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30 marzo, 2016

Lei non sa chi sono io...


Una piccola riflessione sullo status del fare ed essere politico.

La forma partito è cambiata velocemente in questi anni. 
Gli stilisti hanno deciso per il partito liquido, che può più facilmente essere travasato in un altro, riscaldato, distribuito nei bar, cioè nei luoghi dove si svolge la discussione più importante per il Paese. 

Il progresso tecnologico nella comunicazione istantanea ha sostituito in politica  la sempre meno diffusa circolazione delle idee proponendo la nuova e universale circolazione delle persone e quindi non più cittadini ma followers.

È nata così la 'democrazia rappresentativa che, dopo alcune geniali modifiche, fa sì che tu deleghi un partito che sceglie una coalizione che sceglie un candidato che tu non sai chi è, e che tu deleghi a rappresentarti per cinque anni, e che se lo incontri per la strada ti dice giustamente:


‘ Lei non sa chi sono io!’ ...” .

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29 marzo, 2016

Le Liste



Giusto per non lasciare l' interpretazione dei futuri possibili ad un solo luminare, vi illustro il mio punto di vista all' ingrosso sulla situazione della politica a Grado.

Tramontata a  l' idea di uno o più grandi partiti che raccolgono gli elettori in un' unica lista, fioriscono come "fiuri de tapo" liste elettorali a "più no posso".

Scontati i soliti nomi che usano Grado come incipit:
per, un'altra, domani, incuo, cittadini di,  che amano, che odiano.
Molto più variopinti i nomi che corrono nelle sedi deputate dei partiti in queste occasioni:  i Bar delle Cube:

ve ne cito alcuni, ma tenete conto che siamo solo all'inizio della kermesse e quindi ci saranno aggiornamenti:


Qui che va a sigonda.
Un Nome un programma.
Vago e Vegno
Barba Riveme

Il Programma presentato rigorosamente -segue buffet -comprende cose come:


Ci curiamo dei mali del mondo - passeme quel spriss per piasser - la laguna, i fanghi il lavoro giovanile ciò coso, no sta a magnate duti i tramezini prima che ebbio finio de ciacolàle case a tutti a prezzi accessibili, parcheggi dovunque, il turismo, la raccolta differenziata, la pescama comò te vevo dito de portà i sacchi de le scovasse- , 


Ci fosse qualcuno più aggiornato può aggiungere quello che sa nei commenti e ricordate che la felicità non è un dono, è una lotta. 
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28 marzo, 2016

S. Marco- Pasquetta a Belvedere

"Anche 'l sol voleva riposasse
e 'na bela taca l'ha ociao
gera giusto 'l posto per fermasse
e fero sora Gravo l'ha ghitao". G.Trombai


Pineta S.Marco, un pezzo di territorio gradese, una pineta rada di pini marittimi e pini neri, inserito come un cuneo nel territorio aquileiese, una chiesetta del settecento bellissima, poggiata su una collina che nasconde, sotto le dune lagunari che la fronteggiano, la costa friulana prima delle bonifiche.

Un luogo magico, ora poco frequentato dai graisani, ma un tempo e in special modo a Pasquetta era tutto un correre, coperte per terra, bambini urlanti, giochi con il pallone e "marende".

La strada per arrivarci è diventata difficile e percorribile solo in bicicletta, così piano piano tutto cade nel dimenticatoio, ma S.Marco è là, dietro Villanova fronte a Grado. 

La tradizione (diciamo che è nata, mi piace pensare in qualche osteria di Grado, per contrastare l'autorità del Vescovo di Roma: tu hai S. Pietro noi S. Marco, pari siamo) ci dice che segna il punto esatto dello sbarco di S.Marco arrivato da Alessandria per evangelizzare l'entroterra.
 

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26 marzo, 2016

Poveri Cristi, buona Resurrezione




Oggi un diluvio di auguri pasquali accompagnati da uova, nastri e colombe di tutte le dimensioni.
 Mi unisco al coro internettiano facendo i miei personali auguri di Buona Pasqua a tutti ma soprattutto ai  Poveri Cristi.
Le radici cristiane tanto invocate da tutti a tutela della nostra tradizione impediscono di vedere in altri il volto di quel (povero) Cristo davanti alle cui immagini piamente ci s'inchina. 

Poveri cristi sono i licenziati cui nessuno bada, derisi con la corona di spine dell'indifferenza e, addirittura, dell'inesistenza; di loro non si parla, anzi, la crisi sarebbe addirittura finita: la loro vita, quindi, non è una croce.

Gente che aspetta gli stipendi da mesi... come se fossero fatti d'aria". 
"Fatti d'aria", un'immagine forte proprio per il suo evocare l'inconsistenza; eppure l'aria è presente, l'aria fluttua, cova, scalcia, strepita, grida. 
L'aria può esplodere e, realmente, distruggere tutto.

Poveri cristi sono i precari della scuola che, giunti stracciati alla soglia dei cinquant'anni, continuano a sperare in un posto fisso.

Poveri cristi sono i giovani e i senza diritti, la nostra società esalta astrattamente la gioventù  ma annichilisce i giovani; spezzandone i sogni, decurtando loro le future pensioni, costringendoli a navigare a vista nel mare fangoso d'una quotidianità avvilente, consci che nulla potrà cambiare, che la parola futuro è loro preclusa.

Povera crista è questa democrazia in agonia.

Poveri cristi sono i milioni di morti per fame, un record negativo mai toccato da settant'anni a questa parte. 


Povere criste per eccellenza sono le donne, una donna non è nemmeno degna di rappresentarlo il Cristo, per la sua stessa natura considerata peccaminosa e imperfetta, ne è esclusa.

A tutti i Poveri Cristi Auguri. Vi Auguro di Risorgere.




La croce del Cristo la si porta o la si aiuta a portare.  
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24 marzo, 2016

Indicatori di Primavera



Il mio indicatore per l'arrivo della primavera sono le meduse della specie Aurelia Aurita che si fanno regolarmente vedere in grandi banchi in Golfo di Trieste quando la temperatura dell'acqua del mare comincia a salire.

Si tratta di meduse comuni nei nostri mari e non urticanti, anche se per dimensioni e numero di presenze possono dare qualche apprensione.

Ma con il graduale aumento della temperatura marina, arriveranno anche altre specie di meduse più fastidiose e irritanti a contatto, del tipo Pelagia Nocticula conosciuta comunemente come medusa luminosa che a volte si presenta in banchi enormi nel Golfo di Trieste  e provoca dolorose irritazioni se sfiorata.

Nelle foto di stamattina un bel "ciapo" di meduse di buon auspicio per l'inizio primavera e l'arrivo del caldo. 
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23 marzo, 2016

Leggerezze Primaverili



Succede alle volte che uno guardandosi allo specchio inorridisca del suo aspetto e gli scappi la fregola di voler dimagrire anche perchè tra un pochetto, con il vestirsi leggero, non nasconderò più nulla.

Che fare? La cura suggerita da un amico è a base di erbe, si insomma cose naturali come le tisane, quelle che fanno bene senza il concime tipico dei ritrovati chimici. 

Le cose naturali mi seducono, intrugli di foglie secche che fino a poco prima non avevo mai sentito nominare mi sembrano all’improvviso indispensabili. 

Come ho fatto a vivere fino a stamattina senza gli opercoli fitoterapici? 
Poco importa il fatto che se le raccogli da te costano zero ma che quando te le confezionano raggiungono rapidamente cifre a doppio zero. 

Uno dunque va lì, in erboristeria, e si riempie la borsa di capsule, pastiglie, unguenti e tisane per una vita integrata. 

Gli integratori più richiesti in assoluto, che sono poi quelli su cui punto io,  sono quelli che sgonfiano, il ventre e non solo
via libera dunque al finocchietto, il carbone, il cardamomo, il timo e il macerato glicerico di ficus carica. 

Vanno assunti la mattina a stomaco vuoto, oppure mezz’ora prima dei pasti o la sera prima di coricarsi. 

Vanno portati in borsa e mai e poi mai vanno dimenticati, pena l’immediata perdita dei benefici. 
Se assunti con l’impegno necessario, tutti questi mefitici ritrovati naturali regalano la pancia piatta. 
Sì, te la regalano. 
Al prezzo simbolico di alcune centinaia di euro per una terapia completa. 

E solo se nel frattempo la smettete con gli insaccati, gli spritz, i fritti misti e se andate a camminare, correre, nuotare almeno 3 volte la settimana. 

Sudando molto. 


Credo che cambierò lo specchio. 
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22 marzo, 2016

La Merini ci amava


Lo saveva anche ela che semo i megio.
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21 marzo, 2016

Primavera



Primavera e c’è il sole.     Ti stupisce sempre Grado, quando c’è il sole. 

Per quella luce che piove dal cielo terso, di un azzurro che pare finto e uscito da un quadro. 

E’ un azzurro che abbiamo solo noi, un cielo che pare fatto d’acqua e nell' acqua si specchi, un cielo che ti fa vedere le montagne come se fossero dietro l’ angolo.

C’è un’aria di primavera e di calore che esce dalle pietre come se fosse voglioso di mostrarsi dopo tutto l’umido invernale.
Noi gradesi usciamo da casa tutti, nei nostri campielli e nelle nostre piazze, per passeggiare  e chiacchierare con gli amici con un bicchiere in mano, che in questo paese  è la cosa che ci riesce meglio.

Quando la primavera bussa, noi rispondiamo. 

Con l’entusiasmo mediterraneo di chi, anche se gente del Nord e quindi lavoro e fatica come pane quotidiano, appena il tempo gira si ricorda di essere lì, affacciata sul mare, e i geni bizantini e levantini si risvegliano tutti assieme, e chiedono di godersi la vita.

E allora via, al tavolino del bar, in piedi, sorseggiando spritz. a parlare e sparlare di noi e del mondo che ci passa accanto ed anche un po’ sopra, ma noi gradesi siamo gente di laguna e come le canne con il vento, ci pieghiamo e lo facciamo passare.



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20 marzo, 2016

50° Festival



Settanta anni di storia, le cansòn de Gravo rappresentano l'epico racconto delle vicende dell'isola, 50 le edizioni del Festival della canzone Gradese.
Ricordare può servire per crescere, per fare tesoro dell’esperienza passata e scegliere, di conseguenza, come organizzare il proprio futuro. 
Una specie di resumè di 70 anni di storia graisana, perchè il Festival nasce nel 1946.
Nel ricordare, non ci focalizziamo sul passato, ma soprattutto sul futuro, da creare consapevolmente grazie a quanto imparato da quel che è successo.

IO, che sono consapevolmente arenato su questo banco di sabbia che è "Casa Mia", voglio ricordare e ringraziare i tanti personaggi "graisani" e non che con il loro lavoro, la loro dedizione hanno conservato le tradizioni portando lustro a Grado.

Il Festival è pur sempre competizione ma non mi sta bene dare giudizi sul bello e sul brutto, una carrellata sugli stati d' animo più profondi, anime che si mettono a nudo rivelando le loro sensibilità, rispettando sempre la traccia, lieve ma ferma, di fondo. 
 Essere Graisani.

Sono stati tutti bravi per professionalità, per passione e dedizione.
Mi sono sentito al solito orgoglioso di questa mia gente e sollevato dal fatto che nonostante tutto ci siamo sempre, come senso del collettivo.
un Festival… per sognare e per far sognare.

Certo, si può sognare per sfuggire alla realtà presente con le sue contraddizioni, indossando le ali della fantasia e della pura immaginazione, ma anche per progettare il proprio futuro, per migliorarsi, per ripensare al proprio percorso umano, per elaborare desideri, aspirazioni, magari rischiando di cadere nell’illusione o addirittura nell’utopia, spesso devastanti.
Insomma viva il Festival e viva i Graisani.

Ha vinto “ Noltri do”  una bella storia d’ amore cantata benissimo da due ragazzi
secondaAl xe furlan” una fantastica storia, un concentrato dell’ essere graisan cantata da delle bambine che rassicurano sul futuro della nostra Isola, e sul carattere graisan.
terza ’N ‘oltra busia” interpretata benissimo dal suo autore Mattia Marchesan

Tutti gli altri, bravi e a pari merito, quarti.



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18 marzo, 2016

Cinzia e la Canzone Graisana



Magari non piace a tutti ma il Festival per noi Graisani è una seconda pelle, si vive, si soffre da protagonisti o da spettatori ma comunque sia: intensamente sempre.

A ridosso del Festival Della Canzone Gradese, un edizione speciale per la commemorazione del 50° anniversario,  ricordare una sola canzone forse non è giusto ma per me è stata una canzone speciale e lo è ancora. 
Luciano Facchinetti "Siego" ha rotto una consuetudine, si può dire che ci ha traghettato nel futuro.
Nella tradizione della canzoni graisane, fatte di amore, buoni sentimenti e tanta malinconia ad un certo punto irrompe con fragore " Cinzia";  un testo ironico e irridente, che denuncia certe devianze popolari e paesane dovute ai rapidi passi avanti della società civile scarsamente supportati da un adeguato sottostrato culturale. 

Cinzia
 è la canzone per eccellenza che ruppe con la tradizione e propose un nuovo modo di raccontare la musica popolare gradese, uno studio della prof Pozzato con una disanima semiotica (vedere link su issu, clicca qui) evidenzia il cammino che la nostra piccola comunità ha compiuto e racconta attraverso le sue canzoni. 

Cinzia


Che fa in testa a sti graisani
che par zente malcontenta,
i rifiuta la polenta
e i favela per ’talian.
Che darìe per ste contrade
co i se sforsa de esse fini,
i ruvina i fantulini
favellando per ’talian.

(rit.) Oh Cinzia, sei matta,
non mangiare la frutta tacolata,
da bravo Ottone
non colegarti di nuovo sul sabbione,
stai buono Moreno, altrimenti
altrimenti ti mazeno.

Babe duto ’l giorno in auto
le trascura la cusina
le consuma la binzina
le favela per ’talian.
Le se incarga de campari,
le favela comò i siuri,
ma i marì fa i muraduri
o i xe a cocia in mezo al mar.

Co scuminsia i primi coldi
i se fita ogni logo
i te vive leto e fogo
e i fa cache in bucalìn.
I se missia coi turisti
i se veste in gabardin,
cu xe nato in Culdemuro
e cu xe nato in Strunsulin.

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17 marzo, 2016

Trivella tua sorella




Il 17 aprile tra il silenzio generale dei media si voterà per il Referendum Trivelle : le ragioni del Sì.
questo il quesito che troveremo in scheda:
Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?
Votate informati

Questione ambientale.
 Le trivellazioni andrebbero fermate per tutelare i nostri mari. I promotori fanno riferimento ai rischi legati alle tecniche di ricerca ed estrazione di idrocarburi (la cosiddetta tecnica airgun), che, secondo loro, possono incidere sulla fauna marina, elevando il livello di stress o provocando danni, al rischio di subsidenza (cioè l'abbassamento della superficie del suolo, causato da fenomeni naturali o indotto dall’attività dell’uomo), ai danni provocati da eventuali incidenti.
 Politica energetica
Il voto, per i promotori, ha un grosso valore simbolico. Un eventuale vittoria del Sì, darebbe un segnale al governo nell’incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili. 
Infine, il referendum ha un obiettivo politico. 
Mira a far sì che il divieto di estrazione entro le 12 miglia marine sia assoluto e ad evitare, qualora non si raggiungesse il quorum o prevalesse il No, che il Parlamento un giorno possa prevedere che si torni a cercare ed estrarre gas e petrolio ovunque, anche all’interno delle 12 miglia. 
Inoltre, in caso di fallimento del referendum, potrebbe esserci il rischio che le compagnie titolari di licenze possano anche raddoppiare le piattaforme legate alle concessioni loro assegnate.

Votate  SI e Che si trivellino le loro sorelle!

fonte: http://www.valigiablu.it/referendum-trivelle/
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16 marzo, 2016

La Scuola a Grado- Istituto Marinaro



La scuola statale di avviamento di tipo marinaro nacque a Grado nell'anno 1928.
La durata dei corsi era annuale sino al 1938, poi divenne biennale.

All'arrivo dell'uomo che darà la svolta all'Istituto, il Prof Giorgio Buda Dancevich, nel 1948, venne trasformata in Scuola Secondaria di Avviamento professionale con corsi triennali di tipo marinaro con annessa Scuola di Avviamento industriale femminile.

Nel 1948, a conferma del ruolo fondamentale che hanno sempre avuto le donne a Grado, la Direttrice della scuola era la Prof. Francesca Oss-Pinter. (in foto al varo della Colombo nel 1957)

La Professoressa fu la vera fautrice della scuola. 

Arrivata subito dopo la prima guerra mondiale da Pergine con tenacia ed abnegazione creò dal nulla la scuola che offriva un corso annuale di orientamento marinaro ai pochi allievi gradesi dell'epoca.

Quello che il Professor Buda Dancevich portò a Grado da Lussino è stata la mentalità marittima d'altura per formare comandanti e ufficiali che a Grado, pur con uomini abituati al mare, mancava perchè si trattava pur sempre di un esperienza ad un mare limitato sino al massimo alle coste istriane.

Nel 1961 iniziarono le lezioni della prima classe della Scuola per Radiotelegrafisti di bordo e nell' ottobre 1965 furono formate le prime classi del corso per meccanico navale e per Padrone Marittimo.

Nella foto di gruppo gli insegnanti dell'Istituto nel 1957, sono riconoscibili volti noti della nostra comunità. 





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15 marzo, 2016

Paron Piero



I nonni di un tempo non avevano ne voglia ne tempo di raccontare storie ai nipoti, ma qualcuno più versato e fantasioso di altri c'era.
Di queste storie alla buona mai trascritte e solo tramandate a parola resta qualche traccia che con un po di fortuna riesco a trovare e registrare sul web.

Paron Piero.

Un tempo i pescherecci non entravano in porto se non in casi di pericolo e venivano ormeggiati sulla diga esterna ognuno ad un posto assegnato che di solito era una grossa pietra frangiflutti.
Paron Piero aveva una strana consuetudine, quando toccava terra, legata la sua barca, la salutava prima di lasciarla, come fosse una creatura:
"Buona sera barca mia"

Paron Piero era vedovo ed era padre di una giovane donna di nome Bettina in età da marito, un giovane gradese pescatore di nome Donato le faceva la corte, ricambiato, ma il Padre non voleva saperne, senza grandi motivi aveva preso in antipatia il giovane e ordinò alla figlia di non frequentarlo e guai a parlargli.

Donato tentò in vari modi di approcciare il Paron Piero, ma niente, lo faceva infuriare ancor più la sua insistenza.

Consigliato di sfruttare la mania di Paron Piero di parlare alla propria barca da un vecchio saggio, Donato una sera dopo  il tramonto si nascose proprio dietro la pietra d' ormeggio della barca di Paron Pietro e ne attese l' arrivo.

Fattosi buio Paron Pietro attracca e lega la barca e come al solito la saluta:
Buona sera barca mia.
E Donato a voce bassa:
Buona sera Paron Piero
Il pescatore resta di sasso e tutto spaurito si domanda:
E' Dio o il Diavolo che mi parla?
Nè Dio nè Diavolo, sono un Angelo mandato dal cielo perchè facciate sposare Bettina con Donato che è un bravo figlio.
Può prenderla, urlò a quel punto Paron Piero, può prenderla.

Appena arrivato a casa con il cuore in gola, mandò subito a chiamare Donato e acconsentì al matrimonio dei due ragazzi.

Io credo che se avesse avuto ancora un figlia l' avrebbe data anche quella in sposa a Donato.

Con la solita formula del tempo, "E vissero felici e contenti", si chiude la storia.
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14 marzo, 2016

La reliquia della Croce



    Tesoro del Duomo di Grado è una raccolta straordinaria di reperti che vanno dalle capselle in oro dei Santi Canziani con il loro contenuto di lamine d'oro, la reliquia della S.Croce donata da Eraclio assieme alla cattedra di S. Marco, la Stauroteca Bizantina, l'Evangelario del X/XI sec, la Coperta dell'Evangelario in argento del XIII sec, la cassa reliquiario dei SS. Patroni, la pala d'oro del 1372, il reliquiario del braccio di San Pietro d'Alessandria  accanto a calici, ostensori, turiboli e navicelle tardo rinascimentali, paramenti sacri per le grandi manifestazioni liturgiche.

Tutto questo è stato gelosamente custodito per 1500 anni.

L'origine del tesoro  si fa risalire al 568 e si può ricondurre ad un evento decisivo, il Patriarca Paolo fece pianta stabile a Grado rinnegando Aquileia minacciata dai Longobardi portandosi dietro le reliquie dei santi e soprattutto quando nel 606 il Patriarcato si spaccò in due metà fieramente contrapposte e sarà proprio sul possesso del tesoro oltre che sul diritto al titolo di Patriarca che s'inasprirà il conflitto secolare tra le chiese consanguinee di Grado e Aquileia. 

Le notizie sulle reliquie della S.Croce sono del tardo rinascimento quando alcuni eruditi tradussero le lettere di Eraclio Imperatore di Costantinopoli, in particolare uno storico udinese Giovanni Candido; queste le sue parole:
"mandò Eraclio Imperatore la sedia di S.Marco che egli havea usato ad Alessandria, acciochè vicino al corpo de Hermagora la riponesse. Noi l' abbiamo veduta ne la chiesa di Grado striata e d' avorio lavorata, e buona parte della Croce del Salvatore".

La Sedia di S. Marco sappiamo che è finita a Venezia in Basilica lasciandoci qui in Duomo una misera copia, ma la venerata Reliquia della Croce viene portata in Processione la sera del Venerdì Santo per le strade di Grado inserita in un pesante ostensorio argenteo costruito a Udine da un orafo friulano.


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13 marzo, 2016

Verrei a Grado



"Parlare del proprio Paese vuol dire parlare un po di se e dunque ci si attarda incerti se riproporre i soliti luoghi comuni o inoltrarsi ad esaminare le virtù, ma anche i difetti le contraddizioni.
Però è anche una buona occasione per mettersi nei panni di un ospite e domandarsi quali ragioni possono spingerlo a Grado.

Prima di tutto verrei a Grado perchè, curioso e irrequieto come sono, alla mia vacanza mare e sole non possono bastare, anche se con un arenile di tre chilometri posto esattamente a mezzogiorno che gode dunque del sole da levante a ponente e con una sabbia fine ed eccellente sono ottime ragioni.

Verrei a Grado per gli odori della Laguna, per sentire il fruscio di una barca a vela per l' incanto di quella passeggiata che gli austriaci chiamano "promenade" e noi liquidiamo frettolosamente con "Diga" o Reparo".
Il senso è evidente per gli ospiti è una passeggiata amorosa, per noi l' elemento che ci protegge dalle mareggiate, comunque lo si dica ha un profondo fascino.

Verrei a Grado per camminare al mattino lungo il Porto per osservare e parlare se possibile con i pescatori, quelli col volto scuro smaniato dalla salsedine che camminano ondulando un poco come se stessero sopra una barca.

Grado è questo, atmosfere umori incanti suggestioni."

Con queste parole nel 1993  Alessandro Felluga iniziava il discorso di apertura dell' Azienda di Promozione Turistica di cui era Presidente.
Emozioni più che parole, un profondo amore per casa propria.
Grado




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12 marzo, 2016

Farè al Sindaco de Gravo



A proposito di elezioni amministrative nel 1987 succedeva che...:

L' incredibile premonizione di questa canzone, cantata da Arty Romanello e scritta da Edi Maricchio inserita in questo video del 1987 girato da me  a Marina de Macia  a Pasquetta,  è il fatto che il desiderio/sogno  di fare il Sindaco si sia realizzato per Fabio Zanetti (presente nel video)  e per lo stesso Edi Maricchio. (autore della canzone).

Ecco ne manca Arty per completà il quadro.

Per informazione la canzone presentata in concorso per il Festival è stata bocciata dalla Commissione di ammissione dei testi.


Sicuramente sapevano che portava sfiga.
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11 marzo, 2016

Tormenta in Paese




Ze tormenta in paese.

In meso semo noltri,
notai del ninte,
sempre prunti a distingue
a capì, a spiegà che
si ze vero, ma anche.

Ne piase i furbi
co sorisi de complicità,
maledimo i Palassi
ma semo in atesa
de esse inviatai a pranso,
 anche noltri.

Catemo sempre un pretesto
per ciacolà de oltro,
per indignasse de oltro,
de canbià canal.



Ze tormentai in paese!

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10 marzo, 2016

Ma va a Lavorà



Tempi di crisi, i posti di lavoro drammaticamente si riducono, continue immagini di imprese che chiudono, operai in strada senza prospettive e con problemi catastrofici per il futuro.

Ma analizziamo questa mania tutta occidentale del lavoro a tutti i costi, insomma da dove parte questa idea che si debba lavorare per forza, tutti i popoli cosiddetti retrogradi lavorano lo stretto necessario per il sostentamento e nulla più.

Da dove parte l' input iniziale?  Vediamo la Bibbia:


Il lavoro fu inventato quale castigo al tempo in cui i nostri progenitori furono cacciati dal camping di nudisti per aver raccolto frutta fuori stagione. 
Il padrone del camping s’incazzò come un serpente e punì la discendenza di quei due sventurati con le alluvioni, i terremoti e le brutte malattie. 

Poi, quando gli eredi dei due sciagurati nudisti cominciarono a prendere delle contromisure, furono inviati in missione sulla Terra i filosofi. 
Il Diluvio giunse quando arrivarono i politici e i sindacalisti.

A Grado  mandò, in aggiunta al resto,  l’acqua alta e (ma questo l' ho saputo solo di recente) l' invidia.

Dal che si può serenamente dedurre che il lavoro è una punizione, dunque perchè accanirsi tanto  per trovarlo?


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09 marzo, 2016

Nodi e Knot



Le origini dei nodi sono antichissime, come dimostrano certi utensili preistorici tenuti assieme da fibre intrecciate ed il ritrovamento in Perù del "quipu", che come antico sistema di scrittura utilizzava fili, lungo i quali venivano riportati nodi semplici.

Nel tempo, il saper fare nodi, è diventato un'arte che ha portato a creare centinaia e centinaia di nodi anche complicati, ma spesso inutili.

Molto spesso ci troviamo nella necessità di far uso dei nodi sia nella quotidiana vita cittadina  che andando per mare e talvolta ci rendiamo conto dell'importanza del nodo solamente quando l'ormeggio della barca o del gommone non ha tenuto o quando il nodo si è sciolto e fa cadere a terra quello che avevamo legato. 

Ma è andando per mare che i nodi assumono la loro importanza e solo nella necessità ci rendiamo conto che è fondamentale saper scegliere ed eseguire subito e bene un nodo, rapidamente e con il minimo dei movimenti, in ogni condizione di tempo e di mare, di giorno o in assenza di luce, ma che sia anche agevole da sciogliere subito e bene.

Come unità di misura in navigazione, marittima o aerea, la velocità viene espressa in "nodi" o Knot.
In questo caso il nodo rappresenta il miglio nautico (1852 mt).


Questa unità di misura è accettata dal Sistema Internazionale e deriva dall' antica pratica di misurare la velocità delle navi gettando a poppa un pezzo di legno appesantito assicurato ad una sagola (un cordino) sulla quale sono stati fatti dei nodi distanziati di 47 piedi e 3 pollici (circa 14,4 mt) cioè 1/120 di miglio, l' uno dall' altro.
Un marinaio in corso di navigazione contava quanti nodi passavano tra le sue dita in 30 secondi (1/120 di ora) misurando il tempo con una clessidra, ottenendo così la velocità della nave.

Sapevatelo! 
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08 marzo, 2016

Femene de le capelonghe




Un pensiero nell' occasione della Festa della Donna va alle nostre mamme e nonne.
Le mie eroine  che lavorando in silenzio hanno contribuito in maniera determinante alla nostra crescita.

Eccole in foto, siamo cresciuti con il loro lavoro, "le femene de le capelonghe" da la Mugia, sui Dossi de l'Oro, dal Tragio de Anfora. 

Le Bianchine, le Pititele, le Ciode le Balanse le Pelote le Farinele le Trotole, le Bele, le Zuliani, le Dotore e tante altre. 

Con le batele, cò i tricicli, a pie con ogni tempo, infermabili. 

Sono il simbolo di Grado, della capacità di sacrificio e dedizione alla famiglia.

Mi rivedo bambino con mia madre la sera alla pesa la della Sponza.

Mi manca quella Grado fatta di gente forte  laboriosa e sorridente, solidale. 


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