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29 novembre, 2023

globalizzazione


 Globalizzazione fa rima con spersonalizzazione.


Milioni di volti anonimi, il nostro mondo così moderno mi sembra solcato da sterminate masse che si muovono in tutte le direzioni, ma è una molteplicità indefinibile e indefinita.

In tanti uffici e fabbriche si attaccano sulla giacca la targhetta col nome per ricordarsi e ricordarci che sono delle persone.


Nel nostro strano mondo, per i pesci succede giusto il contrario, si personalizzano sempre di più.


Tu vai in una qualsiasi pescheria in tutta Italia ogni pesce ha la targhetta e si presenta, orata pescata in zona ittica Fao 37.1, branzino pescato in Istria B7, sgombri e sardelle di Grado, Mediterraneo- Italia.


Avanti di questo passo in un tripudio di personalizzazioni sempre più mirate (per la salute pubblica e la garanzia della filiera di pesca) fra qualche anno sul piatto ci ritroveremo la coda di rospo Sebastiano e la vongola Maria, allora voglio vedere chi avrà il coraggio di aprire la bocca e masticare.Globalizzazione fa rima con spersonalizzazione.


Milioni di volti anonimi, il nostro mondo così moderno mi sembra solcato da sterminate masse che si muovono in tutte le direzioni, ma è una molteplicità indefinibile e indefinita.

In tanti uffici e fabbriche si attaccano sulla giacca la targhetta col nome per ricordarsi e ricordarci che sono delle persone.


Nel nostro strano mondo, per i pesci succede giusto il contrario, si personalizzano sempre di più.


Tu vai in una qualsiasi pescheria in tutta Italia ogni pesce ha la targhetta e si presenta, orata pescata in zona ittica Fao 37.1, branzino pescato in Istria B7, sgombri e sardelle di Grado, Mediterraneo- Italia.


Avanti di questo passo in un tripudio di personalizzazioni sempre più mirate (per la salute pubblica e la garanzia della filiera di pesca) fra qualche anno sul piatto ci ritroveremo la coda di rospo Sebastiano e la vongola Maria, allora voglio vedere chi avrà il coraggio di aprire la bocca e masticare.Globalizzazione fa rima con spersonalizzazione.


Milioni di volti anonimi, il nostro mondo così moderno mi sembra solcato da sterminate masse che si muovono in tutte le direzioni, ma è una molteplicità indefinibile e indefinita.

In tanti uffici e fabbriche si attaccano sulla giacca la targhetta col nome per ricordarsi e ricordarci che sono delle persone.


Nel nostro strano mondo, per i pesci succede giusto il contrario, si personalizzano sempre di più.


Tu vai in una qualsiasi pescheria in tutta Italia ogni pesce ha la targhetta e si presenta, orata pescata in zona ittica Fao 37.1, branzino pescato in Istria B7, sgombri e sardelle di Grado, Mediterraneo- Italia.


Avanti di questo passo in un tripudio di personalizzazioni sempre più mirate (per la salute pubblica e la garanzia della filiera di pesca) fra qualche anno sul piatto ci ritroveremo la coda di rospo Sebastiano e la vongola Maria, allora voglio vedere chi avrà il coraggio di aprire la bocca e masticare.


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28 novembre, 2023

IL SOTTOMARINO U-20


 Grado durante la 1 Guerra Mondiale fu teatro di molte battaglie, una di queste nel 1918 fu uno scontro tra sottomarini, l'Uboot 20 austriaco e l' F-12 italiano.


L'Uboot ebbe la peggio e affondò.


Molti anni dopo, nei primi '60, un peschereccio impigliò le reti sul relitto e per recuperarle trasse a riva dei resti di un'unità da guerra.


Incaricata dell' esplorazione e dell'eventuale recupero fu la Ditta specializzata in recuperi subacquei Sebastiano Zuberti-Mimi Sponza.


La notizia che assieme al relitto furono rinvenute le salme di 18 marinai austriaci, recuperate dai due coraggiosi subacquei, fece il giro d'Europa e per diverso tempo a Grado i riflettori della stampa austriaca e tedesca rimasero accesi.


Nel 1962 le salme furono restituite ai loro familiari al confine Italo-Austriaco e poterono tornare in patria a riposare.


Domenico Sponza (Mimi) fu insignito della Croce d'Argento austriaca.


Mimi Sponza uomo coraggioso, subacqueo e esperto in esplosivi si adoperò per bonificare Grado da tutti i bunker costruiti durante le guerre oltre al recupero di di navi e due fortezze volanti americane.

Messosi a riposo aprì un bar accanto al Mercato Ittico e lì si potevano sentire le sue storie e vedere quello che gli era rimasto dal recupero dell' UBoot-20 un timone e un orologio marino ancora funzionante dopo 50 anni sott'acqua.

Grado durante la 1 Guerra Mondiale fu teatro di molte battaglie, una di queste nel 1918 fu uno scontro tra sottomarini, l'Uboot 20 austriaco e l' F-12 italiano.


L'Uboot ebbe la peggio e affondò.


Molti anni dopo, nei primi '60, un peschereccio impigliò le reti sul relitto e per recuperarle trasse a riva dei resti di un'unità da guerra.


Incaricata dell' esplorazione e dell'eventuale recupero fu la Ditta specializzata in recuperi subacquei Sebastiano Zuberti-Mimi Sponza.


La notizia che assieme al relitto furono rinvenute le salme di 18 marinai austriaci, recuperate dai due coraggiosi subacquei, fece il giro d'Europa e per diverso tempo a Grado i riflettori della stampa austriaca e tedesca rimasero accesi.


Nel 1962 le salme furono restituite ai loro familiari al confine Italo-Austriaco e poterono tornare in patria a riposare.


Domenico Sponza (Mimi) fu insignito della Croce d'Argento austriaca.


Mimi Sponza uomo coraggioso, subacqueo e esperto in esplosivi si adoperò per bonificare Grado da tutti i bunker costruiti durante le guerre oltre al recupero di di navi e due fortezze volanti americane.

Messosi a riposo aprì un bar accanto al Mercato Ittico e lì si potevano sentire le sue storie e vedere quello che gli era rimasto dal recupero dell' UBoot-20 un timone e un orologio marino ancora funzionante dopo 50 anni sott'acqua.Grado durante la 1 Guerra Mondiale fu teatro di molte battaglie, una di queste nel 1918 fu uno scontro tra sottomarini, l'Uboot 20 austriaco e l' F-12 italiano.


L'Uboot ebbe la peggio e affondò.


Molti anni dopo, nei primi '60, un peschereccio impigliò le reti sul relitto e per recuperarle trasse a riva dei resti di un'unità da guerra.


Incaricata dell' esplorazione e dell'eventuale recupero fu la Ditta specializzata in recuperi subacquei Sebastiano Zuberti-Mimi Sponza.


La notizia che assieme al relitto furono rinvenute le salme di 18 marinai austriaci, recuperate dai due coraggiosi subacquei, fece il giro d'Europa e per diverso tempo a Grado i riflettori della stampa austriaca e tedesca rimasero accesi.


Nel 1962 le salme furono restituite ai loro familiari al confine Italo-Austriaco e poterono tornare in patria a riposare.


Domenico Sponza (Mimi) fu insignito della Croce d'Argento austriaca.


Mimi Sponza uomo coraggioso, subacqueo e esperto in esplosivi si adoperò per bonificare Grado da tutti i bunker costruiti durante le guerre oltre al recupero di di navi e due fortezze volanti americane.

Messosi a riposo aprì un bar accanto al Mercato Ittico e lì si potevano sentire le sue storie e vedere quello che gli era rimasto dal recupero dell' UBoot-20 un timone e un orologio marino ancora funzionante dopo 50 anni sott'acqua.

Grado durante la 1 Guerra Mondiale fu teatro di molte battaglie, una di queste nel 1918 fu uno scontro tra sottomarini, l'Uboot 20 austriaco e l' F-12 italiano.


L'Uboot ebbe la peggio e affondò.


Molti anni dopo, nei primi '60, un peschereccio impigliò le reti sul relitto e per recuperarle trasse a riva dei resti di un'unità da guerra.


Incaricata dell' esplorazione e dell'eventuale recupero fu la Ditta specializzata in recuperi subacquei Sebastiano Zuberti-Mimi Sponza.


La notizia che assieme al relitto furono rinvenute le salme di 18 marinai austriaci, recuperate dai due coraggiosi subacquei, fece il giro d'Europa e per diverso tempo a Grado i riflettori della stampa austriaca e tedesca rimasero accesi.


Nel 1962 le salme furono restituite ai loro familiari al confine Italo-Austriaco e poterono tornare in patria a riposare.


Domenico Sponza (Mimi) fu insignito della Croce d'Argento austriaca.


Mimi Sponza uomo coraggioso, subacqueo e esperto in esplosivi si adoperò per bonificare Grado da tutti i bunker costruiti durante le guerre oltre al recupero di di navi e due fortezze volanti americane.

Messosi a riposo aprì un bar accanto al Mercato Ittico e lì si potevano sentire le sue storie e vedere quello che gli era rimasto dal recupero dell' UBoot-20 un timone e un orologio marino ancora funzionante dopo 50 anni sott'acqua.Grado durante la 1 Guerra Mondiale fu teatro di molte battaglie, una di queste nel 1918 fu uno scontro tra sottomarini, l'Uboot 20 austriaco e l' F-12 italiano.


L'Uboot ebbe la peggio e affondò.


Molti anni dopo, nei primi '60, un peschereccio impigliò le reti sul relitto e per recuperarle trasse a riva dei resti di un'unità da guerra.


Incaricata dell' esplorazione e dell'eventuale recupero fu la Ditta specializzata in recuperi subacquei Sebastiano Zuberti-Mimi Sponza.


La notizia che assieme al relitto furono rinvenute le salme di 18 marinai austriaci, recuperate dai due coraggiosi subacquei, fece il giro d'Europa e per diverso tempo a Grado i riflettori della stampa austriaca e tedesca rimasero accesi.


Nel 1962 le salme furono restituite ai loro familiari al confine Italo-Austriaco e poterono tornare in patria a riposare.


Domenico Sponza (Mimi) fu insignito della Croce d'Argento austriaca.


Mimi Sponza uomo coraggioso, subacqueo e esperto in esplosivi si adoperò per bonificare Grado da tutti i bunker costruiti durante le guerre oltre al recupero di di navi e due fortezze volanti americane.

Messosi a riposo aprì un bar accanto al Mercato Ittico e lì si potevano sentire le sue storie e vedere quello che gli era rimasto dal recupero dell' UBoot-20 un timone e un orologio marino ancora funzionante dopo 50 anni sott'acqua.

Grado durante la 1 Guerra Mondiale fu teatro di molte battaglie, una di queste nel 1918 fu uno scontro tra sottomarini, l'Uboot 20 austriaco e l' F-12 italiano.


L'Uboot ebbe la peggio e affondò.


Molti anni dopo, nei primi '60, un peschereccio impigliò le reti sul relitto e per recuperarle trasse a riva dei resti di un'unità da guerra.


Incaricata dell' esplorazione e dell'eventuale recupero fu la Ditta specializzata in recuperi subacquei Sebastiano Zuberti-Mimi Sponza.


La notizia che assieme al relitto furono rinvenute le salme di 18 marinai austriaci, recuperate dai due coraggiosi subacquei, fece il giro d'Europa e per diverso tempo a Grado i riflettori della stampa austriaca e tedesca rimasero accesi.


Nel 1962 le salme furono restituite ai loro familiari al confine Italo-Austriaco e poterono tornare in patria a riposare.


Domenico Sponza (Mimi) fu insignito della Croce d'Argento austriaca.


Mimi Sponza uomo coraggioso, subacqueo e esperto in esplosivi si adoperò per bonificare Grado da tutti i bunker costruiti durante le guerre oltre al recupero di di navi e due fortezze volanti americane.

Messosi a riposo aprì un bar accanto al Mercato Ittico e lì si potevano sentire le sue storie e vedere quello che gli era rimasto dal recupero dell' UBoot-20 un timone e un orologio marino ancora funzionante dopo 50 anni sott'acqua.


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ALEGHE


 Vi capiterà in questi giorni di calura di andare al mare o in laguna, vi troverete davanti a organismi vegetali importanti e diffusissimi come le Alghe, vediamo di conoscerle alla graisana:


Le alghe sono semplici organismi vegetali di origine antichissima. 


Il loro habitat è costituito dalle acque di mari, fiumi e laghi, a condizione che siano sufficientemente esposte alla luce solare: nelle cellule delle alghe avviene la fotosintesi che, utilizzando la clorofilla, permette la produzione di molecole organiche a partire dall’anidride carbonica con liberazione di ossigeno. 


In realtà, nel loro insieme, le alghe sono le maggiori produttrici di ossigeno del pianeta.



L' utilità di una per tutte:


La presenza di Posidonia (in foto), una vera e propria pianta marina, negli ecosistemi costieri  è importantissima  tanto da essere specie localmente protetta.

Difatti la Posidonia grazie alle proprie foglie libera in media 14 litri di ossigeno al giorno per ogni mq. di prateria, produce ed esporta biomassa sia negli ecosistemi limitrofi sia in profondità creando fonti di nutrimento e fornisce un riparo per molte specie marine, a partire dai piccoli organismi che vivono attaccati alle sue foglie fino alle specie ittiche più comuni tra pesci e molluschi e grazie alle sue radici ha la capacità di fissare e compattare i fondali impedendo l’asporto dei depositi sabbiosi.


Liquidata la parte didattica della presentazione è bene sapere che i pescatori gradesi dividevano e indicavano le alghe non con la denominazione scientifica ma a seconda dell'impatto ambientale e al loro aspetto.

Vediamo allora:


"al baro" l'alga comune, quella scivolosa delle pietre della scogliera, l'origine del termine gradese sembra abbia una derivazione gallica -"barros"- che significava erba;

"la felpa" l'alga simile a stoppa di color rossiccio che molte volte tappa le reti e rende difficile la pesca e richiede un duro lavoro a terra per la pulizia delle reti;

"la pavarina" alghe corte ramificate che coprivano per lo più il territorio lagunare, creando rifugio per il pesce più piccolo e garantiva l'inizio della catena alimentare dei pesci in Palù;

"al gramagio" fondale di alga corta;

"la molera" alga lunga ondeggiante sul fondale da qui il termine, da molle;

"al raso" indica una superficie marina dove emergono con la bassa marea schiene di molere compatte tanto da sembrare un prato;

"al bimbano" le famose e brutte mucillaggini che in condizioni di particolare caldo sorgono dal mare creando uno strato gelatinoso sulla superficie.

"la volaiga" termine gradese antico che indica genericamente l'alga.  Vi capiterà in questi giorni di calura di andare al mare o in laguna, vi troverete davanti a organismi vegetali importanti e diffusissimi come le Alghe, vediamo di conoscerle alla graisana:


Le alghe sono semplici organismi vegetali di origine antichissima. 


Il loro habitat è costituito dalle acque di mari, fiumi e laghi, a condizione che siano sufficientemente esposte alla luce solare: nelle cellule delle alghe avviene la fotosintesi che, utilizzando la clorofilla, permette la produzione di molecole organiche a partire dall’anidride carbonica con liberazione di ossigeno. 


In realtà, nel loro insieme, le alghe sono le maggiori produttrici di ossigeno del pianeta.



L' utilità di una per tutte:


La presenza di Posidonia (in foto), una vera e propria pianta marina, negli ecosistemi costieri  è importantissima  tanto da essere specie localmente protetta.

Difatti la Posidonia grazie alle proprie foglie libera in media 14 litri di ossigeno al giorno per ogni mq. di prateria, produce ed esporta biomassa sia negli ecosistemi limitrofi sia in profondità creando fonti di nutrimento e fornisce un riparo per molte specie marine, a partire dai piccoli organismi che vivono attaccati alle sue foglie fino alle specie ittiche più comuni tra pesci e molluschi e grazie alle sue radici ha la capacità di fissare e compattare i fondali impedendo l’asporto dei depositi sabbiosi.


Liquidata la parte didattica della presentazione è bene sapere che i pescatori gradesi dividevano e indicavano le alghe non con la denominazione scientifica ma a seconda dell'impatto ambientale e al loro aspetto.

Vediamo allora:


"al baro" l'alga comune, quella scivolosa delle pietre della scogliera, l'origine del termine gradese sembra abbia una derivazione gallica -"barros"- che significava erba;

"la felpa" l'alga simile a stoppa di color rossiccio che molte volte tappa le reti e rende difficile la pesca e richiede un duro lavoro a terra per la pulizia delle reti;

"la pavarina" alghe corte ramificate che coprivano per lo più il territorio lagunare, creando rifugio per il pesce più piccolo e garantiva l'inizio della catena alimentare dei pesci in Palù;

"al gramagio" fondale di alga corta;

"la molera" alga lunga ondeggiante sul fondale da qui il termine, da molle;

"al raso" indica una superficie marina dove emergono con la bassa marea schiene di molere compatte tanto da sembrare un prato;

"al bimbano" le famose e brutte mucillaggini che in condizioni di particolare caldo sorgono dal mare creando uno strato gelatinoso sulla superficie.

"la volaiga" termine gradese antico che indica genericamente l'alga.  


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27 novembre, 2023

i longobardi


 La storia è opinione comune che si presti ai ricorsi storici, quasi fosse circolare l' andamento della storia dell' umanità, a proposito di migrazioni  la nostra regione è stata sempre terra dì frontiera e zona di passaggio dal Nordest dell'Europa di popoli nomadi o seminomadi alla ricerca di conquiste e di benessere; questa particolare posizione geografica l'ha esposta a più riprese alle scorrerie e alle razzie degli stranieri invasori, accanto però a queste invasioni patite dal nostro immediato entroterra, la nostra storia regionale annovera una lunga serie di attacchi da parte dei patriarchi di Aquileia, contro la città di Grado, in seguito alle vicende che avevano portato allo sdoppiamento delle sedi e dei titoli patriarcali. 


Questa “nemesi” storica, che porta la fiorente città romana prima ad essere invasa e poi, a sua volta, ad aggredire, ha contrassegnato buona parte della storia medievale di Grado.


Ma non furono solo gli Aquileiesi ad effettuare queste incursioni: già nel VI secolo l'esarca di Ravenna Smaragdo aveva saccheggiato Grado, facendo prigioniero il patriarca scismatico Severo, di origine appunto ravennate; allo stesso modo nell'VIII il Duca longobardo Lupo la invase con la sua cavalleria per il noto argine che congiungeva l'isola con il continente e ritornò alla sua terra con un ricco bottino


I più gravi saccheggi furono operati dal patriarca di Aquileia Wolfang Von Treffen detto Popone(o Poppone) nel 1023 . 


Così racconta il primo attacco G. Gregori, riferendolo al 1026: "Tra tutte l'ostilità e saccheggi ch'ebbe a soffrire quest'infelice nostra patria non fu certamente la più barbara ed inumana quanto questa del sacrilego profanator ed irreligioso prelato Aquileiese Popone ... che profanò chiese, atterrò altari, violar fece le sacre vergini, uccise i sacerdoti, disseppellì l'ossa persino dei morti, rubò e spogliò ogni chiesa e abitazione…”. 

La decadenza del patriarcato gradese è attribuita agli effetti delle invasioni di Popone.


Afferma il Gregori: "Dopo questo barbaro saccheggio [quello del 1044] non potè questa nostra infelice città risorgere, e quantunque l'innata pietà e religione di questa nostra cristianissima Repubblica abbia in parte ristorato i danni di questa divota popolazione..., e da questo tempo principia la decadenza di questa città, e della patriarcale sede..."


Ai violenti attacchi militari poponiani seguì quello di Ulrico II Von Treffen detto Voldarico nel 1162, quando Grado fu liberata dall'arrivo della flotta veneziana, i cui soldati arrestarono il patriarca invasore e lo portarono a Venezia perché espiasse la sua colpa, che alla fine pagò con il tributo simbolico e umiliante del giovedì grasso.


L' ultima vacanza a Grado da parte di un patriarca di Aquileja avvenne nel 1379 (guerra di Chioggia), un passaggio per andare a conquistare Trieste.

Il benefattore si nomava Marquardo di Randeck e la sua arma viene tuttora usata il 6 gennaio per la celebrazione della messa dello spadone a Cividale.

In seguito non si hanno notizie di invasioni degli Aquileiesi: le rivalità politiche e religiose tra le due città ebbero fine, e con esse le invasioni e i saccheggi, ma ormai il patriarcato gradese era destinato irreversibilmente al tramonto. 


Per tornare all' attualità, in maniera eufemistica, diciamo che è da parecchio che c'è gente incazzata con noi Gradesi. 

La storia è opinione comune che si presti ai ricorsi storici, quasi fosse circolare l' andamento della storia dell' umanità, a proposito di migrazioni  la nostra regione è stata sempre terra dì frontiera e zona di passaggio dal Nordest dell'Europa di popoli nomadi o seminomadi alla ricerca di conquiste e di benessere; questa particolare posizione geografica l'ha esposta a più riprese alle scorrerie e alle razzie degli stranieri invasori, accanto però a queste invasioni patite dal nostro immediato entroterra, la nostra storia regionale annovera una lunga serie di attacchi da parte dei patriarchi di Aquileia, contro la città di Grado, in seguito alle vicende che avevano portato allo sdoppiamento delle sedi e dei titoli patriarcali. 


Questa “nemesi” storica, che porta la fiorente città romana prima ad essere invasa e poi, a sua volta, ad aggredire, ha contrassegnato buona parte della storia medievale di Grado.


Ma non furono solo gli Aquileiesi ad effettuare queste incursioni: già nel VI secolo l'esarca di Ravenna Smaragdo aveva saccheggiato Grado, facendo prigioniero il patriarca scismatico Severo, di origine appunto ravennate; allo stesso modo nell'VIII il Duca longobardo Lupo la invase con la sua cavalleria per il noto argine che congiungeva l'isola con il continente e ritornò alla sua terra con un ricco bottino


I più gravi saccheggi furono operati dal patriarca di Aquileia Wolfang Von Treffen detto Popone(o Poppone) nel 1023 . 


Così racconta il primo attacco G. Gregori, riferendolo al 1026: "Tra tutte l'ostilità e saccheggi ch'ebbe a soffrire quest'infelice nostra patria non fu certamente la più barbara ed inumana quanto questa del sacrilego profanator ed irreligioso prelato Aquileiese Popone ... che profanò chiese, atterrò altari, violar fece le sacre vergini, uccise i sacerdoti, disseppellì l'ossa persino dei morti, rubò e spogliò ogni chiesa e abitazione…”. 

La decadenza del patriarcato gradese è attribuita agli effetti delle invasioni di Popone.


Afferma il Gregori: "Dopo questo barbaro saccheggio [quello del 1044] non potè questa nostra infelice città risorgere, e quantunque l'innata pietà e religione di questa nostra cristianissima Repubblica abbia in parte ristorato i danni di questa divota popolazione..., e da questo tempo principia la decadenza di questa città, e della patriarcale sede..."


Ai violenti attacchi militari poponiani seguì quello di Ulrico II Von Treffen detto Voldarico nel 1162, quando Grado fu liberata dall'arrivo della flotta veneziana, i cui soldati arrestarono il patriarca invasore e lo portarono a Venezia perché espiasse la sua colpa, che alla fine pagò con il tributo simbolico e umiliante del giovedì grasso.


L' ultima vacanza a Grado da parte di un patriarca di Aquileja avvenne nel 1379 (guerra di Chioggia), un passaggio per andare a conquistare Trieste.

Il benefattore si nomava Marquardo di Randeck e la sua arma viene tuttora usata il 6 gennaio per la celebrazione della messa dello spadone a Cividale.

In seguito non si hanno notizie di invasioni degli Aquileiesi: le rivalità politiche e religiose tra le due città ebbero fine, e con esse le invasioni e i saccheggi, ma ormai il patriarcato gradese era destinato irreversibilmente al tramonto. 


Per tornare all' attualità, in maniera eufemistica, diciamo che è da parecchio che c'è gente incazzata con noi Gradesi. La storia è opinione comune che si presti ai ricorsi storici, quasi fosse circolare l' andamento della storia dell' umanità, a proposito di migrazioni  la nostra regione è stata sempre terra dì frontiera e zona di passaggio dal Nordest dell'Europa di popoli nomadi o seminomadi alla ricerca di conquiste e di benessere; questa particolare posizione geografica l'ha esposta a più riprese alle scorrerie e alle razzie degli stranieri invasori, accanto però a queste invasioni patite dal nostro immediato entroterra, la nostra storia regionale annovera una lunga serie di attacchi da parte dei patriarchi di Aquileia, contro la città di Grado, in seguito alle vicende che avevano portato allo sdoppiamento delle sedi e dei titoli patriarcali. 


Questa “nemesi” storica, che porta la fiorente città romana prima ad essere invasa e poi, a sua volta, ad aggredire, ha contrassegnato buona parte della storia medievale di Grado.


Ma non furono solo gli Aquileiesi ad effettuare queste incursioni: già nel VI secolo l'esarca di Ravenna Smaragdo aveva saccheggiato Grado, facendo prigioniero il patriarca scismatico Severo, di origine appunto ravennate; allo stesso modo nell'VIII il Duca longobardo Lupo la invase con la sua cavalleria per il noto argine che congiungeva l'isola con il continente e ritornò alla sua terra con un ricco bottino


I più gravi saccheggi furono operati dal patriarca di Aquileia Wolfang Von Treffen detto Popone(o Poppone) nel 1023 . 


Così racconta il primo attacco G. Gregori, riferendolo al 1026: "Tra tutte l'ostilità e saccheggi ch'ebbe a soffrire quest'infelice nostra patria non fu certamente la più barbara ed inumana quanto questa del sacrilego profanator ed irreligioso prelato Aquileiese Popone ... che profanò chiese, atterrò altari, violar fece le sacre vergini, uccise i sacerdoti, disseppellì l'ossa persino dei morti, rubò e spogliò ogni chiesa e abitazione…”. 

La decadenza del patriarcato gradese è attribuita agli effetti delle invasioni di Popone.


Afferma il Gregori: "Dopo questo barbaro saccheggio [quello del 1044] non potè questa nostra infelice città risorgere, e quantunque l'innata pietà e religione di questa nostra cristianissima Repubblica abbia in parte ristorato i danni di questa divota popolazione..., e da questo tempo principia la decadenza di questa città, e della patriarcale sede..."


Ai violenti attacchi militari poponiani seguì quello di Ulrico II Von Treffen detto Voldarico nel 1162, quando Grado fu liberata dall'arrivo della flotta veneziana, i cui soldati arrestarono il patriarca invasore e lo portarono a Venezia perché espiasse la sua colpa, che alla fine pagò con il tributo simbolico e umiliante del giovedì grasso.


L' ultima vacanza a Grado da parte di un patriarca di Aquileja avvenne nel 1379 (guerra di Chioggia), un passaggio per andare a conquistare Trieste.

Il benefattore si nomava Marquardo di Randeck e la sua arma viene tuttora usata il 6 gennaio per la celebrazione della messa dello spadone a Cividale.

In seguito non si hanno notizie di invasioni degli Aquileiesi: le rivalità politiche e religiose tra le due città ebbero fine, e con esse le invasioni e i saccheggi, ma ormai il patriarcato gradese era destinato irreversibilmente al tramonto. 


Per tornare all' attualità, in maniera eufemistica, diciamo che è da parecchio che c'è gente incazzata con noi Gradesi. 

La storia è opinione comune che si presti ai ricorsi storici, quasi fosse circolare l' andamento della storia dell' umanità, a proposito di migrazioni  la nostra regione è stata sempre terra dì frontiera e zona di passaggio dal Nordest dell'Europa di popoli nomadi o seminomadi alla ricerca di conquiste e di benessere; questa particolare posizione geografica l'ha esposta a più riprese alle scorrerie e alle razzie degli stranieri invasori, accanto però a queste invasioni patite dal nostro immediato entroterra, la nostra storia regionale annovera una lunga serie di attacchi da parte dei patriarchi di Aquileia, contro la città di Grado, in seguito alle vicende che avevano portato allo sdoppiamento delle sedi e dei titoli patriarcali. 


Questa “nemesi” storica, che porta la fiorente città romana prima ad essere invasa e poi, a sua volta, ad aggredire, ha contrassegnato buona parte della storia medievale di Grado.


Ma non furono solo gli Aquileiesi ad effettuare queste incursioni: già nel VI secolo l'esarca di Ravenna Smaragdo aveva saccheggiato Grado, facendo prigioniero il patriarca scismatico Severo, di origine appunto ravennate; allo stesso modo nell'VIII il Duca longobardo Lupo la invase con la sua cavalleria per il noto argine che congiungeva l'isola con il continente e ritornò alla sua terra con un ricco bottino


I più gravi saccheggi furono operati dal patriarca di Aquileia Wolfang Von Treffen detto Popone(o Poppone) nel 1023 . 


Così racconta il primo attacco G. Gregori, riferendolo al 1026: "Tra tutte l'ostilità e saccheggi ch'ebbe a soffrire quest'infelice nostra patria non fu certamente la più barbara ed inumana quanto questa del sacrilego profanator ed irreligioso prelato Aquileiese Popone ... che profanò chiese, atterrò altari, violar fece le sacre vergini, uccise i sacerdoti, disseppellì l'ossa persino dei morti, rubò e spogliò ogni chiesa e abitazione…”. 

La decadenza del patriarcato gradese è attribuita agli effetti delle invasioni di Popone.


Afferma il Gregori: "Dopo questo barbaro saccheggio [quello del 1044] non potè questa nostra infelice città risorgere, e quantunque l'innata pietà e religione di questa nostra cristianissima Repubblica abbia in parte ristorato i danni di questa divota popolazione..., e da questo tempo principia la decadenza di questa città, e della patriarcale sede..."


Ai violenti attacchi militari poponiani seguì quello di Ulrico II Von Treffen detto Voldarico nel 1162, quando Grado fu liberata dall'arrivo della flotta veneziana, i cui soldati arrestarono il patriarca invasore e lo portarono a Venezia perché espiasse la sua colpa, che alla fine pagò con il tributo simbolico e umiliante del giovedì grasso.


L' ultima vacanza a Grado da parte di un patriarca di Aquileja avvenne nel 1379 (guerra di Chioggia), un passaggio per andare a conquistare Trieste.

Il benefattore si nomava Marquardo di Randeck e la sua arma viene tuttora usata il 6 gennaio per la celebrazione della messa dello spadone a Cividale.

In seguito non si hanno notizie di invasioni degli Aquileiesi: le rivalità politiche e religiose tra le due città ebbero fine, e con esse le invasioni e i saccheggi, ma ormai il patriarcato gradese era destinato irreversibilmente al tramonto. 


Per tornare all' attualità, in maniera eufemistica, diciamo che è da parecchio che c'è gente incazzata con noi Gradesi. La storia è opinione comune che si presti ai ricorsi storici, quasi fosse circolare l' andamento della storia dell' umanità, a proposito di migrazioni  la nostra regione è stata sempre terra dì frontiera e zona di passaggio dal Nordest dell'Europa di popoli nomadi o seminomadi alla ricerca di conquiste e di benessere; questa particolare posizione geografica l'ha esposta a più riprese alle scorrerie e alle razzie degli stranieri invasori, accanto però a queste invasioni patite dal nostro immediato entroterra, la nostra storia regionale annovera una lunga serie di attacchi da parte dei patriarchi di Aquileia, contro la città di Grado, in seguito alle vicende che avevano portato allo sdoppiamento delle sedi e dei titoli patriarcali. 


Questa “nemesi” storica, che porta la fiorente città romana prima ad essere invasa e poi, a sua volta, ad aggredire, ha contrassegnato buona parte della storia medievale di Grado.


Ma non furono solo gli Aquileiesi ad effettuare queste incursioni: già nel VI secolo l'esarca di Ravenna Smaragdo aveva saccheggiato Grado, facendo prigioniero il patriarca scismatico Severo, di origine appunto ravennate; allo stesso modo nell'VIII il Duca longobardo Lupo la invase con la sua cavalleria per il noto argine che congiungeva l'isola con il continente e ritornò alla sua terra con un ricco bottino


I più gravi saccheggi furono operati dal patriarca di Aquileia Wolfang Von Treffen detto Popone(o Poppone) nel 1023 . 


Così racconta il primo attacco G. Gregori, riferendolo al 1026: "Tra tutte l'ostilità e saccheggi ch'ebbe a soffrire quest'infelice nostra patria non fu certamente la più barbara ed inumana quanto questa del sacrilego profanator ed irreligioso prelato Aquileiese Popone ... che profanò chiese, atterrò altari, violar fece le sacre vergini, uccise i sacerdoti, disseppellì l'ossa persino dei morti, rubò e spogliò ogni chiesa e abitazione…”. 

La decadenza del patriarcato gradese è attribuita agli effetti delle invasioni di Popone.


Afferma il Gregori: "Dopo questo barbaro saccheggio [quello del 1044] non potè questa nostra infelice città risorgere, e quantunque l'innata pietà e religione di questa nostra cristianissima Repubblica abbia in parte ristorato i danni di questa divota popolazione..., e da questo tempo principia la decadenza di questa città, e della patriarcale sede..."


Ai violenti attacchi militari poponiani seguì quello di Ulrico II Von Treffen detto Voldarico nel 1162, quando Grado fu liberata dall'arrivo della flotta veneziana, i cui soldati arrestarono il patriarca invasore e lo portarono a Venezia perché espiasse la sua colpa, che alla fine pagò con il tributo simbolico e umiliante del giovedì grasso.


L' ultima vacanza a Grado da parte di un patriarca di Aquileja avvenne nel 1379 (guerra di Chioggia), un passaggio per andare a conquistare Trieste.

Il benefattore si nomava Marquardo di Randeck e la sua arma viene tuttora usata il 6 gennaio per la celebrazione della messa dello spadone a Cividale.

In seguito non si hanno notizie di invasioni degli Aquileiesi: le rivalità politiche e religiose tra le due città ebbero fine, e con esse le invasioni e i saccheggi, ma ormai il patriarcato gradese era destinato irreversibilmente al tramonto. 


Per tornare all' attualità, in maniera eufemistica, diciamo che è da parecchio che c'è gente incazzata con noi Gradesi. 

La storia è opinione comune che si presti ai ricorsi storici, quasi fosse circolare l' andamento della storia dell' umanità, a proposito di migrazioni  la nostra regione è stata sempre terra dì frontiera e zona di passaggio dal Nordest dell'Europa di popoli nomadi o seminomadi alla ricerca di conquiste e di benessere; questa particolare posizione geografica l'ha esposta a più riprese alle scorrerie e alle razzie degli stranieri invasori, accanto però a queste invasioni patite dal nostro immediato entroterra, la nostra storia regionale annovera una lunga serie di attacchi da parte dei patriarchi di Aquileia, contro la città di Grado, in seguito alle vicende che avevano portato allo sdoppiamento delle sedi e dei titoli patriarcali. 


Questa “nemesi” storica, che porta la fiorente città romana prima ad essere invasa e poi, a sua volta, ad aggredire, ha contrassegnato buona parte della storia medievale di Grado.


Ma non furono solo gli Aquileiesi ad effettuare queste incursioni: già nel VI secolo l'esarca di Ravenna Smaragdo aveva saccheggiato Grado, facendo prigioniero il patriarca scismatico Severo, di origine appunto ravennate; allo stesso modo nell'VIII il Duca longobardo Lupo la invase con la sua cavalleria per il noto argine che congiungeva l'isola con il continente e ritornò alla sua terra con un ricco bottino


I più gravi saccheggi furono operati dal patriarca di Aquileia Wolfang Von Treffen detto Popone(o Poppone) nel 1023 . 


Così racconta il primo attacco G. Gregori, riferendolo al 1026: "Tra tutte l'ostilità e saccheggi ch'ebbe a soffrire quest'infelice nostra patria non fu certamente la più barbara ed inumana quanto questa del sacrilego profanator ed irreligioso prelato Aquileiese Popone ... che profanò chiese, atterrò altari, violar fece le sacre vergini, uccise i sacerdoti, disseppellì l'ossa persino dei morti, rubò e spogliò ogni chiesa e abitazione…”. 

La decadenza del patriarcato gradese è attribuita agli effetti delle invasioni di Popone.


Afferma il Gregori: "Dopo questo barbaro saccheggio [quello del 1044] non potè questa nostra infelice città risorgere, e quantunque l'innata pietà e religione di questa nostra cristianissima Repubblica abbia in parte ristorato i danni di questa divota popolazione..., e da questo tempo principia la decadenza di questa città, e della patriarcale sede..."


Ai violenti attacchi militari poponiani seguì quello di Ulrico II Von Treffen detto Voldarico nel 1162, quando Grado fu liberata dall'arrivo della flotta veneziana, i cui soldati arrestarono il patriarca invasore e lo portarono a Venezia perché espiasse la sua colpa, che alla fine pagò con il tributo simbolico e umiliante del giovedì grasso.


L' ultima vacanza a Grado da parte di un patriarca di Aquileja avvenne nel 1379 (guerra di Chioggia), un passaggio per andare a conquistare Trieste.

Il benefattore si nomava Marquardo di Randeck e la sua arma viene tuttora usata il 6 gennaio per la celebrazione della messa dello spadone a Cividale.

In seguito non si hanno notizie di invasioni degli Aquileiesi: le rivalità politiche e religiose tra le due città ebbero fine, e con esse le invasioni e i saccheggi, ma ormai il patriarcato gradese era destinato irreversibilmente al tramonto. 


Per tornare all' attualità, in maniera eufemistica, diciamo che è da parecchio che c'è gente incazzata con noi Gradesi. 


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