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20 maggio, 2011

Significato delle parole


Ricevo da Paolo Busdon della Lista Liber@ e con grande piacere pubblico, perchè soprattutto condivido tutto quello che scrive, qualcuno evidentemente non ha capito bene quello che è successo a Grado in questi giorni.






Ma le parole vogliono ancora dire qualcosa ?

Spesso si utilizzano delle parole che non rispecchiano il reale significato di ciò che dovrebbero rappresentare.
Senza voler ricordare situazioni estreme, dove parole buone come “il lavoro rende liberi” nascondevano un tragico significato, possiamo citare le più recenti “guerre preventive” oppure le “missioni di pace” che coprivano l’invio di una grandinata di bombe o di missili su popolazioni cui si voleva “imporre” la democrazia.

A chi è abituato a riflettere su come viene utilizzata la comunicazione, in particolar modo negli ultimi vent’anni, non sarà sfuggito che, oltre ad adoperare le parole con significati diversi dagli etimi originari, non di rado, vengono utilizzati ossimori, cioè l’accostamento a parole di aggettivi che sembrano contraddirle.

Tali paradossi, di antica memoria, hanno avuto nei secoli significati diversi infatti, se i greci li consideravano paralogismi, cioè semplici errori di ragionamento, in tempi più recenti avevano il significato di contrastare le regole andando contro l'opinione corrente. Recentissimamente tali accostamenti hanno avuto l’unico scopo di mascherare la realtà, confidando nella sempre crescente superficialità che contraddistingue l’opinione pubblica.

Senza dover ricercare esempi più importanti, possiamo ricordare l’affermazione di Maricchio con la quale sottolineava la vittoria della sua coalizione “non politica” rappresentata da un simbolo di partito che, oltretutto, rappresenta la maggior “forza politica” nazionale.

La realtà è che tali affermazioni, che siano formulate scientemente oppure no, hanno dei precisi significati.

Lo stesso discorso è riproponibile per le parole utilizzate dal nostro caro giornalista locale.

Il successo elettorale di Liber@ è diventato, per il Cazzullo de noaltri, un “voto di protesta”.

Potremmo disquisire all’infinito ricercando quale protesta sia stata messa in atto e verso chi era indirizzata, ma, probabilmente, non otterremo nulla di interessante.

Una analisi più approfondita, mi porta a considerare invece che l’utilizzo delle parole in modo errato, in questo come in molti altri casi, non è una rappresentazione di ignoranza o di superficialità, ma è espressione di un pensiero, di un punto di vista, di una posizione.

A nessuno verrebbe in mente che, in un mercato libero, comperare un’automobile Nissan rappresenti una “protesta” nei confronti della Fiat o della Opel. Certo è che nella Cina di Mao, dove il mercato gestito dal potere proponeva solo ed esclusivamente la divisa blu per tutti, acquistare un paio di blue jeans veniva descritto come una forma di protesta o di ribellione.

Infatti è proprio il mercato chiuso della politica, in mano ad una oligarchia, a cui ben volentieri l’informazione si è allineata e sottomessa, che impone il parlare di “protesta” invece che di “novità”, nel caso venga proposta una qualsiasi forma di cambiamento.

Le novità non possono esser contemplate da un sistema che è asservito al potere, infatti la “protesta” presuppone, in qualche modo, che la palla ritorni alla vecchia politica per la ricerca di una soluzione, mentre le “novità” hanno già in sè una proposta di soluzione che tende a superare i vecchi schemi politici e di conseguenza anche i “poteri” ad essi collegati.

In sostanza il punto di vista espresso in quegli articoli altro non è che “istinto di sopravvivenza”.

Ripeto quanto ho già scritto in precedenti interventi.

Noi di Liber@ abbiamo offerto una alternativa prima di tutto culturale che vuole mettere al centro della politica l’etica attraverso strumenti come la trasparenza e la partecipazione diretta dei cittadini.

Sono proprio gli strumenti testè citati che possono fare la differenza.

Non possiamo aspettare che le soluzioni le trovino gli altri, non possiamo aspettare che l’informazione ci raggiunga, non possiamo delegare e basta, dobbiamo impegnarci, tutti assieme, a partecipare, controllare, capire e, se del caso, criticare. Solo un atteggiamento di questo tipo può neutralizzare i tanti che, arroccati in trincea, stanno difendendo posizioni di privilegio.

Giorgio Gaber in una bellissima canzone del 1972 ha espresso in maniera sublime il concetto di democrazia e quindi di libertà:
La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero,
“libertà è partecipazione”.

Paolo Busdon
Liber@
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6 commenti:

Anonimo ha detto...

Anch'io condivido l'analisi del sig.Busdon: adesso però aspettiamo i fatti!
Ma conoscendo tanti candidati di Liber@ tra cui quelli che sono stati eletti, credo che finalmente le promesse saranno mantenute ed in particolare troveranno casa l'onestà la coerenza e l'etica che in politica sono diventati dei principi obsoleti e quasi sconosciuti.
In caso contrario mi sentirò ancora una volta tradito e preso in giro.

Anonimo ha detto...

Come limpidamente spiegato da Paolo la difesa delle posizioni del pre costituito utilizza parole chiave, slogan. Dal nostro piccolo paese, e direi sottilmente anche se efficacemente, fino al livello di metropoli (Milano colpe passate e future di Pisapia) a quello nazionale (comunisti lupi neri) in forma sfacciata, falsa, alla fine quasi non commentabile da persone pensanti.
Sono felice del risultato di Liber@ ed aver raggiunto una presenza valida in consiglio comunale non portera' che bene.

Anonimo ha detto...

Pure nell'articolo di ieri, dove si celebrava il tesoretto di 2,6 milioni lasciatici da blarasin, si è abbastanza incensato e lodato il commissario.
Ed i motivi di come mai il commissario, per tutti è stato un diavolo mentre per la stampa locale è stato un angelo, a breve, saranno chiari a tutti.

Sbrissa.....

Anonimo ha detto...

Complimenti al Sig Busdon.

Piccola riflessione dopo aver curiosato sul quotidiano locale domenica mattina

Ogni parola ha il proprio peso...l'operatore delal comunciazione non può...non conoscere altrimenti non comunica.
Consocere per comunicare...cultura

( IL Piccolo)"Come nota di cronaca e curiosità, il nome Villa Ostende deriva dal fatto che quando la struttura fu costruita, era l'ultima di Grado verso ovest che in tedesco si dice appunto Ost (ovest) Ende (fine). Da ciò "Ostende"

Dal Vocabolario.....
West significa, in inglese, ovest, occidente.

Ennio Pasta ha detto...

Immagino che ti sia confuso, ma Ost in tedesco significa Est e non ovest che si traduce con Westen, e se ci pensi Villa Ostende era l'ultima casa verso Est appunto, ma immagino fosse quello che tu intendevi.
Ciao

Anonimo ha detto...

...non mi sono confuso ho riportato la nota di cronaca che avrebbe voluto informarci su Villa Ostende e invece...ci ha confermato la forza di "alfa" privativo posizionato davanti a Cultura...