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22 febbraio, 2023

IL PATRIARCA E LE MAZANETE

L' anno del Signore è il 1105:


...con la dipartita del Patriarca Gradenigo primo e ultimo graisan Patriarca e primo ad andarsene verso altri lidi, anzi precisamente per il Lido di Venezia, anche i  portaborse e affaristi furbacchioni abbandonarono l' Isola per stabilirsi nella "Niova Capital  Vinessia", là dove il Leonealato ruggiva e la Moneta girava...


L' Isola tornò ad essere un lido sperduto qualsiasi.

Povera Grado... degli antichi splendori non rimanevano che un paio di vetuste chiese e un leone di pietra cariata che non ruggiva più e non dava ..schei.


Fu così che le genti di queste sabbie tornarono a rinchiudersi in se stesse. 

Si tornò a vivere nella Palude, muti come quei granchi che là vivono e qua vengono chiamati "masanete"Le masanete ( masenete  o mazenete) sono le femmine di granchi verdi della laguna veneta, sono provviste di guscio e sono un piatto tipico autunnale quando sono piene di uova (corallo) e possono essere preparate ininsalata o in una pasta.

Intanto nonna Aquileia quasi dimenticata sgranocchiava pannocchie e si metteva con i tedeschi, mamma Grado viveva di ricordi aspettando qualche telefonata dalla adorata figlia, Venezia:


Pronto?  Cu ze?.. a tu son tu Serenissima comò tu sta, sta sintì 've 'buo quele do barche de pesse per la festa del Doge? Si, ben, ben duto per tu figia mia, vissere mie...

Pronto? ..che tu disi? te serve zente de remo per la nave, e anche calafai pè l' Arsenal? va ben te li mando in setemana.

Che tu disi? comò che va qua? ..tinpi duri, figia pensa che to nona Aquileia la sta sparlando de noltri.

Sè...Sè... ze quel gnoco de Popon che l' ha in casa che la mete su!

Pronto, pronto Serenissima,...no se sente più ninte, quel brigante de Popon, al deve v'he tagiao i fili e no sarave nianche la prima volta.


Così andavano le cose nel mondo in quegli anni là.


A Venezia festa continua, gera sempre Carneval e qua Mamma Grado, quaresima eterna.

La consolazione ce la danno i pretini nostrani -:

La quaresima ..prepara al Paradiso


Sapevatelo!

 


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21 febbraio, 2023

IL PONTILE DI BELVEDERE

Elisa Polo, e la disponibilità dei fondi necessari per i lavori d'escavo dei canali principali della laguna e di quelli utili per la navigazione lagunare, senza dover attendere il solito miracolo della Madonna di Barbana, e soprattutto della concertazione dell' Assessore con il Commissario per la Laguna per lo smaltimento dei fanghi di risulta in vasche di decantazione opportunamente preparate allo scopo, il vero ostacolo ad ogni intervento sinora prospettato.


  • Bene, molto bene!


    La situazione è ormai arrivata ad un punto molto pericoloso per la navigazione:


    La foce d'ingresso in certi punti con la bassa marea non supera 1,90 mt.


    La Litoranea Veneta nel tratto del Canal Novo è impraticabile se si superano 0,60 mt.,

    un canale segnato su tutti i Portolani come navigabile Sic.. (hanno messo un cartello Bassi Fondali e se ne sono lavate le mani),


    Il Canale di Barbana è ad uso miracolo annuale,


    I canali interni si stanno tombando, uno in particolare mi sta a cuore per motivi affettivi e storici;

    il canale di Belvedere, frequentabile sino al Ponte della Figariola e poi tombato completamente al punto da far chiudere una prospera attività di rimessaggio e posti barca per l'impraticabilità del canale d'accesso, in un momento dove tutte le energie vanno concentrate e ottimizzate è un peccato che un canale che percorre tutte la strada lagunare sia dismesso all'uso turistico e dire che è attivo sin dal 1895.Elisa Polo, e la disponibilità dei fondi necessari per i lavori d'escavo dei canali principali della laguna e di quelli utili per la navigazione lagunare, senza dover attendere il solito miracolo della Madonna di Barbana, e soprattutto della concertazione dell' Assessore con il Commissario per la Laguna per lo smaltimento dei fanghi di risulta in vasche di decantazione opportunamente preparate allo scopo, il vero ostacolo ad ogni intervento sinora prospettato.


    Bene, molto bene!


    La situazione è ormai arrivata ad un punto molto pericoloso per la navigazione:


    La foce d'ingresso in certi punti con la bassa marea non supera 1,90 mt.


    La Litoranea Veneta nel tratto del Canal Novo è impraticabile se si superano 0,60 mt.,

    un canale segnato su tutti i Portolani come navigabile Sic.. (hanno messo un cartello Bassi Fondali e se ne sono lavate le mani),


    Il Canale di Barbana è ad uso miracolo annuale,


    I canali interni si stanno tombando, uno in particolare mi sta a cuore per motivi affettivi e storici;

    il canale di Belvedere, frequentabile sino al Ponte della Figariola e poi tombato completamente al punto da far chiudere una prospera attività di rimessaggio e posti barca per l'impraticabilità del canale d'accesso, in un momento dove tutte le energie vanno concentrate e ottimizzate è un peccato che un canale che percorre tutte la strada lagunare sia dismesso all'uso turistico e dire che è attivo sin dal 1895.


 


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PICCOLE VIE DEDICATE AL MARE

Capita a volte di trovarsi in viuzze poco praticate e ti scappa lo sguardo sul loro nome,
è successo per caso, Via Gramaticopulo.

La stranezza della dedica ad un personaggio con un cognome poco comune a Grado e apparentemente avulso alla storia paesana che conosco mi ha incuriosito e spinto a cercarne l'origine.

Sorpreso scopro una parte di storia locale quasi dimenticata della 1^ guerra mondiale:

Gli aviatori a Grado, la loro gioventù e l'inesauribile fiducia i se stessi, la simpatia, il loro farsi voler bene dalla popolazione civile così provata dalla guerra e disorientata dai cambiamenti di fronte, il loro ardimento (già volare con quei catorci di legno e tela era ardimentoso) insomma il meglio della gioventù italiana continuamente in missione di guerra.

La via Gramaticopulo, una viuzza nei pressi del Castelletto è stata dedicata ad uno di questi aviatori ardimentosi.

Ernesto Gramaticopulo di Capodistria, volontario dell'Esercito Italiano con base a Grado fu abbattuto nel giugno del 1916 nel cielo della sua città Capodistria, dalla difesa contraerea.

Il suo sacrificio è stata ricordato con la dedica di questa via vicino al suo mare.
 


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20 febbraio, 2023

la SALUBRITA'. DELLE ACQUE NEL GOLFO DI TRIESTE

al di là di certe esagerazioni linguistiche  da sopracciglia aggrottate, mi trova sostanzialmente d' accordo tanto da costringermi a dare un' occhiata ad una carta regionale - "la  classificazione sanitaria delle acque marittime e lagunari della nostra Regione" - che mi interessa professionalmente e che letta con attenzione mostra con chiarezza i limiti del nostro depuratore, vediamola:



Il controllo che la nostra Regione effettua sui prodotti ittici e sullo stato del mare è encomiabile e ha scarsi riscontri a livello nazionale a garanzia della salubrità dei prodotti pescati e venduti dalla nostra gente.


E' un documento importante per i professionisti ma interessante anche per la gente perchè mostra chiaramente la distribuzione delle acque più o meno salubri.


Le zone sono porzioni di mare identificate da un nome e classificate con questo sistema:


Zona A: i molluschi bivalvi raccolti possono essere immessi direttamente sul mercato, la zona di provenienza è salubre e testimoniata da continui controlli da parte dell' Arpa Regionale.


Zona B: i molluschi raccolti devono, prima del consumo, essere trattati da impianti di depurazione o di stabulazione in acque controllate.


Zona C: i molluschi raccolti devono essere trattati da impianti di depurazione per un lungo periodo.


Zona proibita: non si possono raccogliere molluschi di nessun genere.


A prima vista si può notare che le zone classificate B sono in linea di massima dal lato Est verso Grado ed è un pò strano visto che le dominanti di vento e corrente vanno da Est a Ovest, ma questo dicono i prelievi.


Altra evidente incongruenza è la presenza di una zona B sul lato esterno del Golometo, la zona P.ta Sdobba Esterna, l'unica spiegazione possibile è che il depuratore di Grado che scarica a circa un miglio e mezzo in mare da Primero non funzioni bene.


Strana anche la situazione della Laguna che dalla parte di Marano è praticamente tutta classificata B e quindi adatta alla pesca e all' allevamento di molluschi, mentre dalla parte di Grado è tutta preclusa salvo una piccola zona -Laguna Est- a fianco della strada lagunare.


Misteri 

 


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19 febbraio, 2023

IL. FOSSALON

 

La storia politica  di Grado è costellata più da  Commissari che Sindaci e molti di essi sono andati spesso e volentieri contro il volere popolare, a tal punto da poter parlare di corsi e ricorsi storici.


Uno dei casi più eclatanti è la storia della nascita del Fossalon di Grado.


Nel 1927, Grado come al solito sotto tutela commissariale per le solite baruffe tra "politici" locali, il Commissario ad acta decise, per fare cassa, di vendere 2000 ettari di Laguna, l'estremo lembo levante della Laguna all' Opera Nazionale Combattenti che, all'italiana, faceva da prestanome all' Ersa per ottenere i contributi che lo Stato concedeva agli ex combattenti, per realizzare una grande bonifica da cui sarebbe nato il Fossalon.


La Laguna di Levante o "Palù de sora" comprendeva il Promero, La Lama, L'Averto, il Golometo e Punta Sdoba.

Si scatenò una rivoluzione, guidata dal capo carismatico della piccola comunità de casoneri che popolavano quel tratto di Laguna:

Giovanni Fumolo conosciuto come "Barba Nane Strolo" o "Podestae de Golometo" che guidava una settantina di persone.


Nonostante le proteste veementi non ci fu nulla da fare e nel 1928 fu perfezionato l'atto di vendita all' Opera Combattenti. 


Nasce così, su una baruffa, il Fossalon di Grado, bonificato a son di badili e carriole da uomini provenienti dal vicino Veneto sempre alluvionato e affamato, quegli uomini, che i graisani denominarono "piavoti" o "mantelline" gente dura e laboriosa arrivata a Grado con vecchie biciclette, bonificarono a mano il territorio strappandolo alla Laguna, scavando canali di sgrondo, costruendo argini perimetrali di difesa e meritandosi con un enorme sacrificio il diritto alla terra.


Quasi che il ricordo di quelle proteste sia traccia indelebile, il rapporto tra la gente di Fossalon e quella di Grado non è mai stato facile, sembra si sia due corpi estranei in uno stesso Comune.


A Fossalon hanno sviluppato una cultura propria, autonoma, perpetuando modi di fare e di dire propri.  


Compreso? tutti sono sempre intervenuti a toglierci qualche cosa- ( in nome di alti ideali e  interessi superiori naturalmente) - ma comunque a togliere alla comunità non ad aggiungere.La storia politica  di Grado è costellata più da  Commissari che Sindaci e molti di essi sono andati spesso e volentieri contro il volere popolare, a tal punto da poter parlare di corsi e ricorsi storici.


Uno dei casi più eclatanti è la storia della nascita del Fossalon di Grado.


Nel 1927, Grado come al solito sotto tutela commissariale per le solite baruffe tra "politici" locali, il Commissario ad acta decise, per fare cassa, di vendere 2000 ettari di Laguna, l'estremo lembo levante della Laguna all' Opera Nazionale Combattenti che, all'italiana, faceva da prestanome all' Ersa per ottenere i contributi che lo Stato concedeva agli ex combattenti, per realizzare una grande bonifica da cui sarebbe nato il Fossalon.


La Laguna di Levante o "Palù de sora" comprendeva il Promero, La Lama, L'Averto, il Golometo e Punta Sdoba.

Si scatenò una rivoluzione, guidata dal capo carismatico della piccola comunità de casoneri che popolavano quel tratto di Laguna:

Giovanni Fumolo conosciuto come "Barba Nane Strolo" o "Podestae de Golometo" che guidava una settantina di persone.


Nonostante le proteste veementi non ci fu nulla da fare e nel 1928 fu perfezionato l'atto di vendita all' Opera Combattenti. 


Nasce così, su una baruffa, il Fossalon di Grado, bonificato a son di badili e carriole da uomini provenienti dal vicino Veneto sempre alluvionato e affamato, quegli uomini, che i graisani denominarono "piavoti" o "mantelline" gente dura e laboriosa arrivata a Grado con vecchie biciclette, bonificarono a mano il territorio strappandolo alla Laguna, scavando canali di sgrondo, costruendo argini perimetrali di difesa e meritandosi con un enorme sacrificio il diritto alla terra.


Quasi che il ricordo di quelle proteste sia traccia indelebile, il rapporto tra la gente di Fossalon e quella di Grado non è mai stato facile, sembra si sia due corpi estranei in uno stesso Comune.


A Fossalon hanno sviluppato una cultura propria, autonoma, perpetuando modi di fare e di dire propri.  


Compreso? tutti sono sempre intervenuti a toglierci qualche cosa- ( in nome di alti ideali e  interessi superiori naturalmente) - ma comunque a togliere alla comunità non ad aggiungere.


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DA GRADO A SEMPLICE PIEVE

Gli anni dopo il Patriarcato


Dopo la soppressione del titolo vescovile (1451), Grado diventa una semplice pieve del patriarcato di Venezia, alla cui guida il Papa Niccolò V aveva eletto Lorenzo, della famiglia Zustinian o Giustiniani, una delle più nobili e in vista della Repubblica.

Nonostante le sue origini, egli aveva scelto una vita da mendicante e non disdegnava di chiedere l'elemosina persino alle porte del suo palazzo, con grande scandalo della sua famiglia, che lo aveva respinto dopo la coraggiosa scelta di aderire allo spirito del riformismo cattolico così fervido nella Venezia del Quattrocento.

Il suo modo di predicare, di scrivere e di agire era affascinante e coinvolgente nella sua semplicità e il suo ideale era la vita monastica e comunitaria; perciò faticò ad accettare dal Papa Eugenio IV la nomina a Vescovo di Castello, l'isoletta fortificata della laguna veneta scelta a residenza vescovile, l'antica Olivolo.

Dopo la soppressione dei patriarcati di Grado e Castello, divenne quindi il primo Patriarca di Venezia, venerato dal popolo come un santo e canonizzato nel 1690 dal concittadino Papa Alessandro VIII.


I primi anni del suo patriarcato corrispondono ad un periodo difficile per la Serenissima, minacciata dai Turchi; inoltre, la nuova giurisdizione ecclesiastica, molto più vasta, richiede al nuovo presule e ai suoi successori notevoli sforzi organizzativi e amministrativi tali imporre una gestione provvisoria soprattutto dei territori più decentrati e degli affari meno urgenti:

per queste ragioni bisogna attendere quasi vent'anni e arrivare al 1470 perché a Grado venga nominato il primo pievano, Giovanni Aspasio.


Aspetti della vita socio-economica, civile, religiosa e morale della comunità gradese in quel periodo:


Dal punto di vista socio-economico la popolazione era per lo più composta da pescatori e da trasportatori di sabbia, che commerciavano con l'entroterra friulano e con Trieste, ma soprattutto con Venezia.

Le altre attività economiche erano legate alla produzione e alla distribuzione dei beni di prima necessità o ai servizi indispensabili: vi erano contadini che producevano e vendevano ortaggi e frutta, coltivati nelle vaste aree agricole ancora estese al di fuori delle mura cittadine, artigiani e commercianti.

Il livello di istruzione di tutti questi cives era molto basso e la quasi totalità della popolazione continuava a rimanere analfabeta.


Le misere casse comunali riuscivano a malapena ad assicurare alla popolazione le sole esigenze primarie e quotidiane, mentre si doveva ricorrere, con molte insistenze talvolta secolari, all'aiuto della Repubblica per le opere e gli interventi di maggior impegno finanziario e straordinari, quali la ricostruzione delle mura, il risanamento degli edifici pubblici, civili e religiosi, il rifacimento delle strutture di protezione dell'abitato e di difesa militare del territorio.


Si trattava quindi di una comunità povera, con un Comune e una parrocchia poveri, che costringevano spesso i loro responsabili a procurarsi da vivere con altre attività, come la pesca, e i patriarchi in visita a distribuire pani e denaro al popolo affamato e bisognoso.


Mentre i reggitori del Comune erano veneti, i sacerdoti della comunità erano quasi sempre indigeni, spesso appartenenti alle famiglie più in vista, che ne imponevano l'elezione.


La lettura e l'analisi dei documenti confermano la precarietà del tessuto sociale e le difficoltà della vita associata, e testimoniano frequenti contese e anche risse furibonde, che potevano degenerare talvolta in delitti, che l'impotenza dell'autorità locale spesso non riusciva a prevenire né a reprimere.


In questo clima sociale e civile, un gravissimo e preoccupante problema della città era quello della sicurezza pubblica e dell'incolumità degli abitanti, per la presenza di persone poco raccomandabili e sediziose, che giravano armate per l'isola, minacciando e terrorizzando i cittadini di giorno e disturbando la quiete pubblica nelle buie notti.


Oltre ai reati contro la persona, vi erano quelli contro il patrimonio: i furti nelle botteghe, negli orti, nei cortili e nei pascoli, dettati sovente dallo stato di estrema indigenza di alcuni, erano quotidiani nelle aree del territorio comunale situate fuori delle mura, specialmente verso meridione.


Il quadro generale della vita collettiva non è sempre, però, contrassegnato da tinte fosche ed equivoche: si tratta, nei casi estremi, di eccezioni, che sono comunque il frutto di una realtà variegata ed in lenta evoluzione, che porterà verso la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo ad un graduale miglioramento delle condizioni generali della vita civile e religiosa.

 


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18 febbraio, 2023

l' OSTREGHERA


  •  

L' ostricoltura si pratica nelle nostre zone fin dai tempi antichi. I romani apprezzavano certamente l'ostrica, ma si trattava di molluschi che crescevano naturalmente non allevati. L'allevamento si cominciò a praticare seriamente nel comprensorio triestino (Zaule e Servola) e sulle coste Istriane e Dalmate. Le prime notizie di questi allevamenti risalgono al 1730 ma il maggior impulso lo ebbero alla fine dell'ottocento con l'intervento della Società Austriaca di Pesca e Piscicoltura Marina, che introdusse un sistema più razionale di allevamento, mutuato dai francesi.


  • I parchi detti alla francese erano costituiti da pali di rovere conficcati sul fondo e con tramezzi di sostegno per la sospensione delle reti e collettori di ostriche.

    Con le guerre e i grandi cambiamenti che seguirono l'ostricoltura venne dimenticata, ma rinacque con la Compagnia Triestina di Ostricoltura nel 1970, che praticò con successo in laguna di Grado l'allevamento intensivo delle Ostriche, la loro commercializzazione e diffusione su scala nazionale usando, prima in Italia, le vasche di decantazione e stabulazione del prodotto per garantirne la salubrità. Nel contempo la flotta peschereccia di Grado nel periodo invernale praticava con i rampi la pesca delle ostriche nei ricchi banchi naturali del Golfo di Trieste. Finita l'esperienza della CTO l'allevamento delle ostriche fu abbandonato i banchi naturali si sono impoveriti e in genere la coltura delle ostriche fu sostituita nel Golfo da quella dei mitili.


    I dati economici di vendita e di consumo del prodotto indicano che il settore con un minimo di investimento si può rimettere in piedi, non più in laguna, causa il progressivo tombamento dei canali lagunari l'anossia è sempre in agguato specie nel periodo estivo, ma affiancando e utilizzando in parte i vivai on line per l'allevamento dei mitili. Da qualche anno è in corso uno studio per la realizzazione di tale progetto nelle acque antistanti la zona dei filtri di Aurisina, la ricerca riguarda le sole ostriche piatte o edulis, perchè più pregiate e più adatte alla alta salinità presente in quelle acque.

    Continua.......


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17 febbraio, 2023

UN. ERBA SCORESERA



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L'ACQUA A. GRADO

1900     anno di ammissione all' empireo turistico internazionale per la Nostra Grado e per i suoi algidi abitanti.



La storia di Grado (vista con gli occhi di Giovanni Marchesan "Stiata) cambia radicalmente rotta sul finire del 1800 con un Imperial Decreto:



Telegram! -- ISOLA- DI- GRADO-DIVENTA- SPIAGGIA -DI-NOBILTA'-GRADO-IST-STRAND-FON-WIEN...STRAND FON WIEN

capito bene? Spiaggia di Vienna non del vino!


E fu così che tutta la nobiltà della capitale Asburgica si dette convegno a Grado per i bagni e le cure di stagione!

Davanti a questo Adriatico Blù...ADRIA BLAU, così veniva chiamato il nostro mare da Franz Joseph, Sissy und Compagnia, Wundershon!


Tutto accelerò nel nostro piccolo borgo di pescatori che si avviavano alla completa emancipazione.


Il vino, il canto, le belle donne, sì, ma una nobiltà magnifica ed estremamente igienica  in mezzo a tanta acqua salata avvertiva, in loco, la mancanza di acqua potabile.


Siamo così al 1900, nuovo secolo denso di cambiamenti epocali, fu scavato un pozzo e l' acqua dolce irruppe e fu festa per quasi tutti.


"Ancora un litro de quel bon" si cantava per le ostarie, l' acqua fa croti in pansa, l'acqua marsisse i pali, l' acqua fa mal! megio al vin ze più natural!.


L' acqua sgorgava dalle fontane della piazza del paese, leggera, pura e un po odorosa di Palude, tiepidina, anzi calda! W l' acqua.

Fu così che da queste parti fu scoperta l' acqua calda, la prima volta di altre mille.


Così dopo per generazioni 've bevuo vin, Viva la mineral wasser, l' acqua santa, l' acquagranda.


Ora che l' Isola aveva tutti i servizi, i foresti incominciarono a costruire Hotel, ville, giardini fioriti ed il numero degli ospiti andò aumentando di anno in anno, così come i prezzi e le statistiche dell' Ente turistico.


E finalmente gli indigeni del luogo, uscirono dal loro isolamento abbandonando le Lagune, la pesca, il mare crudele.

Tutti arrivarono alla scoperta del turismo e ci fu l' emancipazione per le nostre genti.

Una nuova vita emancipata! Wundershon! perfin i casoneri i ha imparao a dì.




Cù fita la casa, cù fita 'l caìcio 

Cù vende tirache, cù fà quel che pol. 

Un mostra le cese, un verze 'n uficiò 

Per vende calìgo... al posto de 'l sol! 


...la storia continua... 


 

 


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NUOVO TERMALISMO

Il   Mega Progetto delle Nuove Terme Marine di Grado si è inceppato e in attesa di soluzioni, per aggiornarmi mi son fatto carico di una piccola ricerca su quello che oggi è di gran moda sul mondo termale.


Le terme ormai si chiamano SPA, non ci si va a curare il mal di schiena ma per raggiungere la:

-primordiale bellezza dell’armonia psicofisica attraverso un sano lavacro sensoriale-.

-Cosa cazzo significa?-

Per farla breve: vai alle terme e dovresti uscirne come nuovo.

Integro e ripulito, purificato e pronto per affrontare ancora il lordume della vita moderna, proverbialmente foriera di malanni, stress e ansie di varia natura.


Immergiamoci  dunque nella magia del benessere totalizzante.


Si comincia con la piscina termale, la grande vasca d’acqua calda salsobromoiodica: 

Inspirate a piene narici i vapori che dicono essere di mare.

Notate che gli altri umanoidi, seminudi come voi, affollano sgomitanti solo alcune zone della piscina: scomode nicchie dalle cui pareti fuoriescono le bollicine idromassaggio o enormi rubinetti che gli rovesciano addosso un rilassante getto violento d’acqua a 45 gradi: mettetevi in coda per goderne i benefici.


Terminata l’abluzione, si passa al bagno turco. Un viaggio di rigenerazione corporea e mentale nella vera tradizione turca. Ovvero: calura atroce e finte decorazioni orientali alle pareti. Si tratta di uno stanzone sigillato ad elevatissima temperatura, un caldo umido che vi farà sudare come fontane.


Usciti da questo clima tropicale, correte a tuffarvi nel frigidarium, la piscina di acqua gelida.

Il vostro corpo a questo punto pensa “ma che cazzo succede oggi?”, e un po’ ha ragione: in effetti, nelle situazioni normali, di solito gli umani rifuggono l’improvviso contrasto caldo-freddo - fa venire la bronchite, diceva la mamma-.

Tuttavia qui, per motivi misteriosi, il brusco cambiamento pare sia portatore di immenso benessere..


Ora, completiamo il circuito e barrichiamoci nella sauna.

E’ difficile descrivere il piacere della sauna: un po’ come stare chiusi in macchina a mezzogiorno di ferragosto coi finestrini chiusi e senza aria condizionata, però i sedili sono di legno. 

Ci si passa una mezz’ora - non di più, altrimenti si rischia di svenire - conversando con sconosciuti piacevolmente dimentichi del clima torrido. 

Non toccate le simpatiche pietruzze raccolte nel secchio di fronte a voi: sono roventi, si rischia di rimanerci attaccati.


Poi, la doccia musico-cromo-aromatica. Un vero portento. 

Tipo la doccia di casa vostra, però con certe lucine colorate, il cd del Buddha Bar in sottofondo e in più l’acqua, che ha un vago sapore di rosmarino.


A tutto ciò si possono aggiungere speciali trattamenti globali: ad esempio, il massaggio (con alghe putrefatte, pietre o bastoni, a voi la scelta); la ceretta integrale a secco; l’esfoliazione a base di sostanze quali il guano, le meduse vive e l’argilla marocchina infuocata, in una mistica estasi purificante di relax alternato al dolore.


Finito? Ma no!. Con cortese fermezza, gli infermieri vi obbligheranno a ripetere daccapo il percorso. Suvvia, lasciatevi coccolare. Più e più volte, sino al raggiungimento della pace mentale e fisica.


Ecco questo è tutto, dovreste aver raggiunto il Nirvana, ovviamente a pagamento.


Qui a Grado per essere onesti, su questo ci giochiamo il futuro.

Tocchiamoci le parti, ormai libere da lordure, e speriamo ben nel prosieguo della vicenda. 


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