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28 febbraio, 2012

Casa Nostra in Volo



Viaggio onirico, tra immagini e suoni da sogno.

Immagini d'archivio per ricordare Grado qual' era.
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27 febbraio, 2012

Un' alba in mare



Alle volte il mio modo di raccontare l' essere pescatore, o meglio allevatore in mare, può essere involontariamente invasivo, ma il mare per me non è solo un'orizzonte, un'alba o un tramonto, il mio mare è casa, è modo di vita è quello che sento, vedo e sono.

Il mare è una vicenda dolorosa e felice al contempo, è vita complessa da capire e utilizzare per viverci senza compromessi, nel contempo la vita in mare ha regole semplici ma ti chiede la tua anima in toto.

Insomma le mie parole quando parlo del mare sono solo un ringraziamento.

Scrivemolo anche in inglese che fa fin : my last words will be "tank you"
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26 febbraio, 2012

Amarcord-Donatori di Sangue 1995


C'è una grossa differenza tra le feste popolari che si organizzano oggi e quelle di non troppo tempo fa.
La partecipazione.

In questo video del 1995, girato da quella che era una coppia formidabile del tempo che fu:
Matteo Marchesan al microfono e Lorenzo Boemo in macchina;
è palpabile il fatto che oltre a lavorare da volontari a fin di bene, la gente si diverte a stare insieme ad avere un' unico scopo comune.

Erano fantastiche queste feste collettive, poi la burocrazia le ha spente in nome della sicurezza.
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24 febbraio, 2012

Dinosauri per cittadini



se abbiamo ancora bisogno dei poeti
è perché non siamo liberi

Oggi un bel box meditativo-incazzato di Sbrissa su Facebook e una riflessione molto seria di Liber@ mi porta a riflettere sulle figure che frequentano il social network ed il web in generale.

Chi siamo noi, indifferenti o indignati o semplicemente curiosi quando si commenta nel social?

Io penso che la maggior parte coltivi la dimensione eroica, anche se la praticano poco.

Un amore platonico dunque, come si diceva una volta. Mica siamo stupidi.

La quotidianità è fatica, delusione. Pensare in grande e passare oltre è la cosa migliore.

Non costa niente e ti riempie la vita.

Alle piccole miserie quotidiane ci pensino gli altri, quelli che si espongono, quelli che non capiscono niente di come si dovrebbe vivere.

Meglio fare come le trottole, girare ciascuno intorno al proprio asse.

Possibilmente davanti a uno specchio: girare, girare e girare, fino a che non finisce la carica.

Poi buonanotte ai suonatori, sarà per la prossima vita.

Non ci passa per la mente che un uomo diventa un cittadino solo se, mentre gira su se stesso, procede anche insieme agli altri lungo una direttrice comune.

Non è difficile capire che non è la rotazione, che pure è indispensabile, ma la traslazione l’elemento determinante del mutamento sociale; ma ci piace pensare che procedere insieme sia degradante, una cosa da pecore.

Ci frena il solito discorso: cominci prima lui!

Ecco caro Sandro, 'sto "scuminssia tu che a me me vie da rie" è la chiave di volta di queste frequentazioni così interessanti per chi le sente e le fa sue davvero e invece semplice gossip (con speranza neanche tanto sottintesa di vero e proprio sputtanamento) per la maggior parte del pubblico che mai proverà ad esporsi.

Eppure se non abitiamo ancora"a cason" non è per il compiacimento di guardarsi vivere che sicuramente animava, come noi, anche i nostri vecchi; ma perché, per amore o per forza, hanno costruito qualcosa che è andato oltre la loro vita, arrivando fino a oggi.

E allora siamo indifferenti o indignati e quando diventeremo cittadini?

Avanti così e faremo la fine dei Dinosauri.
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23 febbraio, 2012

Nico Gaddi a Graz





NIco Gaddi sta assumento sempre più un' aura internazionale, con le sue "cose" artistiche varca ormai abitualmente i confini nazionali, inorgogliendo tutti quelli che come me e lui amano la nostra Grado.
Stavolta va a Graz dal 3 al 18 marzo 2012.


"Carisssssimo Ennio, come al solito ti rompo x farti sapere di una mia mostra di fotografia e scultura a Graz tema è sempre la NOSTRA LAGUNA.
Ti invio un pò di documentazione, assieme a me nella serata di apertura ci saranno il Comune di Grado con l'as. Felluga,
i titolari dell' Hotel Savoy , la Trattoria ai Ciodi dell'isola d'Anfora, i Graisani de palù, e arredamenti Mario Colavetta.
Gli ospiti Austriaci sono pazzi del nostro territorio e noi siamo ben lieti di mostrare le cose più belle che abbiamo.
Ciao Ennio grazie


Un breve incipit descrittivo della levità artistica di Nico scritto da Maurizio Cacciavillani:

"Le immagini fotografiche della laguna di Grado, dalle scarne linee e geometrie delle abitazioni dei pescatori, dai volti, alle usanze, agli attrezzi usati quotidianamente nei mestieri dai suoi abitanti, tutto parla di tradizioni, di vita vera, dura, vissuta tra i rii e i canali sferzati dal vento di bora o accarezzati dal sole, sono uno spaccato della tradizione di un mondo che pian piano si sta trasformando, sta svanendo.
Visitare una mostra e ammirare le fotografie di Nico Gaddi è un po come navigare fra casoni e valli da pesca, fra barene e mote, è come remare di isola in isola, di paese in paese alla scoperta di antichi siti, alla ricerca di nuovi sapori.
Le immagini di Gaddi sono per il visitatore una sorta di finestre che si aprono sulla laguna di Grado, un'area di una straordinaria bellezza paesaggistica che ospita una fauna e una flora unica e di grande valore naturalistico.
Protetta dal mare aperto da una serie di isole e isolette, come quella di Sant'Andrea, la Laguna è caratterizzata da una vegetazione palustre e dalla Singolarità degli insediamenti dei pescatori, i tipici "casoni", costruzioni in canna e legno, è in questo gioco di colori e sapori, di volti e riflessi, tra l'intercalare delle maree e lo scorrere delle stagioni, che l'artista riesce con le spettacolari inquadrature a trasportarvi, in una sorta di volo radente, alla scoperta di questo angolo di paradiso in terra. "

Maurizio Cacciavillani
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22 febbraio, 2012

Carattere e orgoglio


Ho letto questa lettera di una ragazza sarda che mi ha fatto venire i brividi e siccome non riuscivo a rebloggare ho deciso di fare copia incolla per diffonderla il più possibile, lettura consigliata veramente a tutti.


Non sono coraggiosa, sono sarda e dico no a questi signori tristi
Valeria Gentile - valeriagentile.com
@valigiablu - riproduzione consigliata

Sono andata via di casa a diciannove anni, dopo il diploma linguistico e qualche dramma familiare in valigia. Ho vissuto a Firenze per laurearmi in Media e Giornalismo, ho vissuto due anni a Roma collaborando con festival, riviste, agenzie di comunicazione, case editrici. Ho viaggiato come reporter in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia. Ho dormito e mangiato per terra con i bambini in Senegal, mi sono lavata nei bagni delle palestre abruzzesi con le donne terremotate delle tendopoli. Ho girato da sola nell'infinita metropolitana di Tokyo, ho passato i checkpoint israeliani a Ramallah, ho scalato col vento gelido di gennaio la Grande Muraglia Cinese. Sono salita su mulini olandesi e torri taiwanesi, sono entrata nella pancia dell'enorme Buddha di bronzo sulla costa giapponese, ho assistito ai lanci dai tetti di soldati mangiatori di serpenti in Libano, ho guidato una zattera di bambù sul fiume Li.

Ho ventisei anni. Si potrebbe dire che io sia coraggiosa. Ma ancora più di questo, sono sarda. Ogni giorno della vita è una lotta in cui le mie radici sono alleati e nemici, armi e talloni d'achille. Sono tornata per scelta a vivere nella mia isola perché tutto il mondo non basta a contenere l'amore e la gratitudine che provo verso questa terra. Credo nella vita e nel mio futuro perché la Sardegna mi insegna ogni giorno i suoi miracoli senza vergognarsi di essere onnipotente.

Finché poi arriva un giorno in cui metti tutto in discussione. Arriva un super resort di lusso fondato da milanesi e altri italiani, che sulla mia isola ricopre venticinque ettari di parco in cui ci sono ventun ristoranti di lusso, quattordici bar, otto alberghi cinque stelle più diverse suites e qualche centinaio di bungalow, nonché children city, leisure land, sport academy, discoteca, spiaggia privata e tanto altro, dove una notte per una persona non costa meno di seicento euro. Arriva proprio quando meno me lo aspetto, mi contatta tramite Linkedin, mi offre un lavoro di gestione della comunicazione online e offline. Il che vuol dire comunicati stampa, fotografie, video, gestione della presenza e della reputazione sul web.

Passo il primo colloquio telefonico, la Media Relations & Events Manager mi adora e “caldeggia la mia candidatura”. Passo anche il secondo colloquio in carne ed ossa, quello con il Sales & Marketing Executive Manager. Mi dice che ho un curriculum anomalo, che “mi sono fatta il mazzo” e mi porta a farmi conoscere al General Director che è anche socio, ai piani alti insomma, dove si parla a voce bassa e si tiene anche la testa, bassa. Primo e secondo colloquio, poi test individuale per il percorso di selezione, ma i manager ormai mi presentano dicendo “lei è, si occuperà di”. Ma non si accorgono che loro non hanno passato il mio, di colloquio. Il luxury resort numero uno mi contatta via Linkedin, mi offre un lavoro, mi scomoda, mi prepara a lasciare tutto quello che ho per trasferirmi a vivere dentro il resort, a non avere mai un giorno o un'ora libera, per fare la comunicatrice tuttofare, in un'industria dello svago di lusso che è una gabbia d'oro finto, in cambio di un contratto a progetto di sei mesi per settecento euro al mese.

E allora ripenso alle nuove tendenze del futuro che vogliamo, il futuro sostenibile di cui tanto ci riempiamo la bocca. Ripenso alla manifestazione della Consulta dei Movimenti di stamattina a Nuoro dove Gavino Sale ha detto una cosa semplice e vera: noi sardi siamo poveri perché regaliamo le nostre ricchezze. Ripenso alle mie amiche laureate che lavano scale per cinquanta euro alla settimana, alle sette donne che hanno fatto lo sciopero della fame, ai padri che non sanno come dare da mangiare ai figli per colpa delle trame marce di questo sistema mortificante. In loro onore e in loro nome, in nome della loro dignità, io rifiuto l'offerta e vado avanti, a testa alta. Rifiuto, declino, non accetto, respingo, boccio, dico di no, a questi signori tristi che hanno perso completamente ogni contatto con la realtà. Ho ventisei anni. Si potrebbe dire che io sia coraggiosa. Ma ancora più di questo, sono sarda.
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21 febbraio, 2012

BIT-Mania


Sto Bit - la borsa del Turismo a Milano- che fa tremare d' orgoglio ogni labbro pendulo di amministratore pubblico viene raccontata ogni santo anno come la panacea di tutti i mali del turismo, e di conseguenza si spende in promozione.

Metto in chiaro subito, io sono d'accordo nel fare ste cose anche se vedrei bene un po di ridimensionamento del budget con cui si affrontano, eh si perchè i dati portano a pensare che in fondo quello che conta in questa e simili manifestazioni non sono i lustrini, i cosiddetti buyers sono tutti professionisti poco portati a fermarsi alla superficie delle offerte ma usati a badare al sodo statistiche alla mano.

Dunque vediamo, quest'anno al Bit hanno avuto una contrazione dell' 11 % di visitatori ma le contrattazioni sono aumentate, chiaro come il sole il popolino di contorno interessa poco, molto meglio i professionisti del settore.

Il trend porta in un ' unica direzione e una ricerca ha sottolineato che:

L’interesse per il paesaggio - sottolinea la ricerca - cresce con l’aumentare del reddito e per i vacanzieri che vivono in città.
Per il 57 per cento degli italiani una vacanza senza ambiente incontaminato e bel paesaggio avrebbe un valore medio basso, ma per il 20 per cento non varrebbe addirittura nulla.


Per noi a Grado è evidente che ci dobbiamo muovere con la promozione dell' Albergo Diffuso, che se andiamo avanti così farà la fine del Museo della Julia Felix, la valorizzazione intelligente della Laguna è l' unica arma che abbiamo per distinguerci dall'appiattimento generale dell' offerta turistica.

Una chicca letta su un blog di amici toscani che sottolinea come cambiano i tempi:

"Tempi moderni al bit.

Svoltato l’angolo dello stand Toscana spunta Groupon.
Sì, proprio il sito delle offerte giornaliere scontatissime che si presenta in carne e ossa, ufficio stampa e hostess, alla trentaduesima Bit di Milano.
Segno dei tempi: la crisi colpisce anche il turismo, non è Grupon, per una volta, che fa la sua offerta, sono gli albergatori che si mettono in fila per concordare il pacchetto in saldo
".


Cambia il mondo, adattiamoci.
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20 febbraio, 2012

Dichiarazione dei peccati


Peccati da dichiarare?
“Mah, le solite cose: non ho santificato le feste, non ho meritato la fiducia dei miei clienti, non ho ricambiato l'affetto inesauribile dei miei genitori, ho tradito la mia compagna in miliardi di minuscoli modi e poi...”
“Sì, sì, ma ha portato le ricevute?”
Dunque... qui c'è una vecchia notifica di violazione del terzo comandamento”.
“Questo al massimo sarebbe il sesto comandamento. Lei ha commesso atti impuri”.
“Atti impuri? Io? Ma se non mi ricordo nemmeno come...”
“Sullo scontrino c'è scritto 2010”.
“Aaaaah, sì, il 2010, fu un estate difficile, poi mi ero totalmente dimenticato e...”
“La gente come lei mi fa uscire di matto”.
“Mi scusi”.
“Cioè, ha idea di che mora le faranno pagare per un minuscolo atto impuro del 2010?”
“Non ho idea, davvero”.
Ma la gente non potrebbe essere più attenta? Dico, cosa ci vuole? Commette un peccato, le rilasciano la ricevuta, lei appena a casa la archivia in un cassetto... ma è chiedere troppo?”
“Io non so gli altri, ma io... forse non ho abbastanza cassetti in casa”.
È quel che dicono tutti. Sa cosa le rispondo io? Balle. Siete tutti convinti di avere miliardi di peccati da dichiarare”.
“In effetti...”
“Quando alla fine sono le solite due o tre cose tutti gli anni, sa cos'è questa? Superbia. Settimo vizio capitale. La paga lei l'aliquota sul settimo vizio capitale?”
“Di solito no”.
“Forse sarebbe il caso”.
“Se lo dice lei”.
“Vabene vabene. Ha delle esenzioni?”
“Un bonifico per l'onlus ex bambini ciechi...”
“Buono”.
“E poi un contributo al canile municipale”.
“Questo non lo passiamo, mi dispiace”.
“Ma pensavo di fare del bene”.
Noi contiamo solo il bene che si fa agli esseri umani. Tutti gli anni ve la spiego, questa cosa”.
“Ma non è giusto. Secondo me...”
“Senta, è inutile che mi spieghi l'universo secondo lei. Io sono solo quello che riempie i moduli, lo vede?”
“Mi dispiace. È che con questo caldo...”
Non lo dica a me. Non lo dica a me. È tutto? Sicuro di non aver fatto nient'altro di buono?”
“Mi sono fermato spesso nel mio luogo di lavoro, dopo l'orario”.
“Quella non è bontà, è lavoro in nero”.
“Ma non per i soldi... l'ho fatto per risolvere dei problemi di cui mi sarei potuto fregare, invece sono rimasto lì, ho aiutato i miei colleghi, credo di aver fatto del bene...”
“Lei si crede importante e insostituibile. È convinto che senza di lei i suoi colleghi non sappiano risolvere un problema. Direi che a questo punto l'aliquota sulla superbia scatta automatica”.
“Ma avevo le migliori intenzioni...”
“Sì, sì, dite tutti così. Che caldo, Signore...”.
“È difficile fare del bene”.
Mi scusi davvero, io... a volte mi dimentico delle cose buone che faccio”.
“Ma è rimasto seduto lì davanti per tre ore. Non poteva farselo venire in mente prima?”.
“È che non riesco a pensare qui dentro. Fa caldo”.
“Lo dice a me?”
“Non si respira. Sembra di stare nell'anticamera dell'inferno”.
“Sembra?
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19 febbraio, 2012

Ma Pensa tu!


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18 febbraio, 2012

Bricole


La Laguna ( vedi glossario ) è caratterizzata nei suoi percorsi dalla presenza di pali, in rovere o castagno, che aiutano la navigazione nei difficili e tortuosi canali lagunari.

Le Bricole a palo singolo per la navigazione, le Carieghe a tre pali per segnalare biforcazioni del canale, le Mede a segnare l'accesso a una foce.
In comune hanno che marciscono nella stessa maniera e più o meno negli stessi tempi, siano essi semplici o complessi.

Vermi, conchiglie, parassiti vari.
Il sole e le acque salmastre li decompongono, alghe ed erbe li soffocano in abbracci mortali.

Disegnando con le parole un quadro incredibile il nostro poeta Biagio Marin così descrive la vita di un faro, dando vita all' inanimato e scrivendo una vera e propria poesia d'amore (bricola):

El Faro

Gera una volta, in meso del palù,
un faro vecio duto carolao;
la dosana lo veva colegao,
ma ben o mal el steva incora su.

Ma che bei timpi quili in zoventù
cò i lo veva piantao la sul canal,
vestio de rosso comò un gardenal
col sielo vasto e alto a tu per tu.

Che festa alora cussì drito e novo
per sfida messo a ninbi e fortunali;
duto 'l mondo riflesso in t'i fondali,
duto quel mondo belo 'l gera sovo.

Vigniva a gara i ciapi de corcali
su la so testa a coronalo in bianco;
elo, da re, el steva drito e franco
in meso al svolo dei bei vassali.

E 'l sol, che festa! e l'aqua, quanti basi!
che notade cò l'aqua verdulina!
basi la sera, basi la mantina:
e quela---.

Po, co la gera stanca, 'l palo rosso
specieva drento de ela la so fiama
e comosso al penseva: si la me ama...
e gera sogni in quel so cavo grosso.

Cussi sognando 'l se desmentegheva
dei nuoli colorai e de le stele
e no 'l vegheva più passà le vele,
perso in t'el baucà de la so freva.

E 'na vogia i vigniva tormentosa
de colegasse su quel' aqua queta;
ma l'aqua la diseva: speta, speta,
colorandosse duta de un bel rosa.

Colegasse su ela e puo 'ndà via
lontan, per sempre, fra i so brassi moli,
comò che 'ndeva via pel sielo i nuoli,
cò la luse festosa in conpania!

Senpre più zoso, senpre più sbandao,
senpre più stanco, senpre più sbiadio,
el vecio faro un dì ze 'ndao con Dio,
perchè l'amor lo veva consumao.

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17 febbraio, 2012

Mutazione


Il mutamento culturale degli ultimi anni in Italia (quello che ha reso sostanziale il parere degli ultras da bar, il prevalere del "gossip" sulle cose serie), è nella logica della formazione autocostruita dove le esperienze specifiche e i curriculum contano sempre meno delle conoscenze personali, del manico, dell’avere o non avere le palle.

A questo punto è normale che i geologi o biologi siano degli iettatatori che girano con i loro strumenti, che fermano le opere di espansione territoriale con la loro testa piena di libri, che parlano di consumo del territorio come fosse qualcosa da mangiare che si mettono in mezzo tra il buonsenso degli operai e quello di stimati imprenditori.

È normale, lo stesso sono i giornalisti, i medici, gli ingegneri, i professori di qualsiasi materia:
intralci e perdigiorno, che hanno abdicato alla vita reale in favore di parole al vento.

Ci si muove come lupi, senza riflettere e senza chiedere niente a nessuno.

Il mutamento culturale è in atto nella società contemporanea, caratterizzata da una cultura sempre meno alfabetizzata, dal prevalere dello spettacolare al serio.

E temo non sia un fenomeno occasionale, ma il prodotto di un lungo processo dell'evoluzione dell'idea di cultura, proponendo l'egocentrismo come interprete della comprensione dell'oggi e interprete delle tendenze del domani.

'ndaremo al bagno de note no de giorno!
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16 febbraio, 2012

Votiamo per "Quelo"


Gli ultimi risultati delle primarie del PD a Genova stanno scassando dalle fondamenta il pseudo monolite politico di centro sinistra.

Bisognerebbe fare una acuta e approfondita analisi sui motivi per cui il gli elettori di Centro Sinistra, in tutte le possibili elezioni e primarie e votazioni e persino assemblee di condominio, non fanno altro che comportarsi in maniera da far capire al PD che non lo reggono, non lo sopportano, non sono disposti a votarlo, non lo amano, non apprezzano niente di ciò che fa anche quando incidentalmente fa qualcosa di giusto, e sostengono invece qualsiasi candidato, per quanto improbabile, purché dia l’impressione di dar fastidio al partito.

Sarebbe interessante, capire perché questo povero PD, che in fondo in questi ultimi tempi, a ben guardare, non è poi tanto peggiore o più ridicolo di altri partiti altrettanto patetici e scombinati della scena nazionale, riesca a calamitare tanta feroce, determinata e intransigente antipatia da parte del bacino dei suoi potenziali elettori, e sia capace, in parole povere, di stare ai suoi potenziali elettori incredibilmente sulle balle.

Sì, sarebbe una analisi da fare.
Allora perché non la faccio?
Semplice.
Perché il PD, non so come spiegarmelo, sta ferocemente e incomprensibilmente sulle balle anche a me.

Il nostro credo è per "Quelo"
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15 febbraio, 2012

Ieri-S.Valentino


Ieri sera sono andato in farmacia, avevo finito il collirio.
Non sapevo mica fosse San Valentino.
Davanti a me c'erano tre persone, mi metto in fila e aspetto.

Uomo n.1, sulla cinquantina, brizzolato, cameriere.
- Salve, vorrei del moment e questa scatola di preservativi.
IO penso “Ohohoh stasera qualcuno ci darà dentro! E prende pure il moment in caso di mal di testa! Colpo da maestro!”

Giovane n.2, acne dei post18, felpa larga di una qualche marca di merda.
- Ssssalve, vorrei, ecco, si, caramelle per la gola e poi, ecco, questa scatola…
Ovviamente sono preservativi, Io penso: “Cazzo ma vanne orgoglioso! Ma sbattili sul tavolo e urla in faccia alla farmacista: IO STASERA TROMBO!!! Non è che se lo dici poi non si avvera.”

Donna n.3, quaranta abbondanti, pelliccia, bionda con ricrescita.
- Salve, crema per le emorroidi, collutorio e preservativi.
Io penso.
No No, non ce la faccio, ho frenato i commenti e le fantasie. Questa non lasciava spazio all’immaginazione.

Tocca a me:
- Salve, del collirio per favore e…
- Preservativi? fa la farmacista:
- NO!...palline Zigulì, ai frutti misti, due confezioni, grazie.

S.Valentino di cacca alle zigulì!
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14 febbraio, 2012

Una Spiagia


Una Spiagia

'Na spiagia quasi bianca feva de sfondo
in quela solegiagia e ventosa giornada.
Me sintivo 'nvultissao de l' odor del mar
che me sufieva 'dosso
respirevo a piini polmuni
fin a gelame al naso.

No sentivo ninte oltro che al son
de l' acqua, de la tera e de al sielo,
me sentivo duto un co quel spassio e quel tempo
co quela solitae cussi vissina
me sentivo libero da duto e da duti
libero de esse
senza dovè esse.
E sentime iragiungibile da duti.


La foto è una rielaborazione di un' immagine di Vinicio Patruno
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13 febbraio, 2012

Le Pensioni


Visto che le pensioni sono un argomento peloso all' ordine del giorno, ho trovato uno studio sul sistema veneziano antico che mi pare mostri un diverso e più giusto punto di vista.
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Per passare dall’elemosina pelosa dei ricchi a un pieno diritto garantito, cioè a una previdenza sociale, ci dev’essere chi paga le provvidenze.
Per fortuna nei secoli lontani nei quali cominciarono a intravvedersi le prime forme di previdenza sociale c’era tra la gente che comandava molta più avvedutezza che in tipi come il sior Monti o la siora Fornero.

A Venezia, osservava Armando Sapori, l’aristocrazia mercantile era arbitra dello Stato, “e naturalmente sospettosa verso le associazioni che raccogliessero le forze del popolo”, ma tuttavia e proprio per tale fatto:

[…] lo Stato stabilì o controllò la predisposizione di provvidenze idonee ad assicurare un minimo di tranquillità al lavoratore, non tanto considerato come individuo, quanto come elemento sociale, la cui serenità si risolve appunto in un bene sociale [Studi di st. economica (secc. XIII-XV), vol. I, pp. 432-33, ed. 1955].

Nei Capitolari delle Arti veneziane, dettate in sostanza dallo Stato nell’”interesse collettivo”, possono essere considerati – scrive Sapori – dispositivi di legge nei quali si ha un vero principio di previdenza sociale. In breve e con degli esempi vedo di dire com’era articolata.

Lo Stato s’interessa dei “poveri maestri vetrani”, cioè delle maestranze anziane, veterane, sancendo che i protomastri e i maestri che tengono personale alle loro dipendenze debbano assumere assieme ai giovani anche dei vecchi secondo la percentuale da due a dodici (i privati di uno a tre).
Tale disposizione valeva per Venezia e il territorio da Grado a Cavarzere.
Quanto al salario venne stabilito che per i vecchi ancora non del tutto inabili al lavoro fosse uguale per i più giovani, e per gli inabili totali che fosse della metà.
Con i padroni che sgarravano si era inflessibili.

Si dirà: ma in tal modo si mettevano gli anziani a lavorare.

Bisogna tener presente – ed è l’aspetto che m’interessa di più dal punto di vista storico – che del lavoro in generale e di quello prestato dagli anziani in particolare, si aveva allora una concezione opposta a quella della visione capitalistica odierna.

Oltre al fatto che si trattava di un lavoro prevalentemente di tipo artigianale, anche se organizzato spesso con un carattere già industriale (cantieri dell’Arsenale).

Scrive ancora Sapori:
Quanto alla comprensione del valore sociale del lavoratore, basta che tramutiamo la parola “compassion” in “onor” (e con ciò non facciamo certo violenza alla mens del legislatore) perché siamo indotti a inchinarci dinanzi alla lungimirante umanità dei calafati e dei Signori dello Stato di Venezia.

I quali, tutti, sentirono che i vecchi maestri, a cui la tarda età aveva ridotto o spento la vigoria delle membra, ma non assopita la forza creatrice e tanto meno la passione per il “mistier”, non potevano essere allontanati dall’Arte.

La beneficenza li avrebbe mortificati; e la stessa pensione, ancorché conferita come un diritto che avrebbe loro permesso di trascinare gli ultimi giorni dell’esistenza nella quiete di una calle, lontano dal frastuono del mare, avrebbe lasciato il rimpianto dei compagni di lavoro, delle navi che erano l’orgoglio e la grandezza della patria.

E vollero, per questo, che il maestro veterano morisse al suo posto, combattente egli pure di una nobile e grande battaglia, onorato dai giovani, esempio ai giovani, guida ai giovani nel menare il rude e intelligente colpo d’ascia: retribuito infine, per i suoi consigli, come lo era stato per la sua opera [p. 440].

Capio! Il Concetto è chiaro, questa è lungimiranza.
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12 febbraio, 2012

Oltro che Faceboc



Un tempo 'ste buore gera l' occasion de catasse e fa feste, no virtuali ma vere condividendo musiti e fiaschi de vin, canti e zogo de la mora!

Gera al nostro modo de sta su faceboc!
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11 febbraio, 2012

I Cantori



Una delle grandi tradizioni di Grado, i Cantori della Basilica.
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10 febbraio, 2012

Il Diavolo



Scandagliando tra sacro e profano è giusto occuparsi anche del lato oscuro della nostra vita :
Il Diavolo.

L’eterno secondo, il figlio dei quartieri bassi destinato a una vita al di sotto delle sue possibilità, un’altra vittima del familismo amorale.
Questo è Satana, per gli amici Lucy.

Il termine "diavolo" deriva dal latino tardo diabŏlus, dal termine greco Διάβολος, diábolos, "calunniatore", "accusatore".
Satana, in latino Satănas, significa “avversario”, “colui che si oppone”.
Dunque io a Grado sono certo che non esista.

I nomi tradizionali del diavolo sono: Abraxas, Asmodeo, Astaroth, Baal, Baphomet, Belial, Belzebù, Demonio, Diavolo, Emaus, Eblis, Lucifero, Mefistofele, Satana, Tuberoch.

È l’incarnazione e la personificazione del principio del male supremo.
Ma meno di una moglie.

Vi sono diverse forme di adorazione del diavolo.

Fin da piccolo vedi Satana mentre suona una chitarra e va in moto con la biondona di turno.
Sarà cattivo quanto vuoi ma l’ufficio stampa è da paura.

Il Diavolo vuole la tua anima in cambio di una vita terrena di successo.

Dio pone delle regole alla tua vita terrena per garantirti un’anima immortale.
Quindi credo che d’ora in avanti li chiamerò semplicemente “uovo” e “gallina”.
A te la scelta per l' oggi e il domani.

Nell’ebraismo il concetto di “diavolo” non esiste, sostituito da quello più minaccioso e angosciante di “insolvenza”

Una volta ho cercato di vendere l’anima al Diavolo, ma no: niente da fare.
C’è crisi anche all’inferno e ci siamo messi d’accordo per una permuta.

Considerazione finale:
sfido chiunque ad essere buono dopo averla presa nel sedere in maniera così perentoria dal capo o a porgere l’altra guancia dopo secoli di delazioni subite.

Oggi, l’amore per la verità ci ha spinti a tentare questa ricostruzione.
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09 febbraio, 2012

Lo Studio di Nuove strade turistiche


Questa vicenda del TOP, il nuovo strumento di elaborazione per strategie turistiche di cui si è dotata Grado, mi ha spinto a far delle ricerche sui nuovi percorsi in cui si avventurano gli esperti di marketing turistico.
Ecco qui sotto quello che son riuscito a rilevare.
Premetto che non ne capisco nulla, il mio è puro rilevamento di tecniche in uso.


Per prima cosa, come si può vedere dalla foto, va ponderata l' idea di cambiare l'aspetto della cartellonistica d' ingresso al Paese, poi verranno esaminate le nuove strategie di promozione turistica:

1-Stickering: tattiche di affissione
Le campagne di stickering sono una delle soluzioni più economiche per ottenere brand awareness in modo intensivo e subliminale. Esaminiamo vantaggi e svantaggi delle principali tattiche di affisione...

Psicogeomarketing
Lo psicogeomarketing è una tecnica di rilevazione delle caratteristiche emozionali legate al territorio che nasce dall'incontro del geomarketing con le derive psicogeografiche dei situazionisti...

Experience Marketing e Twisted Protest
E' possibile rilanciare la brand experience sul punto vendita mettendo in scena eventi estremi? E' possibile spingersi fino a organizzare vere proteste negli spazi dei competitor?

Trojan Marketing
"Fottere il mercato per entrarci": questa è la filosofia che anima i nostri interventi nel sistema dei media. Ma come si fa praticamente? Un piccolo manualetto vi spiega quello che nessun prankster ha mai osato dire...

Ovviamente non ci ho capito un beato c..o ma qui ovviamente entrano in gioco i componenti del TOP che con la loro esperienza sapranno indicare le nuove vie da percorrere.

Non so bene se ciò darà nuova spinta al turismo locale ma è inutile discutere, ubi maior minor cessat.

Nel caso, se non si capisce, basta pagare.
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07 febbraio, 2012

La Multinazionale


Io da bambino, avevo una grande immaginazione, sognavo di fare il prete, perchè a me piaceva leggere e fantasticare e facendo il "zago" vedevo il Parroco che consultava sempre quei suoi libroni e speravo di poter fare come lui, poi la vita ha disposto altrimenti ma il sogno è rimasto. anche se lo ho rielaborato ed ora mi vedo -in sogno eh-come proiezione di un prete moderno che lavora per una grande Società, anzi la più grande al mondo:

Noi, si lavora per una multinazionale potentissima che vanta duemila anni di attività.

Io sto al marketing, dove s'è fatto il vero capolavoro: a livello di prodotto, noi vendiamo vita eterna e il Cliente è comunque estremamente fidelizzato.

Cioè, sì, noi vendiamo effettivamente qualcosa che nessuno può verificare, ma la gente ci crede e segue l'azienda e non abbiamo praticamente nessuna chiamata di reclamo da Clienti che poi, magari, la vita eterna, non se la son trovata.

In realtà il brand porta con sè un paniere di significati e attribuzioni fantastici: siamo riusciti con la pubblicità a convincere il Cliente che chi non è Cliente o dubita si deve sentire in colpa, che non capisce, che non c'è ancora arrivato.

Ecco, noi come prodotto vendiamo sollievo dal senso di colpa e vita eterna.

Non bastasse, la cura del Cliente, post-vendita, è veramente ottimizzata e forniamo precise istruzioni su come comportarsi e cosa pensare.

Ecco, quindi noi come prodotto vendiamo la vita eterna, sollievo dal senso di colpa e dal doversi organizzare a comportarsi e pensare tutto da soli.

Cure per la paura preconfezionate, insomma, potremmo dire.
Addirittura noi in azienda ci siamo inventati che il futuro Cliente nasce già in condizione di colpa, e che però con la nostra acquetta magica, quando ancora il Cliente è piccolo piccolo, lo rimettiamo in piano: praticamente li intercettiamo che non possono dire niente e dal gavettone aziendale neonatale in poi ce li abbiamo nel database Clienti e trucchiamo i report dicendo che sì, insomma, in una qualche maniera li rappresentiamo e che questi ci seguono, anche se magari non è così.

Poi visto che robe del genere prendevano piede, ne abbiamo buttate su altre usando sempre elementi basilari che però il Cliente si beve voglian dire delle gran robe, tipo facciamo numeri anche col pane, con l'olio, col vino.

L'acquetta magica però va sempre per la maggiore, e lì si vede il genio del primo Amministratore Delegato.

All'inizio in azienda erano lui, che aveva avuto l'idea dal padre, e altri 12, ma poi ancora l'azienda non era importante allora ha sbattuto nella politica e è morto un pochino, e han scelto un nuovo Amministratore Delegato tra quelli che c'erano.
E via così.

Adesso che l'azienda è una multinazionale potentissima, l'Amministratore Delegato non solo non ha problemi con la politica, ma è la politica che ce lo viene a cercare.

Ogni tanto qualche presidente fa dei danni e, tipo, uccide della gente che il nostro Amministratore Delegato dovrebbe teoricamente dire che quel presidente con noi non deve più avere niente a che fare, ma poi magari vien fuori che 'sto presidente rema contro a multinazionali a noi avverse e poi, dai, si sa gli Amministratori Delegati devon anche saper essere diplomatici, non è che si posson sempre dire le robe.

A livello di rete di vendita, facciamo da matti.
E' capillare e siamo riusciti anche a convincere i Clienti che dovrebbero far diventare Clienti tutti quanti e è ospitata in posti belli, grandi, con la musica.

Certi negozi ce li siamo fatti affrescare e riempire di roba artistica dai più grandi, che noi s'è sempre speso soprattutto per le sedi di rappresentanza dall'azienda.

C'abbiam certi negozioni che ci son voluti secoli per buttarli su.

Guardate a Roma dove c'è la sede centrale dell'azienda.

Gli impiegati bravi li facciamo stimare che neanche a Ikea, mettiamo le loro immagini in giro e facciam le figurine e i Clienti si possono pure rivolgere a loro, così, se si son trovati bene o si son affezionati.

Tipo c'era uno strano, Francesco, dell'agenzia di Assisi, che era tornato un po' rintronato dalla guerra e in piena sindrome da stress post-traumatico dice che parlava con la fauna, però era bravissimo e ancora i Clienti se lo ricordano.
Dai, son anche cose che fan piacere.

Come promozione, abbiamo scelto le presentazioni e promozioni dirette, che facciamo di solito una volta alla settimana, ma anche più spesso, e ovunque arriviamo, come rete distributiva.

Praticamente il Cliente conosce a memoria i nostri slogan, e li ripete aiutato da un collega che si deve vestire strano per essere riconoscibile.
Non strano come quelli che lavorano da Mc Donald's, ma strano.

E poi noi ai nostri Clienti diamo un sacco di gadget, tipo l'immagine del primo Amministratore Delegato mentre moriva; siamo riusciti a vendere che moriva per favorire il Cliente, così, si sa mai gli venisse in testa di smettere di sentirsi in colpa.

Come prezzo, ci fidiamo della gente e del loro buon cuore e l' offerta è libera e abbondante.

Insomma noi si sta bene e il futuro non presenta sorprese

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06 febbraio, 2012

Strade Romane in Laguna


La testimonianza della storia di Grado romana è affidata ai resti funebri e alle antiche chiese, ma i collegamenti con la terraferma esistevano? e poi la Laguna che appariva al tempo ben diversa da quella che oggi conosciamo che testimonianze conserva?

Questa cartina che vi propongo elaborata da Vigilio Degrassi e aggiornata dall' archeologo gradese Dario Gaddi mostra le tracce delle varie strade romane che in qualche modo arrivavano a Grado.

La strada che anticamente portava da Aquileia a Grado (segnata in rosso sulla cartina) attraversando la Laguna, presumibilmente era rinforzata da pali conficcati nel terreno e alla fine ci doveva essere un ponte in legno che la collegava con il "Castrum Gradense".

A testimonianza di ciò le parole scritte da Paolo Diacono nel suo Historiae Longobardorum libro Quinto, capitolo 17:

A Cividale, dopo Grasulfo, regge il ducato Agone, e, dopo di questo, viene nominato duca Lupo.
Dal momento che - come avevamo già anticipato - il duca Grasulfo del Friuli era defunto, a succedergli nel ducato fu posto Agone, dal quale ancor oggi prende il nome di "casa di Agone" un edificio che si trova in Cividale. Quando costui morì, venne fatto duca del Friuli Lupo. Questi, per una strada che anticamente attraversava il mare, entrò con un esercito di cavalieri nell'isola di Grado, che si trova non lontano da Aquileia. Poi, depredando quella comunità, prese i tesori della Chiesa di Aquileia, e li portò via. Era a Lupo che Grimoaldo aveva affidato il suo palazzo, quando si diresse a Benevento.


Correva l'anno del Signore 662, un brutto tipo questo Duca Lupo ma durò poco perchè l'anno dopo fu ucciso dagli Avari.

La testimonianza resta però, quindi quando passate per la strada lagunare immaginate i traffici dell'era d'oro di Grado transitare attraverso le mote lagunari.

Altra strada interessante da notare era quella che costeggiava il Canal de Anfora Vecia dal mare verso Aquileia, mi sembra di rivedere le navi mercantili romane risalire il canale lentamente tirate con cavi da terra.

Poi la grande quantità di tracce di edifici in laguna che testimonia la presenza di insediamenti romani.

Lo Scalo Aquae Gradate da l' impressione di essere stato molto attivo.
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05 febbraio, 2012

Rosario Elettronico-Dal Cilicio al Silicio



Tempi che mutano, simbologia religiosa in discussione, preghiere che diventano risse verbali, paladini della fede improvvisati che per apparire si trasformano da pagani in bigotti "basabanchi":

Eppure c'è una preghiera della Chiesa che attraversa questo impatanato, olezzante "nuovo" e conserva il grande sapore di una volta, il sapore autentico della fede: Il Rosario.

Il Rosario è una preghiera democratica, si fa assieme ma non occorre la presenza del prete per recitare i misteri: gaudiosi, gloriosi e dolorosi.

Mi ricorda le serate di primavera/estate con le donne in strada attorno alla cappella della Madonna a pregare con grande intensità e con una cadenza quasi musicale, noi bambini a correre e giocare sullo spiazzo e i continui -ssst!- lanciati periodicamente tra un Ave Maria e l'altra.

Ma la Chiesa si evolve e segue i tempi, così anche il rosario diventa un oggetto elettronico, un ovetto con registratore incorporato che ha il rosario per ogni giorno della settimana, comprese le litanie.

Grande successo e apertura di un sito appropriato, non c'è più religione.

Dal cilicio al silicio.
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04 febbraio, 2012

Italiani: sono bambini.


Mi sta venendo il sospetto che tanti difetti dell'italiano medio nei suoi rapporti con la politica abbiano la loro origine nella matrice educativa ricevuta nell'infanzia, e credo che lì si debba agire se si vuol sperare di uscire dal pantano nazionale.

Prendiamo ad esempio la tendenza a legiferare su tutto e a non far rispettare nessuna legge, tipica del nostro paese.

La mamma italiana - matrice primitiva del modello politico - pone regole di continuo.

Mamma: non si tocca; non ti mettere le mani in bocca; non si dicono le parole brutte; basta cioccolatini che ti viene il mal di pancia.

Tutte queste regole vengono impartite con un crescendo, in diverse fasi , che parte da una voce lagnosa e implorante e termina con facce da maschere del teatro del NO e decibel elevatissimi, corredate da minacce orribili.

Il bambino italiano, però, impara prestissimo che tutto quello che deve fare non è ubbidire, ma avere una resistenza abbastanza lunga da averla vinta.

Infatti nessuna minaccia viene mai messa in pratica: si tratta di un teatrino fatto allo scopo di far sviluppare nel bambino una tendenza infinita a rompere i coglioni.

La mamma, a fronte dell’ovvio fallimento dato dal messaggio impartito (infatti perde sempre) dovrebbe giungere alla conclusione di avere commesso degli errori in campo educativo.

Questo non avviene semplicemente mai.

Il bambino rompicoglioni, infatti, in Italia si chiama affettuosamente “scavezzacollo”, “caratterino” “peperino” e la mamma se ne lamenta lasciando trasparire un infinito orgoglio perchè significa che il rompicoglioni in questione - non è vero ma questo non conta - diverrà un maschio dominante: la sua resistenza, testardaggine, aggressività, i suoi decibel nel pianto sono prova sicura di avere “carattere”, sono garanzia di successo nella vita.
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03 febbraio, 2012

Posti Precari



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02 febbraio, 2012

Diffida al Sindaco


Ho ricevuto e pubblico, per ora senza commentare ma da dire ce n'è parecchio, dalla Magnifica Comunità di Grado:







Comitato per l’Amministrazione Separata degli Usi Civici di Grado
“Magnifica Comunità di Grado”
(Registrato Agenzia Entrate – Ufficio di Monfalcone, al n .ro 1013 dd. 29.04.2008)

Al Sindaco del Comune di GRADO

e p. c. Al Commissario regionale agli Usi Civici TRIESTE

“ Ai Capigruppo Consiliari del Comune di GRADO

“ Al Coordinamento regionale dei Comitati per RAVASCLETTO
l'amministrazione separata degli Usi Civici

“ Ai Cittadini di GRADO


Oggetto: Osservazioni in merito alla realizzazione di un approdo nautico turistico denominato Porto San Pietro, in località Riva Brioni nel territorio comunale di Grado assoggettato a Diritto di Uso Civico.


Premesso che
alle ore 10 del 23 c.m. ci siamo recati in Comune per prendere visione degli atti indispensabili alla presentazione cognita causa delle osservazioni in oggetto;

non potendo rintracciare i responsabili del procedimento, verso le ore 10.45, dopo vari tentativi riusciamo finalmente a stabilire un contatto telefonico con il geometra dell'ufficio competente;

una voce lontana, se possibile più flebile del segnale proveniente dai sopravvissuti del Dirigibile Italia, ci ha risposto stancamente : “ Manca il capo e pertanto gli atti non sono reperibili “;

ribattiamo che invece sono “ reperibili “ in quanto depositati in data 17/12/2011 con protocollo n° 33477 e che entro il termine del 28 c.m i cittadini, in veste di incontestati titolari degli immemorabili diritti di Uso Civico, hanno tutto il diritto di far pervenire le proprie opposizioni sulle quali il Comune è tenuto a pronunciarsi specificatamente;

lontano persa nei ghiacci percepiamo appena “ . . . mi dispiace la questione non è di mia competenza “;

l'assenza del capo, fosse anche poco meno del Padreterno, non dovrebbe prevalere sul diritto alla consultazione garantita dalla legge.
Questa, almeno, è la trasparenza amministrativa: qualcuno dovrebbe informare non solo il predetto geometra;

alle ore 11,30, confidando nel miglioramento delle condizioni meteorologiche, lo richiamiamo per ricevere di ritorno la battuta precedente: “ Non è di mia competenza “;

a questo punto, realizziamo che gli unici realmente competenti a certificare presso gli uffici comunali di Grado il diritto alla consultazione di atti in libera visione, sono i Carabinieri;

in procinto di avviarci in caserma, veniamo avvisati che il Segretario generale si è reso improvvisamente disponibile;

il dialogo si arena subito in quanto il diritto di consultazione fatto valere in nome e per conto della “Magnifica Comunità di Grado”, è diverso e più ampio di quello circoscritto ad un'unica istanza concorrente per di più esibita con il contagocce presso gli uffici regionali di Trieste in via Cavour n° 1;

in materia ambientale e degli immemorabili diritti di Uso Civico occorre invece esaminare, punto per punto presso il Comune di Grado depositario degli atti e non già presso i menzionati uffici regionali, entrambe le istanze di concessione demaniale marittima sinora rispettivamente presentate, a quanto consta, dalla Società “ Porto S. Pietro SCPA “ e dalla Società “ Marina di Grado SCPA”;

onde verificare l'eventuale compromissione delle inalienabili realità civiche e dei paralleli diritti dei cittadini esercenti, talvolta da più di 50 anni, attività connesse con la nautica da diporto e con finalità sportive;

riservandoci quantomeno di inoltrare tempestiva istanza di accesso ex L. n° 241/90, intanto La diffidiamo con la presente a sottoporci in visione, con riserva di copia in carta libera, tutti gli atti comunque denominati relativi alla realizzazione del cosiddetto “ approdo nautico turistico Porto S. Pietro” comportante la privatizzazione ed a nostro avviso anche la modifica irreparabile dello stato dei luoghi di una superficie spropositata pari a mq. 53.910,44. interamente gravata, come si è detto, da diritto di Uso Civico.
Ogni eventuale comunicazione, andrà indirizzata al 1° firmatario.
Distinti saluti.
Il Consiglio Direttivo

Grado, 1° febbraio 2012

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01 febbraio, 2012

Lunario di Febbraio






Per il Lunario del mese, userò una poesia di Stefano Dovier, mandata tempo fa per descrivere le femene de le capelonghe, le nostre mamme e nonne che con il loro lavoro, che somigliava più a un sacrificio, hanno integrato l'economia delle famiglie graisane per lunghissimi anni facendo superare crisi che al confronto quella attuale "la ne fa sgrissuli".





DOTORE E PITITELE 


Che pelassa che le veva

quele femene in batela,

le veghevo vogà de fuga

stando sora la scogera.



Le dotore e pititele,

queste quà le più famose,

le saveva vogà in coppia

e se sole a rimi in crose.



Capelonghe e peverasse, 

gera quel che le ciapeva

e d'inverno 'stè famege, 

co' quel poco le viveva.



Che mestier de patimento,

sacrifici no ve digo,

specialmente quando fora

dito fato,vien caligo. 



No ze radar nè scandagio

de portà in t'una batela 

ze soltanto col mestier 

che tu rivi a tornà in tera.



Questa quà gera la vita 

che faseva Giovanina, 

che la bramarave 'ncora

de vogà in batelina.



Teti

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