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30 gennaio, 2009

Domenico Marocco - Fotografo




Tra i tanti personaggi, sconosciuti ai più ma conosciuti da parte della cittadinanza gradese c'è Domenico Marocco.

Fu uno dei primi fotografi a Grado (iniziò nel 1919) figlio autentico e appassionato del suo paese mise nella pratica fotografica tutto il suo amore per i vari aspetti della realtà che lo circondava.

Nel 1985 il figlio Mauro e la moglie Alba decisero di organizzare una grande mostra delle immagini del nostro Domenico, mostra che, vero e proprio evento culturale, testimoniò attraverso le immagini il percorso di Grado dai primi novecento al 1950.

Grandi trasformazioni, la progressiva crescita dell'industria turistica, il paese vecchio, le opere pubbliche e i recuperi delle chiese, tutto visto e interpretato attraverso l'obiettivo di Domenico Marocco.

Stupisce poi la completezza della documentazione in una realtà come quella gradese ove, per i motivi più disparati - eventi storici, cause accidentali, incuria - ben poca documentazione storica è giunta intatta a noi,
Il plauso va all'amore filiale di Mauro che conservando le lastre del padre ha permesso che l'archivio sia ancora intatto.

Nell'occasione della mostra è stato pubblicato un catalogo "Grado nell'Archivio Marocco" dal 1900 al 1950 che è esaurito ma le foto, tratte dalle lastre originali, si possono comperare presso il negozio di fotografia di Mauro Marocco in Via Marina a Grado.


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07 luglio, 2008

Evento in Mota Safon


Ricevo e pubblico:
ASSOCIAZIONE
GRAISANI de PALU’
34073 - GRADO - c.lle Merlato,n°1
Info@graisanidepalu.org


COMUNICATO STAMPA

Lunedì 14 luglio 2008 a Mota Safon nella laguna di Grado, il luogo della memoria di Pier Paolo Pasolini, verra inaugurata la mostra dal titolo “Lettere a Biagio Marin” scritte con il colore, le forme i simboli della contemporaneità da quattordici artisti, opere uniche interamente realizzate su carta e ispirate al “El critoleo del corpo fracassao “ 1976 ( Editore Scheiwiller) a cura del critico prof. Enzo Santese. L’originale evento culturale è promosso dall’Associazione i Graisani de Palù in collaborazione con AURA l’Associazione Artistico Culturale del Friuli Venezia Giulia, gode del contributo del Comune di Grado, del patrocinio della Provincia di Gorizia con la partecipazione del Centro Studi Biagio Marin. Gli artisti invitati sono Bluer, Nadia Blarasin, Giancarlo Caneva, Giuliano Caneva, Pietro De Campo, GianMario De Bettin, Claudio Mario Feruglio, Gianni Maran, Paola Martinella, Gianni Pizzinato (Aleph), Claudia Raza, Silvano Serdino (Cildi), Silvano Spessot, Lucia Tomasi che, come scrive in catalogo Santese nella natura dell’isola e nella sostanza lirica dell’opera, hanno trovato la linfa vitale per la loro ispirazione, dove le creature della laguna hanno una funzione privilegiata. La mostra si articola nelle diverse realizzazioni di pittori e scultori, riuniti in questa circostanza attorno a un ideale convivio in riva al mare, cercano di catturarne le fragranze anche sulla scorta dei suggerimenti derivati dalla poesia. Il tutto mentre i colori, i segni, i gesti, le strutture delle opere concorrono a creare uno scenario in cui idealmente è presente il poeta gradese, con tutto il carico della sua sensibilità, riletta e riassaporata attraverso la lettura di liriche che hanno dato corpo a questi risultati. Per l’occasione è stato dato alle stampe un elegante catalogo che documenta l’evento. Tutte le opere verranno donate all’Associazione i Graisani de Palù le quali andranno a far parte del patrimonio culturale della comunità gradese e non solo. In seguito verranno esposte al pubblico di Grado e ai vacanzieri che potranno ammirarle. Il programma prevede la partenza dal Molo Torpediniere Grado alle ore16.00, brindisi attraversando la laguna di Grado, per arrivare a Mota Safon alle ore 17.15. Saluto delle autorità e presentazione delle opere e degli artisti. A seguire musica jazz con il gruppo Contemporaneamente, composto da Gastone Bortoloso tromba / flicorno, Paolo Vianello piano, Giancarlo Tombesi contrabbasso e la poesia con le voci di Maran e Gregori “Per una volta incora istae xe blu” (Biagio Marin). Seguirà il banchetto savuri e uduri del palù con i vini dei Feudi di Romans. Il rientro è previsto al sole calante. La scenografia con luci indimenticabili messe a disposizione dalla nostra terra, gli sciabordii naturalmente suonati dalle barene e le immagini, sono offerte dal buon Dio.
Un pomeriggio indimenticabile in mezzo alla laguna di Grado tra natura, poesia, musica e pittura. Per informazioni e prenotazioni ufficio di segreteria Graisani de Palù
Tel 0431-876177
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27 maggio, 2008

Teatranti


La tradizione del teatro veneto sopravvive a Grado da sempre, proposta da compagnie di grande pregio e da attori non professionisti ma di grande talento e passione.
Uno di questi è stato Giglio Boemo detto (al Zalo). Giglio vera maschera sapeva proporre ogni tipo di personaggio con grande gusto del pubblico che si deliziava delle sue interpretazioni, per vari anni come presidente della Compagnia Spettacoli Viaggianti ha vivacizzato la scena carnevalesca di Grado mai trascurando gli anziani e, ciliegina sulla torta, il suo Gruppo ha gestito per molti anni il Festival della Canzone Gradese.
Giglio aveva dei cavalli di battaglia e uno di questi erano le canzoni di Piero Canaro , ve ne propongo una che Giglio interpretava superbamente:

Se calomba la miseria



Fistia vento buora e piova

tanto in piassa e in portanova,

no’ xe un’anema che passa

par che Gravo se squancassa.


E adesso, seria seria
se calomba la miseria
,
lavuri no xe in vista,
bori no se ne ‘quista.
Duti,
xe lustri, fa puf per le boteghe:

adio , adio stagion

tu son ‘ndagia in tombolon.


E serti per no disperasse

i va catà le peverasse:

i ne ciapa poco o assai

no i xe mai disopcupai.

E se i ciapa garghe lira,

i và tosse de fumà:

tira e mola, mola e tira

i s’ha fato la zornà.



E adesso, seria seria
se calomba la miseria,

lavuri no xe in vista,
bori no se ne ‘quista.

Duti, xe lustri,
fa puf per le boteghe:

Senpre ‘legri e mai passiòn,

tornarà anche la stagiòn.



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23 febbraio, 2008

Sebastiano Scaramuzza


Un grande letterato, patriota e graisan Sebastiano Scaramuzza nasce a Grado nel 1828 figlio di Giacomo e Maria De Grassi, con radici friulane da parte di nonna. La famiglia imparentata strettamente con i comandauri di Grado De Grassi spinse il giovane Sebastiano allo studio e a coltivare con passione il dialetto gradese. Aveva l'abitudine in gioventù di annotare le espressioni e i modi di dire popolani più usati dai pescatori che usavano una forma arcaica del dialetto gradese e pertanto, con il consueto pragmatismo del popolo, veniva considerato una pò "matusso". "Che serve notà quel che za se sà"
Nel 1859 si trasferì a Torino da dove iniziò un'intensa attività di letterato irredentista descrivendo le situazioni politiche del momento e frequentando tutti i maggiori intellettuali.

Una sua Poesia dedicata al Friuli:

Cô de’ la Patria véghe’ i còldi amuri
bramo in le charte, che a ’sti di’ se scrive.
(– charte ’n cu’ spesso la virtue no vive –)
de tu, gnó’ Furlanìa, zérco i scrituri ;

e in ili cato i sinsi ’ncóra puri
de patria e de dové; e me par rivíve’
d’ un Ede nassional sopra a’ le rive
– de parola e d’idea ’ntrà i frischi fiuri –.

Oh cô stiète me pàssa’ in cuor quel’ hore
che stago co’ i scrituri e le scritore
de’ l gnó Friùl!.. Per ogni cossa honesta

ècu-li duti co’ la pena lesta...
e de ’le Dòne scóntro intrà le prime
Gurizzana zentil ; e a ’ste gnó’ rime

dago el honor de recordâ la ’ncùo
drio d’ òlti versi d’ ela, ch’ hè vigùo.

A’ l ’talïan che ’ntè ’l tignî de Hunberto
de’ la stanpa ha ’l polé (lo digo avèrto)

’l pinsier ’ugùro, il cuor e la parola,
che da’ l Giudri de qua e de là a mè sbóla,

de quele stanpe de’ l Paese mio
che ’l antigo penón no ha’ mai tradìo,

cuma in Italia i’ fa’ su ’st’ hora, tanti
de’ la pena ’strapèrfiti briganti,

digni de tirâ ’l pie soto el baston
e le scuriàe de forastièr paron.

Sebastiano Scaramuzza
gradensis.


Si possono notare espressioni di un dialetto gradese ormai abbandonato ma che dà l' idea del vero proto veneto intoccato
arrivato dal passato glorioso di Aquileia e Venezia.

Vero figlio di una Grado che non c'è più Sebastiano Scaramuzza morì nel 1913
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