Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

18 settembre, 2018

Riformattare la memoria



La Poesia moderna si adatta a tutto, anche alla nostra nuova condizione di full immersion con il nostro computer, e,  poichè la  memoria rievoca il vissuto, è precisa, esatta, implacabile, ma non produce niente di nuovo: è questo il suo limite, va rinnovata e per un attimo, per darti tregua da ricordi di vita molesti, pensi che sia meglio cancellare i dati, riformattarsi insomma:

L’immaginazione, invece, non può evocare niente, perché non può ricordare, ed è questo il suo limite: ma in compenso produce il nuovo, un qualcosa che prima non c’era, che non c’è mai stato.

E allora:

Memoria libera

Aahgh!!!  é la RAM fiapa.
anche al disco ze lento
al video, staca,
me devo riformatà, lo sento.

No!  no posso fane a meno,
cò i veci dati   no i gira i mie programi.
Incuo, però, me he stancao e,
in un momento,
he cancelao duto in un lampo.

Ah, 'desso sì. memoria libera!
fresca, imacolata
'Desso sì, stago megio, via duto quel che gera!

Megio 'desso che t'he cancelagia!

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16 settembre, 2018

In Laguna sull' imbrunire




Nulla di più struggente della Laguna settembrina. 

Laguna 

...Tu dovaravi veghe la laguna 
in una sera setembrina 
sensa vento..... 

la vita se ferma 
per fà posto ai sò coluri. 

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13 settembre, 2018

...e la barca va


E' stata presentata domenica pomeriggio l' ultima fatica di Giovanni Marchesan " Stiata".
E La Barca Va..

Giovanni "Stiata" è poeta, commediografo, narratore di sottile ironia che sfora sul sociale centrato sul suo e nostro piccolo mondo gradese.
Rappresenta la punta di lancia dell' attività culturale della Associazione "La Bavisela" orientata tutta all' insegna della gratuità generosa e disinteressata e rivolta ai bambini, agli anziani e alle persone altruiste.
La gioia del donare qualche cosa di se al prossimo senza chiedere nulla in cambio accomuna i due fratelli Marchesan "Stiata" Maria e Giovanni.
perchè se Giovanni è la voce narrante, Maria è il motore inesauribile quale quello del motore del padre Bortolo Marchesan "Crosso" protagonista delle storie narrate nel libretto.

Bartolomeo Marchesan "Crosso" paron de barca, sabionante, motorista, con il suo trabacolo "Marino" detto familiarmente "Al Bacolo" causa l' affumicatura nerastra  presente sul fasciame di bordo, perennemente "infumegao de nafta e ogio del motor" era uno di quegli uomini impavidi, grandi marinai che "col bailon" caricavano sabbia dalle foci dell' Isonzo per rivenderla a Trieste, tanto da poter dire che Trieste ze stagia fata col sabion graisan.

Il libretto evoca sfondi storici gradesi:
Il mar Grando, Al Palù, la Ciesa al Savial La Strada Mosconi il forno de la Pastora, La fabrica del giasso, la fabrica de le sardele al Maselo e al Sotoreparo (rifugio contro i bombardamenti).

Giovanni usando la figura emblematica del padre ci fa fare un tuffo nel passato usando, in dialetto, un linguaggio ironico misto a profondo affetto, descrivendo gli sforzi del capofamiglia per assicurare il sostentamento alla propria famiglia in tempi durissimi.

UN libro da leggere con attenzione e conservare.


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11 settembre, 2018

NInna-Nanna Lagunare


La foto del bimbo dormiente è un mio fotomontaggio di più fotografie

I canti popolari sono i fiori del dialetto, segnano i sentimenti che vengono tramandati oralmente e vivono per lo più nella memoria famigliare.
Le canzoni "graisane" sono figlie di quella memoria collettiva, con un carattere intimistico, domestico.
Nascono dalle esperienze in mare, in Laguna, tra alghe e reti, riproducono, anche con ingenuità, quadri deliziosi di scene di pesca, di uomini laboriosi dediti alla propria famiglia che provano piacere per il loro lavoro.

Le ninna-nanne sono i boccioli di questi fiori, ve ne propongo una dei primi '900:

Ninna nanna

Dormi bel  figio
che tò pare pesca
e, zozo in mar,
cò  l’ ingegno e  l’ esca
el  pensa al  tò  magnà

Dormi, bel figio
che to pare pesca,
zozo in palù,
e  i  pissi  magna  l’ esca
nome  per  tu.


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08 settembre, 2018

La goletta Colombo


E' ritornata a Grado. 
La Goletta "Colombo" vanto della tradizione scolastica gradese, dopo tante vicissitudini che l' hanno portata dal completo abbandono in banchina, all' affondamento, al trasferimento a Monfalcone alla fine, come un figliol prodigo, è ritornata a casa sua - Grado - affidata alle cure dell' Ausonia i cui soci anziani sono gli stessi allievi che ha contribuito a formare professionalmente.

La  storia della Colombo nasce con la scuola statale di avviamento di tipo marinaro a Grado nell'anno 1928.
La durata dei corsi era annuale sino al 1938, poi divenne biennale.

All'arrivo dell'uomo che darà la svolta all'Istituto - il Prof Giorgio Buda Dancevich - nel 1948 venne trasformata in Scuola Secondaria di Avviamento professionale con corsi triennali di tipo marinaro con annessa Scuola di Avviamento industriale femminile.

Nel 1948, a conferma del ruolo fondamentale che hanno sempre avuto le donne a Grado, la Direttrice della scuola era la Prof. Francesca Oss-Pinter. (in foto al varo della Colombo nel 1957)



La Professoressa fu la vera fautrice e sostenitrice della scuola. 

Quello che il Professor Buda Dancevich portò a Grado da Lussino è stata la mentalità marittima d'altura per formare comandanti e ufficiali che a Grado, pur con uomini abituati al mare, mancava perchè si trattava pur sempre di un esperienza ad un mare limitato sino al massimo alle coste istriane.

Nel 1961 iniziarono le lezioni della prima classe della Scuola per Radiotelegrafisti di bordo e nell' ottobre 1965 furono formate le prime classi del corso per meccanico navale e per Padrone Marittimo.




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06 settembre, 2018

I nostri scrittori


Stasera all' Auditorium "Biagio Marin" alle  21, rassegna di 12 scrittori gradesi commentati in musica e presentati dall' Associazione Culturale "Musica Viva" nell' ambito della manifestazione:

Musica a 4 Stelle 2018


Un  importante appuntamento con le opere di scrittori gradesi presso l'Auditoriom; 
sentirete, letti da Maria Francesca Arcidiacono e Mario Milosa accompagnati al violoncello da Antonio Galligioni e al pianoforte MariaRosa Pozzi l'appassionato lavoro di.
Mauro Marchesan, Aldo Tognon, Monica Maran, Riccardo Pigo, Alessio Gratton, Enio "Pasta"Lugnan, Marilisa Visentin e Federica Lauto,Teti (Stefano Dovier), Giovanni Marchesan Stiata, Damiano Marchesan, Giovanni Marchesan Magnamili, 
Sarà un bel momento per Grado.
Partecipate l' ingresso è gratuito.


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04 settembre, 2018

Pesca in Scatola


Un decennio fa per comprare il pesce il massimo era farsi un giro sul molo del mercato ittico (vale per tutta la penisola) e fidarsi della pluriennale esperienza del pescatore per comprare e farsi consigliare il modo migliore di cucinare il prodotto acquistato.

Poi d'un colpo, scoperto da solerti operatori televisivi, il pescatore ha dismesso gli abiti comodi, gli stivali d' ordinanza e  si è vestito di un completo blu con bottoni d'oro e, a bordo di un veliero(?) comodissimo per pescare  attorniato da un a banda di ragazzini saltellanti come equipaggio e propone sempre sorridente - non gli capita mai una giornata storta -, ad un pubblico televisivo sempre più frettoloso e convinto che mangiar bene sia sempre una questione di prezzo e non di altri valori, un prodotto precotto e preconfezionato.

Il risultato è una diseducazione culturale, un' analfabetismo culinario che straccia un pacco di valori sul valore del cosa, dove, come e quando mangiare.

Un Paese il nostro di cultura contadina e peschereccia da sempre, con 7500 km di coste dove ci siamo inventati di tutto, ridotto a pesci bistecca, bastoncini surgelati e tonno in scatola.

Una malinconia struggente.

Per favore  frequentate le banchine dei porti e porticcioli, le pescherie, parlate con i pescatori e gli operatori del mare (non sono solo folklore ma alle volte sono grandi personaggi), comprate prodotti che non sono mai di scarto, come suggerito dalla pubblicità battente, ma buoni e di grande valore nutritivo, datevi una mano, insomma, a salvarvi dall' appannamento peloso ed interessato voluto dalla pubblicità.


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01 settembre, 2018

Street Art Gradese-Latina

Gli arcivescovi aquileiesi diventati patriarchi a Grado – eredi di conoscenze importanti d’arte ed edilizia – costruirono due bellissime chiese  che raccontano quanto importante fu il “castrum gradense”, fortificato nel V-VI secolo per far fronte agli attacchi degli invasori barbarici.
Creando, nel contempo, un tessuto urbano punteggiato di frammenti di iscrizioni latine, di  resti scultorei, di case medioevali – di cui ben s’intravvedono gli stadi edilizi successivi.
Rovistando tra le cronache gradensi ho trovato tracce di racconti che narrano di Ecclesiastici piuttosto giocherelloni che non disdegnavano le cure terrene come bagni e massaggi e frequentazioni femminili. (Thermae antelitteram)
Negli scavi recenti di Campo Patriarca Elia in Grado, pare sia emersa  traccia di un' immagine che qualche nostro antenato versato per la pittura e arrabbiato contro i Potenti del tempo aveva pensato bene di dipingere fuori del palazzo Patriarcale.
Antica forma di protesta in Street Art.
Dall' iscrizione si capisce bene : 
Fili de le pute traite
Ora sono obbligato a comunicare che non è detto che sia vero, ma è solo un sentito dire o dedotto da letture non sempre veritiere del tempo.  Prendetelo con le molle e ricordate che:  Una mezza verità è una bugia intera.
Perchè gente che sparlava dei potenti di turno a Grado esisteva anche al tempo che fu.
Sapevatelo!


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30 agosto, 2018

Le prime industrie di Grado


  
Alla fine dell'Ottocento Grado, che con il Congresso di Vienna era entrata a far parte dell'Impero asburgico che ne assunse formale possesso nel 1816, esce dall'isolamento e dalla precarietà e si avvia ad un rapido sviluppo economico e ad un ruolo turistico che garantirà il rilancio dell'isola.
La  popolazione era formata per lo più da pescatori analfabeti che passavano gran parte della giornata in mare e nelle osterie:
"Paiono inselvatichiti dall'isolamento che li toglie da ogni contatto civile", scriveva il Caprin (triestino) in quegli anni. 

(i foresti za quela volta i ciacoleva mal de noltri)

 Grado, ormai parte dell' Impero Austriaco, era frequentata da un pubblico di turisti formato da personaggi di buona levatura intellettuale e imprenditori abituati a vedere le opportunità là dove di presentavano. 
Per capire, un' Isola magica con il turismoin nuce" ma lanciato verso futuri radiosi, manodopera a bassissimo costo e affamata, aree a disposizione gratuitamente, una pesca ancora artigianale ma di buon valore che impegnava gran parte degli uomini ma con scarse possibilità commerciali, va da sè, al di là del turismo, che la prima industria nata fu un conservificio per la produzione di sarde e alici sotto sale.

Cominciò nel 1880 un boemo Karl Warhanek,  installò la sua fabbrica  sulle rovine del Forte Eugenio, seguì rapidamente un industriale di Isola d'Istria, Giovanni Degrassi con uno stabilimento sulla riva ovest del Porto e successivamente nacque la fabrica dei fransisi sul lato est. 
Queste industrie danno un buon impulso alla vita dell'isola garantendo lavoro alle giovani donne e stabilità ai prezzi del pescato.

Accanto a questi stabilimenti nel 1904 nacque la Fabrica del Giasso che serviva sia la pesca che gli alberghi con ristorante.
La si può ancora vedere "in pisso al porto".

Grado entrava finalmente nel mondo nuovo e si apriva a nuove strade, diverse dalla pesca e dal cason. 
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27 agosto, 2018

Angeli di Anfora Vecia


Ieri ricorreva un triste anniversario: la scomparsa di un amico - Filiberto Bellucci, nel ricordarlo voglio accomunarlo nel ricordo di due altri cari amici scomparsi prematuramente - Piero Vadori "Peverin" e Piero Tognon "Ciodo".
La loro storia di "mamuli de Gravo" è legata ad un comune denominatore l' Isola di Anfora.
Amata e frequentata da tutti e tre. 
Adesso  sono diventati gli "Angeli de Anfora".

La morte di qualcuno non chiude del tutto le cose che ti legano, in specie se con loro i fatti intrecciati della vita in comune che avevamo in quest' Isola ristretta che è Grado ripartivano ad ogni incontro fluidi, pungenti, irridenti, mai veramente cominciati per questo mai finiti.

Scopriamo, inevitabilmente, che non abbiamo detto tutto quello che avevamo da dirgli. 

Ci sono sempre cose in sospeso, non importa se piccole o grandi, e le  rimandiamo ad uno di quei tanti domani che esistono si, ma, e non ce ne rendiamo conto, in numero finito. 

Chi muore si porta via tutto questo, chi muore interrompe una conversazione. 

Ed è difficile, dopo, farne a meno. 

Quante parole ci sono rimaste  in bocca, le cose che volevamo capire, le cose che non siamo riusciti a far capire di noi, le risposte che non abbiamo ancora trovato.


"E' meglio dirsi addio quando si arriva, sarà meno doloroso farlo quando ci si dovrà lasciare"

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