"Confidarsi in pubblico è come perdere l'anima. Qualcosa bisogna pur tenere per sé" E ha detto anche: "Cerco di non pensare troppo a me, e non lo dico per smanceria o per ingraziarmi il lettore. È la verità: non sono al centro dei miei interessi". Scavare nella vita di chi tanto detestava mettersi pubblicamente a nudo e ha fatto della riservatezza la propria insegna potrebbe dunque sembrare un'indebita intromissione. Peggio: un tradimento. sono riuscite a evitare questo scoglio. "Cianfrusaglie del passato" è una biografia non solo rigorosa e documentata, frutto di ricerche e di conversazioni con la e con quanti l'hanno frequentata, ma soprattutto discreta. Giacché a risuonare, in ogni pagina, non è la loro voce, ma quella, irresistibilmente ironica, di una donna che - ha scritto "sembrava appena uscita da uno dei salotti parigini del Settecento". E scopriremo, alla fine, la sua gravità, la sua profondità, puntigliosamente celate dietro lo schermo della leggerezza giocosa e della impenetrabile discrezione.
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22 giugno, 2023
arrivo dell' acqua
"Confidarsi in pubblico è come perdere l'anima. Qualcosa bisogna pur tenere per sé" E ha detto anche: "Cerco di non pensare troppo a me, e non lo dico per smanceria o per ingraziarmi il lettore. È la verità: non sono al centro dei miei interessi". Scavare nella vita di chi tanto detestava mettersi pubblicamente a nudo e ha fatto della riservatezza la propria insegna potrebbe dunque sembrare un'indebita intromissione. Peggio: un tradimento. sono riuscite a evitare questo scoglio. "Cianfrusaglie del passato" è una biografia non solo rigorosa e documentata, frutto di ricerche e di conversazioni con la e con quanti l'hanno frequentata, ma soprattutto discreta. Giacché a risuonare, in ogni pagina, non è la loro voce, ma quella, irresistibilmente ironica, di una donna che - ha scritto "sembrava appena uscita da uno dei salotti parigini del Settecento". E scopriremo, alla fine, la sua gravità, la sua profondità, puntigliosamente celate dietro lo schermo della leggerezza giocosa e della impenetrabile discrezione.
20 giugno, 2023
GRADO-UN DOSSO BIONDO
Grado-Un dosso biondo
Il mondo isolano è un mondo bidimensionale:
l’infinita orizzontalità dell’acqua non ammette altro.
Inspiri ed espiri il sentore umido, che senti ogni sei ore, del fango vischioso lasciato dalla marea in quell’ instancabile amplesso che avviene tra terra e acqua;
no non è profumo è un’ odore antico, ancestrale.
Natura stordente primitiva, odore che il Mare lascia dietro di se con quella disinteressata generosità che appartiene soltanto alla Natura.
Le dune – che noi chiamavamo monti – sono l’ idea del rilievo, l’unica idea possibile e immediata esistente in casa nostra;
sono il preludio alla terra, la via della tridimensionalità euclidea, ci preparano al dialogo di forme della terraferma, togliendoci dall’ipnotico potere dei misteriosi rettilinei marini.
E su di esse, dalla minerale aridità delle sabbie, cominciamo a vedere il miracolo del passaggio in un diverso regno della natura:
le piante e gli alberi.
GRADO-UN DOSSO BIONDO
18 giugno, 2023
GRADO NEL 1900
Nel 1900 a Grado c’erano 3.989 abitanti e 430 case di abitazione.
Gli ospiti in cura avevano a disposizione 8 alberghi, 6 locande e numerosi
affittacamere per un totale di 430 camere circa.
L’anno dopo l’offerta aumentò di 125 camere, grazie
alle 5 ville Bianchi (85 camere e 10 stanze uso cucina),
Degrassi Giovanni (10 camere), Marini Giovanni (10 camere),
Marchesini dott. Domenico (20 camere, via ai Bagni, numero civico 434).
Nel 1902 infine entrarono in esercizio le case di
Marocco Giovanni fu Romano, 16 camere, via ai Bagni, civico n. 444.
Zuliani Ermagora, 20 camere, piazza della Corte, n. 155.
Marchesan Matteo, 8 camere, piazza del Porto, n. 21.
Tognon Giovanni, 5 camere, campiello della Torre, n. 253.
A questa data mi piace far notare che le due iniziative più importanti sono dei goriziani Fonzari (1897) e baron Bianchi (1901). Poi (dal 1903) arriveranno
gli stranieri: Scheid-Auchentaller, Donner, Oransz, Gscheider,
Zipser, Mannheimer, Stepka, Mullich, Patscheider, Mueller,
Goldberger, Eder, Hoffmann-Eckerl, Ostensetzer, Los, Anbelang, Khuner, Warner, Horak, ecc. e Grado ospiterà i più bei nomi
della nobiltà e dell’alta borghesia austro-ungarica. Gli ospiti arrivavano sull’isola
da Aquileia o da Trieste con piroscafi o vaporini.
(La piantina di Grado è della fine del 1901)
GRADO NEL 1900
17 giugno, 2023
GRADOSPIA IL PROFETA
Nel nostro piccolo ed incantato mondo isolano virtuale, navigano i personaggi più disparati, uno di questi, salito prepotentemente alla ribalta con i suoi lucidi editoriali le sue ficcanti inchieste sul sottobosco affaristico è Grado Spia detto " Il Profeta"
GRADOSPIA IL PROFETA
16 giugno, 2023
SPARTIACQUE
La Laguna è una meraviglia, navigarla, guardarla, viverla è appassionante.
Conoscerla bene diventa una necessità che fa il pari con il piacere della scoperta, perchè è un mondo che non finisce mai di stupire con i suoi mutamenti o di marea o di colori.
Un effetto curioso e poco conosciuto della laguna di Grado è la presenza di due punti di spartiacque.-
L' effetto, dovuto alla curvatura della terra è curioso ma porta purtroppo con sè i fenomeni di interramento dei canali lagunari che si trovano senza sfogo verso il mare.
Il primo dei due è a Barbana proprio davanti all'ormeggio delle barche.
L' acqua si ferma, se prosegui verso Est e trovi la marea calante ti porta con sè per portarti a Primero, se prosegui verso ovest la stessa marea calante ti porta con sè verso Grado. Gli opposti si respingono.
Il Palù della Cantariga che circonda Barbana verso il mare un tempo era servito da un tragio denominato La Rotta, tombato per la costruzione della strada verso Monfalcone, questa modifica ambientale ha provocato il progressivo interramento di tutto il territorio lagunare che serviva.
Il secondo punto è posizionato nei pressi del taglio per Morgo sul Canal Novo ed è proprio il suo effetto stagnante che provoca i continui interramenti della litoranea veneta e la necessità (completamente disattesa dai vari Commissari della Laguna) di intervenire con scavi per il ripristino in sicurezza di una così importante via di comunicazione lagunare, facendo come Pilato lavandosene le mani con la messa in opera di cartelli con su scritto "Attenzione Bassi Fondali", sbattendosene che sul Portolano (che ogni turista vagantivo in barca consulta) i canali vengono descritti come navigabili e con profondità media di 2 mt .
Una curiosità il maggior effetto dello spartiacque in questa zona si manifesta proprio dove in antichità esisteva il canal seco che era la via d'acqua che portava dalla Laguna direttamente sulla Natissa e quindi ad Aquileia.
SPARTIACQUE
14 giugno, 2023
S.MARCO
Co' gero a Gravo he fato 'l giro guidao del centro storico como' un turista e la guida l'ha m'ha mostrao i simbuli dei evangelisti su l'ambon, 'ndola se veghe che 'l leon al mostra la lengua, no lo vevo mai notao, vara tu!
Così inizia una mail di Luciano Cicogna che da Johannesburg mi segnala questa anomalia dell'evangelista Marco sull'ambone romanico-gotico del Duomo di Grado.
Dall'ambone il celebrante leggeva il Vangelo, pensate a Marco che mostra la lingua ai fedeli per secoli, forte!
Il culto di San Marco, parlando di cose serie, in terra veneta è nato, con molta probabilità, proprio a Grado e qui, ben prima che a Venezia, acquistò quel significato di libertà politica e religiosa che poi contrassegnò per quasi mille anni la forza interiore della Repubblica Veneta.
Fu nel Castrum Gradese, che iniziò la ribellione
contro le intromissioni imperiali e l'ambiguità papale di Roma, qui i vescovi aquileiesi profughi della devastata metropoli forti dei rapporti con la Chiesa Alessandrina gettarono i primi semi di una secolare autonomia arroccata attorno al nome di S.Marco.
Una prova per tutte Eraclio donò a Venezia la cattedra di S.Marco è la certezza che già nel VII secolo il culto marciano aveva a Grado un posto di primo piano.
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S.MARCO
13 giugno, 2023
CALIGO
C’è un po di caligo, fuori.
CALIGO
12 giugno, 2023
LO STEMMA DEL COMUNE
Noi "graisani", perlomeno io lo sono, siamo molto orgogliosi dello stemma della nostra Città, ne intuiamo la provenienza storica ma per dare un senso e conoscenza alle vicende che ne hanno condizionato la scelta vediamone allora il percorso: |
da un' appunto di Bruno Scaramuzza:
Negli antichi documenti che ho avuto modo di visionare presso l’Archivio di Stato di Venezia, lo stemma della nostra città è sempre stato ad una torre, stemma che si mantiene in tale veste anche sotto l’Amministrazione austriaca.
Ad essere pignoli aggiungo che la torre sparisce dai documenti comunali sotto l’Amministrazione francese (1806-1813).
La definizione e richiesta di omologazione dello stemma risale al 1919 con podestà Giovanni Marchesini.
"Finita la prima guerra mondiale, per ignoranza (niente di male) l’Amministrazione comunale retta da Giovanni Marchesini, motu proprio, cambiò lo stemma da una torre a tre torri pensando che quello ad una torre fosse un regalo degli odiati austriaci che si doveva assolutamente cancellare: eravamo o no redenti?
E tutto filò liscio fino agli inizi degli anni ‘80 quando si portarono i nostri vessilli a riparare e farne di nuovi presso una ditta specializzata a tali lavori.
E qui cascò l’asino. La ditta chiese al Comune in base a quale autorizzazione statale il Comune lo ostentava"
La commissione araldica del Regno d'Italia aveva assegnato a Grado la torre d'argento aperta con due finestre e due palchi di merli.
Negli anni che vanno dal 1920 al 1984 lo stemma ufficiale era la torre merlata a tre torricelle.
Un problema era però sorto sullo sfondo, il colore richiesto dall'Amministrazione Comunale era il rosso, che ornava le berrette dei fanti gradesi e ricordava i panni rossi che coprivano gli scanni dei maggiorenti dell'epoca, mentre la commissione araldica indicava il campo azzurro, e da la si fermò tutto.
Risolta la vicenda con un atto notorio in cui personaggi locali dichiaravano sotto giuramento che il campo per lo stemma e per il gonfalone municipale era sempre stato rosso finalmente fu appianata la questione del colore del campo e definitivamente assegnato, con decreto del Presidente della Repubblica lo stemma ufficiale della Città di Grado assieme al titolo di:
"Città di Grado"
- considerato il valore storico artistico e della qualità turistico-curativa ,
Nel 1984 il Comune di Grado si vide riconoscere finalmente ed ufficialmente lo stemma civico con un' unica torre merlata in campo rosso.
LO STEMMA DEL COMUNE
11 giugno, 2023
MARANESI
ed antagoniste:
quella gradese e quella maranese.
Oltre ai vari motivi storici di lite tra i nostri due paesi ci sono un paio di cosette che contraddistinguono e caratterizzano le nostre due comunità per certi versi così simili.
Da sempre i veri motivi del contendere sono stati di origine economica ma la miseria era simile.
Antica fortezza sulla laguna, roccaforte ambita e coccolata dalla Repubblica Veneta, Marano fece la scelta di parteggiare per il Conte di Gradisca in una guerra con Venezia e fu il disastro, persero la guerra e noi, i gradesi, alleati di Venezia, la vincemmo.
La Laguna fu data in giurisdizione politico-economica a Grado e al suo Conte.
La comunità Maranese, povera forse più di quella gradese, fu così obbligata a versare pesanti dazi al Conte di Grado per poter esercitare la pesca in Laguna.
Parlando di dazi, è ovvio che ci odiavano, già era difficile sopravvivere immaginarsi dover pagare per farlo.
Odio per questo ricambiato con fervore dai nostri vecchi perchè i maranesi non sono mai stati troppo rispettosi delle regole e siccome "de note ze scuro" la pesca di frodo in tutti i siti è sempre stata un loro passatempo ben praticato anche in tempi recenti.
Per quanto riguarda la storia delle donne rapite, vorrei far notare la stranezza del fatto che sopravvissero in 17 ad una tremenda epidemia alla base dell' evento, tutti uomini e abbastanza in forma, nonostante uscissero da una situazione difficile, da affrontare una comunità non proprio amica come quella gradese.
Mah? leggende metropolitane che fanno humus ma con scarse basi di verità, vero è che in certe zone lagunari, le nostre famiglie a differenza di quelle maranesi dimoravano in Laguna nei casoni, e nelle Isole di S. Andrea e a Punta Lignano, (che secondo Bruno Scaramuzza all' epoca era abitata da una grande famiglia dei Lugnan da cui la derivazione Lignan), frequentavano e vedevano più facilmente maranesi nei dintorni piuttosto che graisani molto più distanti e dalla frequentazione nasce tutto.
C' è da dire che su questa storia della donne a Marano ci marciano sopra:
bon possiamo dire che i "ze mesi graisani".
Poi quello che fa veramente differenza è il dialetto che pur avendo una comune base veneta ha cadenze e modi di dire completamente diversi.
Per capire le differenze vi racconto una cosa successa a me tanto tempo fa nei pressi di Anfora in mezzo ad una fitta nebbia.
Stavamo tutti tesi in barca per sentire rumori che ci guidassero verso riva, ad un certo punto uno sciabordio di remi, uno dei nostri si mette a gridare "cu se voltri" la risposta tra le brume - "semo nantre"- eravamo finiti vicino a Marano e tra dispersi uguali la differenza era tutta là:
"semo nantre" no "semo noltri".
Grandi pescatori e lavoratori i maranesi, non temono il mare e la fatica.
MARANESI
10 giugno, 2023
MAMULI , NE NASSE POCHI
Sior Antonio Merlato continua il suo sogno ormai quasi accasciato sul tavolo dell' Osteria "De Tanori" in Piassa Granda, e quasi borbottando esordisce così:
Sogno o realtà, questa è la vita!
Ma dove comincia il sogno, la fantasia e dove comincia la realtà, qual' è il giusto confine?
Un vero dilemma, tutto è possibile e nel contempo tutto è impossibile.
"Duto ze, duto no ze qua su l' Isola d' Oro, ma al vero problema ze un oltro, più serio, più tragico, più ...problema...
Al problema vero ze che qua semo sempre de meno, sempre più pochi, pian pian se destuemo, scomparimo.
Al vero drama nostro ze che no nasse più nussun in stò paese.
Desso la lege dise che se tu ha de strucate un brusco tu devi 'ndà a Monfalcon, figuremosse cò nasse un mamolo 'ndola i te manda.
Murì, solo murì per al momento i te permete a qua.
Importante ze 'ndola che tu nassi no 'ndola che tu mori!
Proprio 'desso che i mamuli i ze duti studiai e che, prima o poi, varemo un garghe genio de ricordà, de imortalà.
Cussì comò che incuo su i libri tu cati scrito:
Biagio Marin, poeta, nato a Grado
tu catarà Giovanni Marchesan, scienziato atomico, nato a...Palmanova (furlan)
o pezo:
Matteo Marin, campione olimpico, nato a Monfalcone (bisiaco).
No ciacolemo de qui che magari i va nasse a Nuova Goriza che costa de meno
Kako jè...dobro...dobro!"
Borbottando rabbioso barba Antonio Merlato si appisola sul banco.
Il sogno continierà...
MAMULI , NE NASSE POCHI









