Cerca nel blog

30 novembre, 2011

Festival Canzone Gradese -Bando 2012


Puntuale come l’albero e il presepe arriva il bando del festival.


Il tradizionale festival della canzone gradese a primavera celebrerà la festa della parlata gradese grazie agli organizzatori “Quelli del festival Grado” , promotore ed organizzatore della manifestazione che in questo clima di tagli al mondo della cultura ha inteso mantener fede alla tradizione al vero impegno socio culturale confidando nel sostegno e nella sensibilità del Comune di Grado, della Provincia e della Regione Friuli Venezia Giulia, della Rai che certo non mancheranno nel supportare l’evento.

La manifestazione nasce nel lontano 1946 ( seconda per popolarità e tradizione gradese solo al Perdòn de Barbana) e oggi a oltre sessanta anni di distanza celebrerà la XLVI edizione-
Come noto il piccolo esercito associativo di Quelli del festival Grado ha avviato da alcuni anni una impegnativa attività legata la diffusione della parlata , attraverso la canzone gradese ( editando alcuni libri e diversi cd musicali e Video ) al fine di mantener viva la cultura e tradizione isolana attraverso la parlata. 
Non è certo azzardato affermare che la cultura popolare di Grado risiede (soprattutto) nelle canzoni in dialetto.

 
É altrettanto vero che nel corso delle serate del Festival - diretto discente del Veliòn del pescaòr voluto dalla Cooperativa Pescatori nel lontano 1946 - ogni figlio dell’Isola non si sente solo spettatore, ma tutti vivono la serata con capacità magistrali, da protagonisti.



Bando Festival della canzone Gradese 2012



Art.1 – L’organizzazione tenuto conto che il dialetto è l’espressione viva, ricca di tradizioni culturali, letterario - musicali, organizza la XLV. edizione del FESTIVAL della CANZONE GRADESE. 
La manifestazione popolare ha il preciso obiettivo di valorizzare la tradizione di Grado nelle sue espressioni poetiche e musicali mantenendo viva la parlata.


Art.2- Le canzoni in gara, categoria adulti, dovranno essere così presentate, pena l’esclusione:
a) il testo dovrà essere rigorosamente in dialetto gradese;
b) la partitura musicale dovrà essere ad una voce con accompagnamento di pianoforte (o fisarmonica), con l’indicazione degli accordi simbolici completa di testo letterario; c) i partecipanti dovranno allegare al testo la partitura musicale, il tutto in cinque copie contrassegnate da uno pseudonimo che sarà riportato, successivamente, all’esterno di una busta contenente il nome e l’indirizzo dell’autore o degli autori; d) i partecipanti dovranno allegare una registrazione completa del brano musicale assolutamente inedito (Cd );
e) ogni elaborato dovrà essere accompagnato da Euro 10,00 (dieci a parziale copertura delle spese organizzative e consegnato al responsabile dell’organizzazione, nel giorno mercoledì 04 gennaio 2012 dalle 15.30 alle 18.30, presso la Biblioteca Comunale sede di Via Orseolo- Grado) i partecipanti al concorso s'impegnano a non divulgare le canzoni presentate al Festival, sino alla conclusione del medesimo, pena l’ esclusione.


Art. 3- Un’apposita commissione giudicherà, insindacabilmente ed inappellabilmente, le composizioni regolarmente pervenute, scegliendo fino a DIECI finaliste che saranno presentate durante serata conclusiva del FESTIVAL DELLA CANZONE GRADESE.
Gli autori delle canzoni finaliste cedono tutti i diritti dei brani all’organizzazione e proporranno al direttore artistico della manifestazione il nominativo del cantante esecutore entro e non oltre (pena l’esclusione) dieci giorni dalla pubblicazione delle stesse.
In sede di votazione, durante la serata finale, il pubblico in sala potrà esprimere fino a due preferenze. Potrà essere considerata, di concerto con i finalisti, l’opportunità della presenza di una giuria speciale.
Per evidenziare il carattere puramente dilettantistico - popolare della manifestazione, non sono ammessi al festival della canzone gradese autori e compositori iscritti alla SIAE.


Art. 4 - L’organizzazione, per il buon fine della manifestazione, può apportare delle modifiche al vigente regolamento e non si assume alcuna responsabilità verso i concorrenti nel caso di sospensione o rinvio della serata finale del FESTIVAL della CANZONE GRADESE.


NB le prime tre classificate parteciperanno di diritto alla finale del festival regionale FVG e ad una serie di manifestazioni, locali , regionali e/o nazionali coordinate dall’organizzazione.

Per info quellidelfestival@gmail.com
Share/Bookmark

29 novembre, 2011

Idee geniali



La caratteristica fondamentale di un’idea geniale è che è STUPEFACENTE.

E dà stupore in primo luogo a te.

Ed è semplice.

Qui sta il difficile. La nostra identità censoria (una delle tante che ci abitano) ha la tendenza a interferire con il processo creativo cercando di instradare il pensiero, fin da subito, su binari effettivamente possibili.

Invece bisognerebbe, nella fase creativa, lasciar andare gli ormeggi e lasciarsi trasportare dalla corrente della fantasia senza chiedersi se si naviga in acque sicure o se ci stiamo perdendo nel grande mare.

Fantasticare non è pericoloso, non si rischia di annegare in un mare vero… E’ solo una questione di fantasia.

Ognuno di noi ha una fertilissima mente creativa infantile che non sopporta che la si limiti o si manchi di fiducia in lei.

Scoprirlo è la prima delle illuminazioni. Se non ti fidi di te avvilisci la tua mente fantastica.

Poi si tratta di riaccendere la mente analitica e valutare attentamente come realizzare l’idea geniale.

Tra i tanti esempi possibili questa mi pare veramente un' idea geniale:

In India visti i tempi grami per dare l’illuminazione a migliaia di studenti si sono ideati un sistema che prevede una latta da cinque litri di quelle della salsa di pomodoro, recuperata in discarica, riempita di cacca di vacca, una manciata di sale, acqua, una pila elettrica esaurita, due fili di rame e un led: luce per 45 giorni.

Poi si cambia la merda.

'ndarave ben anche per cason!
Share/Bookmark

28 novembre, 2011

Convegno sulla sicurezza alimentare dei molluschi bivalvi



Giovedì 1 dicembre a partire dalle ore 14 si terrà a Grignano un convegno sulla sicurezza alimentare e per l'innovazione nel campo commerciale dei molluschi bivalvi.

"E' necessario ormai valorizzare la produzione con “servizi aggiuntivi” per favorire la competitività delle imprese di produzione, è stato avviato un progetto finalizzato ad arricchire le filiere di produzione mediante la proposta di prodotti “lavorati, capaci di garantire sicurezza igienica nel processo di trasformazione e conservazione delle caratteristiche chimiche ed organolettiche,
adottando nel contempo di un metodo impedometrico per la ricerca rapida di E. Coli nei molluschi bivalvi.

Il progetto denominato TIMOTRAC consente di individuare le modalità di conservazione e trasformazione del mitilo, garantendo il mantenimento delle caratteristiche del prodotto di provenienza regionale, applicando un processo di trasformazione in funzione della qualità dei mitili allevati e del periodo di raccolta.
"

I temi proposti sono di grande interesse per tutto il settore della pesca non solo dell' allevamento, chi volesse l' ingresso è libero.
Share/Bookmark

27 novembre, 2011

La crisi spiegata ai bambini (non solo)


Cari bambini che non giocate in borsa e (per fortuna) non vi frega nulla della finanza, che quando vostro padre ha il Sole 24 Ore lo ha solo perché ha comprato il pesce (ma che razza di quotidiani legge il suo pescivendolo?), eccoci ad un piccolo corso di economia, dove cercherò di spiegare cosa siano questi spread e bitipì e default di cui tanto si parla alla televisione fra un cartone animato e l’altro, in modo che anche voialtri ci capiate qualcosa.

Allora, bimbi belli, dovete sapere che numerosi Stati di questo pianeta (fra cui brilla ahimè il nostro) sono pieni di debiti fino al collo perché negli anni hanno dilapidato montagne di danaro in vari modi. 

Come accade a molti di noi adulti, ogni anno essi Stati guadagnano assai meno di quanto spendano: allorché ciò accade, noi mortali o ci lanciamo dalla finestra (ma questo gli Stati non possono farlo) o accendiamo un mutuo, cioè imploriamo un prestito a una banca.

Ebbene gli Stati si comportano nella medesima maniera: trovandosi in difficoltà chiedono aiuto ai moderni cravattari, cioè alle banche, e a una misteriosa entità molteplice e metafisica costituita da strozzini e giocatori d’azzardo chiamata “il Mercato”.

Accade quindi che gli Stati, su quei soldi prestati, debbano pagare un prezzo: se a loro vengono prestati 100 euro, essi Stati dovranno nel tempo restituirne 110.

I 100 iniziali più altri 10. Quel “10″ viene chiamato dagli economisti il rendimento, e corrisponde infatti a quanto il prestito concesso rende allo stroz- pardòn-, al creditore.

Gli Stati perciò cominciano a domandare soldi un po’ a tutti, e ne domandano talmente tanti da aver inventato dei foglietti validi come richiesta di prestito.

Le banche, i poveri cristi rispiarmatori e il perfido sig. Mercato possono comprarsi un foglietto, dare in cambio i 100 euro, e attendere nel futuro il rimborso dei 110.

In Italia codesti foglietti si chiamano BTP, e sono in vendita un po’ ovunque, fra un po’ forse anche in tabacchino come i biglietti della lotteria.

E tuttavia le banche e quel figlio di buona donna del sig. Mercato (ma non i poveri cristi risparmiatori, loro nelle decisioni non contano un tubo) si fanno furbi e capiscono che i loro clienti Stati non sono mica tutti uguali:
ci sono Stati con fama di essere persone serie e laboriose e altri  invece conosciuti come macachi facili da infinocchiare e dediti ad attività ricreative quali buttar banconote prestate giù dal terrazzo.

Perciò le banche e il Mercato dicono: aspetta un attimo, forse e il caso che allo Stato buono e virtuoso io chieda un prezzo basso, e da quello zuccone ed ebete ne pretenda uno più alto.

Cosi lo Stato macaco e scialacquatore (e nel frattempo pure con le pezze al culo) si trova a dover pagar sempre maggiori cifre ai suoi usurai, e quindi a impoverirsi ancora di più.

E mano a mano che lo Stato si impoverisce e si mostra in giro malridotto, le banche e il loro amichetto Mercato pensano: madonna guarda come è conciato male questo Stato a cui stiamo prestando quattrini, chissà se mai ce li restituirà, siccome corriamo questo rischio sarà meglio chiedergli un prezzo ancora superiore per i nostri prestiti.

Quindi: lo stato virtuoso ottiene prestiti a condizioni favorevoli, lo Stato fesso e spendaccione no.
E per risarcire i suoi aguzzini (le banche e il Mercato) il disgraziato si vede costretto a domandare proprio a costoro ulteriori prestiti.

Senza andar troppo per il sottile, la differenza fra quanto paga in prestiti lo Stato virtuoso e quanto lo Stato sciocco prende appunto il nome di spread (parola inglese traducibile anche come divario,differenza).

Dai e dai, si avvicina il default, il momento in cui lo Stato mendicante dichiara di non detenere il becco di un quattrino manco per bersi un latte caldo al bar sotto casa, figuriamoci per risarcire parecchi miliardi di euro agli usurai, vale a dire le Banche e il malvagio Mercato.

Ma questi due signori cattivi ribattono di non volerne sapere altrimenti portano lo Stato in un vicolo buio e lo picchiano di brutto.

Ecco qua, paura eh?

Ci sarebbe anche da dire delle pensioni, del fiscal drag, degli eurobond e delle agenzie di rating, ma non intendo spaventarvi ulteriormente.

E poi oramai è tardi. Questo cari bimbi è il mondo che vi attende.

Crescete pure, piccini, ma senza fretta.
Share/Bookmark

26 novembre, 2011

Grado-C' era una Volta




Una bellissima Grado ormai scomparsa, ma non dal mio cuore!
Share/Bookmark

24 novembre, 2011

Temperatura e acqua


Gli ultimi terribili episodi meteorologici che hanno messo in ginocchio Regioni intere come la Liguria, La Sicilia e la Calabria sono da ricondurre all' aumento della temperatura dei mari.

Colpa degli oceani surriscaldati.

Sprigionato calore simile a quello di migliaia di atomiche

E’ l’aumento della temperatura degli oceani il responsabile di eventi meteorologici estremi come quello del messinese che ha fatto tre vittime.
Negli ultimi 20 anni la temperatura superficiale degli oceani è aumentata di 0,8 gradi.
«Per ottenere questo riscaldamento si è sprigionata una quantità di calore paragonabile a quella emessa da migliaia di bombe atomiche».

L’aumento di temperatura degli oceani è causa di fenomeni meteorologici estremi in quanto provoca la formazione di quantità notevoli di vapore d’acqueo e energia che vengono «trascinate» dalle perturbazioni.

Questo è la superficie del problema ed è tragica ( i media se ne occupano perchè a loro le tragedie piacciono e le pubblicano), ma la causa scatenante è pur sempre un comportamento umano selvaggio e ignorante che non rispetta l'ambiente e pompa nell' atmosfera di tutto.

Si ritiene che il clima della Terra sia destinato a cambiare perché le attività umane stanno alterando la composizione chimica dell’atmosfera. Le enormi emissioni di gas serra prodotte dall’uomo stanno causando un aumento della temperatura terrestre determinando, di conseguenza, dei profondi mutamenti a carico del clima sia a livello planetario che locale. Prima della Rivoluzione Industriale, l’uomo rilasciava ben pochi gas in atmosfera, ma ora la crescita della popolazione, l’utilizzo dei combustibili fossili e la deforestazione contribuiscono non poco al cambiamento nella composizione atmosferica.
da wickipedia.
Share/Bookmark

23 novembre, 2011

Veci ricordi


Share/Bookmark

21 novembre, 2011

Grado-Gradus-Gravo


E' interessante ricercare l'origine dei nomi ( c'è sempre una storia dietro), io seguendo la mia predilezione per il mio Paese ho seguito la traccia di Grado.

Lo studio di Bruno Scaramuzza, pubblicato con il volume "I Graisani" edito dalle Ediz. della Laguna, parte, per l'origine del toponimo, dall'età prelatina e ipotizza il lemmo Grad (borgo o città) di origine indoeuropea giunto a noi tramite i veneti o gli illiri confortato dall'esistenza nelle vicinanze di tre città preromane Trieste, Aqujleia e Oderzo e l'importante flusso di traffici e contatti che ciò comportava.

D'altronde è certo che gli studiosi propendano per l'ipotesi di origine latina del nome Gradus (scalo, porto).

Vediamo così le varianti del nome della città e dei suoi cittadini nei vari linguaggi e dialetti limitrofi anche per fugare polemiche passate e future sull'origine del nome:

prelatino... GRAD (con il significato di città o borgo e non di castello)
(venetico? celtico? illirico?)
latino... GRADUS Gradenses, Gradisiani
greco .. KOGRADON
italiano GRADO
gradese ... GRAVO Gravisi, Gra(v)isani Gravisani
istroveneto ... GRAO Graesani nel Dogado,
Graisani, a Grado e Pirano,
Graùssoli ad Umago e Capodistria


Friulano.. GRAU Graules, Gradesan, Gardisans, Grades

italiano antico Gradiggiani, Gradisani
italiano colto (1800) Gradensi
italiano moderno Gradesi
rovignese Gardesan, Gardisan

Una carrellata di nomi che possono aiutare a capire quando si leggono documenti di tutte le provenienze, anche se per me sarà sempre:

GRAVO

Share/Bookmark

20 novembre, 2011

Graisani de Palù-Assemblea Annuale



Venerdì 18 novembre 2011, si è svolta, presso l'albergo Tognon in Via Pampagnola, l'assemblea annuale dell'associazione dei “Graisani de Palù”, in una sala gremita di soci.

L'argomento centrale è stato la recente sottrazione di parti cospicue della laguna da parte del Demanio regionale, il nuovo regolamento di pesca ed i criteri d'assegnazione di nuove mote e casoni.
All'assemblea è intervenuto anche il sindaco Edi Maricchio, pure come socio.

I Graisani de Palù protestano per l'atteggiamento di indifferenza che il Comune ha tenuto nella questione:

un' estratto della sentenza del Tribunale di Trieste cita:

Il Giudice rimarca anche: … soprattutto in assenza ulteriori elementi di valutazione a sostegno del contrario che il Comune di Grado avrebbe dovuto produrre e non ha fatto... .

Il Comune , che aveva promesso di cedere solo i canali navigabili principali invece, ancora una volta, ha lasciato passare il tutto nella più completa indifferenza (lo dice perfino il Giudice) ed in dispregio a 1500 anni di sacrifici fatti per mantenere i diritti (sacrosanti) sul proprio territorio.
Il Comune forse sembra inconsapevole che, con la sovrapposizione delle mappe catastali (derivanti dalle mappe napoleoniche) con il rilievo aerofotogrammetrico (sono già prodotte ed anche in possesso degli Uffici comunali), delle porzioni di aree date in concessione ricadono ora sulla proprietà regionale, visto che non si è proceduto, come doveva essere, ad una preventiva necessaria riconfinazione ed individuazione delle parti da cedere e che tutte queste particelle erano, secondo noi, demanio comunale.

L'Associazione, ricordando che la maggior parte del territorio lagunare è proprietà privata del Comune, dunque della comunità gradese, contesta anche il nuovo regolamento per la pesca in laguna, che di fatto mette un limite di soli 3 kg di pescato ma soprattutto apre l'esercizio della pesca anche a non gradesi, ed anche gli attuali criteri d'assegnazione di nuove mote e casoni: non viene rispettato il principio del diritto collettivo uti cives, dove il diritto spetta ad ogni singolo quale membro della collettività ma si tende invece a dare antipatici privilegi a soggetti qualificati uti singuli.

Il sindaco Maricchio, concordando con quanto espresso dall'associazione, ha informato che il Comune è già al lavoro, assieme all'avv. Rosati per tentare di reintegrare il territorio sottratto ingiustamente.

Quanto al regolamento pesca e all'assegnazione di nuove mote ha fatto sapere che l'Amministrazione intende rivedere i regolamenti ed invita i Graisani de Palù a partecipare attivamente ai futuri dibattiti.

In conclusione, il presidente Pastoricchio ha fatto notare di come sia indispensabile il costituire e rendere operativo un corpo di vigilanza comunale (al posto di diversi corpi di controllo “estranei” che hanno fatto capolino ultimamente in laguna), al fine di esercitare le prerogative della Comunità sul proprio territorio e sulla propria proprietà.
Share/Bookmark

19 novembre, 2011

L' eredità


Tempo di riflessioni:

Mio papà mi ha lasciato solo col mio io e io ho lasciato lui col suo, dimenticando il fatto che in qualche modo ci appartenessimo.

Ma io, che fin da piccolo, ho annaspato alla ricerca di modelli da imitare, di strade da percorrere, con carta bianca in fatto di desideri e di doveri, mi son dovuto adattare a una vita che rincorresse ideali che fuggissero la competizione.

E' stata dura ed esasperante, non essendo particolarmente versato nella lotta.

Non mi piace la lotta, anche se in qualche modo ho il fisico del lottatore.

Come ognuno di noi umani, la mia numerosa serie di modelli è cambiata nel corso dell’età.

Tra questi non c’è mai stato mio padre, perché lui non ha voluto.

Nonostante appartenesse ad una generazione di autoritaristi mio padre non è sceso dal trono della sua autorità perché in esso non è mai salito, e in eredità non mi ha lasciato nessuna indicazione sul futuro.

Di questo nulla non posso che ringraziarlo, perché le pagine per scrivere la propria vita è bene che siano bianche.

Perciò, seppure con un po’ di rammarico, mi ruga il fatto di non essere un figlio di papà per le agiatezze e le facilità esistenziali che questo comporta, ma non posso che essere fiero di un padre come il mio che ha vissuto la sua storia senza scrivere la mia.
Share/Bookmark

17 novembre, 2011

Eppur si muove



Abbiamo avuto un finale di stagione eccezionale e attraversato un momento di feste popolari, di grandi adunate con merenda inclusa ed enormi sorrisi.

Editti in papiro di ringraziamento con firme svolazzanti:
Il tuo amico sindaco.

E pace, pace e promesse di ulteriori feste da sogno.

La mia età, mi fa scuotere la testa, dov'è il trucco, si sa che la nostra città non è così tranquilla, tutto questo buonismo, queste feste infiorate, questi futuri rosei mescolati a coriandoli di cielo azzurro fanno pensare al peggio perchè sembrano preparatori a una botta improvvisa a bruschi cambiamenti di rotta che come al solito cadranno tra capo e collo nostri e senza potersi difendere.

Ma c' è speranza perchè la gente non sta più zitta e passiva, qualcosa si muove, una nuova coscienza di cittadino si sta formando e, con qualche dubbio (ma sono vecchiotto e prevenuto), vedo con favore questo nuovo profilo più aggressivo del PD locale che rivede le sue posizioni pregresse e chiede a gran voce un incontro referendario con la cittadinanza informata correttamente delle cose che potrebbero succedere a casa nostra.

Mi fa piacere poi che l'Associazione Graisani de Palù sollevi un problema serio sulle competenze lagunari e sulla strana volontà regionale di prevaricare diritti del nostro Comune, diritti acquisiti da 1500 anni e, a prezzo di enormi fatiche, onorati con la manutenzione del territorio, solo per questo non dovrebbero rompere le scatole.

Ci si muove a Grado, insomma, c'è ancora vita in fondo al palù.

Io ci andrò sabato all'incontro promosso dal PD locale, facciamo fronte comune è l'unica via.
Share/Bookmark

16 novembre, 2011

I segreti del Servizio


Giallo a Grado!

Chi sono veramente gli inviati segreti (omini in nero) che hanno colto il nostro Sindaco parcheggiare scompostamente in quel di Aiello.

Il nostro Blogghista da Strada titolare del benemerito sito Gradospia o altri sconosciuti e goliardi personaggi del più bieco social network faccelo vedè.

Mille domande aleggiano sulla vicenda e sui perchè, e queste sono cose serie, aspetteremo con comodo e grande curiosità le risposte.
Share/Bookmark

15 novembre, 2011

Che cosa c'è da festeggiare


Cade Berlusconi e la gente fa festa!

Che cosa c'è da festeggiare? La sconfitta della gente comune, quella che in forte maggioranza ha votato nelle precedenti elezioni a favore di un disastro annunciato.

La stessa gente che continua ad affossare la testa dentro a televisioni e trasmissioni che azzerano chirurgicamente il cervello.

Che cosa c'è da festeggiare? la sconfitta della gente comune, quella che si è fatta fregare pur di fronte ad avvisi autorevoli.

Si sapeva tutto fin dall’inizio, era scritto ovunque e in tutte le lingue del mondo.

E, se prima non c’era internet c’erano comunque i giornali, c’erano i libri, c’era l’arte, c’era l’umanità e c’era chi si dannava l’anima per una cultura autentica, vera e schietta.

Che cosa c'è da festeggiare? la sconfitta della gente comune.

Quelli che han perso casa, lavoro, dopolavoro, vitto, alloggio, aspirine, valium, buoni pasto per la scuola dei figli.

Perché nel frattempo si sono persi anche il sudore in una macchina, in un cellulare di merda, in una vacanza nel mar rosso, nell’ultima slot machine dell’ultimo ridicolo bar nella notte.

Il tutto a rate.

Che cosa c'è da festeggiare? la sconfitta della gente comune che si è fatta maciullare il cervello da una banda di ladri.

C' è chi dormiva sognando di meravigliose favolette e veline e meteorine che andavano in meravigliose ville in Sardegna a farsi sbattere.

Che cosa c'è da festeggiare? la sconfitta della gente comune che non c’ha più un cazzo perché se l’ è venduto al prezzo di un mutuo alla banca di famiglia.

Che cosa c'è da festeggiare? aver preferito la lotteria piuttosto che soffrire e lavorare e impegnarsi e amare e credere e provare nel loro piccolo a fare della politica vera e autentica, difficile, straordinaria e bastarda.

Che la politica la fai anche rimanendo a casa, la fai alla scuola dei tuoi figli, al cinema, al teatro, al bar, dal dentista, al mercato, dal macellaio, la politica la fai con gli amici, con i colleghi di lavoro, con chi ti sta sul cazzo.

La politica la fai con chi ami, la fai insieme a chi odi, la fai con il tuo datore di lavoro.

La politica la fai sempre perché esserci e vivere, è tutta un’altra storia.
Share/Bookmark

14 novembre, 2011

Tradizione attraverso le canzoni- Cinzia


Nella tradizione della canzoni graisane, fatte di amore, buoni sentimenti e tanta malinconia ad un certo punto irruppe con fragore il testo ironico e di denuncia di certe devianze popolari e paesane dovute ai rapidi passi avanti della società civile scarsamente supportati da un adeguato sottostrato culturale.

Cinzia
è la canzone per eccellenza che ruppe con la tradizione e propose un nuovo modo di raccontare la musica popolare gradese, uno studio della prof Pozzato con una disanima semiotica (vedere link su issu, clicca qui) evidenzia il cammino che la nostra piccola comunità ha compiuto e racconta attraverso le sue canzoni.

Cinzia

Che fa in testa a sti graisani
che par zente malcontenta,
i rifiuta la polenta
e i favela per ’talian.
Che darìe per ste contrade
co i se sforsa de esse fini,
i ruvina i fantulini
favellando per ’talian.

(rit.) Oh Cinzia, sei matta,
non mangiare la frutta tacolata,
da bravo Ottone
non colegarti di nuovo sul sabbione,
stai buono Moreno, altrimenti
altrimenti ti mazeno.

Babe duto ’l giorno in auto
le trascura la cusina
le consuma la binzina
le favela per ’talian.
Le se incarga de campari,
le favela comò i siuri,
ma i marì fa i muraduri
o i xe a cocia in mezo al mar.

Co scuminsia i primi coldi
i se fita ogni logo
i te vive leto e fogo
e i fa cache in bucalìn.
I se missia coi turisti
i se veste in gabardin,
cu xe nato in Culdemuro
e cu xe nato in Strunsulin.



Share/Bookmark

13 novembre, 2011

Estranei


In questi ultimi due giorni la cronaca locale sottolinea le impressioni di personaggi che, come al solito, vogliono indicare a tutti noi la via per un futuro più luminoso.

Non fanno nemmeno voglia di commentare se non un retropensiero:
avranno mica difficoltà con i finanziamenti, vista la contingenza attuale con severe restrizioni del credito?

Comunque resta un fatto per me siete una trave in un occhio, questo è il fastidio che provo, quando degli estranei vogliono farmi fare cose che non mi vanno, tutte le giustificazioni e le grandi parole correlate meritano un solo commento:
Bah!
Share/Bookmark

12 novembre, 2011

Il Commissario per la Laguna


In scadenza il 31/12/2011 l' ufficio del Commissario per la Laguna costa, come struttura, compreso il suo compenso 740 mila euro l’anno, quasi sicuramente non verrà confermato, abolendolo.

La gestione commissariale per l’emergenza socio-economica e ambientale della Laguna di Marano Lagunare e Grado è operativa sin dal 2002 e dai rilievi economici fatti da consiglieri regionali di opposizione dal mese di marzo 2009 al mese di luglio 2011 il Commissario di cui sopra ha speso la considerevole cifra di 6 milioni e 257 mila euro per studi, ricerche, progetti, analisi e rilievi per dare risposta all’emergenza della Laguna.

Si è speso molto, quasi tutto, delle risorse preventivate per la gestione della Laguna e per la sicurezza della navigazione, mentre per il risanamento ambientale e le bonifiche il commissario si è sempre trovato di fronte a una «disponibilità limitata».

A quasi dieci anni dalla nomina del primo commissario per la Laguna, tocca fare i conti con la realtà dei costi di progetti che dovevano trovare le soluzioni ai problemi lagunari, si sono pagati a caro prezzo studi, che se qualche conoscenza danno, ci hanno lasciato a metà del guado in quanto a risultati finali, e parlo della parte di Laguna di Marano e completamente all'asciutto da parte della Laguna di Grado, trascurata e abbandonata se non in occasione di avvenimenti speciali come "Al Perdon de Barbana" quando avvengono i miracoli.

La Regione sta pensando seriamente di finirla qui annunciando:
" bisogna «superare» la struttura commissariale per la Laguna di Grado e Marano",
traducendo dal politichese, hanno deciso di chiudere per risparmiare 700.000 euro di costi annui che si stanno rivelando improduttivi, passando la gestione ad una delle Direzioni Regionali.

Ci troviamo così, dopo dieci anni di convegni e grandi promesse a pietire un intervento obbligato come il pristino in quota del "Tagio Novo" e la sistemazione definitiva del "Canal de Barbana", con in più un contenzioso in Corte d'Appello a Venezia con la Regione che non vuole riconoscere le mappe Catastali che assegnano al Comune la proprietà Lagunare e non al Demanio.

Siamo messi bene.
Share/Bookmark

10 novembre, 2011

Mac Se/30


Riguardando vecchie cose in soffitta per fare posto ad altre cose che diventeranno altrettanto vecchie, mi è capitato tra le mani il mio vecchissimo Mac SE/30.

Il mio primo computer, datato 1989 appena uscito in sostituzione dell' SE e del Mac plus, i primi computer friendly al mondo.

Era una scheggia per il tempo e per pura curiosità ho provato ad accenderlo.

Incredibile, la sua faccina del caricamento del Sistem 7.0 (anche quello ce l'ho in originale in floppy-disk) con un sorriso e dopo appena qualche minuto si è mostrata e ha caricato il sistema.

Un cubo indistruttibile, ventidue anni di età, (per i computers preistoria) con quello gestivo la mia attività, contabilità compresa, avevo Photoshop 1.0 un hard disk di 80 Mb. (proprio Mb non giga).

Ha un valore solo affettivo, commercialmente vale come una sveglia usata, ma fa girare ancora Excel e Word, ma io mi rivedo con mio figlio piccolo che mi girava attorno quando ci giocavo, ed ora lo vuole come totem da mettere in studio.

Abbiamo deciso di riesumarlo, pulirlo e metterlo in bella vista, è storia ragazzi, la mia storia.
Share/Bookmark

09 novembre, 2011

World Map of Penis


Sono giornate da imprecazioni, contro una ben definita classe politica che fa di tutto pur di perpetuarsi, se ne sbattono delle nostre difficoltà e di quelle del paese che dovrebbero governare, al punto che li si può salutare solo al grido di:

Finitela grandissime teste di c....!

Questo mi fa venire in mente che ho intravisto leggendo fugacemente le notizie con i vari reader cui accedo una mappa del pene.

Da ragazzini, ma anche forse da adulti, è un' esperienza che tutti i maschietti fanno:
righello alla mano, ci si misura il proprio pene per fare una verifica.

Su scala mondiale un sito "www.targetmap.com" ha realizzato, raccogliendo dati da tutto il mondo la "World Map of the penis" un bel planisfero (in foto) nel quale sono riportate le misure falliche medie, Paese per Paese.

Senza star lì a considerare tutti, diciamo che i maschietti italiani si difendono con 15,74 cm di lunghezza media.
Meglio di solo un pochino i francesi ma peggio gli spagnoli.

Dove non ci supera nessuno è la quantità di teste di ca....! presenti nel Paese.

Siamo i campioni mondiali.
Share/Bookmark

08 novembre, 2011

Litoranea Veneta - Parte 2°


Chi ebbe maggior cura in tempi assai lontani non solo della viabilità interna via acqua, ma dell’intero sistema idrico e lagunare fu la Repubblica di Venezia.

Un riferimento giuridico remoto sulla demanialità delle acque delle lagune veneziane e gradesi si trova nel "Codex publicorum" detto anche "liber o memoriale comunis venetiarum", Capitolare del Magistrato del Piovego, voluto dal Maggior Consiglio nel 1282, che raccoglie 130 sentenze prese dopo sopralluoghi e testimonianze e che investono anche la materia delle acque pubbliche, "dei canali navigabili", rii, paludi, canneti, boschi e terre da Grado a Venezia e da Venezia a Cavarzare, dal decimo al quattordicesimo secolo.

La Litoranea Veneta fu il risultato di un ben combinato assieme di quantità di tracciati lagunari, di tronchi inferiori di fiumi diretti al mare allacciati tra loro da canali artefatti da vecchie e nuove costruzioni, che, opportunamente lavorati, dovevano servire per la navigazione di natanti di stazza fino alle seicento tonnellate.

Tale sequela di canali naturali e non, troppo solidi per essere navigati, troppo liquidi per essere coltivati, vennero dragati e spurgati.

Lavori importanti vennero fatti all'interno dei canali di attraversamento nei vari periodi, come ad esempio la costruzione di due conche di navigazione in Bevazzana-Baseleghe durante la prima guerra mondiale che permisero di valicare il Tagliamento.
La Litoranea Veneta servì anche ai pontoni armati e il naviglio leggero al servizio del III° Corpo d’Armata che lasciarono Bevazzana-Baseleghe ed i Lovi per portarsi più in giù verso il Piave Vecchio ed oltre nella valle di Dragojesolo, durante la ritirata nell’autunno del 1917.

Se ripristinato, in maniera efficiente e valida, questo lungo tragitto fluviale, che è un percorso navigabile, dato dal sistema di canali che compongono la Litoranea Veneta, si scopre come itinerario che non ha uguali in tutto il Mediterraneo; in grado di offrire due momenti importanti all’economia: uno per un ruolo di riequilibrio funzionale nei trasporti attraverso in sistema idroviario che a livello nazionale non arriva neanche all’1 per cento e l’altro rivolto al turismo da diporto messo in contatto con realtà ambientali, naturalistiche e storiche affascinanti, quali le lagune di Marano e Grado, Bibione, Caorle e di Venezia; i resti archeologici di Aquileia, Concordia e le ville venete del Brenta.

Un primo passo in questo senso è stato già fatto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che con una apposita legge regionale ha costituito il Consorzio Litoranea Veneta elevandolo a vero e proprio braccio operativo nel settore idroviario e delle acque interne con il compito di intervenire per assicurare la navigabilità dei canali e l’accesso alle conche, oltre ad assicurare uno standard informativo e di sicurezza ai naviganti, provvedendo alla necessaria segnaletica e promuovendo 1’arredo delle vie d’acqua con la realizzazione di piccoli porticcioli, attracchi, servizi di rimessaggio, rifornimento e assistenza al turismo.

Sulla scia di quanto fatto dal Friuli Venezia Giulia, anche il Veneto sta muovendosi in questa direzione.

La volontà di ricomporre il collegamento fra Trieste, Monfalcone, Grado, Lignano, Bibione, Caorle, Jesolo per giungere a Venezia e proseguire poi per le foci del Po, trova forza quindi in due distinti comparti: il turismo e il trasporto delle merci.

La Litoranea Veneta può tornare ad essere un mezzo per la sua utilità economica e per scoprire le bellezze costiere di due Regioni, Veneto e Friuli bagnate dall’Adriatico.
Share/Bookmark

07 novembre, 2011

La Litoranea Veneta


Esiste in Italia un sistema idroviario che si sviluppa nella lunghissima estensione dell’entroterra costiero nella nostra penisola ed inoltre con maggior continuità attraverso le vie fluviali interne.
Alcuni tratti di questo trasporto via acqua si sono sviluppati ed anzi potenziati, come ad esempio nei grandi fiumi del nord, altri invece hanno visto assottigliarsi la presenza di imbarcazioni, fino ad una quasi irreversibile estinzione.

Nell’area padana e veneto-friulana comprendente tutto il nord del mare Adriatico, fin dai secoli lontani ha assunto notevole importanza la famosa via d’acqua "Litoranea Veneta".

Essa è stata nel tempo un sistema fluviale di navigazione di grande importanza e sviluppo per i trasporti e per i commerci dal golfo di Trieste a quello della laguna di Venezia.

Un sistema di canali navigabili all’interno delle lagune, l’attraversamento e il percorso di tratti di fiumi che sfociano nell’Adriatico, ha permesso fino a qualche decennio fa la navigazione da diporto dalla laguna di Venezia a Punta Sdobba, proprio alla foce del fiume Isonzo.
Ciò è stato possibile fin dai tempi più lontani ed ha avuto momenti di grande sviluppo soprattutto dall’età medioevale in poi.

La Litoranea Veneta come via di comunicazione inserita in un vasto territorio dalle caratteristiche prettamente lagunari, assunse un ruolo di idrovia facilitante i trasporti interni tra la Serenissima, Caorle e Marano.
Una appendice di ulteriore estensione raggiunse poi per altre vie, Trieste ad est e fino al delta del Po a sud, nei secoli di maggior utilizzo, sia durante il Patriarcato che nel periodo della Repubblica di Venezia cui le terre appartenevano.

Allora, Portus Gruarius (Portogruaro), Portus Tesana (Latisana), Portus Naonis (Pordenone) e Marano, per citarne alcuni, costituivano attivissime realtà operanti e punti di raccordo e d’incontro tra le genti del nord con le loro merci ed i marinai che provvedevano ai trasporti marittimi sull’Adriatico ed oltre.

Questo lungo biscione navigabile in parte formatosi nella morfologia stessa del terreno paludoso ed in parte costruito dall’uomo, scorporando tra loro una miriade di canali e di intersecazioni di corsi d’acqua ha permesso, oltre ad assumere una importanza economica e sociale evidente per la zona, anche la delimitazione dell’ambiente vallivo, la riorganizzazione della pesca nelle valli ed un assetto delle superfici costiere comprendenti specchi d’acqua arginati, stagni, laghi, lagune, bacini salsi o salmastri.

La Litoranea Veneta, che ha come inizio naturale la laguna di Venezia (anche se la navigazione interna si può spingere fino al Po), prosegue verso il Porto del Lido e attraversando i Canali "dei Tre Porti", "Pordelio" e "Casson", tocca il primo fiume che è il Sile. Si immette poi nei Canali: Cavalla (ponte mobile su barche presso Cortellazzo) Revedoli, Largoa, Comunessera, dell’Orologio e Saetta e attraversando Bocca Volta prosegue nei Canali: Nicessolo, del Morto, Baseleghe, Cavanella, dei Lovi, Lugugnana, Cava Nuovo, Cava Bevazzana (Tagliamento Lovato, dei Pantani e dei Lustri fino alla Bocca Tre Canali e Allacc. S.Andrea.
Si immette di nuovo sui Canali Zellina e Muro e attraversa Porto Buso giunge al Canale Anfora Vecchia e al Taglio Nuovo.

La Litoranea Veneta, già in territorio gradese, si identifica poi con i Canali: delle Mee, di S.Pietro Dorio di Grado, dell’Uomo Morto, di Barbana (S.Maria di Barbana), Zemolo, Taglio Cucchini, Ponte dei Fensi (girevole), per finire il suo tragitto nel Canale Isonzato che a sua volta si immette nell’Isonzo. Da qui si può giungere poi fino a Trieste traversando il Golfo di Panzano.

Continua....
Share/Bookmark

06 novembre, 2011

La Rete e il Digital Divide


La discussione sul futuro della rete internet ha aspetti ricorsivi e poiché la rete è globale, complessa e potenzialmente in grado di incidere su buona parte delle nostre vite, tendiamo a parlarne sempre in termini assoluti, evidenziando i grandi rischi e le enormi opportunità.

Fatichiamo a entrare negli aspetti concreti delle cose, ma la rete è considerata come grande opportunità con il difetto però di creare zone differenti di partecipazione e comprensione il cosiddetto - Digital Divide-

Così sarebbe interessante, ed è argomento di stretta attualità, esprimersi concretamente sul digital divide culturale. che è il principale problema che affligge lo sviluppo della rete Internet in Italia.

Come si fa a “spiegare” Internet alla metà degli italiani che non la considerano?

Se l'apartheid digitale persiste, siamo tutti sconfitti. Gli esclusi dal digitale saranno più poveri, più che mai diffidenti nel progresso e non diverranno quei lavoratori specializzati o potenziali consumatori necessari per la crescita della economia di Internet.

provo a dare qualche indicazione:

Proporre una specie di ”Non è mai troppo tardi in TV”.

tenere corsi di education ai genitori perché capiscano l’uso che della tecnologia fanno i figli

Sono alcune idee ma bello sarebbe partecipare tutti con le proprie e discuterle.

Per esempio Grado potrebbe considerare con attenzione di creare zone Wi-Fi almeno nella zona centrale di Piazza B.Marin e P.zza Duca d' Aosta colpendo due obiettivi uno turistico facilitando alla clientela l' uso di portatili con una semplice iscrizione ad un data base comunale, una per i cittadini che usano sempre più gli smartphone facilitando l' uso di internet anche fuori casa e senza costosi accessi a pagamento.

Per conto mio è evidente che dobbiamo immaginare un progetto di medio periodo, ma prima si comincia prima si accorcia la distanza del "Digital Divide"

Spero sia possibile condividere le idee con molti di voi.
Share/Bookmark

05 novembre, 2011

Globalizzazione


Globalizzazione fa rima con spersonalizzazione.

Milioni di volti anonimi, il nostro mondo così moderno mi sembra solcato da sterminate masse che si muovono in tutte le direzioni, ma è una molteplicità indefinibile e indefinita.

In tanti uffici e fabbriche si attaccano sulla giacca la targhetta col nome per ricordarsi e ricordarci che sono delle persone.

Nel nostro strano mondo, per i pesci succede giusto il contrario, si personalizzano sempre di più per poterli riconoscere prima del rito a cui sono destinati, il pasto.

Tu vai in una qualsiasi pescheria in tutta Italia ogni pesce ha la targhetta e si presenta:
orata pescata in zona ittica Fao 37.1, branzino pescato in Istria B7, sgombri e sardelle di Grado, Mediterraneo- Italia.

Affondato:
Sembra di giocare a battaglia navale.

Avanti di questo passo in un tripudio di personalizzazioni sempre più mirate (per la salute pubblica e la garanzia della filiera di pesca) fra qualche anno sul piatto ci ritroveremo la coda di rospo Sebastiano e la vongola Maria, allora voglio vedere chi avrà il coraggio di aprire la bocca e masticare.
Share/Bookmark

03 novembre, 2011

Vogada Longa


L' Ausonia ripropone "La Vogada Longa" una gara tra i canali lagunari libera ad ogni armo remiero.
Sono già più di 200 gli iscritti per Domenica 6 novembre:


La Società Canottieri Ausonia indice e organizza per il giorno 6 novembre 2011 la manifestazione non competitiva “VOGADALONGA GRADO” aperta alle società affiliate a FIC, FICK e alle società di “voga alla veneta”. La regata non avrà validità ai fini di alcuna classifica nazionale.


2. PERCORSO

Il percorso, di circa 18 Km, con partenza dallo specchio acqueo antistante la Società Canottieri Ausonia, si snoderà attraverso la Litoranea Veneta fino a Primero con ritorno al punto di partenza.
Dato il carattere non competitivo della manifestazione, sarà lasciata al singolo equipaggio la facoltà di effettuare il “giro di boa” in qualsiasi momento per tornare al punto di partenza/arrivo, prestando tuttavia la massima attenzione alle altre imbarcazioni e rimanendo comunque all’interno del percorso prestabilito in quanto l’assistenza sarà garantita solo all’interno dello stesso.


3. PROGRAMMA

- Ritrovo: presso sede della Società Canottieri Ausonia (Darsena torpediniere);
- Accreditamento: dalle 8.00 alle 8.30;
- Partenza: ore 9.00;
- Modalità: partenza volante unica per tutti i tipi di imbarcazione;
- Linea di partenza e arrivo: fronte sede sociale;
- Rinfresco.


4. IMBARCAZIONI

Per quanto riguarda il canottaggio, la partecipazione è riservata ad imbarcazioni con timoniere. Per le altre discipline la scelta è libera. È consigliato l’uso del salvagente a tutti i partecipanti; tuttavia è obbligatorio nei casi in cui la federazione di appartenenza ne preveda l’utilizzo.


5. CAPACITÀ E LIMITI DI PARTECIPAZIONE

Ogni atleta partecipante dichiara, sotto la propria responsabilità, di essere in possesso del certificato medico di idoneità all’attività sportiva agonistica/non agonistica. La Società Canottieri Ausonia declina ogni responsabilità per danni a persone e/o cose che dovessero verificarsi durante la manifestazione e quindi ogni partecipante prenderà parte all’evento a suo completo rischio e pericolo.
La partecipazione di atleti con età inferiore ad anni 14 è consentita:
- in barche multiple in compresenza di atleti maggiorenni;
- in barca singola, sotto la supervisione di almeno un istruttore (in affiancamento in acqua) ogni 10 atleti iscritti. La designazione dell’istruttore è a cura della società che intenda iscrivere tale tipologia di atleti. I nominativi dei supervisori dovranno essere evidenziati in calce al modulo d’iscrizione.


6. ANNULLAMENTO GARA E VARIAZIONE ORARI

Il comitato organizzatore, in caso di condizioni meteo-marine avverse, si riserva di variare l’orario di partenza, il percorso e/o sospendere la manifestazione.


7. ISCRIZIONI E QUOTA DI PARTECIPAZIONE

Le iscrizioni andranno presentate entro il giorno 30 ottobre 2011 inviando il modulo d’iscrizione (allegato A) all’indirizzo mail canottieriausonia@virgilio.it oppure a mezzo fax al numero 0431/80305. In sede di accreditamento saranno consegnati i numeri identificativi di ogni imbarcazione e il rappresentante di ogni società dovrà corrispondere:

- quota di iscrizione, fissata in € 5,00 per ogni atleta partecipante (timoniere compreso).
- deposito cauzionale pari a € 5,00 per ogni numero ritirato.

Eventuali iscrizioni pervenute oltre il termine del 30 ottobre 2011, saranno accettate solo previo pagamento della quota di partecipazione in sede di accreditamento (con contestuale consegna del numero gara) ma NON DARANNO DIRITTO AGLI ATLETI AL PREMIO GARA E AL BUONO PASTO.


8. PREMI

Sarà consegnato un premio ad ogni atleta partecipante regolarmente iscritto entro il 30 ottobre 2011.


9. ASSISTENZA

Sarà garantito il servizio di assistenza e punti di ristoro lungo il percorso oltre al soccorso sanitario a terra.
Share/Bookmark

02 novembre, 2011

L' anonimato


L’anonimato assoluto rappresenta una condizione originale del cyberspazio ed è suscettibile di vanificare ogni principio, regola e disciplina giuridica rendendola, di fatto,inapplicabile.

Ma introdurre regole appare ormai divenuta una decisione obbligata ed improcrastinabile quale quella di imporre in Rete almeno la regola dell' anonimato protetto, consistente nel riconoscimento a ciascuno del diritto di navigare in Rete indossando la maschera che preferisce ma ciò solo dopo aver consegnato alla frontiera del cyberspazio – in modo sicuro ed
incontrovertibile
la propria reale identità.

Dirimere questa questione è di fondamentale importanza per lo sviluppo della Rete; dalla scelta per l’una o per l’altra soluzione dipende, in buona sostanza, il futuro di internet quale immenso e sconfinato parco giochi nel quale intrecciare ed intessere relazioni personali e commerciali più o meno autentiche ma ben difficilmente serie e durature o, piuttosto, quale nuovo efficace e affidabile mezzo di comunicazione rivoluzionario, duttile e idoneo ad essere utilizzato con serenità e fiducia in contesti economici, giuridici, finanziari e personali.

ll web è un mondo strano, per certi versi ancora molto vergine, e per altri versi semplicemente destinato a rimanerlo, per sua natura intrinseca.

Come tutte le tecnologie, non è suscettibile di essere oggetto di patenti assolute di moralità o genuinità.

Non esiste una tecnologia buona ed una cattiva: chi lo pensa è iscritto al Pdl, anche se ancora non lo sa.

La tecnologia si governa con la tecnologia, e con una buona dose di sempreverde intelligenza.
Share/Bookmark

01 novembre, 2011

Lunario di Novembre 2011






Il Lunario di Novembre lo dedico al ricordo di mia mamma, Fidalma:

cussà se l'ha catao capelonghe in sielo?





Te vevo perso Cristo.

Te serchevo
in cese iluminàe,
sora de altari ornai
de otuni lusenti,
de tovagie ricamae
nasando profumi
de fiuri e de incensi.

No t' he catao!

T' he sercào anche
in cese pìcole, bandonàe
sensa fiuri, ne ori, ne lumi
nasando oduri de mufe
de timpi passài.

No t' he catao!

Un cameron de un ospissio
scuro, adobao de tristessa.
In un leto de fero
un muceto de ossi infagotao,
do oci persi in un volo de ricordi,
'na vose, quasi un sangiosso:

- Tu son qua?

E' bagnao do lavri sichi,
è caressao un viso intrapolao;
cavili suai, color del grasso.
- Si, son qua cò tù!...
Co 'na man de cera 'n'te la mia
la s' ha, contenta, indormensao.
Ancora son tornao e ancora e ancora.

Finalmente, Cristo,te vevo catao!

Share/Bookmark