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30 giugno, 2016

In Nome de Dio Avanti



La macchina organizzativa è in moto, tutto è pronto.

Al Perdon al grido di "in nome de Dio Avanti" partirà domenica prossima  accompagnato dalle barche dei pescatori che trasporteranno i fedeli a Barbana ad assolvere il voto della nostra Comunità, ma già si presenta il solito problema, acuito quest' anno dalla scarsità di imbarcazioni a disposizione, chi salirà sulle barche?
Se la caccia al biglietto era feroce gli anni passati quest'anno sarà furiosa.

Il nostro mai dimenticato Giovanni "Trombai" Grigolon l' aveva descritta così: 


Barba 'l Bilieto

Tante bele barche 'mbandierae
pronte per la Granda Processiòn,
al segnal de un omo le se mola
e le va a Barbana pe' 'l 'Perdòn'.

Una volta duti e se 'mbarcheva
o basteva dì 'Barba Riveme'!
'Desso le regole gambiae
e pe' 'ndà a Barbana vol cussì:

"Barba 'l bilieto
xe ani che speto
e me a Barbana
no se co cù 'ndà.

Sensa 'l bilieto
lo stesso me vago,
me vesto de zago
e me saré là.

No vago per sede,
ma vago per fede,
no vago a magnà
me vago a pregà.

Barba 'l bilieto
xe ani che speto
e me a Barbana
no vogio mancà."

E del molo duti saludeva
quele barche che 'ndeva via
co la banda a bordo che soneva
che de tanti seculi se fà.



Giovanni Grigolon “Tronbai”

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29 giugno, 2016

Massi Tachelo (Massimiliano Cicogna) e il Centro Giovanile Operaio Gradese

Nella foto tre personaggi che hanno segnato la nostra storia: il Sindaco Nicoletto Reverdito, il Poeta Biagio Marin e Massi Tachelo

La storia di Grado è costellata di associazioni per praticamente qualsiasi cosa, ma ce n'è una che è stata una stella che ha brillato di luce propria per un periodo, lasciando un vuoto quando si è spenta.

1972, nacque a Grado il Centro Giovanile Operaio Gradese, un'associazione popolare con obiettivi di aggregazione giovanile, ricreativa, culturale e sportiva.

Nacque per iniziativa di Massimiliano Cicogna (Massi Tachelo) e da Ilario Fanò, Paride Enea Tognon, Giovanni e Stefano Gordini, Aldo, Rino e Silvano Marchesan, Franco Tomasin, Ottone Camuffo e Nevio Scaramuzza che formarono il primo Direttivo.

Il sodalizio ebbe un successo strepitoso da subito tanto che il primo tesseramento portò a 167 i soci e nei due anni successivi arrivò sino a 300.

Grazie all' aiuto dell'Associazione Grado Nostra e in specie del suo Presidente Augusto Cesare Marocco riesco a pubblicare le motivazioni che spinsero Massimiliano Cicogna (Massi Tachelo) a creare quella che per molti di noi è stata forse la più importante aggregazione sociale di sempre a Grado, Il Centro Giovanile Operaio Gradese.

Si trattava di una piccola grande rivoluzione essendo un' associazione per la prima volta in assoluto "laica" che univa entusiasticamente giovani di varie e contrastanti estrazioni sociali.

Un esempio di società civile che si distingueva per una volta dal contesto politico locale  non sempre corretto e disinteressato e a quanto mi consta mai più riproposto.

Ma leggiamo le parole dello stesso Massi  così riviviamo meglio quei momenti:


Eravamo nel 1969 e causa anche la partenza di don Silvano Pozzar si affievoliva l' interesse attorno al gruppo della Fides Intrepida dopo operavo da anni.
Pensai allora non senza grande preoccupazione ed emozione con alcuni amici di fondare un nuovo Gruppo per giovani lavoratori. 
Sapevo che era molto difficile e che non tutti avrebbero compreso ed accettato questa iniziativa, tuttavia continuammo e nacque ufficialmente nel 1972 il Centro Giovanile Operaio Gradese.
La prima sede fu in Via Morosini, gli obiettivi erano ricreativi, culturali, sportivi e comprendevano tra i soci anche i ragazzi dell' Ospizio Marino.
I primi tesseramenti furono un successo al punto che in pochi giorni avevamo ben 167 iscritti, all' inaugurazione della sede intervennero tutte le autorità cittadine e l'artista Dino Facchinetti addobbò la sala con dei murales bellissimi.
Grande emozione destò la visita informale dell' arcivescovo di Gorizia Pietro Cocolin che entrò in sede chiedendo permesso, sentito poi i dettagli delle nostre intenzioni, ci dette la sua benedizione incoraggiandoci ad andare avanti.
L'attività spaziava dal teatro ad una mostra di disegno per i bambini delle scuole, un ballo mascherato per carnevale in Taverna Municipale un grande raduno di motociclisti con 500 iscrizioni e 1000 partecipanti al pranzo, risolto da Ilario Fanò con l' idea del piatto unico di pasta con le seppie.
Poi finalmente calcio, la mia passione, più di 100 ragazzi al primo allenamento.

la storia continua..... 
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28 giugno, 2016

Panta rhei os potamòs- Tutto scorre come un fiume




Riguardando vecchie cose in soffitta per fare posto ad altre cose che diventeranno altrettanto vecchie, mi è capitato tra le mani il mio vecchissimo Mac SE/30.

Il mio primo computer, datato 1989 appena uscito in sostituzione dell' SE e del Mac plus, i primi computer friendly al mondo.

Era una scheggia per il tempo e per pura curiosità ho provato ad accenderlo.

Incredibile la  faccina del caricamento del Sistem 7.0 (anche quello ce l'ho in originale in floppy-disk) con un sorriso dopo appena qualche minuto si è mostrata e ha caricato il sistema.

Un cubo indistruttibile, ventisette anni di età, (per i computers preistoria) con quello gestivo la mia attività, contabilità compresa, avevo Photoshop 1.0 un hard disk di 80 Mb. (proprio Mb non giga).

Ha un valore solo affettivo, commercialmente vale come una sveglia usata, ma fa girare ancora Excel e Word, ma io mi rivedo con mio figlio piccolo che mi girava attorno quando ci giocavo, ed ora lo vuole come totem da mettere in studio.

Ho deciso di riesumarlo, pulirlo e metterlo in bella vista, è storia ragazzi, la mia storia.

 "il Macintosh è cattolico controriformista, e risente della “ratio studiorum” dei gesuiti.
 È festoso, amichevole, conciliante, dice al fedele come deve procedere passo per passo per raggiungere – se non il regno dei cieli – il momento della stampa finale del documento.
 È catechistico, l’essenza della rivelazione è risolta in formule comprensibili e in icone sontuose. Tutti hanno diritto alla salvezza».

«Il Dos è protestante, addirittura calvinista. Prevede una libera interpretazione delle scritture, chiede decisioni personali e sofferte, impone una ermeneutica sottile, dà per scontato che la salvezza non è alla portata di tutti. Per fare funzionare il sistema si richiedono atti personali di interpretazione dei programma: lontano dalla comunità barocca dei festanti, l’utente è chiuso nella solitudine dei propri rovelli interiori”.
Umberto Eco

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27 giugno, 2016

Campioni Graisani-Mario David

Partita fondamentale della nazionale, Campionato Europeo.

Un nostro concittadino ha vissuto in prima persona una situazione del genere:

Mario David  (Grado, 13 marzo 1934 – Monfalcone, 26 luglio 2005)  graisan, giocatore di calcio, un campione. (vedi raccolta foto) pdf

























I gradesi sono sempre stati portati per il gioco del pallone ma pur avendo talento ben pochi hanno passato le frontiere regionali per entrare nel giro nazionale.

Mario David
 è stato il più famoso di questi, talento indiscusso, piedi sensibili, carattere e forza le sue armi in campo.

Inizia a giocare giovanissimo nel 1948 e nella sua lunga carriera giocò nel Lanerossi Vicenza, Roma, Milan (con cui vinse una coppa dei Campioni) e Sampdoria e chiuse nell'Alessandria.

Notevole il suo curriculum di nazionale con 34 convocazioni, famoso l'episodio del pugno fantasma a Sanchez in Italia Cile del 1962 che ne determinò l'espulsione e la sconfitta della nazionale ai Campionati del Mondo. 

Incrocio le dita, visto il momento delicato, ma il talento di Mario David è stato senza frontiere e di portata mondiale è l' occasione giusta per ricordarlo.
Anche in spirito con la sua determinazione può far comodo.
Forza Italia!

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26 giugno, 2016

La Settimana Granda



Stiamo entrando nella Settimana "Granda", la settimana che si conclude Domenica 3 luglio con la Processione delle barche per il voto alla Madonna  di Barbana.

Per ricordare chi è stato caro a tanti di noi, il nostro Pastore per oltre 40 anni,
pubblico questa foto scattata proprio a Barbana nel 1957 l' anno del suo insediamento in cattedra a Grado, Don Silvano Fain.

Alla fine di aprile del 1957, da bordo di un peschereccio sbarcò per la prima volta come parroco di Grado, monsignor Silvano Fain.
Monsignor Fain subentrava a don Sebastiano Tognon morto il 7 dicembre del 1956.

La foto fu scattata proprio alcuni giorni dopo il suo insediamento, esattamente il primo maggio del 1957 in occasione del pellegrinaggio a Barbana dei pescatori.

La foto ritrae il parroco assieme a don Turi e altri, ma soprattutto con 83 chierichetti.  (quella volta se feva figi)
Nell’arco di una ricerca durata quasi 2 anni  Vermiglio (Maurizio) Trevisan è riuscito nel non facile intento di trovare i nomi di quasi tutti quelli che sono raffigurati.



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25 giugno, 2016

Ricordi di Guerra

Ricordiamo con immagini e  racconti la Grado della Prima Guerra Mondiale, sembra quasi sia stata una cosa romantica.
Invece è stata una tragedia che ha spazzato via una generazione di giovani uomini, 
I nostri nonni sono andati alla guerra senza capirne nulla, in fondo senza sapere per chi combattevano e morivano.

Sono andati alla guerra come bambini dell' asilo, per giocarci. 
Sono tornati, quelli che sono tornati, feriti stanchi e con la barba lunga.
Ora festeggiamo gli anniversari.


Guarda i sopravvissuti
sui visi le maschere del dolore
sui visi le maschere del successo
messe per istinto di sopravvivenza.
Kulekov


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23 giugno, 2016

El Vecio Davide-Strasser



Ancora un episodio di quella raccolta miracolosa di quotidianità graisana di un tempo che fu scritto dal punto di vista dei bambini da Massimiliano Cicogna "Massi Tachelo".

Le Gno do Scale

In questo quadretto descrive le astuzie che mettevano in atto i ragazzi per raggranellare i quattro soldi che dovevano servire a  comprarsi un pallone vero e smettere di usare la "bala de strassa".

El VECIO DAVIDE

Tra tanta zente che me hò cognossuo, el piu simpatico gera el vecio Davide.
El veva un magazin de strassier in via Fiume, e noltri ‘ndevemo sempre là a vénde.

Un giorno me 'i digo ai mamuli: «stè sinti, incuo 'ndemo duti drento, me vendo e voltri se impinì le scarsele de tochi de oton, de lime, de quel che catè. 
Cussi dopo ’ndemo a vénde là dela vecia Arminia (che gera un’oltra strassiera).

In quela volta i pagheva ben perchè ale industrie 'i ocoreva materie prime.
 Cò 'ndemo fora de Davide, vévemo le scarsele piene

e ’ndemo a vénde là de Arminia; duto contento ’i digo ala gno banda
 mamuli, se 'ndemo avanti cussi, al balon lo vemo svelti».

Per un pochi de giurni vemo fato 'sta vita qua, ma un giorno la vocia Arminia la sta mal, e noltri che femo?
Spetemo che passa do giurni e ’ndemo a vindili al vecio Davide la stessa roba che ’i veveno portao via.
Duto s’in momento el fa: «sta roba, no me ve l'hè compragia l’ oltro giorno?» 
e noltri: «ma no, sior Davide, la se sbaglia!». 
«Che me sbaglio, bruti musseri, 'desso ve dago me al sbaglio!».
 Noltri tachemo córe via, cussi vemo perso la pesada.
Ma una setemana dopo vévemo sintio dei più grandi che al vecio ’i piaseva tocà al cul ale mamole.
Alora me digo: «se elo fa ’ste robe qua, perchè noltri no mandemo le mamole a vénde?» «Bela idea», i dise in coro.

Tornemo in Savial e le catemo proprio che le zoga a la setemana,  Alora ’ndemo là e ’i disemo:
«stè sinti, mamole, voltre dovè ’ndà là del vecio Davide a vénde la roba che vemo catao gerì».
 Le mamole le dise de sì, i demo i sachi e le se avia.
 Noltri le seguimo a distansa, le va drento e elo el fa:
«oh che bele mamole, che volè?». 
«Semo vignue a vénde 'sta roba...»
 Noltri stevemo sula porta e vegheveno che el scuminsieva a fissale:
 duto s’un momento i cage i oci sule tete, doboto ’i viniva la bava,
in tun momento 'i mete la man sul cul a una mamola, quela se volta e 'i fica una sberla che no ve digo,
e la siga forte: «desso dène i soldi o vago dìli a so muger!». 
«No fige, 'desso ve li dago», el core tó i soldi che el veva in scanselo e ’i dise:
 «ve racomando, fige no ste dili a nissun».

Desso me digo: quel povero vecio el veva quel vissio, ma noltri géremo megio?
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22 giugno, 2016

Grado-Biutiful Cauntri



Non siamo in generale, noi graisani, terribilmente isolani e isolati? 

Internet può servirci a conoscere il mondo, ma il più delle volte ci serve a specchiarci in noi stessi. 

Ci troviamo gli stessi dibattiti che affliggono la nostra piccola tv italiana, i nostri piccoli quotidiani. 

Questa lingua, che ci rende stranieri a chi vive a poche ore da noi, sta diventando una prigione. 

Là fuori ci sono miliardi di persone che progressivamente si stanno accorgendo di vivere nello stesso mondo, con gli stessi problemi. 

Poi ci siamo noi, il popolo del contro, una piccola sacca di indigeni autoctoni che continua a discutere animatamente degli anniversari e delle scadenze della tribù. 
Da lontano gli altri ci osservano, forse hanno paura a disturbarci, come quelle popolazioni amazzoniche che vanno lasciate così come sono, per preservare una biodiversità, ecc.ecc....

Forse è quello che siamo, una tribù rimasta ai margini del grande discorso globale, con una lingua autoctona che è meglio preservare così com'è. 
Vitali, ma chiusi in noi stessi

Questo è il nostro lato oscuro. 

Preghemo ne vemo bisogno pe' 'l futuro.  
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21 giugno, 2016

Maria (Stiata) Marchesan in Lauto






































A Grado le Associazioni sono veramente molte e si occupano dei campi più disparati e, visto che continuano a crescere, arriveranno piano piano a superare il numero dei residenti effettivi, così ciascuno di noi potrà essere finalmente chiamato  "Presidente".
Che in fondo è quello che veramente vogliamo.

Ma ce n'è una che è mi  restata nel cuore e non sarà facile sostituire:

L' Associazione Culturale "La Bavisela" che dal 1980 interviene a sostegno della memoria, purtroppo labile, dei "graisani" agendo nel settore strategico dei bambini, spronandoli, divertendoli, riesumando giochi antichi in piazza (per una volta non virtuale) concorsi premio in lingua e in dialetto perchè le nostre radici culturali non vadano disperse ma attecchiscano, usando la fantasia, la forza e la rapidità dei giovanissimi.
Senza trascurare gli anziani, ricordandoli, coinvolgendoli in giochi e feste a loro dedicate.

Un gruppo di signore graisane fantastiche che senza chiedere nulla si sono fatte carico di pubblicazioni poetiche, di libri di perfetti sconosciuti a tutti fuorché a Grado.


Il loro motore è, ed è sempre stato, la signora Maria (Stiata) Marchesan in Lauto un vulcano di idee, inarrestabile sempre pronta ad aiutare tutti e che quando vede un gruppo di bambini sa, ancora adesso, diventare come loro, sintonizzarsi e farsi capire.

Mi è capitato in mano mettendo a posto vecchie carte  una raccolta  di temi (pubblicata dall' Associazione) riservati agli alunni della scuola elementare del 1982, letta la presentazione della sig. Mila Kiefer Tarlao con il groppo in gola ho avuto un flash-back di ricordi.

Come genitore di due di quei tanti bambini, ormai diventati adulti, che Maria Stiata negli anni ha fatto divertire e aiutato a crescere correttamente donando loro la propria bontà e voglia di vivere:


Grazie !
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20 giugno, 2016

Sto Dialeto di Menego Picolo-Domenico Marchesini



Domenico Marchesini (Menego Picolo) nasce a Grado nel 1850 e vi muore nel 1924, figlio della Grado storica poco conosciuto perchè purista del dialetto antico, attraverso i suoi scritti riusciamo a conoscere l'arcaismo dialettale del vero proto veneto graisan che evita con grande attenzione le contaminazioni del giuliano triestino, proponendo con forza la vigoria del dialetto autentico graisan.

Menego Picolo non mitizza il suo mondo, non ha bisogno di compiere per esso un recupero nella memoria non  sorge in lui il desiderio o la necessità di questo itinerario spirituale. 
Esprime il rimpianto del tempo che fu e ne fa una idealizzazione sentimentale, di tipo casalingo diremmo e, come i gabbiani o i  germani, si trova bene nella sua laguna.


Più che "rappresentarlo" Domenico Marchesini ci "presenta" il microcosmo gradese: un nucleo la cui struttura sociale si esaurisce in pochi elementi: i pescatori di mare e di laguna, gli artigiani e i renaioli

Un mondo aspro che sa di amaro e di sale come le alghe dei nostri lidi. 

E proprio per la visibile asprezza di questa sfera isolana dobbiamo render merito a Domenico Marchesini del suo amore per essa, un amore per cui - unica idealizzazione - la ristrettezza della quotidianità quasi scompare per far posto a un paese di favola, dove si fanno pesche miracolose e il denaro guadagnato si spartisce a peso,  e i stiopeteri raccolgono prede prodigiose che farebbero impallidire d'invidia i cacciatori d'oggi. 

La Poesia sopra mostra chiara la sua idea di Dialeto.
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19 giugno, 2016

C' è il Sole


C’è il sole. 
Ti stupisce sempre Grado, quando c’è il sole. 

Per quella luce che piove dal cielo terso, di un azzurro che pare finto e uscito da un quadro. 

E’ un azzurro che abbiamo solo noi, un cielo che pare fatto d’acqua e nell' acqua si specchi, un cielo che ti fa vedere le montagne come se fossero dietro l’ angolo.

C’è un’aria densa di calore che esce dalle pietre come se fosse vogliosa di mostrarsi dopo tutto l’umido invernale.

Noi gradesi usciamo da casa tutti, tra le cube, nei nostri campielli e nelle nostre piazze, per passeggiare  e chiacchierare con gli amici con un bicchiere in mano, che in questo paese  è la cosa che ci riesce meglio.

Quando l' estate bussa, noi rispondiamo. 

Con l’entusiasmo mediterraneo di chi. anche se gente del Nord e quindi lavoro e fatica come pane quotidiano,  appena il tempo gira si ricorda di essere lì, affacciata sul mare, e i geni bizantini e levantini si risvegliano tutti assieme, e chiedono di godersi la vita.


E allora via, al tavolino del bar, in piedi, sorseggiando spritz. a parlare e sparlare di noi e del mondo che ci passa accanto ed anche un po’ sopra, ma noi gradesi siamo gente di laguna e come le canne con il vento, ci pieghiamo e lo facciamo passare.

E si sta bene, uh, se si sta bene.

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18 giugno, 2016

Cu ze che siga? Al corcal!



Profittando finalmente di una bella giornata di sole, tutti stesi in  terrazza  al sole.
Poi all' improvviso:
rach, rach, rach, urla stridenti di gabbiano e voli radenti a filo testa di una coppia aggressiva di volatili.
Fuggi fuggi generale, uscita del nonno impavido armato di scopa per affrontare il nemico.

Gli attacchi sono continuati con urla ancora più forti e visto che tentavo di spaventarli con la scopa hanno richiamato rinforzi, altri gabbiani con picchiate furiose.
Sconfitto mi sono ritirato.
Poi con calma sono riuscito ed ho visto sul tetto sopra la mia terrazza una coppia di piccoli, una nidiata proprio sopra di noi.

Il gabbiano ha iniziato a colonizzare le città costiere italiane all’inizio degli anni 70 dando il via ad un crescente fenomeno di urbanizzazione. 

I tranquilli tetti ed i terrazzi, rappresentano un luogo ideale per costruire i nidi, lontano dai predatori e soprattutto dai bagnanti e loro animali. 
Il problema oggi ormai e’ che si moltiplicano in maniera vertiginosa e per il futuro  prevedo problemi seri.

I gabbiani diventano particolarmente  aggressivi se ci si avvicina troppo ai nidi; in questo caso adottano un comportamento tipico che prende il nome di “mobbing” e consiste nel planare minacciosamente mirando la testa e vocalizzando rumorosamente.

Bon, abbiamo fatto un armistizio, quando si esce per prendere il sole non ci si fa vedere e si fa piano, però penso che finito il periodo di cova controllerò il tetto e se il caso rimuoverò il nido.

Mancheva solo ili, no dovaravemo esse noltri i corcai  

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17 giugno, 2016

Corsi di Ballo Moderno-Else Tutto e il suo contrario

Ieri sera davanti ad un folto pubblico attento ed entusiasta si sono esibiti le bambine, ragazze/i e giovani donne nel saggio di danza annuale organizzato da:
Dance all day
Uno spettacolo bellissimo e coinvolgente, con tifo da stadio per le performance dei piccoli protagonisti.
il video è forzatamente ridotto all' essenziale ma merita davvero di essere visto.



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16 giugno, 2016

Enciclopedia Lagunare



In attesa della sospirata Stagione per dare una mano ai tanti fruitori della nostra Laguna, pubblico un piccolo glossario che raggruppa qualche termine usato nell'ambiente lagunare e magari poco noto al non esperto.



Ampiezza di marea:
Differenza tra i livelli dell'alta e bassa marea. L'ampiezza "normale" della marea, in Adriatico, è di circa 60 cm.

Alghe:
organismi vegetali acquatici, uni o pluricellulari; nelle alghe pluricellulari non sono riconoscibili radici, fusto e foglie. Con il termine di “macroalghe” si intendono le alghe macroscopiche, ovvero quelle visibili ad occhio nudo. Con il termine microalghe si intendono le alghe non visibili ad occhio nudo. 
Alghe azzurre: dette anche Cianobatteri, rappresentano un gruppo di batteri autotrofi fotosintetici.


Alofila:
specie che vive in ambienti salini o salmastri.

Anossia:
assenza di ossigeno. Può essere riferita all’assenza di un determinato ambiente o al mancato apporto ad un tessuto biologico.

Barena:
Terreno lagunare di natura consistente che, quasi sempre emerso, solo talvolta viene sommerso dalle acque (alte maree). Ambienti di natura "anfibia", in bilico tra la terra e l'acqua, ospitano una vegetazione caratteristica delle zone salmastre e costituiscono un habitat primario e insostituibile per fauna e avifauna lagunari.
Le barene svolgono diversificate funzioni: regolano l'idrodinamica perché creano dei percorsi obbligati che facilitano la propagazione della marea e quindi contribuiscono a favorire il ricambio idrico; moderano l'azione del moto ondoso; limitano la dispersione a mare e in laguna dei sedimenti.

Bassofondo:
Area di laguna caratterizzata da profondità di solo alcune decine di centimetri; tra i bassifondi sono comprese anche le velme, che emergono in occasione delle basse maree di sizigie.

Briccola:
termine veneto che indica i pali piantati sul fondo della laguna e usati per delimitare i canali navigabili e talora per l’ormeggio di grandi natanti.

Cavana:
Ricovero coperto o scoperto per le piccole barche da pesca, da trasporto e per motoscafi.

Chiavica:
apertura praticata attraverso gli argini delle valli e munita di porta a saracinesca, per porre le valli stesse in comunicazione con i canali esterni e permettere la circolazione dell’acqua, la risalita dei pesci dall’esterno, e la pesca.

Conterminazione lagunare:

è una delimitazione del territorio lagunare entro la quale valgono le disposizioni e i regolamenti per la salvaguardia ambientale della laguna.Viene delimitata da cippi indicanti il confine.

Diatomea:
tipo di alga unicellulare.

Dosana:

Riflusso di marea crescente.

Ecosistema:
è l’insieme della comunità biologica e dell’ambiente a cui essa è associata nonché dei processi e delle realazioni che intercorrono tra le sue componenti .

Eustatismo:
Processo di variazione del livello del mare, legato alle modifiche climatiche del globo terrestre, che ha fatto registrare, nell'ultimo secolo, un aumento del livello del mare di circa 11 cm.
A causa dell'effetto congiunto di eustatismo e subsidenza, il livello relativo del suolo nell'area lagunare ha subito, sempre nell'ultimo secolo, una perdita altimetrica complessiva di oltre 23 cm. Questa perdita altimetrica è una delle cause dell'intensificarsi della frequenza e dell'intensità delle acque alte.

Eutrofizzazione:

arricchimento di nutrienti dell’acqua, che aumenta la Produttività primaria. Può causare lo sviluppo eccessivo delle piante acquatiche, la cui decomposizione innesca una forte attività dei microrganismi decompositori, dapprima aerobici, che a sua volta si riflette in una diminuzione dei livelli dell’ossigeno nell’acqua, e poi anaerobici, con rilascio di sostanze tossiche. Questo processo può andare avanti sino a causare la morte degli organismi aerobici per anossia ed avvelenamento.

Fanerogame:

Piante acquatiche che, grazie alle lunghe e ramificate radici, contribuiscono a trattenere la sabbia e a consolidare i fondali.

Fele d'acqua:
Periodo in cui la marea, risentendo della cosiddetta "quadratura", ha minor ampiezza. (basta controllare i periodi dei quarti di luna)

Ghebo:
Piccolo, tortuoso canale naturale che solca le barene e nel quale, salvo il caso di basse maree eccezionali c'è sempre un livello d'acqua, non sufficiente però alla navigazione.

Grisiole:
Prendono tale nome le stuoie realizzate con canna, cioè gli steli di cannuccia palustre, utilizzate in vario modo nella vallicoltura.

Gronda lagunare:
porzione di bacino scolante nel quale le acque piovane scorrono verso la laguna stessa.

Litorale:
Striscia di terra che separa la laguna dal mare. Elementi sempre instabili, i litorali sono soggetti a processi evolutivi che ne modificano aspetto e struttura fisica a seconda del prevalere delle forze distruttive (cioè dei fenomeni erosivi dovuti all'azione disgregatrice di correnti e moto ondoso) o quelle costruttive (l'apporto di nuova sabbia).

Marea:
Livello dell'acqua in mare o in laguna e le sue variazioni. Se la marea è normale, cioè non perturbata dal maltempo, segue l'attrazione della luna e del sole e ha un ritmo complesso ma regolare, con circa sei ore di crescita seguite da altrettante di abbassamento. In condizioni di luna piena o luna nuova (marea di sizigie) si ha una escursione notevole tra l'alta e la bassa marea e l'acqua della laguna viene cambiata efficacemente. Il contrario avviene in condizioni di quarti di luna (marea di quadratura), con l'acqua quasi ristagnante.
L'ampiezza "normale" della marea, ovvero la differenza tra i livelli dell'alta e bassa marea, nell'Adriatico è di circa 60 cm. I valori medi delle maree possono però subire sbalzi, anche molto rilevanti, a causa della componente meteorologica, dovuta all'azione dei venti e alle differenze di pressione atmosferica sull'Adriatico.

Meda:
Meda o palo infisso isolato a segnalazione del canale navigabile.

Pennello:
Struttura in roccia di protezione della costa (generalmente perpendicolare alla linea di costa) realizzata per trattenere il sedimento costiero e rallentare l'erosione del litorale.

Plancton:
insieme di organismi acquatici trasportati dalla corrente.

Ponto de acqua:

ordine della monta della marea dopo la fele de aqua, per cui ad ogni fase si ha un punto

Rio:
Piccolo canale della laguna.

Salinità:
è la quantità di sali disciolti in un certo volume di acqua. La salinità media dell’Adriatico è di circa il 37 per mille (37 grammi di sale per un litro d’acqua), per il mare in genere si varia dal 28/35 per mille.

Sessa:
Significativa oscillazione di un bacino simile a quella del braccio di una bilancia che, innescata da condizioni metereologiche particolari (differenze di pressione atmosferica o intensità dei venti), può provocare un sensibile innalzamento del livello del mare.
Per Grado è importante la sessa dell'intero mare Adriatico, intorno a un asse che si trova circa all'altezza di Otranto. 
Tale fenomeno può provocare inondazioni anche nei giorni che seguono il maltempo.

Spartiacque:

Linea o meglio area della laguna dove si incontrano, si mescolano e si dipartono le acque entranti dal mare attraverso due bocche di lagunari contigue. Nella laguna di Grado gli spartiacque sono due: uno a Barbana e il secondo Sul Taglio Nuovo. 

Specie psammofila:
specie di pianta o animale che predilige suoli sabbiosi.

Squero:
Cantiere per riparazione e costruzione di barche.

Stanca:

Istante tra il flusso e il riflusso, durante il quale l’acqua non ha moto; praticamente intervallo di tempo in cui l’acqua non ha un sensibile movimento nell’uno o l’altro senso.

Subsidenza:

progressivo abbassamento locale del suolo o, più a grande scala, della piattaforma continentale o del fondo marino che tende a cedere a causa del peso dei sedimenti che vi si accumulano e del continuo movimento della crosta terrestre. Può essere dovuto a cause naturali quali il compattamento dei suoli alluvionali e la deformazione tettonica degli strati più profondi della crosta terrestre, la compattazione dei sedimenti geologicamente più recenti, il collasso di cavità sotterranee, gli assestamenti per eventi sismici. Può essere dovuto anche a cause antropiche quali l’estrazione di fluidi dal sottosuolo, in generale agli emungimenti di acqua dalle falde acquifere sotterranee e di idrocarburi.

Valle da pesca:

Area lagunare separata dalla laguna aperta mediante arginature che ne determinano l'esclusione dai flussi e riflussi di marea. Le valli da pesca sono bacini poco profondi di acque salate e salmastre e costituiscono ambienti molto particolari che, fin da tempi antichissimi, sono stati attrezzati per l'itticoltura e talvolta per la caccia. Oggi al loro interno viene praticato l'allevamento del pesce anche a livello industriale.

Velma:

Zona lagunare caratterizzata da terreni molli, priva di vegetazione e normalmente sommersa, che si estende lungo le sponde dei canali e dei ghebi ed emerge solo in particolari condizioni di marea (basse maree).  

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