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30 agosto, 2009

Grado - Da Metropoli a semplice Pieve


Gli anni dopo il Patriarcato

Dopo la soppressione del titolo vescovile (1451), Grado diventa una semplice pieve del patriarcato di Venezia, alla cui guida il Papa Niccolò V aveva eletto Lorenzo, della famiglia Zustinian o Giustiniani, una delle più nobili e in vista della Repubblica.
Nonostante le sue origini, egli aveva scelto una vita da mendicante e non disdegnava di chiedere l'elemosina persino alle porte del suo palazzo, con grande scandalo della sua famiglia, che lo aveva respinto dopo la coraggiosa scelta di aderire allo spirito del riformismo cattolico così fervido nella Venezia del Quattrocento.
Il suo modo di predicare, di scrivere e di agire era affascinante e coinvolgente nella sua semplicità e il suo ideale era la vita monastica e comunitaria; perciò faticò ad accettare dal Papa Eugenio IV la nomina a Vescovo di Castello, l'isoletta fortificata della laguna veneta scelta a residenza vescovile, l'antica Olivolo.
Dopo la soppressione dei patriarcati di Grado e Castello, divenne quindi il primo Patriarca di Venezia, venerato dal popolo come un santo e canonizzato nel 1690 dal concittadino Papa Alessandro VIII.

I primi anni del suo patriarcato corrispondono ad un periodo difficile per la Serenissima, minacciata dai Turchi; inoltre, la nuova giurisdizione ecclesiastica, molto più vasta, richiede al nuovo presule e ai suoi successori notevoli sforzi organizzativi e amministrativi tali imporre una gestione provvisoria soprattutto dei territori più decentrati e degli affari meno urgenti:
per queste ragioni bisogna attendere quasi vent'anni e arrivare al 1470 perché a Grado venga nominato il primo pievano, Giovanni Aspasio.

Aspetti della vita socio-economica, civile, religiosa e morale della comunità gradese in quel periodo:

Dal punto di vista socio-economico la popolazione era per lo più composta da pescatori e da trasportatori di sabbia, che commerciavano con l'entroterra friulano e con Trieste, ma soprattutto con Venezia.
Le altre attività economiche erano legate alla produzione e alla distribuzione dei beni di prima necessità o ai servizi indispensabili: vi erano contadini che producevano e vendevano ortaggi e frutta, coltivati nelle vaste aree agricole ancora estese al di fuori delle mura cittadine, artigiani e commercianti.
Il livello di istruzione di tutti questi cives era molto basso e la quasi totalità della popolazione continuava a rimanere analfabeta.

Le misere casse comunali riuscivano a malapena ad assicurare alla popolazione le sole esigenze primarie e quotidiane, mentre si doveva ricorrere, con molte insistenze talvolta secolari, all'aiuto della Repubblica per le opere e gli interventi di maggior impegno finanziario e straordinari, quali la ricostruzione delle mura, il risanamento degli edifici pubblici, civili e religiosi, il rifacimento delle strutture di protezione dell'abitato e di difesa militare del territorio.

Si trattava quindi di una comunità povera, con un Comune e una parrocchia poveri, che costringevano spesso i loro responsabili a procurarsi da vivere con altre attività, come la pesca, e i patriarchi in visita a distribuire pani e denaro al popolo affamato e bisognoso.

Mentre i reggitori del Comune erano veneti, i sacerdoti della comunità erano quasi sempre indigeni, spesso appartenenti alle famiglie più in vista, che ne imponevano l'elezione.

La lettura e l'analisi dei documenti confermano la precarietà del tessuto sociale e le difficoltà della vita associata, e testimoniano frequenti contese e anche risse furibonde, che potevano degenerare talvolta in delitti, che l'impotenza dell'autorità locale spesso non riusciva a prevenire né a reprimere.

In questo clima sociale e civile, un gravissimo e preoccupante problema della città era quello della sicurezza pubblica e dell'incolumità degli abitanti, per la presenza di persone poco raccomandabili e sediziose, che giravano armate per l'isola, minacciando e terrorizzando i cittadini di giorno e disturbando la quiete pubblica nelle buie notti.

Oltre ai reati contro la persona, vi erano quelli contro il patrimonio: i furti nelle botteghe, negli orti, nei cortili e nei pascoli, dettati sovente dallo stato di estrema indigenza di alcuni, erano quotidiani nelle aree del territorio comunale situate fuori delle mura, specialmente verso meridione.

Il quadro generale della vita collettiva non è sempre, però, contrassegnato da tinte fosche ed equivoche: si tratta, nei casi estremi, di eccezioni, che sono comunque il frutto di una realtà variegata ed in lenta evoluzione, che porterà verso la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo ad un graduale miglioramento delle condizioni generali della vita civile e religiosa.
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27 agosto, 2009

Nuove frontiere del Turismo - Survivor Package


Le formule alchemiche del profitto spingono verso l’espansione incondizionata dell’offerta turistica in risposta ad una società narcotizzata dal benessere.
E la vacanza è benessere. Almeno lo è per il turista.

Poco importa se fuori dalle mura dorate della “bolla ambientale”, costruita seguendo standard occidentali nel lembo di terra più esclusivo o cementificata all’interno di un fragile ecosistema, i bambini scavano tra i “golosi” rifiuti prodotti dai “graditi ospiti del villaggio turistico”.

L’importante per l’industria è “coccolare” il turista, facendolo sentire anche a migliaia di chilometri di distanza a casa propria.
L’ottanta per cento dei flussi turistici riguarda i residenti dei venti paesi più ricchi del mondo, e sono le multinazionali a gestire la quasi totalità di tali flussi.

Investono nei “paradisi” turistici costruendo strutture, le gestiscono con personale proprio, confezionano “pacchetti” e controllano i canali distributivi.
Insomma, quello che viene a crearsi è un circolo economico virtuoso, o vizioso, dipende dal punto di vista: la spesa turistica proviene dai paesi del Nord del mondo e lì vi ritorna sotto forma di redditi per i “businesman” del turismo.

E le popolazioni autoctone? Quando va bene, possono consolarsi dei danni ambientali e sociali subiti, raccogliendo le briciole.

Per Grado, fuori dai grandi circuiti internazionali senza guerre in corso ne bambini supplicanti e pieni di mosche, i grandi vecchi che gestiscono i flussi mondiali, hanno studiato una soluzione ad hoc:

"Survivor Package", questo pacchetto particolare consente ai proprietari d'hotel di limare l'offerta abituale per notte proprio togliendo uno ad uno i vari servizi a cui i clienti hanno diritto.

La versione più modesta costa 19 euro a notte, ma non prevede il letto, la carta igienica, gli asciugamani, l'aria condizionata, il mini bar, e comprende nel prezzo solo una lampadina di sicurezza in bagno.
La versione di livello appena superiore, invece, prevede il letto - benché sprovvisto di lenzuola - e costa 39 euro a notte.
Se, invece, si volessero anche asciugamani e carta igienica, allora il prezzo salirebbe a 59 euro.
Un direttore di albergo a quattro stelle, ha definito questa promozione "un'intelligente operazione di marketing in un momento di crisi".

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26 agosto, 2009

Duemila anni di Sabione - I Gradenigo



Tratto dalla Commedia "Duemila anni di Sabione" di Giovanni Marchesan - Stiata - un' immagine meno dolciastra e più ironica delle cronache storiche (scritte da parenti) dei Gradenigo e della loro corte dei miracoli.

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Così il Popolo gioiva ••• Dal 727 al 1445 l'Isola ebbe 60 Patriarchi •. Dico sessanta! ..... "Chichìricchì • ..la gallina Santa!"
Il primo. Patriarca fu secondo ... "Come secondo!!!"
- -
Sì... volevo dire ...Il primo Patriarca fu Secondo di Saluzzo e via via tutti gli altri •• Niceta, Helia e Macedonio greci, Pietro d' Almy e Frà Vassely de Franza ... Vitaliano della Lucania e poi, Marcelliano e Paolino romani... - "E te pareva! .. -

E fra tanti personaggi illustri e cosmopoliti, non poteva mancarne uno di origine isolana.
Il grande Patriarca Gradenigo della nobile famiglia Romano-Gràdense dei Gradonici

••• Egli dimostrò un amore viscerale per le sue genti e per la sua Isola ...
Tanto che fu il primo patriarca a lasciare la sede di Grado per stabilirsi a Venezia!

Me, me ciamo Gradenigo
E savè quel che Vi digo?
O Nova-Aquelejia o Vecia-Ambriabela
Bel posto sì
Ma per vigni de istàe
Co' la batela!
Xe 'l inverno longo eterno
Buora .. umiditàe,calìgo
Gradense sì! .. ma mona nò!
Ve saludo ..Adio amigo!...

A Vinessia vago
Là xe Vita,la Dogaressa La Biennale
A qua no stago
A Grao se vive male
Adio amigo
Me me ciamo Gradenigo
E savè quel che Ve digo?
'Sto paese no val un figo!
Adio Grao... Grao
Belo de fora ...
Drento s...magliante!

Povera Isola del sale ... pardon .. del Sole!
... Con la dipartita del Patriarca per altri lidi .. anzi,precisamente per il Lido di Venezia ... anche i già presenti "portaborse" e affaristi-furbacchioni abbandonarono l'Isola per stabilirsi nella "niova capital Vinessia" ...
Là, dove il Leonealato ruggiva e la moneta girava.....

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25 agosto, 2009

Festival Canzone Dialettale e Young Festival



E’ il 17enne gradese Mattia Marchesan (in foto) il vincitore della seconda edizione di “Gradoyoung festival” che grazie ad una magistrale interpretazione della cover “La voce del silenzio” ha ricevuto la targa e il titolo di nuova voce emergente del panorama canoro regionale.

Una serata con il tutto esaurito al Parco delle Rose, che ha visto protagonisti oltre a Marchesan anche Serena Olivo (17 anni di Villa Vicentina), Diletta Pettorossi (19 anni di Villa Vicentina), Chiara Camuffo (22 anni di Grado) Selena Marchi (22 anni di Monfalcone), Mara Vidoz (18 anni di Staranzano), Jenny Capotorto (21 anni di Gorizia), Anastasia Zamparo (24 anni di San Giovanni al Natisone) e Iside Poloiaz (23 anni di Trieste) che comunque, entrando in finale, hanno acquisito il diritto per realizzare un cd, la “Gradoyoung compilation 2009” che uscirà sotto Natale.

“I m’ à assunto in spiaggia” , con parole e musica di Aldo Tognon, cantata da Gabriele Bottin e Gianluca Pastoricchio, è la canzone regina della sesta edizione del Festival della Canzone del Friuli Venezia Giulia – Premio Città di Grado” ,
IL festival dei festival che raccoglie in una serata magica le canzoni prime classificate nell'ultima edizione dei più importanti Festival regionali (Festival del Canto Friulano, Festival della Canzone Gradese, Cantafestival de la Bisiacaria, Festival della Canzone Triestina), per contendersi “Premio Città di Grado 2009” per la migliore canzone dialettale del F.V.G. La proclamazione è avvenuta l’altra notte al termine della kermesse canora, che come da tradizione si è svolta al Parco delle Rose.
Condotta da Zuleika, l’ineguagliabile Dario Zampa, l’intramontabile Fulvio Marion e il gradese Leonardo Tognon.

Ha vinto “I m’ à assunto in spiaggia” già seconda al 43° festival della Canzone gradese, parole e musica di Aldo Tognon, che l’ha inviata a Grado dalla Florida, dove vive da alcuni anni.

Le canzoni gradesi sbancano conquistando il secondo posto con ‘Na Cantada in Compagnia", di Niky Grigolon autore e interprete, al terzo posto un canto friulano Jacumina ( di Enea Pelizzotti) e menzione speciale ad un’altra canzone friulana Ne dediche al Cjant d’amor magistralmente intepretata da Cristina Virco.

Nell'”angolo” gradese spazio anche ai giovani talenti la brillantissima pianista Classica Marta Chiusso (anni 8) i danzerini Elena Marchesan ( anni 9) , Giulia Lugnan ( 10 anni) , Ruggero Castiello ( 11 anni) ,Samuel Pozzetto (11 anni) , finale con il duetto vocale Elena Marcehsan e Luca Pigo
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24 agosto, 2009

Piccola storia dell' Ostricoltura a Grado



A Grado, un primo allevamento razionale delle ostriche fu tentato tra il 1862
ed il 1863 da Riccardo d’Erco.
In seguito a delle ricerche e grazie ai finanziamenti concessi dall’i.r. Governo e dalla Camera di Commercio di Trieste, D’Erco fondò in località Barena Campagnola, uno stabilimento sul modello di quelli francesi di Regneville, chiudendolo tutt’attorno con un argine di due metri.
Lo stabilimento occupava una superficie di sei iugeri, cioè di circa 15.000 metri quadrati: due chiaviche davano acqua ad un canale principale, dal quale partivano dei canali secondari al servizio di 57 bacini chiamati “claires”, della profondità di circa 60 centimetri.

Come collettori D’Erco usò delle tavelle bagnate di calce mista sabbia, disposte a gradinata.
Il sodalizio ottenne il divieto di dragaggio nella laguna, a tutela della pesca in generale, e che fosse sorvegliato l’asporto di sabbia dai banchi antistanti l'allevamento, affinché non si danneggiassero gli argini di difesa.

Per disposizione delle autorità governative venne, inoltre, proibita ai pescatori gradesi la raccolta delle ostriche.
L’unico neo era costituito dal dazio sulla corda vegetale, necessaria per gli impianti e importata dall’Italia Meridionale: la cifra ammontava infatti a quasi il doppio del prezzo di costo dell’articolo!

La Società Austriaca di Pesca e Piscicoltura fece collocare 5000 tegole spalma-
te di calce per la raccolta di piccole ostriche che, in seguito, sarebbero state distribuite a svariati ostricoltori per l’allevamento. Circa undici mesi dopo la posa si passò alla raccolta. Erano attecchite ben 82.000 ostrichine che con cura furono staccate, con apposite tenaglie in acciaio temperato, da sei volonterose donne.
Queste riuscivano a raschiare in un giorno circa 650 tegole con un prodotto
approssimativo di 8000 pezzi.
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22 agosto, 2009

Salviamo il Trampolino in mare aperto di Grado (GO)

Bello e toccante, video con magone pieno di ricordi giovanili.
Bravo Francesco Stefanon.
Mi ridai speranza, sei la conferma che un sacco di gente ama Grado e si propone per dare una mano a difendere quello che è un bene collettivo.
Sono con te anche se le considerazioni da fare sul futuro del trampolino non promettono niente di buono (soldi, tombamento naturale del fondale, sicurezza), buttiamo il cuore oltre l'ostacolo e affrontiamolo insieme.


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20 agosto, 2009

La scomparsa delle vongole (peverasse)



Dopo aver ottenuto dal Demanio la concessione in esclusiva delle aree di pesca di tutti i molluschi lamellibranchi, compresa la battigia destinata alla riproduzione? i pescatori del Cogemo (Consorzio Gestione molluschi) si lamentano che le vongole sono scomparse e prima di loro le capelunghe, a tal punto che sono intenzionati a chiedere lo stato di calamità naturale.

Ma come, "chi è colpa del suo mal pianga se stesso", hanno ottenuto ordinanze di divieto di pesca a mano per i cittadini con un sopruso bello e buono visto che la battigia è comunque da considerare un bene collettivo, ora a fronte di risultati di gestione ambientale catastrofici (senza nessuno da colpevolizzare al posto loro) danno la colpa al tempo?

Guardarsi allo specchio e riflettere potrebbe far bene, un sistema di pesca invasivo, distruttivo come quello praticato dai pescatori del Consorzio -il turbosoffiante -non supportato da tempi di riposo ambientale seri (siamo sull'ordine di anni) non da dubbi sul risultato che prima o poi si otterrà, la completa sterilizzazione dell'ambiente marino, che per quanto generoso, non può essere massacrato ogni santo giorno senza conseguenze.

Ora usano l'arma finale: piangono e chiedono aiuto!

Appendete per un pò i ferri al chiodo!
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19 agosto, 2009

Tango della ronda

Evoluzione della specie:

La Lega è levantina, ha il celodurismo molle, il manganello doroteo,e la durezza di chi non vuol mollare e mollezza di chi vuol durare.


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18 agosto, 2009

Pensiero in solitudine





La diga deserta, solo a caminà.


Pensiero introspettivo.
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17 agosto, 2009

Il Festival della Canzone dialettale del FVG.



Venerdì 21 agosto 2009, alle ore 21, verrà proposta la sesta Edizione del “Festival della Canzone del Friuli Venezia Giulia – Premio Città di Grado” presso il “Teatro Parco delle Rose” di Grado.
Più di settanta artisti si alterneranno sul palcoscenico per dar vita all'importante evento musicale che ha lo scopo di dare l'opportunità al turista ospite di apprezzare e conoscere meglio la grande ricchezza di musicalità popolare e la varietà di tipologie musicali e idiomi presenti nella nostra Regione.

Le canzoni prime classificate nell'ultima edizione dei più importanti Festival regionali (Festival del Canto Friulano, Festival della Canzone Gradese, Cantafestival de la Bisiacaria, Festival della Canzone Triestina), si contenderanno il “Premio Città di Grado 2009” per la migliore canzone dialettale del F.V.G.

Durante il Festival è previsto, per dare un giusto spazio alle espressioni delle varie peculiarità culturali, artistiche e storiche di Grado, l'inserimento di un breve programma legato alla Città lagunare; verrà eseguita per la prima volta e in esclusiva per il Festival il brano “L'Isola del Sole” canzone vincitrice del Festival Internazionale di Grado del 1958.

Nell'”angolo” gradese verrà anche dato spazio ad alcuni giovanissimi talenti (musica e ballo) che sicuramente faranno intuire al pubblico la particolare verve artistica dei gradesi, presente già in tenerissima età.

L'INGRESSO E' GRATUITO

QUESTE LE CANZONI IN GARA ( IN ORDINE DI APPARIZIONE):

NE DEDICHE AL CJANT D'AMOR
(di Ilva Valusso) canta Cristina Virco
'NA CANTADA IN COMPAGNIA (di Nicola Grigolon) cantano: Niky Grigolon e Carlo Marzaroli
SOTO EL SVENTOLAR DE LA BIANCARIA (di Livio Greco e Gaetana Rossi Giorgi) canta: Francesca Marchi
CANTO PER TI (di Norina Dussi Weiss) cantano: Manuela e Michela
MI PLASARES TORNA' (di David Bensa e Mauro Vidoni) canta: David Bensa
I ME A' ASSUNTO IN SPIAGIA (di Aldo Tognon) cantano: Gabriele Bottin e Gianluca Pastoricchio
MACHINE (di Giuliano Gon e Livio Glavich) canta. Roberto Bertogna
NO PARTIR (di Maria Grazia Detoni Campanella) cantano. Four Friends Quartet
IACUMINA (di Enea Pellizzotti) canta: Enea Pellizzotti
IN QUII ULTIMI MUMINTI ( di Sebastiano Corbatto e Gian Nicola Corbatto) canta: Seba Corbatto
RONCHI DANCE (di Roberto Bonini) cantano: Diletta Pettorossi e Marta Donnini
NO VOLEVO LA VINJETA (di Riccardo Valente e Davide Chersicla) cantano: I Sardoni Barcolani Vivi
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