata di ricordi del mio papà che non c'è più.
Rilassato sul divano mi è venuta la voglia di fare un confronto con i papà di oggi, moderni.
Io ho avuto un solo papà, ai figli moderni ne possono capitare anche 2 o 3.
I papà di adesso sono diversi da quelli di una volta, intanto quelli moderni giocano a tennis, sanno sciare, vanno in mountain bike, di mestiere fanno l’interior designer.
I papà di una volta giocavano a briscola, quasi tutti lavoravano in barca o in Azienda, dove andavano con la bicicletta e, se per caso, si bucava una ruota la aggiustavano loro;
di soldi non ne avevano, così non sbagliavano investimenti, la domenica si mangiavano la pasta cucinata dalla mamma e la nonna si lamentava sotto voce dicendo che la sua era più buona.
I papà moderni e quelli di una volta sono molto diversi tra di loro, ma in una cosa si assomigliano: nel non voler togliere spazio al ruolo delle madri, consapevoli che certe cose, quali sostituzione di pannolini, preparazioni di pappe, tacitare bimbi urlanti siano meglio svolte dalle mamme; loro, i papà, si mettono umilmente da parte.
Quando nasce un figlio, in genere, per i primi anni di vita il papà non si fa molto vedere, non è molto coinvolto nel processo di crescita e di educazione dei pargoli; nei primi due anni di vita o forse anche tre, i papà si dedicano al loro lavoro dalle 7 del mattino fino alle 21-21,30.
Quando rientrano vanno a dormire fino alle 6,58 del giorno dopo.
Alcuni padri vedono il loro figlio per la prima volta quando lo portano a scuola il primo giorno delle elementari.
Io ho avuto un papà di una volta, di quelli antichi.
Il mio papà la vacanza, la faceva quando il tempo era cattivo, la usava per "bianchisà" la casa, riparare le "gelosie" e giocare a carte in Ausonia; la nonna diceva che il nonno era più bravo del papà a giocare a briscola.
Quando i papà moderni accompagnano i figli alla partita di calcio del sabato pomeriggio, riescono a litigare con l’arbitro, con l’allenatore e con i papà della squadra avversaria; i sabati che il figlio perde litigano anche con il magazziniere, con il posteggiatore, con il figlio stesso e con la moglie e la nonna poi a casa.
Il mio papà sapeva che giocavo a qualcosa "drio de casa sull' erba" e basta.
I papà moderni quando un figlio torna da scuola con un 4, denunciano il professore per mobbing.
I papà di una volta, se tornavi a casa con una nota da firmare, "tu te ciapivi do stiafe vissin".
I papà di una volta ti raccomandavano di non dire mai bugie e che bisogna sempre dire la verità;
I papà moderni rispondono: dipende...
Dalla prima elementare alle terza media si fa di tutto per assomigliare e imitare il papà, dai 15 anni ai 22 non lo puoi vedere, fino ai 36 ti è abbastanza indifferente, verso i 40 ti fa incazzare da morire perché nel frattempo lui ha superato i settanta e se in gioventù aveva il suo bel carattere adesso è ostinato come tutti gli anziani, dai 42 in avanti riesci a capire quanto sforzo abbia fatto a mandare avanti la famiglia e ne provi una tenerezza struggente.
Ho cercato tutta la vita di non assomigliare a mio papà e ora invece mi accorgo di essere uguale a lui.
A lui dedico questa mia:
Stefano Pasta
E si, ze gno pare.
Che omo,
che spirto libero
dedicao al sò lavor,
colona de la sò famegia.
Lo vardevo 'ndà via al dopopranso a sacaleva
savevo che l' feva la note sul feral.
Che fadiga, e pò che oci lustri.
Doman, sarà doman la pescada.
Gno pare,
pur impantanao ne la sò vita
ne la feva sumigià a duti
un campo de fiuri.
DEDICAO A GNO' PARE.
istoria dell'isola di barbana
Nella lunga storia del voto della nostra gente a Barbana non ci sono sempre state rose e fiori.
Nella storia dell' Isola Santuario di Barbana ci fu nel 1720 un' episodio grave che creò un enorme disagio e frizioni tra le autorità comunali e il Padre Guardiano dell'epoca che sbarrò il passo alla solenne processione prima dell'entrata in chiesa sostenendo di non riconoscere altra autorità se non il suo superiore Monsignor Abbate dei Frati Minori Conventuali.
Rassegnato il Reverendo cappellano di Grado, impedito ad eseguire il rito, tornò a Grado a tarda notte per trovare il popolo in rivolta.
Frenate le possibili violenze, l' Arengo (assemblea pubblica) incaricò quattro ambasciatori da spedire a Venezia
"perchè spiegassero che la giurisdizione ecclesiastica non aveva diritti sull' Isola posta nelle acque di Grado".
Nel 1721 il Senato Veneziano rendeva ragione solenne alla comunità gradese con maestria politica avocando a sè la proprietà dell'Isola e concedendo in perpetuo alla comunità gradese la rappresentanza della Repubblica con tutte le autorità connesse.
Per i monaci fu riservata la preservazione ecclesiastica con il relativo obolo per il mantenimento.
MIracoli della diplomazia veneziana (un colpo al sercio e un a la bote)
Nella storia dell'Isola Santuario di Barbana ci fu nel 1720 un' episodio grave che creò un enorme disagio e frizioni tra le autorità comunali e il Padre Guardiano dell'epoca che sbarrò il passo alla solenne processione prima dell'entrata in chiesa sostenendo di non riconoscere altra autorità se non il suo superiore Monsignor Abbate dei Frati Minori Conventuali.
Rassegnato il Reverendo cappellano di Grado impedito ad eseguire il rito tornò a Grado a tarda notte per trovare il popolo in rivolta, frenate le possibili violenze, l'arengo (assemblea pubblica) incaricò quattro ambasciatori "perchè spiegassero che la giurisdizione ecclesiastica non aveva diritti sull'Isola posta nella acque di Grado".
Nel 1721 il Senato Veneziano rendeva ragione solenne alla comunità gradese con maestria politica avocando a sè la proprietà dell'Isola e concedendo in perpetuo alla comunità gradese la rappresentanza della Repubblica con tutte le autorità connesse.
Per i monaci fu riservata la preservazione ecclesiastica.
istoria dell'isola di barbana
una nuova palestra in grado
Oasi Gym - "Are you ready?!"
Una promozione che sembra un miraggio!
37,50€ al mese acquistando un abb annuale!
Il 21 Gennaio si avvicina apre più, noi siamo pronti e voi lo siete?!
Dalle ore 14:00
Via Venezia Giulia 7, Grado (GO)
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una nuova palestra in grado
21 gennaio, 2023
le ortensie di BARBANA
Al di la delle polemiche-sono storia recente- la storia del Perdon de Barbana è pura devozione popolare ed è costellata di piccoli atti di fede, compiuti dalle persone più disparate e poco conosciuti, proprio perchè atti di cuore e quindi, quasi sempre, fatti in maniera anonima.
Leonardo mi manda questa chicca che spiega l'origine dell' addobbo della barca ammiraglia in occasione della Processione del Perdon.
Come al solito dietro ogni grande gesto c'è tanta fede e generosità, grazie a Leo per farci ricordare e conoscere.
Le ortensie del Perdòn: Ortensie dagli anni 50 o meglio dal 1955
Nel 1975 erano ormai vent’anni che un misterioso signore la mattina presto della prima domenica di luglio scaricava ogni anno dal suo furgoncino una dovizia di ortensie e gladioli per addobbare la barca della Madonna di Barbana.
Un atto offerente e al tempo stesso una tradizione e un mistero.
Il Perdón contava su tanta generosità senza sapere da dove provenisse.
Gli uomini del sacro corteo lo avevano battezzato “messaggero delle ortensie”.
L’anno prima “Grado Nostra”- come riporta l’attuale presidenza dell’associazione gradese- aveva deciso di indagare e si scoprí che il grande donatore era un friulano di Segnacco che in questo grazioso modo soddisfaceva la volontà della propria defunta madre.
Fu cosí che a Barbana nel 1975, in occasione dei vent’anni di questi doni floreali, il Presidente di “Grado Nostra” di allora commendator Ilario Zuberti consegnò davanti alla autorità ad Albano Baselli - questo il nome del benefattore – una medaglia d’oro e un bel quadro fotografico della processione votiva dei gradesi.
Albano Baselli da Segnacco, già ricordato in carte del 1143 quale "Segnagum"; anticamente sede comunale autonoma. La bella e popolosa frazione, è adagiata sul versante meridionale del colle di Sant'Eufemia, uno dei luoghi storici più importanti di Tarcento.
Quest’anno 2015, come nella passata edizione, le Ortensie che abbelliranno e adorneranno il Corteo di barche verso Barbana sono state donate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia ( Presidente Gianluigi Chiozza), provengono dal Giardino Viatori ( Gorizia località Peuma)
le ortensie di BARBANA
AL COMUN
Un bell' impegno oggi fare il Sindaco.
" Sindaco ", che dovrebbe essere campione di equità , deriva dal greco syn (insieme) e dike (giustizia.
Non hanno mai avuto vita facile i Sindaci del nostro Comune, la vivacità (sic) della nostra gente, l' insofferenza alla prepotenza di certuni, la piaggeria e la noncuranza della cosa pubblica di tantissimi altri (sempre pronti a salire sul carro del vincitore ma allo stesso tempo prontissimi a scendere) porta a formare uno strano mix quasi sempre esplosivo che rende la vita difficile se non impossibile a chi governa.
Un tempo poi potevi nascondere le cose profittando della mancanza di mezzi d' informazione, oggigiorno non è così tutto deve essere in trasparenza con un' opposizione ferrata e pronta, tutto viene visto e giudicato in diretta e non ci si fa pregare per dissentire anche pesantemente, ma vediamo un poco con gli occhi del passato cos'era per il popolo graisan "La Comun"
"La Comun" così è detto il Palazzo Comunale, nelle cui sale la vita cittadina viene amministrata con fortune alterne da secoli.
La storia popolana fa iniziare la sua costruzione al Doge Pietro Orseolo all'inizio del 1100 ma sembra che sia datato in epoca posteriore e conta varie ricostruzioni.
L'Aula del Consiglio ove si svolgeva la vita pubblica del paese era vasta e poteva contenere tutti i convenuti alle adunanze, dette "le concioni de tota universitate Gradi".
L'aula pubblica era rivestita in legno con il soffitto in travi curvi come il fasciame di un'imbarcazione.
Tutto intorno, lungo i muri stavano i banchi dei consiglieri.
Una parte del palazzo serviva da abitazione al Conte di Grado.
Erano frequenti le grandi riunioni "delli huomini del luoco" con la folla al centro dell'aula vociante e indisciplinata e i consiglieri e il Conte seduti severi e silenziosi attorno (più o meno come oggi no?), ma le proposte venivano ascoltate, discusse e poi decise collettivamente(uguale, uguale ad oggi) .
Quel Consiglio in quel Palazzo rispettava i sentimenti locali, riproponendo sempre la ragion di Stato Veneta, accompagnata da un forte senso religioso e si considerava figlio del Patriarcato.
La legge del governare era considerata una vicenda seria, rapportata ovviamente alle necessità di ben governare poca gente, ma esigeva il rispetto delle Istituzioni da parte del popolo dandosi un cerimoniale aristocratico, in cambio restituiva rispettabilità e attendibilità nelle decisioni comuni.
i nostri vecchi saggiamete dicevano:
"robe de la Comun, robe de nissun"
Un bell' impegno oggi fare il Sindaco.
Il " Sindaco ", che dovrebbe essere campione di equità , deriva dal greco : syn (insieme) e dike (giustizia.
AL COMUN
20 gennaio, 2023
BON ANNO. GRAISANI
BON ANO GRAISANI
Bon ano, se sente dì pre la strà,
ma nissun che core pre contrà,
bon ano i canta ‘ntel bar
e un zorno comò tanti al par.
Bon ano, zè un augurio de cuor
che no ha sostansa pre cu ha dolor,
bon ano pre quii de “casa serena”
e pre quii che ‘ndarà in leto sensa sena.
Bon ano a la “giunta graisana”,
che’l novo i porti “un’aria” più sana,
bon ano a Lele de “GradoSpia”,
che garghe querela i porti via.
Bon ano a Enio Lugnan
e grassie pre esse graisan,
bon ano a Sbrissa e famegia,
e bon ano a TETI, sempre atento a duti noltri.
BON ANNO. GRAISANI
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