Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

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06 gennaio, 2018

Le strighe


Le streghe continuano a farsi vedere con straordinaria puntualità, anche con il cattivo tempo.
Quelle che una volta erano ragioni di fede e credulità oggi sono diventate, come tutto, ragioni commerciali, per cui l' orario e la continuità di apparizione sono importanti.

IO personalmente faccio il tifo per i miti e leggende.

A Grado anticamente si conviveva con i morti.

Il cimitero era situato accanto alla "Cesa granda" sino alla Canonica, era di forma triangolare e in uso sino al 1906, chiamato "Pulindron". 


Era simile, nella forma, alla vela triangolare "Pulindron" situata sul "sponter" del trabacolo

La tavola su cui si mangiava ogni giorno poteva divenire, per necessità, cassa da morto per qualche familiare.

Si può capire così lo stato di catatonica superstizione in cui vivessero i nostri antenati e il prendere corpo nell' immaginario collettivo di esseri terrificanti con poteri soprannaturali che impaurivano con il loro apparire improvviso quando l'oscurità era più intensa ( al tempo no se podeva dai colpa all' enel ) o magari accompagnata da una leggera nebbiolina o una pioggerellina fitta come ieri sera .

Ovviamente erano tutte mutazioni del Diavolo che con le sue arti tentava il credente per portarlo alla perdizione.
Domenico Marchesini - "Menego Picolo" - gradese  intriso di grande religiosità, cultore dei riti e delle costumanze gradesi che, nel riconoscere la presenza del maligno, riaffermavano e rafforzavano la fede del popolo - descrisse così quelle che sono le più note tra le streghe.                              Le Varvuole:

"Ze strighe de spirito maligno destinae de 'ndà vagabondando pe'l mondo"

Gli adulti per calmare i piccoli più vivaci le usavano come deterrente per calmarli e non farli allontanare troppo da casa.

Ovviamente il rimedio contro tutte le immagini diaboliche era la devozione, il buon comportamento e la preghiera e  guai a mancare una messa della domenica.

Proprio come oggi!


L'immagine è una splendida tavola dell'artista gradese Dino Facchinetti 

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