Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

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31 maggio, 2018

Scuola e ricordi di vita paesana


Una foto che ci racconta un po' della nostra storia recente (e i suoi misfatti): 
La nostra prima scuola elementare (già intitolata al prof. Sebastiano Scaramuzza), bella, imponente, aveva certamente bisogno di una ripulita (la vecchietta era del 1906), ma abbatterla ed ottenere il triste sgorbio attuale tanto inutilizzato quanto strombazzato (il museo del mare fantasma, vergogna assoluta) è stato un colpo al cuore;

Dietro la scuola si intravede il lavatoio pubblico, opera del 1905, forse il primo costruito nell'ex Litorale austriaco: un manufatto da salvare, insomma. 

Dietro il lavatoio, quella strana costruzione bianca che si vede, un'opera muraria a cielo aperto, ecco, quella invece ci ricorda una singolare processione mattutina delle nostre nonne.

"In quela volta in duta Gravo vecia no gera nianche un cesso, alora cò se doveva fa i propri bisogni ogni famegia la veva un segio in casa.
Co te scampeva, zo a core in segio e cò i gera pini ne tocheva 'ndà soto al reparo che i veva costruio un grando "cagarottolo" 'ndola se ghiteva la sangola.

Dute la matine, mundi bonora, gera la fila de femene che passeva per Piassa co i sigi in testa per no fasse veghe che che le veva drento...
Dopo, solo dopo i ha fato i cessi per Gravo..."
A descrivere la scena sono le parole di Massimiliano Cicogna "MassiTachelo" tratte dal suo "Le gno do scale"

Noi ragazzi dell' epoca molto poeticamente per  ironizzare sugli odori che si sentivano provenire da quel posto l' avevamo denominato "La Villa dei Profumi". 

Infine gli scalini che si dovevano salire per poter lasciare la passeggiata a mare, ci si dimentica che la nostra bella passeggiata prima di tutto è una diga, un "reparo" dicevano giustamente i veneziani antichi e guai a dimenticarlo, insomma è come lasciare aperta la porta di casa a favore dei ladri, nel nostro caso a favore delle onde in tempesta atte a inondare più facilmente le nostre strade;

L' edificio scolastico accoglieva gli scolari gradesi nell'anno canonico, ma d'estate,  frotte di bimbi di tutta la provincia ci venivano in colonia.
Insomma era utile alla Comunità.

Ma anche, "Drio del Mercao là de l' Acquedoto e 'l Lavatoio" c' era il nostro parco giochi...
co'l progesso al ze diventao un parchegio, 
Viva al Progresso!


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2 commenti:

Caterina Bellan ha detto...

Io che la Scuola femminile Scaramuzza l'ho frequentata, ricordo la scalinata che da bambina mi sembrava enorme, i pavimenti in legno, le stufe alimentate dalla bidella Pina (una donna di grande grinta) e un giardino nel quale giocavamo a "E' arrivà l'ambasciatore". Quattro passi e, da sola (naturalmente eravamo tutte bambine!), senza bisogno di accompagnamento e di prelevamento, alle prime luci della sera arrivavi per confessarti alla chiesa dove ti accoglieva l'odore di incenso e l'afrore delle vecchie che andavano a pregare in latino..Erano anni nei quali esisteva il problema della natalità al contrario e si faceva scuola mattina e pomeriggio.Poi i politici di turno hanno cancellato i vecchi edifici che ospitavano le scuole e, se della Leopardi è rimasta la facciata e la scritta, è sparita però la memoria dell'edificio, che rimane solo ormai tra i vecchi maestri e alunni che ci hanno passato dentro un pezzo di vita

Mario Corbatto ha detto...

Mundi belo e denso de nostalgia al comento de la sig.ra Bellan. Me è frequentao la Leopardi, primi '60, mestro Bellucci e bidela Armida. Me ricordo le dó testuggini imbalsamae 'pena dentro su la sinistra, la campana un poco più in là su la destra, i banchi de legno vecio col buso per la boceta de inchiostro, i caloriferi che feva un coldo de mati e 'l pavimento de catrame 'ndola che i pie de le carieghe i laseva l'impronta. Ma più de duto al grando rispeto che duti i mamuli i veva pe 'l mestro