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23 marzo, 2023

LA SCUOLA IN ANFORA

In foto la popolazione del Promero nel 1955


L' Istruzione a Grado, come tante altre cose è cosa del 19° secolo. 


Con metà della popolazione sparsa per la Laguna era complicato dare un' istruzione a tutti i bambini ed in ogni caso fu solo con la riforma della scuola verso il 1870 che l' Imperatore d' Austria volle fortemente (dovette affrontare una scomunica del Papa per averla voluta)  ci si trovò a Grado a parlare di scuola obbligatoria per tutti perchè sino a quel momento la scuola era cosa da preti, che scatenarono un putiferio quando venne applicata, con continue omelie in chiesa per convincere i genitori che la scuola pubblica fosse la scuola del diavolo.


La prima vera scuola a Grado esordì con il 1909 con quattro classi elementari, (la quinta venne aggiunta dopo e denominata corso di perfezionamento) i ragazzi e ragazze che la frequentavano non erano del tutto avezzi alla disciplina scolastica abituati com' erano a nessun controllo da parte di genitori troppo impegnati con la sopravvivenza per preoccuparsi dell'istruzione dei figli. 


La laguna era ancora tabù, ma sotto la spinta del nuovo ordine fascista, che puntava all' emancipazione globale degli italiani, inaugurarono prima a Porto Buso poi a Montaron e a Promero delle scuole per i figli dei "casoneri".


Tra tanti maestri bravi e pazienti, c'è stato nel secondo dopoguerra un maestro elementare che si può definire eroico.

Il Maestro Bellucci. 

La sua destinazione fu la scuola di Anfora-Porto Buso aperta verso la fine del 1930. 


In meso al Palù, disperso e solo si occupò dell'educazione dei bambini di quella piccola comunità  in un' unica classe mista dalla prima alla quinta, con santa rassegnazione tentò di portare la ragione in"quele suche dure". 


Parole di suo figlio Filiberto: 

"Gno pare xe stao a scuola a Buso dal '48 al '53... e là vuo le suche più eroiche del palù!!!!!


Onore al merito e giusto ricordarne l'impegno suo e di tanti altri insegnanti in specie le donne.


In foto la popolazione del Promero nel 1955


L' Istruzione a Grado, come tante altre cose è cosa del 19° secolo. 


Con metà della popolazione sparsa per la Laguna era complicato dare un' istruzione a tutti i bambini ed in ogni caso fu solo con la riforma della scuola verso il 1870 che l' Imperatore d' Austria volle fortemente (dovette affrontare una scomunica del Papa per averla voluta)  ci si trovò a Grado a parlare di scuola obbligatoria per tutti perchè sino a quel momento la scuola era cosa da preti, che scatenarono un putiferio quando venne applicata, con continue omelie in chiesa per convincere i genitori che la scuola pubblica fosse la scuola del diavolo.


La prima vera scuola a Grado esordì con il 1909 con quattro classi elementari, (la quinta venne aggiunta dopo e denominata corso di perfezionamento) i ragazzi e ragazze che la frequentavano non erano del tutto avezzi alla disciplina scolastica abituati com' erano a nessun controllo da parte di genitori troppo impegnati con la sopravvivenza per preoccuparsi dell'istruzione dei figli. 


La laguna era ancora tabù, ma sotto la spinta del nuovo ordine fascista, che puntava all' emancipazione globale degli italiani, inaugurarono prima a Porto Buso poi a Montaron e a Promero delle scuole per i figli dei "casoneri".


Tra tanti maestri bravi e pazienti, c'è stato nel secondo dopoguerra un maestro elementare che si può definire eroico.

Il Maestro Bellucci. 

La sua destinazione fu la scuola di Anfora-Porto Buso aperta verso la fine del 1930. 


In meso al Palù, disperso e solo si occupò dell'educazione dei bambini di quella piccola comunità  in un' unica classe mista dalla prima alla quinta, con santa rassegnazione tentò di portare la ragione in"quele suche dure". 


Parole di suo figlio Filiberto: 

"Gno pare xe stao a scuola a Buso dal '48 al '53... e là vuo le suche più eroiche del palù!!!!!


Onore al merito e giusto ricordarne l'impegno suo e di tanti altri insegnanti in specie le donne.


In foto la popolazione del Promero nel 1955


L' Istruzione a Grado, come tante altre cose è cosa del 19° secolo. 


Con metà della popolazione sparsa per la Laguna era complicato dare un' istruzione a tutti i bambini ed in ogni caso fu solo con la riforma della scuola verso il 1870 che l' Imperatore d' Austria volle fortemente (dovette affrontare una scomunica del Papa per averla voluta)  ci si trovò a Grado a parlare di scuola obbligatoria per tutti perchè sino a quel momento la scuola era cosa da preti, che scatenarono un putiferio quando venne applicata, con continue omelie in chiesa per convincere i genitori che la scuola pubblica fosse la scuola del diavolo.


La prima vera scuola a Grado esordì con il 1909 con quattro classi elementari, (la quinta venne aggiunta dopo e denominata corso di perfezionamento) i ragazzi e ragazze che la frequentavano non erano del tutto avezzi alla disciplina scolastica abituati com' erano a nessun controllo da parte di genitori troppo impegnati con la sopravvivenza per preoccuparsi dell'istruzione dei figli. 


La laguna era ancora tabù, ma sotto la spinta del nuovo ordine fascista, che puntava all' emancipazione globale degli italiani, inaugurarono prima a Porto Buso poi a Montaron e a Promero delle scuole per i figli dei "casoneri".


Tra tanti maestri bravi e pazienti, c'è stato nel secondo dopoguerra un maestro elementare che si può definire eroico.

Il Maestro Bellucci. 

La sua destinazione fu la scuola di Anfora-Porto Buso aperta verso la fine del 1930. 


In meso al Palù, disperso e solo si occupò dell'educazione dei bambini di quella piccola comunità  in un' unica classe mista dalla prima alla quinta, con santa rassegnazione tentò di portare la ragione in"quele suche dure". 


Parole di suo figlio Filiberto: 

"Gno pare xe stao a scuola a Buso dal '48 al '53... e là vuo le suche più eroiche del palù!!!!!


Onore al merito e giusto ricordarne l'impegno suo e di tanti altri insegnanti in specie le donne.

 


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LA. LAGUNA





 


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19 marzo, 2023

IL PAPA'

Ieri S.Stefano, onomastico di mio figlio e di mio padre.  Festa in famiglia quieta e allegra il giusto.
Attimi di nostalgia e poi una cascata di ricordi del mio papà che non c'è più.
 Rilassato sul divano mi è venuta la voglia di fare un confronto con i papà di oggi, moderni.
Io ho avuto un solo papà, ai figli moderni ne possono capitare anche 2 o 3. 
I papà di adesso sono diversi da quelli di una volta, intanto quelli moderni giocano a tennis, sanno sciare, vanno in mountain bike, di mestiere fanno l’interior designer.
I papà di una volta giocavano a briscola, quasi tutti lavoravano in barca o in Azienda, dove andavano con la bicicletta  e, se per caso,  si bucava una ruota la aggiustavano loro;
di soldi non ne avevano, così non sbagliavano investimenti, la domenica si mangiavano la pasta cucinata dalla mamma e la nonna si lamentava sotto voce dicendo che la sua era più buona.
I papà moderni e quelli di una volta sono molto diversi tra di loro, ma in una cosa si assomigliano: nel non voler togliere spazio al ruolo delle madri, consapevoli che certe cose, quali sostituzione di pannolini, preparazioni di pappe, tacitare bimbi urlanti siano meglio svolte dalle mamme; loro, i papà, si mettono umilmente da parte. 
Quando nasce un figlio, in genere, per i primi anni di vita il papà non si fa molto vedere, non è molto coinvolto nel processo di crescita e di educazione dei pargoli; nei primi due anni di vita o forse anche tre, i papà si dedicano al loro lavoro dalle 7 del mattino fino alle 21-21,30. 
Quando rientrano vanno a dormire fino alle 6,58 del giorno dopo.
Alcuni padri vedono il loro figlio per la prima volta quando lo portano a scuola il primo giorno delle elementari.
Io ho avuto un papà di una volta, di quelli antichi.
Il mio papà la vacanza,  la faceva quando il tempo era cattivo, la usava per "bianchisà" la casa, riparare le "gelosie" e giocare a carte in Ausonia; la nonna diceva che il nonno era più bravo del papà a giocare a briscola.
Quando i papà moderni accompagnano i figli alla partita di calcio del sabato pomeriggio, riescono a litigare con l’arbitro, con l’allenatore e con i papà della squadra avversaria; i sabati che il figlio perde litigano anche con il magazziniere, con il posteggiatore, con il figlio stesso e con la moglie e la nonna poi a casa.
Il mio papà sapeva che giocavo a qualcosa "drio de casa sull' erba" e basta.
I papà moderni quando un figlio torna da scuola con un 4, denunciano il professore per mobbing.
I papà di una volta, se tornavi a casa con una nota da firmare, "tu te ciapivi do stiafe vissin".
I papà di una volta ti raccomandavano di non dire mai bugie e che  bisogna sempre dire la verità;
I papà moderni rispondono: dipende...
Dalla prima elementare alle terza media si fa di tutto per assomigliare e imitare il papà, dai 15 anni ai 22 non lo puoi vedere, fino ai 36 ti è abbastanza indifferente, verso i 40 ti fa incazzare da morire perché nel frattempo lui ha superato i settanta e se in gioventù aveva il suo bel carattere adesso è ostinato come tutti gli anziani, dai 42 in avanti riesci a capire quanto sforzo abbia fatto a mandare avanti la famiglia e ne provi una tenerezza struggente.
Ho cercato tutta la vita di non assomigliare a mio papà e ora invece mi accorgo di essere uguale a lui.
A lui dedico questa mia:
 Stefano Pasta
E si, ze  gno pare.
Che omo,
che spirto libero
dedicao al sò lavor,
colona de la sò famegia.


               Lo vardevo 'ndà via al dopopranso a sacaleva
savevo che l' feva la note sul feral. 
Che   fadiga, e pò  che oci lustri.
Doman, sarà doman la pescada.
Gno pare,
pur impantanao ne la sò vita
ne la feva sumigià a duti
un campo de fiuri.



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18 marzo, 2023

IL TRABACOLO

Completo il post sulla Litoranea Veneta, via d' acqua importante ma trascurata anche se pubblicata su tutti i Portolani di Navigazione Marittima, vediamone la storia. e le funzioni.

Chi ebbe maggior cura in tempi assai lontani non solo della viabilità interna via acqua, ma dell’intero sistema idrico e lagunare fu la Repubblica di Venezia. 
Un riferimento giuridico remoto sulla demanialità delle acque delle lagune veneziane e gradesi si trova nel "Codex publicorum" detto anche "liber o memoriale comunis venetiarum", 
Capitolare del Magistrato del Piovego, voluto dal Maggior Consiglio nel 1282, che raccoglie 130 sentenze prese dopo sopralluoghi e testimonianze e che investono anche la materia delle acque pubbliche, "dei canali navigabili", rii, paludi, canneti, boschi e terre da Grado a Venezia e da Venezia a Cavarzere, dal decimo al quattordicesimo secolo.

La Litoranea Veneta fu il risultato di un ben combinato assieme di quantità di tracciati lagunari, di tronchi inferiori di fiumi diretti al mare allacciati tra loro da canali artefatti da vecchie e nuove costruzioni, che, opportunamente lavorati, dovevano servire per la navigazione di natanti di stazza fino alle seicento tonnellate.

Tale sequela di canali naturali e non, troppo solidi per essere navigati, troppo liquidi per essere coltivati, vennero dragati e spurgati. 

Lavori importanti vennero fatti all'interno dei canali di attraversamento nei vari periodi, come ad esempio la costruzione di due conche di navigazione in Bevazzana-Baseleghe durante la prima guerra mondiale che permisero di valicare il Tagliamento. 
La Litoranea Veneta servì anche ai pontoni armati e il naviglio leggero al servizio del III° Corpo d’Armata che lasciarono Bevazzana-Baseleghe ed i Lovi per portarsi più in giù verso il Piave Vecchio ed oltre nella valle di Dragojesolo, durante la ritirata nell’autunno del 1917.

Se ripristinato, in maniera efficiente e valida, questo lungo tragitto fluviale, che è un percorso navigabile, dato dal sistema di canali che compongono la Litoranea Veneta, si scopre come itinerario che non ha uguali in tutto il Mediterraneo; in grado di offrire due momenti importanti all’economia: uno per un ruolo di riequilibrio funzionale nei trasporti attraverso in sistema idroviario che a livello nazionale non arriva neanche all’1 per cento e l’altro rivolto al turismo da diporto messo in contatto con realtà ambientali, naturalistiche e storiche affascinanti, quali le lagune di Marano e Grado, Bibione, Caorle e di Venezia; i resti archeologici di Aquileia, Concordia e le ville venete del Brenta.

Un primo passo in questo senso è stato già fatto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che con una apposita legge regionale ha costituito il Consorzio Litoranea Veneta elevandolo a vero e proprio braccio operativo nel settore idroviario e delle acque interne con il compito di intervenire per assicurare la navigabilità dei canali e l’accesso alle conche, oltre ad assicurare uno standard informativo e di sicurezza ai naviganti, provvedendo alla necessaria segnaletica e promuovendo l’arredo delle vie d’acqua con la realizzazione di piccoli porticcioli, attracchi, servizi di rimessaggio, rifornimento e assistenza al turismo.

Sulla scia di quanto fatto dal Friuli Venezia Giulia, anche il Veneto sta muovendosi in questa direzione.

La volontà di ricomporre il collegamento fra Trieste, Monfalcone, Grado, Lignano, Bibione, Caorle, Jesolo per giungere a Venezia e proseguire poi per le foci del Po, trova forza quindi in due distinti comparti: il turismo e il trasporto delle merci. 

La Litoranea Veneta può tornare ad essere un mezzo per la sua utilità economica e per scoprire le bellezze costiere di due Regioni, Veneto e Friuli bagnate dall’Adriatico.  


Ora speriamo, ma non ci conto molto, che alle parole seguano i fatti.
Parola rimanere fiato, sapevatelo !
 


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17 marzo, 2023

I PROFESSORI

  • 7

Nella foto Vigilio De Grassi, Dott. Rumici e Dott. Aldo Smareglia


Dopo il primo conflitto mondiale la situazione sanitaria di Grado era disastrosa, quando nel 1919 arrivò a Grado un medico di Pola il dott. Aldo Smareglia, avendo sposato la sig. Aquilina DeGrassi - gradese.


Uomo schivo e di poche parole, ma estremamente pratico si rese conto subito della situazione disastrosa dell' ambiente gradese e così recuperò il materiale dell'infermeria che le truppe italiane avevano creato spostandolo nell'allora sede del Comune in via Marchesini. 


Il pian terreno venne adibito a struttura ospedaliera con una piccola sala operatoria. 

Fatta propria la necessità per Grado di avere una struttura sanitaria efficiente, dato l'isolamento, vi si dedicò anima e corpo. 


Nel 1935 il Comune finalmente costruì la propria nuova sede in P.zza B. Marin e l'Ospedale potè svilupparsi con altri reparti occupando il primo piano. 

Ulteriori progressi l'edificio li fece nel 1950 con la costruzione di due corpi laterali.

 Il suo progetto di potenziamento della struttura ospedaliera continuò anche dopo la sua morte che avvenne nel 1954.


Molti dei nostri padri e nonni devono la vita a quest'uomo. 


Va ricordato  anche l'impegno di Aldo Smareglia nel settore della talassoterapia.


La grande novità, che fece conoscere Grado nel mondo della medicina termale, fu organizzare il Convegno Nazionale della Talassoterapia svoltosi a Grado nell' agosto del 1929.


Qui avvenne il primo contatto della realtà curativa gradese con l'aristocrazia scientifica nazionale.


Aldo Smareglia e Grado nel suo insieme riuscirono a proporre e convincere, i numerosi intervenuti, delle grandi qualità del clima gradese, del nostro sole, della nostra sabbia.


Seguendo l'intuizione del dott. Barellai e la storia ormai consolidata dell' Istituto Barellai sulle cure marine riuscì a dare all'Azienda Turistica un' indirizzo non solamente turistico, promuovendo l'aspetto medicale del clima, del mare e della sabbia inventandosi così le Terme Marine nate nel 1931.


Il lavoro di Aldo Smareglia è stato far diventare Grado luogo per il turismo e per la salute.


Questo binomio è diventato inscindibile per il nostro Paese e ragione di benessere per i suoi abitanti.


Ricordiamoli questi uomini, ci hanno indicato la strada da percorrere, non buttiamo via i loro insegnamenti. 


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16 marzo, 2023

IPPOLITO NIEVO


  •  

La storia del turismo gradese parte dalla fine del 1800, ed è vero per quanto riguarda il turismo mercantile o moderno, ma Grado e i suoi lidi ospitarono vari personaggi politici e culturali ben prima.



  • Uno di questi, all'epoca poco conosciuto, era Ippolito Nievo imparentato con i Colloredo di Montalbano che avevano una residenza estiva a Belvedere e nel 1856 passò a Grado una ventina di giorni.


    Giovane di 25 anni, sognatore, irrequieto, letterato in erba, poeta e ardente garibaldino (fu uno dei mille) scrisse in quel periodo alcuni racconti (Le maghe di Grado) dedicati alle sue cugine le Contessine Cassis; dei racconti in forma di diario arricchiti da disegni. (nella foto Piazza Grande)


    Certamente la Grado dell'epoca non lo impressionò più di tanto se descrisse i casoni come:

     "un gregge confuso di anfibie catapecchie" e il campanile lo definì "scamiciato con su la cima un angelo che perde ora una penna ora un dito".


    Ma la storia del nostro piccolo mondo lo impressionò e ne descrisse la grandezza imperiale e la ricchezza passata.



    "Grado, squallido renaio tra mare e laguna, povero nido di un'idioma tra il veneto e il friulano, che da quello ha la dolcezza e la sonorità e da questo ritrae alcuna somiglianza col latino"... così scrive all'inizio il Nievo ma conclude con:

    "venga il desiderio di cercare per quei lidi quanti io vi trovai, certo che ne torneranno edificati della piacevolezza del soggiorno, della comodità dei bagni e della cortesia degli abitatori"


    Rivelando la sua origine anti imperialista e anti clericale descrisse la fastosità della Basilica di S.Eufemia creata a spese dei sacrifici dei pescatori fedelissimi.


    L'autore riportò i suoi appunti nel romanzo che lo consegnò alla storia della letteratura italiana:

    "Le confessioni di un Italiano" 


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15 marzo, 2023

I SPRANNOMI

I soprannomi in una piccola comunità come Grado erano necessari per distinguere le famiglie dato il numero relativamente piccolo di cognomi originari, ancor più con l'andar del tempo per i numerosi casi di omonimia dovuti al costume di perpetuare i nomi. Particolare curioso "al Deto" era ereditario e per tradizione passava da madre in figlio essendo la famigia matriarcale, a differenza della nominansa che distingueva il singolo individuo per una particolarità o di lavoro o di comportamento ma si esauriva con lui.

Giovanni Stiata con la solita arguzia ne ha fatto una filastrocca che fa una fotografia, se pur non completa, dei numerosi soprannomi "i Diti" gradesi:


"LA TIRITERA DE I SORANOMI"


Masaneta, Bisatelo Corcalina.. . Mazurin Morospari, Ganbarelo Grilo e Galo...Sanmartin!

Magnamili, Magnalardo Brusaboschi e Stefanin Biviaqua e Cavogrando Serenoti co' Papin!


...e vemo Scartasse, Scuvili e Ciodi Sorbuli e Gnoculi, Beati e Bei... Nanemeso, Nanelovo, Ziganti e Vovi Duto'l paese...semo fradei!...


Maranisi e Polachi Stiati e Steli, Bernardon Sanpieroti coi Patachi Paciaroti.. Danielon!


Xe i Barbieri co'i Duturi Ciciaroli, dò Scanài pùo Pantieri cò 'i Pasturi Farineli e Trapanài!...


...E vemo Balanza, Trotuli e Sponza Toltini e Piegore, Cagnoli e Clài. Xe Bareta, Morganti e Bronza

Duto'l paese...xe numinài!...


Belaganba, Munisselo Tecla, Cianci, Ortolan Zini, Botuli, Cranielo Stianpa, Principe, Bacan!...


Xe Curiola Farinelo Forti, Rosso, dò Tronbài Xe i Burloti, Bisanelo l Butighi co' i Catài...


E vemo Burcere, Tossi e Valuni Sopuli e Lovere, Schileta e Sian Dò-trè Sieghi,Canon e Spaguni...

Quisti xe i nomi del graisan


I soranomi, per incùo e doman!

 


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l' ARA STORTA

GERO SUL PALù DELL' ARA STORTA:

Gero in 'na  spiagia  fata  de graneli  de  

parole

parole mai dite,

mille e  piu  de  ili  sentai a vardà  sta 

spiaggia,

co le mane  e i pie dentro in scusse mai 

viste,

dentro parole  giuste catae massa tardi.

 


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