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29 luglio, 2018

In Laguna si sono numeri e numeri


La vita dei casoneri di un tempo era sempre strettamente connessa alla vita del pesce, ed in parte a quella della selvaggina, 
a cui era legata la loro sopravvivenza.

Si trattava di una vita condotta per la maggior parte all'interno della famiglia, i contatti con il mondo esterno erano molto limitati e soltanto le grandi occasioni religiose, o faccende personali serie, richiamavano i pescatori di laguna a Grado

Queste usanze lagunari così radicate e quasi immutate nel tempo hanno portato, agli studiosi di antropologia, su di piatto d'argento una tradizione intatta da centinaia d'anni perché  poco contaminata dai rari contatti esterni.
In Laguna si parlava un dialetto gradese diverso, scarno più antico, limitato a pochissime parole, quelle necessarie alla povera e spartana vita cui erano abituati i suoi abitanti.

Una testimonianza di ciò la si ha vedendo la scrittura dei numeri, che sono di derivazione romana, della nostra gente.  

Questo modo di scrivere  i numeri era in uso sino al secolo scorso  fra i pescatori lagunari. 

Tale numerazione era scritta a punta di coltello su tavole di legno che potevano essere gli scalmi o i remi delle batele o i "baitan" di segnalazione.

La bella tavola di comparazione (in foto)  tra la nostra e la scrittura dei numeri dei chioggiotti e degli etruschi tratta da Lagune di Grado di G. Caprin mostra che l'uso dei numeri gradesi derivi direttamente dai numeri romani che non prevedevano l' uso dello zero, introdotto in Europa nel medioevo con i numeri arabi. 

Ovviamente, pur non avendo conoscenze che spaziassero oltre l' orizzonte lagunare, la necessità di quantificare gli scambi portava all'uso frequente dei numeri, la tradizione orale veniva in soccorso trasferendo da padre in figlio conoscenze minime ma utili per la sopravvivenza. 

Questa l' antica filastrocca dei numeri cantati ai bambini:
Onse, donse, trense, quari, quarense, mile, milense, rinfe, ranfe, diese:

Sapevatelo!


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25 luglio, 2018

Racconti a due facce



Per ingrandire cliccare sull' immagine tasto [ ] full screen 

Capita che una sera, senza un vero motivo, ti trovi a girare per il paese nel quale sei nato e cresciuto e dove ancora vivi, rendendoti conto che lo stai guardando con quella specie di curioso stupore che ti segue quando visiti un posto nuovo, non importa se questo sia una città o un paesino della provincia isontina.

Capita allora che ti venga la curiosità di sapere come, quelle persone che tu conosci nel modo irregolare e strano di questi tempi cosiddetti sociali, vedano il Paese , su cosa si sono fermati i loro occhi, quali luci hanno visto, che particolari hanno notato.

E pensi che sarebbe bello provare a fare un esercizio di parole, pensi che si potrebbe provare a fare un racconto a due facce, uno quello strettamente fotografico, ed è un punto vista, poi quello narrativo, un secondo punto di vista, fatto da un altro che descriva con le parole le sensazioni del fotografo.

Poi parti contattando gli amici e chiedendo loro di produrre a loro modo il tutto.

Il risultato di un paio di mesi di contatti, lavoro e immaginazione è questo libretto.
Quale sia il risultato non lo so. 
So che è stato bello farlo, so che è stato bello ricordare che Grado è un bel posto, basta saperlo guardare, basta volerlo dire.

Ringrazio tutti gli amici che hanno voluto partecipare , chi fotografando chi scrivendo, a questo piccolo esperimento di comunicazione in collettivo.

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22 luglio, 2018

Nascita ed Epilogo di un amore


Mi piace "farmi la diga"  verso sera e così mi è capitato di osservare da lontano l' evolversi della vita amorosa di  due ragazzi che all' imbrunire con il bel tempo vengono a scambiarsi litri di saliva e chili di lingua sulle "piere del reparo".

Li ho visti la prima volta   più o meno un mese fa, lui timidissimo, la baciava lasciando almeno un metro di distanza fra i corpi, piegato in avanti come in un costante inchino. 
Quei baci dove niente si muove, un soldato che compie il suo dovere.

La settimana dopo, stessa "piera",  lui ha iniziato a sciogliersi, un po’ di gioco con la testa, qualche battuta, una mano fra i capelli di lei che, fra un sms e l’altro, si dimostrava sempre più impaziente.

Così, dopo un’altra settimana, è stata lei a prendere l’iniziativa. 
Durante uno di quei statici baci infiniti lei scatta sulla mano di lui, la toglie dalla testa e se la piazza su un seno. 
-Avete presente quei documentari dove spiegano le tecniche di camuffamento di alcuni pesci illustrando le varie colorazioni che riescono a raggiungere?-
Ecco, il giovanotto brufoloso ha incominciato a fare sfoggio di tutte le tonalità del rosso.
Dentro di me è scoppiata una ola di orgoglio, lo stavo guardando diventare grande, oramai è fatta, ho pensato.

Invece dopo questo exploit sono tornati indietro. 
Lui ha ristabilito le distanze, tolto le mani dai capelli, impietrito le "culatte" sulle "piere" ben lontane da qualunque prolungamento di lei, che ha ripreso a smessaggiare selvaggiamente, anche durante i baci.

Poi l' epilogo, l' altra sera arrivano assieme, lei si toglie lo zaino, si siede e lo aspetta. 
Però qualcosa non quadra, indossa una sciarpa, ma come fa caldo e lei indossa una di quelle sciarpe stile kefiah color azzurro pastello. 
Anche lui lo nota, inizia a giocarci, a prenderla in giro, lei nel risistemarla fa cadere un lembo e il collo si scopre. 
Più che un collo nasconde una palude di succhiotti viola come sanguisughe fresche.

Lui non scherza più, lei si alza e gli dice qualcosa che non capisco, si mette lo zaino in spalla e se ne va. 
Sono venti minuti che sta fermo su quelle piere, con lo sguardo fisso per terra.

Vorrei avvicinarmi per consolarlo, dirgli che ne troverà un’altra, anche se non lo merita dato che sono settimane che lei lo voleva e lui invece se la baciava malissimo, senza mai farle capire che la desiderava. 
Ma resto a guardarlo farfugliare silenziosamente sempre la stessa parola. 

P.O.R.C.A.


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19 luglio, 2018

Istruzione in Laguna


Anfora 1950 i bimbi della classe unica 


L'   Istruzione a Grado, come tante altre cose è cosa del 19° secolo. 

Con metà della popolazione sparsa per la Laguna era complicato dare un' istruzione a tutti i bambini ed in ogni caso fu solo con la riforma della scuola verso il 1870, che l' Imperatore d' Austria volle fortemente, (dovette affrontare una scomunica del Papa per averla voluta)  ci si trovò a Grado a parlare di scuola obbligatoria per tutti perchè sino a quel momento la scuola era cosa da preti, che scatenarono un putiferio quando venne applicata, con continue omelie in chiesa, per convincere i genitori che la scuola pubblica fosse la scuola del diavolo.

La prima vera scuola pubblica a Grado esordì con nel 1909 con quattro classi elementari, (la quinta venne aggiunta dopo e denominata corso di perfezionamento) i ragazzi e ragazze che la frequentavano non erano del tutto avvezzi alla disciplina scolastica abituati com' erano a nessun controllo da parte di genitori troppo impegnati con la sopravvivenza per preoccuparsi dell'istruzione dei figli e resero da subito la vita difficile agli insegnanti.

La laguna era ancora tabù, ma sotto la spinta del nuovo ordine fascista, che puntava all' emancipazione globale degli italiani, nel 1930 inaugurarono prima a Porto Buso poi a Montaron e a Promero delle scuole per i figli dei "casoneri".

Tra tanti maestri bravi e pazienti, c'è stato nel secondo dopoguerra un maestro elementare che si può definire eroico.
Il Maestro Bellucci, il papà di Filiberto
La sua destinazione fu la scuola di Anfora-Porto Buso aperta verso la fine del 1930. 

In meso al Palù, disperso e solo si occupò dell'educazione dei bambini di quella piccola comunità  in un' unica classe mista dalla prima alla quinta, con santa rassegnazione tentò di portare la ragione in  "quele suche dure"

Parole di suo figlio Filiberto: 
"Gno pare ze stao a scuola a Buso dal '48 al '53... e l'ha vuo co elo le suche più eroiche del palù!!!!!

Onore al merito e giusto ricordarne l'impegno suo e di tanti altri insegnanti in specie le donne che furono assegnate a quei lidi sperduti per accendere la fiaccola della conoscenza.

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17 luglio, 2018

Al Patriarca Graisan


L' Isola, proprio per la conformazione geografica, ad un certo punto sta stretta ai suoi personaggi di maggior valore che se ne vanno a proseguire il loro destino in altri lidi più propizi.
Questa è la storia semi romanzata del primo e ultimo Patriarca di origini gradesi.
Di   Giovanni "Stiata" Marchesan
L' anno del Signore è il 1105:

...con la dipartita del Patriarca Gradenigo primo e ultimo graisan Patriarca e primo ad andarsene verso altri lidi, anzi precisamente per il Lido di Venezia, anche i  portaborse e affaristi furbacchioni abbandonarono l' Isola per stabilirsi nella "Niova Capital  Vinessia", là dove il Leonealatoruggiva e la Moneta girava...

L' Isola tornò ad essere un lido sperduto qualsiasi.
Povera Grado... degli antichi splendori non rimanevano che un paio di vetuste chiese e un leone di pietra cariata che non ruggiva più e non dava ..schei.

Fu così che le genti di queste sabbie tornarono a rinchiudersi in se stesse. 
Si tornò a vivere nella Palude, muti come quei granchi che là vivono e quà vengono chiamati "masanete"

Intanto nonna Aquileia quasi dimenticata sgranocchiava pannocchie e si metteva con i tedeschi, mamma Grado viveva di ricordi aspettando qualche telefonata dalla adorata figlia, Venezia:

Pronto?  Cu ze?.. a tu son tu Serenissima comò tu sta, sta sintì 've 'buo quele do barche de pesse per la festa del Doge? Si, ben, ben duto per tu figia mia, vissere mie...
Pronto? ..che tu disi? te serve zente de remo per la nave, e anche calafai pè l' Arsenal? vaben te li mando in setemana.
Che tu disi? comò che va qua? ..tinpi duri, figia pensa che to nona Aquileia la sta sparlando de noltri.
Sè...Sè... ze quel gnoco de Popon che l' ha in casa che la mete su!
Pronto, pronto Serenissima,...no se sente più ninte, quel brigante de Popon, al deve v'he tagiao i fili e no sarave nianche la prima volta.

Così andavano le cose nel mondo in quegli anni là.
A Venezia festa continua, gera sempre Carneval e qua Mamma Grado, quaresima eterna.
La consolazione ce la danno i pretini nostrani -:
La quaresima ..prepara al Paradiso

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15 luglio, 2018

Castelli di sabbia e bimbi


Io non ci vado spesso in spiaggia, ma una passeggiata sulla diga  la faccio spesso.
Cammino piano e  guardo distrattamente l' umanità distesa sui lettini e i bimbi che giocano strillando felici e poi, ognitanto, mi capita di fissare una scenetta di spiaggia che merita di essere raccontata:

Il bimbo è un angelo al massimo duenne, paffutello e tranquillo. 
Ha il suo secchiello, è seduto in riva al mare e "sbatocia" allegro con la sabbia bagnata, impastandola con le manine senza altro fine che divertirsi. 
Infatti si diverte un mondo e non dà fastidio a nessuno.
Finché non arriva il padre o presunto tale, fino a quel momento impegnato a farsi i cavoli propri e ahimè invece improvvisamente deciso a farsi quelli del piccolo.

«No, ma non si fa così! Così non riesci a costruire un castello!»   dice il genitore competente, che subito comincia a smanacciare con il secchiello del figlio per costruire una torre.

Il piccolo lo guarda perplesso, anche perché di costruire una torre non gliene frega assolutamente nulla, essendo tra l'altro in un’età in cui il concetto di “torre” e “castello” è di là da venire, e c’è solo una enorme distesa di sabbia in cui affondare le manine e divertirsi. 
Quindi prima guarda con la faccina triste il padre che capovolge il secchiello, poi, una volta che il padre ha costruito la torre e la fissa sentendosi un architetto affermato, si alza, trottola di fianco alla costruzione e con un ben assestato colpo di piedino la butta giù e poi ci si siede sopra, ridendo a più non posso.

«No! –  sbotta il padre – non si fa!» e inizia a sgridarlo neanche avesse distrutto la casa di famiglia.
Il piccolo ovviamente non capisce cosa ha fatto di male, e quindi, lui che fino a quel momento era stato tranquillissimo, scoppia in un pianto disperato, urlando come un matto.

Il piccolo, intanto, non potendo più giocare con la sabbia bagnata, inizia a giocare con quella asciutta, prendendola con i pugnetti e tirandola addosso a chiunque passi. 
Quando qualcuno alla fine si lamenta, la madre inizia un litigio accusando tutti di essere razzisti e intolleranti nei confronti dei bambini. 
Seguono dieci minuti di insulti incrociati, bofonchiati a voce più o meno alta, un tutti contro tutti in cui ci si rinfacciano presunte colpe che risalgono ai tempi di Adamo ed Eva, e forse un po’ più su.

Il piccolo ha smesso di piangere, nel frattempo. Guarda gli adulti.

Negli occhi gli leggi il terrore di diventare così.

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13 luglio, 2018

Il Perdon in camion


In attesa del futuro prossimo "Perdon" che si farà con il camion e quindi più pratico e meno pericoloso ma più trafficato.

Oggi per me è arrivato il giorno del voto e quindi da solo con la mia famiglia andrò a capo chino (in barca) a disobbligarmi per il voto alla Madonna.
Per capire e giustificare il  perchè vado da solo e non in comunità avevo scritto tempo fa una lettera indirizzata alla Vergine:

Cara Madonnina,
io, vedi, sono un gradese di quelli antichi, di quelli che sono attaccati alle tradizioni, anche perchè non ci hanno lasciato molto altro sai?  Ma lo so  che tu lo sai e sai  perchè quest' anno  ho deciso di posporre il mio obbligo di voto del Perdon come capofamiglia gradese non alla prima di luglio ma ad una data successiva.

Ci verrò da solo o con la mia famiglia a disobbligarmi con Te e credo non cambi molto per Te ma per me ha un grosso valore questo gesto perchè è giusto assolvere all' impegno della collettività gradese, un impegno preso con grande solennità dai nostri antenati fin dal 1237 con il Patriarca Leonardo Querini, dove si stabiliva - in perpetuo - che almeno una persona (meglio il capofamiglia) di Grado partecipasse alla solenne processione del "Perdon"  ma onestamente non mi piace la confusione che gira ormai attorno a quello che ormai è considerato un evento turistico, ci verrò solo e in pace.

Grazie per avermi ascoltato.


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11 luglio, 2018

Qua vinse l' Isola



I Pescatori di Laguna sembravano selvatici, perchè isolati e senza contatti cosiddetti civili, ma avevano una gentilezza e una bontà innata e riuscivano, a loro modo, farvi vedere fenomeni naturali come fossero miracoli e vi lasciavano basiti per la loro profondità

Un pescatore di Laguna solitario, faceva queste riflessioni sistemando "al parangal" davanti al suo casone sospeso tra cielo e mare sul finire della Laguna de Soto ai margini de Sototerena

Ara qua, noltri de 'ste lagune,
 inverni umidi e lunghi, caligo che te va drento i ossi,
 paese comò medicamento 
e se tiremo su, 'ndemo 'vanti!

Po'te riva l' istae co' la brusera, i foresti, 
al sol che te bate su i sintiminti, i mossati, le alegh
Quii de tera i ze calcolai omini de la sapienzia.
si, si! 

noltri magnevemo gransi in fogo, 
incuo magnemo polastrsolo se i ze rusti però!
Geri viveveno in t'un cason e durmiveno per tera.
Incuo, letto alla francese con materasso Spermaflex 
e villetta in zona residenziale 
e scussì va 'l mond.perchè qua 
nell' "Isoladelsole" no' vinse "l' omosapiens" no!

Qua vinse l'isola, e no' ha ninte valso  i punti né le strae che ne liga al mondo.!


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08 luglio, 2018

Ragioni per mantenere la Litoranea Veneta



In foto "Il Nuovo Trionfo" in navigazione sul Canale di Barbana la foto è tratta da una cartolina senza nomi di autori.

 A completamento del post sulla Litoranea Veneta, così trascurata anche se pubblicata come navigabile su tutti i Portolani di Navigazione Marittima, vediamone la storia. e le funzioni.

Chi ebbe maggior cura in tempi assai lontani non solo della viabilità interna via acqua, ma dell’intero sistema idrico e lagunare fu la Repubblica di Venezia. 
Un riferimento giuridico remoto sulla demanialità delle acque delle lagune veneziane e gradesi si trova nel "Codex publicorum" detto anche "liber o memoriale comunis venetiarum"

Capitolare del Magistrato del Piovego, voluto dal Maggior Consiglio nel 1282, che raccoglie 130 sentenze prese dopo sopralluoghi e testimonianze e che investono anche la materia delle acque pubbliche, "dei canali navigabili", rii, paludi, canneti, boschi e terre da Grado a Venezia e da Venezia a Cavarzere, dal decimo al quattordicesimo secolo.

La Litoranea Veneta fu il risultato di un ben combinato assieme di quantità di tracciati lagunari, di tronchi inferiori di fiumi diretti al mare allacciati tra loro da canali artefatti da vecchie e nuove costruzioni, che, opportunamente lavorati, dovevano servire per la navigazione di natanti di stazza fino alle seicento tonnellate.

Tale sequela di canali naturali e non, troppo solidi per essere navigati, troppo liquidi per essere coltivati, vennero dragati e spurgati. 

Lavori importanti vennero fatti all'interno dei canali di attraversamento nei vari periodi, come ad esempio la costruzione di due conche di navigazione in Bevazzana-Baseleghe durante la prima guerra mondiale che permisero di valicare il Tagliamento. 
La Litoranea Veneta servì anche ai pontoni armati e il naviglio leggero al servizio del III° Corpo d’Armata che lasciarono Bevazzana-Baseleghe ed i Lovi per portarsi più in giù verso il 
Piave Vecchio ed oltre nella valle di Dragojesolo, durante la ritirata nell’autunno del 1917.

Se ripristinato, in maniera efficiente e valida, questo lungo tragitto fluviale, che è un percorso navigabile, dato dal sistema di canali che compongono la Litoranea Venetasi scopre come itinerario che non ha uguali in tutto il Mediterraneo; in grado di offrire due momenti importanti all’economia: uno per un ruolo di riequilibrio funzionale nei trasporti attraverso in sistema idroviario che a livello nazionale non arriva neanche all’1 per cento e l’altro rivolto al turismo da diporto messo in contatto con realtà ambientali, naturalistiche e storiche affascinanti, quali le lagune di Marano e Grado, Bibione, Caorle e di Venezia; i resti archeologici di Aquileia, Concordia e le ville venete del Brenta.

Un primo passo in questo senso è stato già fatto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che con una apposita legge regionale ha costituito il Consorzio Litoranea Veneta elevandolo a vero e proprio braccio operativo nel settore idroviario e delle acque interne con il compito di intervenire per assicurare la navigabilità dei canali e l’accesso alle conche, oltre ad assicurare uno standard informativo e di sicurezza ai naviganti, provvedendo alla necessaria segnaletica e promuovendo 1’arredo delle vie d’acqua con la realizzazione di piccoli porticcioli, attracchi, servizi di rimessaggio, rifornimento e assistenza al turismo.

Sulla scia di quanto fatto dal Friuli Venezia Giulia, anche il Veneto sta muovendosi in questa direzione.

La volontà di ricomporre il collegamento fra Trieste, Monfalcone, Grado, Lignano, Bibione, Caorle, Jesolo per giungere a Venezia e proseguire poi per le foci del Po, trova forza quindi in due distinti comparti: il turismo e il trasporto delle merci. 

La Litoranea Veneta se tenuta in ordine può tornare ad essere un mezzo di utilità economica e per scoprire le bellezze costiere di due Regioni, Veneto e Friuli-Venezia Giulia bagnate dall’Adriatico. 
 

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06 luglio, 2018

Una maestosa via d'acqua - Litoranea Veneta



Per dare senso compiuto all' importanza della manutenzione dei canali lagunari illustro la storia della Litoranea Veneta, un sistema di canali che ci serve dall' antichità ed ora per tecnicismi burocratici, incuria ed incompetenza mettiamo a rischio. 
Questa maestosa e storica via d' acqua sta soffrendo pesantemente, trascurata dalle Istituzioni, per la parte che riguarda Grado sta diventando quasi impraticabile, con il Taglio Nuovo quasi del tutto tombato ed il tratto verso Barbana soggetto a continui e mai definitivi interventi ora sotto sequestro.

Esiste in Italia un sistema idroviario che si sviluppa nella lunghissima estensione dell’entroterra costiero nella nostra penisola ed inoltre con maggior continuità attraverso le vie fluviali interne. 
Alcuni tratti di questo trasporto via acqua si sono sviluppati ed anzi potenziati, come ad esempio nei grandi fiumi del nord, altri invece hanno visto assottigliarsi la presenza di imbarcazioni, fino ad una quasi irreversibile estinzione.

Nell’area padana e veneto-friulana comprendente tutto il nord del mare Adriatico, fin dai secoli lontani ha assunto notevole importanza la famosa via d’acqua "Litoranea Veneta"

Essa è stata nel tempo un sistema fluviale di navigazione di grande importanza e sviluppo per i trasporti e per i commerci dal golfo di Trieste a quello della laguna di Venezia.

Un sistema di canali navigabili all’interno delle lagune, l’attraversamento e il percorso di tratti di fiumi che sfociano nell’Adriatico, ha permesso fino a qualche decennio fa la navigazione da diporto dalla laguna di Venezia a Punta Sdobba, proprio alla foce del fiume Isonzo.
Ciò è stato possibile fin dai tempi più lontani ed ha avuto momenti di grande sviluppo soprattutto dall’età medioevale in poi.

La Litoranea Veneta come via di comunicazione inserita in un vasto territorio dalle caratteristiche prettamente lagunari, assunse un ruolo di idrovia facilitante i trasporti interni tra la Serenissima, Caorle e Marano. 
Una appendice di ulteriore estensione raggiunse poi per altre vie, Trieste ad est e fino al delta del Po a sud, nei secoli di maggior utilizzo, sia durante il Patriarcato che nel periodo della Repubblica di Venezia cui le terre appartenevano.

Allora, Portus Gruarius (Portogruaro), Portus Tesana (Latisana), Portus Naonis (Pordenone) e Marano, per citarne alcuni, costituivano attivissime realtà operanti e punti di raccordo e d’incontro tra le genti del nord con le loro merci ed i marinai che provvedevano ai trasporti marittimi sull’Adriatico ed oltre.

Questo lungo biscione navigabile in parte formatosi nella morfologia stessa del terreno paludoso ed in parte costruito dall’uomo, scorporando tra loro una miriade di canali e di intersecazioni di corsi d’acqua ha permesso, oltre ad assumere una importanza economica e sociale evidente per la zona, anche la delimitazione dell’ambiente vallivo, la riorganizzazione della pesca nelle valli ed un assetto delle superfici costiere comprendenti specchi d’acqua arginati, stagni, laghi, lagune, bacini salsi o salmastri.

La Litoranea Veneta, che ha come inizio naturale la laguna di Venezia (anche se la navigazione interna si può spingere fino al Po), prosegue verso il Porto del Lido e attraversando i Canali "dei Tre Porti", "Pordelio" e "Casson", tocca il primo fiume che è il Sile. Si immette poi nei Canali: Cavalla (ponte mobile su barche presso Cortellazzo) Revedoli, Largoa, Comunessera, dell’Orologio e Saetta e attraversando Bocca Volta prosegue nei Canali: Nicessolo, del Morto, Baseleghe, Cavanella, dei Lovi, Lugugnana, Cava Nuovo, Cava Bevazzana (Tagliamento Lovato, dei Pantani e dei Lustri fino alla Bocca Tre Canali e Allacc. S.Andrea. 
Si immette di nuovo sui Canali Zellina e Muro,  attraversa Porto Buso giunge al Canale Anfora Vecchia e al Taglio Nuovo.

La Litoranea Veneta, già in territorio gradese, si identifica poi con i Canali: 
delle Mee, di S.Pietro Dorio di Grado, dell’Uomo Morto, di Barbana (S.Maria di Barbana), Zemolo, Taglio Cucchini, Ponte dei Fensi (girevole), per finire il suo tragitto nel Canale Isonzato che a sua volta si immette nell’Isonzo
Da qui si può giungere poi fino a Trieste traversando il Golfo di Panzano. 

Continua....  
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04 luglio, 2018

Fango Nuo e cruo


Fango Nuo e Cruo...
eh si! 'sti fanghi sono una preoccupazione costante a Grado, tutti sono d'accordo che la Laguna si sta alzando  e i canali di transito sono "stropai", si sa che bisogna intervenire urgentemente pena la perdita di un bene prezioso, si trovano i finanziamenti per eseguire gli scavi, ma non si sa dove mettere il fango di risulta.
E' di oggi la notizia dell' avvenuto fermo della draga che scava il canale di Barbana  per irregolarità che immagino riferite al deposito del fango ai lati del canale.
Brutta storia, neppure il solito miracolo annuale della Madonna funziona più.
In attesa di saperne di più vediamola da un altro punto di vista:

L' occhio scanzonato di Edi Tonon presenta la situazione in un modo più originale:

Fanghi

Vevo la sensasion del foresto

de v'he de fronte un logo fora del mondo

de no podè usalo o tolo.



Cussì al paesagio che veghevo

me deva un inpulso strano

che me respingeva.



Me deva la sensasion de una fossa.

Una fossa comun.

Ma, vardando ne la bruma,...gera un simisterio!

edi tonon

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02 luglio, 2018

Mani di Fata-Lorenzo Boemo


Un blog, per definizione, è una faccenda personale ma per proporre cose interessanti e qualche volta di difficile reperibilità, visto che in genere io mi occupo dei ricordi del mio Paese, hai bisogno della collaborazione di altri appassionati informati e sufficientemente abili ad usare la tecnologia digitale nel campo della fotografia e del video.

Fortunatamente io ho un referente che secondo me ha la più grande collezione di filmati recenti della storia del nostro Paese - Lorenzo Boemo - anche perchè li ha girati in prima persona e da lunghissimo tempo.

La collaborazione con Lorenzo "Pastor"  continua con effetti benefici per ambo le parti.

Io che utilizzo  i suoi video per i post che pubblico, lui che si diverte a partecipare ai vari concorsi fotografici in diverse parti d' Italia facendo sempre ottime figure.
Un bel modo di fare squadra arricchendo il proprio bagaglio culturale .
Grazie Lorenzo!
In foto l' artista con la sua opera "Mani di Fata" 



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