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15 febbraio, 2009

Manlio Cortellazzo


Una notizia triste per gli appassionati della cultura dialettale, è morto il più insigne dei dialettologi , storico del dialetto veneto, emerito studioso della lingua e della cultura popolare e grande amico di Grado e del suo dialetto. La terra gli sia lieve.

È morto a novant’anni il professore padovano Manlio Cortelazzo, insigne glottologo che per almeno cinquant’anni si è occupato in modo del tutto particolare, con passione e interesse, del dialetto gradese, promovendo interviste linguistiche con i nostri vecchi e dando alle stampa opere ormai fondamentali per la conoscenza della parlata di Grado. Non una parola di grata commemorazione in consiglio comunale, non una corona ufficiale del comune al suo funerale, stante che nemmeno la cronaca locale ne parla. Questa, vorrei dire, non è la vera Grado, quella della Comunità gradese che non dimentica le personalità da cui ebbe del bene. Spero che questo silenzio delle autorità e uffici che per funzione e mandato sono tenuti a conoscere e a tenersi informati almeno sulle cose piú importanti della cultura gradese, possa essere di monito per l’avvenire. E vogliano in qualche modo rimediare a questa grave e ingiustificabile dimenticanza.

Augusto C. Marocco,
Presidente di Grado Nostra

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14 febbraio, 2009

S. Valentino






Festa degli innamorati, un interessante tag clouds per un messaggio personalizzato alla propria metà.

Io faccio gli auguri generalizzati a tutte le donne - amorose -.
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12 febbraio, 2009

Stagioni e Casoneri a Grado


Tempo fa, e non troppo, a Grado c'era una netta distinzione tra cittadini residenti in paese e cittadini residenti in Laguna al punto che i comportamenti erano diversi.

La vita dei cazoneri è sempre stata strettamente connessa alla vita ed ai tempi del pesce a cui era legata la loro sopravvivenza ed in parte a quella della selvaggina.
Si trattava di una vita condotta per la maggior parte all'interno della famiglia, i contatti con il mondo esterno erano assai limitati e soltanto le grandi occasioni religiose, o faccende personali, richiamavano i pescatori di laguna a Grado.

Per questi ultimi le nostre stagioni avevano un'importanza relativa tant'è che l'anno era diviso in sei stagioni:
Quaresima, Stagione dopo Pasqua, Stagione delle Orele, Stagione dell'Estate, Stagione di S. Michele, Stagione d'Inverno.
La Stagione delle Orele è il periodo di stasi della pesca con le reti, per consentire la crescita del novellame, che cade tra la fine di maggio ed i primi di luglio, in tale periodo si pesca solo con le mani;
la Stagione di S. Michele (il santo viene ricordato il 29 settembre) è invece caratterizzata da frequenti perturbazioni che rendono faticosa la pesca.

I pescatori di laguna avevano dunque un profondo rispetto per la natura che scandiva il tempo della loro vita, ma erano anche osservanti della religione per cui non mancavano mai, i più importanti appuntamenti della vita della Chiesa, mentre potevano trascurare altre feste profane.

Chi invece viveva a Grado o vi si assentava per breve tempo, per es. i sabionanti o i pescatori di mare, senza spostamenti familiari, aveva modo di frequentare tutta la comunità e di mantenere vive tradizioni minori sia religiose che profane e bonariamente apostrofava i "paluanti" con il nomignolo di "americani de palù".

Vi lascio immaginare le baruffe (per cui andavamo famosi) in quei giorni che il paese si ritrovava con tutte le sue componenti e vecchi odi sopiti trovavano sfogo.

"scagni e carieghe solteva per aria
e me credevo che fossa alegria
e in compagnia soltevo anche me"

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11 febbraio, 2009

Al Balon nei ani '30


Il passare degli anni lo si può misurare in vari modi, uno dei tanti è vedere i cambiamenti delle formazioni di calcio e quindi, dopo"i canpiuni de piassa de i ani '50",ecco quelli degli anni '30 capitanati da Mariucci Dovier, che da poco ci ha lasciato.

Grazie a Bruno (Modole) Scaramuzza per la foto.
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09 febbraio, 2009

Pirati - Gli Uscocchi


Qualche volta andando a Duino si sente parlare della baia degli uscocchi, pirati - siamo alla fine del 1500 - che attaccavano preferibilmente le navi ma non disdegnavano attacchi a piccoli centri poco difesi come Grado (tutta una mitologia è nata attorno a queste scorrerie sanguinose) e tutta la costiera triestina.

Ma vediamo la loro origine:

Scendendo a sud di Fiume, lungo Ia montuosa e tormentata costa orientale del Quarnero,
si incontra, dopo una trentina di miglia, la cittadina di Segna (Senj in croato).
un antico e pittoresco borgo, le cui case in pietra si addensano intorno al porto al fondo di una piccola insenatura.
Gli uscocchi (dal serbocroato uskok = profugo, fuggiasco, plurale uskoci) erano popolazioni cristiane provenienti dalla Bosnia e in fuga dall'avanzata turca, che avevano raggiunto la costa a Clissa (nei pressi di Spalato).
Quando nel 1537 i Turchi presero Clissa, gli uscocchi si insediarono su invito dell'Austria a Segna, da dove su incitazione degli stessi austriaci insidiarono con azioni piratesche le rotte marittime della Repubblica di Venezia nonché i Turchi in una guerra senza quartiere che durò 80 anni.
Per la loro ostilità al dominio dei turchi, gli Uscocchi avevano anche la benedizione della Chiesa i cui sacerdoti approvavano le sanguinose imprese, stando a un documento antico citato nel libro «con le processioni, con le croci et con l'aspersione dell'acqua benedetta».
Contando pure i mercenari e i cosiddetti casalini, cioè i cittadini atti alle armi, il numero raggiunge appena duemila uomini i presidi dei forti annessi.
Dapprima impegnati in scorrerie sui territori di terraferma già impoveriti dalle frequenti incursioni dei Turchi, gli Uscocchi sono costretti in seguito a rivolgersi quasi esclusivamente al mare che promette prede più ricche e più facili.
Le acque del litorale – «pieno di scogli, di isolette, di porti », per cui «in tutte le età» è stato «nido di Corsari» – si presta infatti mirabilmente alle imprese piratesche dei Segnani.
Gli Uscocchi, sotto la guida dei voivoda, prendono il mare su velocissime imbarcazioni, correndo sotto costa e riuscendo facilmente a sfuggire agli inseguitori nei bassifondi della costa accidentata.
In caso di pericolo di flotte troppo potenti affondavano le loro barche sui bassi fondali rendendole invisibili.
Gli Uscocchi, la loro epopea si protrasse per oltre 80 anni, erano discedenti di montanari dell' Erzegovina, discendenti di quei Dalmati rivoltosi e bellicosi che, fuggendo davanti ai Turchi, si rifugiarono dapprima nella fortezza di Klis e dopo la caduta di quella fortezza nelle mani turche 1537, si transferirono nella loro maggioranza a Segna e nei suoi dintorni.
Da Segna operando organizzati, compivano sanguinose scorrerie contro i Turchi e i Veneziani infliggendoli enormi perdite.
Coraggiosi e fieri, combattenti senza paura sulle loro agili imbarcazioni leggere minacciavano il domino della Repubblica di Venezia nell'Adriatico.
A causa delle continue aggressioni uscocche contro le navi veneziane nell'Adriatico gli uscocchi divennero oggetto di trattative internazionali, finchè la loro sorte venne decisa dalla Pace di Madrid del 1617.
In base agli accordi madrileni , gli uscocchi furono cacciati da Segna e dispersi, furono costretti a lasciare il mare, le loro imbarcazioni furono bruciate, nella città di Segna giunse una guarnigione militare tedesca.
Verso il 1624 l'epopea uscocca ebbe termine.

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07 febbraio, 2009

Sentenza sull' Uso Civico


Il Commissario Liquidatore degli Usi Civici dott. Sammartano, ha sentenziato su di una causa promossa da un'Associazione di Marano Lagunare contro il diritto/dovere della regolamentazione degli Usi Civici del Comune di Marano in materia di pesca in laguna quale titolare in toto di quanto connesso all'esercizio di tali diritti.

Il Commissario dottor Sammartano, dopo una lunga e complessa trattazione, ha respinto la domanda ritenendola infondata; dichiarando altresì inammissibile l’intervento “della Associazione Comunità de Maran, per difetto della capacità processuale”.
Ha riconosciuto invece a favore del Comune tutti i diritti in tema di uso civico e regolamentazione dello stesso.
Una conclusione questa certamente positiva per l’amministrazione comunale maranese che vede contraddistinto di legittimità il suo operato e che pone le basi per portare avanti le sue azioni future.

Ovviamente la sentenza, pur non riguardando Grado direttamente, crea letteratura giuridica e quindi ha chiarito una volta per tutte che l'unico titolare degli usi civici è il Comune che è autorizzato alla loro regolamentazione specie nel territorio lagunare
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05 febbraio, 2009

Il Nuovo Parco Termale



Belli i tempi in cui l’andare alle terme era considerato un passatempo riservato a miserabili pensionati afflitti dai reumatismi.

Oggi tutto è cambiato: le terme sono di gran moda e si chiamano SPA, non ci si va a curare il mal di schiena ma per raggiungere la - primordiale bellezza dell’armonia psicofisica attraverso un sano lavacro sensoriale-.
-Cosa cazzo significa?-
Per farla breve: vai alle terme e ne esci come nuovo.
Integro e ripulito, purificato e pronto per affrontare ancora il lordume della vita moderna, proverbialmente foriera di malanni, stress e ansie di varia natura.

Non sono più pubbliche le Terme ma delle SPA, quasi sempre, sorgono all’interno di un albergo, e gli avventori possono aggirarsi per i corridoi in accappatoio e ciabatte, con in testa la cuffia colorata.
Chiunque, in qualsiasi altro hotel dell’universo, si vergognerebbe a esibirsi abbigliato a quel modo. Qui, invece, tutto ciò è lecito. Anzi, ad essere malvisti sono i clienti in borghese.

Così mascherati, immergiamoci nella magia del benessere totalizzante.
Si comincia con la piscina termale, la grande vasca d’acqua calda salsobromoiodica:
Inspirate a piene narici i vapori che dicono essere di mare.
Notate che gli altri umanoidi, seminudi come voi, affollano sgomitanti solo alcune zone della piscina: scomode nicchie dalle cui pareti fuoriescono le bollicine idromassaggio o enormi rubinetti che gli rovesciano addosso un rilassante getto violento d’acqua a 45 gradi: mettetevi in coda per goderne i benefici.

Terminata l’abluzione, si passa al bagno turco. Un viaggio di rigenerazione corporea e mentale nella vera tradizione turca. Ovvero: calura atroce e finte decorazioni orientali alle pareti. Si tratta di uno stanzone sigillato ad elevatissima temperatura, un caldo umido che vi farà sudare come fontane.

Usciti da questo clima tropicale, correte a tuffarvi nel frigidarium, la piscina di acqua gelida.
Il vostro corpo a questo punto pensa “ma che cazzo succede oggi?”, e un po’ ha ragione: in effetti, nelle situazioni normali, di solito gli umani rifuggono l’improvviso contrasto caldo-freddo - fa venire la bronchite, diceva la mamma-.
Tuttavia qui, per motivi misteriosi, il brusco cambiamento pare sia portatore di immenso benessere..

Ora, completiamo il circuito e barrichiamoci nella sauna. E’ difficile descrivere il piacere della sauna: un po’ come stare chiusi in macchina a mezzogiorno di ferragosto coi finestrini chiusi e senza aria condizionata, però i sedili sono di legno. Ci si passa una mezz’ora - non di più, altrimenti si rischia di svenire - conversando con sconosciuti piacevolmente dimentichi del clima torrido. Non toccate le simpatiche pietruzze raccolte nel secchio di fronte a voi: sono roventi, si rischia di rimanerci attaccati.

Poi, la doccia musico-cromo-aromatica. Un vero portento. Tipo la doccia di casa vostra, però con certe lucine colorate, il cd del Buddha Bar in sottofondo e in più l’acqua, che ha un vago sapore di rosmarino.

A tutto ciò si possono aggiungere speciali trattamenti globali: ad esempio, il massaggio (con alghe putrefatte, pietre o bastoni, a voi la scelta); la ceretta integrale a secco; l’esfoliazione a base di sostanze quali il guano, le meduse vive e l’argilla marocchina infuocata, in una mistica estasi purificante di relax alternato al dolore.

Finito? Ma no!. Con cortese fermezza, gli infermieri vi obbligheranno a ripetere daccapo il percorso. Suvvia, lasciatevi coccolare. Più e più volte, sino al raggiungimento della pace mentale e fisica.

Ecco questo è tutto, ovviamente a pagamento.
Qui a Grado per essere onesti, con questo ci giochiamo il futuro, quindi partecipate, partecipate...
Tocchiamo le parti, ormai libere da lordure, e speriamo ben.
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04 febbraio, 2009

Trieste e Lorenzo Pilat

Una raccolta d'immagini bellissima su Trieste sottolineata dalla voce di Lorenzo Pilat.

Fa vibrare.


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03 febbraio, 2009

Concorso Fotografico - Val Cavanata


La Riserva naturale regionale Valle Cavanata a Grado organizza la prima edizione del concorso fotografico online “Valle Cavanata”.
Il concorso è completamente gratuito, aperto a tutti, senza distinzione tra dilettanti e professionisti.
Il tema della prima edizione è “Valle Cavanata, la riserva a Fossalon di Grado: collezione autunno-inverno”.
Il termine ultimo per la presentazione delle opere è il 22 marzo 2009.
Per partecipare bisogna spedire via mail a diego@vallecavanata.it le foto con le quali si desidera partecipare, in formato compatibile con l’utilizzo nel web, assieme al modulo di partecipazione debitamente compilato.
Ogni autore può partecipare con al più tre immagini fotografiche.
Una pagina del sito verrà dedicata al concorso e aggiornata settimanalmente pubblicando le foto ricevute.
Le prime cinque fotografie classificate saranno esposte nel Centro visite della riserva, con il nome dell’autore ed il titolo in calce.
Per informazioni contattare la Riserva, tel. 0431 88272 - www.vallecavanata.it - info.educazionecavanata@gmail.com-.
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01 febbraio, 2009

Giovanni Marchesan "Stiata"




Giovanni Marchesan
dei Stiata, narratore, censore di costumi, poeta "graisan" é forse l'ultimo rappresentante di un mondo che va al tramonto o forse ritirato, nascosto per resistere alla massificazione, alla globalizzazione di valori, ideali, idee. .

Questa raccolta :
- Tanto per dì gargossa... in Alegria...-
nasce dall'amicizia e dall' interesse che Giovanni ha provato per le nuove tecnologie di comunicazione.

Parlando con lui davanti a un bicchiere di vino l'ho convinto che si poteva pubblicare un libro per un pubblico potenziale enorme a costi zero.

Questa è la sua sfida ai nuovi orizzonti - un mondo antico mostrato con tecniche moderne-, una riflessione in velocità, senza contraddizione ma a braccetto.
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