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30 aprile, 2021

la spiaggia ed un bambino

Io non ci vado spesso in spiaggia, ma una passeggiata sulla diga ad osservare i  girobagnanti sulla riva la faccio spesso, mi è capitato di osservare una scena‚ che merita di essere raccontata:


Il bimbo è un angelo al massimo duenne, pautello e tranquillo. Ha il suo secchiello, è seduto in riva al mare e "sbatocia" allegro con la sabbia bagnata, impastandola con le manine senza altro fine che divertirsi. Infatti si diverte un mondo e non dà fastidio a nessuno. Finché non arriva il padre o presunto tale, fino a quel momento impegnato a farsi i cavoli propri e ahimè invece improvvisamente deciso a farsi quelli del piccolo. 

«No, ma non si fa così! Così non riesci a costruire un castello!» dice il genitore competente, che subito comincia a smanacciare con il secchiello del figlio per costruire una torre. Il piccolo lo guarda perplesso, anche perché di costruire una torre non gliene frega assolutamente nulla, essendo tra l’altro in un’età in cui il conce‚o di “torre” e “castello” è di là da venire, e c’è solo una enorme distesa di sabbia in cui aondare le manine e divetirsi. 15 Quindi prima guarda con la faccina triste il padre che capovolge il secchiello, poi, una volta che il padre ha costruito la torre e la fissa sentendosi un archite‚o aermato, si alza, tro‚ola di fianco alla costruzione e con un ben assestato colpo di piedino la bu‚a giù e poi ci si siede sopra, ridendo a più non posso. «No! – sbo‚a il padre – non si fa!» e inizia a sgridarlo neanche avesse distru‚o la casa di famiglia. Il piccolo ovviamente non capisce cosa ha fa‚o di male, e quindi, lui che fino a quel momento era stato tranquillissimo, scoppia in un pianto disperato, urlando come un ma‚o. Il piccolo, intanto, non potendo più giocare con la sabbia bagnata, inizia a giocare con quella asciu‚a, prendendola con i pugneࢰ e ࢢrandola addosso a chiunque passi. Quando qualcuno alla fine si lamenta, la madre inizia un liࢢgio accusando tuࢰ di essere razzisti e intolleranti nei confronti dei bambini. Seguono dieci minuti di insulࢢ incrociti, bofonchiati a voce più o meno alta, un ttti contro tutii in cui ci si rinfacciano presunte colpe che risalgono ai tempi di Adamo ed Eva, e forse un po’ più su. Il piccolo ha smesso di piangere, nel fratt‚empo. Guarda gli adulti.

 Negli occhi gli leggi il terrore di diventare così.


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29 aprile, 2021

AL deto

...Fai in modo che il tuo passato sia parte di ciò che diventerai...

Grado, come in tutte le comunità circoscritte, ha molti modi di dire o detti popolari che sono gocce di saggezza condensate.
Fotografavano situazioni e davano soluzioni per gente che considerava la scrittura e la lettura un lusso de "siuri".

Ricordarli per me è un tuffo nel passato, un ritorno alle origini, con mia nonna che alternando le grida per farmi star fermo declamava, per educarmi, continuamente gemme di saggezza popolare.

Comportamenti, costumi, pensieri facevano parte di un patrimonio comune, consolidato e acquisito in maniera naturale da quella pozza d'esperienze che era l'ambito familiare.









Era naturale trasmettere esperienza con i motti popolari che compendiavano in quattro parole l'esistenza.
Vediamone alcuni:
Insomma nel passato, pur con le sue contraddizioni e difficoltà, si offriva l'occasione per riflettere e affrontare le difficoltà della vita con ricchezza di spirito e per rendere le persone un po più "persone".
Piero "Canaro" Marchesan (nostro menestrello del passato) scriveva in una sua canzone:

I corni vostri malediti che ze l' arma dei vostri veci

No bisogna magnà duto quel che se ha, no bisogna contà duto quel che se sà.

Un bon e un tristo se confà.

Cò la stela ze vissin a la luna o piova o fortuna.

Garbinasso quel che cato, lasso

Megio un magro acordo che una grassa sentensia.

Per un ciacolon: Tasi pesse brontolo

A sto mondo va fato comò feva Venessia:         la zente se lassa tosà no scortegà

Quando vien la festa se lassa ogni secada, e a bordo de la Radeski se fa la ciacolada.

Se no ze barufa no ze gnanche festa.


 

"Ma qui ze ani ormai passai
timpi alegri e spensierai
che mai più ritornarà,
che pecà, che pecà.
Me recordo co gero in sigonda,
la maestra me diseva che la tera ze tonda,
 studiando l'astronomia,
che ze la roba più bela che sia".


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28 aprile, 2021

Angeli senza il Padre

( mi raccomando non è una notizia è semplicemente una fiaba).


laguna e la sua gente.


La storia della gente gradese è fatta‚ da mille episodi raccontata da bocca in bocca, episodi che si arricchiscono e si deformano ad ogni passaggio, assumendo sempre più il colore delle fiabe man mano che il tempo passa.


’Desso se more un fantulin no se se dà pase, ma un tempo i fantulini i gera cussì fissi che no se badeva più de tanto. Ne muriva tanti de anzolì e qui sensa borsà i vigniva soterai fora del simisterio.


Un tempo a un casoner i ze morto un fantulin pena nato. Nissun lo veva batisao e ’l pare nol gera gnanche ’andao a dalo zozo in Comun. Sto omo no savendo comò fa per soteralo, su la mota rota de l’ intemperie no se podeva, l’ ha pensao de metelo in t’un casseto de l’ armeron, drento i ha messo un poche de piere, de sora l’ ha inciodao do tole e l’ ha ’bandonao in mar.


Sto cassetti
n l’ ha scuminsiao ’l so viaso portao de la corente un poco de quà e un poco de là, fin che un zorno in meso Golfo al ze stao visto de un pescaor. "vara là quela cassa - al sà dito- drento sarà un tesoro!" Svelto al s’ha ’costao e tirao su la cassa in batelo. Verta la cassa, al se ha visto i resti del povero fantulin, doboto che i ciapi una sincope. Passao al momento de paura l’ ha scuminssiao a pensà de cu che al podeva esse sto fantulin, finchè al se ha ricordao de la femena de un casoner che la veva de partorì.


Stò pescaor al ze ’ndao sulla mota del casoner e i ha portao al cassetton col fantulin. Ze vostro sto povero fantulin morto?- i ha domandao.Cussì giutao del pescaor i lo ha portao a Gravo, fato ’mbenedì e soterao, per fai catà pase, vissin de i oltri anzuliti fora del simisterio vecio. Finamente al pare dispiasuo l’ poduo dormì in pase.


Questa storia triste ha un fondo di verità e rispecchia le condizioni dicili di vita del tempo cui è narrata, desso i anzuliti no ze bisogno de soterali, no li femo diretamente più nasse.


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27 aprile, 2021

capelonghera

Capelonghera


Sola ‘nte la mugia

a tirà su la sena,

reumi e mal de schiena,

ormai i zè de famegia.


Ma tu no tu bàuchi,

t’ha de inpinì la cova,

perché a casa tova

t’ha i figi a pansa svoda.


La buora la te tagia,

lama ‘ntel butìro,

‘nti ossi la và in ziro,

comò broza giassagia;


e la te resta drento,

co’ i ani senpre pezo…

quel fior ‘l deventa grevo,

gobo ‘l và ‘vanti lento.


Tu varavi dào la vita

pe’ sassià le creature,

sfidando ole e zornade dure,

vogando tu ‘ndivi sita,


ma in cavo un pinsier costante:

<< figi mie ‘nde a scuola senpre,

studiè e slarghè la vostra mente

pe’ no fa ‘na vita cussì pesante>>.


Teti


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26 aprile, 2021

AL PERDON

Impossibile caricare " melangè.jpg".

Al Perdon


"La comunità isolana soddisfa così il voto che dal lontano 1237 la tiene legata ad un debito di riconoscenza alla Madonna di Barbana per una grazia ricevuta a beneficio di tutta la popolazione."


Quanto rimane di religioso, di passione, di rispetto della tradizione di un voto che non sembra più condiviso dalla gente, ma è sempre più partecipato da istituzioni che cercano il primo piano trascurando l'aspetto popolare e intimo di una promessa eterna di partecipazione?


Con quest'anno fanno 884 anni che la gente di Grado va dalla sua madonnina


Sussurri delle cube. Ho fatto quello che ho potuto fare, il ringraziamento è perpetuo.


per rinnovare un voto, che significa ringraziamento perpetuo per una grazia ricevuta, la comunità si mobilita con grande fervore per ringraziare. Questo è quanto.

io son solo io, un picolo gradese con mille problemi e con un grave problema per la mia salute, con il perdon,  mi associo alle tantissime levate degli angeli che hanno ptovveduto a me stesso e a quegli angeli che hanno ptrovveduto a salvarmi da un possibile e vicino post morten, che significa ringraziamento perpetuo per una grazia ricevuta, la comunità si mobilita con mio grande fervore per ringraziare. Questo è quanto.

grazie Madonnina, se sono ancora qua lo devo ad Ennio ed al mio volerci bene con gratitudine.



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25 aprile, 2021

i bivalvi cuore sperduto

Cuore Sperduto




l'autore del bivalve si compone su due piani distinti; uno è descrittivo e l'altro operativo:

utilizzando per il gradese il lato descrittivo. questo è il punto di forza delle capesante.


..quando ti si gonfia il cuore, e lo lasci andare.. voli con lui.. la sensazione è quella di affidarlo al vento..


come un palloncino sfuggito dalle mani di una bambina.. e comincia a volare.. e salire.. in alto.. lontano da tutto, e tutti.. da logica e ragione.. corre lontano e non ha meta.. sospinto dall'aria.. e osserva.. e sente.. e batte.


Ma i palloncini, hanno vita breve.. tra un poco scoppierà.. ci sarà solo un nastrino colorato che perderà quota.. e si depositerà da qualche parte nascosta o meno alla gente.. Sono stanco, ma forse non è la sensazione giusta... io, non riesco a dare una forma al mio animo.. deluso, non realizzato, sperduto,.. la prossima volta dovrò seminare briciole o sassi dietro di me..


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24 aprile, 2021

mali contro i tanti malanni

Rimedi contro i malanni

 

Raffreddore.

Si prende una mela cotta, la si pela e la si taglia a pezzettini mescolati con un po’ di olio di mandorle.

Bambini col “late ingropà”.

I bambini hanno male di pancia. Gli si da un infuso fatto da tre dita di acqua e tre foglie di “lavrano (lauro). A piccole dosi ogni quarto d’ora a cucchiaini.

Vermi.

Tre dita di latte e un po’ d’aglio. Lasciate bollire e dare l’infuso ai bambini a digiuno. Altro metodo: latte di capra e tre chiodi bollenti dentro il bicchiere. Altro metodo: si prende un verme del bambino, lo si fa seccare su un qualcosa vicino al fuoco, lo si riduce in polvere e lo si da al bambino a digiuno. Se il bambino “ga i vermi, questo li para fora tuti quanti”. Altro metodo: cucinare assieme olio e aglio e ungere il preparato sull’ombelico del bimbo, alle tempie, sotto il naso e sulla gola. Altro metodo: 10 vermi di terra, aglio e olio; il tutto cucinato e unto attorno ai polsi, sotto le ascelle, sotto la gola e sotto le piante dei piedi.

Pazzia.

Bagni di ghiaccio sulla testa e una sanguisuga o due messa sulle dita dei piedi e appena sotto il polpaccio.

Per i bambini che non vogliono saperne di prendere il sonno.

Il germoglio di un papavero senza semi, acqua e zucchero.

Mal del simioto.

Il “mal del simioto” è quando un bambino mangia e non si ingrassa mai (cò se ghe conta e contesine). Con l’olio di mandorle si massaggia il bambino dalla pancia verso la schiena e da dietro la schiena dall’alto al basso. Massaggiare l’osso sacro tentando di spingerglielo dentro. Questo per 8 mattine di seguito. Le donne che guariscono i bambini da questo male dicono che il “simioto” (gorilla o grande scimmia) si appoggia all’osso sacro e, dicendo parole tipo “psz, psz”.

Tosse pagana.

La bava dei cavalli è un ottima medicina. La si raccoglie dopo che i cavalli hanno bevuto in un secchio e se ne prende un bicchiere alla mattina e due dita alla sera e ogni 3 giorni si sospende. Si beve un po’ d’olio di lino così che la tosse “ se indebolisse”. A molti invece della bava del cavallo gli si da da mangiare nella scodella dove aveva mangiato il cane e da bere dove aveva bevuto il cane. E se il cane è nero, si dice, è meglio. In sostituzione a tutto questo si npuò bere dell’acqua con un infuso di bastoncini di ciliege.

Verme solitario.

“Per sto vermo no ghe se quanto el scorso de la raise del pomo ingranà selvadego” (la soluzione sta nella radice del melograno). Bollire quindi la scorza della radice e berne l’acqua alla mattina a digiuno finché il “vermo no se consuma in corpo”.

Malavoglia.

Quando i bambini non sanno mai cosa vogliono e poco appetito gli si da masticare un graspo d’uva senza uva la mattina a digiuno.

Mal del molton.

Il “mal del molton” è un gonfiore al collo che non da dolore ma porta febbre. Si prende una pezza con del bianco d’uovo sbattuto e la si lega sul collo fino a quando “el colo se sfanta”.

Paura.

Se i bambini prendono paura gli si da un po’ di acqua e vino e il giorno dopo un purgante. Se i bambini sono più grandi allora si possono dare fino a 3 bicchieri di vino, si portano a letto e si osserva che sudano.ì

Porri.

Per farli andare via si usa del sangue di maiale appena ucciso o latte di fico crudo messo sopra il porro.

Rusioi.

I rusioi sono dei brufoletti agli occhi che fanno molto fastidio. Rimedio: mettere l’occhio nella boccetta piena d’olio per 3 mattine a digiuno, quando si guarda dentro si sputa per terra e si batte il piede per 3 volte.

Peoci e gendene.

Rosso di uovo sodo e strutto, si mescola bene bene e lo si spalma sulla testa. Si copre la testa con un fazzoletto e si va a letto. Alla mattina vi ritroverete tutti i pidocchi e altre bestioline tutti morti tra i capelli. In alternativa si può usare aceto e tabacco con un infuso di fiori.

Rogna.

“Gratando se va in gloria”. Infatti la rogna Fa bene al sangue (purga el sangue) e bisogna tenersela per un po’. Oleandro macerato nell’aceto per ottenere una pozione che vi farà passare la rogna.

Tegna.

E’ uno sfogo del sangue. Per sconfiggerla: ungere la testa di olio da cucina e asciugarla con un po’ di farina di fava. Altrimenti: scorze di melograno messe nel vino per 24 ore e lasciato a bollire. Tutto va messo, una volta raffreddato, nei capelli.

Mal di gola.

Masticare un po’ di foglie di carciofo selvatico succhiandone il succo.

Solana (scottature).

Acqua e aceto in testa e bere tanto caffè.

Per fortificare i nervi.

Una volta ucciso un bue gli si taglia all’altezza del ginocchio con un coltello affilato e gli si prende quella roba bianca che se ne esce. Con questa bava bianca ci si strofina il corpo. Ne uscirete tutti fortificati.

Morsicatura di cane rabbioso. Lavare la parte interessata con acqua e aceto. Prendere un po' di pelo del cane rabbioso che ci ha morsicato e lo si lascia appoggiato (e legato) nella parte dolorante.

Puntura d'ape. Si prende una chiave "maschia" e la si spinge nella carne dove c'é la puntura in modo da disegnare quasi una croce. Altrimenti: acqua e sale o acqua e aceto.

Morsicatura di scorpione. Pezza bagnata e olio di fico. Prendere un po' di scorpioni, metterli in un vaso pieno d'olio ancora vivi, chiudere il coperchio. Loro divengono "rabiosi" che, morendo, rilasciano il veleno. Quest'olio è il rimedio per qualsiasi taglio o morsicatura. Più l'olio invecchia più è buono.

Punture di ago o di forchetta sotto le unghie. Battere forte le unghie e provocare la fuoriuscita di "sangue cativo". Mettere sul male un po' di cerume prelevato dalle proprie orecchie.

Tagli fatti con chiodi arrugginiti o vetro. Sempre col cerume.

Come levare le schegge dalla carne. Resina di albero messa "sol mal".

Scottature. Se ci si scotta un dito lo si strofina sui capelli e basta. Se il fatto è più grave del previsto si appoggiano delle foglie di verza o cavoli sul dito. Se invece si forma la bolla ci si mette un unguento fatto con olio e acqua. In alternativa: olio, acqua, lardo "maschio" e lo si sbatte ben bene. Per le scottature più gravi: si raccoglie lo sporco che c'é attorno il condotto di una latrina e lo si appoggia sulla scottatura. Si infascia la parte malata e la mattina dopo tutto è passato.

Ematomi.

Se la botta si trova sulla testa ci vuole acqua, aceto e sale da spugnare nella zona interessata. Se si nota del sangue allora si può aggiungere un’alga di barena. “Se la bota fa saca” si usa imprimere una vera da matrimonio a mo’ di croce per tre volte.

Tagli.

Sempre cerume, o, in alternativa, olio di scorpione (olio dove sono stati deposti scorpioni vivi) e un po’ di ragnatele.

Starnuto.

Mai guardare uno che starnuta, potrebbe farlo smettere. Quando uno starnuta, “chel giorno nol mor”.

Sbadiglio.

Lo sbadiglio dipende dal sonno o dalla fame. Quando si sbadiglia bisogna aprire il meno possibile la bocca altrimenti c’è il rischio che ci restate colà bloccati con la mandibola. Uso vecchio: farsi il segno della croce una sul naso, una sulla bocca e una sullo sterno. Uso nuovo: una sola bocca e basta.

Singhiozzo.

Sette sorsi d’acqua senza interrompersi e mettersi subito dopo un limone vicino alla bocca. Il singhiozzo “straeassa” anche quando uno vi fa arrabbiare. Se uno è in pericolo di morte e ha il singhiozzo gli manca tre giorni per morire.

Bile.

Se uno ha un attacco di bile nulla di meglio è un bicchiere di acqua e limone. Se a uno non piace il limone gli si da a bere un paio di bicchieri di vino.

Mal di fegato.

Acqua bollente e salvia la mattina a digiuno.

Per “purgare il sangue”.

Bisogna fare la pipì molto spesso. “Chi vol star san, pissa spesso come un can”. Acqua di asparagi addolcita con del miele. Acqua di radicchio. Ortiche bollite da mangiare come un’insalata. Anche l’acqua di mare fa bene: da mezzo bicchiere fino a due al giorno.

Naso occluso dal raffreddore.

Un po’ di zucchero sulla stufa e aspirarne in fumo.

Sangue da naso.

Si prende un paio di pagliuzze e le si appoggia sulla testa di chi ha sangue da naso senza che se ne accorga. Se non passa si mettono degli asciugamani bagnati in testa. Se il sangue da naso continua si butta dell’acqua fresca sulla nuca in modo che scorra sulla schiena. Se proprio non passa si mette ad essiccare il proprio sangue nel fuoco e lo si da da tabaccare.

Febbre.

Sette grani di pepe da mandar giù a digiuno una mattina, nove la seconda e unici la terza. In alternativa: sei o sette spicchi d’aglio alla mattina sempre a digiuno. In alternativa: 5 spicchi d’aglio pestati assieme con della cenere e messa attorno al dito anulare della mano sinistra per un giorno o due. In alternativa: legare sul corpo dell’ammalato una rana viva messa su un sacchettino. La rana assorbirà il male e morirà stecchita. Per la febbre fa bene bere anche un po’ di urina (la propria se uno no fa piacere bere quella dell’amico).

Strappo alla schiena.

Cenere ben calda messa su un fazzoletto sporco. In alternativa: olio caldo con cenere. In alternativa: stoppa e catrame (quello degli squeraroli) e messa sul male. Il dolore si acuisce il primo giorno ma il secondo scompare.

Dolori articolari.

Scaldare del fango e metterlo nel male. In alternativa: cacca di mucca bella calda. Può essere utile fare dei massaggi con olio.

Dolori interni alle ginocchia.

Bagni caldi con aceto e rosmarino. Molti invece preferiscono la bava bianca di mucca appena ammazzata, quella che viene fuori quando si taglia il ginocchio della mucca.

Calli.

Le foglie del carciofo selvatico messe sopra il callo. In alternativa una fettina di limone può mellificare il callo che poi verrà asportato con l’unghia.

Sudore ai piedi.

Un foglio di giornale con della semola di farina bianca messo sotto la pianta dei piedi far andar via il sudore. Ma fermare il sudore non fa bene.

Emorroidi.

L’acqua di mare riscaldata e messa a evaporare sotto il sedere mollifica le emorroidi. Le rende molli pure la poltiglia di carciofo selvatico. Molti usano mettersi in tasca un paio di marroni. Ma le emorroidi sono anche uno “sfogo de sangue” che fa sempre bene. Chi ha le emorroidi interne con fuoriuscite di sangue può cercare di mangiare due o tre cipolle bianche cucinate sotto la cenere per 20 giorni. In alternativa: acqua di cipolle ogni mattina a digiuno.

Male alla vescica urinaria.

Cipolle crude o cotte nella cenere e condite con olio ma senza aceto.

Mal di denti.

Si può usare di tutto: cenere, aceto, sale, scolo di pipa…ma per il mal di denti ci vuole “succo di tenaglia”. Il proverbio dice: i cali tagliarli, i denti cavarli.

Debolezza di vista.

Tamponarsi gli occhi ogni mattina con un decotto fatto di vino bianco e scorza di tronchi di cavolo. In alternativa tamponarsi gli occhi con urina ancora calda. Chi si sente gli occhi stanchi può tenere la testa sotto il vapore del caffè.

Calvizie.

Per fortificare la pianta dei capelli si prende dell’olio bollito assieme a radici di radicchio. Una volta raffreddato il tutto fa frizionato in testa. Midollo di manzo e vino rosso: con questa pastella ottenuta si massaggia il cuoio capelluto. In più i pidocchi spariranno.


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23 aprile, 2021

NUOVI DENTI DI CANE

Nuove frontiere nella cura e sostituzione dei denti.


Uno studio dell' Università di Pechino propone come alternativa alle protesi in ceramica i   famosi "Denti di Cane" ­ Chthamalus stellatus ­ Categoria: Cirripedi e Balani.


I denti di cane sono crostacei dall'endoscheletro modificato, a forma di un tronco di cono, costituito da sei piastre calcaree che in età adulta equivalgono, in durezza, la ceramica.


Vista l'abbondanza del prodotto in Golfo di Trieste (vedi foto) si aprono nuove prospettive commerciali per i   DENTISTI.


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22 aprile, 2021

i PITITI











Il paesaggio presenta essenzialmente quattro zone caratteristiche: acque (canali e fondali sempre sommersi), velme (terreni sabbioso-fangosi che affiorano solo in occasione di basse maree sizigia- li), barene (che più o meno emergono due volte al dì in concomitanza del medio abbassamento del- l'a cqua), tapi alti e mote con o senza insediamenti umani e argini che delimitano valli da pesca (da "vallum" argine) o segnano canali. Dal punto di vista floristico e della vegetazione, trascurando l'ambiente acqueo superficiale e pro- fondo, di difficile rilevamento per un viaggiatore occasionale, si può notare, nelle velme una vegeta- zione essenzialmente algale, dove, a seconda delle stagioni, si mettono in evidenza varie macroal- ghe, tra cui più evidenti le rosse Gracilarie, le verdi filamentose Enteromorfe e le larghe lamine verdi della Lattuga di mare (Ulva Lactuca) e, abbarbicate sui pietroni posti a difesa degli argini, le ramificazioni digitiformi dei Fucus. Affiorano anche in questo ambiente le forme più piccole di piante fanerogame con foglie nastriformi (che in dialetto locale sono chiamate "aleghe") dei generi Cymodocea, Ruppia e Zostera. Di quest'ultima le specie di statura maggiore, assieme alle Posidonie, caratterizzano i fondali sabbiosi di mare aperto, formando praterie (molere), pascolo dei "gui" (Gobius sp.) di stelle marine, di molluschi e di piccoli crostacei. Nelle barene e nelle barene secche possiamo trovare una vegetazione di piante di modesto aspet- to, essenzialmente alofile,     LE FOGIE E IPITITI DE LAGUNA   senza foglie o con foglie ridotte e quasi spiniformi, coi fusticini acquoso- carnosi capaci di riserve d'acqua per resistere a sbalzi di umidità e di salinità. Troviamo quì prin- cipalmente la Salicornia fruticosa e lo Artrocnemum glaucum, le Salsole (dalle cui ceneri si dice che anticamente si ricavava la soda per l'industria del vetro), alcune Cyperacee e Juncacee a cespi con foglie aghiformi lunghe parecchi decimetri e termi- nanti con una punta acuminata. Ancora troviamo delle praterie semisommerse di Graminacee secche, dure, giallastre che solo nel fulgore della vegetazione arrivano ad assumere un colore verde tenue: la Spartina Stricta e, dove le acque sono più dolci, la canna di palude (Arundo Phragmites) che risale lungo le rive dei canali e dei lenti fiumi e della quale da secoli si sono serviti i nativi per la copertura (altamente coibentante) dei loro "casoni".Qua e là nelle zone meno frequentemente inondate e a seconda delle stagioni troviamo le macchie gialle delle Inule o azzurre di varie specie di Astri. La Laguna, oltre a dare alimento animale (pesci, molluschi, crostacei e cacciagione da penna e da pelo) ha dato all'uomo diverse essenze vegetali di varia utilità. Oltre alla già citata canna si trovano sui "tapi alti" e sugli argini sporadici grossi ciuffi di canna gentile o comune (Arundo Donax) che in seguito a coltura intensiva nell'entroterra, per lungo tempo ha fornito la cellulosa agli impianti di Torviscosa. In primavera si raccolgono sugli argini le "erbete" (Beta sp.) gradevolissime da consumarsi lessate in insalata, in frittata con le uova o in tegame con gli spinaci; gli spinaci selvatici (Atriplex sp. Pl), i giovani turioni delle "Sparisine" (Asparagus officinalis) e dell' Asparagus Acutifolius (sparisi de spinada) e le giovani cime degli "s'ciopeti" (Silene Cucubalus). Notiamo almeno due piante medi- cinali, contemplate in diverse farmacopee: l'Assenzio ("apisinsio": Artemisia Absinthium) e il "Santonego" (A. coerulescens) dal quale si ottiene una tisana amara con proprietà toniche, febbri- fughe, astringenti e vermifughe, e il cui estratto alcoolico (un rametto in una bottiglia di grappa) è un piacevole e gustoso amaro-digestivo. Non bisogna dimenticare l'onnipresente "fior de tapo" (Statice Limonium), pianta con rosetta di foglie basali (da non strappare !) con numerosi scapi ramosi por- tanti spighette di fiorellini bianco-azzurro-violetti, che rac- colti in numero non superiore a dieci per persona (pianta pro- tetta L.R. n° 34 del 3/6/81) possono conservarsi per mesi allo stato secco ed entrare in simpatiche composizioni.


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21 aprile, 2021

GRAVO----ANTICO GRAVO

Di Grado antico la storia vera

Nessuno la sa ne saprà mai

E quelli che non ci credono mi mettano alla prova1452

Quando i fondali erano molto più grandi

Qui c’era di lei solamente il Castrum

Sul dosso più alto a dire la verità

Chi dice che i fondali siano sprofondati

Chi che il mare si sia sollevato

E si vedono ancora le pietre sul fondo

Ma con maggior certezza si sa che da quando

C’era Attila a distruggere Aquileia

A Grado i Patriarchi avevano la spada

verità, che si può indicare con il dito

In Chiesa tanti dei loro ossi son sepolti

E il loro Palazzo è ricoperto d’ alghe.NEL 1452


Sopra tante urne sparse e antichità

Questa Grado aveva più di venti chiese

E dunque si può dire che fosse città


Per crederci

Vi basta gettare lo sguardo

A tante fondamenta, in mare affondate


Sono S.Vito, S.Grisogono S.Gotardo

E’ nata dopo Venezia e i Patriarchi

Hanno raccolto i signori del paese

I Migliori e più capaci, con le galere loro barche

Dai primi giorni a Grado comandavano

Dopo Venezia è diventata la sua padrona

E il leone di S.Marco comandava


Da qua, da qua sempre più cadendo

È andata perdendo case e anche territorio

Causa il mare e gli uomini al comando

Già prima quando i nemici venivano dall’ Oriente

È stata saccheggiato da Greci e Turchi in guerra

È stata saccheggiato, distrutta da altra gente 

E  infine da quelli di Francia e gli Inglesi

Con le navi è stata bombardata


Che attaccando il Paese

Hanno bruciato la Canonica e il Municipio

Con tutti i libri e le carte che spiegavano la storia

GRADO ha avuto questa mala sorte

Come, se questa è la storia de queste onde

Porta a dire che  qui tra tre secoli, sicuramente

Tutte queste case non saranno più in piedi

Ma vivere sino a quei tempi io non voglio

Si sa, a dirlo con sincerità,

Già a quest’ ora, la mia vita è grama

Che con dolore tra i vecchi sta avanzando l’ età

Che ci vuole canuti, ci vuole orbi e dispossenti

E ci fa mangiare la panatella quando cadono i denti.

di domenico marchesini  (menego picolo)



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20 aprile, 2021

sabbie nel banco e bivalvi di interesse speciale

in campo ecologico cosiddette zone umide comprendenti li ambienti costieri, tra il mare e la terra, rappresentnoluoghi pieni di vite di biodiversità. la salvaguardia e conservazione rivestono oggigiorno un ruolo di priorità assoluta, a maggior ragione per una realtà, come quella gradasse, la cui esistenza sussistenza risultano da sempre legate a ciò he la natura può offrire.

parallelamente nostro mondo, in ambito sottomarino, ne esiste un altro, invisibile brulicanti di vita, estremamente ricco di specie di vita, bizzarre, colorante in modo intenso   “pesci, molluschi alghemeduse,spugne  “straordinaria rappresentanza

di quellla eterogenea produzione di esseri viventiderivante dai mirabolanti processi dell’ evoluzione.

‘uomo comune può accorgersi della sua presenza quandoi molteplici resti degli organismi

 che ne fanno parte vari processi di trasporto, erosione, frammentazione, deposito delle onde, accumulo.

écamminando lungo la battigia che si possono trovare

la sabbia stessa costituita per buona parte da frammenti,   di scuse così come vengonoe nominate nel gergotipico della popolazione gradase   /il graisan/.

questol ibretto racconta la storia di una passione, nata e sviluppatasi tra un uomo ed il suo ambiente

si tratta di una raccolta di varie tipologia di conchiglie comuni, che rivestono un interesse popolare all’ interno della piccola comunità gradese.

per questo libretto può offrire un valido aiuto o  fare da semplice sprone passeggiando a grandi linee la gustosa cucina locale, sentire parlare di cappelunghe, garrese naridole.

si scopre  che i termini dialettali nascono dal paragonare

camping,caplo,cuotde bue, farfala—in ambito scientifico di specie diverse, come nel caso di canestrei, naridole e dinti de vecia.



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