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20 agosto, 2009

La scomparsa delle vongole (peverasse)



Dopo aver ottenuto dal Demanio la concessione in esclusiva delle aree di pesca di tutti i molluschi lamellibranchi, compresa la battigia destinata alla riproduzione? i pescatori del Cogemo (Consorzio Gestione molluschi) si lamentano che le vongole sono scomparse e prima di loro le capelunghe, a tal punto che sono intenzionati a chiedere lo stato di calamità naturale.

Ma come, "chi è colpa del suo mal pianga se stesso", hanno ottenuto ordinanze di divieto di pesca a mano per i cittadini con un sopruso bello e buono visto che la battigia è comunque da considerare un bene collettivo, ora a fronte di risultati di gestione ambientale catastrofici (senza nessuno da colpevolizzare al posto loro) danno la colpa al tempo?

Guardarsi allo specchio e riflettere potrebbe far bene, un sistema di pesca invasivo, distruttivo come quello praticato dai pescatori del Consorzio -il turbosoffiante -non supportato da tempi di riposo ambientale seri (siamo sull'ordine di anni) non da dubbi sul risultato che prima o poi si otterrà, la completa sterilizzazione dell'ambiente marino, che per quanto generoso, non può essere massacrato ogni santo giorno senza conseguenze.

Ora usano l'arma finale: piangono e chiedono aiuto!

Appendete per un pò i ferri al chiodo!
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25 maggio, 2009

Le sacaleve




Un tempo erano tante le imbarcazioni dedicate alla pesca delle sardelle:

Ortensia dei Bisateli, Gardenia dei Spaguni, Rosamary dei Bonaldo, Val Paier dei Borsatti, Sempre Avanti di Curiola, Attendolo dei Pagiuni, Tiziano dei Degrassi, Rapido dei Degrassi, Usodimare e Impavido dei Demitri, Verbena dei Peloti, Maria Cristina dei Sabini, Eufemia dei Malusà, Dionea di Brunetti e tanti altri.

Al pomeriggio, verso l'imbrunire, uscivano dal porto in fila indiana e a sera le loro lampare illuminavano il mare a giorno dando l'impressione, a chi passeggiava sulla diga, di vedere un vero e proprio paese galleggiante in mezzo al mare.

All'alba il rientro con il Mercato Ittico sempre aperto, alle 5 iniziava l'asta.

A essere servite per prime sempre e in ogni caso le pessere che, chi con la corriera, chi con il triciclo cominciavano la loro giornata di vendita.
Mariana, Bernardina, Stefania Trotola, Nina Ciate, Ristea, Tosca, Maria Pastoricia questi i nomi di alcune di loro che vivevano in simbiosi con i pescatori e il loro prodotto.
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12 febbraio, 2009

Stagioni e Casoneri a Grado


Tempo fa, e non troppo, a Grado c'era una netta distinzione tra cittadini residenti in paese e cittadini residenti in Laguna al punto che i comportamenti erano diversi.

La vita dei cazoneri è sempre stata strettamente connessa alla vita ed ai tempi del pesce a cui era legata la loro sopravvivenza ed in parte a quella della selvaggina.
Si trattava di una vita condotta per la maggior parte all'interno della famiglia, i contatti con il mondo esterno erano assai limitati e soltanto le grandi occasioni religiose, o faccende personali, richiamavano i pescatori di laguna a Grado.

Per questi ultimi le nostre stagioni avevano un'importanza relativa tant'è che l'anno era diviso in sei stagioni:
Quaresima, Stagione dopo Pasqua, Stagione delle Orele, Stagione dell'Estate, Stagione di S. Michele, Stagione d'Inverno.
La Stagione delle Orele è il periodo di stasi della pesca con le reti, per consentire la crescita del novellame, che cade tra la fine di maggio ed i primi di luglio, in tale periodo si pesca solo con le mani;
la Stagione di S. Michele (il santo viene ricordato il 29 settembre) è invece caratterizzata da frequenti perturbazioni che rendono faticosa la pesca.

I pescatori di laguna avevano dunque un profondo rispetto per la natura che scandiva il tempo della loro vita, ma erano anche osservanti della religione per cui non mancavano mai, i più importanti appuntamenti della vita della Chiesa, mentre potevano trascurare altre feste profane.

Chi invece viveva a Grado o vi si assentava per breve tempo, per es. i sabionanti o i pescatori di mare, senza spostamenti familiari, aveva modo di frequentare tutta la comunità e di mantenere vive tradizioni minori sia religiose che profane e bonariamente apostrofava i "paluanti" con il nomignolo di "americani de palù".

Vi lascio immaginare le baruffe (per cui andavamo famosi) in quei giorni che il paese si ritrovava con tutte le sue componenti e vecchi odi sopiti trovavano sfogo.

"scagni e carieghe solteva per aria
e me credevo che fossa alegria
e in compagnia soltevo anche me"

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24 febbraio, 2008

Pescaturismo


Il nostro Sindaco, sulle ali dell'entusiasmo del neofita, alla Borsa del Turismo di Milano, dove il nostro caro Assessore Bertossi ha pensato bene di non parlare assolutamente del turismo balneare (tanto i vien lo stesso), ha solennemente promesso che l'iniziativa dell'Albergo Diffuso in Laguna prenderà il via tra un anno.

Come farà lo sa solo Lei visto che siamo solo in fase di chiacchere e di progetti, se ce ne sono, sono ancora fumosi.
Tolti i tre o quattro privati che partecipano al piano, il resto è solo intenzione.

Ma una cosa si può fare immediatamente ed è complementare al nuovo tipo di offerta turistica: si può iniziare a fare Pescaturismo e in seguito Ittiturismo.

Il Pescaturismo può portare molteplici vantaggi: il mantenimento dell'integrità sociale ed economica spesso danneggiata dal voler promuovere attività che non tengono conto del contesto locale; una valida risposta ai problemi legati alla pesca, con la possibilità di integrazione del reddito dei pescatori con un'attività non contrastante con la loro stessa identità storica e culturale; la razionalizzazione del prelievo delle risorse, ottenuta con l'orientamento verso una graduale diversificazione delle attività produttive.

Il pescaturismo permette al pescatore, di mettere in rilievo aspetti della cultura marinara e delle tradizioni della pesca artigianale, troppo spesso sottovalutati.

L' Ittiturismo, che prevede oltre alle escursioni con pescherecci, anche l'ospitalità in case o ostelli adatti sarà la fase di crescita successiva.

Ora basta che la locale Cooperativa Pescatori si attivi con i propri soci per mettere insieme un' idea vecchia come il cucco ma perfettamente funzionante in molte regioni italiane.
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16 febbraio, 2008

La scuola di Porto Buso-Anfora


L' Istruzione a Grado, come tante altre cose è cosa del 19 secolo. La prima vera scuola esordì con il 1909 con quattro classi elementari, (la quinta venne aggiunta dopo e denominata corso di perfezionamento) i ragazzi e ragazze che la frequentavano non erano del tutto avezzi alla disciplina scolastica abituati com'erano a nessun controllo da parte di genitori troppo impegnati con la sopravvivenza per preoccuparsi dell'istruzione dei figli. Ma tra tanti maestri bravi e pazienti, c'è stato nel secondo dopoguerra un maestro elementare che si può definire eroico. Il Maestro Bellucci. La sua destinazione fu la scuola di Anfora-Porto Buso. In meso al Palù, disperso e solo si occupò dell'educazione dei bambini di quella piccola comunità (vedi foto) dal 1948 al 1953. In un' unica classe mista dalla prima alla quinta con santa rassegnazione tentò di portare la ragione in "quele suche dure".
Suo figlio Filiberto testimonia che "Gno pare xe stao a scuola a Buso dal '48 al '53... e la vuo le suche più eroiche del palù!!!!!
Onore al merito e giusto ricordarne l'impegno, rivolto anche successivamente, sul sociale di Grado.
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07 ottobre, 2007

Ala de Vita


Ala de Vita Il bel documentario di Gianni Maran, con la collaborazione per le immagini di Nico Gaddi dà uno spaccato di vita graisana che vale la pena vedere ogni tanto.
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