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03 agosto, 2021

marina de macia

Verso la fine del XIX secolo a Grado si fa strada l'industria dell'ospitalità, grazie ai cospicui afflussi di turisti provenienti dall'Austria e dalla Boemia.


L'ascesa turistica di Grado è propiziata dalle conseguenze della guerra del 1866.
L'Austria perde il Veneto passato all'Italia e le nuove mete dell'Impero Austriaco sono per forza di cose i lidi di Grado.


Il dott.Barellai certifica la potenzialità terapeutica del clima gradese e preme per la costruzione di un Ospizio Marino da dedicare ai bambini bisognosi, sottolinenando con i colleghi medici le proprietà curative dell'aria e della sabbia dell'Isola.

L'affusso di turisti viene registrato dall'aumento delle cabine nei Bagni Pubblici da 180 nel 1900 a 400 nel 1913.

Nel 1913 accanto al Bagno di Lusso si affianca anche il Bagno Popolare.

Nello stesso periodo nascono nuovi esercizi commerciali propri di un luogo di vacanza spensierato e aperto alla socialità, pasticcerie, ristoranti, negozi, balli.

Nel 1913 vengono registrate tredicimila presenze complessive.

In Laguna l'albergo diffuso era già stato ideato dagli Auchentaller, nella foto si vede il Petershof  vicini a marina de macia


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02 agosto, 2021

allestimento della casa della Musica

Una bella e documentata mostra sul risanamento del Centro storico è aperta e visitabile fino al 15 ottobre, allestita dal Prof. Massimo Degrassi dell' Università di Trieste in collaborazione con il Comune di Grado in Casa della Musica.
Racconta e documenta le vicissitudini passate dall' Ing Vigilio Degrassi e dal fratello Ugo nel proporre e realizzare  il risanamento e restauro del centro storico di Grado.
Il Centro Storico al tempo era un ammasso di vecchie costruzioni senza fognature e senza servizi igienici con l' aggravante che era intensamente popolato visto che vi abitava tutto il popolo di Grado del tempo.
Una delle grandi difficoltà del Comune fu convincere i proprietari delle vecchie case- anche 80 parti per singolo edificio - a rinunciare a parte della proprietà per le necessarie espropriazioni di parti lesionate degli edifici e poter permettere al Comune di spendere denaro pubblico per il passaggio delle fognature.
Non esistevano servizi igienici in casa e così pensate all' andirivieni mattutino delle donne con il secchio della "sangola" un misto semi liquido di escrementi da portare alla discarica detta "Villa dei Profumi" verso la diga.
Ma alla fine le ragioni di pubblica utilità furono capite e così il  1930 fu la prima data inizio dei lavori  di progettazione per il risanamento, ma i lavori furono interrotti per la guerra e ripresi con celerità solo nel 1946 sotto l' egida ed il finanziamento del Comando Militare Alleato e si conclusero nel 1947.
Una bella ed interessante mostra che va visitata leggendo le didascalie delle immagini per comprendere meglio la nostra storia passata e recente.più passata che recente, vista l’acqua che fertilizzava Grado e le sue rive costiere.


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01 agosto, 2021

Ambriabella


Ambriabela

(Legenda Graisana)

De i nuni é stintio quando Gravo no esisteva, mile e tanti ani indrio AMBRIABELLA 'l se ciameva.
La che Attila passeva, duto quanto 'l distruseva a Aquileia 'l xe passao ninte in pie xe restao.
Co al mar al xe rivao Ambriabella in vista 'l veva, l'invasion l'ha rinunsiao perché barche no 'l cateva.
.... E cussì indrio tornando mundi mal al xe restao e disendo brontolando: 'solo tu t' é sparagnao.
" Te saludo Ambriabella me tel lasso bel Grado".!
Cussì de quela volta Ambriabella al se ha ciamao!

grado


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31 luglio, 2021

Undosso di mare circondato dalla sabbia per eleo

 c’era una volta, un dosso di sabbia…..crcondato dal mare
d’inverno battuto dalla bora, ma all’ estate baciato da tanto sole.       soprattuttointorno a questo lido, tante conchiglie, che il mare ed il tempo avevano mischiato, integrato con la sabbia.
In questo dosso bello alto, i nostri avi edificarono il loro borgo:   Grado.
non c’è costruzione antica, non ‘è vecchia costruzione qua nell’ Isola he su questi muri non abbia un impasto con le nostre conchiglie…. con le nostre “Scusse”…. Perchè così si chiamano aGrado le conchiglie— “Scusse”….
piltri,Onge del Signor, Peverasse, Caravoi.
nei muri delle nostre chiese millenarietra un mattone e l’ altro, le molte sono impregnate da “Scusse”.
e nei resti della chiesa “de Corte” c’è perfino un guscio conchiglia”umana de mar”lumaca di mareintatta nel tempo sta là, bianca, quasi un simbolo.
oi siamo n dosso di sabbia  conchiglie.  “Undosso de Sabion e Scusse”….
clave de s. Pier naridole, onde de la madonna. bisogna conoscere le “Scusse”.
da giovanni “stiata”Marchesan.  


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30 luglio, 2021

Acqua e Lagune

Il 4 novembre del 1966 è il giorno dell'Aqua granda, un'acqua così alta non si ricordava a memoria d'uomo. Venezia è quasi completamente sommersa dall'acqua del mare Adriatico in tempesta. Abbiamo scelto, per raccontare questo giorno, le pagine di Venezia fino a quando?, un testo ormai introvabile scritto da Giulio Obici, redattore allora di Paese Sera, nel 1967 e gentilmente concesso assieme alle fotografie.
Alle 18, il calcolo delle ore trascorse sottacqua poteva dare un'intuizione dei danni e dei disagi già sofferti, e quello delle probabilità era paurosamente aperto: l'alta marea aveva invaso Venezia alle 22 del 3 novembre, elevandosi con un'impennata prepotente, e alle 5 del mattino successivo avrebbe dovuto, secondo le regole astronomiche, ritirarsi in buon ordine, magari per ritornare più tardi, cioè sei ore dopo. Alle 5, invece, la marea non ebbe che una tenue flessione, scoprendo appena qualche zolla d'asciutto: la laguna non era riuscita ad espellerla. Un primo allarme era scattato.I Veneziani del centro storico, sequestrati dalla marea, ignorarono questo capitolo del 4 novembre fino all'alba del giorno dopo. E forse fu addirittura una fortuna: poteva anche accendersi la scintilla del panico, e allora la paura del mare sarebbe corsa più in fretta della corrente. Però a chi abita sul bacino di San Marco quelle onde che ingobbivano la laguna e finivano per infrangersi sotto le arcate del Palazzo Ducale, dovettero portare un lugubre presentimento. Un gondoliere ci disse più tardi: -Credevo che il mare fosse arrivato fin qua-. E un vecchio che abita un pianoterra della Giudecca dichiarò a un cronista: -Avevo la sensazione che il mare volesse riempirmi la casa -. La verità è che, se il vento non fosse caduto improvvisamente e la mareggiata avesse potuto continuare anche per poco nella sua opera di distruzione, il mare avrebbe dilagato e messo a dura prova il centro storico. Le fondamenta dei vecchi palazzi, delle vecchie case, per le quali è un pericolo anche lo sciacquio del moto ondoso provocato dai natanti, avrebbero resistito? Per fortuna il vento cadde in tempo perché la dimostrazione del 4 novembre non si spiegasse per intero.
Un rito funebre sulla città agonizzante


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29 luglio, 2021

la spiaggia

Con il primo sole la vecchia comunità si ricostituisce, vestita dei suoi abiti tradizionali: i costumi.
Le certezze sono certezze. Il pensionato piacione presidia il Lido fin dal primo giorno con le braghe tre blu d’ordinanza, facendo come al solito battute. Il pontificatore da ombrellone oggi è tutto preso ad illustragli l’importanza dei teatri nel Risorgimento italiano, non dimenticando però di deprecare il fatto che Verdi, Signoreiddio, era stato respinto al Conservatorio. 
La Vicina Che Non Saluta Mai non saluta come al solito, ma dopo quindici anni di vicinanza spiaggesca, oggi quando sono arrivata no, non ha salutato, ma sul viso ha dipinto una smorfia che poteva anche essere un accenno tirato di sorriso. Forse per il 2150 diverremo amiche. 
Il mare è presidiato da un gruppo di adolescenti brufolosi e maleducati che bestemmiano tutte le divinità a voce alta, tirando pallonate a casaccio con tale scarsa mira che se Cristo non li fulmina è sicuro che Eupalla prima o poi li affogherà. 
Il bimbo biondo che l’anno scorso aveva i braccioli e il salvagente quest’anno si è affrancato dalle angosce materne, e ha solo i braccioli. Galleggia sulle onde mentre il fratello più piccolo tenta di schiacciarle con i piedini. 
Le due badanti ucraine illuminano la spiaggia con il loro candore al mattino, e via via si arrossano senza battere ciglio. Invece del lattesolare ingollano vodka. Se non le proteggi


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28 luglio, 2021

Nonno Buba

Ieri Sandro Terremoto "Buba" mi ha fatto inorgoglire di essere nonno e di poter essere ancora utile pubblicando su Facebook la foto di uno stralcio di compito di una delle sue bambine dopo un mio piccolo intervento descrittivo della nostra Laguna alla scuola elementare.


Questo fa‚tto mi ha riportato alle condizioni di un tempo dove i nonni non avevano ne voglia ne tempo di raccontare storie ai nipoti, ma qualcuno più versato e fantasioso di altri c’era.


Di queste storie alla buona mai trascrtti‚e e solo tramandate a parola resta qualche traccia che con un po di fortuna riesco a trovare e registrare sul web in modo che siano a disposizione di chiunque voglia raccontarle, questa è la storia ( mi raccomando è una storia non la verità, senza certezze:


Paron Piero.


Un tempo i pescherecci non entravano in porto se non in casi di pericolo e venivano ormeggiati sulla diga esterna ognuno ad un posto assegnato che di solito era una grossa pietra frangiflutti. Paron Piero aveva una strana consuetudine, quando toccava terra, legata la sua barca, la salutava prima di lasciarla,

Paron Piero.


Un tempo i pescherecci non entravano in porto se non in casi di pericolo e venivano ormeggiati sulla diga esterna ognuno ad un posto assegnato che di solito era una grossa pietra frangiflutti. Paron Piero aveva una strana consuetudine, quando toccava terra, legata la sua barca, la salutava prima di lasciarla,


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27 luglio, 2021

Lo Scirocco
















Lo scirocco uno lo sente prima di alzarsi,
a letto con gli occhi chiusi: le cose si fanno più pesanti, specialmente il corpo, e ogni cosa costa fatica doppia, specialmente pensare.
Così, mentre non si pensa a niente e ci si muove pianissimo – anche il tempo funziona molto lentamente, quando è scirocco, i giorni possono durare settimane intere
Settembre, il blu del mare si stinge dall’ azzurro al grigio, perché tu‚o a settembre è più dolce e sfumato, ma in Paese l’ aria è frizzantina, parole lente e a mezzavoce circolano, c’è voglia di muoversi. I "corcali" si stanno risvegliando dal lungo sonno estivo.
I "corcali" si stanno riprendendo la spiaggia. È come se lo sentissero che la stagione sta finendo. Piano piano, planano, prima da soli, poi in gruppo, e passeggiano sempre più sicuri fra gli asciugamani in spiaggia che diventano radi.



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26 luglio, 2021

ilFossalon


 Grado è costellata più da  Commissari che Sindaci e molti di essi sono andati spesso e volentieri contro il volere popolare, a tal punto da poter parlare di corsi e ricorsi storici.


Uno dei casi più eclatanti è la storia della nascita del Fossalon di Grado.
Nel 1927, Grado come al solito sotto tutela commissariale per le solite baruffe tra "politici" locali, il Commissario ad acta decise, per fare cassa, di vendere 2000 ettari di Laguna, l'estremo lembo levante della Laguna all'Opera Nazionale Combattenti che, all'italiana, faceva da prestanome all'Ersa per ottenere i contributi che lo Stato concedeva agli ex combattenti, per realizzare una grande bonifica da cui sarebbe nato il Fossalon.
La Laguna di Levante o "Palù de sora" comprendeva il Promero, La Lama, L'Averto,i l Golometo e Punta Sdoba.
Si scatenò una rivoluzione, guidata da il capo carismatico della piccola comunità de casoneri che popolavano quel tratto di Laguna:
Giovanni Fumolo conosciuto come "Barba Nane Strolo" o "Podestae de Golometo" che guidava una settantina di persone.
Nonostante le proteste veementi non ci fu nulla da fare e nel 1928 fu perfezionato l'atto di vendita all'Opera Combattenti. (ricorda qualcosa di odierno)
Nasce così, su una baruffa, il Fossalon di Grado, bonificato a son di badili e carriole da uomini provenienti dal vicino Veneto sempre alluvionato e affamato, quegli uomini, che i graisani denominarono "piavoti" o "mantelline" gente dura e laboriosa arrivata a Grado con vecchie biciclette, bonificarono a mano il territorio strappandolo alla Laguna, scavando canali di sgrondo, costruendo argini perimetrali di difesa e meritandosi con un enorme sacrificio il diritto alla terra.
Quasi che il ricordo di quelle proteste sia traccia indelebile, il rapporto tra la gente di Fossalon e quella di Grado non è mai stato facile, sembra si sia due corpi estranei in uno stesso Comune.
A Fossalon hanno sviluppato una cultura propria, autonoma, perpetuando modi di fare e di dire propri.  
Compreso? tutti sono sempre intervenuti a toglierci qualche cosa- oh in nome di alti ideali, interessi superiori naturalmente - ma comunque a togliere alla comunità non ad aggiungere.


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la Seca

 La Colma, La Seca, La Fele


Me me é sempre domandao perché fa la colma e seca, perché 'mar in duto 'l mondo al va sempre su e zò.


Un vecio 'l m'ha spiegao che xe 'l sol che move l'acqua e lo stesso fà la luna e se ciama atrassion.


E Vardando 'l calandario xe le lune ben segnae, l'acqua gambia oni sie ore e se sa che ponto fa.


Ma la luna la xe estrosa e no l'ha orari fissi, la se leva e la tramonta sia de note che de dì.


Goba a levante, luna calante, goba a ponente, luna cressente.


Xe gambiaminti sigondo i misi cò cresse l'acqua o la va zò.


Xe la fele cò la mesa luna, dopo la va in dosana e cressente, pé rivà fin che fa 'ponto forte' sia co'l tondo o scuro lunar.


Fele de acqua la colma e seca, di giovanni "marchesan" Stiata.


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