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11 dicembre, 2016

Gli Usi Civici



@Maria   Bimba, stamatina no podevo risponde, lo fasso desso. Ciao

E' di oggi una lunga discussione su di un post interessante di Enzo Tirelli sulle origini e lo scopo dell' Uso Civico a Grado.

La materia è molto controversa e varie Associazioni, Ambientaliste a protezione del territorio e di Pescatori che ritenevano il diritto ad personam  hanno cercato di controbatterlo rivolgendosi al Giudice Liquidatore degli Usi Civici con sede in Trieste.

Fatto sta che quasi sempre il Giudice ha dato ragione ai Comuni che sono senza dubbio i titolari di tale diritto.

Vediamone le origini:

Il diritto di uso civico di pesca nel territorio comunale di Grado e più in generale nell’area friulana e veneta, è stato storicamente assoggettato a 3 distinti ordinamenti: 
quello della Repubblica di Venezia, caratterizzato da un’ampia tutela tuttora insuperata, quello austriaco (influenzato dalla normativa napoleonica) e, infine, quello italiano.

Il diritto veneto garantiva una vera e propria proprietà collettiva degli usi civici di pesca in capo ai “cives” con assoluto divieto di ogni mutamento o di indebita interferenza da parte delle autorità locali, in quanto diretta al sostentamento delle popolazioni.
Per contro il diritto austriaco, che tanto si addice al decisionismo rampante di tanti attuali amministratori locali segnatamente in materia di usi civici, non concepiva le proprietà collettive come entità separate dal Comune. 
Inoltre, ammetteva la perfetta usucapibilità trentennale di tali beni collettivi, compresi quelli che nel diritto italiano sarebbero stati successivamente qualificati come beni demaniali. Infine, giustificava l’introduzione di queste pesanti limitazioni sull’insostenibile assunto che non si controverteva su diritti di proprietà in capo ai “cives”, ma soltanto di diritti di pesca astrattamente configurabili come “usi civici”. 
Questi fiscalismi controproducenti furono poi, in parte, rimossi dalla legge comunale del 1852 dettata, a parere di alcuni studiosi, unicamente dalle preoccupazioni di non alimentare inutili quanto pericolose proteste suscettibili, tra l’altro, di assumere toni irredentistici.
La prima normativa dell’immemorabile diritto di uso civico di pesca è documentata dalla “Dogale” Francesco Foscari a. D. 14 dicembre 1439 a beneficio della Comunità di Caorle. Il giorno seguente, 15 dicembre 1439, il Doge provvedeva ad estendere tale diritto alla “Magnifica” Comunità di Grado, a partire da San Giovanni della Tuba (toponimo allora esistente presso Duino) sino alla foce del Tagliamento, come risulta dalla trascrizione a pag. 52 del libro XIII dei “Commemoriali” presso l’Archivio di Stato di Venezia.
Uno specchio marino enorme, comprensivo di canali, paludi e terre emerse, di molto superiore all’estensione costiera del territorio comunale di Grado, riconosciuto secondo alcuni storici a titolo di compenso per lo “scippo” dell’antica cattedra patriarcale gradese che Venezia stava da tempo meditando. 
Difatti, non molti anni dopo, nel 1451, morto Silvestro Michiel ultimo patriarca gradese, Papa Nicolò V, cedendo alle pressioni incontenibili della Serenissima, soppresse la cattedra patriarcale di Grado, con 8 secoli di storia alle spalle, ed istituì quella di Venezia. 
I dati storici e normativi non hanno mai ritenuto gli antichi diritti di uso civico soltanto agricoli ma, tra i vari usi di cui agli elenchi, anche di pesca che era la forma prevalente di utilizzazione in tutte le località marine e lagunari della Repubblica veneta.
Chiariti i fatti storici e arrivando alla riunione pubblica di mercoledì a mio parere il Sindaco nella prima parte  ha esposto le linee guida della sua Amministrazione, linee che si possono trovare  buone o meno buone ed in ogni caso saranno oggetto di necessaria autorizzazione da parte del Consiglio Comunale, ci sarà tempo per parlarne nuovamente, ma per quanto riguarda il resto della discussione, perchè questo è stata, i concessionari convocati con lettera avevano diritto a chiarimenti sulle mosse dell' Amministrazione per quanto riguarda gli accatastamenti dei casoni in Laguna perchè effettivamente anche se il problema è sorto con la passata Amministrazione comunale va risolto da questa.

Non mi è piaciuto molto che il Sindaco abbia delegato un funzionario dell' Amministrazione a dare spiegazioni, è lui il nostro Rappresentante lui ci deve dire cosa farà.

Sono sicuro che la maggior parte degli intervenuti erano in Auditorium per sentire novità e spiegazioni non per una lezione sull' uso civico.

La gente  ha diritto a spiegazioni sul perchè, se il cespite è del Comune con tutti i crismi legali, l' utente concessionario, oltre ai vari vincoli contrattuali, debba pagare l' accatastamento a nome del comune, avendone solo gli oneri e basta.

Facendo mia un' espressione che mi molto piaciuta di Lorena ..

e Quindi???

E' una strada pericolosa da percorrere per il Comune che oltre a suscitare grande malcontento potrebbe portare all' abbandono totale della Laguna.


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